Manifattura Legnano di Perosa.htm archivio
MANIFATTURA COTONE pdf ecomese
nascita
E lee la va in filanda lavorar lavorar lavorar
E lee la va in filanda lavorar col suo bel morettinO morettino mio morirai morirai morirai
O morettino mio morirai con le pene nel cuor
|
« La data ufficiale
della nascita in Italia della industria cotoniera vera e propria può essere
fissata intorno al 1808, anno in cui gli svizzeri Gian Giacomo e Sigismondo
Mueller impiantarono a Intra (Lago Maggiore) una filatura meccanica bene
attrezzata (ora Cotonificio Verbanese) che secondo un rapporto trasmesso dal
Vicerè d'Italia a Napoleone I, nel 1810, era integrata da 52 telai. La prima attività industriale tessile a Perosa risale al 1830, quando i fratelli baroni Bolmida di Alessandria si trasferirono a Perosa impiantando una filanda di seta modello che sfruttava le acque del torrente Chisone. Dal lavoro delle 110 persone occupate si otteneva circa 8 mila kg di seta l'anno, filando 50 mila kg di bozzoli. Nel 1883 gli impianti industriali dei Bolmida vennero acquistati da Jenny e Ganzoni che impiantarono ex novo la filatura di cotone tuttora esistente. Nel 1923 il Cotonificio Jenny e Ganzoni diventa società anonima cotonificio Valle Susa dei fratelli Abegg, mentre nel primo dopoguerra il pacchetto azionario viene ceduto al finanziere Giulio Riva che porta lo stabilimento perosino a raggiungere nel 1950 quota 1300 addetti. Ma dal 1959, anno in cui Giulio Riva muore e si dimettono dal consiglio di amministrazione gli svizzeri Werner ed Abegg, inizia unperiodo di decadenza che porta il Cotonificio Valle Susa guidato da Felice Riva al fallimento dichiarato nel 1965. Quasi subito viene costituita la ETI - Esercizi tessili Italiani - che senza attuare alcun investimento - gestisce tutto il gruppo fino all'ottobre 1971, anno di assorbimento da parte della Montefibre. Ancora tre anni e l'ex CVS viene messo in vendita ed acquistato nel 1976 da un gruppo di azionisti che costituiscono la Manifattura.di Perosa spa.
|
Mi vo in filanda, mi vo in filanda,
Ma tutt ul di me pias cantà,
L'è la mia mamma che la me manda,
L'è el gran bisogn de guadagnà.
Se l'aria bona dent la manca,
mi fa nagott anca patì.
Me prem ciapalla una quai palanca,
Gho i mè vegitt da mantegnì.

La lotta del 1960-61
Gli
stabilimenti CVS sono undici, disseminati in Val Chisone (Perosa) , Valle
di Susa (S. Antonino, Borgone, Susa, Collegno, Pianezza), Val di Lanzo
(Lanzo, Mathi) e Canavese (Rivarolo, Strambi no, S. Giorgio) e impiegano un
totale di 10.000 operai circa. Dal punto di vista tecnologico, il più
sviluppato è lo stabilimento di Perosa, dove si effettuano lavorazioni
specializzate (ad es. popeline), seguito da S. Antonino, Lanzo e Rivarolo.
E’degno di nota che questi
stabilimenti (salvo l'ultimo) siano stati i focolai e le punte avanzate.. della
lotta.!
Da tener presente è ano che la netta prevalenza in tutto il complesso della manodopera femminile, e il numero abbastanza basso (10% circa) .di operai iscritti ai sindacati.
Il livello salariale - uno dei più bassi della provincia - variava a settembre tra le 27.000 e le 36.000 lire circa mensili
L'avvio
all'agitazione è dato dal reparto carderia dello stabilimento di Perosa, il 20
settembre. Si sospende il. sabato 24, per permettere un incontro tra
rappresentanti sindacali e direzione all'Unione Industriali di Torino. Le
rivendicazioni avanzate sono le seguenti: applicazione dei minimi di cottimo del
10%, rivalutazione dei cottimi e loro estensione ovunque sia possibile, premio
di produzione. L'incontro ha esito negativo perché la direzione respinge in
blocco tutte le rivendicazioni avanzate. Il 27 gli operai dell'intero
stabilimento, recandosi a lavorare, trovano i. cancelli chiusi. Il lavoro è
sospeso perché “ lo sciopero del reparto carderia . ha provocato una mancanza
di ,materia prima ”.
Il primo sciopero generate di tutti gli stabilimenti ha luogo i giorni l e 3 ottobre, e vede un'adesione compatta degli operai " eccettuato Rivarolo, dove è in sciopero soltanto il reparto tintori, per rivendicazioni particolari. L'agitazione riprende 1'8 e 20 ottobre. .
La
fase conclusiva della lunga lotta dei CVS ha inizio il sabato 2 febbraio. quando
giunge una nuova proposta di mediazione, avanzata dal prefetto, dal sindaco di
Torino, e dal presidente dell'amministrazione provinciale.
I sindacati accettano in linea di massima, ponendo come condizione il ritiro dei licenziamenti, dei trasferimenti e delle serrate. Chiedono inoltre che sia sollecitamente comunicata la piattaforma di proposte su cui l'azione mediatrice intende fondarsi in modo da portarla al più presto a conoscenza dei lavoratori, ai fini di una decisione in merito ”'.
Nelle
assemblee finali si dice : a) ha
notevole importanza l'acquisizione dei premio, l'applicazione dei cottimi ad
alcuni reparti, il riconoscimento del mancato cottimo per i lavoratori ad
economia;
b)
il
valore di principio del ritorno in fabbrica dei licenziati e dei trasferiti, e
il ritiro delle serrate;
c)
lo
scarso ammontare degli aumenti salariali.
Presto, compagne, andiamo, Il fischio già ci chiama Mentre la ricca dama, Satnca d'amoreggiar, Comincia a riposar. Sono le cinque appena, Ma già il padron ci vuole, Ci aspettano le spole; Corriamo a lavorar, Il ricco ad ingrassar. Batti, telaio, in fretta Contro l'affranto seno, Così il padrone almeno Per questo mio penar, Nell'or potrà sguazzar. Se mi si strappa il filo Il Direttor m'insulta E poi con una multa Ei mi dimezza il pan: Non mangerò diman. Noi siamo ognor sfruttate, Noi siamo ognor derise, Sol perché siam divise, Perché non ci associam, Perché non combattiam. Presto, compagne, in lega! Più nulla temeremo Se unite noi saremo; Non dovrem più soffrir, ché nostro è l'avvenir. Compagni socialisti, Alzate le bandiere: Con le ribelle schiere Pur noi vogliam pugnar Il Diritto a conquistar.
cronologia breve
1 luglio
1976: la Filatura di Perosa Argentina diventa Mani-fattura
di Perosa spa parte della Manifattura di Legnano.
10 maggio
1982: la direzione in un incontro sindacale chiede di poter
effettuare il 6x6, il sindacato si oppone e chiede il rispetto dell’organico
previsto nell’accordo dell’80 (340 persone) di fronte agli attuali 318. Giugno:
La direzione intende mettere in CIG 55 persone se non si riduce l’orario di
lavoro al 6x6.
Giugno raggiunto un accordo si prevede l’assunzione di trenta persone e l’istituzione dei turni su sabato e domenica.
6 luglio 1983: accordo per il part time che sostituisce il 1° turno a scorrimento iniziato a marzo 1981 e il secondo turno a scorri-mento iniziato a settembre 1982.
19 febbraio 1984: incendio doloso.
27 giugno 1985: accordo per ripresa delle assunzioni e au-mento di salario. 8 luglio: assunte 8 operaie qualificate provenienti dalla Filseta in CIG.
2 aprile 1986: vendita della centrale elettrica. 7 luglio 1987: incendio al magazzino cotoni per autocombu-stione.
30 agosto
1989: la direzione sperimenta per 4 settimane i gruppi di
lavoro ai Rings di 4 persone invece che due.
31 agosto:
accordo per la CIG per 40 persone per due mesi.
14 settembre:
la direzione, ritenendo non ancora raggiunta la saturazione dei carichi di
lavoro, riduce il personale dei turni - uti-lizzando anche la CIG.
Lettera di
dipendenti all’Eco del Chisone: “Adesso ogni ope-raia del reparto filatura deve
badare a 7 o 8 rings mentre in nessu-na filatura si superano i 6 a testa”.
16 gennaio
1990: accordo sulle giornate di lavoro e di riposo
programmate.
marzo 1990:
sciopero, l’azienda ferma dei reparti - 13 marzo accordo l’azienda s’impegna a
rispettare le saturazioni previste a novembre 1989.
giugno-luglio:
tensione per il contratto aziendale.
7-8 dicembre:
sciopero per la piattaforma aziendale.
13 dicembre: accordo, aumento del premio annuo. l’assem-blea boccia col 63% l’accordo, la direzione nega di avere altri sol-di, il CDF dà le dimissioni.
25 febbraio 1991: nuova votazione, segreta, a favore 68% - assenti al voto 124
30 marzo
1992: 116 lavoratori in CIG per tre mesi, 9 aprile altri 39.
E’ prevista una rotazione di 60 operai ogni 7 settimane.
Maggio:
la Manifattura riceve la proposta di aprire un’azienda tessile nelle Maurienne
in Francia. La proposta allettante viene la-sciata cadere.
25 maggio:
nuovo incendio distrugge la scorta di cotone.
9 luglio:
l’azienda di fronte alla crisi tessile e alla merce inven-duta intende
investire in macchinari, abolire la mensa e il trasporto operai congelamento di
varie voci della busta paga.
18 agosto:
richiesto il licenziamento collettivo di 131 lavorato-ri, il sindacato non ci
sta, intervento dei politici.
25 settembre:
assemblee dei dipendenti, si vota si a trattare sulla mobilità 59.4%, no 38,4%.
9 ottobre:
accordo, la linea aziendale di riduzione costi, ritirata la mobilità, tra i
lavoratori si svolge un referendum 72% di SI.
23 ottobre: Rifondazione Comunista attacca l’accordo e il sin-dacato.
Guarda là, dan la
pianura
i ciminé fan pa pû fûm,
fan pa pû fûm;
i padrun dl'a gran paúra
as fan guarde da cui dal lûm.
S'é ingaggià, s'é ingaggià 'na gran battaia
dai nemis, dai nemis dal capital.
Guarda là le nostre fie
che travajo ant'al fabricùn,
a sun béle e ben turnie
a sun la gioia, a sun la gioia di padrun, cui lazzarun.
S'é ingaggià, s'é ingaggià 'na gran battaia
dai nemis, dai nemis del capital.
Ant l'offisina, ant l'offisina
ai manca l'aria
ant le suffiete, ant le suffiete
ai manca al pan, ai manca al pan
l'é la vita pruletaria che l'ouvrié, l'ouvrié, la fa tut l'an.
S'é ingaggià, s'é ingaggià 'na gran battaia
dai nemis, dai nemis dal capital
2 marzo 1993:
85 lavoratori ricorrono in Pretura contro l’accordo.
20 aprile:
inizia dal gruppo di dissidenti lo sciopero di un’ora per turno a tempo
indeterminato, la direzione il 21 aprile si rivolge alle maestranze invitandole
a riflettere.
17 aprile:
i sindacati presentano una proposta di calendario annuo e di fronte alla
chiusura della Direzione dichiarano scio-pero.
29 aprile:
sospensione di 5 operaie per turno in quanto c’è lo sciopero, sospensione
disciplinare di due operaie (poi, licenziate 9, inizia lo sciopero totale).
30 aprile:
assemblea permanente in fabbrica. , 10 maggio:
assemblea pubblica nel cinema di Perosa. ,11 maggio:
la direzione manda tutti i 440 dipendenti a casa.
13 maggio:
70 dipendenti scrivono una lettera all’Eco contro lo sciopero. 14 maggio:
incontro all’Unione Industriale.
15 maggio:
manifestazione sindacale a Perosa Argentina.
17 maggio:
ipotesi di accordo: di fronte al ritiro delle 83 de-nunce in Pretura
sull’accordo di novembre per la riduzione di sala-rio, ritirati i due
licenziamenti, calendario annuo sulle 330 giornate e 14 ore, l’azienda non paga
i salari della messa in libertà ma solo i contributi. Le denunce non vengono
ritirate, le due licenziate so-no ancora tali, sostituzione alla direzione
dello stabilimento.
19 maggio:
riprende il lavoro.
Giugno: la nuova direzione come gesto di apertura e sotto ri-chiesta delle maestranze riammette al lavoro le due licenziate.
8 ottobre: il Pretore respinge le richieste dei lavoratori.
Venerdì
8 ottobre 1993: La Pretura di
Pinerolo si pronuncia in merito alla causa promossa da 83 lavoratori della
Manifattura di Perosa che
chiedevano
il non riconoscimento della legittimità dell'accordo tagliasalari firmato
dal Sindacato un anno prima.
Il
pretore di Pinerolo, Patrizia Visaggi, respinge le loro richieste di invalidare
gli accordi stipulati lo scorso ottobre, a seguito di una delicata vertenza che
aveva visto coinvolti 450 dipendenti della Manifattura, mettendo soprattutto in
dubbio il ruolo del sindacato.
Tale
azione sindacale ha però dato i suoi risultati: ha portato al rientro di 180
lavoratori in mobilità e all'investimento di 4 miliardi da parte dell' Azienda.
«Non è
stata in nessun modo carpita la buona fede dei lavoratori ribatte Enrico De La
Forest, avvocato dell'Azienda -. Durante i periodi di agitazione sindacale che
vi sono stati, il 71% dei lavoratori ha accolto la proposta sindacale».
14 luglio 1994: la direzione attacca l’assenteismo.
10 febbraio
1997: assemblea per valutare l’accordo che pre-vede un
premio di assiduità, di produttività e qualità, nuova mensa.
17 marzo:
ritorna la mensa aziendale.
11 dicembre: accordo al ministero del Lavoro che precede un piano di ristrutturazione, blocco del turnover, mobilità verso la pensione.
febbraio
1998: accordo dei turni del part time per un aumen-to
dell’orario di lavoro settimane da 25 a 33,6 ore e la riduzione a 6 ore per i
turni sabato-domenica. Ogni 5 settimane un sabato domenica di riposo totale.
Accordo sperimentale.
Nel 2000.
La mobilità è finita.
Nel 2002.
Elezioni Rsu.
8-10-2003.
Rinnovo premio aziendale.
In novembre.
Si è svolto un coordinamento a Milano: pro-blemi e preoccupazioni. Sostituito
l’amministratore delegato.
Il gruppo Legnano presenta una grossa crisi finan-ziaria. Probabile riassetto.
In Manifattura a Perosa i dipendenti so-no 290. Il gruppo Legnano ipotizza la
chiusura dello stabilimento di Cerro con 100 dipendenti. Possiede invece un
cotonificio in Egitto.
A dicembre 2003 due giorni di CIG.
2004.
Continua la Cig in gennaio, specie per la Preparazione. Terminerà con l'inizio
della CIG straordinaria.
Si lavora
solo 4 giorni la settimana in alcuni reparti. Fra la CIGS a rotazione e quella
a zero ore sono assenti una ottantina di dipendenti.
Il gruppo Legnano comunica che vuole licenziare 600 dei 1150 dipendenti.
------------
Fine 2004-2005:
Nasce il Collettivo di Valle con le operaie della Manifattura che vede molto
critica la nuova situazione. Si parla di un ridimensionamento da 250 a 120
addetti. ALP propone uno Sciopero Generale di Valle in occasione dello sciopero
dei Metalmeccanici del 15 aprile, ma questa proposta viene boicottata.
13 maggio 2005: sciopero con manifestazione a Legnano, si riprende il
lavoro unitario e nella riunione del Comitato di difesa di Valle si ribadiscono
i due obbiettivi:
1) Richiesta di altri due anni di cassa
che finisce a settembre
2) Iniziative sulle Banche che non
intendono finanziare il Piano di rilancio.
27 maggio 2005: incontro in Prefettura con tutte le istituzioni Regionali
dove vengono ribaditi gli obbiettivi al Prefetto con l’impegno di coinvolgere
esponenti del Governo.
28 maggio 2005: passa il Giro d’Italia nella nostra valle. Due presidi e le
operaie della Manifattura ricordano la situazione molto pesante della nostra
Valle.
22
giugno- sciopero 8 ore industria- manifestazione a Torino, presidio a Pinerolo di Alp con un centinaio di lavoratori.
Incontro
col ministro Maroni, segue incontro con 18 banche; se finanziano si concede
altri due anni di Cig, prevista mobilità obbligatoria per
chi è pensionabile.
settembre 2005 - firmato accordo cig Legnano- prolungata ancora per due anni - 400 esuberi - la cisl non firma
2006- continua la cig- attivati corsi di riqualificazione- la direzione intende vendere i muri delle fabbriche
giugno
2006 - La direzione apre la mbilità per 60 dipedenti volonatri, di cui 6 a
Perosa.
luglio-Nell'incontro
di Milano si è saputo che è stata approvata la cassa integrazione fino a
settembre 2006. Mobilità aperta per 60 persone, ma solo 25 hanno aderito. Sono
6 gli stabilimenti venduti, ne restano 3 tra cui Perosa. C'è stato un grande
rimpasto di dirigenti. Per il futuro ci sono problemi per il rinnovo della cassa
integrazione, se prevale nel Gruppo la scelta commerciale rispetto alla
produzione. ( Ministero e Inps non nascondono il loro disappunto). A fine anno
altra apertura di Mobilità......con il rischio che questa sia pesante per
Perosa. Intanto sono aumentati
i carichi di lavoro in Ritorcitura: da 9 a 12 macchine a testa. L'obbiettivo è
di ridurre al massimo gli addetti con un reale rischio di evidenziare sempre
meglio gli eccedenti da mettere in mobilita? Il clima in azienda è sempre più
improntato alla difesa “personale” che sappiamo è la cosa peggiore che si
possa fare....
Povere
filandine,
Povere filandine, desfortunàe che semo, la paga che ciapemo li ne la vol magnar. Che ne ciapemo trenta, li ne magna quaranta, al sioba li ne la canta, al sabo li ne la tien. Povere filandine, desfortunàe che semo, la paga che ciapemo li ne la vol magnar. Povere filandine, levemo su a bonora, ciapemo una malora par mèso franco al dì. E anche 'l caposala, che no xe bon da gnente, ghe venga un asidente su la punta del cor.
letture
dalla
postfazione a il "diario di Ada"-
Alla manifattura è già successo di tutto e di più.
Voglio ora proporvi alcune considerazioni proprio su questi te-mi e sulle conseguenze concrete, quotidiane, che ne derivano.
Ogni giorno Ada deve misurarsi con situazioni di disagio, le più disparate, che poi automaticamente si ripercuotono su chi le sta attorno, sia nell’ambito famigliare che fuori.
Condizionano la sua vita di relazioni, impedendole la possibilità di partecipare alla vita di gruppo.
Io ho passato trentasei anni alla RIV, poi SKF, e leggendo il Diario provavo una tristezza e una rabbia per le situazioni di Ada. Penso che l’esperienza lavorativa per non essere alienante debba basarsi su: un orario di lavoro che non provochi eccessivi disagi, una mansione con ritmi e condizioni ambientali reggibili, un salario decente, un percorso lavorativo stabile indispensabile per im-postare le scelte di vita.
Dall’esperienza di Ada e delle sue compagne traspare in modo evidente che queste quattro condizioni non solo sono disattese, ma sono presenti al massimo grado della negatività.
Orario di lavoro: nel tessile, con la scusa della concorrenza e dell’utilizzo impianti, è da più di vent’anni che sono state intro-dotte le turnazioni più strane. A partire dal 6x6, allo scorrimento, al lavoro di sabato e domenica, senza parlare del 3° turno fisso. Co-me si può concepire tutta una vita lavorativa con cadenze così sballate? E’ vero che l’essere umano ha forti capacità di adattamento, però in questi casi vengno alterati i più elementari cicli biologici: notte-giorno, fatica-riposo – con quali conseguenze sulla salute delle lavoratrici?
Ritmi ed ambiente: agli occhi di un osservatore esterno in una visita guidata allo stabilimento, il cotonificio sembra un ambiente chiaro, pulito confortevole. Invece, per chi vi lavora, quando tutte le macchi-ne sono a pieno ritmo, diventa una cosa infernale. La temperatura in estate può raggiungere anche i 45 gradi (pensate quest’anno quando faceva caldo anche all’ombra in riva al Chisone), con una umidità altissima, il tutto condito da ritmi massacranti che non permettono tregua altrimenti non si riesce a fare la produzione; tutto questo provoca stress fisici difficilmente sopportabili.
Però Ada è talmente assuefatta e rassegnata che ne parla raramente, pur essendo uno dei fattori più negativi della sua esperienza.
Quando vado, sporadicamente, a distribuire volantini alla Manifattura, sui volti delle lavoratrici che hanno terminato il turno si leggono in modo evidente i segni di una enorme stanchezza fisica mista a rassegnazione.
Salari: tutti andiamo a lavorare per i soldi. Perché ci servono per vivere. Quando si lavora in un settore ‘maturo’, come il tessile, il salario è uno dei fattori sempre variabili verso il basso. Come avete notato durante la lettura, questo elemento spicca in modo evidente, fino ad assumere aspetti grotteschi. Non capita molto sovente di trovarsi in situazioni in cui il sindacato conclude accordi con decurtazioni della retribuzione. Una breve comparazione. Io nel '62, quando sono entrato a lavorare alla RIV, e avevo 17 anni, guadagnavo ‘molto’ di più di mio padre che aveva 58 anni e lavo-rava al Cotonificio.
Percorso lavorativo: credo che l’aspetto più devastante per un lavoratore dipendente sia l’incertezza del posto di lavoro. Il non essere mai sicuri di cosa succederà nel breve nel lungo periodo perché dal proprio lavoro dipende l’esistenza propria e quella dei figli. Anche se è molto giovane Ada si chiede se riuscirà a raggiungere il traguardo della pensione. Ma alle Ada che hanno 50 anni, se spostano l’età pensionabile – e con queste condizioni di lavoro – viene voglia di buttarsi giù dal ponte.
Un aspetto molto importante da tener presente è che tutte queste situazioni negative ricadono su una mano d’opera composta al 85% da donne. Il personale maschile è presente solo nelle man-sioni di coordinamento, di manutenzione e di comando.
Franco Polastro
la filanda- Milva
Cos'è Cos'è
che fa andare la Filanda
è chiara la facenda
son quelle come me.
E c'è e c'è
che ci lascio su il telaio
le lacrime del guaio
di aver amato te.
Perchè Perchè
eri figlio del padrone
facevi tentazione
e venni insieme a te.
Cosi Cosi
tra un sospiro e uno sbaglio
son qui che aspetto un figlio
e a chiedermi perchè!
Tu non vivevi senza me
ahi l'amore
ahi l'amore
prima sapevi il perchè
ahi l'amore che cos'è.
Cos'è Cos'è
questa vita fatta ad esse
tu giri col calesse
ed io non c'è l'ho.
Cos'è Cos'è
questo padre che comanda
mi vuole alla Filanda
ma non insieme a te.
Cos'è cos'è
questa grande differenza
se non facevi senza
di questi occhi miei.
Perchè Perchè
della mente da padrone
al cuore del cotone
la gente come me.
Tu non vivevi senza me
ahi l'amore
ahi l'amore
prima sapevi il perchè
ahi l'amore che cos'è.
Ormai lo so
tutto il mondo è una Filanda
c'è sempre chi comanda
e chi obbedirà
però però
se l'amore si fa in due
di queste colpe sue
ne ho anchio la metà
Perchè Perchè
eri figlio del padrone
facevi tentazione
e venni insieme a te.
Cosi Cosi
tra un sospiro e uno sbaglio
son qui che aspetto un figlio
e a chiedermi perchè!
Tu non vivevi senza me
ahi l'amore
ahi l'amore
prima sapevi il perchè
ahi l'amore che cos'è.
Cascami Seta