Le maquilladoras lasciano il Messico per la
Cina il manifesto 19/07/02
Caccia al costo del lavoro sempre più basso e incentivi alla
imprese straniere; così il Centroamerica perde il lavoro
JUAN ANTONIO ZUÑIGA
ROBERTO GONZALES AMADOR
Da giugno dell'anno scorso sono almeno 545 le imprese di
assemblaggio (note come maquilladoras) che hanno ritirato
dal Messico i propri investimenti. Si sono trasferite in altri
paesi, soprattutto in Cina, dove vengono offerti vantaggi
competitivi "sleali", presumibilmente attraverso
sussidi governativi. I dati sono del ministero dell'economia,
della Banca del Messico e dell'Istituto nazionale di statistica,
geografia e informatica (Inegi) Da un anno, e a fasi alterne,
interi impianti - soprattutto per la produzione di materiali e
accessori elettrici ed elettronici - hanno abbandonato il
territorio messicano. Sembra paradossale che un numero ancora
indefinito di imprese attive lungo la striscia di frontiera più
vicina al mercato statunitense, abbiano preferito migrare in Cina
e nel sudest asiatico: 232 impianti nei primi quattro mesi di
quest'anno, due al giorno. Praticamente il 42,5% di quelle che si
sono ritirate a partire da giugno del 2001. Da allora il Messico,
nel contesto della mondializzazione, ha smesso di essere
un'attrattiva per le imprese maquilladoras. Un'impresa su
sette che operava sul territorio nazionale ha chiuso per migrare
là dove le facilitaziono sono talmente forti che, nonostante
l'aumento dei costi di noleggio causati dalla distanza,
permettono comunque di produrre a prezzi più bassi che in
Messico. Tra i possibili vantaggi offerti dai governi di altri
paesi figura quello salariale, che ha costituito per oltre un
ventennio l'attrattiva prima, stimolato fondamentalmente dalle
continue svalutazioni del peso durante gli ultimi 28 anni.
I processi inflazionistici scatenati dalle brutali svalutazioni
hanno seriamente colpito il potere d'acquisto dei salari, mente
rendevano attraente il costo in dollari della mano d'opera
messicana.
Secondo l'Inegi ad aprile di quest'anno "le remunerazioni
medie per occupato, nelle maquillas attive in Messico, si
aggirava sui 1.837 pesos (170 euro circa). In termini reali tale
salario è stato inferiore del 6,2% rispetto a quello del marzo
1980. Il salario massimo pagato dalle imprese maquilladoras
è stato raggiunto ad aprile del 1983, che secondo l'Inegi è
stato, in termini reali, di 2.416 pesos. Tale cifra, mai più
raggiunta da chi vi lavora, è superiore del 31,5% a quella del
salario di 20 anni dopo, nell'aprile del 2002.
In Messico, a causa della migrazione degli impianti di
assemblaggio, oltre 149.300 persone sono rimaste senza lavoro. Di
fronte a questa situazione, il ministero dell'economia ha formato
un'equipe per indagare sulle cause che hanno portato alla fuga
delle maquillas. Guidata da Lourdes Dieck, il gruppo è già
impegnato a raccogliere dati in un universo di 5 mila imprese e
dovrà determinare "quali sono gli incentivi che hanno
attirato la gran quantità di imprese che hanno lasciato il
Messico per la Cina". Il lavoro, le cui conclusioni
dovrebbero arrivare a metà agosto, parte dall'ipotesi che
"tali incentivi sono in realtà sussidi camuffati concessi
dal governo cinese per attirare le imprese sul proprio territorio
e, da lì, esportare su mercati terzi quello che penalizza le
imprese messicane.
Le autorità messicane calcolano che prima di entrare nell'Omc
(Organizzazione mondiale del commercio) "la Cina giocava con
le regole del gioco che più le piacevano; come dire, ha un
programma molto chiaro di stimoli, attraverso una grande
quantità di sussidi, perché non era soggetta alle regole che
tutti gli appartenenti all'Omc devono rispettare". L'effetto
del gioco cinese con regole proprie si è comunque già
dimostrato nocivo per l'economia messicana.
Secondo la banca centrale, tra il giugno dell'anno scorso e il
febbraio del 2002, il numero di impiegati in questo settore si è
ridotto a 158.898 unità. Gli impianti di assemblaggio più
colpiti sono quelli produttori di materiali e accessori elettrici
e elettronici, dove hanno perso il lavoro in 63.110. Nel settore
tessile, fino a febbraio scorso, sono andati perduti 52.518 posti
di lavoro; neel settore dei macchinari e degli apparecchiature
elettriche ed elettroniche, invece, la riduzione è stata di
8.910 addetti. Nelle fabbriche di giocattoli e articoli sportivi
3.223 persone hanno perso il posto e in un settore non meglio
identificato ("altre industrie manufatturiere") la
disoccupazione ha colpito 18.234 lavoratori.
Da parte sua, l'Inegi ha rilevato che tra giugno del 2001 e
aprile di quest'anno, oltre 149.300 lavoratori delle maquillas
sono rimasti senza lavoro. Di questi, circa 121 mila erano
operai. Ma se parliamo di genere le più colpite sono state le
donne operaie. In questo periodo 73 mila lavoratrici hanno perso
il lavoro; il 60% dei licenziamenti è stato causato dal
trasferimento all'estero degli impianti in cui lavoravano. Per il
restante 40%, pari a 48 mila persone, si tratta di operai maschi.
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