Luisa Melega

Di Luisa mi ricordo poco: che era carinissima e timida,  alle riunioni era precisa nel raccontare la vita di fabbrica, che era una brava delegata dello stabilimento Indesit lavastoviglie. Era di None di una famiglia con molti figli, immigrata dal Veneto. 

 Una sera, dopo una riunione al circolo operaio, portai con l'auto Luisa e Giovanna Baffa fino a Pinerolo: andammo in collina, al Besucco, e ci infilammo sotto una rete per andare sul poggio a guardare la luna. Durante il giorno, chiusi negli scatoloni di cemento degli stabilimenti Indesit non vedevamo certo il paesaggio.

Non le feci il filo, avevo già una relazione con una studentessa universitaria, Agnese, con cui sarei poi stato sposato per pochi anni.

Luisa, come tutti noi ha attraversato avvenimenti politici e sociali del secolo scorso e condiviso l'attesa di miglioramenti : per la famiglia di origine e per tutti.

Non so come giudicava l'involuzione e la crisi dell'Indesit, a partire dagli anni Ottanta, e la triste fine di oggi.

L'ho poi rivista a Pinerolo, scambiando poche parole, alle manifestazioni, sottobraccio a Elvio Tron , sindacalista CGIL , che aveva sposato.

Mi dispiace moltissimo per la sua lunga malattia e il vuoto che lascia nella famiglia.

(Piero)


Giovanna Baffa, Mauro Sorrentino, Mario Dellacqua, Nino Di Pomponio, Luisa Melega e la mia mamma Anna sul fondo- Chiabrano

Luisa

 

Sai una cosa Luisa?  Nonostante tutto penso che non siamo stati sconfitti, penso che molti di noi non si sono piegati alle avversità e custodiscono ancora la speranza nel cuore. La nostra generazione  era piena di ideali, generosità e voglia di cambiare in meglio il mondo che stavamo ereditando dalla generazione precedente, quella che aveva vissuto gli orrori delle due tragiche guerre mondiali.

Eravamo pietre rotolanti, trascinate dal fiume, ora calmo ora impetuoso, della storia. Alcuni si sono arenati lungo le rive altri proseguono verso il mare che tutto accheta, passioni, furori, orrori.

Abbiamo vissuto la breve, intensa stagione, profondamente legata alla nostra giovinezza, con azioni concrete e tanti sogni ad occhi aperti su una realtà che non ci piaceva e che purtroppo sembra  vincente. Dopo quella stagione ci siamo persi di vista.

Ho conosciuto Luisa al Circolo Operaio di None, un covo di sognatori accomunati dalla stessa volontà di capire per contribuire a modificare le condizioni  di questa povera umanità, senza le mediazioni di quelli che tutto sanno e tutto capiscono e che poi ci fregano. Lavoravamo alle catene di montaggio della stessa azienda, lei alle lavastoviglie  io ai frigoriferi. Il nostro non numeroso gruppo si ritrovava spesso al circolo ma anche a casa di Orso, a Torino, qualche volta alla cascina di Anna, a Cavour, e attorno al caminetto, si discuteva animatamente tra caldarroste e qualche bicchiere di vino. Rivedo Luisa esile, fragile ma determinata, immersa nei suoi pensieri, con un’aria triste, non ricordo un suo sorriso. Mi capita una foto tra le mani, l’unica del gruppo che ho. Siamo a casa di Piero, su a Chiabrano. E’  una tiepida e luminosa giornata d’autunno del 1973, siamo seduti, nel prato antistante la casa, attorno a un tavolino: Giovanna, Mario, Luisa,Nino ed io; la mamma di Piero ci guarda, seduta non lontana, con sguardo amorevole. Provo ad ingrandire la foto ed ecco che, finalmente, Luisa appare serena e sorridente.

Mauro


http://www.alpcub.com/crisi_indesit.htm

http://www.pinographic.altervista.org/r14.html