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Una vita con gli operai
di Alfonso Botti
su il manifesto del 30/10/2010
È morto Marcelino Camacho, il
più importante dirigente sindacale, in prima linea nella lotta contro
Franco
Novantaduenne, da tempo malato
sulla sedia a rotelle, se n’è andato alle prime ore di ieri, 29
ottobre, Marcelino Camacho (a sinistra nella foto), il più importante
dirigente operaio e sindacale del XX secolo spagnolo.
Nato nel 1918 in provincia di Soria, figlio di un ferroviere, Camacho si
era iscritto al Pce nel 1935 e aveva combattuto come volontario
nell’esercito repubblicano durante la guerra civile. Una scelta che,
terminate le ostilità, aveva pagato con un processo e una condanna a sei
anni, inflittagli dai ribelli per aver «aiutato la ribellione» (in realtà
per aver difeso le istituzione repubblicane) in base a quella Legge sulle
responsabilità politiche del febbraio del 1939 che per la sua
retroattività era stata bollata come «barbarie giuridica» persino da
alcuni tra i franchisti meno rozzi.
Successivamente internato in un campo di lavoro nel nord Africa, era evaso
nel 1943, per vivere esule in Algeria fino all’indulto del 1957.
Rientrato allora in patria, aveva lavorato dapprima come operaio nella
fabbrica di motori madrilena Perkins Hispania, dove aveva poi svolto
mansioni di maggiore responsabilità nella produzione. Erano quelli gli
anni in cui nelle miniere leonesi, asturiane e basche, nelle fabbriche
madrilene e catalane, cominciavano a sorgere delle commissioni operaie
che, spesso al riparo del sindacato verticale franchista, riscuotevano
crescente fiducia da parte dei lavoratori. La pratica dell’«entrismo»,
già applicata dai militanti comunisti, trovò impulso e conseguì
maggiori risultati con la nuova Politica di Riconciliazione Nazionale
lanciata dal Pce nel 1956. Di quella stagione, che portò passo dopo
passo, sciopero dopo sciopero, con la scia di repressioni e processi, alla
nascita negli anni Sessanta delle Comisiones Obreras (Cc Oo), che nelle
elezioni sindacali del 1975 avrebbe ottenuto la maggioranza dei delegati,
Marcelino Camacho fu protagonista indiscusso.
Nel messaggio con cui il principe delle Asturie ha reso omaggio al leader
sindacale scomparso, Camacho è ricordato come «figura storica della
transizione spagnola, in difesa dei lavoratori e nella lotta per i loro
diritti sociali». Si tace, invece, sulla lotta antifranchista che aveva
visto il leader delle Cc Oo, trascorre vari anni della sua vita nelle
carceri del regime. Prigionia e campo di lavoro già ricordati a parte,
nel 1966, poi dal 1967 al 1972 dopo essere stato condannato dal famigerato
Top (Tribunale per l’Ordine Pubblico), indi dopo pochi mesi di libertà,
dal giugno 1972. Il 20 dicembre 1973, lo stesso giorno dell’attentato
dell’Eta contro Carrero Blanco, si apriva il processo dei 1001 che vide,
tra gli altri imputati tutto il vertice delle Cc Oo. Voluto da Franco per
spezzare la protesta operaia e sindacale, il processo si ritorse come un
boomerang contro la dittatura a causa del clamore e della mobilitazione
internazionale. Camacho fu condannato a vent’anni di carcere e tornò a
respirare l’aria della libertà solo dopo la morte di Franco.
Durante la transizione, che si mise in moto mentre erano ancora vivi gli
effetti della crisi petrolifera del 1973, Camacho attuò con grande
moderazione consapevole dei rischi che correva l’ancora fragile
democrazia. Sostenne dunque, a costo del contenimento salariale, gli
accordi stipulati dal governo Suárez con i partiti rappresentanti nel
Parlamento (Pactos de la Moncloa del 27 ottobre 1977) per contenere
l’inflazione che veleggiava nei pressi del 50%.
Eletto deputato nella fila del Pce nelle elezioni costituenti del 1977 e
poi nel 1979, Camacho si dimise nel 1981, per dedicarsi a tempo pieno al
sindacato, con il quale organizzò nel 1985 il primo sciopero generale
della democrazia spagnola contro la riforma delle pensioni voluta dal
governo socialista di Felipe González.
Nel gennaio del 1996 le sue posizioni, contrarie alla linea di Antonio
Gutiérrez, sostenitore di un patto sociale che prevedeva il contenimento
salariale, furono sconfitte nel VI Congresso dell’organizzazione e
Camacho abbandonò la presidenza delle Cc Oo alla quale era stato eletto
dopo aver abbandonato la carica di segretario generale occupata dalla
fondazione al IV congresso del 1987.
Minuto nel fisico, dimesso nell’aspetto, austero nello stile di vita,
dall’espressione dolce, cordiale, uomo coerente e coraggioso, Marcelino
Camacho è stato uno straordinario combattente per la libertà e i diritti
dei lavoratori. Ha lasciato un libro di memorie Confieso que he luchado
(1990). Un titolo vero per un uomo vero. |
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