LA TRUFFA DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE
negli Stati Uniti e Gran Bretagna
Introduzione
La riforma
del sistema previdenziale pubblico in Italia del 1995 ha causato la più grave
devastazione delle pensioni italiane.
L’avere
introdotto il sistema contributivo ha causato il maggiore divario tra le vecchie
generazioni e nuove generazioni.
Questa
diversità si sta accentuando con l’applicazione in Italia delle leggi sulla
precarietà.
Secondo noi
della CUB i lavoratori saranno nel prossimo futuro sempre più poveri
impossibilitati nel sostenere il reale costo della vita..
Gli ultimi
governi mirano ad abbandonare la previdenza pubblica e ridurre i finanziamenti
alla sanità ed alla scuola per scaricare sulla collettività le proprie
responsabilità sociali.
La politica
seguita dai governi è stata quella suggerita dalla commissione Europea per lo
sviluppo del libero mercato: inserire nella società tutti quei mezzi che devono
sostituire il monopolio pubblico a quello del
mercato.
In Italia
questo si è tradotto con la precarietà dei posti di lavoro che ha innescato la
recessione economica e l’aumento irragionevole della partita IVA.
Leggiamo nel
disegno politico l’obbiettivo di ottenere una società di proprietari,
individui capaci di sostenere i propri bisogni senza l’appoggio dello stato.
Un disegno
sconsiderato che spinge a isolare gli individui più deboli ai margini della
società.
La previdenza
complementare con la legge delega n° 522 sul TFR è uno di quei tasselli che
contribuiscono a impoverire e dividere i lavoratori.
I fondi
pensione sono un fattore destabilizzante nell’assetto economico – sociale e
politico dei paesi che vengono coinvolti.
La previdenza
completare è uno strumento finanziario che crea scompensi sociali, intercetta
le risorse dagli investimenti reali.
Non creano
occupazione, ma soltanto movimenti di capitali virtuali nei mercati finanziari.
I fondi
pensione, sono una delle cause principali della disoccupazione e
dell’abbattimento delle primarie garanzie sociali, quali la sanità, la scuola
e la pensione.
L’inaffidabilità della previdenza complementare
La
previdenza complementare è uno strumento che tende nel futuro a sostituire le
pensioni pubbliche.
La sua
sopravvivenza è legata unicamente alla speculazione finanziaria.
L’assicurazione
di futuri ipotetici guadagni viene venduta ai lavoratori come una scelta
obbligata per una maggiore copertura pensionistica.
Niente di più
falso può essere raccontato ai risparmiatori ed ai lavoratori, già scottati
dai recenti scandali finanziari di diverse società italiane.
Affidare la
copertura previdenziale alla tutela del mercato espone i lavoratori a molteplici
rischi, che ricadono sulle spalle della collettività.
Il cosiddetto
secondo pilastro poggia di sua natura su un terreno instabile quello della
speculazione finanziaria.
I prodotti
della previdenza complementare utilizzano tutti gli strumenti a loro
disposizione azioni, obbligazioni, beni immobili, liquidità.
Come bene
sappiamo, questo comporta l’accettazione della perdita del capitale investito,
a seconda di come si muovono le quotazioni della borsa.
Ricordiamoci
che in borsa basta poco per fare salire o scendere un titolo.
Fino al
giorno prima tutte le agenzie di rating e le banche non erano a conoscenza
Molti
risparmiatori ed addirittura i minatori americani di una società che opera in
Alaska hanno
Questa società,
aveva un fondo pensionistico aziendale, che investiva principalmente sui titoli
della Parmalat.
Recentemente,
in Italia, abbiamo visto come lo
stato è dovuto intervenire, per aiutare diverse società a togliersi dai guai
finanziari.
I fondi
destinati per risanare questi enormi buchi di bilancio, vengono addebitati sulla
collettività, aumentando le tariffe dei servizi.
Vediamo cosa
succede nei due maggiori paesi al mondo che utilizzano questa forma integrativa
alla previdenza pubblica.
·
La previdenza complementare negli Stati
Uniti
In America il
principale sistema pubblico pensionistico si chiama Social Security nato nel
E’ un
sistema solido sicuro che oggi dall’amministrazione Bush viene messo in
discussione.
Accanto al
sistema pubblico è stata affiancata negli anni la previdenza integrativa, molto
In America i
datori di lavoro non sono obbligati a versare i contributi per i lavoratori,
difatti oltre il 50 per cento delle aziende approfitta di questo vantaggio.
La previdenza
complementare si divide in diverse forme quali.
·
I piani aziendale 401K
·
I piani 403 b finanziati da enti no
profit
·
I piani 457 fatti da enti locali e
statali
contribuzione
definita
·
I piani aziendali privati
·
I piani federali, statali ed enti
locali
prestazione definita
·
I piani previdenziali individuali
·
Polize assicurative a carattere previdenziale
I lavoratori
americani aderiscono in grande maggioranza ai piani 401 (K) aziendali quelli più
rischiosi.
Sono
incentivati ad aderire per il
grande vantaggio della detrazione fiscale, dalla possibilità di comprare azioni
della società, per finanziare i contributi versati al fondo pensione aziendale
senza alcuno limite.
Per le
aziende si tratta di un vero affare in quanto risparmiano centinaia di dollari
sulla previdenza pubblica e sfruttano i capitali dei fondi pensione in borsa.
L’esposizione
azionaria di questi piani pensionistici è di oltre il 70 per cento ed oltre.
I piani
pensionistici aziendali nel 2004 hanno perso in borsa circa il 13,50 per cento.
Se da un lato
possono dare ottime prospettive d’investimento dall'altra parte
Citiamo un
caso emblematico la ENRON.
La settimana
prima del tracollo in borsa i manager aziendali avevano venduto le azioni in
loro possesso per poi denunciare lo stato di crisi dell’azienda.
Il risultato,
centinaia di persone hanno perso tutti i loro risparmi investiti nel fondo
pensionistico aziendale.
L'agenzia Federale Americana
Alla fine del
2004 la PBGC ( l'Agenzia del governo federale) ha denunciato
E' ovvio che
l'amministrazione americana è fortemente preoccupata per il deterioramento
Ma così
facendo viene a meno la scopo della privatizzazione del sistema pensionistico
Su questa
emergenza sono state presentate delle misure di
·
Maggiori controlli sulle società che
emettono i propri piani pensionistici aziendali.
·
L'aumento da 19 a 30 dollari per
lavoratore dell'assicurazione a
carico delle imprese per sostenere l'Agenzia Federale.
·
Maggiore formazione professionale dei
promotori finanziari.
Tra le altre
misure intraprese si pensa addirittura di portare da 5 a 7 anni la possibilità
La stessa
potrà anche modificarne i piani d’investimento, per tamponare le perdite
acquisite nella gestione errata del fondo integrativo.
Obbiettivo del Governo Americano
L'obbiettivo
dell'amministrazione Bush è evidente rendere sempre più precaria la vita
Per ottenere
questo risultato il governo americano applica suo programma di smantellamento
della società civile. Modificare il pensiero e lo stile di vita dei suoi
cittadini ed esportarlo nel resto del mondo. Il pensiero che si vuole imporre è
di obbligare le persone in una maggiore esposizione nei rischi dei mercati
finanziari.
Accettando le
perdite, i tracolli finanziari come uno sbaglio personale, ed ampliare
l’emarginazione sociale, in tutti i settori della vita economica di un
paese.
L'amministrazione
Bush, per questo ha pensato che i lavoratori, dovrebbero devolvere il 4 per
cento
Con una
simile manovra il sistema complementare americano
BREVE STORIA DEL TRACOLLO DEI
FONDI PENSIONI AMERICANI
DALLA UNITED AIRLINES A G.M
Agli inizi
del 2005 il sistema dei fondi integrativi americani ha dovuto affrontare il
tracollo
Per la sola United
Airlines il rosso dei suoi 4
fondi pensione ammonta a 10 MILIARDI
Per risanare
il debito della compagnia, i fondi pensione sono stati gestiti in modo
La compagnia,
per evitare il tracollo si era rivolta ad un giudice fallimentare di
I lavoratori
si sono così ritrovati con l'assegno sociale dimezzato.
Alla G.M
pare che stia succedendo proprio quello che il governo si aspettava.
G.M ad inizio
2005 ha firmato con le Union (i sindacati americani) un accordo che elargiva nel
contratto integrativo un premio di 3000 dollari, più l'aumento dei contributi
per il fondo pensione aziendale e per il fondo sanitario aziendale.
Il perdurare
della crisi dell'auto, l'incapacità del gruppo di fare profitti, onorare gli
accordi presi, hanno portato l'azienda a tornare indietro nei suoi passi.
La G.M
ha cercato crediti verso le banche ma i tassi d'interesse erano troppo alti,
allora ha bussato alla porta dei sindacati, ma il 7 per cento è una bella
somma.
L'unica
strada allora pare quella intrapresa dalla United
Airlines scaricare sulle spalle della fiscalità generale il peso dei fondi
pensione aziendali. Con un simile risparmio il titolo in borsa ha ripreso la sua
corsa.
I lavoratori
dopo anni di sacrifici vedono allontanarsi il sogno americano.
Il sistema
previdenziale pubblico si chiama BSP (BASIC, STATE PENSION)
Una seconda
pensione di base denominata SSP (STATE SECOND PENSION) che calcola le medie
delle retribuzioni percepite nell’arco della vita lavorativa.
Le radici
storiche della previdenza pubblica inglese nascono per combattere la povertà
La previdenza
pubblica copre soltanto il 37 per cento dell'ultima retribuzione.
La Gran
Bretagna è la nazione Europea che detiene il più alto mercato di forme
pensionistiche
Il governo
Blair vuole ridurre nei prossimi anni al 26 per cento, la copertura
pensionistica pubblica.
LA CRISI DEL SISTEMA COMPLEMENTARE INGLESE
Negli anni
passati, in Gran Bretagna la previdenza complementare era cresciuta notevolmente
Nel suo
percorso si sono riversati negli anni a cavallo del 1988 e 1994 i più grandi
scandali finanziari del mondo.
Breve pausa e
nel 2000 è nuovamente bufera fino al 2005; crisi dei mercati finanziari e
recessione economica mondiale.
L'introduzione
di forme precarie nel mercato del lavoro, l'assalto selvaggio ai servizi
pubblici
Dal 2000 al
2005 la previdenza complementare ha conosciuto una fuga del 16 per cento
Le previsioni
per il futuro sono di un aumento considerevole, di uscita dai
piani pensionistici.
Secondo la
nostra ricerca circa l'80 per cento dei lavoratori inglesi percepisce una quota
Dal 2000,
infatti il settore della previdenza complementare è in forte crisi, accentuata
da parte dei
Molte forme
pensionistiche complementari hanno subito il fallimento.
Il Ministero
del lavoro inglese ha recentemente reso noto i danni causati dalla previdenza
complementare.
Su circa
70.000 lavoratori iscritti, più di 40.000 hanno subito perdite rilevanti del
proprio capitale,
Situazione
aggravata dal fatto che prima del 2004 non vi era alcuno fonda di garanzia
I fondi a
prestazione definita coprono 10 milioni di aderenti (pari al 90 per cento degli
iscritti attivi agli schemi pensionistici aziendali).
Dai dati
forniti dal Ministero del lavoro nel 2005 le perdite dei fondi pensione
ammontano a 68 miliardi di sterline pari al 7,5 del PIL.
IL PENSION REGULATOR
A causa dei
continui scandali finanziari nel novembre 2004 il governo Britannico ha
approvato
·
PENSION REGULATOR
Il più
grande organo di sorveglianza, dove si concentrano tutti gli schemi
pensionistici inglesi.
Il PR è
entrato operativo il 6/04/2005.
·
PENSION PROTECTION FUND
Il PPF copre
le perdite ed i danni causati dal mancato versamento dei contributi a partire
·
PENSION COMPENSATION BOARD
Attivo DAL
SETTEMBRE 2005 è CONTROLLATO DAL GOVERNO.
·
FINANCIAL ASISTANCE SHEME
E' un fondo
di garanzia finanziato dal governo per coprire le perdite dei fondi integrativi
prima del 6/04/2005. Il fondo di garanzia costa allo stato inglese 400 MILIONI
di sterline.
SCHEMA
DEL SISTEMA PREVIDENZIALE INGLESE
I I
PENSION ACT 2004
I
I
PENSION REGULATOR
I I
I I
PPF FAS
I
PCB
STORIA DELLO SCANDALO PREVIDENZIALE COMPLEMENTARE INGLESE
TRA IL 1988 - 1994.
Lo scandalo
dei fondi integrativi inglesi dovrebbe essere un monito per chi in Italia ha
voluto introdurre la previdenza completare nel nostro ordinamento.
Per renderci
conto della gravità dello scandalo partiamo dalla cifra diffusa dal ministero
del lavoro inglese.
Come è stata
possibile una simile truffa?
Il governo
inglese nell'aprile del 1988 permise ai lavoratori dipendenti e pubblici di
trasferire le proprie
I conti
venivano gestiti dagli intermediari finanziari (banche, assicurazioni, agenzie
d'investimento) il tutto agevolato con una maggiore detrazione fiscale. Lo stato
permetteva al lavoratore di ridurre del 2 per cento il peso fiscale contributivo
obbligatorio sul suo conto individuale.
Con una
campagna pubblicitaria assordante molti lavoratori (specie i minatori) sono
caduti nella trappola
Sostenuti
dalle agenzie d'investimento interessate ad accaparrarsi unicamente quanto più
denaro possibile da investire in borsa.
Di
conseguenza le compagnie del ramo vita che avevano fino allora il monopolio del
mercato per correre ai ripari, avevano avviato diversi corsi di formazione
finanziaria molto blanda.
Una manovra
per immettere sul mercato il più alto numero di agenti finanziari per battere
la concorrenza. Il cosiddetto porta a porta.
I promotori
finanziari gareggiavano a stipulare il più alto numero di contratti possibili.
Si truffavano
ignari sottoscrittori presentando
piani pensionistici altamente speculativi, con alti costi di gestione.
Si calcola
che nel 1986 in Gran Bretagna le polize previdenziali incassavano 2 miliardi
Nel 1992 il
governo inglese avvia un’indagine a causa dei molti reclami (nel non potere più
Molti
lavoratori specie quelli più prossimi alla pensione avevano perso nei fondi
integrativi il 90 per cento del capitale.
Molte persone
erano state raggirate con contratti usuranti a causa dei costi di gestione
elevatissimi.
Il rapporto
ha messo in luce una miriade di truffe, dove pare che anche il sistema bancario,
finanziario
La perdita
complessiva che il governo ha diffuso in difetto è di oltre i 12
miliardi di sterline.
In America ed
in Gran Bretagna troviamo quindi
Sono piani che espongono i lavoratori durante l’intero
arco della vita lavorativa
Sono piani in capo alla società erogatrice
ULTIMISSIME DALL’EUROPA
Una bella
conquista sociale!
In
Gran Bretagna. Molti datori di lavoro hanno
chiuso i loro piani pensionistici aziendali ai nuovi iscritti per fare fronte al
continuo deteriorarsi dell’economia, dei costi di gestione.
I vecchi sottoscrittori si sono visti cambiare il calcolo della loro rendita sull’arco di tutta la vita lavorativa, prima il rendimento si basava sull’ultima busta paga.
Un’altra
bella conquista sociale!
LA PREVIDENZA INTEGRATIVA IN ITALIA
L'attacco della previdenza
complementare al sistema pubblico
Che cos'è un
fondo pensione?
E' uno
strumento creato appositamente per sostituire nel futuro prossimo la previdenza
pubblica.
Si vuole
obbligare il lavoratore a rinunciare ad una parte del suo stipendio, dei suoi
contributi e della sua liquidazione per la previdenza integrativa.
Nel 2005 in
Italia, gli interventi sulle pensioni pubbliche senza gli effetti del calcolo
contributivo
Storicamente
è dalla fine degli anni 60 che il sistema previdenziale pubblico è sotto
assedio.
I cittadini
italiani vengono terrorizzati da una campagna diffamatoria sulla tenuta del
nostro sistema previdenziale pubblico.
La previdenza
complementare demolisce gli equilibri tra vecchie e nuove generazioni.
Ad oggi il
rapporto dei contributi previdenziali a carico delle imprese è del 73 per cento
e del 27 per cento a carico dei lavoratori.
Con i fondi
pensione la situazione si ribalta. Il lavoratore versa l' 87 per cento dei
contributi previdenziali e l'impresa il 13 per cento.
Le pensioni
di conseguenza non sono più legate alla dinamica dei salari, ma alla
valutazione della ricchezza del paese il P.I.L.
L'inflazione
reale invece è tutt'altra cosa, una volta si copriva con la scala mobile.
Esiste l’allarme sull’
aumento della spesa pensionistica in Italia?
Per demolire
il sistema previdenziale pubblico italiano i governi si sono dovuti inventare
rapporti e statistiche per aprire la porta alla previdenza integrativa.
Il sogno
degli ultimi governi è quello di vedere sparire dai conti pubblici la voce
della previdenza.
Infatti lo
scopo delle riforme pensionistiche è di scaricare sulla collettività la
responsabilità della copertura previdenziale.
Riassumiamo
le tre voci principali che rincorrono sovente sui giornali nazionali e alla
televisione:
1.
AUMENTO DELLA SPESA PENSIONISTICA
2.
BASSA NATALITA’
3.
FONDI PENSIONE
1 La spesa
pensionistica
Per affermare
se in Italia esiste un rischio di insostenibilità dei conti INPS cioè se
l’ente elargisce più prestazioni che entrate dobbiamo fare una semplice
operazione matematica; dobbiamo separare dalle spese per la previdenza
quelle per l’assistenza.
Il rapporto
della ragioneria dello stato presieduta da Alberto Brambilla ha evidenziato come
non esista oggettivamente il pericolo dei conti previdenziali INPS.
Invece si
nota nella relazione del 1995 il governo DINI
(prima di approvare la legge 335) per mettere mano alle pensioni dava
queste proiezioni:
Questo temuto
aumento del 2% da oggi al 2030, è basato su un ipotetico incremento del PIL
fino al 2050 di 1,5%.
La ragioneria
dello stato di conseguenza fa notare che la percentuale del PIL che si spende
nel nostro paese per la previdenza pubblica non ammonta al 17,2% come spacciato
dal FMI ma arriva al 12% 11,5%.
Risultato
ottenuto scorporando alcune voci assistenziali che pesano sull’INPS e che non
sono pensioni.
Vediamo
allora nel dettaglio le voci che gravano iniquamente sulla previdenza pubblica:
Tabella n°2
previdenza e assistenza
|
SPESA PREVIDENZIALE
Spesa pubblica per la casa
|
SPESA ASSISTENZIALE |
|
ASSEGNO PENSIONISTICO |
Pensioni d’invalidità di natura previdenziale
con età superiore a quella di pensionamento Pensioni superstiti, |
|
|
prepensionamenti, pensioni anticipate Fondo di garanzia TFR e indennità equivalenti |
|
|
La C.I.G, la mobilità, la spesa assistenziale
degli enti locali |
|
|
Le pensioni integrate al minimo e alcune pensioni
di reversibilità |
Sottraendo
alla voce previdenziale le imposte assistenziali otteniamo un’incidenza della
spesa pensionistica sul P.I.L dell’11,5% e non del 16% ipotizzato dal governo.
Analizziamo
questo 11,5%
Scendendo nel
dettaglio del rapporto troviamo che l’assegno previdenziale incide al 47,3%
sulle uscite dell’INPS pari a 247.424 Miliardi delle vecchie lire. Contro i
308.451 miliardi delle vecchie lire totali se incorporiamo le spese improprie
assistenziali.
Ecco svelato
in modo semplice una delle cause che tendono a destabilizzare le erogazioni
delle erogazioni previdenziali a danno del cittadino e dei lavoratori.
Troviamo
inoltre altre forme improprie che gravano sulla previdenza pubblica:
·
le ritenute fiscali calcolate al lordo
determinando un’influenza sul P.I.L del 2%
·
Il solo fondo di garanzia del TFR grava
fiscalmente con l’1,5% nel P.I.L
In totale
queste due voci gravano nel rapporto previdenza/P.I.L al 3%.
Sottraendo
queste voci i conti tornano e si evince che la spesa pensionistica pubblica
italiana è ben al disotto degli altri stati della comunità Europea.
La creazione
della gobba al 2% nel 2030 viene assorbita agevolmente adoperando le misure
sopra descritte in una migliore gestione della previdenza pubblica.
La mancanza
di crescita economica negli ultimi anni con un P.I.L al disotto dello zero
rendono inutili le manovre nel nostro sistema previdenziale pubblico.
Completiamo
la relazione sulla spesa previdenziale mettendo in evidenza due decreti molto
discutibili attuati nel luglio 2004 con l’ennesima riforma delle pensioni.
Il governo
per il 2008 ha ridotto le finestre di uscita da 4 a 2 nell’arco dell’anno al
primo gennaio ed al primo luglio.
L’inserimento
del Superbonus nel solo settore
privato (il pubblico impiego avrebbe impiegato troppe risorse) per chi decide di
posticipare la pensione di anzianità avendo maturato i requisiti entro il
31/12/2007.
Questo Supebonus
sarà conveniente solo ai redditi molto alti per chi percepisce stipendi oltre i
1400 euro mensili.
Tabella n°3 come cresce il super bonus (Milano finanza 25 settembre 2005)
|
Stipendio lordo |
bonus totale |
incremento
% della retribuzione netta |
|
€
1.300,00 |
€
425,10 |
42,48 |
|
€
1.450,00 |
€
474,15 |
43,14 |
|
€
1.620,00 |
€
529,74 |
43,94 |
|
€
1.770,00 |
€
578,79 |
44,67 |
|
€
1.960,00 |
€
640,92 |
45,76 |
|
€
2.150,00 |
€
703,05 |
46,69 |
|
€
2.330,00 |
€
761,91 |
47,45 |
|
€
2.500,00 |
€
817,50 |
48,1 |
|
€
2.685,00 |
€
878,00 |
48,72 |
|
€
2.870,00 |
€
938,49 |
49,29 |
|
€
3.035,00 |
€
993,65 |
49,62 |
|
€
3.220,00 |
€
1.056,00 |
50,19 |
|
€
3.400,00 |
€
116,66 |
50,7 |
|
€
3.580,00 |
€
1.177,32 |
51,17 |
|
€
3.765,00 |
€
1.239,66 |
51,6 |
|
€
3.950,00 |
€
1.302,01 |
52,01 |
|
€
4.130,00 |
€
1.362,67 |
52,37 |
|
€
4.315,00 |
€
1.425,01 |
52,71 |
|
€
4.500,00 |
€
1.487,36 |
53,03 |
|
€
4.685,00 |
€
1.549,70 |
53,33 |
|
€
5.780,00 |
€
1.918,72 |
54,73 |
|
€
6.720,00 |
€
2.235,50 |
55,85 |
|
€
7.730,00 |
€
2.575,87 |
57,23 |
|
€
8.750,00 |
€
2.919,61 |
58,35 |
2 La bassa natalità incide?
La
contraddizione che meno nascite = meno copertura pensionistica è una tesi che
come CUB contestiamo.
Bisogna
considerare che ai nostri giorni, in Italia si deve definire questo concetto,
che tutti i soggetti compresi tra gli zero ed i diciotto anni di età non
contribuiscono alla creazione di produttività ed all’aumento della ricchezza.
Scartando dal
conteggio questa fascia di età, troviamo più risorse per gli anziani una
categoria che cresce e che va vista come fonte di ricchezza e di reddito per le
famiglie italiane.
Il pensiero
della previdenza completare cosa crede di realizzare, che un bambino di quattro
anni lavori per creare produttività e ricchezza?
Se
l’imprenditoria continua a tagliare posti di lavoro e i governi approvano
leggi sulla precarietà creano solamente squilibri sociali.
Aumentare
solo le risorse alle imprese con lo scopo di rilanciare i consumi non giustifica
l'avere applicato un mercato del
lavoro così precario che tende unicamente ad impoverire i lavoratori.
Queste
riforme pensionistiche gravano pesantemente sulla popolazione anziana, che si
vedono sempre più emarginate ai bordi della società civile.
Togliendo le
risorse agli anziani si causa alle famiglie un danno enorme. Le quali dovranno
farsi carico oltre che della disoccupazione, della precarietà del lavoro, anche
dell’indigenza degli anziani.
Bisogna
salvaguardare il reddito pensionistico degli anziani, intervenendo in tutti quei
settori dove nasce l'evasione fiscale , il lavoro nero la regolamentazione della
manodopera straniera, e l’applicazione di contratti di lavoro meno precari,
3
I FONDI PENSIONE
I rischi della previdenza complementare
Cosa mai può
garantire un fondo pensione?
Non può
garantire niente.
Nella
previdenza complementare influiscono troppi fattori
1. Il profilo di rischio dell’investimento
2. la
correttezza del consiglio d’amministrazione nel fondo pensione
3. l’affidabilità
della banca depositaria
4. la
professionalità dei promotori finanziari
5. la
convivenza dei sindacati confederali nel fondo pensione
6. gli organi
di controllo della previdenza completare
7.la correttezza degli
imprenditori
8.la precarietà del lavoro
9.la mancanza di fondi di
garanzia
10.il tasso d'adesione al fondo
integrativo
11.l'anzianità dei
sottoscrittori del fondo integrativo
Chi non corre
alcuno rischio nella previdenza complementare?
1.la banca depositaria
2.le assicurazioni
3.i promotori finanziari
4.i sindacati confederali
5.i datori di lavoro
6.il governo
7.le agenzie d'investimento
Chi corre
rischi nella previdenza complementare?
1.i lavoratori dipendenti
2.i lavoratori pubblici
3.i risparmiatori
La riforma
della costituzione italiana
I fondi pensione devono mettere in conto altri rischi come la modifica dell'articolo V della costituzione italiana.
Questa riforma mette in discussione i rapporti tra stato e regioni, la previdenza complementare ne è principalmente coinvolta. Si pensa difatti di destinare più risorse alle regioni con maggiore dinamicità economica, quindi con più finanziamenti ed agevolazioni fiscali per le imprese. Per chi invece rimane indietro resterà penalizzato nel trovare risorse per rilanciare l'economia e l'occupazione del proprio territorio.
Si capisce allora che i fondi pensione delle regioni ricche avranno più benefici fiscali, mentre le regioni povere dovranno fare i conti con maggiori squilibri sociali..
Il risultato così ottenuto dalla previdenza integrativa sarà quello di avere pensionati di serie A e serie B.
La devoluzione è il risultato di una politica riformatrice che radicalizza la divisione sociale all'interno dello stato italiano, si utilizza l'arma dei fondi pensione per dividere ulteriolmente i lavoratori.
Il tasso di sostituzione
Il tasso di sostituzione è la percentuale che
indica il livello di copertura della previdenza integrativa.
Il tasso di sostituzione si finanzia con i contributi, con il TFR e con parte dello stipendio.
Consideriamo
che la rendita della pensione calcolata con il sistema contributivo sarà
contenuta tra il 55 ed il 65 % dell’ultimo stipendio, per potere avere una
pensione decorosa, non basterà il ricorso ai fondi pensione se
si pensa di destinare ad essi una percentuale minima di contributi.
Anche
nell’ipotesi di destinare una parte di TFR
e parte di stipendio (in percentuale
ad esempio dell’1, 2% o 3%)al fondo pensione non si riesce ad avere quella
parte di reddito che dovrebbe coprire la quota persa con la riforma del sistema
previdenziale pubblico.
Presentiamo i
risultati ottenuti dalle associazioni a difesa dei consumatori (Soldi
e diritti Altro Consumo).
Tabella n 4 ( fonte altroconsumo)
|
Contributo lavoratore (% stipendio) |
Contributo azienda |
TFR versato al fondo |
Anni di partecipazione |
Capitale prelevato a scadenza |
Rendita mensile Netta (in euro) |
|
|
Uomo 65 anni |
Donna 60 anni |
|||||
|
1% |
1% |
1/3 |
30 |
1/3 |
85 |
66 |
|
1% |
1% |
1/3 |
30 |
0 |
128 |
99 |
|
1% |
1% |
Tutto |
30 |
1/3 |
180 |
139 |
|
1% |
1% |
Tutto |
30 |
0 |
270 |
209 |
|
3,94% |
1% |
1/3 |
30 |
1/3 |
142 |
110 |
|
3,94% |
1% |
1/3 |
30 |
0 |
212 |
165 |
|
11% |
1% |
Tutto |
30 |
1/3 |
371 |
287 |
|
11% |
1% |
Tutto |
30 |
0 |
556 |
431 |
|
1% |
1% |
1/3 |
40 |
1/3 |
125 |
97 |
|
1% |
1% |
1/3 |
40 |
0 |
185 |
169 |
|
1% |
1% |
Tutto |
40 |
1/3 |
264 |
205 |
|
1% |
1% |
Tutto |
40 |
0 |
396 |
307 |
|
3,94% |
1% |
1/3 |
40 |
1/3 |
208 |
161 |
|
3,94% |
1% |
1/3 |
40 |
0 |
312 |
242 |
|
11% |
1% |
Tutto |
40 |
1/3 |
543 |
421 |
|
11% |
1% |
Tutto |
40 |
0 |
814 |
631 |
|
1% |
1% |
1/3 |
30 |
1/3 |
85 |
66 |
La ricerca
dimostra che per ottenere una rendita mensile quasi accettabile è necessario
rinunciare al 10% del proprio reddito e lavorare per oltre 30 anni.
I risultati
ottenuti sono basati su lavoratori che hanno la possibilità di avere contratti
a tempo indeterminato, con la precarietà del lavoro attuale tutti i dati della
rendita mensile sono da correggere al ribasso di c.a il 15%.
La trasparenza
Nei fondi
pensione italiani i lavoratori, trovano
molte volte, la mancanza della chiarezza su quello che viene presentato come
previdenza integrativa.
Nelle
normative attuali, in un mercato del lavoro così precario, sono poco chiare al
lavoratore, le procedure di trasferimento delle sue quote tra un fondo di
categoria metalmeccanico, a quello del turismo o dell'alimentare.
Sono diversi
i casi denunciati dai sottoscrittori di ritardi, di ommissioni nel trasferire
queste quote, anche da parte del datore di lavoro.
I lavoratori
difficilmente conoscono i tempi, i metodi del trasferimento ed i costi di
gestione del nuovo fondo di categoria.
La normativa
dei fondi pensione vuole ingabbiare il lavoratore, tassando le rendite e
penalizzandolo se riscatta anticipatamente le quote.
Si applicano deleghe all’insaputa dei sottoscrittori che obbligano versamenti aggiuntivi al fondo pensione.
Un esempio il
fondo Cometa dei metalmeccanici, dove FIM FIOM e UILM nel 2000 senza
interpellare i lavoratori assunti prima del 23 aprile 1993, hanno aumentato il
tasso di prelievo sul TFR. Sono passati dal 18% al 23%, sottraendo così il 40%
di TFR.
Il più delle
volte non si è affatto informati del profilo di rischio del nuovo fondo
pensione a cui si fa riferimento.
Facilmente il
lavoratore può anche dimenticarsi di richiedere il trasferimento di quanto
versato in un altro fondo di categoria.
E’ una
operazione al limite dell’illecito finanziario, in quanto il TFR è salario
differito è come tale soltanto i lavoratori dovrebbero decidere come disporne.
La
trasparenza dei bilanci dei fondi pensione italiani per chi non è pratico in
materia di investimenti risulta sicuramente di difficile interpretazione.
I gestori, le
banche depositarie non sono molto disponibili a fornire in modo corretto e
tempestivo il bilancio di gestione.
A seconda di
come si ipotizza su come si muoverà il mercato i gestori cercano di speculare
il più possibile sul mercato azionario.
La regola
vuole che questi cambiamenti siano denunciati tempestivamente alla COVIP
ma il più delle volte la comunicazione avviene quando i giochi sono stati
già fatti.
L'ultimo ad
essere informato se ciò avviene è il lavoratore.
Queste
manovre vengono coperte dai gestori perchè di previdenziale hanno ben poco a
che fare.
I fondi
pensione infatti comprano e vendono sui mercati azionari una grande quantità di
titoli, questi possono pesare di più o di meno nel portafoglio di un fondo di
categoria.
Acquistando
un titolo in borsa il fondo cerca di
ottenere il migliore guadagno possibile come ad esempio il dividendo azionario.
Ora se
l'investimento risulta invece penalizzante per vari motivi quali crisi
dell'azienda, dividendo deludente, guai giudiziari (come il falso in bilancio),
il titolo in borsa viene venduto.
Molte volte
abbiamo appreso così notizie di titoli che sono crollati in borsa. Bene per
fare crollare un titolo in borsa influiscono anche i fondi pensione delusi
dall'andamento dell'azienda.
Si evidenzia
allora uno scenario preoccupante per chi sottoscrive questi piani integrativi.
Facciamo un
esempio di una azienda italiana o estera chiamiamola X.
Qui troviamo
dei lavoratori che perdono la loro occupazione per la crisi aziendale (la
fabbrica non riesce a vendere il suo prodotto). La malasorte vuole che in
passato i dipendenti avevano aderito al fondo
della loro categoria.
Ebbene quel
fondo pensione casualmente comprava azioni ed obbligazioni della
fabbrica X andata in crisi.
Il fondo
pensione per evitare di perdere altri soldi, vende le azioni dell'azienda X,
diventando cosi partecipe al licenziamento dei lavoratori ed alla chiusura dello
stabilimento.
In Italia è
successo e capiterà sempre più frequentemente casi come quello sopradescritto
se non fermiamo la previdenza integrativa.
Per pura
fortuna i maggiori fondi integrativi italiani non avevano nel loro portafoglio
azioni Parmalat e Cirio, ma il futuro nessuno lo sa prevedere.
I tassi di adesione
Dalla riforma
del 1995 le adesioni ai fondi negoziali sono stabili.
Gli iscritti a fine 2004 risultano 1.058.000, la tendenza senza la truffa sul silenzio - assenso del TFR è al ribasso nei prossimi anni.
Nel 2004
infatti il tasso di adesione da Gennaio a Dicembre risulta in forte contrazione.
Tabella n°5
Iscritti ai fondi pensione negoziali
|
Anni |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
|
Numero
fondi pensione negoziali |
4 |
6 |
23 |
27 |
36 |
40 |
41 |
|
Iscritti |
384.349 |
428.154 |
774.693 |
887.603 |
989.126 |
1037.707 |
1.058.677 |
|
Capitalizzazione In
milioni di € |
165 |
544 |
1.190 |
2.256 |
3.264 |
4.543 |
5.881 |
|
Contributi |
159 |
362 |
632 |
1.144 |
1.227 |
1.262 |
1.453 |
i rendimenti dei fondi pensione
Elenchiamo le
voci che influenzano la gestione finanziaria di un fondo di categoria:
Tabella n° 6 i rendimenti dei fondi
pensione e del TFR
|
Anni
di riferimento |
31/12/2003 31/12/2004 1
anno |
31/12/2002 31/12/2004 2
anni |
31/12/2001 31/12/2004 3
anni |
31/12/2000 31/12/2004 4
anni |
31/12/1999 31/12/2004 5
anni |
31/12/1998 6
anni |
|
Fondi
pensione Complementari |
4,5 |
9,7 |
6,0 |
5,4 |
9,2 |
|
|
Rivalutazione TFR |
2,5 |
5,4 |
8,7 |
11,8 |
15,8 |
19,5 |
Dalla loro
nascita diversi fondi di categoria accusano notevoli perdite di iscritti.
Dopo una
prima fase di sviluppo i fondi di categoria fortunatamente risultano essere
sconosciuti tra i giovani lavoratori.
La fascia di
età che va dai 19 ai 30 anni non aderisce alla previdenza complementare, mentre
solo la fascia di età compresa tra i 35 e 45 anni partecipa nella previdenza
integrativa.
Si nota che
la maggioranza dei lavoratori coinvolti nella previdenza integrativa è quella
che ha subito la riforma Dini del 1995.
Questo dato
dimostra che, in mancanza di nuove adesioni ai fondi di categoria, nei prossimi
anni il fondo di categoria non sarà in grado di elargire l'assegno integrativo
per chi esce dal mondo del lavoro.
Oppure potrà
capitare che la quota integrativa sia ridotta al minimo per accontentare tutti
gli aderenti.
Nella
peggiore delle ipotesi si potrà anche perdere il capitale versato.
Nel 2005 già
diversi fondi di categoria per mancanza di iscritti hanno dovuto scegliere
l'accorpamento con altri fondi per sopravvivere.
E' il caso
del fondo Prevaver destinato ai quadri
ed operai aeroportuali che si è aggregato con il fondo Mercurio
del gruppo Alitalia.
Il fondo Prevedi
del settore edile è in crisi di sopravvivenza è ha dovuto abbassare la
soglia di iscrizioni per entrare operativo da 30.000 a 20.000. Attualmente sono
13.000 le iscrizioni.
Tra i fondi
pensione italiani più grandi troviamo Cometa
dei metalmeccanici che da due anni accusa un notevole calo di iscrizioni da
333.999 nel 2003 a 320.000 nel 2004.
Anche Fonpen
per le aziende del gruppo Enel stessa storia da 46.400 nel 2003 a 43.700 nel
2004.
Un altro
elemento di rischio della previdenza integrativa italiana riguarda la mancata
istituzione di un fondo di garanzia.
I lavoratori
che aderiscono alla previdenza complementare non sono tutelati dalle perdite.
Quando si
esce da un piano pensionistico in una fase di mercato azionario al ribasso, è
ovvio che il capitale versato al fondo sarà ridotto.
Così di
conseguenza anche la quota integrativa sarà ancora più bassa di quella
sperata.
Infatti
ripetiamo che nessuno può prevedere quale sarà l'andamento dei mercati
azionari nel futuro prossimo si può solo ipotizzare!!
Il fondo di
garanzia non viene istituito perché la logica delle riforme pensionistiche non
avrebbero senso.
Vale a dire il sistema retributivo e 35 anni di lavoro
Il profilo di
rischio
NON SOLO LE AZIONI MA ANCHE LE OBBLIGAZIONI SONO A RISCHIO
E' bene
rammentare che anche uno stato può diventare insolvente.
In questo caso i suoi titoli di debito BOT CCT BTZ
BTP non valere assolutamente più nulla.
Uno stato
diventa insolvente quando non è più in grado di rimborsare i soldi dati in
prestito dai risparmiatori.
La forte
svalutazione, le truffe finanziarie, il malgoverno e la precarietà del lavoro
sono le cause principali per affossare i titoli di debito statali.
L'Argentina
è una di quelle nazioni, che ha sperimentato sulla pelle dei lavoratori la
massima
E IN ITALIA?
In Italia
negli ultimi cinque anni i risparmiatori sono stati attratti dai titoli di
debito emessi da diverse società private.
I
sottoscrittori hanno acquistato questi titoli convinti dalla sicurezza
dell’investimento.
Ma ecco che
all’improvviso saltano fuori nuovi scandali finanziari come la
CIRIO, la PARMALAT, la Banca Fideuram ( banca che nel 2004 ha visto la fuga
all’estero di alcuni promotori finanziari)
Cosa è
accaduto? Le persone già precedentemente bruciate dai crolli delle borse, si
sono fatte convincere che con i titoli di debito non si rischiava assolutamente
nulla.
Quando una
società privata chiede i soldi al mercato emettendo titoli obbligazionari è
perché è in crisi di liquidità, deve ristrutturare, deve ampliare gli
investimenti.
Ma la gente
comune non può sapere se l’azienda negli
anni riuscirà a tornare in positivo. Se fallisce il suo piano di rilancio entra
in crisi, ed anche i suoi titoli di debito rischiano di non essere più
rimborsati.
Tutti
dovrebbero sapere che quando una società fallisce, in Italia, i primi ad essere
rimborsati sono le banche creditrici, i lavoratori e per ultimi gli azionisti ed
i creditori di titoli di debito.
Anche se meno
rischiosi delle azioni presentano anche loro un profilo di rischio.
TFR LA TRUFFA DEL SILENZIO - ASSENSO
Il
TFR o liquidazione è un salario differito, che viene erogato direttamente
dal datore di lavoro, per i dipendenti privati. Per il pubblico impiego troviamo
invece il TFS (trattamento di fine servizio) che è un premio di natura
previdenziale erogato dall'INDAP.
Nel settore
privato è il datore di lavoro che accantona il 6,91% della busta paga per il TFR.
Questo 6,91%
è parte del costo del lavoro.
Il 6,91% si
riduce per effetto della tassazione al 6,15% e dal 2000 in poi non si può
dedurre le vecchie 600 mila lire annue come in passato.
Con questa
tassazione salta subito in evidenza che i lavoratori precari sono fortemente
penalizzati, mentre chi ha prospettive di carriera e un posto di lavoro stabile
rimane avvantaggiato.
Il TFR
si rivaluta ogni anno calcolando il 75% dell'inflazione più l'1,5% fisso. Il
lavoratore ha quindi un rendimento garantito.
Questa
garanzia non esiste nei fondi pensione come abbiamo già visto in precedenza.
Alcuni
soggetti politici e sindacali del passato governo di centro sinistra,
ipotizzavano il trasferimento obbligatorio del TFR nella previdenza complementare, fortunatamente ciò non è
avvenuto.
Ma oggi
invece assistiamo ad una impostazione diversa e meschina sul furto del TFR.
Il governo e CGIL CISL UIL hanno inventato il silenzio
- assenso.
Il silenzio -
assenso giuridicamente è una truffa
finanziaria, che lede i principi di libertà e di democrazia in Italia.
Si cerca di
approvare una delega che è impostata sulla truffa finanziaria, in uno stato
dove dovrebbe vigilare la giustizia contro i raggiri.
Come è
concepibile che una nazione fondata sul diritto approvi una simile scorrettezza?
Giovano gli
interessi di autofinanziamento di CIGIL
CISL UIL delle banche e delle
assicurazioni che possono così
aumentare i loro profitti e influenze politiche.
Con questa
truffa finanziaria le famiglie italiane saranno derubate nuovamente di una parte
del loro reddito. Il TFR rappresenta denaro fresco per potere far fronte alla
perdita di un lavoro.
Il TFR
infatti è considerato un ammortizzatore sociale, che in caso di necessità può
sopperire alle spese sanitarie, alla cura dei figli, all'acquisto della prima
casa.
Il TFR per il
sindacalismo di base deve essere a piena disponibilità del lavoratore senza
alcuno vincolo.
IL SILENZIO
Il lavoratore dal 1 gennaio 2006 ha sei mesi di
tempo per decidere cosa vuole fare del suo TFR.
La parte più
oscura di questa delega resta la destinazione del TFR in caso di silenzio del lavoratore.
Il silenzio
del lavoratore viene contrattato tra datori di lavoro e le RSU per decidere dove
destinare il TFR . In mancanza di
accordo si passa alle segreterie, poi alla regione, poi in via residuale
all'INPS.
Tutti possono
capire che una simile operazione comporta rischi notevoli di trasparenza.
Chi
garantisce che parte della torta non finisca nelle tasche dei sindacati
confederali, del padrone, delle assicurazioni, delle banche?
Potremo
trovarci facilmente davanti a gente che in trattativa si intaschino tangenti o
favoritismi.
E’
inconcepibile che una legge imponga ai lavoratori un rischio finanziario che nessuno vuole accettare.
Non esiste il
motivo fondato di obbligare una persona a firmare o non firmare un documento
contro la sua volontà.
Il vecchio
decreto sul TFR dice che la
liquidazione matura in azienda ed è regolamentato dalle leggi contrattuali e
penali.
Riteniamo
allora che i lavoratori che saranno truffati dal loro silenzio vengano tutelati
in sede giudiziaria.
Cosa deve fare il sindacato di base per impedire
questa deriva?
Proponiamo al
sindacato di base di intraprendere
"una volta approvata la delega" l'avvio
di una procedura di denuncia davanti alla giustizia per l'incostituzionalità
della legge delega.
Il sindacato
di base ha avviato già da molto tempo un sistema di informazione e di dibattito
in tutti i luoghi di lavoro. Deve intensificare l'informazione sulla truffa del
silenzio - assenso utilizzando tutti i mezzi a disposizione.
LITIGANO SU TUTTO
Per potere
fare decollare la previdenza integrativa il governo deve concedere agli
imprenditori, alle grandi multinazionali, alle banche, alle assicurazioni delle
garanzie.
Queste
garanzie si chiamano fondi, bonus. Calcolati in 530 milioni di euro per il
2006 e per il futuro 250 milioni di euro ogni
anno.
Una bella promessa.
Infatti
le banche che dovrebbero anticipare i soldi alle imprese che perdono il
TFR non sono convinte.
Quando si va
in banca a chiedere un prestito, dobbiamo presentarci con delle garanzie quali:
Stessa cosa
deve fare il governo.
Fortunatamente
grazie a questa spirale si spera di affossare definitivamente i progetti di
previdenza integrativa.
In tutto
questa truffa completare abbiamo visto che l’ultima persona ad essere
informata è il lavoratore.
La previdenza
complementare colpisce il lavoratore sul suo lato più debole il salario.
Quote di TFR,
di reddito che il dipendente deve rinunciare, nella speranza di rivedere il suo
capitale alla scadenza del contratto sottoscritto.
Sono due le
compagnie assicurative italiane maggiormente interessate alla previdenza
integrativa Alleanza e Mediolanum dove il settore vita incide per il 100%.
LE PROPOSTE DEL SINDACATO DI BASE
No
allo scippo del tfr mediante il silenzio assenso
la CUB rivendica il rilancio della
previdenza pubblica, mediante
1.
Il ripristino del calcolo retributivo per tutti per garantire continuità
dei trattamenti salariali in godimento all’atto del pensionamento e
ripristinare la solidarietà intergenerazionale.
2.
L’aumento delle pensioni in essere per garantire il diritto ad una vita
dignitosa a tutti, (4 milioni di pensionati e
invalidi percepiscono 402 euro mensili e 7.254.366 non raggiungono i 516 euro)
3.
L’aggancio delle pensioni all’andamento reale dei prezzi e alla dinamica
salariale
4.
Il mantenimento delle pensioni di anzianità e il rafforzamento delle misure
a sostegno dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e dei lavoratori esposti
all’amianto.
5.
Aumento e graduale parificazione dei contributi previdenziali per i
lavoratori a progetto, soci lavoratori, artigiani e autonomi a quelli del lavoro
dipendente. Copertura contributiva adeguata per tutti, anche nei periodi di
precariato.
6.
Esentare le pensioni dalle trattenute fiscali a partire dalle fasce di
reddito meno elevate
7.
Rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo fine ad
un uso improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti.
8.
Attuare concretamente la lotta all’elusione e all’evasione contributiva
(30 miliardi annui di euro) rafforzando gli organici dei ruoli ispettivi.
9.
Un nuovo modello di finanziamento del sistema previdenziale pubblico basato
anche sulla ricchezza che l’intero sistema crea.
La Cub
chiede il ritiro del decreto governativo di previdenza integrativa e l’avvio
di un percorso legislativo e di confronto con le parti sociali per il rilancio
della previdenza pubblica.
Confederazione Unitaria di Base
Per ALP/CUB
Inghes Salvatore