ricerca in corso per una storia del talco in Sardegna

 

Note tecniche su 'Sa Matta'- Orani -pdf

La storia della miniera del bacino del talco di Orani, che inizia la coltivazione subito dopo la prima  guerra mondiale, con una situazione di degrado al limite dell’indecenza di povertà e di miseria. Il lavoro in miniera si svolgeva senza nessuna regola e sicurezza,negli anni oltre la coltivazione della miniera, lo stesso minerale veniva avvicinato ai punti camionabili con mezzi inimmaginabili  a dorso di cavalli, di asini, poi con i carri trainati dai buoi.

In questi Anni non esisteva nessuna tutela, tanto meno si era organizzati a livello sindacale,tutto questo e avvenuto fino alla seconda guerra mondiale.    

Negli anni successivi  i lavoratori si organizzano sindacalmente formando le commissioni interne, cercando di instaurare un minimo di controllo sulla sicurezza, chiedendo più salario sia sulla paga sia sul premio di produzione , chiamato premio sfondamento  ( dal canto suo l’azienda iniziava a mettere su una serie di servizi dallo spaccio alimentare,  alla costruzione dell’impianto di macinazione, struttura questa mai completata, agli alloggi degli addetti ,agli uffici ,e alla sorveglianza).

Negli Anni cinquanta iniziano le lotte sindacali ,che rivendicano salario sicurezza e occupazione portando lo scontro all’occupazione delle miniere, lotta che si protrae per cinquanta giorni , con scontri molto duri con le forze dell’ordine che volevano con la forza mettere fine all’occupazione  , dove vennero  arrestati due componenti della commissione interna.

A metà degli  anni sessanta si inizia la coltivazione passando dal sottosuolo a cielo aperto, non senza creare delle difficoltà , perché si vedeva questo tipo di sfruttamento principalmente a discapito dell’occupazione vedendo le ruspe il mezzo che eliminava la manodopera , e non da meno il degrado ambientale .

Situazione questa che venne accettata alla miniera di sa Matta ma mai in quella di San Francesco , situata sopra il Paese , sotto il monte Gonare.

 Alla fine degli Anni settanta , si inizia la crisi che porta al declino definitivo dell’intero bacino del talco di Orani , con il fallimento della Soim, società questa che faceva capo alla Guiso Galisai ,e che al momento del fallimento contava 120 lavoratori, anche questa miniera negli Anni sessanta era passata dallo sfruttamento in sottosuolo alla coltivazione a cielo aperto, che operava nelle miniere di Lasasai, di Ispaduledda , di Predas Biancas, e di Intelai.

Tutto il periodo successivo a questo , si colloca con la società Valchisone c cambia gestione passando da Gianfranco Villa alla gestione del Conte Calleri di Sala.   

Con l’assorbimento delle miniere ex Soim , operazione questa che trascina l’intero comparto alla definitiva chiusura , per poi passare alla fase successiva trasferendo le concessioni alla talco Sardegna (EMSA).

E di seguito ai tedeschi della Hoechst.

Per poi subentrare la società Luzenac , e in seguito la Rio Tinto.

(Antonio)

Articolo sulle miniere sarde di 'Sardegna Industriale'   da http://www.sardegnaindustriale.it/article.asp?id=85&IDmagazine=2001001

La miniera di talco di Orani 

da http://www.ilmessaggerosardo.com/it/    articoli in pdf

aprile 1973 La miniera bianca

giugno 1975 La ricchezza del talco

dicembre 1978 Orani: chiudono le miniere di talco

maggio 1984 Vertenza risolta alla 'Valchisone'

novembre 1985 A Orani lo spettro della disoccupazione

marzo 1986 Nuove prospettive per il talco di Orani

giugno 1989 Sollecitato il rilancio delle miniere di talco

marzo 1996  I tedeschi sbarcano nell'Isola

maggio 2004 Gli abiti etnici di Pietro Modolo mastru 'e pannu

 

Varie citazioni su Internet:

Per 22 anni, dal 1972 al 1994, ha

fatto il minatore del talco. I primi

due anni nel sottosuolo di

.Sa Matta., località a due chilometri

dal paese, nella strada per Ottana.

Duro, tostu, il sottosuolo. Facevano

luce le candele a carburo. Si lavorava

a torso nudo in un caldo terribile.

.Molto pericolo., ambiente malsano,

.silicosi a nastro.. Erano 120

operai e .sa miniera., parte Valchisone

e parte Guiso-Gallisay, arriverà ad averne 250: una enormità rispetto

ai trenta rimasti. Gli altri 20

anni di minatore, Pietro Paolo Modolo,

classe 1944, li fece sopra una

pala meccanica. Eliminato il sottosuolo,

passati .dae sa notte a sa die.,

la miniera era diventata una cava a

cielo aperto. Si travagliava dalle otto

a sa battor de vorta.e die. Poi, per lui,

la sartoria. Ma non pesava. Per ventisette

anni, Pietro Paolo Modolo fu

minatore e insieme mastru .e pannu.

Ci tiene a questa qualifica. Poi, terminata

per lui la miniera, dai 49 anni

fece solo il sarto, il mestiere del suo

sogno da bambino.

http://82.85.18.146/messaggero/2004_maggio_32.pdf

 

Per non parlare dell’estrazione della steatite di Orani, una varietà di talco utilizzata dai protosardi,

fra il 3300 e il 2.500 a.C. (cultura di Ozieri) per realizzare coppe, statuette e oggetti ornamentali

fino all’estrazione vera e propria del minerale iniziata in forma industriale verso la metà

dell’800 anche grazie all’individuazione, da parte del noto geologo La Marmora, dei ricchi

giacimenti alcuni dei quali ancora in attività.

Costarvine, Fonte sa Crapa, Is Paduleddas (feldspati), Istellai, Monte Nule, Sa Matta, Lasasai, Sa

Menta, Santu Franziscu, S’Arenargiu, Su Venosu, sono questi i nomi di alcuni siti sui quali, per lungo

tempo, si è esercitata l’attività estrattiva su enormi scavi a cielo aperto.

Ma a Orani, nonostante le congiunture non sempre favorevoli e la recente legge sull’attività estrattiva

che penalizza pesantemente il settore, l’esperienza mineraria, sebbene fortemente ridimensionata,

è riuscita a resistere e ancora oggi permangono importanti attività produttive.

Mi riferisco ai feldspati che la Maffei Sarda, nota azienda del settore, con i suoi 150 dipendenti

fra diretti e indiretti, estrae per fornire i più importanti distretti dell’industria ceramica nazionali

ed esteri e rispetto ai quali la Sardegna centrale non ha mai potuto ambire neanche alla semilavorazione

dell’ottimo prodotto a causa degli elevati costi energetici dell’Isola.

E al talco che originariamente estratto e lavorato da alcune storiche società fra cui la Talco e Grafite

Valchisone che vedono oggi continuare la propria missione dalla Società Rio Tinto multinazionale

che fra Orani e Orotelli continua a dar lavoro a una trentina di dipedendenti.

http://www.cislsardegna.it/PDF2006/G%20-%2018072006%20miniere%20parco%20territorio-relazione%20ganga%20ignazio.pdf

 

E al talco che originariamente estratto e lavorato da alcune storiche società fra cui la Talco e Grafite

Valchisone che vedono oggi continuare la propria missione dalla Società Rio Tinto multinazionale

che fra Orani e Orotelli continua a dar lavoro a una trentina di dipendenti.

http://www.cislsardegna.it/PDF2006/G%20-%2018072006%20miniere%20parco%20territorio-relazione%20ganga%20ignazio.pdf

 

The Sa Matta talc-chlorite deposit

The first mining operations date back to the 1920s.

Initially, Sa Matta was developed as an open pit mine

which was subsequently converted into a underground

mine operating until the mid-1970s, when peak

production was attained. However, underground

workings ceased in the late 1970s and since then mining

has continued as an open pit operation.

http://calvados.c3sl.ufpr.br/ojs2/index.php/geociencias/article/view/4157/3355

 

All’inizio del secolo comincia la fase della ricerca mineraria nelle zone di San Francesco e Sa Matta. I giacimenti divennero fondamentali nel processo di mutamento economico. Le vicende minerarie hanno subito fasi alterne: il talco, meglio conosciuto come sa preda modde, allo stato attuale è sfruttato da una società mista con maggioranza di capitale straniero. http://www.paradisola.it/comuni-sardegna/detail.asp?iPro=278&iType=16

 

Sa Matta Mine, Orani, Nuoro Province, Sardinia, Italy

(Miniera Sa Matta, Orani, Nuoro, Sardegna, Italia)

 

An opencast talc mine owned by Valchisone Talco-Graphite Co. Produced 18,500 tons talc (1984).

Ref.:
Mining Annual Review (1985): 500.

http://www.mindat.org/loc.php?loc=20164&ob=4

 

Comunicati in bacheca della Luzenac Europa che segnalano l’acquisto dalla Hoechst del 70% della Talco Sardegna, ad Orani ,(il resto è della Regione) che sarà diretta da un francese sotto l’ing.Salina, e di una miniera tedesca (con stabilimento) in Bavaria (autunno 1997)

http://www.alpcub.com/lvclunga.htm

 

 

White talc was produced by Luzenac Val Chisone S.p.A.,

which operated an underground mine at Pinerolo near Turin.

The white talc, mined from metamorphic rocks, has been of very

high quality. Talco Sardegna S.p.A. operated an open pit mine

at Orani. The Luzenac Group acquired a majority stake in Talco

Sardegna, with the remaining share belonging to the Sardinian

mining branch Salsarda (Industrial Minerals, 1998).

http://minerals.usgs.gov/minerals/pubs/country/1998/9421098.pdf

 

ad Orani, in provincia

di Nuoro, è morto Renato Ortu, 30 anni, mentre

era alla guida di un camion che si è ribaltato in una

cava di talco. 

http://www.claronet.it/doc/tappa/tappabuchi_10feb03.pdf

 

Nel contesto di questi paesi, meglio sarebbe dire micro paesi, Orani è un'eccezione nell'eccezione, perchè nonostante gli appena 3500 abitanti di oggi ha da sempre una tradizione culturale e artistica, iniziata qualche secolo fa che continua ancora oggi. In questo paese, per esempio, sopravvive un'archittettura tradizionale fatta di pietra di granito, con palazzi liberty e umbertini dei primi del Novecento.

Questo mix di cultura tradizionale e cultura moderna, a mio avviso, è dovuto alla presenza della miniera di talco, ancora oggi la più grande d'Italia e una delle più grandi d'Europa. Pensate che ancora agli inizi del nuovo millennio veniva estratto dalla miniera di Orani il 78% del talco utilizzato in Italia e il 24% inEuropa. Nel corso dei secoli la miniera è passata in altre mani: da quelle nazionali della vecchissima Montecatini, fino a multinazionali della chimica inglesi e tedesche.
http://www.forumtime.it/Forum/index.php?showtopic=195

 

 

 

 

 

Venerdì 25 maggio 2007

rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 21 - Oristano
 
ORANI 
Via al simposio internazionale sulle attività minerarie 
 
ORANI. Si svolgerà domani mattina, nei locali dell’ex deposito del talco, in località Istòlo, il 10º simposio internazionale sulle attività estrattive e sulle aree dismesse, sul loro ripristino e l’integrazione con i siti di archeologia mineraria. L’amministrazione, che ha organizzato l’evento in collaborazione col Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, si propone di sviluppare una fusione tra il suo glorioso passato minerario e il suo presente, dove l’attività mineraria rappresenta un elemento portante dell’economia locale. Attualmente, infatti, Orani ospita due tra le più importanti produzioni minerarie dell’isola, legate all’estrazione del talco e del feldspato. L’obiettivo è quello di far diventare il simposio un evento annuale, in cui le problematiche del ripristino e del riutilizzo delle aree dismesse possano essere uno strumento di crescita economica, turistica e culturale. I lavori inizieranno alle 9,15 e si divideranno in due sessioni, coordinate da Giacomo Mameli. Si aprirà con i saluti del sindaco di Orani, Franco Pinna, del presidente della provincia Roberto Deriu e del commissario del parco geominerario, Giampiero Pinna. Seguiranno gli interventi di Stefano Dorazio, amministratore delegato della Rio Tinto Minerals Italy - Luzenac Val Chisone s.p.a, di Franco Monticelli, direttore tecnico dell’omonima società, Giorgio Bozzola, amministratore delegato della Maffei s.p.a, Roberto Bornioli, direttore della Maffei Sarda, Marcello Ghiani, docente dell’università di Cagliari, e dell’assessore regionale all’ambiente, Cicitto Morittu. Nella seconda sessione interverranno, invece, Luciano Ottelli, direttore del Parco geomineraio, Ignazio Camarda docente dell’università di Sassari, mentre alle 13 è previsto l’intervento del presidente della Regione, Renato Soru. Alle 16 sarà inaugurata la sede d’area del parco, presso l’ex palazzina della Valchisone, con l’esibizione del coro Monte Gonare di Orani. A fine giornata la visita ai siti minerari dell’area e agli impianti della Rio Tinto e della Maffei. 

http://www.unica.it/pub/7/show.jsp?id=3083&iso=471&is=7

24 luglio 2007

LUZENAC-RIO TINTO: QUALE FUTURO PER GLI OPERAI? http://www.ecodelchisone.it

 

"Da un anno e mezzo chiediamo chiarimenti sulle intenzioni della casa madre, ma la Rio Tinto non risponde. Ora vogliamo un incontro entro la fine del mese". Così i sindacati Filcem Cgil e Femca Cisl, in una lettera indirizzata in questi giorni ai vertici della Rio Tinto, alla multinazionale dell'estrazione mineraria che controlla anche la Luzenac Val Chisone. La preoccupazione nasce da una lunga lista di segnali negativi, i cui echi provengono da lontano, dallo stabilimento del gruppo "Sa Matta" in Sardegna: qui venerdì l'amministratore delegato Stefano Dorazio ha chiesto la sospensione dell'attività, ufficialmente per la scarsa qualità del talco. Ma la scelta non convince, dopo trent'anni e dopo la richiesta della Regione Sardegna di smettere con l'estrazione a cielo aperto e passare al sottosuolo. La vena in Val Germanasca garantisce la vita della miniera per sette o otto anni. E i sondaggi per nuove vene vanno a rilento e non sembrano incoraggianti. L'organico è in progressiva riduzione, i pensionati non vengono sostituiti e siamo sempre più vicini alla soglia minima per una miniera. I dipendenti della Luzenac Val Chisone sono un'ottantina, tra stabilimento di Porte, uffici e miniera.

 

In Val Chisone dopo la Omvp e la Manifattura adesso le miniere
Anche la Luzenac è in vendita
La decisione è stata comunicata ai sindacati dall'ad D'Orazio

La Luzenac Val Chisone (ex-Talco & Grafite), la storica società di estrazione di talco che proprio quest'anno ha celebrato i cento anni di vita, è ufficialmente in vendita. Dunque quella che fino a ieri era un'ipotesi oggi è realtà. Lo ha comunicato la settimana scorsa alle rappresentanze sindacali l'amministratore delegato Stefano D'Orazio. La Luzenac attualmente fa parte del gruppo anglo-australiano "Rio Tinto", società mineraria impegnata in vari settori e che si sta concentrando soprattutto nella produzione di alluminio e bauxite. Da noi direttamente contattato, D'Orazio ci ha confermato la notizia, spiegando che «la Rio Tinto Minerals ha assunto la decisione di valutare l’opzione di un disinvestimento del suo business nel ramo del talco, in quanto il Gruppo non lo considera più funzionale al conseguimento dei suoi obiettivi strategici». In questi giorni, secondo fonti giornalistiche, la Rio Tinto sarebbe al centro di un'importante operazione di fusione con un altro colosso del settore, la Bhp Billinton, che porterebbe alla costituzione di una società da oltre 350 miliardi di dollari, in grado di influenzare pesantemente il mercato mondiale delle materie prime. Facile quindi comprendere come le miniere di talco della Val Germanasca rappresentino un tassello irrilevante di questo grande gioco.

Su tempi e modi della vendita D'Orazio non si sbilancia. «Al momento non siamo ancora in grado di fornire dettagli in merito» afferma, assicurando poi: «Nel frattempo la nostra attività non subisce alcuna variazione: proseguiremo nello svolgimento del nostro lavoro garantendo ai nostri clienti la consueta affidabilità e continuità del servizio».

I sindacati si stanno preoccupando invece di avere garanzie sul futuro dell'azienda e sull'occupazione. «Come al solito tutto dipenderà dall'acquirente e dalla sua volontà di fare investimenti» affermano Enrico Tron della Cisl e Elena Palumbo della Filcem Cgil. Aggiungono: «A questo proposito ci preoccupa la notizia che si starebbe raggiungendo un accordo per la vendita alla società italiana Imi delle miniere della Luzenac in Sardegna, noi pensiamo che per garantire un futuro all'azienda questa debba essere venduta in blocco». L'amministratore delegato su questo tema conferma che «si stanno valutando diverse opzioni al fine di raggiungere la miglior soluzione per tutti, dai clienti a tutte le persone impiegate e al territorio».


Alberto Maranetto

http://www.ecodelchisone.com/articoli/articolo.asp?ID=24490


 

La Imi Fabi Spa è impegnata nell’estrazione, lavorazione e commercializzazione del talco.

Negli ultimi anni è diventata il principale produttore italiano di talco ed occupa una

posizione di rilievo in ambito europeo. Le miniere sono localizzate nella Valmalenco

(Sondrio), dove sorgono anche gli stabilimenti per la lavorazione del minerale. E’ presente

anche in Australia e negli Stati Uniti, attraverso l’acquisizione dei diritti per l’estrazione di

un talco di qualità particolarmente pregiata. (pg50)

http://www.sardegnastatistiche.it/documenti/12_103_20070731111755.pdf

 

IMI Fabi entra nel settore talco negli anni Settanta

come società di estrazione e trasformazione della

materia prima talco proveniente dalle miniere

della Valmalenco (talco grigio) estendendo, successivamente,

la sua gamma di prodotti al talco

bianco, importato dalla Cina (regioni di Guanxi e

Liaoning) e dall’Australia (West Australia).(vedi articolo Assomineraria)-pdf

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http://www.assomineraria.org/aziende/view.php?aziende_pk=23&search=  :

IMI FABI
Imi Fabi dalla sua costituzione è impegnata nell’estrazione, lavorazione e commercializzazione del talco. Negli ultimi anni la Società è diventata il principale produttore italiano di talco ed occupa una posizione di rilievo in ambito europeo con volumi attorno alle 100.000 ton./anno.
Le miniere, tutte in sotterraneo, sono localizzate nella Valmalenco (in provincia di Sondrio), area in cui sorgono anche gli stabilimenti per la lavorazione del minerale.
La Società ha sempre mantenuto un costante livello di investimenti nell’attività estrattiva, conducendo continui studi e ricerche, nell’ambito della macinazione e micronizzazione del minerale attraverso la continua realizzazione di prodotti creati per soddisfare specifiche esigenze di mercato.
Di particolare rilevanza tecnica è stata l’introduzione di un modello per la simulazione della stabilità degli scavi, che ha conseguito un miglioramento della sicurezza per il personale ed un’ottimizzazione dei costi di estrazione.
Nuovi ed importanti investimenti minerari sono stati recentemente effettuati in Australia e negli Stati Uniti, attraverso l’acquisizione dei diritti per l’estrazione di un talco di qualità particolarmente pregiata, che consentirà di ampliare ulteriormente la gamma produttiva.

IMI Fabi SpA
Via Nazionale, 24
23010   Postalesio (SO)
Telefono: 02.70100467
Fax: 02.7388245
E-mail: postmaster@imifabi.com
Web Site:
http://www.imifabi.com