Luigi Pintor

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Luigi Pintor (Roma, 18 settembre 1925 – Roma, 17 maggio 2003) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano

la repubblica
E' morto a Roma Luigi Pintor
coscienza critica della sinistra
Nel 1969 la radiazione dal Pci
per aver "cristallizzato" il dissenso


ROMA - E' morto oggi, nella sua casa di Roma, Luigi Pintor. Era nato a Roma il 18 settembre 1925, soffriva di un male incurabile del quale si era accorto un mese fa. Pintor, intellettuale eternamente critico con la "sua" sinistra, giornalista, fondatore e animatore del "manifesto", era stato anche deputato, aveva 78 anni. Fino all'ultimo lo ha assistito la moglie Isabella.

Pintor sfuggì alla condanna a morte durante la guerra di Liberazione, entrò nel Comitato centrale del Pci, fu condirettore de 'L'Unità. Poi, deputato dal 1968 al 1972.

Nel 1969 fu radiato dal Pci insieme al gruppo dei 'dissidenti' e fondò 'Il manifesto'. La sua storia si può definire quella di un comunista 'politicamente scorretto', prendendo in prestito il titolo del suo ultimo libro che racconta, criticandoli, gli anni del governo dell'Ulivo, dal 1996 al 2001.

Nato a Roma il 18 settembre 1925 da Giuseppe e da Adelaide Dore, Luigi Pintor trascorse la sua fanciullezza a Cagliari. Tornato a Roma, si avvicinò al movimento antifascista clandestino. Era il fratello minore dell'intellettuale antifascista Giaime Pintor, nato nel 1919, e che morì il 1 dicembre 1943 a causa dello scoppio di una mina nel tentativo di passare il fronte, lungo il Garigliano, davanti a Castelnuovo al Volturno.

Pintor partecipò alla guerra di liberazione nelle fila dei Gap. Arrestato dalla famigerata banda Koch, sfuggì alla condanna a morte. Poi venero gli anni del dopoguerra e del Pci. Pintor fu un dirigente di primo piano del partito e nel partito combatté una lunga serie di battaglie sempre da sinistra, su posizioni "ingraiane".

Fino al 1969, quando la sua critica, per il "centralismo democratico" del Pci di allora, divenne troppo pesante da sostenere.

Nel comitato centrale del Pci del 5 giugno del 1965, si registrò un fatto clamoroso al momento del voto: quattro componenti, tra cui Luigi Pintor, votarono contro la relazione che a nome della segreteria era stata svolta da Paolo Bufalini. La lotta tra la destra e la sinistra del partito si fece più aspra, mentre si manifestò per la prima volta in modo esplicito il dissenso.

Passarono quattro anni e Pintor fu di nuovo protagonista di una battaglia storica all'interno del Pci per la manifestazione e la libertà di dissenso nella vita del partito. L'8 febbraio 1969, in occasione del XII congresso del Pci a Bologna, Pintor, il più noto tra i delegati della sinistra, affiancato da Rossana Rossanda, Aldo Natoli e Massimo Caprara, pronunciò un vivace intervento in contrasto con la maggioranza del partito. Era l'inizio di una insanabile divergenza.

Fu Alessandro Natta in una storica riunione del Comitato centrale (25 novembre 1969) a chiedere e ottenere la radiazione dal Pci del gruppo del Manifesto. Con Pintor vennero cacciati dal Pci anche Aldo Natoli, Rossana Rossanda, Lucio Magri e Massimo Caprara. Li seguirono Valentino Parlato e Luciana Castellina. L'accusa? L'aver "cristallizzato" il dissenso in un piccolo movimento organizzato che aveva "osato" darsi anche un periodico: "Il manifesto", appunto. Un'accusa che oggi suona quasi ridicola ma che, allora, traumatizzò e divise larghi strati del Pci. Poi, il "manifesto" come partito durò relativamente poco. Nel 1987, dopo molte battaglie, rientrò di fatto nella sinistra indipendente. Come giornale, "Il manifesto" (per la prima volta in edicola il 28 aprile 1971) vive e combatte anche oggi la sua battaglia di "coscienza critica" della sinistra italiana. Pintor ne è stato il primo direttore e lo ha condotto in diverse altre occasioni alternandosi con altri membri del collettivo redazionale.

Pur non essendo uno scrittore di professione, Luigi Pintor ha sempre coltivato uno stile pungente anche negli articoli giornalistici, talvolta raffinato, e non di rado arricchito di letterarietà. E proprio nell'ultimo decennio la scrittura ha preso quasi il sopravvento nella sua attività, pubblicando diversi libri, tutti per la casa editrice Bollati Boringhieri, fondata dall'amico Giulio Bollati.

Nel 1991 ha dato alle stampe 'Servabo' in cui, utilizzando una parola di derivazione latina con il significato di conservare, ha rievocato 50 anni di vita. Nel 1998 ha pubblicato un 'romanzo' dal titolo 'La Signora Kirchgessner'; sono poi seguiti nel 2001 'Il Nespolo' e nel 2002 'Politicamente Scorretto', in cui ha riproposto cronache del quinquennio 1996-2001.

Proprio in questi giorni è uscito il suo ultimo libro: "I luoghi del delitto" in cui Pintor, nascondendosi letterariamente dietro la maschera di un archivista, affronta il tema della morte che, forse, sentiva ormai vicina. Negli ultimi anni, purtroppo, il giornalista era venuto più volte a contatto con la lacerazione della fine: soprattutto con la morte prematura di entrambi i suoi figli.

(17 maggio 2003)

SENZA CONFINI di Luigi Pintor

La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.

Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall'89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall'altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l'opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l'unica risorsa disponibile.

Si sono gettati alle spalle la guerra con un voto parlamentare consensuale. Non la guerra irachena ma la guerra americana preventiva e permanente. Si fanno dell'Onu un riparo formale e non vedono lo scenario che si è aperto. Ciò vale anche per lo scenario italiano, dove il confronto è solo propagandistico. Non sono mille voci e una sola anima come dice un manifesto, l'anima non c'è da tempo e ora non c'è la faccia e una fisionomia politica credibile. E' una constatazione non una polemica.

Noi facciamo molto affidamento sui movimenti dove una presenza e uno spirito della sinistra si manifestano. Ma non sono anche su scala internazionale una potenza adeguata. Le nostre idee, i nostri comportamenti, le nostre parole, sono retrodatate rispetto alla dinamica delle cose, rispetto all'attualità e alle prospettive.

Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C'è un'umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all'altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine.

Anche la pace e la convivenza civile, nostre bandiere, non possono essere un'opzione tra le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del mondo e dell'esistenza quotidiana. Non una bandiera e un'idealità ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell'uccisione e della soggezione di sé e dell'altro la regola e la leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità con questo versante inconciliabile.

Una internazionale, un'altra parola antica che andrebbe anch'essa abolita ma a cui siamo affezionati. Non un'organizzazione formale ma una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d'istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un'area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un'era che ce ne sta privando in forme mai viste.

http://www.youtube.com/watch?v=-SRyqCr4GVI

intervista in 4 parti- 1991

pintor_manifesto_2013