Viaggio nel welfare di Blair/2 - La scuola, multinazionali
all'assalto
Il business globale va in classe
Londra, il governo incoraggia la competizione tra scuole, i
genitori spendono fortune per le case vicine alle migliori
"public school", terreni alle stelle, guerra delle
forniture, tratta degli insegnanti dalle ex colonie anglofone.
Gli alunni si incamminano verso una selezione che parte dai
banchi. E si bombardano di colle, solventi e acetone
MARCO D'ERAMO il manifesto 15/05/02
LONDRA
La copertina del Daily Express mi mette in ansia con un
titolo a tutta pagina: "A 13 anni un ragazzo su dieci
ha già sniffato colla (un rapporto shock rivela tutto l'orrore
del farsi tra i nostri ragazzi)". Il testo rivela anche che
gli studenti delle medie e del ginnasio si sono fatti non solo di
colla, ma persino di lacca per le unghie, di acetone, di
combustibile per accendini, di lattine di aerosol, di sbiancatori
e inchiostro di marker. Ci manca solo la maionese. Meno
preoccupato è il tabloid londinese sulla crisi che attanaglia
l'istruzione britannica e che pure è percepibile quotidianamente
anche da chi non ha i figli a scuola. Da quando il governo ha
incoraggiato la "competizione tra scuole", ti capita di
vedere amici che cercano affannosamente una casa nuova,
nonostante vivano in un bellissimo alloggio. Perché mai, perché
nella scuola del loro quartiere gli studenti ottengono voti del
25% più bassi della media. Così si vogliono trasferire per
andare ad abitare vicino a una scuola che prepara meglio i propri
studenti. Costo dell'operazione 80.000 euro in più: il valore
delle case infatti cresce del 10% vicino alle scuole migliori. Il
fenomeno è più acuto a Londra, ma è avvertibile anche nelle
piccole città.
Bisogna tener conto che, a differenza di Francia e Italia, in
Inghilterra il sistema scolastico continua a essere castale:
mentre in Italia e Francia le scuole pubbliche sono in linea
generale meglio delle scuole private (le migliori pubbliche sono
meglio delle migliori private e le peggiori pubbliche sono meno
peggio delle peggiori private), in Inghilterra avviene il
contrario e la classe dominante, aristocrazia e grande borghesia,
continua a mandare i propri rampolli nelle scuole private, che
qui vengono chiamate public schools. Quindi mandare i
figli in una public school buona li avvicina alle traiettorie
della classe dominante, mentre fargli frequentare una public
school cattiva li respinge nell'inferno dei dominati. Anche
perché i 410.000 insegnanti sono sempre più disprezzati sia
come status sociale, sia come reddito. Non per nulla la scuola
pubblica non trova abbastanza insegnan-
ti inglesi e quindi vendemmia maestri e professori da tutti i
paesi di lingua inglese, Australia, Canada, India (orientale) e
Indie (occidentali: Giamaica, Bermuda...). Come se lo stato
italiano assumesse insegnanti somali.
Certo, quest'arruolamento all'estero è già comune in altri
settori: in Gran Bretagna, come in Francia, la maggior parte dei
netturbini viene dalle ex-colonie. Ma ormai questo criterio
prevale anche nella sanità (nelle sue cliniche la Chiesa
cattolica impiega suore provenienti dall'Asia e dall'Africa,
mentre in Francia, negli ospedali, la gerarchia più frequente
vede la caposala bianca, le infermiere diplomate delle Antille e
le portantine e inservienti maghrebine o africane). Si capisce
l'esasperazione degli insegnanti che questa primavera li ha
portati al primo giorno di sciopero completo da 30 anni a questa
parte.
Ed esasperata è certo Jane Shallice, attivista sindacale, che mi
dà appuntamento a uno dei tavolini sotto la nuova cupola del
British Museum disegnata da Norman Foster. Donna energica, la
cinquantina avanzata, ironici occhi azzurri, Shallice mi racconta
come e perché ha deciso di andare in pensione anticipata,
nonostante fosse vicedirettrice in un buon liceo di Chelsea. Mi
racconta della struttura segregata dell'istruzione inglese con le
grammar schools (l'equivalente dei nostri licei classici
di un tempo) a costituire il 7% di vertice, della lotta dei
grandi pedagoghi laburisti degli anni `70 (come Anthony Crosland)
per generalizzare le comprehensive schools; la
controffensiva di Margaret Thatcher con il suo Educational Act
del 1988 per istituire la "competizione tra scuole e
all'interno della stessa scuola". E con questa
"competizione" Shallice era costretta a chiedere ai
suoi insegnanti cose che non approvava. Se ne è andata, ma
continua a militare nel sindacato perché non sopporta la
politica ancor più privatistica del New Labour di Tony Blair che
- nell'ultimo "Rapporto verde" del 2001, Schools -
Building on Success - parla di un'era "post-comprehensive"
(cioè oltre le scuole uguali per tutte), per sostituire il
concetto di eguaglianza con quello di diversità,
di educazione personalizzata. Come se la scuola fosse un
profumo di massa, da adattare alle caratteristiche del singolo
studente, in realtà ai bisogni delle imprese e della classe
medio-alta che Tony Blair, ex allievo di una public school,
pensa di rappresentare (i suoi figli vanno nelle scuole
religiose). "Lo slogan di Blair è `trasformare la nostra
istruzione da una scuola da Terzo mondo a una di prima classe'.
Ma è curioso che per farlo debba ricorrere sempre più a
insegnanti del terzo mondo".
In particolare Jane Shallice è attiva nella Socialist Teachers
Alliance che raccoglie gli insegnanti più di sinistra del Regno
Unito. Ed è con un loro dirigente che vado a parlare in un
disordinato ufficio su una strada di mercato vicino a Victoria
Station.
Bernard Regan è stato per più di 20 anni membro dell'Esecutivo
nazionale della National Union of Teachers (il più grande
sindacato degli insegnanti), collabora a vari giornali e riviste
come The Guardian e Education and Social Justice.
Quando me ne vado mi dà un suo pamphlet, Not for Sale ("Non
in vendita"), con una prefazione di Tony Benn, l'anziano
leader della sinistra laburista inglese.
Cosa vuol dire esattamente privatizzare l'istruzione?
Oggi vi sono scuole pubbliche, scuole ecclesiastiche e scuole
private. Si può dire che l'80% dei bambini inglesi frequenti
scuole finanziate dallo stato. Privatizzazione vuol dire che
imprese private prenderanno il posto dello stato e gestiranno
sezioni intere dell'istruzione. In Gran Bretagna ci sono 120-130
autorità locali scolastiche di cui le privatizzazioni stanno
assumendo le funzioni in vari modi. Per esempio potranno essere
appaltate ai privati scuole in cui l'inglese non è insegnato
come lingua madre. Oppure, lo stato sta incoraggiando un nuovo
tipo di scuole, dette Accademie cittadine, gestite dai privati,
che si consacrano a un campo particolare d'insegnamento come
sport o tecnologia. Poi, anche nell'istruzione il governo mette
in atto una politica che data già da parecchi anni (da Margaret
Thatcher) e che è stata applicata a tutti gli altri servizi
pubblici, per esempio alla sanità, ed è la Pfi (Private
financing initiative) che riguarda la costruzione e gestione
di nuove strutture. Prima, se per esempio un'autorità locale
voleva costruire una nuova scuola o restaurare e ammodernare una
vecchia, affidava l'appalto a un'impresa privata e, a lavori
conclusi, l'impresa consegnava la scuola finita all'autorità che
se la riprendeva. Ora no. Con la Pfi, l'impresa privata che ha
costruito la nuova scuola o riattato la vecchia, ne ottiene la
gestione per 30-35 anni, durante i quali lo stato pagherà alla
ditta (chiamata provider) un canone, e la ditta avrà
campo libero sui salari degli insegnanti, sulla loro assunzione e
licenziamento, ma anche e soprattutto sul trarre profitto dai
beni della scuola. Se quella scuola possiede terreni, la ditta
potrà usarli per costruirvi centri commerciali, multisale,
condomini. Per esempio c'era un grosso progetto proprio qui
vicino, a Pimlico, a meno di 200 metri, che è stato stoppato
dalle proteste pubbliche. La ditta che doveva ricostruire un
istituto chimico voleva usare il terreno per un'operazione
immobiliare: e lì, a cinque minuti dalla sede del parlamento, il
metro quadro è uno dei più cari di tutta Londra, e quindi di
tutta la gran Bretagna, e probabilmente di tutto il mondo. Era un
affare di decine di milioni di sterline: solo l'area in
sovrappiù era valutata 6,3 milioni di sterline (10 milioni di
euro), senza contare i 160-200 appartamenti che dovevano essere
costruiti e venduti ognuno a 250-500.000 sterline: almeno altri
50 milioni di sterline (80 milioni di euro). In altri casi, assai
frequenti, la ditta privata vende il terreno in sovrappiù della
scuola (riducendo per esempio lo spazio giochi o attività
all'aperto) ad acquirenti che vi costruiranno supermercati o
uffici. Questa privatizzazione ha effetti economici, ma anche
politici, per le ripercussioni sul mercato del lavoro, e anche
sul curriculum degli allievi. Immagini una ditta di computer che
vince il contratto per la fornitura di computer a tutto un
distretto scolastico: automaticamente in futuro si troverà in
una posizione di monopolio nel software, nell'hardware, nella
manutenzione, nella formazione. Molte scuole sono state
incoraggiate a installare distributori di merendine e bevande, e
la ragione addotta è che questo fornirebbe opportunità agli
studenti di gestire queste macchine come parte dei loro programmi
di economia commerciale (per esempio i distributori Nestlè sono
considerati una delle maggiori "fonti d'informazione").
Tutto questo era stato messo in moto non dal Labour, ma dal
governo conservatore con il suo Libro bianco
sull'istruzione.
Ma il vero cambiamento nell'istruzione è avvenuto nel 1997,
quando il Labour è andato al governo, perché è stato in quel
momento che il ministro del tesoro, Jeffrey Robinson, ha varato
una task force per esplorare i modi in cui il settore
privato poteva espandersi nell'area pubblica, in particolare
nella sanità, ma poi, sempre di più nell'istruzione (e nelle
altre aree del welfare, pensioni...). Tenga conto che stiamo
parlando di una visione gerarchica dell'istruzione di un popolo,
non solo della privatizzazione, ma anche della selettività: ogni
volta che lei seleziona qualcuno, butta fuori qualcun altro. Il
New Labour sta mettendo in piedi un sistema altamente
differenziato con scuole di serie A, B, C e D, queste ultime per
i comuni mortali. E poi c'è la pressione dei giganti
dell'istruzione privata Usa...
In che senso?
Anche l'istruzione fa parte del programma di globalizzazione
liberistica mondiale. Già oggi negli Stati uniti l'istruzione
privata fattura 737 miliardi di dollari (900 miliardi di euro) e
la sola istruzione privata nella scuola dell'obbligo (5-16 anni)
fattura 338 miliardi di dollari, quanto tutta l'industria
automobilistica nazionale. In un settore così gigantesco si sono
formate vere e proprie multinazionali che stanno all'istruzione
come Ford o General Motors stanno all'auto. E questi colossi non
ammettono limiti alla loro espansione, vogliono entrare nel
mercato europeo (il più ricco al mondo). Per questo premono
tanto sul governo Blair per la privatizzazione. Non dimentichi
che il nostro responsabile dell'economia Gordon Brown è un
ammiratore di Larry Summers, l'ex ministro del tesoro Usa,
architetto della globalizzazione finanziaria. Rispetto al resto
dell'Europa, la Gran Bretagna ha la lingua in comune e una
finanza (la City) integrata a Wall Street. Rappresenta il
perfetto cavallo di Troia per le multinazionali dell'istruzione
Usa.
(2-continua)