La repubblica 10/2/2001-
Uno sciopero daltri
tempi
nella vecchia miniera di talco
In Val Germanasca gli operai
si fermano per impedire il licenziamento di un compagno di lavoro
ARTURO BUZZOLAN
prali In miniera Andrea ci lavorava da
un anno esatto ed era un mestiere che gli piaceva. Aveva imparato
a misurarsi con piccone, mazza, pala ed esplosivo, con attrezzi
di quarantanni fa e altri modernissimi, per estrarre dalle
viscere delle montagne della valle Germanasca il talco migliore
del mondo: che viene poi impiegato per innumerevoli scopi, dalla
farmaceutica alla produzione della plastica, dai chewing gum ai
prodotti di bellezza, dalla carta ai paraurti ai sottilissimi
rivestimenti che ci permettono di inghiottire le pillole senza
strozzarci. Andrea era stato assunto con un contratto a termine
di dodici mesi, il 7 febbraio di un anno fa, dalla Luzenac, la
multinazionale proprietaria delle due miniere di talco della
valle, la "Crosetto 2" e la "Rodoretto", tra
le ultime rimaste in Italia. Mercoledì scorso è andato al
lavoro come sempre: si è infilato la tuta, stava per entrare nel
tunnel di due chilometri e mezzo della "Rodoretto"
quando lo hanno chiamato da lassù, dalla palazzina della vecchia
miniera "Gianna" trasformata in uffici, e gli hanno
comunicato una brutta sorpresa: il suo contratto non era stato
rinnovato. Licenziato, insomma. "Sei sfigato, che ci vuoi
fare" gli ha detto il suo capo per cercare di farlo
sorridere. Qualcosa di simile a quanto capitato, pochi giorni fa,
ai 147 lavoratori "a termine" della Fiat.
Da mercoledì i minatori della Valle Germanasca sono in sciopero.
A oltranza. Perché la cacciata di Andrea, che ha 27 anni e che
per sua fortuna non aveva ancora messo su casa, coincide con un
altro avvenimento che appare, quantomeno al profano, piuttosto
paradossale: lassunzione alla Luzenac di dodici minatori
arrivati la settimana scorsa dalla Polonia e ora alloggiati in
microcontainers proprio allingresso della miniera
"Rodoretto", la più moderna, quella su cui si
appuntano le speranze dellazienda e dei lavoratori visto
che la "Crosetto 2" tra due anni sarà esaurita. La
vertenza è di quelle molto dure. "Continueremo
lagitazione finché la direzione aziendale non procederà
alla conferma del lavoratore licenziato e darà garanzie sugli
altri colleghi con contratto a termine" dicono i minatori,
ricordando che lo stesso destino di Andrea rischiano di subirlo
altri tre o quattro minatori: per uno di essi il contratto
scadrà a giorni. La Luzenac ribatte che si parlerà di
riconferme solo quando si riaprirà "un dialogo
costruttivo" in materia di orari e flessibilità,
soprattutto per quel che riguarda lestensione del lavoro
allintera giornata di sabato, e aggiunge: "Il noto
arrivo dei lavoratori polacchi ha completato gli organici
necessari allo sviluppo in proprio di tutta lattività
lavorativa in miniera, evitando così il ricorso a ditte
esterne".
Ieri i rappresentanti dei minatori e della Filcea, il sindacato
nazionale dei chimici, hanno incontrato negli uffici della
Luzenac, a Malanaggio, in bassa valle, i vertici
dellazienda. Non se ne è fatto nulla: trattative
interrotte fino a dopodomani, lunedì, quando si svolgerà
unassemblea generale di tutti i minatori, una cinquantina.
LAssociazione Lavoratori Pinerolesi Alp/Cub chiede
lallargamento della lotta allintera valle,
"perché problemi come terziarizzazione e uso sfrenato di
contratti a termine interessano tutte le aziende". Non è
una grana scoppiata mercoledì, comunque. Le parole dordine
di fine millennio globalizzazione,
"razionalizzazione", flessibilità si sono
intrufolate anche negli stretti cunicoli in cui continuano a
lavorare, una volta di cesello e ora sempre più con tecniche
"da cava", gli ultimi esponenti di quello che è
considerato un mestieraccio. Dovrebbero essere 450 in tutta
Italia, estremo esempio di "unaristocrazia
operaia" che nel lavoro mette sangue freddo, competenza,
forza fisica e grande esperienza: sette ore e mezzo in un tunnel
sempre più stretto, dove alle nuvole di talco che provocavano la
silicosi si sono (in parte) sostituite le zaffate diesel degli
scappamenti delle grandi pale meccaniche, non sono uno scherzo,
soprattutto per un milione e 750 mila lire al mese. La prima
astensione dal lavoro, da queste parti, avvenne nel settembre del
1949: durò un mese e i minatori ottennero laumento del
premio giornaliero da 80 a 130 lire.
Stavolta in ballo potrebbe esserci la miniera stessa. Secondo i
dipendenti della Luzenac, che si erano già opposti con uno
sciopero allappalto esterno per i lavori nella
"Crosetto 2", "lazienda si sta attrezzando
per poter fare a meno della miniera riducendone lattività
o addirittura affidandola a terzi per limitarsi a comperare il
talco estratto. Nello stabilimento di Malanaggio, del resto,
viene lavorato da tempo il talco proveniente da altre miniere
della multinazionale in Sardegna e in Francia". Il problema,
assicura uno degli scioperanti, "non è tanto larrivo
di lavoratori stranieri, perché in un certo senso è vero che a
parità di salario i giovani, in valle, tendono verso impieghi
meno pesanti, ma il fatto che dei minatori giovani e preparati
professionalmente siano mandati via solo per evitare che i loro
contratti diventassero a tempo indeterminato. Ai polacchi a
termine, invece, tra dodici mesi si potrà dare agevolmente
il benservito, e poco importa non abbiano esperienza e che dieci
di loro siano a due anni dalla pensione". Ieri, in una nota
interna, la Luzenac ha precisato "di non poter sottostare a
ricatti di sorta" aggiungendo che "non intende
assumersi alcuna responsabilità circa il futuro della miniera
continuando lattuale situazione" e che, "in segno
di buona volontà e per fornire opportune riflessioni, non
ricorrerà alla cassa integrazione". Vertenza dura, già.
Ora tutti attendono lunedì.