SULLO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA
Grande è il disordine sotto il cielo, ma è (perlomeno) dubbio che la situazione si possa ritenere eccellente.
Di fronte alla protervia del Governo che offre per il rinnovo dei contratti la miseria di "una tazzina di caffè al giorno" e intende riproporre, per i 1260 miliardi sottratti a suo tempo agli stipendi di tutti, una suddivisione premiale tra i presunti meritevoli, anziché restituire il maltolto, il mondo della scuola si divide; ogni organizzazione indice una propria giornata di sciopero: la CUB Scuola il 13 ottobre; Unicobas il 6 ottobre; i Cobas e la Gilda hanno appena deciso per il 16; confederali e Snals non si sa ancora (e ne immaginiamo il travaglio, dal momento che tra non molto avrebbero potuto "festeggiare" il primo decennio dall'ultimo sciopero proclamato), ma si vocifera del 9. Che ci siano nette contrapposizioni tra i sindacati concertativi e quelli alternativi, non è solo comprensibile, ma doveroso: i primi sono i diretti responsabili della malattia (bassi stipendi; politica delle incentivazioni individuali; politiche di divisione dei lavoratori in diverse fasce retributive e di status); non si possono ora presentare come i medici che dovrebbero curarla. Ma che ci siano divisioni di date tra le organizzazioni di base dei lavoratori della scuola non è concepibile: la piattaforma di lotta (in particolare tra CUB e Cobas) è molto simile.
La CUB Scuola ha indetto formalmente fin dal 12 settembre un'azione di sciopero per il 13 ottobre contro la politica del Governo sui contratti, per la restituzione dei 1260 miliardi, per il diritto di assemblea, per retribuzioni europee. Il 13 ottobre lo sciopero è stato indetto anche dalle RdB-CUB per gli altri comparti del pubblico impiego, tutti penalizzati dalla dissennata politica di contenimento dei salari; nella stessa data scenderanno in sciopero i lavoratori della Telecom, che stanno subendo un durissimo attacco all'occupazione. Tale data è stata proposta ai Cobas, per un'iniziativa comune. Occorre ricordare che la legge 146, recentemente rivista, pone alle OO.SS. ulteriori pesantissimi vincoli ed un iter da forche caudine all'effettuazione di scioperi nel pubblico impiego. Quando i Cobas hanno deciso lo sciopero per il 16 ottobre, esisteva, quindi, già una data fissata. Ovviamente, potrebbe essere prova di buon senso unitario (anche se, a rigore, chi stabilisce che le prove di senso "unitario" debbano sempre essere gli stessi a fornirle?), da parte nostra, semplicemente rimandare la data dal 13 ottobre al 16, per dare la maggior forza possibile alla mobilitazione dei lavoratori della scuola. Tuttavia, ci sentiamo in dovere di chiedere ai Cobas (per il bene dei lavoratori in generale, che subiscono la nefasta politica di contenimento salariale di Governo e CGIL-CISL-UIL, e per quelli della scuola in particolare), di riconsiderare la data da loro proposta, e di convergere su quella del 13 ottobre, per i motivi che seguono:
Peraltro, se è importante dare segnali di unità ai lavoratori della scuola per continuare sulla strada del 17 febbraio (del cui successo nessuna sigla si può appropriare, poiché l'esito è dipeso dall'impegno delle diverse organizzazioni e dalla mobilitazione in primis dei lavoratori), altrettanto importante è costruire l'unità tra le diverse categorie di lavoratori.
Gino Giove
Segreteria Nazionale CUB Scuola
Torino, 20 settembre 2000