il fatto index
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Fermiamo la Guerra ORA !!!
Mercoledì
5 dicembre 2007 - ore 20,45
Pinerolo - San Lazzaro sala Parrocchia “Su Dal Molin una sceltà di legittimità costituzionale” con Don ALBINO BIZZOTTO fondatore dei Beati costruttori di pace
Sabato
8 dicembre 2007 - ore 19,15
Torre Pellice - FareNait - per info e prenotazioni 339-8941900 CENA DI SOLIDARIETÀ con i resistenti “NO DAL MOLIN” Come la comunità vicentina resiste all’esercito USA, ospiti alcuni membri del presidio permanente
Giovedì
13 dicembre 2007 - ore 21,00
Torre Pellice - FareNait - per info e prenotazioni Proiezione del film “NESSUNA PACE IN VISTA” di Charles Ferguson Film sull’Iraq martoriato dalla guerra
Sabato
15 dicembre 2007
Torre Pellice, p.zza Cavour ore 7,30 - Pinerolo, Stazione FFSS Olimpica ore 8,00
MANIFESTAZIONE EUROPEA a
VICENZA
Fermiamo la guerra ORA!!! Per info e prenotazioni :
ALPcub 0121/321729
Arci 0121/322529 FareNait 339/8941900 Venerdì
30 novembre 2007
Serata di presentazione
Mercoledì
5 dicembre
Incontro con
L’EVOLUZIONE DEL CLIMA, QUALI SCENARI?
Durante la serata saranno illustrate le attività
previste per il 2008 dal progetto
A
tutte le lavoratrici
(ma anche ai lavoratori) del pinerolese. In queste settimane ci
sono state molte iniziative contro la violenza sulle donne. La nostra esperienza
sindacale ci dice che nei luoghi di lavoro, anche se in modi diversi e a
volte meno appariscenti, le donne spesso sono soggette a discriminazioni,
a pressioni, che non solo rendono loro più difficile la vita personale e
lavorativa, ma molte volte le
obbligano a lasciare il lavoro. Alida Vitale è la
Consigliera di Parità Regionale,
una figura istituzionale che tutela la posizione lavorativa delle donne, e
verrà a Pinerolo a presentare un libro dal titolo: “Su
la testa, giù le mani “
contro le molestie e il mobbing VENERDI'
7 DICEMBRE 2007 ORE 20,30 CIRCOLO
CULTURALE ARCI STRANAMORE Via
Bignone 89 Pinerolo Siete tutte e tutti
cordialmente invitati alpcub |
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Giù le mani dal sindacalismo di base e di classe! di ---- su altre testate del 29/11/2007 Appello ai lavoratori e ai precari contro la "caccia alle streghe" verso alcuni delegati e operai della FLMU - CUB alla Sata Appello Lettera aperta al Signor Sergio Marchionne amministratore delegato della Fiat
Lei sicuramente non saprà nemmeno che esisto, sono uno dei suoi centomila operai che a turni lavorano negli stabilimenti del gruppo FIAT a produrre auto e con esse gli utili per gli azionisti, per i finanzieri, gli stipendi dei manager. Sono Donatantonio AURIA, operaio di MELFI sospeso e poi licenziato dalla direzione dello stabilimento con una motivazione che fa talmente calci e pugni con il normale sistema di rapporti giuridico contrattuali da diventare un esempio tipico di come nelle fabbriche ed in particolare nelle sue si manifesti un arbitrio senza limiti. Il fatto è semplicemente spiegato, un magistrato di Potenza ordina la perquisizione di casa mia nell’ambito di una inchiesta sulle associazioni sovversive con finalità terroristiche in Basilicata, nulla viene sequestrato, nessuna prova viene acquisita. Risulto e sono estraneo alla vicenda. Come ogni cittadino in Italia dovrebbe valere la regola che non solo non sono colpevole fino a sentenza definitiva, ma qui sono solo coinvolto marginalmente in un’inchiesta di cui non si conoscono ancora i termini. La direzione dello stabilimento di Melfi mi sospende con effetto immediato, mi licenzia. Non aspetta gli sviluppi dell’inchiesta, la pronuncia della magistratura. Nel suo regno, signor Marchionne, lo stato di diritto non ha spazio. Il dirigente Fiat è nello stesso tempo legislatore e giudice, la sua volontà inappellabile. La giustificazione semiseria di questo comportamento è il venir meno del rapporto di fiducia fra me e la Fiat, ma non le basta che per mille euro al mese tutti i giorni vengo in fabbrica a sgobbare sulle linee con migliaia di altri operai, vuole anche che gioisca di questa condizione e tutti i giorni dichiari di essere fiducioso del vostro comportamento? Non vi sembra di chiedere oltre il convenuto! Per sorridere un po’, si immagini se lo stesso modo di agire si applicasse in parlamento, se solo un’iscrizione nel registro degli indagati comportasse il licenziamento, più di due terzi andrebbero a casa subito. Invece stanno lì anche i condannati per via definitiva e per questi sì che è venuta meno la fiducia di tanti elettori. Il paragone non si può fare, le fabbriche sono un territorio a parte, dove valgono altre regole del gioco. Ma almeno non si blateri più di nuovo capitalismo, di profitto coniugato con le libertà individuali, il rapporto di lavoro è dispotico e non può essere altro. Ma signor Marchionne conosco bene le ragioni che hanno spinto i suoi subalterni a cogliere la palla al balzo e licenziarmi. Io Donatantonio Auria sono uno degli operai che è stato in prima fila nella lotta dei 21 giorni, ha sostenuto che all’accordo sul welfare occorresse dire un bel no tondo, sono fra coloro che resiste ad ogni intensificazione dei ritmi, sostengo che è necessario chiedere più soldi. Occorreva tapparmi la bocca. Mi chiedo: Marchionne è cosi rovinato da non poter sopportare nei suoi stabilimenti nemmeno un sano sindacalismo operaio? Lei sicuramente sa che i suoi predecessori, capitani d’industria nell’800 e nei primi decenni del ’900, sopportarono ben altro che qualche lotta per il salario, qualche resistenza ai ritmi di lavoro … Certo metterò in atto tutte le misure legali per difendermi, per far rientrare il licenziamento, per tornare al mio posto di lavoro, ma il guasto è fatto: le sue intelligenti parole sul capitalismo del futuro possono andar bene sulle pagine del Corriere della Sera ma naufragano sui cancelli della SATA di MELFI. Piuttosto che affrontare il rancore degli operai sulle pensioni, sui salari, sulla pesantezza del lavoro, ha preferito tagliare le teste, ma ne dovrà tagliare tante, operai che la pensano come me si formano e riformano in continuazione. Se non lo sa è il regime di fabbrica che li produce. Saluti Avigliano, 26/10/2007 Donatantonio Auria
Donato Auria ha aperto un blog come
strumento di denuncia del suo licenziamento.
L'indirizzo del blog è:
Vi invitiamo anche a pubblicizzare a quante
più persone possibili il blog stesso.
Del 16/11/2007 Sezione: Economia
Pag. 27)
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ottobre
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Lavoratrici
e lavoratori OMVP-TBU È iniziata la turnazione 6X6 con la spiegazione (tra le altre) che così si riuscirà a piazzare i lavoratori che sono in esubero nei reparti di Torneria e T.T. Come ALP CUB bocciamo questa soluzione per diversi motivi: 1)
perdita di salario 2)
perdita di diritti ( ½ ora pagata per pausa mensa e valore del
pasto) 3)
perdita di PAR per ottenere le 40 ore settimanali 4)
perdita di un giorno di riposo a settimana Non sarà il 6x6 a risolvere i problemi occupazionali della OMVP: Troppe produzioni sono uscite dal nostro stabilimento. Dove finiscono queste produzioni perse? Chi fa il lavoro che fino ad oggi facevamo noi? La risposta ufficiale è: in Estremo Oriente. Ma sarà proprio vero? È risaputo che molte di queste produzioni importantissime vengono effettuate da ditte esterne con i “buoni uffici” di ex dirigenti SKF. Non sono in Asia e non c'è neanche bisogno di cambiare regione per trovarle. Ci stanno portando via il lavoro pezzo per pezzo e giurano che non sia così. Non sara' l'orario 6X6, perdere la mensa e i
PAR o lavorare al freddo che salveranno il nostro Stabilimento. Lo
salveremo solo lottando ! Ma per che cosa ?
Per bloccare lo
spostamento delle linee (MST) e fare rientrare le lavorazioni date
all'esterno. I dirigenti OMVP invece di mandare fuori le
produzioni pensino piuttosto a progetti per elevare il livello
tecnologico dei prodotti e imporli alla SKF Svedese, unica soluzione
seria viste le difficoltà a vendere lo stabilimento. Oppure qualcuno ha
già in mente di chiuderlo??? I parlamentari eletti nella nostra zona sia a Roma
che a Torino fanno parte della maggioranza e quindi hanno il potere di
intervenire: è' ora che lo facciano!! Non possono pensare che ci
accontentiamo di qualche incontro interlocutorio in Regione!!! Purtroppo
sappiamo che quando siamo alle strette servono gli sforzi e l'impegno di
tutti, intanto noi chiediamo: 1) STOP alle lavorazioni date in appalto all'
esterno. 2) STOP al trasferimento di linee e macchinari a
cominciare dalle rollatrici per Bari. 3) RIENTRO a VP di tutte le lavorazioni date a
Ditte esterne in tempi passati. 4) CONTROLLI dell'Ispettorato del Lavoro, ASL,
INPS, per verificare in quali condizioni operano i dipendenti di queste
aziende. 5) INTERVENTI
dei parlamentari e ministri nativi della zona, o ex dipendenti SKF che
conoscono bene la nostra situazione. Prepariamoci ad un periodo duro in cui dovremo lottare per mantenere il lavoro a Villar e lo stipendio nelle nostre tasche. Non facciamoci illusioni: nessuno ci regalerà nulla se non ci faremo sentire dalla SKF e dall'opinione pubblica con le nostre lotte e manifestazioni utilizzando tutte le nuove forme di comunicazioni esistenti. Una volta a Villar c'era l'avvocato Agnelli, poi le Olimpiadi, ora non c'è più niente, allora per farci sentire e notare dobbiamo scegliere i luoghi visibili come la sede centrale SKF di Airasca, la Regione Piemonte e la sede RAI a Torino, non tralasciando di mettere al corrente i vertici della multinazionale delle nostre iniziative. È ora di fare sapere che se lo Stabilimento sarà abbandonato a se stesso e con il tempo rischierà la chiusura rimarremo tutti in mezzo ad una strada, impoverendo ulteriormente la nostra Valle. Quindi,quando dichiareremo le lotte, sarà per
difendere le nostre condizioni di vita e nessuno potrà più fingere di
non vedere e non sentire, salvo poi rimpiangere amaramente un
atteggiamento di menefreghismo che non sarà piu' giustificato. SKF, dopo aver sfruttato il territorio e i
lavoratori della nostra Valle non può lasciarli marcire in queste
condizioni di assoluta incertezza sul loro futuro. Deve dare risposte
chiare, o vende lo Stabilimento o lo mette in condizioni di
avere un futuro. Quanto a noi, così come abbiamo richiesto l' incontro tra la Regione e l' Azienda per ottenere finanziamenti per nuove tecnologie e risparmio energetico, se gli avvenimenti prenderanno una piega non accettabile, chiederemo che i soldi della Regione vengano destinati ad altre realtà locali. RSU e COLLETTIVO
OMVP-TBU – DIRETTIVO ALP/Cub – CUB Nazionale ciclinalpcub ottobre
07 La
Sata-Fiat, con buona pace del “democratico” Marchionne, licenzia il
delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco e l’operaio Donato
Auria iscritto alla Flmuniti-Cub. Licenziamenti
giustificati solo dalla volontà di impedire l’azione del sindacato di
base. I fatti:
·
In seguito a un decreto di
perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza Sata-Fiat,
quando la notizia era nota solo agli indagati, ha immediatamente sospeso
dal lavoro e poi licenziato l’operaio Donato Auria l’iscritto alla
Flmuniti-Cub. L’iniziativa della Procura della Repubblica di Potenza solleva pesanti interrogativi sugli effettivi obiettivi. Sembra di capire che si punti a indagare sul materiale sindacale prodotto a sostegno della lotta dei 21 giorni; se fosse cosi, attaccando la libertà di espressione, si rischierebbe di far fare ai diritti dei lavoratori un salto indietro di parecchi decenni. ·
contemporaneamente Fiat
Sata ha sospeso e poi
licenziato il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco. Ferrentino
è stata licenziato per avere distribuito un volantino a firma
Flmuniti-Cub nel quale è stato contestato
al responsabile del Montaggio tale Marchetta di essere “arrivato quasi
allo scontro fisico con chi rappresenta i lavoratori. Non è la prima
volta”. L’azione del Marchetta è avvenuta mentre era in corso uno sciopero al montaggio contro il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. Una vera e propria montatura:
Sata contrasta con ogni mezzo la presenza di Flmuniti-Cub per impedire
che si sviluppi una efficace azione di tutela dei lavoratori e su questo
obiettivo ha costruito una vera e propria montatura per arrivare ai
licenziamenti. FlmunitiUniti-Cub è fortemente determinata a contrastare i licenziamenti arbitrari e illegittimi decisi da Fiat Sata che attentano alle fondamentali libertà sindacali. Lo sciopero generale del 9 novembre indetto dal sindacalismo di base sarà fortemente caratterizzato in Basilicata contro i licenziamenti attuati da Fiat-Sata. Per info. Amendola
3474299081
- -Milano
24-10-07 CUB 1.Al referendum sul welfare tutte le aziende Fiat votano NO. 2.LIcenziati due operai combattivi delle lotte di Melfi. 3.Marchionne concede 30 euro di anticipo sul contratto metalmeccanico ai dipendenti FIat. C'è un legame evidente tra questi fatti...
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ASSEMBLEA CONTRO LA PRECARIETA'
PER LA COSTRUZIONE DELLO SCIOPERO GENERALIZZATO NAZIONALE DEL 9 NOVEMBRE 25 OTTOBRE ORE 21.30 PRESSO AULA MAGNA DEL LICEO SEVERI, BASTIONI DI PORTA VOLTA, ANGOLO P.LE BIANCAMANO ( MM moscova ) Le assemblee che si sono tenute a Roma il 12 settembre e il 7 ottobre di quest'anno hanno costituito i primi passaggi fondamentali affinchè, a livello nazionale, tutte le realtà , i centri sociali, le reti, le associazioni, i gruppi di lavoratori/trici, si prendessero carico di costruire e rilanciare un movimento di lotta contro la precarietà in vista dell'organizzazione di uno sciopero generale di massa del 9 novembre, che sappia coinvolgere il maggior numero di lavoratori, precari, studenti e immigrati. Ogni percorso di lotta per essere realmente unitario e plurale, incisivo e partecipato, necessita di un radicamento e di una spinta locali, soprattutto in una città come Milano, che è¨ oggi uno dei laboratori più avanzati delle nuove forme di produzione e accumulazione di ricchezza, caratterizzato da una prevalenza di lavoro terziario, da un misto tra lavoro manuale e servile e da lavoro altamente professionalizzato. Oggi la condizione dominante è¨ quella di una precarietà strutturale ed esistenziale che si manifesta anche in percezioni differenziate e frammentate. E' dunque per noi fondamentale aprire a Milano spazi di dibattito e di confronto, rilanciare momenti di elaborazione politica e di critica dell'esistente, mettere in campo un'azione efficace che sappia opporsi ai processi di precarizzazione, rivendicando reddito, diritti nel lavoro ed oltre il lavoro Un'azione che, altresì, sappia battersi per delle pensioni realmente dignitose e per una scuola e un'università pubbliche, laiche e pluraliste, e che contrasti l'aumento delle spese militari previsto nell'ultima finanziaria e la rincorsa culturale al securitarismo e al razzismo. Vogliamo costruire una sinistra, anticapitalista e anticoncertativa, che restituendo la giusta importanza alle molteplici forme di resistenza che si sono opposte all'approvazione dell'infame protocollo del 23 luglio - rifuggendo le deleghe - trovi la capacità di divenire un'importante riferimento per chi è¨ dispers nei mille rivoli della produzione capitalista, costruendo cosଠforme ampie di vertenzialità sociale all'interno di un progetto di trasformazione radicale dell'esistente. Invitiamo quindi tutti i lavoratori/trici, gli studenti e ogni realtà che si voglia porre all'interno di questo grande progetto collettivo a partecipare Giovedì¬ 25 ottobre alle 21.30 all'assemblea metropolitana che si terrà nell'aula magna del liceo Severi. Questa è¨ una prima tappa fondamentale e indispensabile per confrontare pratiche e percorsi, linguaggi e visioni, per mettere in campo iniziative condivise che generalizzino lo sciopero indetto dai sindacati di base il 9/novembre Facciamo nostro e riproponiamo a tutte le realtà di Milano l'appello di indizione dell'assemblea tenutasi a Roma il 7 ottobre di quest'anno: da aggiungere i link RETE MILANESE CONTRO LA PRECARIETA' per adesioni no-precarieta-mi@inventati.org
Subject: Documento dell'assemblea di Villar Dora
Qui sotto il documento approvato
dall'assemblea del movimento NO TAV ieri sera in merito alla
manifestazione nazionale del 20 ottobre a Roma con un solo voto
contario e 7 astenuti.
20 Ottobre? No, grazie. Abbiamo altri programmi. L’assemblea
del movimento NO-TAV riunita a Villardora il 3 Ottobre 2007 valuta che
non vi siano le condizioni e i presupposti per partecipare alla
manifestazione del 20 Ottobre a Roma.
Non
si contano le scelte di politica economica e sociale che hanno
peggiorato da molti mesi a questa parte le condizioni di vita e di
lavoro nel nostro paese producendo nuove povertà, erodendo diritti e
spazi di democrazia, aumentando la precarietà e negando una speranza
di futuro migliore ai giovani: una
forte protesta e una richiesta di un netto cambio di rotta sarebbero
dunque più che giustificate, ma l’appello che ha lanciato la
manifestazione del 20 Ottobre è particolarmente ambiguo e non a caso
si è da subito prestato a diverse interpretazioni anche di segno
opposto.
A
nostro avviso la manifestazione si configura, al di là dei tentativi
di raddrizzarne il tiro da parte di alcuni dei promotori stessi, come
un estremo quanto inutile tentativo di dare più forza a quei partiti
dell’area di governo che subiscono le scelte più conservatrici e
reazionarie della maggioranza: agitando lo spauracchio del salto nel
buio e del rientro in gioco di Berlusconi rappresenta oggettivamente
un sostegno a Prodi. Richiamare oggi il governo, a un anno e mezzo
dalla sua nascita, al mantenimento del suo programma elettorale
risulta ben poco credibile alla luce delle scelte fino ad oggi operate
con l’oggettivo sostegno di tutta la maggioranza, a partire dal
dodecalogo di marzo.
Nell’appello risulta quantomeno equivoco chiamare il movimento NO-TAV all’appuntamento del 20: un movimento che vuole rimanere se stesso e non intende farsi usare dai partiti nel tentativo illusorio di spostare delicati equilibri all’interno della maggioranza. L’assemblea respinge le accuse di una Val di Susa rinchiusa su se stessa e incurante del welfare, della precarietà, degli squilibri nella distribuzione delle ricchezze, della subordinazione del nostro paese alle politiche di guerra dell’amministrazione Bush, dei problemi del lavoro. Al contrario è grande l’attenzione della valle su questi temi a cominciare dalla solidarietà ed il sostegno concreto nei confronti della FIOM e di quelle forze sindacali non omologate e ancora capaci di ascoltare i lavoratori e interpretarne i bisogni. E’ la stessa attenzione che ha dimostrato scendendo in piazza anche quando altri territori venivano minacciati, quando diritti e democrazia venivano calpestati, e continuerà certo a dimostrarlo in futuro. La Valle di Susa sta misurando oggi in casa propria quanto il governo “amico” renda sempre più difficile mantenere quel rapporto di fiducia con le amministrazioni locali che ha contribuito fino ad oggi a fermare la devastazione del TAV: è ingenuo credere che il 20 ottobre eviti il rischio di guai peggiori e rivendichi un cambiamento vero. L’assemblea del movimento NO-TAV ritiene che questo cambiamento non possa che nascere da un diverso modo di “fare” politica che tolga spazio alle segreterie dei partiti per consegnarlo alla partecipazione vera dei cittadini, a cominciare dai livelli locali e dalle lotte che in tante parti del paese cercano di difendere i beni comuni. Tanti “piccoli cortili” non sono certo in grado di governare un intero paese, ma è da là che occorre ripartire. Villardora,
3 Ottobre 2007
“Gli amici si dicon sinceri, ma veramente sinceri sono i nemici” (Schopenhauer
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settembre
Legge approvata
Dimissioni in bianco, sì al divieto
STOP ALLE DIMISSIONI PREFIRMATE
Chi intende abbandonare il proprio posto di lavoro lo dovrà fare
compilando un apposito modulo numerato progressivamente e con validità
temporale limitata.
A cercare di porre un freno al fenomeno delle cosiddette
dimissioni in bianco, fatte spesso firmare ai lavoratori al momento
dell'assunzione, è la legge approvata ieri definitivamente dal senato, anche
con il voto favorevole di parte dell'opposizione.
Il provvedimento stabilisce che la lettera di dimissioni
volontarie, volta a dichiarare l'intenzione di recedere dal contratto di lavoro,
è presentata dal lavoratore, a pena di nullità, su appositi moduli predisposti
e resi disponibili, gratuitamente, dalle direzioni provinciali del lavoro, da
sindacati e patronati.
La regola varrà per tutti i contratti di lavoro subordinato,
indipendentemente dalle caratteristiche e dalla durata, quelli di collaborazione
coordinata e continuativa, le collaborazione a progetto, i contratti di
collaborazione a natura occasionale, i contratti di associazione in
partecipazione in cui l'associato fornisca prestazioni lavorative e i cui
compensi siano qualificati come redditi da lavoro autonomo, i contratti di
lavoro 'instaurati dalle cooperative con i propri soci.
Per quanto riguarda, invece, i modelli, saranno realizzati
secondo direttive definite con decreto del ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con il ministro per le riforme e le innovazioni
nella pubblica amministrazione, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della legge, e dovranno riportare un codice alfanumerico progressivo
di identificazione, la data di emissione, nonché spazi, da compilare a cura del
firmatario, dedicati alla identificazione del lavoratore, del datore di lavoro,
della tipologia di contratto da cui si intende recedere, della sua data di
stipulazione e di ogni altro elemento ritenuto utile.
I moduli hanno validità di 15 giorni dalla data di emissione e
saranno resi disponibili attraverso il sito Internet del ministero del lavoro,
secondo modalità che garantiscano la titolarità del richiedente, la
riservatezza dei dati personali nonché la data di rilascio. In seguito ad
apposite convenzioni, potranno essere distribuiti anche da sindacati e
patronati.
Soddisfatta dell'approvazione la relatrice del provvedimento Colomba Mongiello
(Ulivo): «L'obiettivo è di eliminare una pratica molto diffusa: il
condizionamento prodotto da tale atto produce una pesante ricaduta sia sulla
vita lavorativa sia sulla propria vita affettiva, familiare e sociale».
"Italia Oggi" del 26/9/2007
A cura di ASCA spa
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DAI BOLLETTINI DI ALP (531)COSA
DICE ALP/CUB La posizione della FIOM contro l'accordo sulle pensioni va bene, ma dovrebbe tradursi in lotta con tutti i sindacati di base, perchè il referendum sarà una farsa come abbiamo toccato con mano in tutti questi anni a partire dal referendum sulla riforma Dini del 95. ---------------------------------------------------------------- 530: In questi giorni l'ISTAT ha rilevato che i salari non stanno al passo con l''aumento dei prezzi e tariffe. Ma nessuno sembra aver interesse alle condizioni di chi lavora. Molte immagini per Pavarotti (giuste) molte parole per Grillo (ma la democrazia non è solo andare a votare), nessuna parola per chi la ricchezza la produce. UNA BUONA NOTIZIA però è
arrivata da parte dell'Esecutivo della FIOM che ha bocciato l'accordo
sul Welfare e questo è un bene per le condizioni delle lavoratrici e
dei lavoratori. Altra buona notizia In
Piemonte CUB e Cobas si incontrano per ragionare sulle iniziative di
lotta dell'autunno. Il Coordinamento Nazionale della CUB con un ordine del giorno approvato da tutti Respinge la farsa della consultazione proposti da Cgil-Cisl-Uil e propone il boicottaggio Propone inoltre la costruzione dello Sciopero Generale da proclamare con tutte le forze che respingono l'accordo del 23 luglio. Richiede con forza il rilancio della previdenza pubblica dopo la riuscita della campagna contro lo scippo del TFR e alla luce delle gravi crisi finanziarie e di borsa che stiamo attraversando. Proseguire nelle mobilitazioni contro la guerra e le devastazioni del territorio.-------------------------------------------- 529: Due manifestazioni nel mese di ottobre. La prima della destra, per non pagare le tasse per chi già ne paga poche. La seconda su 7 punti ( tra i quali uno contro la precarietà), indetta dalla così chiamata “sinistra radicale”. Queste due manifestazioni sembrano, almeno a molti di noi, molto più orientate a definire le nuove alleanze politiche a destra, a “sinistra” e in modo particolare al centro. Alla fine di tutto questo
febbrile lavoro politico di immagine e sotterraneo, molto probabilmente
porterà alla guida della compagine “progressista” la coppia
Rutelli Veltroni. Nei prossimi anni chi deciderà delle
problematiche del lavoro saranno due persone che gli operai non li hanno
mai visti....con un gruppo molto nutrito di ex sindacalisti che gli
operai una volta li vedevano ma che ora non sembrano più ricordarsi
della loro condizione. Cosa devono pensare le lavoratrici, i lavoratori, i giovani precari, i molti milioni di pensionati sotto i 500 euro al mese? Cioè quelli che le tasse le pagano tutte e da sempre e i cui miseri stipendi e pensioni hanno perso da anni il potere d'acquisto con accordi sindacali e i cui figli sono precari per una vita ? Noi pensiamo che intanto una risposta sia quella di autorganizzarsi, nei luoghi di lavoro con i sindacati di base e anche sul territorio come hanno fatto in questi anni la Val di Susa, Vicenza e trovare, costruire dei collegamenti, sindacali, sociali e territoriali con tutte queste realtà. Noi pensiamo che sarebbe bene fare alcune riflessioni su queste cose e nelle prossime settimane organizzeremo alcuni momenti di riflessione collettiva.
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il manifesto 11.9.07
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agosto
E' morto Bruno Trentin, dirigente CGIL
http://www.rassegna.it/2007/speciali/articoli/trentin/prima.htm
SPECIALE / Bruno Trentin (1926-2007)
vedi intervista http://www.rassegna.it/2007/video/articoli/trentin02.htm
Bruno Trentin ricostruisce gli eventi che portarono alla firma del Protocollo tra governo e sindacati, il 23 luglio del 1993, sotto l’egida di Carlo Azeglio Ciampi, allora capo del governo.
| (...)Con Bruno mi è capitato di dissentire in più
d'un momento - per esempio sulla svolta dell'Eur, poi sulla scala
mobile, tagliata da Craxi nel l'84, o, ancora prima, sulla conclusione
dei 35 giorni della Fiat. Erano dissensi seri, che però non
compromettevano mai il comune senso di appartenenza alla Cgil e alla
sinistra della Cgil - anche quando litigavamo, alla fine tra di noi
restava la complicità, oltre che l'amicizia e, da parte mia, una sorta
di rispetto filiale - o meglio il rispetto che un discepolo, per quanto
ribelle, deve a chi gli ha insegnato quasi tutto. Ma all'inizio degli
anni '90 fu diverso: la rottura avvenne non su una singola scelta, ma
sulla strategia. La concertazione come strada obbligata per il sindacato
italiano, che pattuiva con Governo e imprenditori una tregua sociale in
cambio del riconoscimento di un ruolo "stabile" nelle scelte
generali di politica economica - per me era il passaggio alla
"istituzionalizzazione" del sindacato, la rinuncia alla sua
autonomia non tattica ma soggettiva e di movimento. Fu proprio Bruno,
che era allora il segretario generale, a condurre in porto quella
scelta, con tutta la determinazione che gli era consueta, anche quando e
se per caso aveva dei dubbi...(...) da -Bertinotti su Liberazione: |
Riteniamo molto superficiale e comodo il commento di Operai contro:
| BRUNO TRENTIN |
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Padroni e dirigenti sindacali esprimono il loro dolore per la morte di Trentin. Gli operai non hanno da esprimere nessun dolore. Trentin è stato sempre dalla parte dei padroni contro gli operai. Trentin
è il firmatario dell'accordo nel '92 per l'eliminazione della scala
mobile Gli operai non gli devono niente. http://www.operaicontro.it/
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gli allievi del sindacalismo conflittuale
attribuivano al sindacato un cedimento dopo l’altro.
Quei “contratti-bidone”, nel pensiero di molti, sono diventati oggi
le conquiste che il movimento sindacale
– spesso disinvoltamente presentato come un’abusiva presenza burocratica
– ha restituito concertando con la controparte la propria resa
di
fronte agli imperativi sistemici della competitività e delle compatibilità.
Contrattualisti e antagonisti fanno curiosamente risalire all’egemonia degli altri
le responsabilità della scomposta ritirata
e del declino che colpisce tutti i poteri del movimento sindacale.(...)
Radicalità o moderazione? Antagonismo o collaborazione?
Forse sbaglio, ma i lavoratori sanno costruire e usare
tanto i sindacati collaborativi quanto quelli conflittuali.
Sanno scegliere e decidere. Sanno se e quando sfidare le vendette del sistema. (Mario Dellacqua., 2004)
| (...)Ma può esistere un sindacato che faccia VERAMENTE gli interessi dei lavoratori perché gestito da loro stessi? E’ un’idea che attraversa molto sindacalismo di base ma mi sembra infondata. Qualsiasi sindacato nel lungo periodo deve sottostare alle leggi di mercato, alle fluttuazioni dell’accumulazione di capitale (l’unica vera variabile indipendente) pena l’essere messo fuori gioco dai lavoratori stessi. Deve costruire conflitto ma sa che a un certo punto c’è la mediazione. Inoltre è possibile leggere una parabola nel corso di duecento anni di organizzazione operaia : le classi dominanti hanno progressivamente recuperato e anestetizzato i grandi sindacati. Questo è avvenuto al di là della condiscendenza di questo o quel dirigente. A maggior ragione non credo che si debba favorire l’illusione che il sindacato, per quanto sia combattivo, sia l’arma risolutiva per l’emancipazione dei lavoratori dal capitale - qualcuno purtroppo lo pensa .(...)(Piero.Baral.2002) |
il manifesto 22-08-07

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Liverpool, dalla tratta degli schiavi al museo della schiavitù di Francesca Marretta su Liberazione del 23/08/2007
Apre i battenti
oggi a Liverpool, L'International Slavery Museum, il museo
internazionale dello Schiavismo. Poco lontano dalla banchina del porto
che nella seconda metà del 18esimo secolo divenne il luogo di maggiore
importanza in Europa per la tratta degli schiavi, dove si stima abbiano
transitato almeno un milione e mezzo di neri in catene. liberazione-23-8-07 |
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monviso-agosto / vedi servizi di http://pinerolo-molesta.noblogs.org/category/rassegna-stampa
luglio
| Da
l'Eco del Chisone
Dopo
la visita di giornalisti e clienti, la doccia fredda
Dal White Top Day al giorno della mobilità il passo è stato breve per la Pmt di Pinerolo, azienda specializzata nella produzione di macchine per cartiere di proprietà dell'imprenditore bresciano Nugo. Imbarcati per le rispettive destinazioni, martedì sera, giornalisti e clienti giunti un po' da tutto il mondo in visita allo stabilimento, mercoledì i dirigenti dell'azienda erano già nella sede dell'Amma, l'associazione torinese delle imprese metalmeccaniche, seduti al tavolo delle trattative con il sindacato per richiedere la mobilità per 60 dipendenti su un totale di 319 attualmente in forza alla Pmt (ricordiamo che già da alcuni mesi è in atto la cassa integrazione). «Alla richiesta dell'azienda della mobilità per un numero così elevato di dipendenti - spiega il rappresentante della Fiom, Colina - abbiamo replicato chiedendo a nostra volta che ci venisse presentato un Piano industriale che ci desse delle garanzie per il futuro, documento che però al momento non avevano e che attendiamo di conoscere». L'azienda ha spiegato che si attende l'adesione volontaria alla mobilità lunga da parte dei lavoratori, primi fra tutti coloro prossimi alla pensione. «Noi possiamo comprendere tutto, anche il ricorso alla mobilità - spiega Enrico Lanza di Alp -, ma per delle adesioni volontarie occorre, come accade normalmente, offrire degli incentivi, mentre non mi risulta che per ora ci sia la disponibilità dell'azienda in tal senso». «Il problema è sempre il solito, ovvero si tratta di capire quale sono le vere intenzioni dell'azienda - aggiunge Enrico Tron della Cisl -. Siamo in una fase interlocutoria, occorre capire di più rispetto alle strategie future». Qualcosa in più potrebbe uscire dal prossimo incontro programmato dopo le ferie, il 20 agosto, con i delegati e da quello successivo, il 28, con i rappresentanti sindacali. Intanto nella giornata di lunedì si è svolta alla Pmt un'assemblea interna.
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il manifesto 13-7-07
24 maggio 2007
MEDICINA DEMOCRATICA Reati contro il lavoro: vittime irrilevanti, pene
inesistenti. |
È ancora lunga e irta di ostacoli la strada da fare per provare almeno a ridimensionare l’elenco quotidiano dei morti sul lavoro, quella specie di bollettino di una delle guerre più sporche, perchè non dichiarata e soprattutto perchè combattuta contro civili inermi e, per molti versi, inconsapevoli di essere in prima linea piuttosto che in un cantiere. Ma, prima ancora che lunga e accidentata, quella che realmente può portare al doveroso obiettivo di salvare qualche vita di lavoratore in più è una strada difficile da individuare, se, com’è tristemente evidente, c’è ancora tanta approssimazione in giro su alcuni aspetti nodali della questione; in primis, quello della repressione penale di un fenomeno che è, comunque, anche, se non soprattutto, criminale. L’esempio più mirabile, in tal senso, riguarda il vagheggiato “Testo unico sulla sicurezza”, mitica panacea della gran parte dei mali e dei rischi da lavoro nella considerazione di tanti, anche onesti, addetti ai lavori. Lo Schema di disegno di legge recante: “Delega al governo per l’emanazione di un testo unico per il riassetto normativo e la riforma della salute e sicurezza sul lavoro”, approvato dal Consiglio dei ministri il 16 febbraio scorso, prevede al n. 2, lettera f) (“riformulazione e razionalizzazione dell’apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, ....”), co. 2, art. 1 dell’articolato la “determinazione delle sanzioni penali dell’arresto e dell’ammenda, previste solo nei casi in cui le infrazioni ledano interessi generali dell’ordinamento [....] da comminare in via esclusiva ovvero alternativa...” Tradotta dal lessico normativo, questa direttiva, che dovrebbe “riformulare e razionalizzare l’apparato sanzionatorio”, altro non vuol dire che le violazioni di norme antinfortunistiche da parte dei datori di lavoro e degli altri soggetti tenuti rimarranno contravvenzioni, ossia il tipo di reati più lieve previsto dal nostro ordinamento, reati puniti secondo il codice penale con le pene dell’arresto, che “si estende da cinque giorni a tre anni” (art. 25 c.p.), e\o dell’ammenda, che “consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 2 (sic!) né superiore ad euro 1.032.” (art. 26 c.p.). Non è affatto superfluo rimarcare, come afferma la stessa legge delega, che i due tipi sopra citati di sanzioni draconiane possono essere comminati “in via esclusiva ovvero alternativa.” Per proporre un esempio che in questo territorio, per talune vicende, peraltro sempre meno note, dovrebbe risultare illuminante, un datore di lavoro che non adempia l’obbligo su di lui gravante di “adottare appropriate misure tecniche ed organizzative, al fine di ridurre ai valori più bassi le concentrazioni di cloruro di vinile monomero cui i lavoratori sono esposti” (art. 3, c. 1, l. 962\1982), è punito “con l’ammenda da L. 1.500.000 a L. 3.000.000” (art. 13, c. 1). Solo “nei casi di particolare gravità i trasgressori sono puniti con l’arresto fino a tre mesi.” (art. 13, c. 2). E’ solo uno dei millanta esemplari della variegata flora legislativa contenuta nella giungla del nostro diritto penale del lavoro, ma rende perfettamente l’idea di quale valenza fondamentale potrebbero avere questi reati (se fossero realmente applicati) e le relative sanzioni (se fossero appena men che ingiuriosamente risibili) una volta tanto addirittura in chiave preventiva, e non solo meramente repressiva, rispetto all’effettiva salvaguardia del bene giuridico sostanzialmente tutelato dalle medesime norme, ossia la salute e la stessa vita dei lavoratori. Com’è, invece, perfettamente comprensibile da chiunque, l’entità microscopica della sanzione, la mortificante sproporzione tra la stessa ed il titanico precetto (la tutela della vita e dell’integrità dei lavoratori di fronte a micidiali serial killers come il cvm e coloro che ne hanno permesso la libera circolazione nei posti di lavoro) del quale essa è posta a presidio, rende desolantemente anche quella norma, come la stragrande maggioranza di quelle poste a difesa del lavoro e dei lavoratori, appena meno seria ed imperativa di una grida della Milano del diciassettesimo secolo. A tacere degli effetti, altrettanto poco salubri, che ha la natura contravvenzionale di questi reati sulla prescrizione degli stessi, prima causa di mortalità dei processi penali in Italia, giacchè la regola in materia prevista dal nostro codice penale è che le contravvenzioni si prescrivono in quattro anni dalla commissione del reato; termine nel quale di regola, in Italia, non si riesce ad arrivare neppure alla sentenza di primo grado. Questo luminoso scenario normativo, ma prima ancora, ovviamente, politico-culturale, di perenne amnistia, più che strisciante, marciante a passo di carica, meno di un anno fa è stato impreziosito dalla perla dell’indulto che ha coperto, in tutti i sensi, anche i crimini contro il lavoro; e non certo solo le contravvenzioni in materia antinfortunistica, bensì anche gli stessi omicidi colposi. Per quanto sopra illustrato, questo brillante scenario rimarrà sostanzialmente immutato anche con il cosiddetto “Testo unico sulla sicurezza del lavoro”. Sì, la strada da fare contro le morti da lavoro è lunga e perigliosa; ma, prima ancora, difficile da individuare. Anche e soprattutto per questo, prima di incamminarcisi, bisognerebbe provare a consultare una mappa. Fasano, 18\5\2007 Stefano Palmisano |
giugno
Poveri
manager-Galapagos- il manifesto 19-06-07-pg1
È
tutta una catena: la «casta» se la passa niente male e a cascata non si
possono lamentare gli uomini (tutti sistematicamente maschi) che sono la lunga
mano del potere politico nella gestione del potere economico. La graduatoria dei
redditi denunciati dai manager pubblici nel 2005 resa nota ieri è esemplare e
esemplarmente è uno schiaffo ai milioni di lavoratori che campano con
retribuzioni annue inferiori ai 20 mila euro lordi. E come al solito in testa a
tutti ce n'è uno che puzza parecchio di petrolio: è Paolo Scaroni,
amministratore delegato dell'Eni che ha denunciato al fisco guadagni per 10
milioni di euro.
Un tempo si sosteneva che i manager dovevano essere
orgogliosi di quanto facevano per il pubblico: soprattutto da loro dipendeva una
bella fetta della ricchezza nazionale. Orgogliosi sicuramente i manager nostrani
lo sono ancora, ma da parecchi anni l'orgoglio in quanto a fascino ha ceduto la
strada alla moneta. Il problema diventa però enorme quando i manager pubblici
nostrani non sono tutti come Scaroni che può vantare profitti record che per un
terzo finiscono allo stato, ma persone che hanno condotto alla rovina società
gloriose e fondamentali.
L'esempio più illuminante è quello di Giancarlo Cimoli,
ex numero uno di Alitalia che in graduatoria si piazza al quarto posto con un
reddito niente male di 2,9 milioni di euro. Forse la crisi Alitalia non è solo
colpa sua, ma nella compagnia di bandiera lo stato ci ha messo parecchi soldini
con risultati disastrosi, tanto che perfino i ricchi aspiranti padroni di
Aeroflot stanno tirando sul prezzo.
Altro pezzo da novanta è Elio Catania. Tanto per
ricordarlo era in quegli anni presidente delle ferrovie e nel 2005 ha denunciato
al fisco 2 milioni di euro, cento volte di più di quello che guadagna un suo
macchinista. Con la differenza che i ferrovieri rischiano la vita, i passeggeri
rischiano pulci e pidocchi, mentre per Catania la vita è decisamente bella,
soprattutto con la buonuscita presa. Curiosamente in graduatoria c'è anche Luca
Cordero di Montezemolo. Non come dominus della Fiat e dei padroni privati, ma
come presidente di Bologna Fiere. Non è dato sapere quanto gli passino i «compagni»
bolognesi, ma complessivamente ha messo insieme 7,5 milioni di euro, piazzandosi
alle spalle di Scaroni. Ma c'è anche un altro bolognese in graduatoria: è
Alberto Maffei Alberti, presidente del Centro Agroalimentare del capoluogo
emiliano: fiere e mercati sono un ottimo affare.
Non è andata male neppure a Vittorio Mincato, presidente
di Poste italiane con 4,8 milioni di euro per incassare i quali, speriamo per
lui, non abbia mai dovuto fare la fila in un ufficio postale. Ultimo in
graduatoria, Mario Draghi, attuale governatore di Bankitalia. Nel 2005 ha
denunciato 3.145 euro. Era residente all'estero, la motivazione ufficiale. Ora
però si rifarà: se farà come il suo predecessore Fazio si potrà fregiare del
titolo di banchiere centrale più pagato al mondo. E questo gli dà diritto a
discettare sulle retribuzioni operaie.
La
stampa (Del 31/5/2007 Sezione: Cultura Pag. 40)- L’ITALIA
NON RISCHIA UN MATSUOKA
Apprendo dai giornali e dalle
tv che il ministro giapponese dell’Agricoltura Toshikatsu Matsuoka, facente
parte dell’attuale governo presieduto da Shinzo Abe, si è impiccato perché
accusato, pare con solido fondamento, di essere coinvolto in scandali
finanziari. Ha obbedito a quell’antico codice di condotta giapponese che si
chiama Bushido e che obbliga, tra l’altro, prima di tutto all’onestà
assoluta nell’esercizio delle proprie funzioni. La faccenda, come cittadino
italiano, mi preoccupa enormemente. Perché temo il contagio, allo stesso modo
dell’influenza aviaria. Prima di Matsuoka, mi era capitato di leggere di tanto
in tanto che manager giapponesi che avevano condotto al fallimento le aziende da
loro guidate si erano buttati giù dall’alto di un grattacielo o avevano fatto
addirittura harakiri come i samurai di una volta.
Le mie parole vogliono in qualche modo contribuire a scongiurare la spaventosa
possibilità che anche nel nostro amato paese si diffonda una simile barbara
usanza che porterebbe in breve l’Italia a un rovinoso spopolamento di
industriali, di imprenditori, di manager pubblici, a un pericoloso
depauperamento di quelle eccelse intelligenze che guidano le sorti delle nostre
capacità produttive. Da noi fortunatamente è invalso l’uso che un manager
che ha completamente fallito, che so, la gestione delle Ferrovie, invece di
sentirsi costretto al suicidio, sia trasferito, dopo aver ricevuto
un’ultramiliardaria liquidazione, a gestire l’Alitalia; che un banchiere,
tante volte inquisito per bancarotta, non solo rimanga al suo posto, ma possa
anche estendere, con fusioni e accorpamenti, il suo personale potere tra il
plauso dei politici che sperano, in ginocchio attorno al tavolo del banchetto,
che venga loro gettato qualche osso. Fallisce la Cirio? Fallisce la Parmalat? I
piccoli risparmiatori vengono defraudati dei loro risparmi? Viviamo in un paese
cattolico. Se si commette un errore, ci si confessa e si viene assolti. Il
suicidio, come si sa, è un peccato mortale. Tenetelo presente, industriali e
manager italiani: non lasciatevi, per carità, contagiare.
maggio
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