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Lo introdurrà nei trasporti pubblici
Un provvedimento tutto centrato sulla necessità di garantire
ai cittadini servizi essenziali. Forti perplessità dei sindacati
ROMA - Sciopero "virtuale" (si proclama, ma si lavora
ugualmente) per le categorie cosiddette "essenziali",
possibilità di proclamare l'astensione dal lavoro nei trasporti
pubblici solo per i sindacati che hanno oltre il 50% della
rappresentatività nel settore. Sono due delle norme previste nella
bozza di disegno di legge delega sulla regolamentazione dello sciopero
nei trasporti che il consiglio dei ministri esaminerà nella prossima
seduta. Lo rivela l'Adnkronos che spiega i contenuti del provvedimento.
Contenuti che sembrano corrispondere alle indiscrezioni che già
circolavano e che avevano messo in allarme i sindacati.
Nel primo articolo il ddl delega il governo a "integrare e
modificare, eventualmente anche abrogandola e sostituendola con una
nuova disciplina" l'attuale legge sullo sciopero nel settore dei
trasporti.
Il governo vuole realizzare, con specifico riferimento al settore dei
trasporti, "un migliore e più effettivo contemperamento tra
esercizio del diritto di sciopero e il diritto alla mobilità e alla
libera circolazione".
Obiettivo della delega, si legge nella relazione di accompagnamento, è
"lo sviluppo di un libero e responsabile sistema di buone relazioni
industriali e alla canalizzazione dello sciopero attraverso una chiara
indicazione delle prerogative sindacali e più affidabili percorsi di
prevenzione del conflitto".
Sciopero virtuale. La delega al governo prevede "l'istituto
dello sciopero virtuale, che può essere reso obbligatorio per
determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della
prestazione lavorativa e delel specifiche mansioni, determinino o
possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta
impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale". In
sostanza, lo sciopero viene regolarmente proclamato, ma i lavoratori
vanno regolarmente a lavorare per garantire il servizio ai cittadini.
Rappresentatività e referendum. Per proclamare uno sciopero nel
settore dei trasporti sarà necessario un referendum consultivo
preventivo obbligatorio. A meno che non si tratti di proclamazioni da
parte di sindacati che hanno più del 50% di rappresentatività. In
aggiunta, nei servizi di particolare rilevanza, serve anche l'adesione
preventiva da parte del singolo lavoratore.
(
25 febbraio 2009
)
feugifacilisi.
Scioperi nel
mirino: si parte dai trasporti
di Sara Farolfi
su Il Manifesto del 26/02/2009
Un attacco in grande stile al
diritto di sciopero. A fare da apripista, i «servizi pubblici essenziali»,
dove il governo vuole sperimentare la sterilizzazione di un diritto
sancito dalla Costituzione, con la scusa di difenderne un altro, quello
alla libera circolazione. Proclamare uno sciopero nel settore del
trasporto pubblico sarà sempre più complicato, impossibile forse per i
sindacati minoritari; superato eventualmente lo scoglio, ogni singolo
lavoratore dovrà comunicare in anticipo la propria adesione (con quali
conseguenze in termini di «dissuasione» da parte dell'azienda di turno,
non è difficile immaginare); fino alla farsa dello «sciopero virtuale»,
che in alcuni settori rischia di diventare obbligatorio. Lo sciopero che,
non per caso, tutte le aziende vorrebbero.
Il disegno di legge «per la regolamentazione del diritto di sciopero»
arriva domani all'esame dei ministri. «Non c'è nulla di definitivo e
comunque si parla solo del settore dei trasporti», si sgolano dallo staff
del ministro del lavoro Maurizio Sacconi. Forse per rassicurare le voci
appena appena critiche che ieri si sono levate persino da Cisl e Uil,
perplesse solo sull'adesione preventiva. La Cgil, che pure aveva
dichiarato disponibilità a discutere di una regolamentazione, sente puzza
di bruciato: «Il governo non impedisca la manifestazione del dissenso».
Anche perchè, guarda caso, l'attacco al diritto di sciopero arriva
proprio all'indomani dell'intesa sulle regole della contrattazione,
raggiunta senza la firma del sindacato maggiormente rappresentativo.
E veniamo al merito. Potranno proclamare uno sciopero nei trasporti
pubblici solo le organizzazioni sindacali «complessivamente»
rappresentative di oltre il 50 per cento dei lavoratori. Se tale soglia
non sarà raggiunta, sarà obbligatorio «un referendum consultivo
preventivo» tra i lavoratori. Per le organizzazioni 'minoritarie', in
altre parole, proclamare un'astensione dal lavoro sarà quasi impossibile.
Per non dire del fatto che lo sciopero è, costituzionalmente, un diritto
individuale prima ancora che un esercizio collettivo. Obbligatoria sarà
anche «la dichiarazione preventiva di adesione» del singolo lavoratore.
Così che nella migliore delle ipotesi l'azienda possa tranquillamente
variare i turni di lavoro e coprire le assenze, nella peggiore
'dissuadere' (certa del successo) il lavoratore dall'astensione. Fabrizio
Solari (Cgil) parla di «uno strumento di coercizione delle libertà
individuali». Ma la ciliegina è l'obbligatorietà dello «sciopero
virtuale» che potrebbe arrivare per alcune categorie professionali,
quelle dove l'astensione dal lavoro coincide con l'impossibilità di
erogazione del servizio. La protesta virtuale funziona così: i sindacati
proclamano lo sciopero, il lavoratore lavora ma non viene retribuito,
mentre per l'azienda è prevista una sanzione economica. Un istituto che
nei fatti non esiste, spiega Solari (Cgil), perchè quasi mai si riesce a
trovare l'accordo su quanto debbano pesare le sanzioni per l'azienda, «ed
è chiaro che se il servizio non viene interrotto e la sanzione è lieve,
di scioperi virtuali te ne fanno fare quanti ne vuoi...».
Ma non è tutto, perchè il governo sarà delegato anche alla revisione
delle sanzioni, «con specifico riferimento al fenomeno degli scioperi
spontanei». E ancora: nel progetto di Sacconi, la cosiddetta «Commissione
di garanzia sugli scioperi» dovrebbe diventare una sorta di ufficio
governativo «con funzioni anche di natura arbitrale e conciliativa, anche
obbligatorie o su richiesta delle parti»: che significa che un organismo
che dovrebbe essere di garanzia, e dunque terzo, rischia di essere messo
alle dipendenze del ministro lavoro di turno, con in più il potere di
dirimere un'eventuale controversia tra le parti (azienda e lavoratori).
Infine, un primo allargamento fuori dal perimetro del trasporto pubblico:
laddove si vietano forme di protesta o sciopero lesive del diritto alla
mobilità e alla libera circolazione, «anche attraverso l'individuazione,
nei contratti collettivi relativi a servizi non essenziali, di specifiche
procedure per la proclamazione». Con esplicito riferimento a tutte quelle
proteste arrivate sui binari di una stazione, o sul ciglio di una strada.
«Tocca ricordare - conclude Solari - che la legge attualmente in vigore
è la più severa d'Europa ed è anche una legge osservata visto che le
contestazioni della Commissione di garanzia non vanno oltre lo 0,7% degli
scioperi proclamati». «Su temi così delicati, il governo dovrebbe
concertare di più», dice l'ex ministro del lavoro Cesare Damiano.
L'extraparlamentare Claudio Fava (Sinistra democratica) parla di una «scorciatoia
autoritaria per ridurre i diritti dei lavoratori». Mentre, al solito, i
toni più accesi arrivano dall'Idv: «Giusto pensare alo sciopero
virtuale, perchè siamo in una democrazia virtuale».
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