Legnano - Millecinquecento lavoratori in corteo a Legnano contro la crisi del
settore: «Senza industria non c'è sviluppo»
Il tessile scende in piazza: «Più investimenti per l'occupazione»
«Oggi il nostro pensiero va soprattutto alle donne, è soprattutto per loro che
si manifesta oggi. Se si vuole rilanciare un'industria come quella tessile e
farla uscire dalla crisi occorre una seria politica industriale, che punti sulla
tecnologia e sul valore aggiunto e non si ostini a competere sui prezzi e sulla
riduzione dei diritti dei lavoratori». Con queste parole Umberto Colombo, della
Cgil varesina ha commentato il corteo di 1.500 persone scese in piazza oggi a
Legnano per scioperare contro la crisi del settore tessile. Alla manifestazione
erano presenti rappresentati dei lavoratori tessili del Varesotto e dell'Alto
Milanese. Inutile sottolineare come la gravità della crisi sia ormai percepita
da tutti: ne sia sintomo il fatto che alla manifestazione c'era anche il
proprietario della Mottana SpA di Legnano, solidale con i suoi dipendenti.Il
corteo si è messo verso le 10 dall'ingresso della Manifattura di Legnano, la più
grande filatura d'Europa con i suoi 1250 dipendenti sparsi in 10 stabilimenti in
Italia, 240 solo a Legnano. Ai lavoratori in sciopero ha portato la sua
solidarietà anche il candidato ulivista alle elezioni regionali Stefano
Tosi.Vari gli interventi dal palco allestito in piazza San Magno, nel cuore
della città del Carroccio. Massimo Mazza della Uilta-Ul ha introdotto gli
interventi: «Siamo ancora tanti (circa 580.000 in Italia, 37.000 tra Varesotto
e Alto Milanese), ma non possiamo perdere altri posti di lavoro in questo modo».
Michele Palazzo ha raccontato la vicenda della Azimonti di Olgiate Olona, i cui
35 dipendenti futrono improvvisamente lasciati senza lavoro il 7 febbraio
scorso. «Noi abbiamo occupato la fabbrica per tutelare macchinari e merci
stoccate, e il curatore fallimentare ci ha ringraziati per la nostra solerzia.
Ora, ammortizzatori sociali o no, siamo senza lavoro. Il comportamento della
proprietà nei nostri confronti è stato squallido e violento».Due i
rappresentanti della Manifattura di Legnano intervenuti, a rappresentare gli
stabilimenti di legnano e Cerro Maggiore: Fulvio De Monte e Pietro Colombo. «350
miliardi di vecchie lire di investimenti in ammodernamento negli ultimi dieci
anni non ci hanno risparmiato di soffrire duramente la crisi» ha osservato De
Monte, «oggi abbiamo ventimila ore settimanali di cassa integrazione e una
produzione tagliata quasi del 50%. Si parla di libero mercato, ma per essere
libero un mercato deve avere regole identiche per tutti. Stati Uniti e Cina
applicano dazi rispettivamente del 15 e del 40% alle nostre merci, mentre da noi
si ritengono i dazi antistorici. Vogliamo che vengano adottate le stesse
clausole di salvaguardia già vigenti iN Francia e Germania, che permettono di
contingentare le importazioni quando mettano in ginocchio interi settori
produttivi». All'accusa di scioperare contro il taglio delle tasse, De Monte ha
ribattuto che i lavoratoti scioperano contro il taglio dei posti di lavoro. Il
suo collega Colombo ha invece ricordato i duri sacrifici sostenuti dalle
lavoratrici e dei lavoratori di Cerro Maggiore per salvare lo stabilimento dalla
chiusura, e ha chiesto agli imprenditori e alle banche di avere coraggio
nell'investire. «Davanti a me vedo gente che vive da un anno e mezzo in cassa
integrazione: le tasse i Comuni le vogliono intere, ma il nostro stipendio è
dimezzato».A chiudere gli interventi è stato il segretario regionale
Femca-Cisl Carlo Riboldi, che ha ricordato le 129 operaie tessili bruciate vive
in fabbrica l'8 marzo 1908 a Chicago, mentre altre 15.000 marciavano a New York
per chiedere migliori condizioni di lavoro. «Il tessile-abbigliamento-calzaturiero
è un settore importante» ha detto Riboldi, «che tuttora ha un bilancio
commerciale positivo negli scambi con l'estero, e tale da coprire la bolletta
energetica dell'Italia. Esportiamo il 60% dei prodotti tessili, e l'80% delle
scarpe, per questo siamo contro i dazi e per un mercato libero, corretto e
regolato. Bisogna ottenere reciprocità nelle regole del commercio, lottare
contro il cancro delle contraffazioni, che ci costano 25.000 posti di lavoro,
ridurre i costi energetici e soprattutto le tasse sui lavoratori: basta regali
ai ricchi. E interventi concreti di politica industriale: perchè senza
industria non c'è sviluppo, non si può vivere di turismo, supermercati e
palestre».