Pinerolo, 20 febbraio 2001

Al Sindaco

Al Vescovo

Al senatore Fassone

All’onorevole Merlo

All’ Eco del Chisone

Alla Chiesa Valdese

All’Eco delle valli

A FIM, FIOM, UILM, ALP

All’Assessore al lavoro della Provincia

Alla Regione Piemonte cc.: all’azienda PMT Italia

All’assessore al lavoro del Comune di Pinerolo alle RSU del Pinerolese

Alla redazione di RAI Tre Piemonte alle Scuole

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  • Ci facciamo risentire dopo un periodo di silenzio che dura da quando la Beloit Italia è stata acquisita da un imprenditore privato della Val d’Ossola.

    Tutti quanti Voi conoscete la storia che ha preceduto la acquisizione della nostra azienda ora diventata PMT Italia.

    La nuova proprietà sta trasformando profondamente l’azienda. Essa originariamente lavorava al cento per cento ed in tutte le sue funzioni per produrre macchinario ed impianti per il settore cartario.

    Il nuovo imprenditore, già operante nel settore della meccanica pesante come terzista nelle sue officine di Piedimulera, ha acquisito per la sua ‘nuova’ azienda di Pinerolo nuovo lavoro da terzista ed ha in tal modo saturato i reparti di officina mentre tutte le funzioni aziendali legate alla produzione del macchinario per cartiere (ad esempio ufficio tecnico, vendite, ordini, acquisti, montaggio e spedizioni) vivono sensazioni di preoccupazione per la carenza di lavoro acquisito.

    Le sensazioni di preoccupazione sopra descritte derivano anche dalla insicurezza sul fatto che la nuova proprietà desideri effettivamente continuare ‘l’avventura carta’ al di là delle difficoltà attuali di acquisire ordini nel settore.

    Noi lavoratori non siamo a conoscenza di quali siano stati i veri vincoli e condizioni (se ci sono) con le quali Nugo ha comprato la azienda Beloit Italia e non sapere spesso comporta adeguarti anche in situazioni poco chiare.

     

    E’ stato firmato, subito dopo l’acquisto da parte del nuovo proprietario, un accordo tra azienda, sindacato e comitato dei lavoratori (la nostra azienda non ha da anni RSU) nel quale si intendeva dare uno strumento al nuovo imprenditore per gestire quelli da lui dichiarati come esuberi.

    Gli esuberi venivano definiti e quantificati sulla base di quello che era, al tempo dell’accordo, il carico di lavoro e di quello che veniva presunto dalla Direzione (così hanno detto).

    Ora la situazione circa i carichi di lavoro è cambiata rispetto ad allora.

    Gente va e viene in azienda di sabato, domenica, di notte.

    Gli orari di lavoro in molti reparti cominciano non si sa quando e finiscono non si sa quando. Questo può sembrare andare bene …. Però aspettate un poco a giudicare.

    Delle forze di lavoro a libro paga della azienda solo una parte ha diritto ad entrare a lavorare, un altro gruppo (circa 50 persone) sono fuori a zero ore. Si verrà a raccontare che non sanno fare nulla, non possono imparare lavori che la azienda andrà a fare nel futuro ….. forse, però per intanto un vero piano di formazione per la gente in cassa (a zero ore) ancora non ci è stato fatto vedere (nell’accordo era stato firmato che ciò doveva avvenire concordemente fra i firmatari).

    Sono fuori dall’azienda, e da molti mesi (alcuni da anni), persone che hanno alle loro spalle, oltre a decenni di impegno sul posto di lavoro, situazioni familiari difficili.

    La azienda, inizialmente ed a parole disponibile, non ha fatto poi seguire un impegno concreto verso tali persone.

    Anche le condizioni di quelli che lavorano e che tutti i giorni fanno i pezzi di ‘Nugo’ non sono rosee. Gli orari abbiamo detto che non valgono più.

    Lavorare la domenica ed il sabato diventa la regola anche per quelli che già hanno lavorato tutta la settimana.

    Inoltre lo spettro della cassa a zero ore viene portato spesso come minaccia per quelli che non possono mantenere i ritmi richiesti (come sopra descritti) per motivi familiari, di salute o altre cose personali ed anche per quelli che sentono la necessità di vedere risolti i problemi dei loro colleghi a casa e rispettati gli accordi firmati da tutti.

    Da parecchio tempo oramai tutti i lavori sono fatti in emergenza con le comprensibili tensioni che questo genera ….. non sembra proprio questo il modo di lavorare di una azienda che intenda assestarsi.

    Emergenza sembra che nella nostra azienda richiami emergenza e sovente nel clima di emergenza passano anche i lavori che urgenti non sono. Tutto diventa emergenza nel momento che non si definisce con vera urgenza all’interno della azienda la organizzazione del lavoro, la distribuzione dei flussi produttivi e soprattutto priorità e risultati che si vogliono ottenere.

    Le emergenze portano poi, come tutti sanno, a condizioni di lavoro spesso non controllate per quanto riguarda rispetto di norme di sicurezza oltre naturalmente a disattendere ad elementari regole scritte negli accordi collettivi.

    Siamo sicuri che la nuova azienda stia cominciando bene la sua strada per quanto riguarda per esempio il rispetto della legge 626?

    Ci sono stati investimenti, si vocifera di altri.

    Non capiamo se essi sono mirati a mantenere la azienda come ente produttivo che lavora per conto terzi oppure che vuole tornare a lavorare nel settore specializzato della carta.

    Non capiamo se tali investimenti siano a lungo termine o di breve respiro.

    Queste cose confondono tutti noi, quelli a casa e quelli che lavorano.

    Una cosa è certa: se la strada è il solo terzismo, gli eccedenti alla fine del risanamento saranno molti più del previsto!

    Vi abbiamo raccontato delle condizioni di lavoro all’interno della nostra azienda.

    Adesso Vi diciamo anche che conquiste del passato quali salario e diritti, che valorizzavano la nostra qualità della vita in fabbrica sono stati disdettati unilateralmente dall’azienda stessa aggravando ulteriormente la pesantezza della situazione lavorativa.

    Noi vogliamo renderVi partecipi e contestare queste cose.

    Alcuni problemi magari sono già stati affrontati da altri sulle nostre teste. Accordi verranno firmati e nessuno verrà più ad avvisarci di quanto sta succedendo.

    La azienda non da alcuna priorità nell’informare i suoi lavoratori su quanto sta succedendo (non dice nulla per quanto riguarda il lavoro, figurarsi se dice qualcosa riguardo agli accordi …..), e sono quasi cinque anni che non abbiamo rappresentanti sindacali.

    Sono stati gestiti con fatiche tremende ed incomprensioni gli anni passati di crisi senza avere le RSU elette dei lavoratori, pensiamo che sia giunto il momento di avere finalmente elezioni interne delle RSU perché siamo stufi che le cose nostre vengano gestite da altri.

    Con questa non vogliamo solo lamentarci, intendiamo anzi ringraziare coloro che sono stati solidali con noi nel nostro passato e nello stesso tempo vogliamo dire che saremo solidali con quei lavoratori che stanno patendo situazioni difficili come abbiamo noi vissuto, pensiamo in questo momento in particolare ai lavoratori della Luzenac in sciopero per il loro posto di lavoro e per i loro diritti.

     

    Un gruppo di lavoratori e cassa integrati della PMT Italia (ex Beloit) di Pinerolo