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Solitario e final
Il senato boccia la sfida di Prodi: 161 no, 156 si, un
astenuto. L'avventura del centrosinistra finisce per mano di Dini
e Mastella. Il presidente del consiglio sale al Quirinale e dà le
dimissioni. L'esito finale al termine di una giornata segnata
dalle risse in aula nell'Udeur. Il premier aveva chiesto il
sostegno del Parlamento in nome della continuità e per fare la
riforma elettorale. Rabbia a sinistra, Partito democratico
annichilito. Esulta la destra, Berlusconi e Fini: «Elezioni
anticipate subito». Resta in campo l'ipotesi del governo
istituzionale- il manifesto 25.1.08
La crisi del governo- la stampa
27.1.08
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Cade Prodi. Che cosa vi
augurate?
[15970 voti totali]
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Elezioni subito (5724)
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35%
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Prima un governo istituzionale per
fare la riforma elettorale (10246)
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64%
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ATTENZIONE:
Gli instant poll online de LaStampa.it non hanno un valore
statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non
basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno
quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere
la propria opinione sui temi di attualità.
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| 2008-01-26 15:15 ansa |
| I
provvedimenti fermi in Parlamento |
In conseguenza della crisi di
governo, l'attività legislativa ordinaria delle Camere viene
sospesa. Resta solo quella straordinaria, come la decretazione
d'urgenza. Ecco in sintesi una panoramica dei provvedimenti più
importanti, nei vari settori, il cui esame è stato interrotto
dalla crisi.
- ECONOMIA 1) RENDITE E AFFITTI - La delega
fiscale al Governo nella quale si sarebbe dovuto affrontare il
tema dell'armonizzazione della tassazione sulle rendite
finanziarie è a 'serio rischio sopravvivenza'. Il progetto,
che 'giace' da mesi in commissione Finanze alla Camera, era
quello di unificare al 20% la tassazione sulle rendite
finanziarie (ora al 12,5%) e quella sui conti correnti ora al
27%. Si prevedeva anche una cedolare secca del 20% sui redditi
da affitto.
2) DECRETI ATTUATIVI FINANZIARIA - Sono molti i provvedimenti
in Finanziaria che rimandano, per l'attuazione, a successivi
decreti del Governo e che un futuro esecutivo potrebbe
decidere di non adottare. Ad esempio, doveva essere un decreto
da emanare entro sei mesi a stabilire le modalità con le
quali determinare i conguagli sulle somme trasferite ai Comuni
dopo il taglio dell'Ici. Ma, tra gli altri, c'era anche il
decreto che avrebbe dovuto indicare le modalità per
l'esenzione del canone Rai per gli ultrasettantacinquenni.
Insomma, in tutto, il Governo Prodi ha rimandato molti
contenuti della manovra a circa 150 decreti attuativi.
3) LIBERALIZZAZIONI - La terza 'vagonata' di liberalizzazioni
è ferma al Senato. Si era cercato di inserirla nel 'treno'
della Finanziaria ma senza successo. Tra gli argomenti
trattati si andava dalla revisione radicale del massimo
scoperto in banca fino all' esenzione dalla privacy per le
imprese con meno di 15 dipendenti.
4) SERVIZI PUBBLICI LOCALI - Salta anche il Ddl Lanzillotta
per la riforma dei Servizi pubblici locali. Anch'esso
'impantanato' al Senato alla Commissione Affari
Costituzionali.
5) FEDERALISMO FISCALE - Il Ddl è stato presentato il 29
settembre scorso alla Camera. E lì l'esame non è mai
partito.
6) SALVA LA ROTTAMAZIONE AUTO - La rottamazione auto si salva.
E' contenuta nel decreto 'milleproroghe' già incardinato
all'esame del Parlamento che è obbligato a convertirlo.
7) CATASTO - Il decentramento è stato avviato ma manca un
dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che
di fatto rende operativo il decentramento ai Comuni
trasferendo risorse e personale. Decreto che però non è
detto non possa essere varato in 'zona Cesarini'.
8) VISCO SUD - E' arrivato il sì di Bruxelles ma per il
credito di imposta destinato alle imprese del Mezzogiorno ora
occorre un provvedimento ad hoc per ripristinare i fondi 2007.
L'impegno è quello di inserirlo nel decreto 'milleproroghe'.
- SICUREZZA E IMMIGRAZIONE 1) ESPULSIONI - Il
28 dicembre il Governo ha varato il nuovo decreto sulla
sicurezza, dopo che quello approvato dopo l'omicidio di
Giovanna Reggiani era stato lasciato decadere per il pasticcio
delle norme sull'omofobia.In particolare un decreto legge
definisce le espulsioni immediate dei cittadini comunitari per
"motivi imperativi di pubblica sicurezza",
includendo anche quelli sospettati di terrorismo; un decreto
legislativo regola invece tutte le altre forme di
allontanamento. 2)IMMIGRAZIONE. Il ddl Ferrero e Amato che
riforma la contestata legge Bossi-Fini con l'intento di
ampliare gli ingressi regolari é in Commissione Aaffari
costituzionali della Camera. Novità, l'introduzione del
permesso di soggiorno per lavoro e il superamento dei cpt;
torna lo sponsor a garanzia dell'immigrato.
- GIUSTIZIA 1) DDL INTERCETTAZIONI -
Fortemente caldeggiato dall'ex Guardasigilli Mastella, il ddl
prevede un inasprimento di divieti e di sanzioni come
deterrente alla pubblicazione sui giornali di intercettazioni
giudiziarie. Approvato da larga maggioranza alla Camera, il
provvedimento è fermo al Senato.
2) DDL PER ACCELERAZIONE PROCESSI CIVILI E PENALI - Fermi in
Parlamento anche i due testi che hanno come obiettivo la
riduzione delle fasi processuali, così da consentire di
arrivare a sentenza definitiva dopo 5 anni dall'avvio del
procedimento.
3) DDL UFFICIO PER IL PROCESSO - Punta a riorganizzare le
cancellerie e il personale amministrativo degli uffici
giudiziari, prevedendo una progressione in carriera per 43mila
unità e l'informatizzazione dei fascicoli processuali.
- ENTI LOCALI 1) SERVIZI PUBBLICI LOCALI Ddl
attualmente in discussione in commissione Affari
Costituzionali del Senato. Comuni e province avrebbero gestito
i servizi locali,(gas,energia elettrica,trasporti,rifiuti),
affidandosi a società private, sulla base di gare pubbliche.
2) FEDERALISMO FISCALE - approvato dal governo il 3
agosto 2007, all'esame della commissione Bilancio e Finanze
della camera. Regioni e enti locali si finanziano con propri
tributi e con partecipazioni a tributi statali in relazione
alle funzioni esercitate. La perequazione garantisce il
finanziamento dei livelli essenziali di assistenza a tutti i
cittadini e in tutti i territori.
3)CODICE DELLE AUTONOMIE: all'esame della commissione Affari
Costituzionali del Senato. Nuovi compiti e funzioni Enti
Locali, stop a nuovi enti e riduzione e accorpamento di quelli
esistenti, via libera alle città metropolitane e a Roma
Capitale.
- DIFESA 1) RIFORMA CODICE PENALE MILITARE -
La proposta di legge è in Commissione Difesa, alla Camera.
L'obiettivo, condiviso dai vertici militari è quello di
superare le lacune della vecchia legge, soprattutto per quanto
riguarda le missioni "fuori area".
2) MISSIONI- Sempre a Montecitorio, la commissione Difesa
discute la "Legge quadro sulle missioni umanitarie e
internazionali". Si tratta di garantire una disciplina più
puntuale delle operazioni militari all'estero.
3) RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA MILITARE - E' attesa da circa
30 anni. I militari sono divisi tra chi chiede un
potenziamento degli attuali Cocer e chi vorrebbe la loro
trasformazione in veri e propri sindacati. Se ne discute al
Senato, dove, in Commissione, sono stati riuniti diversi
disegni di legge.
- POLITICHE SOCIALI 1) OMOFOBIA E
STALKING- La Commissione Giustizia della Camera ha licenziato
pochi giorni fa il ddl contro la discriminazione sessuale che
introduce anche il reato di stalking, ossia le molestie
insistenti. Si prevede il carcere fino a un anno e sei mesi,
oltre che una multa fino a 6 mila euro.
2) DICO - Hanno lasciato il posto ai Cus (Contratti di unione
solidale) approvati dalla Commissione giustizia del Senato per
dare la prima regolamentazione delle unioni di fatto.
3) VIOLENZA IN FAMIGLIA - Il ddl è fermo in Commissione
Giustizia del Senato. Inasprisce le pene per i reati fra le
mura domestiche e introduce misure di prevenzione. Fermi in
Parlamento anche il ddl che equipara i figli naturali e figli
legittimi oltre che il ddl che permette alla madre di poter
dare il proprio nome ai figli.
- SANITA' 1) PROCREAZIONE ASSISTITA -
L'aggiornamento delle linee guida della legge 40 sulla
fecondazione assistita (divenuto urgente dopo la sentenza del
Tar del Lazio).
2) ABORTO - Le indicazioni sulla base del parere chiesto al
Consiglio Superiore di sanità sulla legge sull'interruzione
della gravidanza.
3) NOMINE ASL - Le nuove regole della sanità che riguardano
le nomine di manager del Servizio sanitario Nazionale e di
primari
4) DROGA - La nuova legge sulla lotta alle tossicodipendenze
che avrebbe dovuto sostituire la Fini-Giovanardi. In questo
settore potrebbe ancora essere approvato solo l'aggiornamento
della linee guida della legge 40, in quanto decreto
ministeriale.
- MEDIA E CULTURA 1) DDL TV - Disegno di
legge di riassetto del sistema tv, presentato dal ministro
delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Approvato dalle
commissioni Cultura e Trasporti della Camera, oggetto di aspre
polemiche tra maggioranza e opposizione, è ancora in attesa
di essere calendarizzato a Montecitorio: il 18 gennaio, la
conferenza dei capigruppo aveva deciso di rinviare la
calendarizzazione alla successiva riunione.
2) DDL RAI - Disegno di legge di riforma della Rai, sempre
firmato da Gentiloni. E' all'attenzione della commissione
Lavori Pubblici del Senato, che per ora ha approvato soltanto
l'articolo 1 e si è limitata ad esaminare - per
l'ostruzionismo dell'opposizione - pochi emendamenti
all'articolo 2.
2) DDL EDITORIA - Disegno di legge di riforma dell'editoria.
Messo a punto dal sottosegretario Ricardo Franco Levi,
approvato dal consiglio dei ministri ma mai approdato in
commissione Cultura alla Camera dove pure è stato presentato
dallo stesso sottosegretario, anche perché diverse norme sono
state anticipate nella Finanziaria 2008.
3) CANONE RAI - Esenzione per gli over 70 a reddito minimo: la
norma è contenuta nella Finanziaria 2008, ma attende il
decreto attuativo.
4) DIGITALE TERRESTRE - Nella transizione al digitale
terrestre in pole position c'é la Sardegna, che dovrebbe
'spegnere' il vecchio sistema già il primo marzo, ma si dà
per scontato che la data slitti. Gioca un ruolo fondamentale
il ministero delle Comunicazioni a cui spetta anche
l'assegnazione delle frequenze digitali in Sardegna,
pianificate dall'Autorità per le garanzie nelle
Comunicazioni. Entrambi i percorsi rischiano di bloccarsi.
5) DDL RIFORMA CODICE BENI CULTURALI- Approvato dal Consiglio
dei Ministri, il ddl di riforma del Codice dei Beni Culturali,
per diventare legge deve ricevere però l'approvazione del
parlamento attraverso le commissioni.
6) DDL VANDALI- Ancora fermo all'esame della commissione
giustizia della Camera resta il ddl che rafforza le norme
contro i vandali, i ladri d'arte e i tombaroli nonché contro
chi sfregia il paesaggio. Messo a punto dai ministeri dei beni
culturali e della giustizia nella primavera 2007, proprio per
la lentezza del suo iter ne è stata stralciata una parte ed
è stato inserito nella finanziario il paragrafo che permette
500 nuove assunzioni per il ministero dei beni culturali.
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La difficile storia politica dell'ex
Guardasigilli (che è stato ex di tante altre cose)
dalla rottura con il "maestro" De Mita, all'alleanza con
Casini fino all'indulto
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Mastelleide, dalla
sinistra dc
a Berlusconi. E ritorno |
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Stefano Bocconetti
Se c'è un personaggio politico che si può raccontare per
aneddoti, questo è proprio Clemente Mastella. Ce ne sono mille su
di lui. Più di una per ogni stagione che ha attraversato l'ex
ministro di Giustizia (ed ex di un'altra infinità di cose).L'ha
raccontata tante volte Edoardo Cicelyn, giornalista, critico d'arte,
da sempre molto vicino a Bassolino. E buon conoscitore di tutto ciò
che ha a che fare con la "napoletanità" e quel che le
ruota attorno. Con tutto ciò che le è vicino. Compresa la
circoscrizione elettorale di Benevento. Appunto, quella di Mastella.
Dunque, l'aneddoto. Erano i giorni successivi alla vittoria
elettorale di Berlusconi, nel '94. Mastella, nel dopo-Tangentopoli,
aveva rotto i suoi legami storici nella Dc. Aveva rotto con De Mita
e non aveva voluto saperne di proseguire l'esperienza nel partito
popolare. Lui - da sempre esponente della sinistra dc - con una
mossa che aveva sorpreso tutti, aveva scelto di schierarsi col Polo
della Libertà. Con la destra. E assieme a Casini aveva dato vita al
centro cristiano democratico. Alleato di Forza Italia. Insieme
avevano vinto le elezioni. Pochi giorni dopo - ecco la storia -
Mastella e Casini si recano nella villa di Arcore. Dovevano
discutere con Berlusconi una materia "delicata": quanti
posti spettavano alla componente centrista. I due si presentano
nella villa del Cavaliere all'ora stabilita. Li accoglie un uomo di
fiducia di Berlusconi: «Il Cavaliere sarà qui a minuti». Passa
un'ora, due ma di Berlusconi nessuna traccia. Ecco allora che Casini
e Mastella si alzano e chiedono di poter parlare col suo portavoce.
Lo stesso uomo di prima, dice loro: «Scusate ma sapete con quel che
è successo oggi...». Mastella e Casini si guardano sconcertati:
erano lì da ore, e non avevano la più pallida idea di cosa fosse
accaduto. «Sapete, c'è un po' di confusione con questa storia
dell'arresto di Paolo Berlusconi. Ma state tranquilli, il Cavaliere
sarà qui a momenti». E' stato a questo punto, quando i due si sono
trovati di nuovo da soli, che Mastella ha detto a Casini: «Mi sa
che abbiamo fatto una strunzata...».
I sospetti di aver puntato sul "cavallo sbagliato"
spariranno, comunque, nel giro di poco tempo. Mastella diventerà
ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi, seguirà la sorte
del "suo" premier quando Bossi decise di staccare la spina
e si ripresenterà con la destra nel '96. Ma l'aneddoto racconta
bene la concezione mastelliana della politica: più in là di
Machiavelli. Dove il fine giustifica qualsiasi mezzo. Al punto che
l'espressione "mastelliano" è entrata nel linguaggio
corrente. Con una stranezza, però: che l'aggettivo lo si usa in
senso dispreggiativo quando è rivolto ad altri. Quando si parla di
lui, invece, il significato si attenua. Come se fosse in qualche
modo compensato dalla sua straordinaria simpatia. Che gli
riconoscono tutti, alleati e avversari.
Simpatia, una innata capacità di entrare subito in sintonìa con
gli interlocutori che comunque ha sempre saputo ben sfruttare. Tanto
che a 29 anni, nel '76, era già deputato. Naturalmente per la Dc, e
naturalmente nella circoscrizione di Benevento. E, sempre
naturalmente, con una valanga di preferenze: 64mila. Roba da fare
invidia ai boss dello Scudocrociato.
Potentati coi quali ha sempre avuto un rapporto di odio-amore.
Meglio: di scontro-compromesso. Fin da ragazzo, quando divenne
dirigente dell'Azione cattolica e parlava di cattolicesimo sociale.
Parole che mise da parte, perché decise di occuparsi quasi solo del
suo lavoro: il giornalista. Ed entrò, naturalmente, nella sede Rai
di Napoli.
Ma l'amore per la professione durò poco. La politica, la Dc lo
attrasse definitivamente. Divenne esponente di punta della sinistra
dc campana. Che all'epoca significava De Mita. Una sinistra interna
un po' atipica. Più che su un progetto, la componente si definiva
in contrapposizione ai signori delle tessere. Si parla di Cirino
Pomicino, Gava, ecc.
Da qui, da Napoli, Mastella prende il volo. Responsabile Infomazione
dello Scudo Crociato, diventerà anche direttore della
"Discussione", il settimanale di dibattito politico del
partito. Che certo non aveva lo spessore dei settimanali degli altri
partiti, ma non si limitava a riportare i "comunicati della
segreteria". Aveva l'ambizione di disegnare un profilo
culturale della dc, lontano dalle piccole querelle di ogni giorno.
Piccole beghe che, invece, poco a poco, finiranno per assorbire
tutti i pensieri di Mastella. Negli ultimi governi Andreotti si fa
nominare sottosegretario alla Difesa. E continua a scalare posizioni
nella gerarchia del partito, così come continua ad essere rieletto.
E si arriva all'aprile del '92, alla frattura in ciò che resta
della Dc. Stretta fra problemi politici, in un mondo che era
cambiato dopo l'89, e problemi giudiziari. Falcidiata da
Tangentopoli. E Mastella scelse di non seguire i suoi maestri. Di
non seguire De Mita.
Il resto è quasi cronaca. L'avventura nella Ccd-Cdu, l'incarico di
ministro, la sconfitta delle destre nel '96. Poi, quando cade il
primo governo Prodi, nel '98, l'uscita dalle fila della destra, la
nascita dell'Udeur - che comunque prima di arrivare alla sigla
definitiva, passerà varie fasi e vari nomi -, il sostegno decisivo
al governo D'Alema. Da allora Mastella è parte del centrosinistra.
Con questo schieramento va alle elezioni del 2001. Il centrosinistra
le perde ma - sovvertendo ogni previsioni - Mastella resta
all'opposizione. Il tutto fino al 2006, ai mesi precedenti alle
elezioni politiche. Si candida alle primarie dell'Unione e ottiene
un dignitoso 5%. Che però usa quasi solo per mettere l bastoni fra
le ruote di chi doveva scrivere il programma. Tant'è che alla fine
lo approverà con una riserva: il paragrafo sulle unioni civili.
Da allora, dalle elezioni, è stato ministro della Giustizia.
Ministro e segretario dell'Udeur. Ha minacciato la crisi tre volte,
sempre in occasioni di provvedimenti che non piacevano al Vaticano.
Ha parlato, s'è fatto intervistare - spesso sui bordi della famosa
piscina a Ceppaloni, dove è ancora sindaco - ha predicato la
nascita di un nuovo centro. Un centro moderno - con meno nostalgie
di un Buttiglione, per capire - e antichissimo: lui lo vede
completamente subordinato al Vaticano. Ha fatto una delle poche cose
di sinistra di questa maggioranza - l'indulto - e poi ha deciso di
rompere. Prima, solo il tempo di un litigio furibondo con Beppe
Grillo. In quell'occasione denunciò i pericoli dell'antipolitica.
Oggi, quattro ore dopo i diktat di Bagnasco e pochi giorni dopo aver
compreso che qualsiasi nuova legge elettorale lo mette a rischio, ha
deciso di andarsene.
22/01/2008
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