CLASSE OPERAIA, CLASSE INTERNAZIONALE.

CONFLITTO INTERNAZIONALE.

 

BANGKOK. TAILANDIA. 2 SETTEMBRE 2000.

Più di 500 operaie tessili protestano in maniera permanente davanti alla sede del governo tailandese. Le operaie fanno parte della fabbrica ‘Tai Durable’ che impiega più di 1500 operaie. Le operaie protestano perché la direzione dell’azienda, durante gli anni dell’ultima crisi economica, aveva ottenuto attraverso i sindacati, una ‘moderazione sindacale; e ora passata la crisi, l’azienda ha ripreso a fare profitti e a comprare macchinario, investendo in milioni di dollari, ma si è rifiutata di accettare le richieste di aumenti salariai delle operaie. Nel maggio scorso, .le operaie hanno occupato la fabbrica. Il 14 giugno, ha lanciato contro le operaie in assemblea permanente in fabbrica, le guardie della sicurezza privata . I poliziotti privati hanno avuto il ‘supporto’ da parte di squadre antirivolta della polizia tailandese. Il 27 luglio 2000, più di 2000 operaie e operai hanno dimostrato davanti alla sede del governo tailandese.

 

TEHERAN. IRAN. 27 SETTEMBRE 2000.

‘Gli operai sono le prime vittime della crisi economica’ (Iranian Workers News) . La crisi economica in Iran è così riassumibile:

1) 392 fabbriche e unità industriali hanno chiuso.

2) 25.000 operai e altri lavoratori non hanno ricevuto lo stipendio per periodi che vanno da 3 a 50 mesi.

Dei 4 milioni di lavoratori disoccupati, solo 85.000 hanno una ‘copertura’ contro la disoccupazione.

OPERAI TESSILI IN AGITAZIONE. La mattina del 1° agosto, più di 150 operai della fabbrica tessile di Nakh Kar, alle porte di Tehran, hanno protestato davanti alla sede del governo, perché i loro salari negli ultimi tre anni non sono stati mai pagati regolarmente.

Durante la manifestazione un operaio ha affermato . ‘ La vita di molti operai è stata rovinata in questa crisi, e ha gettato la nostra stessa vita nella disperazione, nella povertà e alla morte.’

SCIOPERO DEI MINATORI IN Iran centrale. 15 Luglio 2000. Più di 500 operai, che lavorano a Bafgh (Iran centrale), hanno fermato il lavoro, scioperando e facendo manifestazioni e sit in di protesta. La protesta è rivolta contro l’assoluta incertezza di mantenere il proprio posto di lavoro, nel passaggio della compagnia aziendale, dal settore statale a quello privato.

CONDIZIONI INSALUBRI E DISUMANE PER GLI OPERAI TESSILI DI BAFTHAYEH KERMAN (SUD EST DELL’ IRAN). UNA DENUNCIA OPERAIA.

Questa fabbrica tessile si trova a Kerman (sud est dell’Iran) . Impiega 520 operai, di cui 300 sono operaie. La denuncia riguarda principalmente l’alta temperatura e l’alto tasso d’umidità presenti all’interno dei capannoni industriali. Questo produce un uno stato di malessere e colpi di calore per un alto numero di operai. Gli operai non hanno neanche i bagni per lavarsi.

Gli operai denunciano anche di lavorare sotto pressione dalla direzione per incrementare la produzione, minacciandoli. Molte operaie, hanno avuto infezioni urinarie in quanto in questa industria l’acqua non è purificata, sterilizzata nei bagni delle operaie. La mensa è un sogno.

Gli operai sono costretti a portarsi il mangiare da casa e a consumarlo in fretta vicino ai macchinari che adoperano per lavorare. L’unica cosa che i dirigenti dell’azienda danno a loro è un pacchetto di biscotti. Un altro operaio afferma che ogni volta ‘noi chiediamo una licenza annuale, la direzione ci risponde che non ha operai con cui sostituire chi prende la licenza. Quando si fanno assenze al di fuori della licenza annuale, ci danno un avvertimento, dicendoci che se si ripeterà, noi saremo licenziati

AHVAZ, SUD-OVEST DELL’IRAN. VITTORIA DEGLI OPERAI DEI POZZI PETROLIFERI. 14 SETTEMBRE 2000.

Lo sciopero e le manifestazioni di protesta organizzate dai 6000 operai degli oleodotti di proprietà della compagnia petrolifera Melli Haffari in Ahvaz, durato 3 giorni, contro la politica di privatizzazione condotta dalla compagnia, è finito il 22 ottobre. Durante la protesta gli operai hanno la principale autostrada che porta a Ahvaz, spiegando agli automobilisti il perché della loro forma di protesta. La compagnia Melli Haffari è una delle maggiori compagnie associate al ministero del petrolio iraniano e il suo ruolo nella scoperta del petrolio in Iran è considerato vitale per l’economia del paese. La vittoria degli operai petroliferi è senza precedenti in un momento in cui quando le proteste contro la perdita del lavoro (da 500 a 1000 grandi industrie stanno trattando la chiusura) e il mancato pagamento dei salari è entrato in una nuova fase.

NAMIBIA. RIO TINTO. 6 DICEMBRE 2000. DIMOSTRAZIONI DEI MINATORI DELLE MINIERE D’URANIO.

Tra i 400 e i 500 minatori della miniera Rossing, rappresentanti almeno il 60 % della forza lavoro della miniera, hanno dimostrato davanti alla miniera principale della società Rossing chiedendo salari adeguati all’inflazione. Gli operai protestano perché i loro salari da dieci anni non sono adeguati all’aumento dell’inflazione. L’incremento dell’inflazione negli ultimi dieci anni è stato del 18 %. Gli operai e i sindacati chiedono un aumento salariale del 20 %.

BRASILE. SANTOS. 6 DICEMBRE 2000.

Operai portuali che lavoravano all’assistenza nel porto di Santos alle navi attraccate, hanno iniziato uno sciopero a tempo indeterminato. Lo sciopero è per aumenti salariali del 7 % , straordinari per i turni e sevizi di trasporto e di mensa adeguati. LO sciopero dei portuali di questi giorni fa seguito a quello della settimana prima dove gli operai che lavorano nelle stive delle navi riuscirono a bloccare l’attività del porto per tre giorni. Il direttore esecutivo del Sindacato degli operatori portuali (Sospes), Josè dos Santos Martins, ‘difendendo’ il negoziato come ‘migliore cammino per risolvere il conflitto’, ha constatato che ‘gli operai hanno infelicemente optato per lo sciopero in questa epoca di fine anno, causando grande pregiudizio per gli importatore, gli esportatori, e gli operatori e (naturalmente) per gli stessi operai che avevano osato scioperare !

BRASILE. SAN PAULO. 7 NOVEMBRE . SCIOPERI NEL SETTORE AUTOMOBILISTICO.

BANGLADESH. CONTINUA LO SCIOPERO DEI PORTUALI DOPO LA SPARATORIA DELLA POLIZIA. Tensione al porto di Mongla, dove i portuali continuano lo sciopero contro l’uccisione di 4 operai da parte della polizia. Molti negozi e uffici sono rimasti chiusi. Il carico e lo scarico delle merci nel porto è stato sospeso totalmente. 5000 operai e i loro familiari hanno inscenato una manifestazione di protesta contro le uccisioni.

NEW DELHI (INDIA). 10 NOVEMBRE 2000. OPERAI DELLA MARUTI IN SCIOPERO.

Gli operai della Maruti Udyog ltd, dove si producono macchine, hanno continuato il loro sciopero arrivato al 40° giorno consecutivo contro la sospensione di 24 operai e domandano contemporaneamente incentivi e un’inchiesta sulla morte di due operai avvenuta nella fabbrica il mese precedente. Lo sciopero ha ridotto la produzione di autocarri del 50 % in ottobre.

Luton. Inghilterra. GENNAIO 2001.Solidarietà internazionale e protesta in tutta Europa. Oltre 40 mila operai in almeno 5 paesi europei hanno organizzato una giornata di scioperi e altre forme di protesta per mostrare ai padroni della General Motors che gli operai d’europa sono solidali con la fabbrica di Luton, e i suoi operai che rischiano il posto di lavoro. Ci sono stati scioperi in Germania, Portogallo, Spagna.

COREA. 30 GENNAIO 2001. Gli operai della multinazionale Hyundai costruzioni hanno protestato contro il piano del governo coreano che vuole liquidare ben 52 fabbriche. Insomma, come sempre le crisi dei padroni le pagano gli operai.

STATI UNITI. CRYSLER LICENZIA. GENNAIO 2001 Nell’arco di 3 anni la multinazionale Daimler-Crysler licenzierà 26 mila operai. Il 75 % dei tagli verrà approntato entro il 2001. Entro il 2002 la Crysler chiuderà 6 impianti.

SPAGNA . PAESI BASCHI. GENNAIO 2001. MICHELIN RAFFORZA LA PRECARIETA’.

Il nuovo piano di competitività (plan de competitividad) della multinazionale francese FISSATO PER LE FABBRICHE DI Lasarte e Gasteiz (Vittoria), prevede il prepensionamento di 576 operai (331 a Gasteiz e 245 a Lasarte). Nel resto dello stato spagnolo, igli opeari colpiti dalle ristrutturazione della Michelin saranno in totale 1020 e nel resto dell’europa ben 7500. Con il nuovo piano di competitività la Michelin cercherà di creare un nuovo tipo di operaio in fabbrica. Unendo agli operai fissi con un ‘contratto regolare’ altre sei tipi differenti di contratti e quindi di operai.

1) Operai fissi con contratto ‘antiguo’, come viene denominato; cioè con contratto classico. Questi operai ‘fissi’ secondo la Michelin devono scomparire mano a mano che andranno in pensione.

2) Operaio con contratto chiamato ‘indefinito’, cioè operaio che lavora in giornate variabili; a questi operai sarà garantito solo un 75 % di giornate.

3) Operaio che ha un contratto solo per 5 anni.

4) Operaio che lavora attraverso differenti tipi di contratto ( Tempo determinato, Termine di lavoro, Praticante,etc).

5) Operaio che viene assunto attraverso il Lavoro temporale (ETT) con salario molto più basso degli altri operai e con grande instabìlità lavorativa.

SPAGNA. PAESI BASCHI. GENNAIO 2001.

PARTE LA CONTRATTAZIONE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEI METALLURGICI.

Nei Paesi Baschi gli operai interessati al rinnovo del contratto sono più di 130 mila nelle grandi aziende e decine di migliaia in quelle piccole e medie. Questo settore, per quanto riguarda i Paesi Baschi è quello più importante tra i settori industriali. Il rinnovo del contratto metallurgico a livello generale viene a coincidere, per quanto riguarda i Paesi Baschi con il rinnovo di 200 contratti aziendali. (dati presi da Iraultzen-giornale del Lab)

Roma, 8 febbraio 2001./m.p per aslo lazio-roma

Gli Operai Goodyear.

'Ora molti dicono che siamo rientrati per merito loro…ma non è vero' (un operaio della ex-Goodyear)

Gli Operai Goodyear, dopo un anno di lotte e resistenza vincono e sono riassunti. Dopo che la multinazionale USA, 12 mesi fa, aveva deciso di licenziare 540 operai di Cisterna di Latina, ora gli stessi operai (i 300 rimasti in cassa integrazione, che non avevano potuto usufruire dei prepensionamenti), ritornano a lavorare sempre a Cisterna di Latina e sempre dove sorgeva lo stabilimento Goodyear.

Questa volta con la Meccano Holding, proprietaria di altre fabbriche. Da operai chimici, del settore gomme, diventeranno quindi operai metalmeccanici.

Molte cassandre, presenti anche tra il movimento politico-sindacale alternativo, in questo anno, avevano più volte espresso il fatto che per gli operai Goodyear non sarebbero mai più rientrati in fabbrica e sarebbero rimasti a fare i disoccupati.

Gli operai ex-Goodyear hanno smentito nei fatti anche questi 'iettatori', lottando in mille modi e forme differenti, per riprendersi il lavoro. Hanno lottato soprattutto contro i tentativi sindacali, che già all'inizio della vertenza e con la consegna delle lettere di licenziamento, già davano chiusa la vertenza con la fuoriuscita degli operai. Tanto sia che non hanno mai fatto per esempio un blocco delle merci o scioperi degni di questo nome. Sono stati trascinati e in molti casi travolti dalle iniziative indipendenti degli operai, che si sono anche organizzati nel 'comitato di lotta Goodyear'. L'accondiscendenza e il servilismo dei sindacati verso gli accordi capestro veniva fuori anche dopo l'accordo per la reindustrializzazione della fabbrica e degli operai in CIG. I sindacalisti di turno sapevano proporre agli operai solo le agenzie interinali e non mostravano nessun interesse a mobilitare gli operai per costringere i padroni, il governo e gli enti locali di trovare un acquirente nuovo che subentrasse ai padroni USA. Gli operai hanno fatto rimangiare ai sindacalisti queste proposte aberranti, riuscendo a fare andare a 'gambe levate' questi funzionari prezzolati e borghesi. Gli operai sono riusciti a imporre la loro presenza al tavolo delle trattative accanto alla delegazione sindacale ufficiale. Insomma sono riusciti, sfruttando le contraddizioni e la fase del momento, a imporre l'unico discorso serio che poteva essere fatto in queste occasioni: trovare un nuovo padrone che subentrasse al vecchio e facesse ripartire la fabbrica.

Questo è avvenuto.

'Continueremo a vigilare'. Queste sono le altre parole che ha detto un operaio. Gli operai adesso continueranno, per altri motivi, a sorvegliare l'accordo in prima persona.

Gli operai ex-Goodyear hanno dimostrato, tra tante difficoltà e contraddizioni, che organizzandosi i prima persona e indipendentemente si può ribaltare una situazione persa in partenza. Gli operai ex-Goodyear, sfruttando le condizioni oggettive, contando soprattutto sule proprie forze hanno imposto a sindacati, partiti politici e governanti la loro volontà di non essere considerati ex-operai, licenziati, ma operai che rivogliono il lavoro.

E questo è stato ottenuto, soprattutto grazie a loro stessi, non di certo grazie ai sindacalisti e ai partiti politici e né tantomeno a sindacati 'alternativi' e partiti e partitini 'radicali' e alternativi, che hanno brillato solo per la loro assenza e/o la loro demagogia strumentale.

3 gennaio 2001/I lavoratori del Comitato di solidarietà con le lotte operaie/Operai Contro-Aslo

SOTTO ACQUA, VENTO E GRANDINE…

[Da Firenze riceviamo in redazione e pubblichiamo volentieri questa lettera di un lavoratore delle cooperative sociali perché è il sintomo di una condizione di lavoro molto diffusa nelle città delle metropoli imperialiste. Molto spesso questa realtà del nuovo proletariato non è neppure considerata nelle statistiche. Si tratta di un proletariato 'sommerso' per l'atipicità della sua condizione giuridica e normativa. Fa molto pensare al film di Ken Loach, Bread and roses. Il compagno, che sicuramente ha partecipato all'Assemblea Operaia del 2 e 3 dicembre, è invitato a prendere contatto con questa redazione e dare un quadro più esauriente delle condizioni di vita e di lavoro di questo non trascurabile settore del proletariato.]

Sono un lavoratore di una cooperativa sociale di reinserimento al lavoro, attualmente impiegato nella raccolta differenziata della carta per conto della società mista Publiservizi.

Siamo tutti assunti con contratto part-time di 2° livello a tempo determinato di 6 mesi, senza rimborso pasto e/o di viaggio (alcuni miei colleghi arrivano da 40 km. di distanza) e raramente lavoriamo meno di 6 ore al giorno; se tutto va bene, se uno dei camion si blocca, si arriva facilmente alle 20:00, cioè 11 ore lavorative e in due mesi è già successo 7 volte.

Le ore in eccedenza non vanno in straordinario ma in recupero ferie, che prenderemo chissà quando, dato che abbiamo una sola possibile sostituzione, il mio collega ad esempio è in broncopolmonite da un mese. Sotto l’acqua, il vento, il sole e la grandine (quando nevica non si lavora…), senza sabati pagati, il tutto per la modica cifra di 835.000L mensili.

Adesso mi trovo agli infortuni perché alla nona ora di lavoro la mia spalla destra ha ceduto, dopo aver raccolto più di 5 tonnellate di carta da solo: in tre settimane siamo passati da tre ad un solo raccattatore, ovvero a "regime ottimale" secondo il responsabile di Publiservizi, a cui avevo fatto ben presente il mazzo che ci stavamo facendo e la pericolosità del lavoro a queste condizioni.

A inizio novembre feci notare le ore in più ed il bisogno di pranzare al presidente della cooperativa, il quale mi promise un aumento delle ore contrattuali e un bonus pranzo di ben 7.000L, ma solo se non l’avessi detto agli altri, che altrimenti lo avrebbero preteso (!). Oggi in busta ho trovato le medesime poche lire del mese scorso.

Ma parlando con gli altri lavoratori ci siamo convinti che il lavoro dipende da NOI, perché NOI conosciamo il giro di raccolta, NOI corriamo come dannati, NOI abbiamo la conoscenza e la gestione del servizio e non i signori che si annidano negli uffici, e NOI ne abbiamo piene le palle di essere trattati come schiavi per un pugno di lire che LORO chiamano stipendio.

Al prossimo incontro dell’Assemblea Operaia riporterò i dati della nostra esperienza lavorativa perché possano essere di aiuto a tutti, dato che dalla lotta si possono solo imparare cose buone.

Solidarietà a tutti gli sfruttati del lavoro!

Un lavoratore delle cooperative sociali

 


altre notizie da "l bollettino delle lotte" n/0

COREA DEL SUD

Daewoo Motors: Manifestazione interdetta dalla polizia (26 marzo 2001)

500 militanti della KCTU (Confederazione dei Sindacati della Corea) sono stati respinti dalla polizia nel campus universitario di Pupyong. Dei testimoni dichiarano che i 300 cocktail molotov che sono stati lanciati non hanno fatto feriti. Gli operai si oppongono ai licenziamenti seguiti al fallimento fraudolento dell'impresa. Essi esigono l'arresto del progetto di vendita a GM e la nazionalizzazione del gruppo.

BRASILE

Petrobras: Gli operai scioperano per maggiore sicurezza

93 croci, simobilizzanti gli incidenti mortali degli ultimi 3 anni.

Le mogli dei defunti criticano le condizioni di lavoro insostenibili e la mancanza di una pensione.

23 marzo

I lavoratori della piattaforma hanno fatto 24h di sciopero per maggiore sicurezza. Essi hanno protestato contro la pressione sulla produttività che ha impedito che gli avvertimenti e le richieste per delle operazioni non avessero alcun effetto. Un undicesimo lavoratore è morto, ciò porta il numero dei lavoratori che hanno avuto incidenti mortali nel corso degli ultimi tre anni a 92 persone.

FRANCIA

Metrò e treni:sciopero nazionale per gli esuberi e contro le ristrutturazioni.

29 marzo 2001

Uno sciopero nazionale ha paralizzato il traffico delle ferrovie e dei metrò, causando centinaia di chilometri d'imbottigliamento. La maggior parte dei treni Eurostar et Talgo sono rimasti nelle stazioni. I cinque grandi sindacati mènent

l'azione per aumenti salariali e contro le misure di ristrutturazione.

TURCHIA

SCONTRI AD ANKARA TRA OPERAI E POLIZIA

(18 MARZO 2001)

La gravissima crisi finanziaria turca comincia a incrinare quel simulacro di "pace sociale" militarizzata che caratterizza il regime attuale. Ad Ankara, furibondi scontri si sono verificati tra lavoratori del settore pubblico (organizzati nel Kesk) e la polizia. Le cariche sono partite poco prima di una assemblea che doveva presentare le iniziative di protesta contro il piano

economico che il governo ha intenzione di applicare per fronteggiare la crisi. Tutti i manifesti sono stati sequestrati dalla polizia. Secondo l'agenzia di stampa Anatolia gli scontri sarebbero iniziati quando i lavoratori hanno tentato di raggiungere un'altra manifestazione sindacale in corso davanti al parlamento. Uno dei maggiori dirigenti del Kesk, Cafer Apkinar, è rimasto ferito alla testa.

I dimostranti hanno comunque diramato un comunicato in cui promettono proteste nazionali quotidiane per tutto il mese se il governo ignorerà il loro appello.

La manifestazione è stata sciolta solo quando il governo ha promesso di elaborare un piano economico alternativo. In Turchia le principali organizzazioni sindacali si sono recentemente riunite sotto le insegne della "Piattaforma del lavoro" per protestare contro le linee di politica economica preparate dal governo sulla base delle indicazioni del Fondo monetario internazionale.

GRAN BRETAGNA

La metropolitana londinese pressochè immobilizzata dallo sciopero contro l'insicurezza e le minacce all'impiego

29 marzo 2001

9 delle 12 linee sono state immobilizzate da mercoledì a giovedì sera nella Metropolitana di Londra. I membri della "Rail Maritime and Transport Union" hanno fermato il lavoro per l'impiego e per maggiore sicurezza. Essi sono stati raggiunti dai conduttori. Solo 45 convogli su 500 sono usciti dai depositi. Gli imbottigliamenti mostruosi hanno bloccato il centro della città. Il sindaco di Londra, Ken Livingstone ha dovuto recarsi a piedi nel suo ufficio. La ministra Keith Hill ha dichiarato che i sindacati "fanno tanto rumore per nulla".

 

da www.carta.org

Ericsson, 10mila licenziamenti

Ericsson ha diffuso i risultati del primo trimestre dell'anno 2001: le perdite ammontano a 488 milioni di dollari contro i 6,1 miliardi di utile del primo trimestre del 2000. Saranno tagliati 10.000 posti di lavoro, 5.000 dei quali in Svezia.

AFRICA

Gli schiavi in Lesotho delle aziende tessili di Taiwan

Due collaboratrici del Centro di ricerca olandese sulle multinazionali (Somo) hanno fatto una ricerca sulle aziende tessili taiwanesi in Lesotho: i risultati, di cui parla l'ultimo bollettino di Africanews in versione italiana(quello di aprile, n.36, che può essere richiesto all'e-mail africanews@iol.it) sono sconcertanti. Le condizioni di lavoro nelle fabbriche sono definibili di schiavitù, nel vero senso della parola: i lavoratori non possono lasciare la fabbrica, le condizioni di sicurezza sul lavoro sono assolutamente assenti, ogni forma di organizzazione sindacale è vietata e le paghe non sono sufficienti per una vita dignitosa. Vivian Schipper, una delle due ricercatrici, prevede che tra dieci anni queste fabbriche lasceranno il paese, per andare in un altro dove sfruttare ancora meglio l'infinita "forza lavoro" fornita dai paesi del Terzo mondo. Se ne andranno perché questo tipo di azienda globalizzata funziona così: le spese di investimento, di costruzione delle fabbriche e di costo del lavoro sono così basse che spostarsi in un posto dove costano ancora meno è facilissimo e conveniente. Le due analiste hanno tracciato il percorso compiuto da queste aziende negli ultimi trent'anni: dall'Europa al sud-est asiatico, poi verso il Bangladesh e le Filippine, poi in Cambogia, Laos, Mauritius, Madagascar e altri paesi dell'Africa, fino al Lesotho, dove si trovano adesso. Il "bello" è che in Lesotho queste aziende hanno ricevuto dal governo ogni sorta di incentivi, come la drastica riduzione del carico fiscale. Molti dei lavoratori in queste aziende non ricevono neanche la paga minima, di per sé già assolutamente insufficiente per campare. Le fabbriche sono costruite a forma di fortezza, con pochissime uscite di sicurezza e quelle poche sbarrate; gli orari di lavoro? Dalle sette del mattino fino alle cinque del pomeriggio o anche più tardi, senza ricevere alcun beneficio in termini di straordinari. Queste società fanno uso di molti avventizi, cioè di operai senza contratto che ogni giorno si fanno trovare davanti ai cancelli per cercare lavoro giornaliero, e finiscono per lavorare anni in queste condizioni. Ogni dipendente è continuamente minacciato di licenziamento. Sia le fabbriche che il governo ostacolano il lavoro del sindacato, non concedendogli l'accesso all'interno delle fabbriche.