Gli ultimi minatori
Viaggio nei cunicoli della Val Germanasca
Il segno del tempo lo vedi sugli armadietti,
con i nomi scritti a penna che raccontano di terre lontane:
Koziel, Drzystek, Kubanda. Gli ultimi MINATORI arrivano
dall'est, e si sono inerpicati fin quassu', a Rodoretto -
quattro case nel cuore della Val Germanasca, poco prima di
Prali - dove ogni anno 30 mila tonnellate di TALCO, «la
migliore qualita' al mondo» dice chi abita qui, vengono
estratte dalla montagna. I piu' sono arrivati dalla Polonia,
terra di MINATORI, all'alba del nuovo millennio, in questa
valle dove il TALCO e' una tradizione lunga cent'anni e le
famiglie si tramandano le professioni. Adesso, dentro due
chilometri e mezzo di cunicoli e gallerie sono in 27: 19
polacchi, un tunisino, un romeno e sei italiani. Un tempo,
in Val Germanasca, fare il minatore era una tradizione di
famiglia. A volte una condanna. Ezio Sanmartino si muove
agile tra i cunicoli. Trent'anni di miniera valgono passo
svelto e una vita da raccontare. «Mio padre lavorava qui.
Lo vedevo tornare a casa stanco, distrutto, e pensavo che
non avrei mai fatto il minatore. Invece ho imparato ad amare
tutto questo». I Sanmartino sono due, i Barale tre. Quasi
tutti parenti. Quasi tutti discendono da generazioni di
MINATORI. E sono finiti dentro la montagna quando le miniere
non erano a Rodoretto 1018 metri d'altezza, i cunicoli
scendono fino a 930 - ma piu' in alto, e si chiamavano
Carla, Gianna, Paola, come le donne della famiglia Villa.
Un'istituzione da queste parti: i «signori della miniera»
dal 1907 al 1990, quando sono arrivate prima la Luzenac, e
poi il colosso multinazionale Rio Tinto, che fa tanto
Amazzonia, e invece e' un fiume che scorre vicino a Huelva,
in Andalusia. I ragazzi della valle, oggi, hanno voltato le
spalle alla conca di Rodoretto. «Nel 1999 ci fu l'ultimo
turnover racconta Fulvio Trogolo Got, responsabile della
produzione -. Io avevo il compito di seguire i nuovi
arrivati. Erano 50. Dopo tre mesi ne erano rimasti due: un
tunisino e un romeno». Gli altri se l'erano svignata.
Troppa fatica. «Troppo fango» dice Sanmartino. Quando gli
indigeni sono spariti, sono arrivati i polacchi. «All'inizio
erano ancora extracomunitari spiega Stefano D'Orazio,
l'amministratore delegato ed era un problema non da poco.
Fummo costretti a incaricare un dipendente di seguire tutte
le pratiche burocratiche» . Vivevano in alloggi ai piedi
della miniera forniti dall'azienda. Oggi hanno comprato casa
a Perrero, una manciata di chilometri piu' in basso.
Qualcuno ha messo su famiglia, ha sposato una ragazza del
posto, e i legami di parentela si sono intrecciati. Adesso,
sperimentano il melting pot sotterraneo, smozzicando una
mescolanza di italiano, romeno, patois e polacco. Ogni
giorno sono sei ore nella montagna. A respirare fumi, con l'umidita'
che s'infila su per la schiena e correnti d'aria tremende.
Riempiono vagoni di TALCO e li trasportano in superficie.
Perforano la roccia, la scavano, la sventrano. Cercano nuovi
corridoi per allungare la vita della miniera. Manovrano
ruspe e imbracciano il piccone, azionano la pala perforante
e rifiniscono di scalpello. La meccanica e' arrivata, ma non
dappertutto. «I ponteggi con cui puntelliamo la roccia dove
avviene l'estrazione sono montati a mano> >, spiega il
direttore della miniera, Franco Ponticelli. E sono travi in
legno d'acacia, 130 chili l'una da piazzare a tre, quattro
metri d'altezza. «Una volta era peggio racconta Ezio
Sanmartino -. Il primo giorno mi diedero un casco e la tuta
e mi dissero: ''ecco l'imbocco, vai''. Mangiavamo attorno a
un tavolo nel mezzo del cantiere». Adesso nessuno resta
solo un minuto, ogni mattina prima di entrare in servizio si
ripassano le misure di sicurezza e, all'imbocco della
miniera, ci sono gli spogliatoi e la mensa. Fino all'inizio
degli anni '80 c'era pure una miniera di grafite: «Si
lavorava con l'acqua al ginocchio per le infiltrazioni»,
ricorda Trogolo Got. A Rodoretto ne avranno ancora per sette
anni, ma sono sicuri che ci sia ancora TALCO da vendere. Da
un paio d'anni sondano la montagna alla ricerca del filone
giusto: 170 chili d'esplosivo piazzati nella roccia per
avanzare di tre metri al giorno.
Pubblicazione:
10-02-2001, STAMPA,
TORINO, pag.36
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
Braccio di ferro sui contratti a
termine Minatori del Pinerolese in
sciopero da 4 giorni L'azienda che
produce talco respinge le
condizioni richieste dal sindacato
Antonio Giaimo PRALI Continua lo
sciopero dei lavoratori della «Luzenac
Val Chisone», azienda mineraria
che estrae TALCO purissimo in Val
Germanasca: l'astensione dal
lavoro, iniziata martedi',
proseguira' sino a lunedi', quando
i MINATORI valuteranno come
proseguire il braccio di ferro con
una delle multinazionali
dell'estrazione. Le parti,
infatti, non sono riuscite a
trovare un accordo nell'incontro
di ieri. A causare lo scontro, la
decisione dell'azienda di non
confermare il primo dei cinque
contratti di formazione lavoro in
scadenza (e la dichiarazione di
non avere intenzione di rinnovare
nemmeno gli altri quattro) e,
contemporaneamente, di assumere a
tempo determinato (un anno) dodici
MINATORI polacchi. Rsu e
federazione unitaria lavoratori
chimici hanno definito «grave e
contraddittoria la scelta di non
confermare il personale locale,
MINATORI giovani e preparati
professionalmente, ed assumere
lavoratori stranieri, che
necessitano comunque di formazione
e addestramento in collaborazione
con tutti gli altri lavoratori».
Giuseppe Furfaro, segretario
Filcea-Cgil, spiega che «i
MINATORI non sono disposti ad
accettare la proposta
dell'azienda, che riassumerebbe un
lavoratore soltanto in cambio
della diponibilita' a proseguire
l'attivita' estrattiva anche al
sabato. I MINATORI sono invece
contrari ad aggiungere un altro
giorno di lavoro: ritengono che la
loro attivita' sia particolarmente
disagevole». Con un comunicato
firmato dal suo amministratore
delegato, Cesare Salina, l'azienda
replica che «l'arrivo dei
MINATORI polacchi ha completato
gli organici necessari allo
sviluppo in proprio di tutta l'attivita'
lavorativa ed in tal modo si e'
evitato il ricorso a ditte esterne».
Infine, la Luzenac dichiara che
non intende assumersi «alcuna
responsabilita' circa il futuro
della miniera, continuando
l'attuale situazione» e rileva
che «tale responsabilita' va
ascritta esclusivamente a quanti
l'hanno provocata». Unica nota
positiva, a questo punto della
trattativa, la rinuncia a
richiedere la cassa integrazione,
come era previsto a partire da
lunedi' prossimo. La miniera di
TALCO in val Chisone e Germanasca
e' attiva dalla fine del 1800 ed
estrae un TALCO finissimo che
viene esportato in tutto il mondo.
I primi dati, riferiti agli anni
fra il 1890 e il 1896,
testimoniano estrazioni che
oscillano dalle 4500 alle 6000
tonnellate all'anno. Nel 1907
venne fondata la TALCO Grafite Val
Chisone con sede a Pinerolo e
negli Anni Novanta e' entrata a
far parte della multinazionale
Luzenac. Nel gennaio del '98 si
era gia' parlato dell'azienda:
dopo l'offerta di sei posti di
lavoro come minatore, l'ufficio
del personale ricevette 80 domande
di assunzione, fra cui anche
quelle di 17 diplomati e di
qualche laureato. Oggi sono in
tanti quelli che possono scoprire
e avvicinarsi al mondo della
miniera grazie all'iniziativa «Scopriminiera»,
promossa dalla Comunita' montana:
con mantellina, casco e a bordo di
un trenino i visitatori entrano
per circa due chilometri nel
ventre della terra.
Pubblicazione:
04-12-1996, STAMPA,
TORINO, pag.35
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
La protesta dei lavoratori che
estraggono il talco nella Val
Germanasca Trent'anni di miniera,
niente pensione Rischia di cadere
lo sconto di un lustro previsto
per la categoria che svolge un'attivita'
<usurante>
C'e' piu' amarezza che aria di
festa tra i MINATORI della Val
Germanasca, nel Pinerolese, in
occasione della ricorrenza odierna
di Santa Barbara, patrona degli
artificieri e anche di loro.
Lassu' gli ultimi uomini che ogni
giorno entrano nella montagna per
estrarre un TALCO finissimo hanno
visto sfumare la possibilita' di
andare in pensione con trent'anni
di servizio. Nei provvedimenti che
mirano al riordino del sistema
pensionistico, il governo non ha
provveduto ad inserire i benefici
che erano riservati a questa
categoria. Spiegano dalla
direzione della Luzenac Val
Chisone, la societa' estrattiva:
<Dopo trent'anni di attivita',
dei quali quindici passati nel
sottosuolo, i MINATORI potevano
andare in pensione con uno sconto
di cinque anni. Ma adesso che le
regole stanno cambiando, pur
inserendo i MINATORI fra quei
lavoratori che svolgono attivita'
usuranti, non si e' fatta ancora
chiarezza. Per tutto il '95 le
indicazioni date erano quelle di
applicare la vecchia normativa ma
per il futuro non abbiamo
certezze>. I MINATORI hanno
comunque sempre versato un
contributo aggiuntivo
pensionistico di un terzo (i due
terzi a carico dell'azienda) e
questo lascia sperare che tutto
non venga abbattuto con un colpo
di piccone. E di picconate per
tirar fuori quel TALCO
riconosciuto come il migliore del
mondo, i nonni di questi MINATORI
ne hanno date tante: un lavoro,
l'unico per la valle, che si e'
tramandato di padre in figlio. Un
mestiere fatto di fatica, che alla
sera spezza la schiena, di
umidita', che entra nelle ossa, e
di paura, quella paura di cui
nessuno vuole parlare ma che ti fa
da compagnia nelle sette ore e
mezzo di miniera. <Avevamo
avuto la possibilita' di cambiare
lavoro negli scorsi anni - dice
Giovanni Breuza, 44 anni, diciotto
dei quali trascorsi nel sottosuolo
- ma con la speranza di quei
cinque anni di pensione anticipata
abbiamo deciso di restare in
vallata>. La paga media e' di 1
milione e 600 mila lire, si arriva
a 1 milione e 800 con gli assegni
di famiglia. Il futuro lavorativo
e' garantito: la societa' sta
scavando una miniera che dara'
lavoro per i prossimi
quarant'anni, ma i tagli alla
pensione in vallata hanno un
sapore troppo amaro. Aggiunge un
altro minatore, Mario Breuza, 41
anni: <Non ci possono
paragonare agli impiegati, bisogna
entrare almeno una volta nella
propria vita in miniera per capire
cos'e' il nostro lavoro. Non
vogliamo essere beffati>.
Timori di tagli fondati. <Per
questo motivo - aggiunge Fedele
Mandarano, sindacalista Cgil -
vogliamo invitare lunedi' in
vallata i parlamentari e gli
amministratori affinche' risolvano
il problema di chi tutti i giorni
entra nelle viscere della
montagna>. Antonio Giaimo
Pubblicazione:
22-02-2005, STAMPA, TORINO,
pag.48
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
VAL GERMANASCA, GLI IMMIGRATI DELL'EST
EUROPEO HANNO PRESO IL POSTO DEI VECCHI
MONTANARI Nelle miniere di talco va di moda
il polacco
Antonio Giaimo PER un secolo l'estrazione
del TALCO dalle miniere della val Germanasca
ha rappresentato la principale occupazione
per gli uomini di questa valle, che
alternavano le ore di lavoro in galleria con
quelle dedicate all'agricoltura di montagna.
Oggi i MINATORI non parlano piu' piemontese
o «patois» ma polacco, arrivano infatti
dai paesi dell'est per scavare nel cuore
della montagna. Un lavoro che in quasi 100
anni, nel 2007 vi saranno dei grandi
festeggiamenti, e' profondamente cambiato. I
ritmi sono diversi, ma soprattutto la
sicurezza in queste miniere ha fatto
progressi: ma nonostante questo i figli dei
MINATORI valligiani non hanno seguito le
orme dei padri e cosi' il casco con la luce
ad acetilene ora e' un ricordo del passato.
Ma oggi le tecniche di lavorazione nella
miniera di Rodoretto sono completamente
cambiate: «Qui si entra per oltre due
chilometri all'interno della montagna
percorrendo una galleria larga quattro
metri, agibile quindi anche ai camion -
spiega il direttore generale della Luzenac
Val Chisone Alexander Kristen - all'interno
funzionano dei ponti radio, vi e' un'ottima
aerazione, e abbiamo realizzato anche un
impianto di risalita con un ascensore da
utilizzare come via di fuga in caso di
emergenza». Concordi sulle maggiori
sicurezze anche le forze sindacali.
Sottolinea Fedele Mandarano, segretario
della Camera del Lavoro Cgil Pinerolo: «Negli
anni passati diverse lavorazioni venivano
date in appalto a ditte esterne, oggi i
MINATORI sono invece tutti dipendenti della
Luzenac ed hanno contratti a tempo
indeterminato. Sotto il profilo
organizzativo dovremmo pero' cercare degli
interpreti per le nostre riunioni sindacali».
Da questa miniera si estraggono 30. 000
tonnellate di TALCO purissimo all'anno, vi
lavorano 33 MINATORI su tre turni di undici
persone, di questi 21 sono polacchi, e vi e'
anche un tunisino. Un crocevia di religioni:
valdesi, cattolici, musulmani ed ortodossi.
«La paga e' buona - dice Riccardo Drzystek,
44 anni, sposato, con due bambini in Polonia
- guadagno mille euro, ma vedo la famiglia
solo quattro o cinque volte all'anno».
Pubblicazione:
26-01-1998, STAMPA, TORINO,
pag.23
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
Tra gli aspiranti anche 17 diplomati,
l'impiego e' a tempo determinato Con la
laurea a lavorare in miniera Ottanta
candidati per sei posti da operaio
Un dottore in psicologia, uno in scienze
politiche potrebbero diventare colleghi ma
non dietro ad una cattedra come docenti,
bensi' come MINATORI. Le loro domande di
assunzione sono arrivate infatti all'ufficio
personale della "Luzenac Val
Chisone", di Pinerolo, la
multinazionale che in Val Germanasca estrae
un TALCO finissimo da esportare in tutto il
mondo. Nei giorni scorsi l'azienda aveva
pubblicato fra gli annunci de "La
Stampa" un avviso economico con il
quale si cercavano sei MINATORI. In pochi
giorni sono arrivate gia' 80 domande di
assunzione: 22 provengono dalle Valli
Chisone e Germanasca, altre 22 dal
Pinerolese, una decina dal Piemonte e il
resto dal Nord Italia, ma qualche domanda e'
stata spedita dalla Sardegna e una, quella
del dottore in Scienze politiche, da Reggio
Calabria. Fra le domande 17 sono state
presentate da diplomati e cinque da
extracomunitari. "Cercavamo personale
operaio da impiegare nella miniera - spiega
l'ingegner Cesare Salina, amministratore
delegato dell'azienda -. Il fatto che siano
arrivate richieste di lavoro da dei laureati
deve farci riflettere sulle condizioni
occupazionali che i giovani oggi devono
affrontare". Il posto di lavoro in
miniera e' a tempo limitato: garantito solo
un anno per uno stipendio che non raggiunge
i due milioni. "Certo, la situazione e'
critica" aggiunge Fedele Mandarano, il
sindacalista Cgil che ha seguito le fasi che
hanno portato a siglare un nuovo accordo
occupazionale. L'intesa che ha visto
azienda, sindacati, la Regione e la
Comunita' montana impegnati per non far
perdere il posto di lavoro nelle Valli
Germanasca e Chisone gia' in una situazione
critica, portera' un aiuto occupazionale: il
tutto e' collegato allo sfruttamento della
nuova miniera di Rodoretto. "In questa
miniera le condizioni di lavoro saranno
migliori rispetto al passato - aggiunge
l'ingegner Salina. - I mezzi per
l'estrazione del TALCO sicuramente
renderanno meno faticoso il compito dei
MINATORI". Certamente entrare tutti i
giorni nelle viscere della montagna non e'
un lavoro che si adatta a tutti. "Nella
selezione daremo la precedenza ai giovani -
dicono negli uffici della Luzenac di
Pinerolo. - Serve infatti un buon fisico, ma
soprattutto l'azienda cerchera' di
privilegiare l'occupazione in zona". E
la paura? I rischi? L'umidita' e il fango? A
questi compagni di lavoro ci avranno pensato
gli aspiranti MINATORI che hanno inviato la
domanda di assunzione? "Certo,
all'inizio e' un po' duro abituarsi a
quest'ambiente - dice Sergio Breusa, che da
27 anni entra in miniera - ma poi non ci fai
piu' caso e presto, se si e' portati per
questo mestiere, scoprirai che anche dentro
la montagna le ore scorrono via veloci. E
poi, chissa', per molti di questi giovani si
trattera' di un'esperienza di lavoro di un
solo anno, ma che regalera' loro un'emozione
che durera' tutta la vita". Antonio
Giaimo
Pubblicazione:
25-05-2003, STAMPA, TORINO,
pag.41
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
MENTRE I GIOVANI DELLA VAL GERMANASCA
LAVORANO ALLA PROMOZIONE TURISTICA DEGLI
IMPIANTI DISMESSI Nelle miniere si parla
polacco Per estrarre il talco arriva
manodopera dalla Slesia
Antonio Giaimo PERRERO Si parlava in patois
nei cunicoli delle miniere di TALCO della
Val Germanasca e nella pausa del lavoro,
quando si consumava il semplice pasto, era
il momento degli scambi: un pezzo di toma
per due fette di salame, un bicchiere di
vino per una mela. «Poi - si legge in una
delle testimonianze dei MINATORI - quando si
usciva a mezzanotte, si saliva fino ai
pascoli per dormire ed al mattino si
tagliava il fieno. Si lavorava sino all'ora
di tornare in miniera». Oggi in queste
miniere di TALCO si parla un italiano
stentato: i giovani MINATORI non sono piu' i
figli o i nipoti dei valligiani, ma arrivano
dalla Polonia. Sono i testimoni di un
sistema lavorativo che e' cambiato. I figli,
o meglio i nipoti dei MINATORI di ieri, oggi
hanno scelto altre occupazioni, ma per
quelli che hanno deciso di continuare a
vivere in queste valli, la scelta e' stata
quella di ritornare in qualche modo alle
origini, di rientrare in miniera, ma questa
volta come guide turistiche, docenti per
visitatori incantati e bambini ammutoliti
dal fascino di quel trenino che entra nel
fondo della montagna. La Tuno e' la societa'
a capitale misto, voluta dalla Comunita'
Montana Valli Chisone e Germanasca, che ha
in gestione le visite di «Scopriminiera»
alla «Paola» e alla «Gianna». «Un'iniziativa
- sottolinea Luca Genre, presidente della
societa' - che richiama sempre piu'
visitatori. Le nostre guide, attente e
preparate, sanno rispondere alle mille
domande. Entrare per un'ora in miniera
significa fare un'esperienza di quelle che
servono per capire il significato di questo
lavoro». Oggi nelle miniere adibite alla
produzione si entra con grossi mezzi, le
tecniche di lavoro sono cambiate ed anche il
sistema di «arruolamento» non e' piu' lo
stesso. Spiega Giuseppe Furfaro, del
sindacato Fil Cea: «Le assunzioni di
MINATORI polacchi erano iniziate per piccoli
gruppi alla fine del 2000: l'azienda ha
sempre motivato questa decisione sostenendo
che il numero degli italiani disponibili a
questo lavoro era sempre inferiore. Per
quanto siamo a conoscenza le condizioni
economiche di assunzione dovrebbero essere
le stesse, ma nessuno di questi lavoratori
polacchi e' iscritto al nostro sindacato. Vi
sono i problemi di lingua, questi lavoratori
hanno tutti un contratto a termine, il che
rende quanto mai precaria la loro
situazione. Da parecchio stiamo sollecitando
alla Luzenac assunzioni a tempo
indeterminato> >. Alcuni di questi
polacchi hanno gia' avuto un'esperienza di
lavoro in miniera, altri invece sono alla
loro prima assunzione. E a Perrero ha
trovato un loro conterraneo, il pastore
della Chiesa Valdese Pawel Gayewski. «Sono
29 i miei connazionali, sono arrivati tutti
da soli all'inizio indirizzati da una
societa' di lavoro interinale, adesso
attraverso altri canali. Arrivano dalla
Slesia, dove le aziende di estrazione
mineraria sono andate in crisi». Si sono
integrati bene con i loro colleghi di
lavoro? «Fuor di dubbio la lingua
differente e' un grosso problema, li vedo in
giro per il paese, dormono nelle case messe
a disposizione dalla societa' di estrazione
e sono rimasti cosi' legati alla loro terra
ed alla loro religione, sono tutti
cattolici, che alcune volte hanno fatto
venire per celebrare la Messa un sacerdote
polacco».
Pubblicazione:
06-02-2009, STAMPA,
TORINO, pag.60
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
Allo stabilimento della Rio Tinto
di Porte La cassa adesso scende in
miniera
ANTONIO GIAIMO Anche se per il
momento non si rischia di dover
spegnere i faretti sul casco dei
MINATORI che tutti i giorni
entrano in quelle gallerie scavate
nella montagna della val
Germanasca per estrarre un TALCO
di altissima qualita', la crisi
economica ha colpito anche questo
settore. Da lunedi' per tre
settimane i dipendenti della
Luzenac-Rio Tinto che lavorano
nello stabilimento di stoccaggio
in localita' Malanaggio a Porte,
verranno messi in cassa
integrazione. Un provvedimento che
qui quasi non si conosceva;
bisogna risalire all'inizio degli
anni '90, quando per un certo
periodo al venerdi' si era sospesa
l'attivita' estrattiva. Oggi la
cassa integrazione coinvolge 50
persone: operai ed impiegati.
Colpira' a rotazione tutti i
dipendenti in servizio nel primo
turno delle 6 del mattino. In
questo modo si andranno a ridurre
i consumi di energia elettrica che
di giorno hanno un costo piu'
elevato. Spiega Elena Palumbo,
sindacalista Filcem-Cgil: «Ci
troviamo davanti a una contrazione
dei volumi richiesti dal mercato.
Questo incide non sui budget di
estrazione, che qui prevedono
30mila tonnellate di TALCO
all'anno, ma sulle fasi
successive, quelle del
confezionamento». Lavoro
garantito, quindi, per quei tre
turni di MINATORI che entrano
nella miniera di Rodoretto, una
trentina di uomini, per due terzi
polacchi. Una scelta fatta anni
fa, quando si era deciso di far
arrivare i lavoratori, i primi con
un contratto a tempo determinato.
Ma dove inizia la crisi che
coinvolge anche il TALCO delle
valli valdesi? «Questo prodotto
viene utilizzato nell'industria
della cosmesi, in quella
farmaceutica e nella produzione
delle materie plastiche continua
la sindacalista E allora e' chiaro
che quando calano i consumi del
settore auto, dove la plastica e'
largamente usata per paraurti e
cruscotti, c'e' una contrazione
della richiesta. E non
dimentichiamo che anche un minor
consumo di cosmetici ha la sua
ricaduta». Il calo di richiesta
di materia prima non investe
soltanto le miniere della val
Germanasca: la Rio Tinto,
multinazionale proprietaria delle
miniere, lo sta vivendo sia in
Francia che in Austria. Ma, ancora
ieri e' arrivata la rassicurazione
che non c'e' rischio di un fermo
di produzione.
Pubblicazione:
24-05-1997, STAMPA, PROVINCIA,
pag.44
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
GIAIMO ANTONIO
E' un mestiere usurante: non sono aboliti i
<privilegi> della categoria Il
ministro Treu salva i minatori Pensione dopo
30 anni di lavoro
Possono tirare un sospiro di sollievo i 2000
MINATORI che nei mesi scorsi avevano visto
sfumare la possibilita' di andare in
pensione con le agevolazioni previste per la
categoria, quelle che stabilivano che con 15
anni di lavoro nel sottosuolo e 15 sopra,
era possibile andare in pensione. Il
ministro del Lavoro Tiziano Treu ha infatti
inviato una circolare alla direzione
centrale dell'Inps e al Comitato di
vigilanza per la gestione speciale dei
MINATORI, con la quale fa chiarezza sulla
vicenda: <Per i lavoratori delle miniere,
cave e torbiere, in quanto iscritti nella
gestione speciale - si legge nella circolare
- continuano a trovare applicazione, in tema
di pensione di anzianita', le regole tipiche
della gestione medesima> . In pratica,
sostiene il ministro, non vengono aboliti i
privilegi della categoria che, svolgendo un
lavoro usurante, puo' continuare ad
usufruire di uno sconto sul periodo di
contribuzione di cinque anni. <Il
mestiere dei MINATORI non e' paragonabile a
nessun altro tipo di lavoro - sostiene il
sindacalista della Cgil-Filcea Fedele
Mandarano - polvere, umidita', buio, sono i
suoi compagni. La riforma pensionistica del
ministro Dini si era dimenticata di queste
disagiate condizioni, facendo rientrare
tutti in un unico calderone>. Cosi'
l'ufficio deputato al pagamento delle
pensioni per la categoria aveva bloccato i
pensionamenti, in attesa che venisse stilato
un elenco di quei lavori considerati
usuranti. <Di fatto pero' per i MINATORI
esisteva gia' una legge istituita ad hoc -
continua Mandarano - purtroppo la categoria
in Italia e' numericamente modesta, basti
pensare che gli unici MINATORI piemontesi
sono quelli che lavorano nelle miniere di
TALCO della Val Germanasca. Gli altri sono
per lo piu' in Sardegna>. I MINATORI
d'altronde da sempre versano un contributo
pensionistico aggiuntivo di un terzo e
probabilmente e' stato proprio questo a far
si' che il ministro Treu inviasse la
circolare esplicativa. Antonio Giaimo
Pubblicazione:
13-06-1995, STAMPA, TORINO,
pag.43
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
A_GIA
Val Germanasca Una nuova miniera di talco
Almeno sino al 2030 in Val Germanasca si
continuera' ad estrarre TALCO. A garantire
ancora questa importante risorsa economica
per la valle contribuira' la nuova miniera,
in localita' Rodoreto, che entrera' in
funzione fra cinque anni. <Abbiamo gia'
iniziato i lavori per scavare la nuova
galleria: - spiega Giampiero Di Piazza,
amministratore delegato della Luzenac Val
Chisone, la societa' che possiede le
concessioni per l'estrazione del TALCO - si
tratta di un tunnel lungo due chilometri e
mezzo, alto cinque metri e largo cinque per
poter permettere anche ai camion di entrare.
Una volta penetrati in profondita' nella
montagna si scendera' poi a circa 350 metri
per raggiungere il nuovo banco di TALCO da
estrarre. Un giacimento che verra' sfruttato
con attrezzature sofisticate>. Tre sono
le fasi che la Luzenac ha individuato: la
prima quella dell'esplorazione prevede 9
miliardi e mezzo di investimento e sara'
terminata a meta' del 97, segue quella dello
sviluppo per la quale serviranno 7 miliardi
e mezzo e che terminera' a fine del 99, ed
infine ci sara' l'investimento per i
macchinari previsto in 6 miliardi. Continua
l'amministratore della Luzenac: <Non
sara' una miniera tradizionale, ma la piu'
efficiente del mondo, capace di mettere a
frutto le avanzate tecnologie di
pianificazione e estrazione mineraria>.
Questa miniera sara' l'unica in Europa a
fornire sul mercato internazionale un TALCO
bianco e lamellare di eccellente qualita'.
<Non sappiamo se con questo sito vi
saranno altre assunzioni - continua Di
Piazza - oggi infatti la tecnologia ha fatto
calare la necessita' di manodopera. Se
infatti si dovesse rinnovare tutto il
personale adesso le doti di un buon minatore
non sarebbero piu' quelle fisiche ma gli
studi seguiti. Serve una preparazione
tecnica e soprattutto la capacita' di saper
lavorare in equipe>. Attualmente la
societa' conta 136 dipendenti, 75 sono
MINATORI, 32 lavorano allo stabilimento
Malanaggio, dove il TALCO viene macinato, e
29 sono distribuiti fra i servizi tecnici e
gli uffici di Pinerolo. Ea. gia.Y
Pubblicazione:
29-10-1997, STAMPA, PROVINCIA,
pag.41
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
A_GIA
La diminuzione grazie ai maggiori
investimenti nella sicurezza sul lavoro
Malattie professionali in calo Nel
Pinerolese l'indagine dell'Usl 10
Le malattie professionali nel Pinerolese
stanno diminuendo. E' quanto emerge da uno
studio dell'Usl 10: in tre anni sono
dimezzati i casi. "Nel 1995 avevamo
registrato 130 patologie che si erano
verificate nei 46 Comuni della nostra Usl -
spiega il direttore generale della Usl 10
Ferruccio Massa -, nel '96 le denunce erano
94 per poi ridursi al 16 ottobre di
quest'anno, data del nuovo rilevamento, a
57. Bisogna comunque anche tener conto che
anche nel Pinerolese come in tutto il
Piemonte negli ultimi anni si e' registrata
una contrazione del sistema
produttivo". I dati parlano chiaro: le
8000 aziende censite nel '91 oggi sono scese
a 7200 con un riduzione del 7,5 per cento.
Le malattie professionali piu' diffuse nel
Pinerolese sono la sordita', legata agli
ambienti di lavoro dove operano attrezzature
meccaniche rumorose, e quelle di tipo
polmonare come ad esempio l'asma bronchiale
e la silicosi, tipiche delle aree montane
delle valli Chisone, Germanasca e Pellice,
malattie legate alle attivita' estrattive e
alla lavorazione della pietra. Ma se da un
lato queste malattie hanno registrato un
notevole calo, le sordita' denunciate tre
anni fa costituivano l'86 per cento dei
casi, oggi sono il 60 per cento del totale,
lo stesso dicasi per la silicosi che
quest'anno si e' ridotta ad un solo caso. Ma
oggi si segnala un lieve incremento di altre
patologie di rischio: come i disturbi visivi
legati all'utilizzo dei videoterminali, le
allergie e le dermatiti. Cambiano i lavori e
cambiano anche le malattie professionali, un
tempo in Val Germanasca l'attivita'
prevalente era quella di andare a lavorare
in miniera, oggi sono meno di cento i
MINATORI che scendono nelle miniere del
TALCO. "Un ruolo importante comunque
l'ha avuto la maggior sensibilita' degli
imprenditori - spiega il dottor Paolo
Laurenti, responsabile del dipartimento di
prevenzione della Usl 10 -, maggiori
investimenti a favore della sicurezza nei
luoghi di lavoro, l'applicazione del decreto
legislativo 626 sulla prevenzione con
pesanti rischi penali ha sicuramente
contribuito a rendere piu' sicuro il luogo
di lavoro. Ma non bisogna neanche
dimenticare che in questi anni l'Usl ha
incrementato i servizi di controllo proprio
in questo settore". (a. gia.)
Pubblicazione:
25-05-2003, STAMPA, TORINO,
pag.41
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
REALIZZATO DAL SINDACATO ALPCUB Un sito
racconta la storia dei minatori
La storia delle miniere di TALCO della Val
Germanasca ha superato i confini locali,
grazie ad un lavoro di ricerca, in costante
aggiornamento, e ad un sito realizzato dal
sindacato autonomo di Pinerolo Alpcub.
All'indirizzo wwwgeocites.com/alpcub/xminiere.
htm e' illustrata la storia della Val
Germanasca vista attraverso il lavoro dei
MINATORI, dalle prime rivendicazioni
sindacali ad una mostra realizzata sull'attivita'
della miniera, alla storia sindacale,
all'elenco degli incidenti e alle
testimonianze dei MINATORI. «Proveniamo
dalle miniere di carbone - risponde il
polacco Jozef -, vent'anni fa era
relativamente facile entrare in miniera».
Aggiunge Ryszard: «Negli Anni Novanta ci
siamo trovati tutti mobilitati, la riduzione
del personale e' stata notevole. I nostri
datori di lavoro ci hanno proposto di andare
a lavorare in Italia».
Pubblicazione:
22-09-2007, STAMPA,
TORINO2, pag.65
Sezione:
Autore:
L'italiano: Siamo fratelli Prevale
lo spirito di corpo
Difficile passare una vita sotto
terra, al buio quasi completo, se
non si e' davvero appassionati.
C'e' chi puo' raccontare un'intera
vita passata accanto alla rocce.
«A volte e' come una malattia
dice Fulvio Trogolo Got -. Me ne
accorgo quando vado in vacanza e,
dopo un anno trascorso a estrarre
TALCO, mi ritrovo ancora a
esaminare tutte le rocce, a
visitare decine di musei senza
perdermi un solo sito archeologico».
Fulvio si e' diplomato perito
minerario, quando in Italia non
esistevano che due scuole di
questo genere. Adesso gli mancano
otto esami per prendere la laurea
in Economia e Commercio a Torino.
Nel frattempo, a 40 anni, da 20
lavora nelle miniere della val
Germanasca. A suo modo e'
un'eccezione. Lui che non e'
figlio di MINATORI, a Rodoretto e'
entrato per vocazione, senza una
tradizione di famiglia da onorare
e proseguire. «Quando sono
arrivato, nell'88, era tutto
diverso. C'era uno spirito piu'
rude, soprattutto verso i novizi:
nei primi giorni i colleghi ti
davano indicazioni sbagliate, ti
facevano perdere per i cunicoli.
Ti mettevano a riempire i vagoni
da solo per ore. Adesso, anche
volendo, non sarebbe piu'
possibile. Le misure di sicurezza
sono inflessibili». Gia', la
sicurezza. E' un chiodo fisso per
i MINATORI, argomento di mille
discussioni. «Litighiamo spesso
tra noi, pero' alla fine prevale
sempre lo spirito di corpo. E'
come essere fratelli: se mai
dovesse accadere una tragedia ci
butteremmo tutti a capofitto
dentro i cunicoli per cercare i
nostri compagni, senza pensarci
sopra». \
Pubblicazione:
16-12-1997, STAMPA,
PROVINCIA, pag.41
Sezione:
Cronaca di Torino
Autore:
A_GIA
Investimenti di 20 miliardi, sara'
incrementata l'attivita'
lavorativa Salve le miniere di
talco Val Germanasca, accordo
azienda-sindacato
Salvi i posti di lavoro in Val
Germanasca. Le miniere di TALCO
della Luzenac non chiuderanno, un
accordo e' stato raggiunto presso
l'assessorato all'Industria della
Regione Piemonte. Al tavolo delle
trattative il sindacato
Filcea-Cgil, la Cisl, le
rappresentanze rsu e i vertici
della societa' mineraria. Nel
prossimo anno verranno completate
le operazioni di preparazione
delle infrastrutture del nuovo
sito della miniera di Rodoretto
Sud e Nord, mentre rimarranno in
funzione le miniere di Crosetto.
"Il programma - dice Fedele
Mandarano, della Cgil, nel 1998
prevede che il personale che
lavora nella miniera del Crosetto
venga spostato nella miniera di
Rodoretto" . Il rischio era
quello che la Luzenac, societa'
collegata alla Rio Tinto, una
multinazionale che fattura ben 16
mila miliardi, venisse estromessa
dal mercato minerario. I siti
italiani di TALCO rischiavano di
non essere competitivi. "A
far crescere questi timori e'
stato il fatto che nella miniera
di Rodoretto vi era solo TALCO per
garantire estrazioni per 15 anni e
non per 30 come previsto in un
primo tempo". "La Rio
Tinto ha pero' deciso di investire
20 miliardi nel nuovo giacimento -
continua Mandarano - a patto che
si passi ad un incremento dell'attivita'
lavorativa". La nuova vena
dovrebbe estrazione di 200
tonnellate di TALCO al giorno fino
al 2015. Oggi a Perrero, in Val
Germanasca, e' previsto un
incontro fra le forze sindacali e
i MINATORI. Ma sin da ora si sa
che sono previste delle nuove
assunzioni e molto probabilmente
anche l'orario di lavoro verra'
modificato: in miniera si
lavorera' anche al sabato. (a.
gia.)