Plebiscito per Emma, eletta con
il 95% dei voti. E' la prima donna
presidente degli industriali italiani

Fondata da Steno Marcegaglia nel 1959, Marcegaglia è oggi un gruppo industriale e finaziario, leader in Europa e nel mondo della trasformazione dell'acciaio.Interamente controllato dalla famiglia Marcegaglia, opera in diversi settori industriali e nel comparto dei servizi turistici, finanziari e ambientali. http://www.marcegaglia.com/

 

ROMA
In istituzionale tailleur pantalone, con doppio filo di perle, Emma Marcegaglia appare visibilmente emozionata in quella che è la sua «bella e importante» giornata: la Giunta di Confindustria l’ha appena designata presidente con un voto che Montezemolo, scherzando, definisce «bulgaro» ma con un’accezione positiva perchè testimonia l’unità dell’associazione: il 99,2% degli imprenditori ha detto sì ad Emma Presidente, ed è la prima volta nella storia di viale dell’Astronomia che un leader registra una percentuale così alta.

Ed è anche la prima volta che una donna si siede al timone di Confindustria, e la Marcegaglia ne è orgogliosa: «Spero che la mia presidenza sia un simbolo per tutte le donne», dice. Durante il suo mandato, promette, «ci metterò tutto il mio impegno» anche se «non sarà facile» essere all’altezza del suo predecessore, Luca Cordero di Montezemolo cui è legata da «affetto e amicizia personali». La "lady d’acciaio", il cui unico tocco frou frou sono gli orecchini (grandi cerchi tempestati di brillanti) e gli occhiali (squadrati, come sempre), è insomma pronta a rimboccarsi le maniche: ricordando lo Statuto, «lavorerò in silenzio fino al 23 aprile, quando presenterò la mia squadra e il mio programma».

Nessuna anticipazione, se non quella che verrà designato un vicepresidente ad hoc per la sicurezza sul lavoro: tema, questo, caro agli industriali. E il loro nuovo leader ribadisce la «totale contrarietà» al regime sanzionatorio previsto dal decreto delegato del governo ora all’esame del Parlamento. Ma Emma garantisce anche una forte attenzione ai temi dell’internalizzazione delle imprese, della ricerca e dell’innovazione. Insomma, Confindustria si prepara all«era-Emmà: nessuno stravolgimento, assicura il presidente designato, ma una »continuità forte con elementi di novità». Certo, il momento non è particolarmente favorevole, con una crescita molto debole e i consumi che crollano, ma «noi abbiamo fiducia nella sua esperienza - conclude Montezemolo - e nelle sue capacità».- la stampaweb

 

Confindustria: Marcegaglia, prima donna al vertice

 
13 marzo 2008- il sole24ore
 

La giunta di Confindustria ha designato Emma Marcegaglia nuovo presidente degli industriali per il quadriennio 2008-2012. Lo ha annunciato il presidente e Ad di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, al termine della giunta, spiegando che è stato «un voto plebiscitario, come previsto», con il 95% dei consensi.

La Marcegaglia, amministratore delegato dell'omonimo gruppo attivo nel settore dell'acciaio, succederà a Luca Cordero di Montezemolo e sarà la prima donna nella storia a guidare Confindustria. Dopo la designazione della giunta, la neoeletta entrerà in carica il 21 maggio prossimo, in concomitanza con l'assemblea privata degli industriali. Visibilmente emozionata, Emma Marcegaglia, ha tenuto un breve discorso di ringraziamento, terminato con un lunghissimo applauso da parte del parlamentino industriali. E il presidente uscente Luca Cordero di Montezemolo, a nome di tutti i presenti, secondo quanto si è appreso, le ha donato un grande mazzo di rose rosse.

Nata a Mantova nel 1965 e cresciuta nell'azienda di famiglia, Emma Marcegaglia è Ad del gruppo Marcegaglia, primo al mondo nella trasformazione dell'acciaio con un fatturato di oltre 4 miliardi e 6.500 dipendenti. Al momento è vicepresidente di viale dell'Astronomia, ma è entrata a far parte dei giovani di Confindustria da giovanissima per esserne poi eletta presidente nel 1996. Laurea in economia aziendale alla Bocconi, master in business amministration alla New York University, la "Signora dell'acciaio" è anche presidente della Fondazione Arete per il sostegno dell'attività di Vita-Salute San Raffaele.

Dal mondo politico arrivano le prime reazioni. «Auguri» da parte del leader Pdl, Silvio Berlusconi; «complimenti» da Stefania Prestigiacomo che precisa: «la sua designazione é un indicatore importante dell'evoluzione della società italiana, il segnale che un altro soffitto di cristallo per le donne é stato infranto e che il mondo dell'imprenditoria sta cambiando velocemente, si sta modernizzando anche culturalmente».
Secondo Marina Sereni (Pd) «è un'ottima notizia per l'associazione degli industriali, per il Paese, per le donne». « La scelta di Emma Marcegaglia -sottolinea Sereni - è prima di tutto il riconoscimento di un suo percorso intenso dentro l'associazione, come la guida dei Giovani confindustriali, ma anche il segno che l'Italia  può contare su donne di grande valore capaci di dare al Paese innovazione e modernitá».

Confindustria all'attacco sui lavori usuranti- il manifesto 12.3

Confindustria continua ad attaccare i lavoratori e i loro diritti: ieri il vicepresidente Alberto Bombassei si è scagliato contro il provvedimento annunciato dal governo sui lavori usuranti. Un testo che si aspetta da tempo, dalla firma del Protocollo sul welfare dello scorso luglio, e che ancora non ha avuto una definizione perché non si è raggiunta una sintesi tra sindacati e imprese. Il ministero
del lavoro ha presentato una formulazione
che non piace alla Confindustria, perché
si definiscono usuranti
(e dunque con il diritto a una pensione anticipata rispetto
a quanto previsto dalla nuova riforma) quei lavoratori che abbiano fatto almeno 64 turni
di notte in un anno.
Le aziende avevano fatto muro perché non si andasse sotto le 80 notti, cifra che era circolata ai tempi
del Protocollo e che evidentemente è stata ritenuta troppo alta dal ministro Damiano e dai sindacati. Bombassei attacca il governo: «Un altro provvedimento con forti connotati elettoralistici - dice - Ampliare la platea dei lavoratori interessati, espone i conti
pubblici a gravi rischi».
 
Se devo rischiare per donna Emma
La futura presidente di Confindustria non è in regola con le norme di sicurezza nello stabilimento di Boltiere
Antonio Sciotto- il manifesto 10.3.08
Bergamo

Tutti pazzi per Emma: un sondaggio tra i «saggi» di Confindustria dà al 95% il gradimento di Marcegaglia, prossima presidente degli industriali (in carica da maggio, sostituirà Luca Cordero di Montezemolo). Ma è più interessante, a proposito, un altro sondaggio realizzato dal settimanale Economy e dalla Fondazione Istud su 221 manager e imprenditori italiani: la percentuale di quelli che chiedono alla nuova Confindustria di mettere mano allo Statuto dei lavoratori e alla «flessibilità in uscita» (la manomissione dell'articolo 18, promossa ormai non solo da Berlusconi ma anche dal Pd di Colaninno, Ichino & Calearo) è pari al 43% degli intervistati, mentre il 48,9% ritiene che non si dovrebbe intervenire. Che la base dei manager sia meno ideologica dei vertici? Le risposte confortano.
In ogni caso abbiamo verificato con mano che all'interno delle fabbriche del gruppo Marcegaglia - il presidente e fondatore è il padre Steno, mentre Emma è tra i consiglieri - i lavoratori non se la passano troppo bene, in special modo sul fronte della sicurezza; ritorna insomma l'«incubo» della Confindustria, che in questi giorni ha dato immagine pessima di sé rifiutando le giuste sanzioni che il governo ha messo in cantiere per le imprese che violano le leggi: e dopo i fatti della Thyssenkrupp e di Molfetta è davvero increscioso che ci sia anche un solo cittadino del nostro paese che possa respingere un giro di vite sul tema. Vedremo se Emma saprà innovare, dando un'immagine di maggior rigore e accettando che la società metta dei paletti al profitto libero. Per ora quello che accade nel suo stabilimento di Boltiere, nel bergamasco, però non lascia ben presagire: c'è un gruppo di lavoratori, concentrato nel reparto stoccaggio, che rischia ogni giorno la vita.
Un breve ritratto del gruppo Marcegaglia ci parla di un colosso specializzato nella trasformazione dell'acciaio, in particolare per produrre tubi e trafilati, con 47 stabilimenti, 6500 dipendenti e un fatturato annuo di 4 miliardi di euro (2007). Il centro è a Gazoldo degli Ippoliti, nel mantovano, dove nacque nel 1959 il primo laboratorio, fondato appunto da Steno, e dove oggi c'è l'impianto più grosso, con oltre 1200 operai; notevoli anche i siti di Ravenna (più di 600) e Forlì (quasi 400); Boltiere e Casalmaggiore, in Lombardia, contano rispettivamente 240 e 340 dipendenti.
Come ci racconta Luca Pescalli, Rsu Fiom di Boltiere, da Casalmaggiore arrivano ogni giorno circa 15 camion di tubi, con singoli carichi tra i 5-600 chili fino a 30-40 quintali. A Boltiere, da qualche tempo e dopo lunghe richieste, è finalmente disponibile l'elettromagnete che solleva i carichi. Il problema è che da Casalmaggiore i tubi non arrivano adeguatamente imbragati, dunque l'elettromagnete è di fatto inutilizzabile. Gli operai di ogni turno devono dunque salire su una scaletta, e stare sospesi a un'altezza di sei metri sopra i tubi, per agganciarli manualmente. Non sono neppure assicurati a un cavo: se i tubi si muovono e se un operaio dovesse scivolare, farebbe un volo di sei metri.
Lo stabilimento di Boltiere non è nuovo a questi problemi. Nel 2007 un edile albanese, che lavorava in nero per una ditta in appalto che costruiva una palazzina per gli impiegati, è morto cadendo da un'altezza di 7 metri: è stato trasportato dai colleghi in ospedale, e all'inizio denunciato come «infortunio domestico». Nel 2006 un operaio è finito in rianimazione per il contraccolpo di un carico di tubi sganciato d'improvviso. E lo scorso dicembre i dipendenti hanno scioperato perché l'azienda ha fatto smantellare un tetto in amianto poco distante dai reparti senza avvertire le Rsu e bloccare la produzione.
Le Rsu sono ora impegnate in trattative con Marcegaglia. Bergamo registra comunque dati pesanti sul fronte infortuni: 35 morti nel 2007, in crescita sul 2006; la provincia è seconda in Lombardia solo a Milano. Alla fonderia Pilenga si è verificato qualche mese fa il caso di un operaio sospeso perché segnalava i rischi sulla sicurezza. Alla Technimont di Castelli Caleppio, denuncia il delegato Fiom, parlare di sicurezza è un tabù. «Dobbiamo fare tutti uno sforzo - spiega Mirco Rota, Fiom - Ma soprattutto non funziona il sistema dei controlli dell'Ispettorato: intervengono da 6 mesi a un anno dopo le segnalazioni, un tempo che vanifica il nostro lavoro».

Sempre più lontane dall'Europa. Nel marzo 2000 a Lisbona i paesi europei decisero un piano sull'occupazione femminile intesa non solo come una questione di genere ma come volano per l'economia nazionale. I paesi partirono da poche ma precise considerazioni: se la donna lavora entra più ricchezza in famiglia - a patto che ci sia un sistema di servizi sociali adeguato - aumenta il reddito e nascono più bambini. Fu deciso, era il Duemila, che l'obiettivo era raggiungere - dieci anni dopo, nel 2010 - quota 60 per cento: cioè il sessanta per cento delle donne devono per quella data risultare impiegate, con un lavoro autonomo o dipendente. La situazione, a due anni da quella scadenza, è che la media europea si aggira sul 57, 4 per cento e quella italiana è fissa sul 46,3 per cento. Penultimi, appunto, nell'Europa dei 27 paesi membri, a dieci lunghezze dall'isola di Malta. In nostra compagnia, sotto il 50%, ci sono Polonia e Grecia. Slovacchia, Romania, Bulgaria viaggiano ben sopra il 50 per cento. Cipro è già al 60%. La Slovenia, appena entrata nella Ue, è al 61,8 per cento. La Danimarca guida la classifica con una percentuale del 73,4%.

La forbice nord-sud. Il nostro sud è il luogo europeo dove le donne lavorano meno in assoluto. Ecco i numeri della disfatta: le percentuali sono bloccate al 34,7 per cento (circa il 70 al nord); dal 1993 al 2006 le occupate sono cresciute di 1.469 mila unità nel centro nord e solo di 215 mila nel sud; molte anche giovanissime smettono di cercare lavoro, le chiamano "inattive" e sono 110 mila tra 2006 e primo semestre 2007. Tra i 35 e i 44 anni, la fascia di età in cui si lavora di più, al nord lavorano 75 donne su 100; al centro 68 e al sud 42.
Pagate un quarto meno degli uomini. Anche quando arrivano, ce la fanno e sfondano quel benedetto "tetto di cristallo", alle donne è comunque destinato uno stipendio inferiore di un quarto di quello del collega maschio. I dati della Presidenza del Consiglio dicono che una dirigente guadagna il 26,3 per cento in meno di un collega maschio. Lo chiamano "differenziale retributivo di genere", è pari al 23,3 per cento: una donna percepisce, a parità di posizione professionale, tre quarti di uno stipendio di un uomo. E questo nel pubblico. Nel privato la situazione peggiora.: "I dati mostrano che il differenziale di reddito tra uomini e donne è maggiore nelle professioni più qualificate e meglio retribuite e nelle aree geografiche dove il reddito medio è più elevato che sono anche quelle in cui il tasso di attività femminile è già a livello degli obiettivi di Lisbona 2010. In conclusione non sembra che il mercato del lavoro, sia nel pubblico che nel privato, offra alle donne un ambiente che garantisce criteri meritocratici né un'adeguata motivazione. Sicuramente non offre pari opportunità".

Solo il 5% nei board delle aziende. Trovare una donna nei consigli di amministrazione e nei board delle aziende è impresa per persone molto determinate. Nel testo messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio si legge che "nel 63,1 per cento delle aziende quotate, escluse banche e assicurazioni, non c'è una donna nel consiglio di amministrazione". C'è qualcosa che non torna visto che a scuola, all'università e nei concorsi le votazioni migliori sono quasi sempre delle studentesse.

Le più sgobbone d'Europa. Buffa storia, questa: l'Italia ha il tasso di occupazione femminile più basso d'Europa ma quelle che lavorano lo fanno più di tutte le altre. Ogni giorno, compresa la domenica, una donna italiana lavora, tra casa e ufficio, 7 ore e 26 minuti, un tempo superiore, appunto, a molti paesi europei (un'ora e 10 minuti in più, ad esempio, rispetto ad una donna tedesca). Facile da spiegare: il 77, 7 per cento del lavoro domestico - spesa, lavare, stirare, rigovernare, accompagnare etc. etc - è sulle spalle delle donne.
La conferenza dell’11 febbraio a Catania ha  affrontato altri temi delicati come "il permanere di una cultura di discriminazione", il lavoro cosiddetto "di cura" - figli, anziani, la casa, la spesa eccetera - che "non solo non è conosciuto ma neppure è sostenuto da politiche efficaci". 

 

( 11 febbraio 2008 – repubblica-

Claudia Fusani )  

 

c'è chi scherza:

La «modesta proposta» di Silvio Berlusconi che assomiglia a quella di Swift, ma è meno feroce
Lo scrittore irlandese proponeva che i ricchi mangiassero i poveri. Silvio propone incruenti matrimoni «Signorina, lei è precaria?
Niente paura, sposi mio figlio»

 

 

vedi dati donne in provincia di Torino al 2005:

 

 

 

 

riforma mar 08