|
L’alternativa
alla politica |
|
|
|
Augusto
Graziani e Riccardo Realfonzo |
|
E’
evidente che i moderati dell’Unione ripropongono la strategia messa in campo
dai governi dell’Ulivo nella seconda metà degli anni ’90. L’intenzione è di
condurre già nel 2007 il deficit pubblico (l’eccesso annuale della spesa
statale sulle entrate) al di sotto del limite del 3% del Prodotto interno
lordo (Pil), come previsto dal Trattato dell’Unione. Ma si tratta solo di un
primo passo. Negli anni successivi il deficit annuale dovrebbe continuare a
diminuire in modo da determinare un consistente abbattimento dello stock di
debito pubblico accumulato nel corso del tempo. Stando al Dpef il debito
dovrebbe infatti calare di ben 10 punti di Pil nell’arco della legislatura.
Questi obiettivi naturalmente possono ottenersi soltanto attraverso tagli
alla spesa pubblica ed aumenti del gettito fiscale. Questi ultimi potrebbero
ovviamente essere benvenuti, qualora derivassero dalla lotta all’evasione e
dalla modifica delle aliquote in senso progressivo. Invece
la strada dei tagli alla spesa sembra al momento al vertice dell’agenda
politica. Al tempo stesso, appare innegabile il profilo altamente restrittivo
di un simile orientamento di politica economica. Al
fine di giustificare questo indirizzo, come è ben noto, si usa elencare una
serie di vincoli che non lascerebbero alternative al governo: dalle norme del
Trattato di Maastricht, ai rischi di declassamento del debito operato dalle
agenzie di rating, al peso degli oneri del debito pubblico. Ormai sappiamo
che si tratta di vincoli fittizi: non esistono infatti imperativi di natura
tecnico-istituzionale che forzino il governo a porre in atto il presunto
“risanamento” delle finanze pubbliche. Per chi avesse ancora dubbi a riguardo
rinviamo all’appello degli economisti per la stabilizzazione del debito
pubblico (disponibile sul sito www. appellodeglieconomisti. com, ora
aggiornato con un’ampia raccolta di materiali). Per
fare un passo avanti nel comprendere le reali motivazioni delle forze
moderate dell’Unione occorrerebbe piuttosto tornare a discutere di un altro
vincolo, questo sì effettivo ed operante: si tratta dell’equilibrio dei conti
con l’estero. La questione è molto semplice. L’Italia non può continuare
indefinitamente ad esportare meno di quanto importi. Se intendiamo continuare
ad importare massicciamente dall’estero dobbiamo essere capaci di collocare i
nostri prodotti nei mercati internazionali. La letteratura sul declino
tuttavia conferma che il nostro paese soffre di una cronica perdita di quote
nel commercio internazionale e di una conseguente tendenza al disavanzo della
bilancia commerciale. Di fronte a questo problema l’impostazione prevalente
vede con favore le politiche di bilancio restrittive, fondate
sull’abbattimento del debito pubblico, le quali freneranno la crescita della
domanda, del reddito e quindi delle importazioni. L’aumento della
competitività dell’economia italiana (e quindi la crescita delle esportazioni)
viene affidato al contenimento dei costi di produzione, attraverso la
riduzione degli oneri fiscali e contributivi, e soprattutto tramite un
rinnovato patto di contenimento dei salari. Azione di abbattimento del debito
e rilancio di un modello di competitività fondato sui bassi salari
rappresentano dunque due facce della stessa medaglia. Se
questo è il quadro generale entro il quale si inscrive l’indirizzo di governo
avanzato dalle forze moderate, è chiaro che l’azione critica che la sinistra
sta portando avanti in queste settimane è opportuna. L’idea di “distribuire”
il “risanamento” su due anni e ritardare la contrazione del deficit ostacola
meritoriamente un progetto complessivo che ai lavoratori e alla sinistra non
può che risultare inaccettabile. Tuttavia è anche chiaro che questa idea non
basta e che, se lasciata a sé stessa, potrebbe anche rivelarsi fuorviante.
Perché la gestione della congiuntura politica risulti efficace, infatti,
occorrerebbe porre in luce che dietro di essa sussiste una “visione” dei
problemi non subalterna ma realmente alternativa, una visione in base alla
quale non ci si limiti a chiedere “sconti” sulla finanziaria ma si propongano
soluzioni nuove. Il
già citato appello degli economisti offre qualche buona indicazione in questo
senso. Sono due gli aspetti che è qui necessario tenere ben chiari. Il primo
aspetto attiene alla politica generale della finanza pubblica. L’appello
chiarisce che è tecnicamente possibile assicurare la piena sostenibilità dei
conti pubblici semplicemente stabilizzando il debito rispetto al Pil ai
valori attuali. Il secondo aspetto attiene alla politica di rilancio
dell’economia compatibile con la stabilizzazione del debito. Rispetto alla
politica di abbattimento, anche la semplice stabilizzazione libererebbe
ingenti risorse pubbliche. Naturalmente, la disponibilità di risorse è
condizione non sufficiente ma necessaria per costruire una reale alternativa
alla politica restrittiva basata sui bassi salari che sembra profilarsi
all’orizzonte. Si tratterebbe cioè di attivare un meccanismo di sviluppo
fondato su una nuova politica industriale, in grado di stimolare gli
investimenti pubblici e privati ed accrescere, per tale via, il Pil. Ma la
crescita del Pil, nelle condizioni attuali, genererebbe un aumento delle
importazioni, aggravando i conti con l’estero. Per ovviare a questi
inconvenienti, occorrerebbe quindi incidere sulla qualità degli investimenti.
Non solo, infatti, non possiamo consentirci uno sviluppo che generi squilibri
nella bilancia dei pagamenti, ma non possiamo nemmeno tollerare uno sviluppo
che si traduca in un crescente squilibrio distributivo e territoriale o che
aggravi ulteriormente il danno ambientale. Insomma, accanto agli investimenti
privati servono considerevoli investimenti pubblici nelle infrastrutture,
nella ricerca, nella produzione e nel trasferimento dei brevetti, al fine di
guidare l’apparato produttivo verso un vero e proprio salto tecnologico. A date
condizioni, una competitività legata non più ai bassi costi di produzione e
ai bassi salari, bensì alle nuove tecnologie, è tuttora possibile. |