LA TRUFFA DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

  Analisi e commenti sulla riforma previdenziale in Italia

negli Stati Uniti e Gran Bretagna

  A cura dell’ALP/CUB di Pinerolo

 

 

    Introduzione

 

La riforma del sistema previdenziale pubblico in Italia del 1995 ha causato la più grave devastazione delle pensioni italiane.

L’avere introdotto il sistema contributivo ha causato il maggiore divario tra le vecchie generazioni e nuove generazioni.

Questa diversità si sta accentuando con l’applicazione in Italia delle leggi sulla precarietà.

Secondo noi della CUB i lavoratori saranno nel prossimo futuro sempre più poveri impossibilitati nel sostenere il reale costo della vita..

Gli ultimi governi mirano ad abbandonare la previdenza pubblica e ridurre i finanziamenti alla sanità ed alla scuola per scaricare sulla collettività le proprie responsabilità sociali.

La politica seguita dai governi è stata quella suggerita dalla commissione Europea per lo sviluppo del libero mercato: inserire nella società tutti quei mezzi che devono sostituire il monopolio pubblico a quello  del mercato.

In Italia questo si è tradotto con la precarietà dei posti di lavoro che ha innescato la recessione economica e l’aumento irragionevole della partita IVA. E’ noto a tutti, infatti, che il lavoro autonomo è la maggiore fonte d’evasione fiscale..

Leggiamo nel disegno politico l’obbiettivo di ottenere una società di proprietari, individui capaci di sostenere i propri bisogni senza l’appoggio dello stato.

Un disegno sconsiderato che spinge a isolare gli individui più deboli ai margini della società.

La previdenza complementare con la legge delega n° 522 sul TFR è uno di quei tasselli che contribuiscono a impoverire e dividere i lavoratori.

I fondi pensione sono un fattore destabilizzante nell’assetto economico – sociale e politico dei paesi che vengono coinvolti.

La previdenza completare è uno strumento finanziario che crea scompensi sociali, intercetta le risorse dagli investimenti reali.

Non creano occupazione, ma soltanto movimenti di capitali virtuali nei mercati finanziari.

I fondi pensione, sono una delle cause principali della disoccupazione e dell’abbattimento delle primarie garanzie sociali, quali la sanità, la scuola e la pensione.

 

L’inaffidabilità della previdenza complementare

La previdenza complementare è uno strumento che tende nel futuro a sostituire le pensioni pubbliche.

La sua sopravvivenza è legata unicamente alla speculazione finanziaria.

L’assicurazione di futuri ipotetici guadagni viene venduta ai lavoratori come una scelta obbligata per una maggiore copertura pensionistica.

Niente di più falso può essere raccontato ai risparmiatori ed ai lavoratori, già scottati dai recenti scandali finanziari di diverse società italiane.

Affidare la copertura previdenziale alla tutela del mercato espone i lavoratori a molteplici rischi, che ricadono sulle spalle della collettività.

Il cosiddetto secondo pilastro poggia di sua natura su un terreno instabile quello della speculazione finanziaria.

I prodotti della previdenza complementare utilizzano tutti gli strumenti a loro disposizione azioni, obbligazioni, beni immobili, liquidità.

Come bene sappiamo, questo comporta l’accettazione della perdita del capitale investito, a seconda di come si muovono le quotazioni della borsa.

Ricordiamoci che in borsa basta poco per fare salire o scendere un titolo. Pensiamo al caso delle azioni e obbligazioni della Parmalat.

Fino al giorno prima tutte le agenzie di rating e le banche non erano a conoscenza  della reale situazione finanziaria del gruppo.

Molti risparmiatori ed addirittura i minatori americani di una società che opera in Alaska hanno perso tutto.

Questa società, aveva un fondo pensionistico aziendale, che investiva principalmente sui titoli della Parmalat.

Recentemente, in Italia,  abbiamo visto come lo stato è dovuto intervenire, per aiutare diverse società a togliersi dai guai finanziari.

I fondi destinati per risanare questi enormi buchi di bilancio, vengono addebitati sulla collettività, aumentando le tariffe dei servizi.

Vediamo cosa succede nei due maggiori paesi al mondo che utilizzano questa forma integrativa alla previdenza pubblica.

        

·        La previdenza complementare negli Stati Uniti

 

In America il principale sistema pubblico pensionistico si chiama Social Security nato nel 1935 grazie al presidente Roosvelt. Vengono versati in questo fondo i contributi destinati alle prestazioni pensionistiche ed i contributi per le pensioni d’invalidità.

E’ un sistema solido sicuro che oggi dall’amministrazione Bush viene messo in discussione.

Accanto al sistema pubblico è stata affiancata negli anni la previdenza integrativa, molto diversificata ed articolata, che può solo soddisfare i redditi medio alti.

In America i datori di lavoro non sono obbligati a versare i contributi per i lavoratori, difatti oltre il 50 per cento delle aziende approfitta di questo vantaggio.

  Tabella n°1

La previdenza  complementare si divide in diverse forme quali.

 

·                 I piani aziendale 401K

·                 I piani 403 b finanziati da enti no profit

·                 I piani 457 fatti da enti locali e statali             contribuzione definita

 

 

·                 I piani aziendali privati

·                 I piani federali, statali ed enti locali                          prestazione definita

·                 I piani previdenziali individuali

·                 Polize assicurative  a carattere previdenziale

 

I lavoratori americani aderiscono in grande maggioranza ai piani 401 (K) aziendali quelli più rischiosi.

Sono incentivati ad aderire  per il grande vantaggio della detrazione fiscale, dalla possibilità di comprare azioni della società, per finanziare i contributi versati al fondo pensione aziendale senza alcuno limite.

Per le aziende si tratta di un vero affare in quanto risparmiano centinaia di dollari sulla previdenza pubblica e sfruttano i capitali dei fondi pensione in borsa.

L’esposizione azionaria di questi piani pensionistici è di oltre il 70 per cento ed oltre.

I piani pensionistici aziendali nel 2004 hanno perso in borsa circa il 13,50 per cento.

Se da un lato possono dare ottime prospettive d’investimento dall'altra parte il lavoratore è legato oggettivamente al buon andamento dell'azienda.

Citiamo un caso emblematico la ENRON.

 

La settimana prima del tracollo in borsa i manager aziendali avevano venduto le azioni in loro possesso per poi denunciare lo stato di crisi dell’azienda.

Il risultato, centinaia di persone hanno perso tutti i loro risparmi investiti nel fondo pensionistico aziendale. Vedremo più avanti alcuni casi emblematici di fondi integrativi andati in bancarotta.

 

        

L'agenzia Federale Americana

 

  Nel rapporto annuale del 2004 da parte dell'Agenzia Federale sono emersi molteplici problemi sulla tenuta del sistema previdenziale completare americano.

Alla fine del 2004 la PBGC ( l'Agenzia del governo federale) ha denunciato 3500 piani pensionistici in profondo rosso di cui 192 solo nel 2004. Le perdite calcolate ammontano nel 2004 a 400 MILIARDI di dollari.

E' ovvio che l'amministrazione americana è fortemente preoccupata per il deterioramento del sistema integrativo in quanto l'agenzia federale deve sostituirsi ai fallimenti per coprire parte delle perdite dei fondi pensione.

Ma così facendo viene a meno la scopo della privatizzazione del sistema pensionistico pubblico americano. L'agenzia federale è prossima al collasso in quanto le quote associative che confluiscono sul suo conto non bastano per sostenere il proprio bilancio.

Su questa emergenza sono state presentate delle misure di contenimento che riguardano l'applicazione di:

·                    Maggiori controlli sulle società che emettono i propri piani pensionistici aziendali.

·                    L'aumento da 19 a 30 dollari per lavoratore dell'assicurazione  a carico delle imprese per sostenere l'Agenzia Federale.

·                    Maggiore formazione professionale dei promotori finanziari.

 

Tra le altre misure intraprese si pensa addirittura di portare da 5 a 7 anni la possibilità per i fondi integrativi di restare in perdita. L'agenzia Federale potrà anche entrare nella gestione diretta dei fondi quando questi presentino continui scostamenti con gli obbiettivi pensionistici preposti.

La stessa potrà anche modificarne i piani d’investimento, per tamponare le perdite acquisite nella gestione errata del fondo integrativo.

 

Obbiettivo del Governo Americano

L'obbiettivo dell'amministrazione Bush è evidente rendere sempre più precaria la vita dei cittadini.

Per ottenere questo risultato il governo americano applica suo programma di smantellamento della società civile. Modificare il pensiero e lo stile di vita dei suoi cittadini ed esportarlo nel resto del mondo. Il pensiero che si vuole imporre è di obbligare le persone in una maggiore esposizione nei rischi dei mercati finanziari.

Accettando le perdite, i tracolli finanziari come uno sbaglio personale, ed ampliare  l’emarginazione sociale, in tutti i settori della vita economica di un paese.

L'amministrazione Bush, per questo ha pensato che i lavoratori, dovrebbero devolvere il 4 per cento dei contributi obbligatori, nei piani pensionistici per sostenere la borsa di New York fino ad un massimo di mille dollari all'anno.

Con una simile manovra il sistema complementare americano si garantirebbe una media nei fondi pensione il 2 per cento di adesione.

 

 

BREVE STORIA DEL TRACOLLO DEI FONDI PENSIONI AMERICANI

DALLA UNITED AIRLINES A G.M

 

Agli inizi del 2005 il sistema dei fondi integrativi americani ha dovuto affrontare il tracollo di 2 grandi compagnie aeree la UNITED AIRLINES la U.S. AIRLINES e di altre compagnie minori.

Per la sola United Airlines il rosso dei suoi 4 fondi pensione ammonta a 10 MILIARDI di dollari. Fondi pensione che erano già sotto il controllo della PBGC dal 2002 per impedire l'assalto dei creditori ed evitare così la bancarotta definitiva.

Per risanare il debito della compagnia, i fondi pensione sono stati gestiti in modo speculativo, ma le perdite accumulate negli anni hanno portato al collasso tutto l'apparato.

La compagnia, per evitare il tracollo si era rivolta ad un giudice fallimentare di Chicago, ottenendo di potere scaricare i debiti accumulati, alla PBGC che ha coperto con solo 5 miliardi di dollari il passivo accumulato.

I lavoratori si sono così ritrovati con l'assegno sociale dimezzato. Ora il governo federale, teme che dietro l'esempio della United Airlines seguano tutte le altre aziende che vedono nei loro fondi pensione e fondi sanitari, un costo contributivo non più sostenibile.

 

Alla G.M pare che stia succedendo proprio quello che il governo si aspettava.

G.M ad inizio 2005 ha firmato con le Union (i sindacati americani) un accordo che elargiva nel contratto integrativo un premio di 3000 dollari, più l'aumento dei contributi per il fondo pensione aziendale e per il fondo sanitario aziendale.

Il perdurare della crisi dell'auto, l'incapacità del gruppo di fare profitti, onorare gli accordi presi, hanno portato l'azienda a tornare indietro nei suoi passi.

La G.M ha cercato crediti verso le banche ma i tassi d'interesse erano troppo alti, allora ha bussato alla porta dei sindacati, ma il 7 per cento è una bella somma.

L'unica strada allora pare quella intrapresa dalla United Airlines scaricare sulle spalle della fiscalità generale il peso dei fondi pensione aziendali. Con un simile risparmio il titolo in borsa ha ripreso la sua corsa.

I lavoratori dopo anni di sacrifici vedono allontanarsi il sogno americano.

 

 

  LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE IN GRAN BRETAGNA

Il sistema previdenziale pubblico si chiama BSP (BASIC, STATE PENSION) che concede ai cittadini britannici una cifra uguale per tutti.

Una seconda pensione di base denominata SSP (STATE SECOND PENSION) che calcola le medie delle retribuzioni percepite nell’arco della vita lavorativa.

Le radici storiche della previdenza pubblica inglese nascono per combattere la povertà delle classi lavoratrici piuttosto che elargire una rendita mensile.

La previdenza pubblica copre soltanto il 37 per cento dell'ultima retribuzione.

La Gran Bretagna è la nazione Europea che detiene il più alto mercato di forme pensionistiche complementari per sopperire alla bassa copertura pubblica.

Il governo Blair vuole ridurre nei prossimi anni al 26 per cento, la copertura pensionistica pubblica.

 

 

         LA CRISI DEL SISTEMA COMPLEMENTARE INGLESE

 

Negli anni passati, in Gran Bretagna la previdenza complementare era cresciuta notevolmente grazie ad una politica di detrazione fiscali e dal miraggio del facile guadagno. La previdenza completare inglese è molto simile a quella americana ma molto più speculativa.

Nel suo percorso si sono riversati negli anni a cavallo del 1988 e 1994 i più grandi scandali finanziari del mondo.

Breve pausa e nel 2000 è nuovamente bufera fino al 2005; crisi dei mercati finanziari e recessione economica mondiale.

L'introduzione di forme precarie nel mercato del lavoro, l'assalto selvaggio ai servizi pubblici da parte degli speculatori, i scandali finanziari hanno messo a nudo l’inaffidabilità dei  fondi pensione inglesi.

Dal 2000 al 2005 la previdenza complementare ha conosciuto una fuga del 16 per cento dei sottoscrittori.

Le previsioni per il futuro sono di un aumento considerevole, di uscita dai  piani pensionistici.

Secondo la nostra ricerca circa l'80 per cento dei lavoratori inglesi percepisce una quota salariale troppo bassa per permettersi un'adeguata copertura nel sistema integrativo.

Dal 2000, infatti il settore della previdenza complementare è in forte crisi, accentuata da parte dei datori di lavoro, di rifiutarsi di versare, la loro parte di contributi nei piani pensionistici.

Molte forme pensionistiche complementari hanno subito il fallimento.

Il Ministero del lavoro inglese ha recentemente reso noto i danni causati dalla previdenza complementare.

Su circa 70.000 lavoratori iscritti, più di 40.000 hanno subito perdite rilevanti del proprio capitale, nella misura del 55 per cento.

Situazione aggravata dal fatto che prima del 2004 non vi era alcuno fonda di garanzia che tutelasse i lavoratori.

I fondi a prestazione definita coprono 10 milioni di aderenti (pari al 90 per cento degli iscritti attivi agli schemi pensionistici aziendali).

Dai dati forniti dal Ministero del lavoro nel 2005 le perdite dei fondi pensione ammontano a 68 miliardi di sterline pari al 7,5 del PIL.

 

 

IL PENSION REGULATOR

 

A causa dei continui scandali finanziari nel novembre 2004 il governo Britannico ha approvato un disegno di legge; la PENSION ACT 2004 per tentare di arginare la deriva dei fondi integrativi. La nuova legge ha previsto l'istituzione di diversi organi di controllo che possiamo così riassumere:

 

·                    PENSION REGULATOR

 

Il più grande organo di sorveglianza, dove si concentrano tutti gli schemi pensionistici inglesi. In questi schemi partecipano i datori di lavoro e i fondi integrati individuali.

Il PR è entrato operativo il 6/04/2005. Da questo organo generale si diramano diversi fondi di garanzia che prima nel sistema inglese non esistevano affatto.

 

·                    PENSION PROTECTION FUND

Il PPF copre le perdite ed i danni causati dal mancato versamento dei contributi a partire dopo la data del6/04/2005. E' un fondo obbligatorio sostenuto dal governo con costi rilevanti; 150 MILIONI di sterline per arrivare nel 2007a 300 MILIONI di sterline.

 

·                    PENSION COMPENSATION BOARD

Attivo DAL SETTEMBRE 2005 è CONTROLLATO DAL GOVERNO. E' un ente che aiuta coloro che hanno subito perdite patrimoniali a causa del comportamento scorretto dei promotori finanziari, banche, assicurazioni ecc...

 

·                    FINANCIAL ASISTANCE SHEME

E' un fondo di garanzia finanziato dal governo per coprire le perdite dei fondi integrativi prima del 6/04/2005. Il fondo di garanzia costa allo stato inglese 400 MILIONI di sterline.

 

 

SCHEMA DEL SISTEMA PREVIDENZIALE INGLESE

                                                                               BSP                       SSP

                                                                                  I                          I

PENSION ACT 2004

I

I

PENSION REGULATOR

I                    I

I                    I

PPF              FAS

I                                                                                                             

                                                                               PCB

 

 

 

 

STORIA DELLO SCANDALO PREVIDENZIALE COMPLEMENTARE INGLESE

TRA IL 1988 - 1994.

 

Lo scandalo dei fondi integrativi inglesi dovrebbe essere un monito per chi in Italia ha voluto introdurre la previdenza completare nel nostro ordinamento.

Per renderci conto della gravità dello scandalo partiamo dalla cifra diffusa dal ministero del lavoro inglese. Cifra ancora approssimativa; 12 MILIARDI di sterline.

Come è stata possibile una simile truffa?

Il governo inglese nell'aprile del 1988 permise ai lavoratori dipendenti e pubblici di trasferire le proprie posizioni previdenziali in conti individuali .

I conti venivano gestiti dagli intermediari finanziari (banche, assicurazioni, agenzie d'investimento) il tutto agevolato con una maggiore detrazione fiscale. Lo stato permetteva al lavoratore di ridurre del 2 per cento il peso fiscale contributivo obbligatorio sul suo conto individuale.

Con una campagna pubblicitaria assordante molti lavoratori (specie i minatori) sono caduti nella trappola di investitori improvvisati.

Sostenuti dalle agenzie d'investimento interessate ad accaparrarsi unicamente quanto più denaro possibile da investire in borsa.

Di conseguenza le compagnie del ramo vita che avevano fino allora il monopolio del mercato per correre ai ripari, avevano avviato diversi corsi di formazione finanziaria molto blanda.

Una manovra per immettere sul mercato il più alto numero di agenti finanziari per battere la concorrenza. Il cosiddetto porta a porta.

I promotori finanziari gareggiavano a stipulare il più alto numero di contratti possibili.

Si truffavano ignari  sottoscrittori presentando piani pensionistici altamente speculativi, con alti costi di gestione.

Si calcola che nel 1986 in Gran Bretagna le polize previdenziali incassavano 2 miliardi di sterline, per arrivare ai 10 miliardi del 1992.

Nel 1992 il governo inglese avvia un’indagine a causa dei molti reclami (nel non potere più nascondere il fallimento della previdenza complementare), per avere trovato una miriade di infrazioni.

Molti lavoratori specie quelli più prossimi alla pensione avevano perso nei fondi integrativi il 90 per cento del capitale. Altri dovevano versare quote sempre più alte del loro reddito per recuperare le perdite subite.

Molte persone erano state raggirate con contratti usuranti a causa dei costi di gestione elevatissimi.

Il rapporto ha messo in luce una miriade di truffe, dove pare che anche il sistema bancario, finanziario italiano abbia preso spunto. I recenti scandali finanziari lo dimostrano in modo evidente.

La perdita complessiva che il governo ha diffuso in difetto è di oltre i 12 miliardi di sterline.

In America ed in Gran Bretagna troviamo quindi

 

Sono piani che espongono i lavoratori durante l’intero arco della vita lavorativa

 

Sono piani in capo alla società erogatrice

 

 

ULTIMISSIME DALL’EUROPA

  Irlanda. Per il continuo deteriorarsi delle rendite dei fondi di categoria il governo ha aumentato il periodo di squilibrio da 3,5 anni a 10 anni.

Una bella conquista sociale!

In Gran Bretagna. Molti datori di lavoro hanno chiuso i loro piani pensionistici aziendali ai nuovi iscritti per fare fronte al continuo deteriorarsi dell’economia, dei costi di gestione.

I vecchi sottoscrittori si sono visti cambiare il calcolo della loro rendita sull’arco di tutta la vita lavorativa, prima il rendimento si basava sull’ultima busta paga.

Un’altra bella conquista sociale!

 

 

 

LA PREVIDENZA INTEGRATIVA IN ITALIA

 

 

L'attacco della previdenza complementare al sistema pubblico

 

Che cos'è un fondo pensione?

E' uno strumento creato appositamente per sostituire nel futuro prossimo la previdenza pubblica.

Si vuole obbligare il lavoratore a rinunciare ad una parte del suo stipendio, dei suoi contributi e della sua liquidazione per la previdenza integrativa.

Nel 2005 in Italia, gli interventi sulle pensioni pubbliche senza gli effetti del calcolo contributivo (il sistema contributivo calcola il reddito della pensione nell'arco di tutta la vita lavorativa per i neo assunti dal 1 Gennaio del 1996) hanno permesso un notevole risparmio di centinaia di miliardi, superando di 11 miliardi il preventivo.

Storicamente è dalla fine degli anni 60 che il sistema previdenziale pubblico è sotto assedio.

I cittadini italiani vengono terrorizzati da una campagna diffamatoria sulla tenuta del nostro sistema previdenziale pubblico.

La previdenza complementare demolisce gli equilibri tra vecchie e nuove generazioni.

Ad oggi il rapporto dei contributi previdenziali a carico delle imprese è del 73 per cento e del 27 per cento a carico dei lavoratori.

Con i fondi pensione la situazione si ribalta. Il lavoratore versa l' 87 per cento dei contributi previdenziali e l'impresa il 13 per cento. Le riforme pensionistiche hanno allungato la vita lavorativa da 35 a 40 anni  riducendo le pensioni pubbliche.

Le pensioni di conseguenza non sono più legate alla dinamica dei salari, ma alla valutazione della ricchezza del paese il P.I.L.

L'inflazione reale invece è tutt'altra cosa, una volta si copriva con la scala mobile.

 

 

Esiste l’allarme sull’ aumento della spesa pensionistica in Italia?

Per demolire il sistema previdenziale pubblico italiano i governi si sono dovuti inventare rapporti e statistiche per aprire la porta alla previdenza integrativa.

Il sogno degli ultimi governi è quello di vedere sparire dai conti pubblici la voce della previdenza.

Infatti lo scopo delle riforme pensionistiche è di scaricare sulla collettività la responsabilità della copertura previdenziale.

Riassumiamo le tre voci principali che rincorrono sovente sui giornali nazionali e alla televisione:

 

1.     AUMENTO DELLA SPESA PENSIONISTICA

2.     BASSA NATALITA’

3.     FONDI PENSIONE

 

 

1  La spesa pensionistica

Per affermare se in Italia esiste un rischio di insostenibilità dei conti INPS cioè se l’ente elargisce più prestazioni che entrate dobbiamo fare una semplice operazione matematica; dobbiamo separare dalle spese per la previdenza quelle per l’assistenza.  

Il rapporto della ragioneria dello stato presieduta da Alberto Brambilla ha evidenziato come non esista oggettivamente il pericolo dei conti previdenziali INPS.

Invece si nota nella relazione del 1995 il governo DINI  (prima di approvare la legge 335) per mettere mano alle pensioni dava queste proiezioni: si ipotizzava un rapporto di spesa pensionistica e PIL del 23% per il 2000, oggi siamo al 14% e le previsioni per il 2030 vengono ipotizzate al 16%.

Questo temuto aumento del 2% da oggi al 2030, è basato su un ipotetico incremento del PIL fino al 2050 di 1,5%.

La ragioneria dello stato di conseguenza fa notare che la percentuale del PIL che si spende nel nostro paese per la previdenza pubblica non ammonta al 17,2% come spacciato dal FMI ma arriva al 12% 11,5%.

Risultato ottenuto scorporando alcune voci assistenziali che pesano sull’INPS e che non sono pensioni.

Vediamo allora nel dettaglio le voci che gravano iniquamente sulla previdenza pubblica:

 

Tabella n°2  previdenza e assistenza

 

SPESA PREVIDENZIALE                  

                                                        

                                                                                                                  Spesa pubblica per la casa

                                                        

 

SPESA ASSISTENZIALE

 

ASSEGNO PENSIONISTICO

Pensioni d’invalidità di natura previdenziale con età superiore a quella di pensionamento

Pensioni superstiti,

 

prepensionamenti, pensioni anticipate

Fondo di garanzia TFR e indennità equivalenti

 

La C.I.G, la mobilità, la spesa assistenziale degli enti locali

 

 

Le pensioni integrate al minimo e alcune pensioni di reversibilità

 

Sottraendo alla voce previdenziale le imposte assistenziali otteniamo un’incidenza della spesa pensionistica sul P.I.L dell’11,5% e non del 16% ipotizzato dal governo.

Analizziamo questo 11,5%

Scendendo nel dettaglio del rapporto troviamo che l’assegno previdenziale incide al 47,3% sulle uscite dell’INPS pari a 247.424 Miliardi delle vecchie lire. Contro i 308.451 miliardi delle vecchie lire totali se incorporiamo le spese improprie assistenziali.

Ecco svelato in modo semplice una delle cause che tendono a destabilizzare le erogazioni delle erogazioni previdenziali a danno del cittadino e dei lavoratori. Basta semplicemente dividere la previdenza dall’assistenza.

Troviamo inoltre altre forme improprie che gravano sulla previdenza pubblica:

 

·        le ritenute fiscali calcolate al lordo determinando un’influenza sul P.I.L del 2%

·        Il solo fondo di garanzia del TFR grava fiscalmente con l’1,5% nel P.I.L

 

In totale queste due voci gravano nel rapporto previdenza/P.I.L al 3%.

 

Sottraendo queste voci i conti tornano e si evince che la spesa pensionistica pubblica italiana è ben al disotto degli altri stati della comunità Europea.

La creazione della gobba al 2% nel 2030 viene assorbita agevolmente adoperando le misure sopra descritte in una migliore gestione della previdenza pubblica.

La mancanza di crescita economica negli ultimi anni con un P.I.L al disotto dello zero rendono inutili le manovre nel nostro sistema previdenziale pubblico.

Completiamo la relazione sulla spesa previdenziale mettendo in evidenza due decreti molto discutibili attuati nel luglio 2004 con l’ennesima riforma delle pensioni.

Il governo per il 2008 ha ridotto le finestre di uscita da 4 a 2 nell’arco dell’anno al primo gennaio ed al primo luglio.

L’inserimento del Superbonus nel solo settore privato (il pubblico impiego avrebbe impiegato troppe risorse) per chi decide di posticipare la pensione di anzianità avendo maturato i requisiti entro il 31/12/2007.

Questo Supebonus sarà conveniente solo ai redditi molto alti per chi percepisce stipendi oltre i 1400 euro mensili.

 

Tabella n°3 come  cresce il super bonus (Milano finanza 25 settembre 2005)

 

 

Stipendio lordo

bonus totale

 incremento % della retribuzione netta

€ 1.300,00

€ 425,10

42,48

€ 1.450,00

€ 474,15

43,14

€ 1.620,00

€ 529,74

43,94

€ 1.770,00

€ 578,79

44,67

€ 1.960,00

€ 640,92

45,76

€ 2.150,00

€ 703,05

46,69

€ 2.330,00

€ 761,91

47,45

€ 2.500,00

€ 817,50

48,1

€ 2.685,00

€ 878,00

48,72

€ 2.870,00

€ 938,49

49,29

€ 3.035,00

€ 993,65

49,62

€ 3.220,00

€ 1.056,00

50,19

€ 3.400,00

€ 116,66

50,7

€ 3.580,00

€ 1.177,32

51,17

€ 3.765,00

€ 1.239,66

51,6

€ 3.950,00

€ 1.302,01

52,01

€ 4.130,00

€ 1.362,67

52,37

€ 4.315,00

€ 1.425,01

52,71

€ 4.500,00

€ 1.487,36

53,03

€ 4.685,00

€ 1.549,70

53,33

€ 5.780,00

€ 1.918,72

54,73

€ 6.720,00

€ 2.235,50

55,85

€ 7.730,00

€ 2.575,87

57,23

€ 8.750,00

€ 2.919,61

58,35

                                                       

 

2       La bassa natalità incide?

 

 

La contraddizione che meno nascite = meno copertura pensionistica è una tesi che come CUB contestiamo.

Bisogna considerare che ai nostri giorni, in Italia si deve definire questo concetto, che tutti i soggetti compresi tra gli zero ed i diciotto anni di età non contribuiscono alla creazione di produttività ed all’aumento della ricchezza.

Scartando dal conteggio questa fascia di età, troviamo più risorse per gli anziani una categoria che cresce e che va vista come fonte di ricchezza e di reddito per le famiglie italiane.

Il pensiero della previdenza completare cosa crede di realizzare, che un bambino di quattro anni lavori per creare produttività e ricchezza?

Se l’imprenditoria continua a tagliare posti di lavoro e i governi approvano leggi sulla precarietà creano solamente squilibri sociali.

Aumentare solo le risorse alle imprese con lo scopo di rilanciare i consumi non giustifica l'avere applicato  un mercato del lavoro così precario che tende unicamente ad impoverire i lavoratori.

Queste riforme pensionistiche gravano pesantemente sulla popolazione anziana, che si vedono sempre più emarginate ai bordi della società civile.

Togliendo le risorse agli anziani si causa alle famiglie un danno enorme. Le quali dovranno farsi carico oltre che della disoccupazione, della precarietà del lavoro, anche dell’indigenza degli anziani.

Bisogna salvaguardare il reddito pensionistico degli anziani, intervenendo in tutti quei settori dove nasce l'evasione fiscale , il lavoro nero la regolamentazione della manodopera straniera, e l’applicazione di contratti di lavoro meno precari,

3       I FONDI PENSIONE

 

I rischi della previdenza complementare

Cosa mai può garantire un fondo pensione?

Non può garantire niente.

Nella previdenza complementare influiscono troppi fattori

 

  I RISCHI

1. Il profilo di rischio dell’investimento

2. la correttezza del consiglio d’amministrazione nel fondo pensione

3. l’affidabilità della banca depositaria

4. la professionalità dei promotori finanziari

5. la convivenza dei sindacati confederali nel fondo pensione

6. gli organi di controllo della previdenza completare

7.la correttezza degli imprenditori

8.la precarietà del lavoro

9.la mancanza di fondi di garanzia

10.il tasso d'adesione al fondo integrativo

11.l'anzianità dei sottoscrittori del fondo integrativo

 

Chi non corre alcuno rischio nella previdenza complementare?

1.la banca depositaria

2.le assicurazioni

3.i promotori finanziari

4.i sindacati confederali

5.i datori di lavoro

6.il governo

7.le agenzie d'investimento

 

 

Chi corre rischi nella previdenza complementare?

 

1.i lavoratori dipendenti

2.i lavoratori pubblici

3.i risparmiatori

 

  ASPETTI GENERALI DEI FONDI PENSIONE ITALIANI

La riforma della costituzione italiana

 

I fondi pensione devono mettere in conto altri  rischi come la modifica dell'articolo V della costituzione italiana.

Questa riforma mette in discussione i rapporti tra stato e regioni, la previdenza complementare ne è principalmente coinvolta. Si pensa difatti di destinare più risorse alle regioni con maggiore dinamicità economica, quindi con più finanziamenti ed agevolazioni fiscali per le imprese. Per chi invece rimane indietro resterà penalizzato nel trovare risorse per rilanciare l'economia e l'occupazione del proprio territorio.

Si capisce allora che i fondi pensione delle regioni ricche avranno più benefici fiscali, mentre le regioni povere dovranno fare i conti con maggiori squilibri sociali..

Il risultato così ottenuto dalla previdenza integrativa sarà quello di avere pensionati di serie A e serie B.

La devoluzione è il risultato di una politica riformatrice che radicalizza la divisione sociale all'interno dello stato italiano, si utilizza l'arma dei fondi pensione per dividere ulteriolmente i lavoratori.

 

 

Il tasso di sostituzione

 

Il tasso di sostituzione è la percentuale che indica il livello di copertura della previdenza integrativa.

 

Il tasso di sostituzione si finanzia con i contributi, con il TFR e con parte dello stipendio.

      Abbiamo visto infatti come le riforme del sistema pubblico tentino di abbassare la copertura pensionistica a carico dello stato.

Consideriamo che la rendita della pensione calcolata con il sistema contributivo sarà contenuta tra il 55 ed il 65 % dell’ultimo stipendio, per potere avere una pensione decorosa, non basterà il ricorso ai fondi pensione se si pensa di destinare ad essi una percentuale minima di contributi.

Anche nell’ipotesi di destinare una parte di TFR e parte di stipendio (in percentuale ad esempio dell’1, 2% o 3%)al fondo pensione non si riesce ad avere quella parte di reddito che dovrebbe coprire la quota persa con la riforma del sistema previdenziale pubblico.

Presentiamo i risultati ottenuti dalle associazioni a difesa dei consumatori (Soldi e diritti Altro Consumo).

 

Tabella n 4 ( fonte altroconsumo)

 

 

Contributo lavoratore

(% stipendio)

Contributo

azienda

TFR versato

al fondo

Anni di

partecipazione

Capitale prelevato

a scadenza

Rendita mensile

Netta (in euro)

Uomo

65 anni

Donna

60 anni

1%

1%

 1/3

30

1/3

85

66

1%

1%

 1/3

30

0

128

99

1%

1%

Tutto

30

1/3

180

139

1%

1%

Tutto

30

0

270

209

3,94%

1%

 1/3

30

1/3

142

110

3,94%

1%

 1/3

30

0

212

165

11%

1%

Tutto

30

1/3

371

287

11%

1%

Tutto

30

0

556

431

1%

1%

 1/3

40

1/3

125

97

1%

1%

 1/3

40

0

185

169

1%

1%

Tutto

40

1/3

264

205

1%

1%

Tutto

40

0

396

307

3,94%

1%

 1/3

40

1/3

208

161

3,94%

1%

 1/3

40

0

312

242

11%

1%

Tutto

40

1/3

543

421

11%

1%

Tutto

40

0

814

631

1%

1%

 1/3

30

1/3

85

66

 

La ricerca dimostra che per ottenere una rendita mensile quasi accettabile è necessario rinunciare al 10% del proprio reddito e lavorare per oltre 30 anni.

I risultati ottenuti sono basati su lavoratori che hanno la possibilità di avere contratti a tempo indeterminato, con la precarietà del lavoro attuale tutti i dati della rendita mensile sono da correggere al ribasso di c.a il 15%.

 

La trasparenza

Nei fondi pensione italiani i lavoratori,  trovano molte volte, la mancanza della chiarezza su quello che viene presentato come previdenza integrativa.

Nelle normative attuali, in un mercato del lavoro così precario, sono poco chiare al lavoratore, le procedure di trasferimento delle sue quote tra un fondo di categoria metalmeccanico, a quello del turismo o dell'alimentare.

Sono diversi i casi denunciati dai sottoscrittori di ritardi, di ommissioni nel trasferire queste quote, anche da parte del datore di lavoro. In quanto questo è un costo aggiuntivo per l'azienda .

I lavoratori difficilmente conoscono i tempi, i metodi del trasferimento ed i costi di gestione del nuovo fondo di categoria.

La normativa dei fondi pensione vuole ingabbiare il lavoratore, tassando le rendite e penalizzandolo se riscatta anticipatamente le quote.

Si applicano deleghe all’insaputa dei sottoscrittori che obbligano versamenti aggiuntivi al fondo pensione.

Un esempio il fondo Cometa dei metalmeccanici, dove FIM FIOM e UILM nel 2000 senza interpellare i lavoratori assunti prima del 23 aprile 1993, hanno aumentato il tasso di prelievo sul TFR. Sono passati dal 18% al 23%, sottraendo così il 40% di TFR.

Il più delle volte non si è affatto informati del profilo di rischio del nuovo fondo pensione a cui si fa riferimento. Il lavoratore perdere la cognizione di quanto versato, o di quanto a perso tra un trasferimento all'altro.

Facilmente il lavoratore può anche dimenticarsi di richiedere il trasferimento di quanto versato in un altro fondo di categoria. Il risultato è che si perde la liquidazione e le quote versate forse saranno recuperate al termine della vita lavorativa a 65 anni.

E’ una operazione al limite dell’illecito finanziario, in quanto il TFR è salario differito è come tale soltanto i lavoratori dovrebbero decidere come disporne.

 

  I Bilanci

La trasparenza dei bilanci dei fondi pensione italiani per chi non è pratico in materia di investimenti risulta sicuramente di difficile interpretazione.

I gestori, le banche depositarie non sono molto disponibili a fornire in modo corretto e tempestivo il bilancio di gestione. Influenzano nella gestione dei fondi pensione l'improvviso cambiamento dei piani d'investimento.

A seconda di come si ipotizza su come si muoverà il mercato i gestori cercano di speculare il più possibile sul mercato azionario.

La regola vuole che questi cambiamenti siano denunciati tempestivamente alla COVIP ma il più delle volte la comunicazione avviene quando i giochi sono stati già fatti.

L'ultimo ad essere informato se ciò avviene è il lavoratore.

Queste manovre vengono coperte dai gestori perchè di previdenziale hanno ben poco a che fare.

I fondi pensione infatti comprano e vendono sui mercati azionari una grande quantità di titoli, questi possono pesare di più o di meno nel portafoglio di un fondo di categoria.

Acquistando un titolo in borsa il fondo cerca  di ottenere il migliore guadagno possibile come ad esempio il dividendo azionario.

Ora se l'investimento risulta invece penalizzante per vari motivi quali crisi dell'azienda, dividendo deludente, guai giudiziari (come il falso in bilancio), il titolo in borsa viene venduto.

Molte volte abbiamo appreso così notizie di titoli che sono crollati in borsa. Bene per fare crollare un titolo in borsa influiscono anche i fondi pensione delusi dall'andamento dell'azienda.

Si evidenzia allora uno scenario preoccupante per chi sottoscrive questi piani integrativi.

Facciamo un esempio di una azienda italiana o estera chiamiamola X.

Qui troviamo dei lavoratori che perdono la loro occupazione per la crisi aziendale (la fabbrica non riesce a vendere il suo prodotto). La malasorte vuole che in passato i dipendenti avevano aderito al  fondo della loro categoria.

Ebbene quel fondo pensione casualmente comprava azioni ed obbligazioni della  fabbrica X andata in crisi.

Il fondo pensione per evitare di perdere altri soldi, vende le azioni dell'azienda X, diventando cosi partecipe al licenziamento dei lavoratori ed alla chiusura dello stabilimento.

In Italia è successo e capiterà sempre più frequentemente casi come quello sopradescritto se non fermiamo la previdenza integrativa.

Per pura fortuna i maggiori fondi integrativi italiani non avevano nel loro portafoglio azioni Parmalat e Cirio, ma il futuro nessuno lo sa prevedere.

 

I tassi di adesione

Dalla riforma del 1995 le adesioni ai fondi negoziali sono stabili. La sfiducia verso questo sistema iniquo ha fortunatamente tenuto lontani i lavoratori.

 

Gli iscritti a fine 2004 risultano 1.058.000, la tendenza senza la truffa sul silenzio - assenso del TFR è al ribasso nei prossimi anni.

Nel 2004 infatti il tasso di adesione da Gennaio a Dicembre risulta in forte contrazione.

 

Tabella n°5 Iscritti ai fondi pensione negoziali

 

 

Anni

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

Numero fondi pensione

negoziali

4

6

23

27

36

40

41

Iscritti

384.349

428.154

774.693

887.603

989.126

1037.707

1.058.677

Capitalizzazione

In milioni di €

165

544

1.190

2.256

3.264

4.543

5.881

Contributi

159

362

632

1.144

1.227

1.262

1.453

 

 

 

i rendimenti dei fondi pensione

  i rendimenti dei fondi pensione si basano su  ipotetici guadagni futuri.

 

Elenchiamo le voci che influenzano la gestione finanziaria di un fondo di categoria:

 

 

Tabella n° 6 i rendimenti dei fondi pensione e del TFR

 

Anni di

riferimento

31/12/2003

31/12/2004

1 anno

31/12/2002

31/12/2004

2 anni

31/12/2001

31/12/2004

3 anni

31/12/2000

31/12/2004

4 anni

31/12/1999

31/12/2004

5 anni

31/12/1998

 

6 anni

Fondi pensione

Complementari

 

4,5

9,7

6,0

5,4

9,2

 

Rivalutazione

TFR

 

2,5

5,4

8,7

11,8

15,8

19,5

     Iscrizioni

 

Dalla loro nascita diversi fondi di categoria accusano notevoli perdite di iscritti.

Dopo una prima fase di sviluppo i fondi di categoria fortunatamente risultano essere sconosciuti tra i giovani lavoratori.

La fascia di età che va dai 19 ai 30 anni non aderisce alla previdenza complementare, mentre solo la fascia di età compresa tra i 35 e 45 anni partecipa nella previdenza integrativa.

Si nota che la maggioranza dei lavoratori coinvolti nella previdenza integrativa è quella che ha subito la riforma Dini del 1995.

Questo dato dimostra che, in mancanza di nuove adesioni ai fondi di categoria, nei prossimi anni il fondo di categoria non sarà in grado di elargire l'assegno integrativo per chi esce dal mondo del lavoro.

Oppure potrà capitare che la quota integrativa sia ridotta al minimo per accontentare tutti gli aderenti.

Nella peggiore delle ipotesi si potrà anche perdere il capitale versato.

Nel 2005 già diversi fondi di categoria per mancanza di iscritti hanno dovuto scegliere l'accorpamento con altri fondi per sopravvivere.

E' il caso del fondo Prevaver destinato ai quadri ed operai aeroportuali che si è aggregato con il fondo Mercurio del gruppo Alitalia.

Il fondo Prevedi del settore edile è in crisi di sopravvivenza è ha dovuto abbassare la soglia di iscrizioni per entrare operativo da 30.000 a 20.000. Attualmente sono 13.000 le iscrizioni.

Tra i fondi pensione italiani più grandi troviamo Cometa dei metalmeccanici che da due anni accusa un notevole calo di iscrizioni da 333.999 nel 2003 a 320.000 nel 2004. per Cometa le previsioni del 2005 per le iscrizioni sono al ribasso.

Anche Fonpen per le aziende del gruppo Enel stessa storia da 46.400 nel 2003 a 43.700 nel 2004. In totale al 31/12/2004 tutti i fondi di categoria negoziali registrano una flessione di iscrizioni del -0,8%.

     Fondo di garanzia

Un altro elemento di rischio della previdenza integrativa italiana riguarda la mancata istituzione di un fondo di garanzia.

I lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare non sono tutelati dalle perdite.

Quando si esce da un piano pensionistico in una fase di mercato azionario al ribasso, è ovvio che il capitale versato al fondo sarà ridotto.

Così di conseguenza anche la quota integrativa sarà ancora più bassa di quella sperata.

Infatti ripetiamo che nessuno può prevedere quale sarà l'andamento dei mercati azionari nel futuro prossimo si può solo ipotizzare!!

Il fondo di garanzia non viene istituito perché la logica delle riforme pensionistiche non avrebbero senso. Se lo stato deve nuovamente intervenire per coprire le perdite dei fondi pensione tanto valeva lasciare tutto come era prima del 1995.

Vale a dire il sistema retributivo e 35 anni di lavoro

Il profilo di rischio

 

NON SOLO LE AZIONI MA ANCHE LE OBBLIGAZIONI SONO A RISCHIO

E' bene rammentare che anche uno stato può diventare insolvente.

In questo caso i suoi titoli di debito BOT CCT BTZ BTP non valere assolutamente più nulla.

Uno stato diventa insolvente quando non è più in grado di rimborsare i soldi dati in prestito dai risparmiatori.

La forte svalutazione, le truffe finanziarie, il malgoverno e la precarietà del lavoro sono le cause principali per affossare i titoli di debito statali. L'Argentina ci insegna tante cose.

L'Argentina è una di quelle nazioni, che ha sperimentato sulla pelle dei lavoratori la massima flessibilità e precarietà del lavoro. Migliaia di cittadini truffati dalle banche, dalle assicurazioni, dai fondi integrativi.

 

E  IN ITALIA?

 

In Italia negli ultimi cinque anni i risparmiatori sono stati attratti dai titoli di debito emessi da diverse società private.

I sottoscrittori hanno acquistato questi titoli convinti dalla sicurezza dell’investimento.

Ma ecco che all’improvviso saltano fuori nuovi scandali finanziari come la CIRIO, la PARMALAT, la Banca Fideuram ( banca che nel 2004 ha visto la fuga all’estero di alcuni promotori finanziari)

Cosa è accaduto? Le persone già precedentemente bruciate dai crolli delle borse, si sono fatte convincere che con i titoli di debito non si rischiava assolutamente nulla. Falso.

Quando una società privata chiede i soldi al mercato emettendo titoli obbligazionari è perché è in crisi di liquidità, deve ristrutturare, deve ampliare gli investimenti.

Ma la gente comune non può sapere se l’azienda  negli anni riuscirà a tornare in positivo. Se fallisce il suo piano di rilancio entra in crisi, ed anche i suoi titoli di debito rischiano di non essere più rimborsati.

Tutti dovrebbero sapere che quando una società fallisce, in Italia, i primi ad essere rimborsati sono le banche creditrici, i lavoratori e per ultimi gli azionisti ed i creditori di titoli di debito. I titoli di debito sono comunemente acquistati dai fondi integrativi.

Anche se meno rischiosi delle azioni presentano anche loro un profilo di rischio. Il rischio si traduce in un mancato rimborso delle quote acquistate in borsa.

 

TFR LA TRUFFA DEL SILENZIO - ASSENSO

Il TFR o liquidazione è un salario differito, che viene erogato direttamente dal datore di lavoro, per i dipendenti privati. Per il pubblico impiego troviamo invece il TFS (trattamento di fine servizio) che è un premio di natura previdenziale erogato dall'INDAP.

Nel settore privato è il datore di lavoro che accantona il 6,91% della busta paga per il TFR.

Questo 6,91% è parte del costo del lavoro. Per Statali e Scuola, il datore di lavoro paga il 7,10% e il lavoratore 2,5%. Per demolire il TFR i governi hanno approvato leggi e prelievi fiscali impropri quali la tassazione all'11% al momento in cui si rivaluta il capitale accumulato.

Il 6,91% si riduce per effetto della tassazione al 6,15% e dal 2000 in poi non si può dedurre le vecchie 600 mila lire annue come in passato.

Con questa tassazione salta subito in evidenza che i lavoratori precari sono fortemente penalizzati, mentre chi ha prospettive di carriera e un posto di lavoro stabile rimane avvantaggiato.

Il TFR si rivaluta ogni anno calcolando il 75% dell'inflazione più l'1,5% fisso. Il lavoratore ha quindi un rendimento garantito.

Questa garanzia non esiste nei fondi pensione come abbiamo già visto in precedenza.

Alcuni soggetti politici e sindacali del passato governo di centro sinistra, ipotizzavano il trasferimento obbligatorio del TFR nella previdenza complementare, fortunatamente ciò non è avvenuto.

Ma oggi invece assistiamo ad una impostazione diversa e meschina sul furto del TFR. Il governo e CGIL CISL UIL hanno inventato il silenzio - assenso.

Il silenzio - assenso giuridicamente è una  truffa finanziaria, che lede i principi di libertà e di democrazia in Italia.

Si cerca di approvare una delega che è impostata sulla truffa finanziaria, in uno stato dove dovrebbe vigilare la giustizia contro i raggiri.

Come è concepibile che una nazione fondata sul diritto approvi una simile scorrettezza?

Giovano gli interessi di autofinanziamento di CIGIL CISL UIL delle banche e delle assicurazioni che possono così aumentare i loro profitti e influenze politiche.

Con questa truffa finanziaria le famiglie italiane saranno derubate nuovamente di una parte del loro reddito. Il TFR rappresenta denaro fresco per potere far fronte alla perdita di un lavoro.

Il TFR infatti è considerato un ammortizzatore sociale, che in caso di necessità può sopperire alle spese sanitarie, alla cura dei figli, all'acquisto della prima casa.

Il TFR per il sindacalismo di base deve essere a piena disponibilità del lavoratore senza alcuno vincolo.

 

 

IL SILENZIO

 

Il lavoratore dal 1 gennaio 2006 ha sei mesi di tempo per decidere cosa vuole fare del suo TFR.

La parte più oscura di questa delega resta la destinazione del TFR in caso di silenzio del lavoratore.

Il silenzio del lavoratore viene contrattato tra datori di lavoro e le RSU per decidere dove destinare il TFR . In mancanza di accordo si passa alle segreterie, poi alla regione, poi in via residuale all'INPS.

Tutti possono capire che una simile operazione comporta rischi notevoli di trasparenza.

Chi garantisce che parte della torta non finisca nelle tasche dei sindacati confederali, del padrone, delle assicurazioni, delle banche?

Potremo trovarci facilmente davanti a gente che in trattativa si intaschino tangenti o favoritismi.

E’ inconcepibile che una legge imponga ai lavoratori un  rischio finanziario che nessuno vuole accettare.

Non esiste il motivo fondato di obbligare una persona a firmare o non firmare un documento contro la sua volontà.

Il vecchio decreto sul TFR dice che la liquidazione matura in azienda ed è regolamentato dalle leggi contrattuali e penali.

Riteniamo allora che i lavoratori che saranno truffati dal loro silenzio vengano tutelati in sede giudiziaria.

 

 

 

Cosa deve fare il sindacato di base per impedire questa deriva?

Proponiamo al sindacato di base di  intraprendere "una volta approvata la delega"  l'avvio di una procedura di denuncia davanti alla giustizia per l'incostituzionalità della legge delega.

Il sindacato di base ha avviato già da molto tempo un sistema di informazione e di dibattito in tutti i luoghi di lavoro. Deve intensificare l'informazione sulla truffa del silenzio - assenso utilizzando tutti i mezzi a disposizione.

 

 

  CONCLUSIONI

 

LITIGANO SU TUTTO

 

Per potere fare decollare la previdenza integrativa il governo deve concedere agli imprenditori, alle grandi multinazionali, alle banche, alle assicurazioni delle garanzie.

Queste garanzie si chiamano fondi, bonus. Calcolati in 530 milioni di euro per il 2006 e per il futuro 250 milioni di euro ogni anno.

Una bella promessa.

Infatti  le banche che dovrebbero anticipare i soldi alle imprese che perdono il TFR non sono convinte. Le promesse del governo per loro non sono garanzie.

Quando si va in banca a chiedere un prestito, dobbiamo presentarci con delle garanzie quali: busta paga, alloggi, terreni, garanti ecc...

Stessa cosa deve fare il governo.

Fortunatamente grazie a questa spirale si spera di affossare definitivamente i progetti di previdenza integrativa.

In tutto questa truffa completare abbiamo visto che l’ultima persona ad essere informata è il lavoratore.

La previdenza complementare colpisce il lavoratore sul suo lato più debole il salario.

Quote di TFR, di reddito che il dipendente deve rinunciare, nella speranza di rivedere il suo capitale alla scadenza del contratto sottoscritto.

Sono due le compagnie assicurative italiane maggiormente interessate alla previdenza integrativa Alleanza e Mediolanum dove il settore vita incide per il 100%.

 

LE PROPOSTE DEL SINDACATO DI BASE

  Ritirare il Decreto legislativo 522

No allo scippo del tfr mediante il silenzio assenso

Rilanciare la previdenza pubblica 

 

la CUB rivendica il rilancio della previdenza pubblica, mediante

1.      Il ripristino del calcolo retributivo per tutti per garantire continuità dei trattamenti salariali in godimento all’atto del pensionamento e ripristinare la solidarietà intergenerazionale.

2.      L’aumento delle pensioni in essere per garantire il diritto ad una vita dignitosa a tutti, (4 milioni di pensionati e invalidi percepiscono 402 euro mensili e 7.254.366 non raggiungono i 516 euro)

3.      L’aggancio delle pensioni all’andamento reale dei prezzi e alla dinamica salariale

4.      Il mantenimento delle pensioni di anzianità e il rafforzamento delle misure a sostegno dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e dei lavoratori esposti all’amianto.

5.      Aumento e graduale parificazione dei contributi previdenziali per i lavoratori a progetto, soci lavoratori, artigiani e autonomi a quelli del lavoro dipendente. Copertura contributiva adeguata per tutti, anche nei periodi di precariato.

6.      Esentare le pensioni dalle trattenute fiscali a partire dalle fasce di reddito meno elevate

7.      Rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo fine ad un uso improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti.

8.      Attuare concretamente la lotta all’elusione e all’evasione contributiva (30 miliardi annui di euro) rafforzando gli organici dei ruoli ispettivi.

9.      Un nuovo modello di finanziamento del sistema previdenziale pubblico basato anche sulla ricchezza che l’intero sistema crea.  

 

La Cub chiede il ritiro del decreto governativo di previdenza integrativa e l’avvio di un percorso legislativo e di confronto con le parti sociali per il rilancio della previdenza pubblica.  

Confederazione Unitaria di Base

 

Per ALP/CUB Inghes Salvatore