Le
miniere di grafite di Inverso Pinasca tra fine Ottocento e primo
Novecento
dalla ricerca di Enrica Rochon ( vedi nota)
La grafite (parola che deriva dal verbo greco graphein, scrivere) deve il suo nome alla matita: la mina, l’anima della matita che traccia il segno è infatti di grafite.
Di grafite e uranio era la “pila atomica” con cui
che Enrico Fermi realizzò la prima reazione nucleare il 2 dicembre
1942, e di grafite si servono tuttora molte centrali nucleari.
La grafite è largamente usata nelle produzioni
industriali come materiale refrattario, come isolante, come
lubrificante a secco, come colorante. Per le sue particolari proprietà
chimiche e fisiche serve a indurire dell’acciaio. Abbinata a dei
leganti, solitamente resine sintetiche, fornisce un materiale che per
le sue doti di elasticità, resistenza e leggerezza, è usato
largamente per la
costruzione di aerei, velivoli spaziali, veicoli, e di innumerevoli
oggetti di uso comune, quali: canne da pesca, racchette da tennis,
mazze da golf, biciclette... La grafite è stata ed è molto
importante per la produzione bellica. Quando, tra fine Ottocento e
primi Novecento, la macchina bellica si convertì totalmente
all’acciaio (ad eccezione degli aerei, tutto era in massiccio
acciaio: carri, navi, armamento pesante e armamento leggero), allora
la grafite conobbe il suo massimo splendore, tanto da provocare quella
“febbre della grafite” che animò anche la nostra vallata. Oggi,
si può dire che non vi sia settore degli armamenti che non sia
interessato alla grafite. Dai superbombardieri invisibili, alle bombe
alla grafite: lanciate dalla NATO sulla Jugoslavia nella primavera del
1999, sparavano sottili striscioline di grafite che venendo a contatto
con le apparecchiature delle centrali elettriche provocavano corto
circuiti e facevano cessare l’erogazione di elettricità.
La grafite, quasi un diamante
La grafite è una delle forme in cui si trova in
natura il carbonio, l’altra è quella del diamante, più raro e
prezioso. Si sfalda facilmente, si presenta untuosa al tatto, il suo
colore può variare dal grigio scuro fino al nero con riflessi
argentei.
Dove si trova
La grafite è presente soprattutto in Unione
Sovietica e negli Stati Uniti.
In Italia le concentrazioni maggiori sono in Piemonte
- essenzialmente in val Chisone e in val Bormida- e in Calabria.
CARTA SCHEMATICA DEI PRINCIPALI AFFIORAMENTI GRAFITICI
DEL CIRCONDARIO DI PINEROLO
Da: Ridoni Ercole, Grafite, 1917,
Tipografia Olivero
La storia della grafite passa da Pinerolo
Il pinerolese ha scritto qualche pagina
della storia della grafite.
L’ingegnere Ercole Ridoni, membro del
consiglio direttivo della Società Talco e Grafite Val Chisone,
già durante la prima Guerra Mondiale effettuava esperimenti per
riuscire ad ottenere elettrodi, impiegando come materia prima la
grafite naturale, sotto la vigile attenzione del Ministero delle
Armi e Munizioni ... Nel 1918 la società brevettò il processo
industriale per la produzione degli elettrodi da lui inventato,
e realizzò a Pinerolo lo stabilimento “Elettrodi”, che in
breve avrebbe soddisfatto il 50% del totale fabbisogno di
elettrodi delle acciaierie italiane e che sarebbe rimasto in
attività fino al 1984.
Ecco come Ercole Ridoni descrive il fervore di
quegli anni
“Non si era mai riusciti fino a qui di preparare
gli elettrodi con grafite naturale: per questo uso la grafite non
deve essere cristallina, ma amorfa, perché si possa ottenere una
pasta di elettrodo finemente granulare; ora in generale le grafiti
amorfe naturali sono meno ricche in carbonio di quelle cristalline e
le ceneri loro contengono per lo più sostanze come silice, ferro,
allumina, ecc., le combinazioni delle quali, alle alte temperature
del forno elettrico, possono dare origine a sostanze fusibili
dannose all’elettrodo stesso, sia per la sua resistenza meccanica,
sia per la sua conduttibilità elettrica.
[...] Alcuni elettrodi di 10 cm. di diametro da noi
preparati con le nostre grafiti depurate e provate industrialmente
nel febbraio dello scorso anno in forni Bassanese presso le
acciaierie "Fiat" di Torino alla presenza di uno speciale
inviato dell’allora Ministero delle Armi e Munizioni, risultano
avere una resistenza elettrica specifica fortemente ridotta rispetto
a tutti gli altri elettrodi, e quindi soggetti ad un minore
riscaldamento a parità di intensità e densità di corrente.
Si dimostrano difficilmente combustibili, sia
all’inizio che per tutta la durata dell’esercizio; queste
caratteristiche portarono al risultato di un consumo pari ad 1/3 di
quello di elettrodi Acheson [prodotti negli Stati Uniti], di eguale
diametro, usati nello stesso forno e nelle stesse condizioni.
[...] Sulla base di queste prove decisive si sta
impiantando dalla Società Talco & Grafite Val Chisone un vasto
stabilimento in Pinerolo, destinato per intanto alla produzione di
elettrodi di grafite naturale depurata per forni ad arco ed a
resistenza e per bagni elettrolitici, mentre proseguono gli studi
per la fabbricazione delle spazzole striscianti per anelli e per
collettori.”
Da: Le risorse italiane in minerali non
metalliferi ed il moderno sviluppo della industria nazionale del
talco e della grafite, Roma, Società per il Progresso delle
Scienze, 1919, p. 29 e segg.
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