il fatto                                          index

 

 

dicembre 2008

 
 
Fermiamo la Guerra ORA !!!
 
Mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 20,45
Pinerolo - San Lazzaro sala Parrocchia

Su Dal Molin una sceltà di legittimità costituzionale”
con Don
ALBINO BIZZOTTO fondatore dei Beati costruttori di pace
 
Sabato 8 dicembre 2007 - ore 19,15
Torre Pellice - FareNait - per info e prenotazioni 339-8941900
CENA DI SOLIDARIETÀ con i resistenti NO DAL MOLIN
Come la comunità vicentina resiste all’esercito USA, ospiti alcuni membri del presidio permanente
 
Giovedì 13 dicembre 2007 - ore 21,00
Torre Pellice - FareNait - per info e prenotazioni
Proiezione del film “NESSUNA PACE IN VISTA” di Charles Ferguson
Film sull’Iraq martoriato dalla guerra
 
Sabato 15 dicembre 2007
Torre Pellice, p.zza Cavour ore 7,30 - Pinerolo, Stazione FFSS Olimpica ore 8,00
MANIFESTAZIONE EUROPEA a VICENZA
Fermiamo la guerra ORA!!!
Per info e prenotazioni :
ALPcub 0121/321729
Arci
0121/322529
FareNait 339/8941900
 

Venerdì 30 novembre 2007
ore 21.00

Sede della Comunità Montana Val Pellice - C.so J. Lombardini, 2 - Torre Pellice

 

Serata di presentazione
AGENDA 21 locale - Energia
Avvio del processo di Agenda 21 di Valle
I dati del territorio in ambito energetico


 

Mercoledì 5 dicembre
ore 21.00
Cinema Trento - Torre Pellice

 

Incontro con
LUCA MERCALLI
Presidente della Società di Meteorologia Italiana
RAI 3 "Che tempo che fa"

 

L’EVOLUZIONE DEL CLIMA, QUALI SCENARI?

 

Durante la serata saranno illustrate le attività previste per il 2008 dal progetto
Energia in Valle
I cittadini verso il risparmio energetico e le fonti rinnovabili

 


 

A tutte le lavoratrici (ma anche ai lavoratori) del pinerolese.

 

In queste settimane ci sono state molte iniziative contro la violenza sulle donne.

La nostra esperienza sindacale ci dice che nei luoghi di lavoro, anche se in modi diversi e a volte meno appariscenti, le donne spesso sono soggette a discriminazioni, a pressioni, che non solo rendono loro più difficile la vita personale e lavorativa,

ma molte volte le obbligano a lasciare il lavoro.

Alida Vitale è la Consigliera di Parità Regionale, una figura istituzionale che tutela la posizione lavorativa delle donne, e verrà a Pinerolo a presentare un libro dal titolo:

“Su la testa, giù le mani “ contro le molestie e il mobbing

VENERDI' 7 DICEMBRE 2007 ORE 20,30

CIRCOLO CULTURALE ARCI STRANAMORE

Via Bignone 89 Pinerolo

Siete tutte e tutti cordialmente invitati

alpcub

 

Giù le mani dal sindacalismo di base e di classe!

di ----

su altre testate del 29/11/2007

Appello ai lavoratori e ai precari contro la "caccia alle streghe" verso alcuni delegati e operai della FLMU - CUB alla Sata

Appello

Ai lavoratori
Ai delegati RSU
Ai comitati dei precari
Alle organizzazioni sindacali

Giù le mani dal sindacalismo di base e di classe!
Gli operai licenziati devono rientrare!
La montatura giudiziaria deve cadere!

La Procura di Potenza sulla base di rapporti Digos, i padroni e la Fiat hanno scatenato la caccia alle streghe contro alcuni delegati e operai della FLMU-CUB e della FIOM-CGIL alla SATA e, soprattutto, contro lo Slai Cobas per il sindacato di classe, la sua attività, le sue pubblicazioni, in tutta Italia, utilizzando al solito il 270bis. Siamo colpevoli di aver sostenuto la lotta dei 21 giorni alla Fiat Sata di Melfi, realizzato convegni operai pubblici, a Melfi come in tutta Italia, di aver denunciato sempre la repressione di Stato contro gli operai e il collaborazionismo con padroni e governo dei sindacati confederali.

Siamo colpevoli di avere raccolto firme contro i 17 turni, aperto vertenze all'Ispettorato del Lavoro per recuperi salariali, di aver fatto un esposto contro il TMC2 basato su inchiesta e questionari raccolti tra gli operai Fiat Sata. Siamo colpevoli di aver fatto riunioni di formazione sindacale e politica, di aver operato per l'unità del sindacalismo di base, di aver fatto saggi, articoli sulla rivista e giornale che parlano della necessità della rivoluzione e della lotta per il potere operaio. La Fiat, utilizzando la montatura che include 4 avanguardie operaie della Fiat Sata, violando leggi e contratti, ha sospeso e poi licenziato 2 operai e 1 delegato RSU appartenenti alla Cub e alla Fiom, per fare del terrorismo antioperaio, per dire che non c'è posto per gli operai che si ribellano e per delegati che tutelano effettivamente i lavoratori, per operai che votano NO all'accordo su pensioni e welfare, che denunciano i piani Fiat e il comportamento dei capi. E in questo clima, contemporaneamente, all'Alfa di Pomigliano viene licenziato il delegato RSU Cobas, Mimmo Mignano.

Facciamo appello agli operai, ai delegati RSU, ai lavoratori, a tutto il movimento a sostenere la battaglia contro i licenziamenti politici e contro l'insieme della montatura giudiziaria in corso.

SABATO 1 DICEMBRE ALLE ORE 13 - MANIFESTAZIONE AL CANCELLO B
DELLA FIAT SATA DI MELFI (PZ)

Saranno presenti e interverranno operai della SATA, rappresentanti dello Slai Cobas per il sindacato di classe, delegazioni e rappresentanze
nazionali.

Alle ore 15 presso il centro sociale SACCO di Rionero in Vulture (Pz) ASSEMBLEA NAZIONALE con gli operai, i lavoratori indagati ed i loro legali.

Luigi Izzo, Cantieri Navali Megaride - Napoli; Dario Calzavara, FIOM-CGIL Alenia Breda - Napoli; Peppe Iannaccone, FIOM-CGIL Alfa Romeo Avio - Pomigliano (NA); Antonio Pelilli, RSU CGIL-FP Comune di Pozzuoli (NA); Riccardo De Angelis, RSU FLMU-CUB Telecom Italia - Roma; Andrea Fioretti, FLMU-CUB Gruppo Sirti - Roma; Francesco Fumarola, FLMU-CUB Atesia - Roma; Giuliano Micheli, CUB Trasporti Alitalia - Roma; Luigi Giacinti, FLMU-CUB MVS - Roma; Giovanni Ciccone, RSA FLAICA-CUB Gruppo Cremonini - Roma; Claudio Lorenzoni, RdB-CUB INPS - Roma; Katia Lauria, FLMU-CUB Atesia - Roma; Federico Giusti, RSU Cobas del Comune di Pisa; Giovanni Bruno, RSU Cobas Scuola - Firenze; Giulio Pasquali, Coordinamento Esternalizzati - Pisa; Salvatore Bonavoglia, RSU Scuola Normale Superiore - Pisa; Massimiliano Murgo, RSU Marcegaglia Building - Sesto S. Giovanni (MI); Fabio Zerbini, RSA CUB Genia Ambiente - S. Giuliano (MI); Ettore Magrini, RSU RdB-CUB SMMT Baiano - Spoleto (PG); Enzo Carlini, RSU CGIL Cementir - Spoleto (PG); Aurelio Fabiani, RSU CUB IISS -Spoleto (PG); Paolo Bernardini, RSU CGIL Manini - Perugia; Gigi Fucchi RSU, RdB-CUB ASL n° 2 - Assisi (PG); Gianfranco Zuccari, operaio Thyssen Krupp - Terni; Alberto Pantaloni, E-Care - Cesano Boscone (MI); Gino Bortolozzo, direttivo provinciale FILTEA-CGIL - Padova; Marco Vettore, RSA Elettroingros - Padova; Nicola Nardiello coordinamento provinciale NIDIL-CGIL - Padova; Mikaela Petrocchi, CUB Trasporti Alitalia - Roma; Riccardo Filesi, SdL Alitalia - Roma; Roberto Bretto, FIAT Mirafiori - Torino; Giancarlo Luciani, RSU FLMU-CUB Selex Comms - Cisterna di Latina (LT); Gioacchino Indelicato, RSA FLMU-CUB MRG - Gozzano (NO); Lucio Garofalo, insegnante - Lioni (AV); Alfonso Liberati, RSU Auchan Casalbertone - Roma; Gabriele Attilio Turci, RSU Cobas Scuola - Forlì (FC); Adriana Spera capogruppo PRC-SE al Comune di Roma ed iscritta Usi/RdB Ricerca - Roma; Claudio Ortale capogruppo PRC-SE al Municipio Roma 19 ed iscritto CUB Scuola - Roma; Michele Rubino, SPI-Cgil - Forlì (FC); Marina Rossi, RdB-CUB Inail - Forlì (FC).

Lettera aperta al Signor Sergio Marchionne amministratore delegato della Fiat

 

Lei sicuramente non saprà nemmeno che esisto, sono uno dei suoi centomila operai che a turni lavorano negli stabilimenti del gruppo FIAT a produrre auto e con esse gli utili per gli azionisti, per i finanzieri, gli stipendi dei manager. Sono Donatantonio AURIA, operaio di MELFI sospeso e poi licenziato dalla direzione dello stabilimento con una motivazione che fa talmente calci e pugni con il normale sistema di rapporti giuridico contrattuali da diventare un esempio tipico di come nelle fabbriche ed in particolare nelle sue si manifesti un arbitrio senza limiti.

Il fatto è semplicemente spiegato, un magistrato di Potenza ordina la perquisizione di casa mia nell’ambito di una inchiesta sulle associazioni sovversive con finalità terroristiche in Basilicata, nulla viene sequestrato, nessuna prova viene acquisita. Risulto e sono estraneo alla vicenda. Come ogni cittadino in Italia dovrebbe valere la regola che non solo non sono colpevole fino a sentenza definitiva, ma qui sono solo coinvolto marginalmente in un’inchiesta di cui non si conoscono ancora i termini.

La direzione dello stabilimento di Melfi mi sospende con effetto immediato, mi licenzia. Non aspetta gli sviluppi dell’inchiesta, la pronuncia della magistratura. Nel suo regno, signor Marchionne, lo stato di diritto non ha spazio. Il dirigente Fiat è nello stesso tempo legislatore e giudice, la sua volontà inappellabile. La giustificazione semiseria di questo comportamento è il venir meno del rapporto di fiducia fra me e la Fiat, ma non le basta che per mille euro al mese tutti i giorni vengo in fabbrica a sgobbare sulle linee con migliaia di altri operai, vuole anche che gioisca di questa condizione e tutti i giorni dichiari di essere fiducioso del vostro comportamento? Non vi sembra di chiedere oltre il convenuto!

Per sorridere un po’, si immagini se lo stesso modo di agire si applicasse in parlamento, se solo un’iscrizione nel registro degli indagati comportasse il licenziamento, più di due terzi andrebbero a casa subito. Invece stanno lì anche i condannati per via definitiva e per questi sì che è venuta meno la fiducia di tanti elettori.

Il paragone non si può fare, le fabbriche sono un territorio a parte, dove valgono altre regole del gioco. Ma almeno non si blateri più di nuovo capitalismo, di profitto coniugato con le libertà individuali, il rapporto di lavoro è dispotico e non può essere altro.

Ma signor Marchionne conosco bene le ragioni che hanno spinto i suoi subalterni a cogliere la palla al balzo e licenziarmi. Io Donatantonio Auria sono uno degli operai che è stato in prima fila nella lotta dei 21 giorni, ha sostenuto che all’accordo sul welfare occorresse dire un bel no tondo, sono fra coloro che resiste ad ogni intensificazione dei ritmi, sostengo che è necessario chiedere più soldi. Occorreva tapparmi la bocca. Mi chiedo: Marchionne è cosi rovinato da non poter sopportare nei suoi stabilimenti nemmeno un sano sindacalismo operaio? Lei sicuramente sa che i suoi predecessori, capitani d’industria nell’800 e nei primi decenni del ’900, sopportarono ben altro che qualche lotta per il salario, qualche resistenza ai ritmi di lavoro …

Certo metterò in atto tutte le misure legali per difendermi, per far rientrare il licenziamento, per tornare al mio posto di lavoro, ma il guasto è fatto: le sue intelligenti parole sul capitalismo del futuro possono andar bene sulle pagine del Corriere della Sera ma naufragano sui cancelli della SATA di MELFI. Piuttosto che affrontare il rancore degli operai sulle pensioni, sui salari, sulla pesantezza del lavoro, ha preferito tagliare le teste, ma ne dovrà tagliare tante, operai che la pensano come me si formano e riformano in continuazione. Se non lo sa è il regime di fabbrica che li produce.

Saluti

Avigliano, 26/10/2007                                                            Donatantonio Auria

Donato Auria ha aperto un blog come strumento di denuncia del suo licenziamento.
L'indirizzo del blog è:
http://donatoauria.blogspot.com/
Vi invitiamo anche a pubblicizzare a quante più persone possibili il blog stesso.

 

 

 

 

 


Del 16/11/2007 Sezione: Economia Pag. 27)


Coldiretti: «Il pane in 20 anni più caro del 419%. E il grano




I prezzi? Secondo la Coldiretti dal campo alla tavola aumentano del 400%. «Il fatto che a fronte di una riduzione del 10% dei prezzi riconosciuti agli allevatori per i maiali, che sono oggi inferiori di un terzo rispetto a quelli di cinque anni fa, i listini di salsicce, salami, prosciutti e braciole abbiano continuato a crescere dimostra concretamente che l’aumento della spesa alimentare non nasce nei campi. E ancora, negli ultimi venti anni il prezzo del pane è aumentato del 419% a fronte di una sostanziale stabilità del grano».
La forbice tra prezzi alla produzione agricola e quelli al consumo, insomma, tende ad accentuarsi per l’associazione che, dice, «è necessario lavorare per rendere più chiaro e diretto il percorso del prodotto». Altri esempi. «Se è vero che è salita a circa 467 euro al mese la spesa che ogni famiglia italiana destina per gli acquisti di alimenti e bevande, è giusto precisare che oltre la metà di questi, per un valore di ben 238 euro (51%) va al commercio e ai servizi, 140 all’industria alimentare (30%) e solo 89 alle imprese agricole (19%), a significare quindi che in altre parole che i prezzi dal campo alla tavola aumentano di 5 volte (+400%)». Accorciare la forbice, per Coldiretti, si può: «Nell’organizzazione agricola c’è un margine sufficiente per garantire un’adeguata remunerazione agli allevatori, anche al fine di non aggravare ancora i bilanci delle famiglie». Non vuol sentire parlare, invece, di speculazioni Confcommercio. «Anche l’Eurostat conferma quanto siano infondate le accuse di speculazione rivolte da più parti alla distribuzione commerciale italiana» commenta l’Ufficio Studi dell’associazione. «Nella media della Ue l’indice armonizzato segnala, nell’ultimo mese, una variazione molto sostenuta dei prezzi dei beni alimentari: il fenomeno ha assunto in paesi come la Germania e la Spagna dimensioni più ampie rispetto all’Italia. In particolare, risultano in sensibile aumento in tutti i paesi i prezzi del pane e dei cereali e soprattutto del latte e dei formaggi, segnalando il ruolo fondamentale svolto dal prezzo delle materie prime agricole nel determinare le tensioni in atto sul versante degli alimentari». Difende l’operato del governo, su questo fronte, il ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Paolo De Castro. «Gli interventi messi in atto si stanno mostrando efficaci nel fronteggiare il caro prezzi». Che aggiunge: «È indubbio che ci sia stato un aumento dei prezzi. Ma il rincaro è stato dai noi più contenuto rispetto agli altri Paesi Ue e nelle ultime settimane il trend sembra frenare».

 

ottobre

 

Lavoratrici e lavoratori OMVP-TBU

È iniziata la turnazione 6X6 con la spiegazione (tra le altre) che così si riuscirà a piazzare i lavoratori che sono in esubero nei reparti di Torneria e T.T.

Come ALP CUB bocciamo questa soluzione per diversi motivi:

1)      perdita di salario

2)      perdita di diritti ( ½ ora pagata per pausa mensa e valore del pasto)

3)      perdita di PAR per ottenere le 40 ore settimanali

4)      perdita di un giorno di riposo a settimana

Non sarà il 6x6 a risolvere i problemi occupazionali della OMVP: Troppe  produzioni sono uscite dal nostro stabilimento. Dove finiscono queste produzioni perse? Chi fa il lavoro che fino ad oggi facevamo noi? La risposta ufficiale è: in Estremo Oriente. Ma sarà proprio vero?

È risaputo che molte di queste produzioni importantissime vengono effettuate da ditte esterne con i “buoni uffici” di ex dirigenti SKF. Non sono in Asia e non c'è neanche bisogno di cambiare regione  per trovarle. Ci stanno portando via il lavoro pezzo per pezzo e giurano che non sia così.

Non sara' l'orario 6X6, perdere la mensa e i PAR o lavorare al freddo che salveranno il nostro Stabilimento.

Lo salveremo solo lottando ! Ma per che cosa ? 

Per bloccare lo spostamento delle linee (MST) e fare rientrare le lavorazioni date all'esterno.

I dirigenti OMVP invece di mandare fuori le produzioni pensino piuttosto a progetti per elevare il livello tecnologico dei prodotti e imporli alla SKF Svedese, unica soluzione seria viste le difficoltà a vendere lo stabilimento. Oppure qualcuno ha già in mente di chiuderlo???

I parlamentari eletti nella nostra zona sia a Roma che a Torino fanno parte della maggioranza e quindi hanno il potere di intervenire: è' ora che lo facciano!! Non possono pensare che ci accontentiamo di qualche incontro interlocutorio in Regione!!! Purtroppo sappiamo che quando siamo alle strette servono gli sforzi e l'impegno di tutti, intanto noi chiediamo:

 

1) STOP alle lavorazioni date in appalto all' esterno.

2) STOP al trasferimento di linee e macchinari a cominciare dalle rollatrici per Bari.

3) RIENTRO a VP di tutte le lavorazioni date a Ditte esterne in tempi passati.

4) CONTROLLI dell'Ispettorato del Lavoro, ASL, INPS, per verificare in quali condizioni operano i dipendenti di queste aziende.

5)  INTERVENTI dei parlamentari e ministri nativi della zona, o ex dipendenti SKF che conoscono bene la nostra situazione.

 

Prepariamoci ad un periodo duro in cui dovremo lottare per mantenere il lavoro a Villar e lo stipendio nelle nostre tasche. Non facciamoci illusioni: nessuno ci regalerà nulla se non ci faremo sentire dalla SKF e dall'opinione pubblica con le nostre lotte e manifestazioni utilizzando tutte le nuove forme di comunicazioni esistenti. Una volta a Villar c'era l'avvocato Agnelli, poi le Olimpiadi, ora non c'è più niente, allora per farci sentire e notare dobbiamo scegliere i luoghi visibili come la sede centrale SKF di Airasca, la Regione Piemonte e la sede RAI a Torino, non tralasciando di mettere al corrente i vertici della multinazionale delle nostre iniziative.             È ora di fare sapere che se lo Stabilimento sarà abbandonato a se stesso e con il tempo rischierà la chiusura rimarremo tutti in mezzo ad una strada, impoverendo ulteriormente la nostra Valle.

Quindi,quando dichiareremo le lotte, sarà per difendere le nostre condizioni di vita e nessuno potrà più fingere di non vedere e non sentire, salvo poi rimpiangere amaramente un atteggiamento di menefreghismo che non sarà piu' giustificato.

SKF, dopo aver sfruttato il territorio e i lavoratori della nostra Valle non può lasciarli marcire in queste condizioni di assoluta incertezza sul loro futuro. Deve dare risposte chiare, o vende lo Stabilimento o lo mette in condizioni di avere un futuro.

Quanto a noi, così come abbiamo richiesto l' incontro tra la Regione e l' Azienda  per ottenere finanziamenti per nuove tecnologie e risparmio energetico, se gli avvenimenti prenderanno una piega non accettabile, chiederemo che i soldi della Regione vengano destinati ad altre realtà locali.

 

RSU e COLLETTIVO OMVP-TBU – DIRETTIVO ALP/Cub – CUB Nazionale

 

ciclinalpcub ottobre 07


 

La Sata-Fiat, con buona pace del “democratico” Marchionne, licenzia il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco e l’operaio Donato Auria iscritto alla Flmuniti-Cub.

Licenziamenti giustificati solo dalla volontà di impedire l’azione del sindacato di base.

 I fatti:

·        In seguito a un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza Sata-Fiat, quando la notizia era nota solo agli indagati, ha immediatamente sospeso dal lavoro e poi licenziato l’operaio Donato Auria l’iscritto alla Flmuniti-Cub.

L’iniziativa della Procura della Repubblica di Potenza solleva pesanti interrogativi sugli effettivi obiettivi. Sembra di capire che si punti a indagare sul materiale sindacale prodotto a sostegno della lotta dei 21 giorni; se fosse cosi, attaccando la libertà di espressione, si rischierebbe di far fare ai diritti dei lavoratori un salto indietro di parecchi decenni.

 

·        contemporaneamente Fiat Sata  ha sospeso e poi licenziato il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco.

 

Ferrentino è stata licenziato per avere distribuito un volantino a firma Flmuniti-Cub nel quale è stato  contestato al responsabile del Montaggio tale Marchetta di essere “arrivato quasi allo scontro fisico con chi rappresenta i lavoratori. Non è la prima volta”.

 

L’azione del Marchetta è avvenuta mentre era in corso uno sciopero al montaggio contro il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro.

 

Una vera e propria montatura: Sata contrasta con ogni mezzo la presenza di Flmuniti-Cub per impedire che si sviluppi una efficace azione di tutela dei lavoratori e su questo obiettivo ha costruito una vera e propria montatura per arrivare ai licenziamenti.

 

FlmunitiUniti-Cub è fortemente determinata a contrastare i licenziamenti arbitrari e illegittimi decisi da Fiat Sata che attentano alle fondamentali libertà sindacali.

 

Lo sciopero generale del 9 novembre indetto dal sindacalismo di base sarà fortemente caratterizzato in Basilicata contro i licenziamenti attuati da Fiat-Sata.

 

Per info. Amendola 3474299081  -    -Milano 24-10-07 CUB  


1.Al referendum sul welfare tutte le aziende Fiat votano NO.

2.LIcenziati due operai combattivi delle lotte di Melfi.

3.Marchionne concede 30 euro di anticipo sul contratto metalmeccanico ai dipendenti FIat.

C'è un legame evidente tra questi fatti...

 

 

 
LETTERA INVIATA DALLA DIREZIONE SATA

SATA


SATAS.pA  soclo Unico
Zona Industriale - 85025 Melfi (PZ)
Capitale Sociale Euro 270.640.000
Registro delle Imprese- Ufficio dl Potenza tI. 01063750762
Cod Fiscale’ P. IVA 01063750762
Direzione e coordinamento es art. 2497 cc.: Fiat .p.A.
 

 

 

 

 

MeIfì, 17 ottobre 2007


Prot. ......                                                                                                          Signor

AURIA DONATANTONIO

                                                                                                                         Id Az 8065024


 



Oggetto: Contestazione di addebiti con contestuale sospensione cautelare non disciplinare.

 


Ai sensi e per gli effett i deIl’art.7 L.300/70 nonché della disciplina contrattuale ed aziendale in materia, veniamo a contestarLe formalmente quanto segue:


Siamo venuti a conoscenza che in data 16.10.2007 Le è stato notificato un provvedimento giudiziario avente come capo di imputazione l’associazione in attività eversiva a fini terroristici in concorso con altre persone tra cui il Sig. Passannante Michele (anch’egli dipendente SATA) e il Sig.Tonino Innocenti (ex dipendente SATA).


I fatti a Lei addebitati rivestono carattere di estrema gravità, tali da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario posto a base del rapporto e, quindi, tali da rendere impossibile la prosecuzione, anche in via provvisoria, del rapporto di lavoro stesso Pertanto, Ella viene sospeso cautelarmente dal servizio con effetto immediato, ai sensi dell’art.26 della Sezione Terza della Disciplina Generale del vigente CCNL di categoria.


Prima di valutare disciplinarmente quanto sopra, attendiamo di esaminare le Sue eventuali giustificazioni che potranno essere presentate presso l’Associazione Industriali di Potenza - Via Di Giura -, non oltre il termine di 5 giorni dal ricevimento della presente.

 


Distinti saluti
SATA S.p.A.
LA DIREZ IONE

 

 

 

 
ASSEMBLEA CONTRO LA PRECARIETA'
PER LA COSTRUZIONE DELLO SCIOPERO GENERALIZZATO NAZIONALE DEL 9 NOVEMBRE
25 OTTOBRE ORE 21.30 PRESSO
AULA MAGNA DEL LICEO SEVERI,
BASTIONI DI PORTA VOLTA, ANGOLO P.LE BIANCAMANO
( MM moscova )


Le assemblee che si sono tenute a Roma il 12 settembre e il 7 ottobre di
quest'anno hanno costituito i primi passaggi fondamentali affinchè, a
livello nazionale, tutte le realtà , i centri sociali, le reti, le
associazioni, i gruppi di lavoratori/trici, si prendessero carico di
costruire e rilanciare un movimento di lotta contro la precarietà in
vista dell'organizzazione di uno sciopero generale di massa del 9 novembre,

che
sappia coinvolgere il maggior numero di lavoratori, precari, studenti e 
immigrati.

Ogni percorso di lotta per essere realmente unitario e plurale, incisivo
e partecipato, necessita di un radicamento e di una spinta locali,
soprattutto in una città come Milano, che è¨ oggi uno dei laboratori
più avanzati delle nuove forme di produzione e accumulazione di ricchezza,
caratterizzato da una prevalenza di lavoro terziario, da un misto tra
lavoro manuale e servile e da lavoro altamente professionalizzato.

Oggi la condizione dominante è¨ quella di una precarietà strutturale ed
esistenziale che si manifesta anche in percezioni differenziate e
frammentate.
E' dunque per noi fondamentale aprire a Milano spazi di dibattito e di
confronto, rilanciare momenti di elaborazione politica e di critica
dell'esistente, mettere in campo un'azione efficace che
sappia opporsi ai processi di precarizzazione, rivendicando
reddito, diritti nel lavoro ed oltre il lavoro
Un'azione che, altresì, sappia battersi per delle pensioni realmente 
dignitose e per una
scuola e un'università pubbliche, laiche e pluraliste, e che contrasti
l'aumento delle spese militari previsto nell'ultima finanziaria e la 
rincorsa
culturale al securitarismo e al razzismo.
Vogliamo costruire una sinistra, anticapitalista e 
anticoncertativa,
che restituendo la giusta importanza alle molteplici forme di resistenza 
che si sono
opposte all'approvazione dell'infame protocollo del 23 luglio - rifuggendo
le deleghe -
trovi la capacità di divenire un'importante riferimento per chi è¨
dispers nei mille rivoli della produzione capitalista, costruendo cosଠforme ampie
di vertenzialità sociale all'interno di un progetto di trasformazione
radicale dell'esistente.

Invitiamo quindi tutti i lavoratori/trici, gli studenti e ogni realtà 
che si voglia porre all'interno di questo grande progetto collettivo a
partecipare Giovedì¬ 25 ottobre alle 21.30 all'assemblea metropolitana
che si terrà nell'aula magna del liceo Severi. Questa è¨ una prima tappa
fondamentale e indispensabile per confrontare pratiche e percorsi,
linguaggi e visioni,
per mettere in campo iniziative condivise che generalizzino lo sciopero 
indetto dai sindacati di base il 9/novembre

Facciamo nostro e riproponiamo a tutte le realtà di Milano l'appello di
indizione dell'assemblea tenutasi a Roma il 7 ottobre di quest'anno:
da aggiungere i link

RETE MILANESE CONTRO LA PRECARIETA'
per adesioni
no-precarieta-mi@inventati.org



PRIME ADESIONI 
In rigoroso ordine alfabetico

Chainworkers
C.s.a Vittoria
Confederazione cobas
Cub 
Foglio assemblea
McPdl - Movimento per il Partito Comunista dei lavoratori 
Rete dei Comunisti
Sinistra Critica 
Sdl intercategoriale
Slai Cobas
Sos Fornace Rho


 

 

 

5 ottobre 2007- il sole240re

E' estorsione tenere i dipendenti in nero sotto ricatto

 


Duro affondo della Cassazione contro chi sfrutta il lavoro in nero. Rischia una condanna per estorsione il datore che, approfittando della situazione di mercato con grande domanda e poca offerta di occupazione, sottopaga i dipendenti sotto il minimo sindacale e viola le norme di tutti i contratti collettivi, tenendoli in pugno con la minaccia della perdita del posto.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 36642 depositata oggi, ha respinto il ricorso di tre datori di lavoro contro la pronuncia della Corte d'appello di Cagliari che, nel gennaio del 2003, li aveva condannati per estorsione aggravata e continuata, a oltre tre anni di reclusione e 800 euro di multa.
In primo grado, invece, il Tribunale di Nuoro li aveva assolti perché non aveva ritenuto provato l'intento ricattatorio dei tre imputati.

In sostanza questi avevano costretto tre lavoratrici «ad accettare trattamenti retributivi deteriori e non corrispondenti alle prestazioni effettuate e, in genere, condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti collettivi, approfittando della situazione di mercato in cui la domanda di lavoro era di gran lunga superiore all'offerta e, quindi, ponendo le dipendenti in una situazione di condizionamento morale, in cui ribellarsi
alle condizioni vessatorie equivaleva a perdere il posto di lavoro».
Contro la decisione della Corte territoriale i tre hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il loro comportamento era «espressione del non eccezionale fenomeno del lavoro nero, ma non integrava gli estremi dell'estorsione».
I giudici della seconda sezione penale hanno bocciato questa tesi perché hanno ravvisato nei fatti il comportamento ricattatorio dei datori di lavoro verso le dipendenti in particolare, si legge nelle motivazioni, «i giudici di merito hanno elencato tali e tanti comportamenti prevaricatori dei datori di lavoro in costante spregio dei diritti delle
lavoratrici (si pensi non solo all'erogazione di retribuzioni ai minimi sindacali e alla correlativa pretesa di far firmare prospetti-paga per importi superiori a quelli corrisposti, ma anche all'assenza di copertura assicurativa, alla mancata concessione delle ferie, alla prestazione di lavoro straordinario non retribuito) da rendere evidente, con la stessa eloquenza dei fatti da un lato, che gli imputati, al di là del ricorso ad esplicite minacce, si sono costantemente avvalsi della situazione del mercato del lavoro ad essi particolarmente favorevole e, dall'altro, che il potere di autodeterminazione delle lavoratrici è stato compromesso dalla minaccia larvata, ma non per questo meno grave e immanente, di avvalersi di siffatta situazione».

 

 

 

Subject: Documento dell'assemblea di Villar Dora


Qui sotto il documento approvato dall'assemblea del movimento NO TAV ieri sera in merito alla manifestazione nazionale del 20 ottobre a Roma con un solo voto contario e 7 astenuti.
 
 

20 Ottobre? No, grazie. Abbiamo altri programmi.

 

L’assemblea del movimento NO-TAV riunita a Villardora il 3 Ottobre 2007 valuta che non vi siano le condizioni e i presupposti per partecipare alla manifestazione del 20 Ottobre a Roma.

 

Non si contano le scelte di politica economica e sociale che hanno peggiorato da molti mesi a questa parte le condizioni di vita e di lavoro nel nostro paese producendo nuove povertà, erodendo diritti e spazi di democrazia, aumentando la precarietà e negando una speranza di futuro migliore ai giovani:  una forte protesta e una richiesta di un netto cambio di rotta sarebbero dunque più che giustificate, ma l’appello che ha lanciato la manifestazione del 20 Ottobre è particolarmente ambiguo e non a caso si è da subito prestato a diverse interpretazioni anche di segno opposto.

 

A nostro avviso la manifestazione si configura, al di là dei tentativi di raddrizzarne il tiro da parte di alcuni dei promotori stessi, come un estremo quanto inutile tentativo di dare più forza a quei partiti dell’area di governo che subiscono le scelte più conservatrici e reazionarie della maggioranza: agitando lo spauracchio del salto nel buio e del rientro in gioco di Berlusconi rappresenta oggettivamente un sostegno a Prodi. Richiamare oggi il governo, a un anno e mezzo dalla sua nascita, al mantenimento del suo programma elettorale risulta ben poco credibile alla luce delle scelte fino ad oggi operate con l’oggettivo sostegno di tutta la maggioranza, a partire dal dodecalogo di marzo.

Nell’appello risulta quantomeno equivoco chiamare il movimento NO-TAV all’appuntamento del 20: un movimento che vuole rimanere se stesso e non intende farsi usare dai partiti nel tentativo illusorio di spostare delicati equilibri all’interno della maggioranza.

 

L’assemblea respinge le accuse di una Val di Susa rinchiusa su se stessa e incurante del welfare, della precarietà, degli squilibri nella distribuzione delle ricchezze, della subordinazione del nostro paese alle politiche di guerra dell’amministrazione Bush, dei problemi del lavoro. Al contrario è grande l’attenzione della valle su questi temi a cominciare dalla solidarietà ed il sostegno concreto nei confronti della FIOM e di quelle forze sindacali non omologate e ancora capaci di ascoltare i lavoratori e interpretarne i bisogni. E’ la stessa attenzione che ha dimostrato scendendo in piazza anche quando altri territori venivano minacciati, quando diritti e democrazia venivano calpestati, e continuerà certo a dimostrarlo in futuro.

 

La Valle di Susa sta misurando oggi in casa propria quanto il governo “amico” renda sempre più difficile mantenere quel rapporto di fiducia con le amministrazioni locali che ha contribuito fino ad oggi a fermare la devastazione del TAV: è ingenuo credere che il 20 ottobre eviti il rischio di guai peggiori e rivendichi un cambiamento vero.

 

L’assemblea del movimento NO-TAV ritiene che questo cambiamento non possa che nascere da un diverso modo di “fare” politica che tolga spazio alle segreterie dei partiti per consegnarlo alla partecipazione vera dei cittadini, a cominciare dai livelli locali e dalle lotte che in tante parti del paese cercano di difendere i beni comuni.

Tanti “piccoli cortili” non sono certo in grado di governare un intero paese, ma è da là che occorre ripartire.

 

Villardora, 3 Ottobre 2007

“Gli amici si dicon sinceri, ma veramente sinceri sono i nemici” (Schopenhauer

 


 

settembre

STOP ALLE DIMISSIONI PREFIRMATE - Ieri 26 settembre al Senato è stata approvata una legge sul divieto alle dimissioni in bianco che recepisce una richiesta avanzata dalla Cub al tavolo di confronto con il Governo 26-09-2007


PRENDI IL VOLANTINO .ZIP

Legge approvata
Dimissioni in bianco, sì al divieto


STOP ALLE DIMISSIONI PREFIRMATE
Chi intende
abbandonare il proprio posto di lavoro lo dovrà fare compilando un apposito modulo numerato progressivamente e con validità temporale limitata.
A cercare di porre un freno al fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, fatte spesso firmare ai lavoratori al momento dell'assunzione, è la legge approvata ieri definitivamente dal senato, anche con il voto favorevole di parte dell'opposizione.
Il provvedimento stabilisce che la lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l'intenzione di recedere dal contratto di lavoro, è presentata dal lavoratore, a pena di nullità, su appositi moduli predisposti e resi disponibili, gratuitamente, dalle direzioni provinciali del lavoro, da sindacati e patronati.
La regola varrà per tutti i contratti di lavoro subordinato, indipendentemente dalle caratteristiche e dalla durata, quelli di collaborazione coordinata e continuativa, le collaborazione a progetto, i contratti di collaborazione a natura occasionale, i contratti di associazione in partecipazione in cui l'associato fornisca prestazioni lavorative e i cui compensi siano qualificati come redditi da lavoro autonomo, i contratti di lavoro 'instaurati dalle cooperative con i propri soci.
Per quanto riguarda, invece, i modelli, saranno realizzati secondo direttive definite con decreto del ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, e dovranno riportare un codice alfanumerico progressivo di identificazione, la data di emissione, nonché spazi, da compilare a cura del firmatario, dedicati alla identificazione del lavoratore, del datore di lavoro, della tipologia di contratto da cui si intende recedere, della sua data di stipulazione e di ogni altro elemento ritenuto utile.
I moduli hanno validità di 15 giorni dalla data di emissione e saranno resi disponibili attraverso il sito Internet del ministero del lavoro, secondo modalità che garantiscano la titolarità del richiedente, la riservatezza dei dati personali nonché la data di rilascio. In seguito ad apposite convenzioni, potranno essere distribuiti anche da sindacati e patronati.
Soddisfatta dell'approvazione la relatrice del provvedimento Colomba Mongiello (Ulivo): «L'obiettivo è di eliminare una pratica molto diffusa: il condizionamento prodotto da tale atto produce una pesante ricaduta sia sulla vita lavorativa sia sulla propria vita affettiva, familiare e sociale».

"Italia Oggi" del 26/9/2007

A cura di ASCA spa

 

 

DAI BOLLETTINI DI ALP

(531)COSA DICE ALP/CUB

La posizione della FIOM contro l'accordo sulle pensioni va bene, ma dovrebbe tradursi in lotta con tutti  i sindacati di base, perchè il referendum sarà una farsa come abbiamo toccato con mano in tutti questi anni a partire dal referendum sulla riforma Dini del 95.

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530:    In questi giorni l'ISTAT ha rilevato che i salari non stanno al passo con l''aumento dei prezzi e tariffe. Ma nessuno sembra aver interesse alle condizioni di chi lavora. Molte immagini per Pavarotti (giuste) molte parole per Grillo (ma la democrazia non è solo andare a votare), nessuna parola per chi la ricchezza la produce. 

UNA BUONA NOTIZIA però è arrivata da parte dell'Esecutivo della FIOM che ha bocciato l'accordo sul Welfare e questo è un bene per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. 

Altra buona notizia In Piemonte CUB e Cobas si incontrano per ragionare sulle iniziative di lotta dell'autunno. 

Il Coordinamento Nazionale della CUB con un ordine del giorno approvato da tutti

Respinge la farsa della consultazione proposti da Cgil-Cisl-Uil e propone il boicottaggio

Propone inoltre la costruzione dello Sciopero Generale da proclamare con tutte le forze che respingono l'accordo del 23 luglio.

Richiede con forza il rilancio della previdenza pubblica  dopo la riuscita della campagna contro lo scippo del TFR e alla luce delle gravi crisi finanziarie e di borsa che stiamo attraversando.

Proseguire nelle mobilitazioni contro la guerra e le devastazioni del territorio.

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529:   Due manifestazioni nel mese di ottobre.

La prima della destra, per non pagare le tasse per chi già ne paga poche.

La seconda  su 7 punti ( tra i quali uno contro la precarietà), indetta dalla così chiamata “sinistra radicale”.

Queste due manifestazioni sembrano, almeno a molti di noi, molto più orientate a definire le nuove alleanze politiche a destra, a “sinistra” e in modo particolare al centro. 

Alla fine di tutto questo febbrile lavoro politico di immagine e sotterraneo, molto probabilmente porterà alla guida della compagine “progressista” la coppia  Rutelli Veltroni. Nei prossimi anni chi deciderà delle problematiche del lavoro saranno due persone che gli operai non li hanno mai visti....con un gruppo molto nutrito di ex sindacalisti che gli operai una volta li vedevano ma che ora non sembrano più ricordarsi della loro condizione. 

Cosa devono pensare le lavoratrici, i lavoratori, i giovani precari, i molti milioni di pensionati sotto i 500 euro al mese? Cioè quelli che le tasse le pagano tutte e da sempre e i cui miseri stipendi e pensioni hanno perso da anni il potere d'acquisto con accordi sindacali e i cui figli sono precari per una vita ?

Noi pensiamo che intanto una risposta sia quella di autorganizzarsi, nei luoghi di lavoro con i sindacati di base e anche sul territorio come hanno fatto in questi anni la Val di Susa, Vicenza e trovare, costruire dei collegamenti, sindacali, sociali e territoriali con tutte queste realtà.

Noi pensiamo che sarebbe bene fare alcune riflessioni su queste cose e nelle prossime settimane  organizzeremo alcuni momenti di riflessione collettiva.

 

 

 

 

il manifesto 11.9.07

 


 

IN ITALIA IL MOBBING NON E' REATO
30 agosto, 2007) Corriere della Sera
 
 
I supremi giudici respingono il ricorso di un' insegnante contro il proprio preside. Il giuslavorista Ichino: ma non è un passo indietro
 
La Cassazione sul mobbing: "Non è reato"
Possibile solo il risarcimento dei danni. In Parlamento 12 proposte di legge mai discusse
     
ROMA - Il mobbing non è un reato, scrive in una sentenza la V sezione penale della Cassazione che ha respinto il ricorso di un' insegnante di sostegno che aveva denunciato il proprio preside. Secondo la Suprema Corte, da noi, le pratiche persecutorie sul posto di lavoro, le pressioni messe in essere per isolare la «vittima» o addirittura indurla a licenziarsi, in sé e per sé (se cioè non sconfinano in molestie, in vere e proprie violenze private, maltrattamenti e così via) non sono perseguibili penalmente. Nel codice infatti la parola «mobbing» non c' è e allora le «torture», psicologiche e non, di capi aguzzini o di colleghi perfidi, possono essere considerate solo un illecito civile per il quale si può chiedere un risarcimento dei danni subiti. Paradossalmente, la decisione ha ricevuto il plauso del mitico Fantozzi, padre di tutti i mobbizzati d' Italia, al secolo Paolo Villaggio, che la considera «saggia» e a cui non piace neppure l' uso della parola inglese per indicare «un fenomeno vecchio come il mondo». Il fatto è che l' Italia «è l' unico paese europeo che non ha una legge sul mobbing e dunque non lo prevede come reato - denuncia Fabio Massimo Gallo, presidente della prima sezione lavoro del Tribunale di Roma ed esperto in materia - eppure c' è una delibera del Consiglio d' Europa del 2000 che vincola tutti i Paesi a dotarsi di una normativa antimobbing». Secondo alcune stime, le vittime del fenomeno sarebbero 12 milioni nella Ue e un milione e mezzo in Italia. La stessa Cassazione aveva già in passato sollecitato il legislatore a intervenire adeguando le norme alle nuove realtà che si riscontrano sui posti di lavoro. Ma non è successo niente. Ieri dalla sinistra radicale (Rocchi di Prc-Se) è arrivata la richiesta di porre mano subito a una legge: un' ipotesi su cui si è dimostrato possibilista il ministro del lavoro, Cesare Damiano: «Il governo - ha detto il ministro - non ha ancora affrontato il problema, ma è possibile una legge specifica, se serve al bene del Paese». In Parlamento giacciono dodici progetti di legge che si propongono di prevenire questi abusi, sei dei quali già all' esame della commissione Lavoro del Senato. «E in commissione Giustizia alla Camera è già calendarizzata per settembre una proposta di legge, primo firmatario Boato», ricorda la capogruppo dei Verdi in commissione, Paola Balducci. «Questa sentenza non necessariamente segna un arretramento», commenta però il giuslavorista Pietro Ichino, che spiega come si possano avere «casi di demansionamento sistematico, anche operato in malafede, nei quali tuttavia non si producono danni alla salute fisica e psichica del lavoratore e pertanto non si configura il reato di lesioni». Roberto De Santis, Cisl, concorda: «La sentenza non è una novità, né un passo indietro». Ma anche in sede civile non è facile per la vittima veder riconosciute le proprie ragioni: «Il lavoratore deve cioè dimostrare di aver subìto umiliazioni e ritardi nella sua carriera», conclude Fabio Massimo Gallo. Aspettando la nuova legge, non resterà allora che leggere un manuale antimobbing che arriva domani nelle librerie italiane: «Il metodo antistronzi», un libro dal titolo fin troppo chiaro, ma serissimo, anzi scientifico, scritto dallo psicologo americano Robert I.Sutton. Un successo mondiale da milioni di copie e addirittura consigliato come testo nelle facoltà di management ed economia aziendale. Perché Sutton dimostra dati alla mano che il mobbing non fa male solo ai lavoratori, ma anche alle aziende per cui lavorano capi e capetti capaci di rendere un inferno i luoghi di lavoro. * * * LA SCHEDA Cosa fare *** Chi subisce vessazioni sul luogo di lavoro ha due strade: 1) si rivolge al giudice civile per ottenere il risarcimento del danno; 2) per avere una tutela penale, deve riuscire a dimostrare di essere vittima di maltrattamenti da parte del capo, visto che è questo il reato che più si avvicina al mobbing *** I precedenti *** L' anno scorso i supremi giudici confermarono condanne penali per undici fra titolari, dirigenti e quadri dell' Ilva di Taranto per una vicenda di mobbing riguardante sessanta lavoratori. Ma i reati contestati erano quelli di violenza privata e frode processuale. * * * NEGLI ALTRI PAESI Francia *** La legge approvata nel 2000 prevede la reclusione fino a un anno e multe fino a 15 mila euro *** Spagna *** Allo studio due proposte di legge. In Catalogna il datore di lavoro ha già l' obbligo di prevenire il mobbing *** Belgio *** Una norma del 2002 prevede l' esistenza sul lavoro di un consigliere per la prevenzione del mobbing *** Regno Unito *** È in discussione una proposta di legge sulla prevenzione da parte del datore di lavoro *** Germania *** Fanno scuola gli accordi di settore: quello del ' 96 della Volkswagen e del ' 98 del pubblico impiego *** Austria *** Non c' è una legge ad hoc ma il mobbing è menzionato nel piano di azione per la parità tra i sessi approvato nel maggio ' 98 *** Svezia *** Nel 1993 è stato il primo paese europeo a dotarsi di una legge nazionale sul mobbing * La parola coniata dall' etologo Konrad Lorenz Per «mobbing» si intende una pratica persecutoria continuata perpetrata nei confronti di un lavoratore per isolarlo o allontanarlo dal posto di lavoro. Il termine deriva dall' inglese to mob, «assalire con violenza» e fu coniato all' inizio degli anni 70 dall' etologo Konrad Lorenz per descrivere il comportamento di alcuni animali che circondano un proprio simile e lo assalgono per allontanarlo dal branco. Secondo i dati dell' Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro), in Italia i lavoratori mobbizzati sono almeno un milione e mezzo. La vittima tipo del mobbing è donna (52%), ha intorno ai 45 anni, è diplomata (52%), vive al Nord (65%) e fa l' impiegata (79%). * * *

 


agosto

E' morto Bruno Trentin, dirigente CGIL

http://www.rassegna.it/2007/speciali/articoli/trentin/prima.htm

SPECIALE / Bruno Trentin (1926-2007)

vedi intervista http://www.rassegna.it/2007/video/articoli/trentin02.htm

Bruno Trentin ricostruisce gli eventi che portarono alla firma del Protocollo tra governo e sindacati, il 23 luglio del 1993, sotto l’egida di Carlo Azeglio Ciampi, allora capo del governo.

 

(...)Con Bruno mi è capitato di dissentire in più d'un momento - per esempio sulla svolta dell'Eur, poi sulla scala mobile, tagliata da Craxi nel l'84, o, ancora prima, sulla conclusione dei 35 giorni della Fiat. Erano dissensi seri, che però non compromettevano mai il comune senso di appartenenza alla Cgil e alla sinistra della Cgil - anche quando litigavamo, alla fine tra di noi restava la complicità, oltre che l'amicizia e, da parte mia, una sorta di rispetto filiale - o meglio il rispetto che un discepolo, per quanto ribelle, deve a chi gli ha insegnato quasi tutto. Ma all'inizio degli anni '90 fu diverso: la rottura avvenne non su una singola scelta, ma sulla strategia. La concertazione come strada obbligata per il sindacato italiano, che pattuiva con Governo e imprenditori una tregua sociale in cambio del riconoscimento di un ruolo "stabile" nelle scelte generali di politica economica - per me era il passaggio alla "istituzionalizzazione" del sindacato, la rinuncia alla sua autonomia non tattica ma soggettiva e di movimento. Fu proprio Bruno, che era allora il segretario generale, a condurre in porto quella scelta, con tutta la determinazione che gli era consueta, anche quando e se per caso aveva dei dubbi...(...)
da -Bertinotti su Liberazione:

Riteniamo molto superficiale e comodo il commento di Operai contro:

BRUNO TRENTIN

Padroni e dirigenti sindacali esprimono il loro dolore per la morte di Trentin.

Gli operai non hanno da esprimere nessun dolore. 

Trentin è stato sempre dalla parte dei padroni contro gli operai.

Trentin è il firmatario dell'accordo nel '92 per l'eliminazione della scala mobile 
e nel 93 di quello sulla concertazione. 

Gli operai non gli devono niente.      http://www.operaicontro.it/

 

 

gli allievi del sindacalismo conflittuale 

attribuivano al sindacato un cedimento dopo l’altro.

 Quei “contratti-bidone”, nel pensiero di molti, sono diventati oggi

 le conquiste che il movimento sindacale

 – spesso disinvoltamente presentato come un’abusiva presenza burocratica 

– ha restituito concertando con la controparte la propria resa

 di fronte agli imperativi sistemici della competitività e delle compatibilità.

Contrattualisti e antagonisti fanno curiosamente risalire all’egemonia degli altri

 le responsabilità della scomposta ritirata 

e del declino che colpisce tutti i poteri del movimento sindacale.(...)

 

Radicalità o moderazione? Antagonismo o collaborazione? 

Forse sbaglio, ma i lavoratori sanno costruire e usare 

tanto i sindacati collaborativi quanto quelli conflittuali. 

Sanno scegliere e decidere. Sanno se e quando sfidare le vendette del sistema. (Mario Dellacqua., 2004)

 

(...)Ma può esistere un sindacato che faccia VERAMENTE gli interessi dei lavoratori perché gestito da loro stessi? E’ un’idea che attraversa molto sindacalismo di base ma mi sembra infondata. Qualsiasi sindacato nel lungo periodo deve sottostare alle leggi di mercato, alle fluttuazioni dell’accumulazione di capitale (l’unica vera variabile indipendente) pena l’essere messo fuori gioco dai lavoratori stessi. Deve costruire conflitto ma sa che a un certo punto c’è la mediazione. Inoltre è possibile leggere una parabola nel corso di duecento anni di organizzazione operaia : le classi dominanti hanno progressivamente recuperato e anestetizzato i grandi sindacati. Questo è avvenuto al di là della condiscendenza di questo o quel dirigente. A maggior ragione non credo che si debba favorire l’illusione che il sindacato, per quanto sia combattivo, sia l’arma risolutiva per l’emancipazione dei lavoratori dal capitale - qualcuno purtroppo lo pensa .(...)(Piero.Baral.2002)

 

il manifesto 22-08-07


Liverpool, dalla tratta degli schiavi al museo della schiavitù

di Francesca Marretta

su Liberazione del 23/08/2007

 

Apre i battenti oggi a Liverpool, L'International Slavery Museum, il museo internazionale dello Schiavismo. Poco lontano dalla banchina del porto che nella seconda metà del 18esimo secolo divenne il luogo di maggiore importanza in Europa per la tratta degli schiavi, dove si stima abbiano transitato almeno un milione e mezzo di neri in catene.
Oltre a ricostruire il percorso della tratta transatlantica di esseri umani, a partire dalla cattura sulle coste dell'Africa Occidentale, alle atroci condizioni di trasporto in mare, fino alla destinazione finale in aliene piantagioni oltreatlantico, è posto in evidenza il ruolo giocato dagli stessi mercanti neri, oltre all'importanza economica del "traffico abominevole" di cui hanno tratto vantaggio le economie occidentali. «Mi strapparono i vestiti, mi legarono con una corda, mi diedero il carico da portare e mi inviarono verso la città di Bonduku e da lì alla città di Kumasi. E da passai per Asikuma e per Ajumak, nella terra del Fanti. Lì mi vendettero ai cristiani», è la memoria a testimonianza della vicenda del ghanese Abu Beke as Siddik, ridotto in schiavitù nel 1804. Dal 1500 alla fine del 1800, milioni di africani sono stati trasportati attraverso l'atlantico verso le colonie americane. Le stesse navi facevano rotta nel Vecchio continente cariche di merci provenienti dalle piantagioni, spezie, zucchero, tabacco. Il cui aroma dissimulava il sudore degli esseri umani di cui erano intrise. «Ricorderanno che siamo stati venduti, ma non che eravamo forti. Ricorderanno che siamo stati comprati, ma non che eravamo coraggiosi», dice William Prescott, schiavo liberato, 1937.
Un aspetto che il museo intende mettere in evidenza è quello della «resistenza» opposta a questa forma di oppressione e alle devastazioni culturali provocate in particolare nell'Africa sub-sahariana. I neri non sono stati vittime passive. Lo dimostrano i continui tentativi di rivolta, sabotaggio e tenace conservazione delle tradizioni culturali d'origine.
L'inaugurazione del museo coincide con la giornata che ricorda la rivolta degli schiavi ad Haiti, che avrebbe portato alla formazione della Repubblica nera nell'isola caraibica (Slavery Rememberance Day) e cade nel bicentenario dell'abolizione della tratta degli schiavi da parte del Parlamento inglese avvenuta il 27 marzo 1807. La legge passò con 100 voti a favore, 36 contrari e il consenso di re Giorgio III, in seguito a numerose petizioni giunte alla Camera dei Comuni dopo una delle prima campagne antirazziste della storia, ricordata nell'edizione del Times in edicola ieri, in riferimento all'apertura del museo di Liverpool. Anche i primi attivisti antirazzisti si resero conto di quanto fosse importante «mettere in mostra» il significato della tratta degli schiavi, ha scritto il Times.
Il quacchero Thomas Clarkson riempì un baule con oggetti africani, prodotti tropicali, manette e fruste e tenne comizi nel paese per denunciare i crimini della Gran Bretagna e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di «commerciare merci dall'Africa e non esseri umani». L'importanza oggi di un museo internazionale dello schiavismo, è secondo il Direttore del museo Richard Benjamin, non solo sottolineare la dimensione storica del fenomeno, ma l'impatto permanente, ovvero le «ramificazioni estese fino agli incidenti razziali odierni».
In base a questa visione, oltre alle icone della lotta alla discriminazione razziale come Nelson Mandela, Malcom X, Steve Biko, o a figure meno note, ma fondamentali nella storia del loro paese come Stokely Carmicheal, la leader del movimento studentesco antisegregazionista di Trinidad e Tobago, tra le prime ad usare il termine "Black Power", o Bussa, leader nel 1816 della rivolta degli schiavi nelle Barbados, dove è ricordato come eroe nazionale, il museo ricorda la vicenda del giovane Anthony Walker, studente britannico nero morto a 18 anni nel 2005 in seguito ad un attacco di stampo razzista.
L'ex primo ministro Blair aveva in tal senso fatto ammenda per il ruolo fondamentale Gran Bretagna nella tratta degli schiavi, esprimendo «profondo rincrescimento» per una «pratica inaccettabile». Una posizione dovuta, ma non proprio coraggiosa, se si considera che nel 2001 il parlamento francese ha riconosciuto che si trattò di un «crimine contro l'umanità». Quando era ministro del Tesoro, l'attuale premier Gordon Brown, ha definito all'inizio di quest'anno le condizioni che costringono i minori dei paesi sottosviluppati a diventare forza lavoro anziché ricevere un'istruzione una forma di «moderna schiavitù». Secondo l'Organizzazione per la difesa dei Diritti Umani Anti-slavery International, la schiavitù, benché formalmente abolita, è una realtà dei nostri tempi, anche in paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. L'Ong Save the Children sottolinea invece che sono 1,2 milioni i minori di 18 anni attualmente vittime di tratta nel mondo, venduti, comprati, rapiti, adescati per essere poi utilizzati nell'industria del sesso, della prostituzione, in attività di accattonaggio o adozioni illegali e traffico di organi. E si tratta solo 30% delle vittime della tratta odierna di esseri umani. La schiavitù di oggi è democratica, non fa distinzione di sesso, razza o età.

liberazione-23-8-07

 

In un incontro con i delegati sindacali avvenuto lunedì 20
Pmt conferma mobilità per sessanta
Ma il gruppo nel Piano industriale assicura: «L'impegno rimane»

La Pmt Italia, l'azienda pinerolese per la produzione di macchine da carta, ha confermato di fronte ai delegati sindacali la richiesta di mobilità per 60 dipendenti sui circa 300 attualmente alle sue dipendenze a Pinerolo, ma al tempo stesso ha espresso la volontà di proseguire il suo impegno a Pinerolo. Lo ha fatto in un incontro avvenuto lunedì scorso durante il quale i rappresentanti della Pmt hanno presentato una sintesi del Piano industriale, in cui appunto si danno garanzie per il futuro. Si legge nel documento: «Lo stabilimento di Pinerolo deve continuare ad essere il polo industriale per il settore carta del gruppo Nugo (proprietario della Pmt, ndr), qui si concentreranno le produzioni ad alto livello tecnologico delle macchine per carta come anche la progettazione. Ciò non deve escludere la possibilità di svolgere lavorazioni per altri settori».

Per quanto riguarda la decisione di richiedere la mobilità la Pmt, dopo aver ricordato di aver garantito in questi anni un livello occupazionale superiore di almeno 100 unità rispetto a quanto preventivato, ne addebita le cause alla cresciuta concorrenza, al solito proveniente dalla Cina e dai Paesi dell'Est. Per affrontare il fenomeno il gruppo Nugo si dice pronto a investire in ricerca e sviluppo «nel 2006 l'importo stanziato è stato di 2 milioni di euro e si prevede che tale livello sarà mantenuto anche negli anni futuri». Mentre, per quanto riguarda gli investimenti, il documento assicura che non saranno inferiori alla quota degli ammortamenti, cioè circa tre milioni di euro.

Fin qui la posizione dell'azienda che al momento tranquillizza i rappresentanti di Cisl e Cgil che rispettivamente con Tron e Mandarano esprimono cauta soddisfazione. «Su queste basi mi sento più tranquillo - afferma Tron -, la mobilità volontaria poi non è un grosso trauma perché il più delle volte equivale a un prepensionamento, anche se ogni volta il mio pensiero va ai dipendenti delle piccole aziende che non possono godere di questo privilegio, ma vengono semplicemente licenziati».

Il sindacato di base Alp, invece, non è ancora soddisfatto: «Chiediamo che il Gruppo si impegni a garantire l'integrazione salariale per chi va in mobilità. Inoltre vorremmo maggiori garanzie sul mantenimento dell'attività non solo progettuale: solo così potremmo dire sì alla mobilità» afferma il presidente Enrico Lanza. Lunedì prossimo all'Unione industriale l'incontro, forse decisivo, con i sindacati per la definizione dell'accordo.


Alberto Maranetto- eco del chisone 22-8-07

 

 

 


 

monviso-agosto /   vedi servizi di http://pinerolo-molesta.noblogs.org/category/rassegna-stampa


 

luglio

UN CASTELLO DI CARTA/n+1
 
Molti sono convinti che una crisi mondiale potrebbe esplodere in seguito al collasso del sistema immobiliare americano. La causa principale di questo collasso risiederebbe nei mutui subprime, collegati con fondi di investimento e con spregiudicati metodi e strumenti finanziari. Per una volta non si tratta di frottole diffuse solo per indirizzare i mercati. I mutui subprime sono specie di cambiali firmate da debitori a rischio per insolvenze precedenti. Costoro ovviamente pagano interessi più alti. Il super-complesso edificio finanziario attuale si fonda su questi "pagherò" relativi a titoli industriali, materie prime o qualsiasi cosa, anche se virtuale, che sia commerciabile. Non è una novità, dato che il "pagherò" sembra sia nato in Cina più di mille anni fa. Fu importato in Europa nel Medioevo ed è dunque l'antenato dei derivati, delle options e dei futures. Abbiamo sempre detto che il capitalismo è nato vecchio, statale e parassitario. Si compra un bene e si dilaziona il pagamento previo aumento del prezzo accettando di firmare una cambiale. Essa può essere venduta a sua volta, per esempio scontandola prima del tempo in banca. Chi la vende ci rimette un poco, ma intasca subito. La banca guadagna subito la differenza intascando il resto alla scadenza. Se la cambiale rappresenta azioni o petrolio che aumentano di prezzo, ci sarà guadagno supplementare. Il cerchio ovviamente si chiude solo se il primo contraente "onora" il debito. I debiti subprime vengono dunque "scontati" sul mercato finanziario e raggruppati per indice di rischio, vale a dire per tasso d'interesse. Negli ultimi anni hanno invaso il mondo. Cresce la finanziarizzazione del capitalismo, anche quella popolare. E siccome cresce nello stesso tempo anche la miseria relativa e assoluta di masse di uomini, soprattutto negli Stati Uniti, ecco che molti debitori spiantati non riescono più a pagare e finiscono sul lastrico. Le loro case vengono requisite e poste sul mercato, con conseguente abbassamento dei prezzi (-37% in un anno in California). I nuovi mutui sono concessi sulla base del nuovo prezzo delle case e perciò ne vengono concessi sempre meno. E' come se venisse a mancare rapidamente una grande massa di liquidità, fenomeno che normalmente preannuncia la crisi.
 
1968: La teoria della moneta
2002: Le case che salvarono il mondo

Da l'Eco del Chisone 

Dopo la visita di giornalisti e clienti, la doccia fredda
Pmt, il giorno della mobilità
Il provvedimento interesserebbe 60 dipendenti su 319

 

Dal White Top Day al giorno della mobilità il passo è stato breve per la Pmt di Pinerolo, azienda specializzata nella produzione di macchine per cartiere di proprietà dell'imprenditore bresciano Nugo. Imbarcati per le rispettive destinazioni, martedì sera, giornalisti e clienti giunti un po' da tutto il mondo in visita allo stabilimento, mercoledì i dirigenti dell'azienda erano già nella sede dell'Amma, l'associazione torinese delle imprese metalmeccaniche, seduti al tavolo delle trattative con il sindacato per richiedere la mobilità per 60 dipendenti su un totale di 319 attualmente in forza alla Pmt (ricordiamo che già da alcuni mesi è in atto la cassa integrazione).

«Alla richiesta dell'azienda della mobilità per un numero così elevato di dipendenti - spiega il rappresentante della Fiom, Colina - abbiamo replicato chiedendo a nostra volta che ci venisse presentato un Piano industriale che ci desse delle garanzie per il futuro, documento che però al momento non avevano e che attendiamo di conoscere».

L'azienda ha spiegato che si attende l'adesione volontaria alla mobilità lunga da parte dei lavoratori, primi fra tutti coloro prossimi alla pensione. «Noi possiamo comprendere tutto, anche il ricorso alla mobilità - spiega Enrico Lanza di Alp -, ma per delle adesioni volontarie occorre, come accade normalmente, offrire degli incentivi, mentre non mi risulta che per ora ci sia la disponibilità dell'azienda in tal senso».

«Il problema è sempre il solito, ovvero si tratta di capire quale sono le vere intenzioni dell'azienda - aggiunge Enrico Tron della Cisl -. Siamo in una fase interlocutoria, occorre capire di più rispetto alle strategie future».

Qualcosa in più potrebbe uscire dal prossimo incontro programmato dopo le ferie, il 20 agosto, con i delegati e da quello successivo, il 28, con i rappresentanti sindacali. Intanto nella giornata di lunedì si è svolta alla Pmt un'assemblea interna.

 


il manifesto 13-7-07


 

24 maggio 2007
MEDICINA DEMOCRATICA

Reati contro il lavoro: vittime irrilevanti, pene inesistenti.
Pubblichiamo l’articolo scritto da Stefano Palmisano ed apparso sul "Quotidiano di Brindisi" il 21/05/07

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È ancora lunga e irta di ostacoli la strada da fare per provare almeno a ridimensionare l’elenco quotidiano dei morti sul lavoro, quella specie di bollettino di una delle guerre più sporche, perchè non dichiarata e soprattutto perchè combattuta contro civili inermi e, per molti versi, inconsapevoli di essere in prima linea piuttosto che in un cantiere.

Ma, prima ancora che lunga e accidentata, quella che realmente può portare al doveroso obiettivo di salvare qualche vita di lavoratore in più è una strada difficile da individuare, se, com’è tristemente evidente, c’è ancora tanta approssimazione in giro su alcuni aspetti nodali della questione; in primis, quello della repressione penale di un fenomeno che è, comunque, anche, se non soprattutto, criminale.

L’esempio più mirabile, in tal senso, riguarda il vagheggiato “Testo unico sulla sicurezza”, mitica panacea della gran parte dei mali e dei rischi da lavoro nella considerazione di tanti, anche onesti, addetti ai lavori.

Lo Schema di disegno di legge recante: “Delega al governo per l’emanazione di un testo unico per il riassetto normativo e la riforma della salute e sicurezza sul lavoro”, approvato dal Consiglio dei ministri il 16 febbraio scorso, prevede al n. 2, lettera f) (“riformulazione e razionalizzazione dell’apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, ....”), co. 2, art. 1 dell’articolato la “determinazione delle sanzioni penali dell’arresto e dell’ammenda, previste solo nei casi in cui le infrazioni ledano interessi generali dell’ordinamento [....] da comminare in via esclusiva ovvero alternativa...”

Tradotta dal lessico normativo, questa direttiva, che dovrebbe “riformulare e razionalizzare l’apparato sanzionatorio”, altro non vuol dire che le violazioni di norme antinfortunistiche da parte dei datori di lavoro e degli altri soggetti tenuti rimarranno contravvenzioni, ossia il tipo di reati più lieve previsto dal nostro ordinamento, reati puniti secondo il codice penale con le pene dell’arresto, che “si estende da cinque giorni a tre anni” (art. 25 c.p.), e\o dell’ammenda, che “consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 2 (sic!) né superiore ad euro 1.032.” (art. 26 c.p.).

Non è affatto superfluo rimarcare, come afferma la stessa legge delega, che i due tipi sopra citati di sanzioni draconiane possono essere comminati “in via esclusiva ovvero alternativa.” Per proporre un esempio che in questo territorio, per talune vicende, peraltro sempre meno note, dovrebbe risultare illuminante, un datore di lavoro che non adempia l’obbligo su di lui gravante di “adottare appropriate misure tecniche ed organizzative, al fine di ridurre ai valori più bassi le concentrazioni di cloruro di vinile monomero cui i lavoratori sono esposti” (art. 3, c. 1, l. 962\1982), è punito “con l’ammenda da L. 1.500.000 a L. 3.000.000” (art. 13, c. 1).

Solo “nei casi di particolare gravità i trasgressori sono puniti con l’arresto fino a tre mesi.” (art. 13, c. 2). E’ solo uno dei millanta esemplari della variegata flora legislativa contenuta nella giungla del nostro diritto penale del lavoro, ma rende perfettamente l’idea di quale valenza fondamentale potrebbero avere questi reati (se fossero realmente applicati) e le relative sanzioni (se fossero appena men che ingiuriosamente risibili) una volta tanto addirittura in chiave preventiva, e non solo meramente repressiva, rispetto all’effettiva salvaguardia del bene giuridico sostanzialmente tutelato dalle medesime norme, ossia la salute e la stessa vita dei lavoratori.

Com’è, invece, perfettamente comprensibile da chiunque, l’entità microscopica della sanzione, la mortificante sproporzione tra la stessa ed il titanico precetto (la tutela della vita e dell’integrità dei lavoratori di fronte a micidiali serial killers come il cvm e coloro che ne hanno permesso la libera circolazione nei posti di lavoro) del quale essa è posta a presidio, rende desolantemente anche quella norma, come la stragrande maggioranza di quelle poste a difesa del lavoro e dei lavoratori, appena meno seria ed imperativa di una grida della Milano del diciassettesimo secolo. A tacere degli effetti, altrettanto poco salubri, che ha la natura contravvenzionale di questi reati sulla prescrizione degli stessi, prima causa di mortalità dei processi penali in Italia, giacchè la regola in materia prevista dal nostro codice penale è che le contravvenzioni si prescrivono in quattro anni dalla commissione del reato; termine nel quale di regola, in Italia, non si riesce ad arrivare neppure alla sentenza di primo grado.

Questo luminoso scenario normativo, ma prima ancora, ovviamente, politico-culturale, di perenne amnistia, più che strisciante, marciante a passo di carica, meno di un anno fa è stato impreziosito dalla perla dell’indulto che ha coperto, in tutti i sensi, anche i crimini contro il lavoro; e non certo solo le contravvenzioni in materia antinfortunistica, bensì anche gli stessi omicidi colposi. Per quanto sopra illustrato, questo brillante scenario rimarrà sostanzialmente immutato anche con il cosiddetto “Testo unico sulla sicurezza del lavoro”.

Sì, la strada da fare contro le morti da lavoro è lunga e perigliosa; ma, prima ancora, difficile da individuare. Anche e soprattutto per questo, prima di incamminarcisi, bisognerebbe provare a consultare una mappa.

Fasano, 18\5\2007

Stefano Palmisano


 


 

giugno

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È tutta una catena: la «casta» se la passa niente male e a cascata non si possono lamentare gli uomini (tutti sistematicamente maschi) che sono la lunga mano del potere politico nella gestione del potere economico. La graduatoria dei redditi denunciati dai manager pubblici nel 2005 resa nota ieri è esemplare e esemplarmente è uno schiaffo ai milioni di lavoratori che campano con retribuzioni annue inferiori ai 20 mila euro lordi. E come al solito in testa a tutti ce n'è uno che puzza parecchio di petrolio: è Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni che ha denunciato al fisco guadagni per 10 milioni di euro.
Un tempo si sosteneva che i manager dovevano essere orgogliosi di quanto facevano per il pubblico: soprattutto da loro dipendeva una bella fetta della ricchezza nazionale. Orgogliosi sicuramente i manager nostrani lo sono ancora, ma da parecchi anni l'orgoglio in quanto a fascino ha ceduto la strada alla moneta. Il problema diventa però enorme quando i manager pubblici nostrani non sono tutti come Scaroni che può vantare profitti record che per un terzo finiscono allo stato, ma persone che hanno condotto alla rovina società gloriose e fondamentali.
L'esempio più illuminante è quello di Giancarlo Cimoli, ex numero uno di Alitalia che in graduatoria si piazza al quarto posto con un reddito niente male di 2,9 milioni di euro. Forse la crisi Alitalia non è solo colpa sua, ma nella compagnia di bandiera lo stato ci ha messo parecchi soldini con risultati disastrosi, tanto che perfino i ricchi aspiranti padroni di Aeroflot stanno tirando sul prezzo.
Altro pezzo da novanta è Elio Catania. Tanto per ricordarlo era in quegli anni presidente delle ferrovie e nel 2005 ha denunciato al fisco 2 milioni di euro, cento volte di più di quello che guadagna un suo macchinista. Con la differenza che i ferrovieri rischiano la vita, i passeggeri rischiano pulci e pidocchi, mentre per Catania la vita è decisamente bella, soprattutto con la buonuscita presa. Curiosamente in graduatoria c'è anche Luca Cordero di Montezemolo. Non come dominus della Fiat e dei padroni privati, ma come presidente di Bologna Fiere. Non è dato sapere quanto gli passino i «compagni» bolognesi, ma complessivamente ha messo insieme 7,5 milioni di euro, piazzandosi alle spalle di Scaroni. Ma c'è anche un altro bolognese in graduatoria: è Alberto Maffei Alberti, presidente del Centro Agroalimentare del capoluogo emiliano: fiere e mercati sono un ottimo affare.
Non è andata male neppure a Vittorio Mincato, presidente di Poste italiane con 4,8 milioni di euro per incassare i quali, speriamo per lui, non abbia mai dovuto fare la fila in un ufficio postale. Ultimo in graduatoria, Mario Draghi, attuale governatore di Bankitalia. Nel 2005 ha denunciato 3.145 euro. Era residente all'estero, la motivazione ufficiale. Ora però si rifarà: se farà come il suo predecessore Fazio si potrà fregiare del titolo di banchiere centrale più pagato al mondo. E questo gli dà diritto a discettare sulle retribuzioni operaie.


La stampa (Del 31/5/2007 Sezione: Cultura Pag. 40)- L’ITALIA NON RISCHIA UN MATSUOKA

 

Apprendo dai giornali e dalle tv che il ministro giapponese dell’Agricoltura Toshikatsu Matsuoka, facente parte dell’attuale governo presieduto da Shinzo Abe, si è impiccato perché accusato, pare con solido fondamento, di essere coinvolto in scandali finanziari. Ha obbedito a quell’antico codice di condotta giapponese che si chiama Bushido e che obbliga, tra l’altro, prima di tutto all’onestà assoluta nell’esercizio delle proprie funzioni. La faccenda, come cittadino italiano, mi preoccupa enormemente. Perché temo il contagio, allo stesso modo dell’influenza aviaria. Prima di Matsuoka, mi era capitato di leggere di tanto in tanto che manager giapponesi che avevano condotto al fallimento le aziende da loro guidate si erano buttati giù dall’alto di un grattacielo o avevano fatto addirittura harakiri come i samurai di una volta.
Le mie parole vogliono in qualche modo contribuire a scongiurare la spaventosa possibilità che anche nel nostro amato paese si diffonda una simile barbara usanza che porterebbe in breve l’Italia a un rovinoso spopolamento di industriali, di imprenditori, di manager pubblici, a un pericoloso depauperamento di quelle eccelse intelligenze che guidano le sorti delle nostre capacità produttive. Da noi fortunatamente è invalso l’uso che un manager che ha completamente fallito, che so, la gestione delle Ferrovie, invece di sentirsi costretto al suicidio, sia trasferito, dopo aver ricevuto un’ultramiliardaria liquidazione, a gestire l’Alitalia; che un banchiere, tante volte inquisito per bancarotta, non solo rimanga al suo posto, ma possa anche estendere, con fusioni e accorpamenti, il suo personale potere tra il plauso dei politici che sperano, in ginocchio attorno al tavolo del banchetto, che venga loro gettato qualche osso. Fallisce la Cirio? Fallisce la Parmalat? I piccoli risparmiatori vengono defraudati dei loro risparmi? Viviamo in un paese cattolico. Se si commette un errore, ci si confessa e si viene assolti. Il suicidio, come si sa, è un peccato mortale. Tenetelo presente, industriali e manager italiani: non lasciatevi, per carità, contagiare.

 

 


 

maggio

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