la durezza del vivere

 

 

 

Helicopter Money

Tutto per non fare la cosa giusta: gli investimenti pubblici

di Alberto Bagnai

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Il capitale preferisce che lo stato dia ai disoccupati una mancia anziché un lavoro, perché la disoccupazione aiuta a contenere i salari, e quindi a espandere i profitti. Coopera al progetto la Banca centrale, che per proteggere il capitale ostacola politiche keynesiane di difesa dell’occupazione, negando il finanziamento della spesa pubblica con moneta.

Fratianni e Spinelli, nella loro Storia monetaria d’Italia, ricordano che il finanziamento monetario ha coperto in media la metà del deficit pubblico per oltre un secolo. Se l’economia cresce, dovrà crescere la massa monetaria, e allora perché non immetterla nel sistema anche finanziando, quando occorrono, investimenti pubblici?

Ma dal 1992 ciò è illegale senza se e senza ma, grazie al Trattato di Maastricht. Con esso gli Stati cedono la gestione della moneta ai burocrati non eletti, che possono influenzare la distribuzione del reddito, materia politica per eccellenza, senza rispondere a nessuno, e se ne vantano. Applicando una presunzione di colpevolezza tornata in voga, si diceva che i politici avrebbero usato la moneta per fare spese clientelari, generando inflazione. In questo modo è stato facile convincere il popolo a tagliarsi la sovranità monetaria per fare dispetto alla politica.

Ora sappiamo che stamparre moneta non crea inflazione: il fallimento di Draghi lo dimostra. L’inflazione si controlla sul mercato del lavoro. Impedire allo Stato di finanziare politiche espansive, battendo moneta se occorre, trasforma ogni crisi in un arretramento irreversibile dei diritti dei lavoratori. La rinuncia dello Stato al monopolio dell’emissione di moneta non porta a un’economia più sana: porta a una distribuzione del reddito più iniqua, e quindi, necesariamente, a uno Stato più autoritario, se non altro perché affida decisioni politiche a burocrati non eletti.

I politici non volevano certo Maastricht per moralizzare se stessi: volevano solo avere le mani più libere nell’aggredire il diritto al lavoro. A missione compiuta arriva l’elicottero monetario, la cui utilità è puramente retorica: presentare il nemico politico delle nostre costituzioni socialdemocratiche, cioè la Banca centrale indipendente come un moderno Robin Hood.

Per motivi che mi sfuggono, erogare una mancia sembra infatti meno clientelare che finanziare investimenti. Forse perché la si chiama QE for people? Ma questo problema può essere risolto: chiamiamo QE for State la monetizzazione del deficit pubblico e riprendiamo a farla, come si è sempre fatto, tranne nell’infausta parentesi della nostra storia iniziata con Maastricht, il trattato che, nell’interesse di pochi, ha condannato un continente alla depressione economica.

Da Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2016

jobs-act-solo-40-mila-posti-fissi-in-piu-nel-2015 -pdf il manifesto 6 maggio 2016

costituzione-referendum-ottobre_23mag2016.mp3 audio interventi e dibattito

 

condizione economica della famiglie italiane

stima da indagine istat su 26mila famiglie di 600 comuni

anno povertà relativa povertà assoluta
2014 10,3% 5,7
2013 12,6% 7,9%
2012 12,7% 6,8%
2011 11,1% 5,2%
2010 11,1% 5,2%
2009 10,8%,  4,7%
 2008 11,3% -
2007 11,1% -

 

Disoccupazione giovanile. 37,9% in Italia, in Europa la media è del 22% , nel 2015

 Siamo il fanalino di coda dell’Europa. Nonostante la propaganda renziana sull’Italia che «cresce», il mondo del lavoro miete sempre più vittime (più 16%), e registra il tasso più basso di occupati (56,3%) tra i paesi della Ue. E mentre il jobs act rivela la faccia feroce della precarietà, cresce l’esercito dei «nuovi schiavi»: è la generazione voucher.  ilmanifesto 1maggio2016

http://www.sindacalmente.org/content/labuso-del-voucher-csaraceno-rmania-articoli-inchiesta

 

istat Aprile 2016

Disoccupazione ai minimi da dicembre 2012. A marzo il tasso di disoccupazione, rende noto l’Istat, scende  all'11,4% con un calo di 0,3 punti percentuali rispetto al mese di febbraio. In termini assoluti, la stima del numero dei disoccupati registra una diminuzione del 2,1%, pari a -63 mila. A marzo tornano a crescere gli occupati con 90.000 persone al lavoro in più rispetto a febbraio e 263 mila in più rispetto a marzo 2015.

Ai minimi dal 2012 anche la disoccupazione giovanile
E cala, ai minimi da dicembre 2012, anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi, che è pari al 36,7%, in calo di 1,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione giovanile sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,3% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza è in calo (-0,5 punti  percentuali) rispetto a febbraio. 

MA QUALE REALTA' DESCRIVONO I DATI ISTAT?  

nota Istat / note metodologiche-glossologia

Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:

hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura; (....)

Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che:

hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive; (...)


video/robot e disoccupati assistiti....

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Quarta-rivoluzione-industriale-primo-maggio-f0c3df59-2725-4170-983b-ecc78a1a27fc.html

 

1 maggio 2016 

La quarta rivoluzione industriale è appena agli inizi ma robotica, bioingegneria, economia delle reti e della condivisione stanno cambiando il mondo del lavoro alla velocità della luce. Ad essere investiti dal cambiamento non saranno più soltanto le tute blu ma anche i professionisti, i dirigenti, gli intellettuali. Il punto fondamentale è: quale sarà il futuro del lavoro? Come definiremo cosa è lavoro? Come distribuiremo la ricchezza? Uno speciale di Rainews24 di Luca Gaballo, Laura Corsi e Celia Guimaraes -