“1 marzo senza di noi”: a
Brescia vero sciopero. Bloccate 50 fabbriche
Scuole
vuote, negozi chiusi. Coloratissimo corteo nella città con il 20% di
migranti
Brescia - nostra inviata
Oltre cinquanta fabbriche chiuse per lo sciopero, il 90% dei negozi
stranieri con le serrande abbassate, scuole vuote, diecimila migranti a
Piazza della Loggia per protestare, pacificamente, contro il razzismo e
le politiche vessatorie del governo.
Brescia non delude. Anzi. E’ l’unica città italiana dove il 1 marzo
è stato accompagnato massicciamente dallo sciopero dei lavoratori
migranti e italiani, e non solo: gli stranieri hanno promosso
l’astensione dagli acquisti e, molti, hanno preferito non mandare a
scuola i bambini. Non è un caso: la comunità straniera bresciana è
una delle più antiche e organizzate d’Italia. In città gli immigrati
sono ormai il 20% della popolazione. I primi sono arrivati venticinque
anni fa, ora le scuole sono popolate dai loro figli che parlano in
bresciano stretto ma per legge non possono ottenere la cittadinanza
italiana prima dei diciotto anni. Peggio: rischiano di perdere, oltre al
lavoro, anche il permesso di soggiorno e dunque il diritto di risiedere
nell’unico Paese che conoscono, l’Italia.
Mettici poi le decine di ordinanze razziste di Brescia e provincia,
l’ultima a Villa Carcina dove il sindaco leghista vorrebbe controllare
i documenti ai migranti che tornano in autobus verso la Val Trompia. Così,
per beccare il clandestino. Perché non esiste soltanto Coccaglio con
l’operazione White Christmas. Nei mesi scorsi Trenzano propose di
obbligare gli stranieri a parlare italiano. Anche fra di loro. Tutte
ordinanze impugnate dalla Cgil e bocciate dal Tar. Come il bonus bebé
ideato dalla giunta di centrodestra, a Brescia, e che escludeva i
bambini nati dagli stranieri. Cassato anche quello. Senza contare le
lungaggini per il rinnovo dei documenti. «Ho fatto la richiesta nel
marzo 2009, non ho ancora ricevuto notizie dalla questura e l’anagrafe
mi richiede il permesso in originale per concedermi la residenza»,
commenta una signora indonesiana con la bimba nel passeggino e un
palloncino giallo al polso, simbolo dell’iniziativa.
Ma è il clima che è cambiato. «Stiamo peggio di prima», riassume
Iqbal Mazhar, leader della comunità pakistana, la più numerosa nel
capoluogo: «Troviamo difficoltà ad ottenere spazi per la preghiera, il
Comune mette sempre i bastoni tra le ruote. Per loro l’integrazione
significa abbandonare l’Islam». Sul palco allestito a Piazza della
Loggia, sotto un sole primaverile, un gruppo di ragazzi pakistani
vestiti come tutti gli adolescenti di questo mondo partecipa con urla e
applausi. «Siamo la squadra di cricket, il sindaco ci vieta un campo
dove allenarci», dicono. Tra loro una giovane promessa, gioca nella
nazionale: «Se proviamo a giocare ci fanno una multa da 130 euro».
Sono tanti i giovani della seconda generazione che hanno deciso di
saltare la scuola, spesso incoraggiati da insegnanti solidali, per
partecipare al coloratissimo corteo. Raccontano episodi di razzismo, e
sono stanchi. «Perché nelle partite di calcio noi neri dobbiamo sempre
rimanere in panchina? E perché quando c’è crisi il padrone lascia
sempre a casa mio padre, unico straniero in ditta?», si lamenta Abdul,
alunno dell’istituto professionale Moretto, oltre il 50% di studenti
stranieri con punte del 90% nelle prime classi. Se l’integrazione
comincia sui banchi di scuola, il Moretto fa sicuramente la sua parte
organizzando tornei di calcio, cortometraggi multietnici e assaggi di
pietanze dei diversi Paesi per facilitare la conoscenza delle diverse
culture. Il risultato viene dalle parole di Khalid, diciottenne di
origine marocchina, anche lui studente dell’istituto: «Da cinque anni
ho un compagno di banco leghista. Andiamo d’accordissimo».
La giunta comunale, dopo aver chiuso lo sportello immigrati alla fine
del 2008, prese di mira anche il Moretto facendo saltare il corso di
arabo che doveva tenersi nei locali della scuola. E i giovani della Lega
Nord vennero un giorno davanti ai cancelli per distribuire volantini
contro l’esperienza multietnica colpevole, a loro dire, di uccidere la
cultura padana. «Ma noi invitiamo anche poeti dialettali bresciani»
precisa Antonio Viceconte, professore di religione e responsabile
dell’accoglienza degli studenti stranieri
Tutto è peggiorato con l’arrivo della crisi. Numerose famiglie
straniere – ma anche italiane – hanno ricevuto lo sfratto per
morosità perché andare in cassintegrazione significa guadagnare 7-800
euro ed è impossibile farcela. Poi l’incubo della clandestinità e
dell’espulsione. Dal palco si succedono gli interventi dei delegati
Fiom stranieri che hanno voluto fortemente lo sciopero, ottenendo una
copertura da parte della Cgil (Cisl e Uil si sono dichiarate contrarie).
Lanciano parole forti e disperate all’indirizzo del governo. Un leader
della comunità senegalese racconta scandalizzato il caso di una
connazionale che, a causa di un aborto spontaneo, ha perduto la
possibilità di usufruire del permesso di soggiorno di sei mesi
accordato alle donne incinta. «Ha bisogno di cure ma non può andare
dal medico» urla al microfono: «Non c’è umanità, di questo passo
diventeremo tutti clandestini».
La piazza è gremita, decine e decine di nazionalità diverse, donne
velate e ragazze musulmane col rossetto lucido, sikh con il turbante
tradizionale e la famiglia al completo, africani con gli occhiali da
sole, pakistani con bambini al seguito, vanno tutti in visibilio quando
una bambina di origine pakistana, lunga treccia nera e voce angelica,
prende la parola per leggere una lettera agli italiani razzisti sotto
gli occhi del padre che quasi sviene dall’emozione: «Anche gli
italiani erano migranti», dice Sarma. Poi tocca a Ibrahim Njane,
sindacalista, ricordare che gli stranieri producono l’11% del Pil
italiano. «Se gli stranieri incrociassero davvero le braccia,
l’Italia affonderebbe», sono le parole pronunciate con orgoglio. «Se
lo sciopero delle aziende ha funzionato dobbiamo ringraziare le rsu
straniere», commenta Driss Enniya, responsabile dell’ufficio
immigrati della Cgil: «Da anni attendevano una iniziativa di questo
tipo». Il 73% delle imprese bresciane impiega lavoratori di origine
straniera, ma soltanto quelle a forte componente migrante hanno deciso
di scioperare spesso dopo un braccio di ferro col sindacato. L’Iveco e
la Beretta, per esempio, sono rimaste fuori dell’iniziativa. E non
sono pochi i lavoratori italiani che, per solidarietà, hanno scioperato
con gli operai stranieri. Soddisfatto il comitato 1 marzo, composto
dalle associazioni migranti e antirazziste di Brescia e provincia: al
razzismo «c’è un antidoto: la mobilitazione dei migranti dal basso e
in prima persona». Senza delegare. Che la mobilitazione bresciana fosse
necessaria lo dimostra il commento del vicesindaco leghista Fabio Rolfi:
“sciopero etnico” contro “presunti comportamenti razzisti”,
organizzato da migranti che evidentemente «vogliono la cittadinanza
dopo pochi mesi per potere comandare a casa nostra».
Laura Eduati
in data:02/03/2010
3 marzo
Cronaca di Torino- la stampa(Del 3/3/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag.
58)
NEW CO COT Futuro nero nell’azienda tessile nata a inizio
’800
PEROSA ARGENTINA
Arrivano segnali sempre più preoccupanti sul futuro dei 190 dipendenti
della manifattura «New Co Cot» di Perosa Argentina. A giugno, infatti, al
termine di un lungo periodo di cassa integrazione, l’azienda potrebbe
chiudere definitivamente. Un duro colpo per questa impresa specializzata in
filati e nata negli anni della rivoluzione industriale inglese. Ovviamente
preoccupati operai, sindacati e amministratori locali. Il sindaco del paese,
Renzo Furlan, dice: « I vertici della società avevano chiesto alla Regione
di acquistare l’immobile: un bene il cui valore è stato stimato dal
perito del tribunale in 7 milioni d’euro. Gli uffici regionali competenti,
però, sono stati chiarissimi: non c’è la benché minima intenzione di
farsi carico di questo stabilimento». All’ingegnere Leopoldo Varati, che
ha affittato il ramo d’azienda, i conti proprio non quadrano. «I 60.000
euro d’affitto richiesti dal liquidatore della manifattura di Legnano
incidono pesantemente sul bilancio - spiega Giuseppe Graziano della Uilta -
Giovedì 11 avremo un incontro all’Unione industriale, per la
presentazione del piano aziendale: lì’ si capirà davvero che cosa sta
per accadere in quella fabbrica». E ancora: «Noi non chiediamo alla
Regione di diventare un’ impresa immobiliare, ma una mano la potrebbe dare
per davvero».
L. GIA.
Edizione del 3 marzo 2010- eco del chisone
La Fondazione stanzia 260.000 euro Crisi in Val Chisone interviene il SanPaolo
Una buona nuova in un mare di brutte notizie
per il mondo del lavoro in Val Chisone. Mentre peggiora la già grave
situazione dell'ex-Manifattura di Perosa (in questi giorni il sindaco
del piccolo Comune ha lanciato l'ennesimo allarme su una possibile
chiusura del sito produttivo) e si seguono con apprensione le vicende
della Sachs di Villar Perosa, lunedì si è avuta notizia della
decisione della Fondazione SanPaolo di destinare 260.000 euro per
azioni di ricollocazione di lavoratori in Val Chisone. L'iniziativa
presa in accordo con Provincia, Regione, Comunità montana e sindacati
Cisl e Cgil prevede un intervento diretto in primo luogo ai lavoratori
licenziati dalla ex-Stabilus di Villar Perosa, ma è prevista
l'estensione ad altri lavoratori in difficoltà della valle. Maranetto e Lussana
art.18 kaputt
(AGI) - Bologna, 3 mar. - "Il ddl sull'articolo 18 opera una
vera e propria controriforma delle basi del diritto di lavoro
italiano": lo ha detto il segretario generale della Cgil,
Guglielmo Epifani, a margine del congresso bolognese della Cgil. Per
Epifani, il ddl porterebbe sostanzialmente ad una "forma di
arbitrato obbligatorio che farebbe saltare le forme tradizionali di
tutela contrattuale e della liberta' dei lavoratori di potere adire a
queste scelte. In questo modo naturalmente - ha detto ancora Epifani -
si rende il lavoratore piu' debole, se lo si fa addirittura al momento
del suo ingresso nel lavoro, lo si segna per tutta la vita. Per questo
- ha concluso il segretario generale della Cgil - siamo contro questo
principio, questo criterio e speriamo che non venga approvato. In ogni
caso faremo ricorso se ci sono le condizioni di legittimita'
costituzionale". (AGI) . il
testo
4
marzo
631/alp
: PRECIPITA LA SITUAZIONE DELLA NEW COCOT:
Dopo
il fallimento dell'incontro in Regione per la mancanza degli assessori
che ci hanno convocati, slitta ulteriormente l'incontro dal 5 all'11
marzo con l'azienda. Intanto la Regione fa sapere che secondo le sue
valutazioni il prezzo dello stabilimento dovrebbe essere intorno ai 5
milioni e quindi non ci sonole
condizioni per un suo intervento.
E' giunto il tempo di mobilitarci sia nei
confronti della New Cocot perche' non si può pretendere di fare gli
imprenditori con i soldi degli altri e nei confronti della Regione che
deve mantenere quello che ha ufficialmente detto nella riunione di
ottobre 2009, che a fronte di un piano industriale ci sono dei fondi a
disposizione.
Ora la parola
passa alle lavoratrici e ai lavoratori: FACCIAMOCI SENTIRE nei
confronti della New Cocot, della Regione, delle istituzioni locali, se
vogliamo conservare il lavoro. Come abbiamo detto nell'assemblea di
Perosa ognuno deve fare la sua parte ma i lavoratori in prima persona,
senza scuse o tentennamenti.
Giovedì 11 è la
prima occasione per farci sentire a Torino dove ci sarà l'incontro
con la New Cocot che presenterà il piano industriale che potrebbe
anche essere molto pesante dalle voci che circolano.Per queste ragioni
dovremo coinvolgere i Sindaci e la Comunità Montana ad essere
presenti a Torino..
Per fare il punto sulla
situazione e preparare questa iniziativa ci sarà un incontro in
Comunità Montana Martedì 9 marzo ore 14,30 partecipiamo.
5
marzo
PENSIERI IN PIAZZA e il CENTRO CULTURALE
CANTALUPA
In
collaborazione con L’Eco
del Chisone e L’Eco Mese
Vi
invitano
Venerdì 5
Marzo 2010alle ore 21
Teatro
Silvia Coassolo - Via Roma 18, Cantalupa
Proiezione
in anteprima del documentario
LA VITA E’ UN LAVORO di
Andrea Fenoglio e Diego Mometti
Testimonianze
sul lavoro delle donne nell’agricoltura sostenibile del pinerolese
Sono
presenti:
Andrea Fenoglio
e Diego Mometti
Sabina Baral - Saggista
Angelo Tartaglia
- Assessore Cultura Cantalupa
Valeria Demonte
- imprenditrice agricola di Cantalupa
Daniela Bruno - Responsabile Donne Impresa - Coldiretti
Torino
Lodovico Actis Perinetto
- Presidente Provinciale
Confederazione
Italiana Agricoltori
Riccardo Chiabrando–
Presidente Provinciale Coldiretti
Paolo Pivaro - Assessore Cultura Pinerolo
Pier Giovanni Trossero
- Direttore Eco del Chisone
Alma Rambaud - UGF Assicurazioni - Divisione Unipol Pinerolo
Il video “La vita è un
lavoro” fa parte di una più ampia ricerca sull’agricoltura,
l’ecologia e le prospettive di futuro ad esse connesse nel territorio del
Pinerolese e delle valli circostanti, ed esplora il lavoro agricolo
femminile in questi luoghi. Nel film 8donne, partendo dalle proprie esperienze personali, affrontano con
concretezza una riflessione sul ruolo della donna in agricoltura, sulla
crescente promiscuità tra città e mondo rurale, su pratiche politiche ed
economiche che ridefiniscono il territorio. I momenti riflessivi di queste
donne e i loro gesti quotidiani, pensiero pratico e pratica di un pensiero,
compongono un'unica esperienza, la vita.
INGRESSO
LIBERO - Informazioni Ass. Centro Culturale Cantalupa,
Puniti in 44: i reati quasi tutti prescritti, ma gli
imputati dovranno risarcire le vittime. Lo Stato dovrà tirar fuori circa
dieci milioni di euro. Ribaltata la sentenza di primo grado: allora le
condanne furono solo 15 di MASSIMO CALANDRI
La
"nonna" dei movimenti antagonisti degli Usa non si decide a morire
del tutto, entra
addirittura nell’epica. Buon segno. Significa che persino negli Stati
Uniti non tutto è perduto.
Da dieci giorni un gruppo di dipendenti della Vylnis di
Porto Torres si è auto-esiliato. Migliaia di contatti per la loro
iniziativa su Facebook. La bacheca è diventata una piazza di discussione
politica
Sei mesi in più di cig ordinaria. Accordo bipartisan in Parlamento
Sei mesi in più di cassa integrazione ordinaria: è quanto prevede
un emendamento approvato in commissione Lavoro con un sì bipartisan.
La norma è a firma del relatore Giuliano Cazzola e modifica il testo
base sugli ammortizzatori sociali, che unifica diverse proposte di
legge, ed ha ottenuto il consenso del Pdl, della Lega e del Pd. L'Idv e
l'Udc erano assenti. Lo riferisce lo stesso Cazzola.
La misura approvata è in via sperimentale e riguarda il biennio
2010-2011 e fa sì che il trattamento di cassa integrazione guadagni
possa essere corrisposto per un periodo massimo complessivo di 78
settimane. Attualmente il tetto è di 52 settimane. In pratica si passa
da un anno ad un anno e mezzo di Cig ordinaria.
Noi operai che dovremmo fare? Salti di gioia? E perche' ?
Se borghesi di destra e di sinistra di comune accordo prolungano di 6 mesi la cassa
integrazione ci saranno dei motivi.
- I padroni sanno che i licenziamenti aumenteranno
- Con la cassa integrazione vogliono addormentarci e risparmiare (non sono i padroni
che pagano la cassa)
- Se dopo 18 mesi il capitalismo non si e' ripreso licenziamenti
Noi operai cosa ci guadagnamo?
- Dobbiamo vivere con 700 euro al mese
- in 18 mesi perdiamo circa 8000 euro di salario
Noi operai facciamo una proposta
- La cassa integrazione deve essere per tutti di almeno 1000 euro al mese
- I premi di produzione il padrone deve pagarli
Queste sono le nostre condizioni (oc)
Lavoratori sfruttati, sospesa
produzione mascotte Mondiali
Tredici ore di turno per una paga di 2 euro al giorno: così erano
impiegati gli operai della fabbrica cinese che produce 'Zakumi', il
pupazzo simbolo di Sudafrica 2010. Bloccata la creazione di oltre 2
milioni di pezzi. Polemiche e reazioni indignate nel paese africano
JOHANNESBURG - Impiegavano lavoratori con turni di 13
ore, a una paga di 2 euro al giorno: per questo in Cina è stata
sospesa la produzione della mascotte dei prossimi Mondiali
sudafricani. La 'Shanghai Fashion Plastic Products & Gifts' è la
fabbrica cinese incaricata di produrre il pupazzo 'Zakumi', mascotte
dei Mondiali di calcio in Sudafrica: a decretare lo stop alla
creazione di oltre 2 milioni e 300 mila pupazzi è stata la 'Global
Brands Group', compagnia con sede a Singapore e detentrice dei diritti
per la produzione del merchandising ufficiale della Coppa del Mondo,
la quale aveva subapaltato alla ditta cinese la fabbricazione delle
mascotte.
In seguito ad un'ispezione eseguita dalla compagnia di Singapore, è
emerso che gli operai cinesi venivano pagati 2 euro al giorno e
costretti a sostenere turni di lavoro di oltre 13 ore. L'eco della
notizia è subito arrivata in Sudafrica, dove i sindacati hanno
chiesto perché la produzione della mascotte non sia stata affidata a
una ditta del loro stesso paese. (
09 marzo 2010
)
10 marzo
«Il lavoro banco di prova della
svolta autoritaria»
di Francesco Piccioni
su il manifesto del 09/03/2010
Intervista a Gianni Rinaldini,
segretario della Fiom
Venerdì ci sarà uno sciopero
generale indetto dalla Cgil. Il più grande sindacato italiano arriva da
solo a questa scadenza, visto che Cisl e Uil (per restare al campo storico
confederale) hanno scelto l'invito alla «complicità» nelle relazioni
industriali rivolto loro dal governo (e dal ministro Maurizio Sacconi in
primis). La piattaforma, decisa alcune settimane fa, parlava di «fisco,
lavoro, immigrazione». Sul tema abbiamo intervistato, nei giorni scorsi,
la segretaria confederale Susanna Camusso, candidata a succedere a
Guglielmo Epifani nel ruolo di segretario generale. Inevitabilmente, però,
l'accelerazione di eventi degli ultimi giorni porta al centro di questa
iniziativa anche l'attacco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e
la difesa della democrazia. Ne parliamo con Gianni Rinaldini, segretario
generale della Fiom Cgil, ed esponente di rilievo della mozione «La Cgil
che vogliamo», uscita in minoranza dal voto delle varie assemblee (tra
luoghi di lavoro e pensionati).
La piattaforma dello sciopero, visto quello che sta succedendo, va estesa?
La scadenza del 12 non può che mettere al centro la questione del lavoro,
intesa da un lato come diritti - come l'articolo 18 - e nello stesso tempo
come lotta alla precarietà. Perché il disegno di governo e Confindustria
mi sembra del tutto esplicito. L'operazione sull'articolo 18 arriva dopo
diversi interventi miranti a smantellare tutte le tutele; e dopo aver
introdotto altre due tipologie di lavoro precario (il lavoro a chiamata e
quello in affitto). Mettendo tutto insieme, mi pare che il governo stia
utilizzando la crisi per ridisegnare l'assetto sociale del paese,
prefigurando un precariato di massa e l'assenza di tutele. Sostituite da
arbitrato, conciliazione, ecc. Dove il lavoratore è solo e indifeso.
Articolo 18 e arbitrato. Perché non c'è stata nessuna iniziativa
visibile, prima?
Ci sono stati evidenti limiti da parte nostra. Anche se il sindacato è
stato l'unico soggetto ad avere in qualche modo visto il problema. Ma non
c'è dubbio che c'è stata una sottovalutazione e che ora va ripresa
l'iniziativa. A partire dallo sciopero del 12 - che non può essere una
tantum o di testimonianza - va aperta una vertenza vera con governo e
Confindustria. Siamo di fronte a un processo che non si può non vedere.
Così come è evidente che con Cisl e Uil siamo di fronte a divergenze
strategiche; e che parlare di unità in questa fase non è nell'ordine
delle cose. Bisogna prendere atto che c'è un pluralismo sindacale e che
vanno definite le regole democratiche che ne tengano conto.
Non basta il ricorso alla Corte costituzionale?
Il ricorso alla Consulta va bene. Ma non può essere l'unica iniziativa, né
sul piano legislativo né su quello del rapporto con i lavoratori. Non è
pensabile che su percorso conciliativo e arbitrato si faccia la solita
storia della «riduzione del danno». Perché la legge che hanno approvato
è chiarissima: o fate un accordo tra le parti entro un anno, oppure si
applicano quelle regole.
Il congresso della Cgil è già formalmente chiuso, dopo il voto?
La discussione congressuale parte da un voto da cui non si può
prescindere. C'è la questione aperta della credibilità del voto in ampie
zone del paese. E il congresso non potrà non affrontare le questioni che
riguardano la vita interna e la democratizzazione della Cgil. Così come
su molte altre questioni. Con quello che sta succedendo in questi giorni,
anche quale deve essere la risposta del sindacato non potrà non essere
oggetto di discussione. Stanno smantellando tutte le tutele, pezzo per
pezzo; un attacco che abbiamo respinto nel 2002, ma che ora sta passando.
Questo è il fatto.
I rischi per la democrazia: entrano anch'essi nella giornata del 12?
Penso che sia una questione che ci deve entrare con forza. L'attacco
all'articolo 18 resta una delle questioni prioritarie da cui partire. Ma
c'è un rapporto assolutamente evidente tra quello che succede a livello
sindacale e la torsione autoritaria a livello politico generale. E' in
azione un'idea di società assolutamente autoritaria. Ai lavoratori
impediscono già ora di votare i propri contratti. Sarebbe bene che le
diverse questioni e le diverse sensibilità trovassero la capacità di
ascolto reciproco, di tessitura di valori comuni. Non si salva la
democrazia sacrificando i lavoratori. Penso che ci sia stata una
sottovalutazione, da parte della politica, di quel che sta succedendo nel
mondo del lavoro. Articolo 18 e diritto di voto sul contratto sono
questioni di democrazia. Non è una questione solo sindacale. Anche questo
richiama l'involuzione autoritaria del paese. E in qualche modo l'ha
preparata.
INVITO
Mercoledì 10 marzo ore 21
Circo Arci Stranamore - via Bignone
89 Pinerolo
Proiezione del film/documentario
Flow. Per amore dell'acqua
Film sull’acqua o meglio: sul
nostro pianeta, grande corpo filtrante che da milioni di anni ha preservato,
utilizzato, riciclato, purificato acqua. Ma noi negli ultimi
cinquant’anni, sporcando e rendendo inutilizzabili ogni giorno miliardi di
metri cubi d’acqua, siamo riusciti ad avvelenare le falde, uccidere i
fiumi, inaridire il mare.
Manca l’acqua, mancherà sempre di più.
Già oggi sono milioni gli esseri umani che non hanno accesso ad alcuna
fonte di acqua potabile e saranno sempre di più e si batteranno e faranno
guerre per avere l’acqua.
Flow ha raccolto dati, ascoltato testimonianze, cercato storie per comporre
un quadro completo di quello che gli esperti chiamano “21st Century’s
global water crisis”.
Ci sono i grandi cartelli mondiali dell’acqua, che mirano a una
privatizzazione globale delle risorse idriche, ci sono gli scienziati che
spiegano perché stiamo raggiungendo il punto di non ritorno, ci sono gli
attivisti che lottano contro le multinazionali, c’è la (nostra)
quotidiana stupidità di comprare acqua in bottiglia meno pura e meno sana
di quella che esce dai nostri rubinetti. E, come ha calcolato uno studio
voluto dalle Nazioni Unite, “meno della metà di quanto il mondo spende
per comprare acqua in bottiglia, basterebbe per dare acqua pulita a tutta
l’umanità”.
Su tutto questo la poesia limpida e stillante dell’elemento da cui tutto
trae vita.
Autore
La regista Irena Salina è nata in Francia e ha cominciato a lavorare come
giornalista a quindici anni in una radio privata di Parigi. Emigrata in
Usa, ha lavorato alla produzione di numerosi film, prima di passare alla
regia. Il suo primo film Ghost Bird: The Life and Art of Judith Deim
(2000) racconta la straordinaria vita dell’artista Judith Deim
--
Il gruppo 17 luglio si incontra presso l'Arci di Pinerolo. Prende il suo
nome della data di costituzione:17 luglio 2007. Si occupa di decrescita,
sostenibilità e diritti.
L'iniziativa su lavoro, fisco e immigrazione. Per
bus e metro, gli orari della protesta variano da città a città; 4 ore
il blocco in porti ed aeroporti. Due i cortei a Roma, uno al ministero
dell'Istruzione
La pedofilia del clero
di Enzo Mazzi
La pedofilia del clero è un fenomeno antico, come del resto la
pedofilia intra-familiare. Se oggi emerge e fa scandalo non è
necessariamente perché tale fenomeno si sia aggravato ma perché le
vittime e i loro genitori hanno il coraggio di denunciare gli abusi. Si
conferma ancora una volta il paradigma storico che da sempre anima i
movimenti dal basso, le comunità di base e questo stesso giornale: la
salvezza del mondo viene dalla forza delle vittime.
E’ grazie a loro, alle vittime coraggiose, che finalmente si è
rivelata la fallibilità, reale umana, dell’ “infallibile” supremo
pontefice, il quale ha dovuto scusarsi, in qualche modo e mai
abbastanza, firmando una lettera che riconosce la necessità di cambiare
strada. E’ grazie a loro che molti vescovi, maestri, padri e dottori,
hanno dovuto chinare il capo, perfino dimettersi e imparare a tornare
uomini fragili scendendo dal piedistallo della sacralità. E’ grazie a
loro che la Chiesa cattolica tutta, la quale si autodefinisce
“indefettibile”, ha mostrato il suo volto intimo più vero, di realtà
defettibile, precaria, umana, ispirata dal messaggio e dalla
testimonianza di un uomo che ha detto “se il seme non muore non porta
frutto”.
La pedofilia è un crimine e quella dei preti lo è a un livello di
gravità e pericolosità particolarmente pesante. Il “sacro”, cose
sacre, persone sacre, luoghi e tempi sacri, proprio in quanto realtà
separata tende ad annullare la sacralità dell’esistenza normale,
esclude la sacralità del tutto e quindi è implicitamente e
intrinsecamente fonte di violenza. Ma se il sacro si rende responsabile
di esplicite forme di violenza, come nella pedofilia dei preti, allora
la violenza esplicita e quella implicita, strutturale, si potenziano
reciprocamente.
Gli episodi di pedofilia che stanno emergendo in tutto il mondo
evidenziano contraddizioni e deficienze strutturali dell’istituzione
Chiesa. E’ fuorviante scaricare tutto e solo sul colpevole di turno.
Ognuno è responsabile delle proprie azioni e ne deve rispondere verso
le vittime e verso la giustizia; ma la responsabilità individuale non
assolve affatto le responsabilità dell’istituzione.
Vari analisti del fenomeno della pedofilia nella Chiesa e lo stesso
Benedetto XVI arrivano a parlare di tolleranza zero, utilizzando
acriticamente il linguaggio della destra estrema, ma si guadano bene dal
cercarne le radici nella struttura istituzionale ecclesiastica. Sarebbe
invece proprio lì, nella struttura del sacro che andrebbe applicata la
tolleranza zero.
E’ nota ormai la relazione che c’è fra il sesso e il potere. Già
per i Greci ed i Romani il fallo era simbolo di potere. Nell’antica
Roma, non di rado le dimensioni e la forma del pene agevolavano la
carriera politica e militare. Tutto ciò che si erige sembra essere un
riferimento fallico. Gli obelischi, i campanili, le torri, il bastone
del comando, lo scettro regale, il pastorale, la stessa mitria vescovile
che cosa sono se non simboli fallici? Non a caso nella Chiesa il potere
è riservato rigidamente a chi possiede il sesso maschile e negato in
assoluto alla donna.
La pedofilia è interna a questo rapporto fra sesso e potere. Chi
cerca il bambino o la bambina per soddisfare l’appetito sessuale lo fa
per esprimere la propria sete di dominio verso una creatura fragile.
E’ la sete di dominio la radice più profonda della pedofilia. Per cui
combattere la pedofilia senza porre la scure alla radice non dico che è
inutile ma certo è insufficiente. Ed è la sete di dominio che andrebbe
sradicata dalla struttura del sacro.
Fa ancora parte di una pastorale “normale”, che avrebbe dovuto
essere superata nel dopoconcilio ma non lo è affatto, il
condizionamento di coscienze infantili attraverso l’imposizione di
sensi di colpa che s’insinuano nel profondo e si trascinano
inconsapevolmente per tutta la vita. Per non parlare degli
indottrinamenti di un certo modo di fare catechesi e di insegnare
religione nelle scuole, che è ancora purtroppo largamente
maggioritario. Il Compendio del Catechismo pubblicato di recente dal
Vaticano, a domande e risposte preconfezionate, da cui non emerge
nemmeno un minimo di senso di ricerca, di autonomia, di coscienza
critica, non è esso stesso un invito all’indottrinamento? Come una
madre possessiva, sembra che Madre Chiesa voglia mantenere in una
perenne condizione infantile i suoi figli, tanto li ama. Se non
rischiasse di essere male interpretato, verrebbe voglia di chiamare
tutto questo “pedofilia strutturale” della Chiesa, nel senso appunto
di amore verso gli uomini e donne perennemente bambini. E la
sacralizzazione del potere ecclesiastico, la teologia e la pastorale del
disprezzo verso il corpo, il sesso e il piacere, la condanna di ogni
forma di rapporto fra sessi che non sia consacrato dal matrimonio, non
è tutto questo dominio violento?
C’è in questo momento la tendenza a puntare sulla concessione del
matrimonio ai preti rendendo il celibato una scelta facoltativa e non
definitiva. Ma è il sacerdozio in sé come casta sacrale detentrice di
un potere derivante direttamente da Dio da porre in discussione.
E’ tempo che si crei un grande movimento per restituire al
cristianesimo il senso della liberazione dal sacro, in quanto realtà
separata, liberazione non solo dalle oppressioni economiche e politiche,
ma anche psicologiche, etiche-morali, simboliche. Forse non sparirà la
pedofilia ma certo verrà colpita a fondo e non solo quella dei preti.
Fonte Il Manifesto
12 marzo
Immigrati
la difesa delle frontiere e la
sicurezza sono diventate più importanti della tutela dei minori. Con una
sentenza che smentisce un recentissimo orientamento, la Cassazione infatti
ha stabilito l'espulsione dei «clandestini» anche se i figli vanno
ancora a scuola. Inoltre non varrà più la salvaguardia dello sviluppo
psicofisico sano per mantenere un genitore in famiglia, piuttosto prevarrà
solo il principio che si potrà ottenere la permanenza in Italia «per
gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se
determinati da una situazione di emergenza»
Dalla Corte stop alle critiche di
"genere". Per i magistrati sono "lesive della dignità
della persona e si pagano con la condanna penale ed il risarcimento dei
danni". La sentenza riguardava la condanna di un giornalista e un
sindacalista per le critiche alla direttrice del carcere di Arienzo
(Caserta)
Trovato l'accordo con i diecimila lavoratori che avevano fatto causa
dopo aver lavorato nel cratere provocato dal crollo delle Torri Gemelle.
Maxi-rimborso da 657 milioni di dollari.
NEW CO COT
11 incontro
unione industriale
Alla
Manifattura New Co Cot di Perosalavorano
il cotone 190 donne e uomini. 90 fanno la rotazione in CIG . L’azienda
tribola per comperare la materia prima.La Banca San Paolo pur avendo il
30% delle azioni non fornisce i capitali. L’11 marzo c’è stato un
incontro alla Unione Industriale, l’azienda aspetta il rinnovo
dell’amministrazione regionale per battere cassa, per ridurre il costo
dell’affitto degli immobili. Sostiene di avere bisogno di soli 100
operai, è quindi interessata alla CIG in deroga, ma se un
mese dopo il rinnovo dell’amministrazione regionale non ci sono novità
può chiedere la cessazione delle attività. Oggi assemblee. Prossimo
incontro il 16 aprile.
12 assemblee
Le assemblee
decidono per il aprile 8 ore di sciopero con manifestazione a Torino-
preparata da altre iniziative
Cronaca di Torino(Del 13/3/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag.
67)
NONE IERI L’ENNESIMA PROTESTA DAVANTI ALLA FABBRICA.
LUNEDI’ VERTICE IN REGIONE Pasqua amara alla Streglio a un passo dal fallimento Ma Borsci chiede tempo per concludere una trattativa
Allo stabilimento della Streglio a None - che oggi conta 50 addetti -, ieri
si è concentrata la protesta dei lavoratori del Pinerolese, nell’ambito
dello sciopero generale della Cgil. Bandiere e striscioni sulla ex statale
23, per bloccare il traffico e deviarlo, così da costringere le macchine a
passare proprio sul piazzale dell’antica fabbrica di cioccolato. Questa la
protesta per la strada, davanti ai cancelli, secondo atto di una situazione
sull’orlo del baratro. Appena due giorni fa nel tribunale di Pinerolo, su
istanza di un creditore ma anche del pubblico ministero, Ciro Santoriello,
si sono esaminate due richieste di fallimento. Ma uno spiraglio c’è
ancora, l’imprenditore Antonio Borsci, che ha rilevato nel 2005
l’azienda del gruppo Parmalat, ha spiegato al giudice che è in corso una
trattativa: forse la Streglio, che ha i conti in rosso, si ipotizza una
cifra di tre milioni di euro, potrebbe trovare un acquirente. Il giudice,
Melania Cafiero, ha preferito non precludere questa possibilità e così ha
concesso fino al 16 aprile, data della prossima udienza, all’imprenditore
per concludere le trattative.
In questa fabbrica la crisi si è fatta sentire non a causa di un mercato
concorrenziale, la qualità del cioccolato è fuori discussione, ma è stata
la malasorte ad accanirsi per ben due volte. All’inizio dello scorso anno,
l’11 gennaio, a causa di una copiosa nevicata, il tetto del magazzino dove
erano stoccate le materie prime era crollato, la conseguenza era stata non
poter far fronte alla campagna per la produzione delle uova di Pasqua. E
incredibilmente quest’anno l’incidente si è ripetuto: una lunga trave
in cemento per le infiltrazioni dell’acqua e del gelo ha ceduto e
un’altra ala del magazzino è rimasta a cielo aperto.
Dura la posizione dei sindacati, dice Vincenzo Bertalmio, segretario
provinciale della Cgil Flai: «Al momento non è stata presentata nessuna
istanza di fallimento da parte dei lavoratori, ma non possiamo escludere che
questo accada». Il motivo? «Ci risulta che sono state trattenute e non
versate le quote sindacali e che non sono state pagate quelle “alifond”,
il fondo di previdenza complementare e a questo punto il dubbio è
legittimo: saranno stati versati i contributi?». Tutte domande che saranno
rivolte all’imprenditore lunedì pomeriggio nella sala giunta della
Regione in piazza Castello a Torino, durante l’incontro con gli assessori
all’industria, Andrea Bairati, e al lavoro, Angela Migliasso.
Un incendio divampato in una miniera nella Cina centrale ha causato la morte di 25
operai.
L'incendio è divampato il 15 in una miniera di Zhengzhou, capitale della
provincia dello Henan.
Al momento dell'incidente erano 31 i minatori al lavoro, illegalmente (come spesso
succede nelle miniere cinesi), all'interno del sito d'estrazione.
Gli incidenti nelle miniere cinesi sono frequenti, in particolare in quelle di
carbone: nel solo 2008, secondo dati ufficiali, gli operai morti sono stati
3.215.
L'Isola dei cassintegrati. IL
DIARIO
15 marzo: "Eravamo amici ora siamo un gruppo"
I cassintegrati della Vinyls continuano ad occupare l'isola
dell'Asinara. "Questa lotta - scrivono - ci ha unito".
Ancora nessuna risposta dalla Regione
16 marzo
Italtel ha dichiarato un esubero nelle varie sedi (Milano, Roma, Palermo) di 400
lavoratori ed ha avviato la procedura di Cassa integrazione.
Pubblichiamo il video messo in onda da TG3.
Mentre i lavoratori manifestano la loro rabbia contro gli esuberi i sindacati sono
disponibili a riduzioni di salario.
A metà febbraio la multinazionale Clariant ha annunciato la chiusura dello
stabilimento a Muttenz (Svizzera) e il trasferimento della produzione all’estero
(Asia e Spagna). 400 tra operai e impiegati perderanno il lavoro entro il 2012. In
seguito, alcuni operai hanno costituito assieme al sindacato Unia un “comitato di
lotta”. (Tra parentesi bisogna notare che nelle sue comunicazioni il sindacato parla
sempre di “comitato d’azione”, come se soltanto l’idea di una seconda “Officina” come
a Bellinzona facesse talmente orrore ai vertici di Unia che preferiscono evitare
persino il termine “lotta” L’ 11 marzo scorso con circa 300 (tra operai,
sostenitori e sindacalisti) sono stati relativamente in pochi a manifestare in difesa
del posto di lavoro chiedendo le dimissioni di Kottmann, il CEO della
multinazionale, partendo dalla fabbrica a Muttenz fino a Liestal davanti al governo
regionale, ma sono stati sufficienti per far sì che possa parlare già di una «tempesta di
protesta a Liestal», come ha fatto la televisione regionale “Telebasel” nella sua
trasmissione. Nella Svizzera tedesca è un’immagine piuttosto rara vedere gli
operai che scendono in piazza per protestare gridando dei slogan di lotta, e quindi
bastano anche pochi di loro per allarmare i borghesi.
http://www.youtube.com/v/ude-pII2yeg&hl=it_IT&fs=1
Sabato 20 marzo ore 14,30 - a Porta Nuova - manifestazione a cui
aderisce il movimento No Tav indetta dal popolo viola. E' importante
volantinare e garantire una presenza.
Lunedì 22 marzo ore 9,30 - Via Bologna 153 Collocamento - presidio
Cabind organizzato da FLMUniti. Chi può dare una mano sui ponga in
relazione scrivendo a flmu@cubpiemonte.org
Lunedì 22 marzo ore 21 - Centro di incontro Via Millio 20 - dibattito
su Collegato Lavoro organizzato dal Patto di Base Piemonte. Per motivi
tecnici non ho ancora il volantino. Come "esperto" per la CUB
interverrà
Simone Bisacca
Mercoledì 24 marzo ore 21 - Caffè Basaglia riunione del
Coordinamento
per la difesa della proprietà pubblica dell'acqua. Qualcuno di noi
dovrebbe andarci, invito a proporsi come volontar*
Venerdì 26 marzo ore 10 - Via Nizza 280 - presidio FLMUniti alla
riunione azionisti FIAT. Arrivano i battaglioni milanesi. Può valere la
pena di sponsorizzare l'iniziativa.
Lunedì 29 marzo ore 21 - Corso Marconi 34 - incontro con RdB per
definire i futuri rapporti.
serata c/o Fare
nait, di informazione diretta su
quella realtà economica particolare che viene definita come COMES
(Commercio Equo E Solidale).
19 marzo- torre pellice
20 marzo
2° incontro dei seminari su Cultura - economia - innovazione
pensierinpiazza
Sabato 20/03/2010 - h. 14.30 - Aula
magna del SUMI - Pinerolo.
Tema dell'incontro: Democrazia partecipativa e buone
pratiche di politica locale.
Intervengono: Guido Viale (sociologo),
Marco Boschini (Associazione "Comuni virtuosi"),
una rappresentanza della Amministrazione Comunale della Città
di Bra.
Ecco una sintesi del contenuto della legge sulla riforma
della Sanità. Il
testo è stato approvato dalla Camera dei Rappresentanti Usa. È
identico a quello già votato dal Senato e andrà adesso alla Casa Bianca
per la ratifica. Gli emendamenti su cui la Camera si è pronunciata ieri
saranno oggetto di un voto successivo del Senato, con la sola necessità
della maggioranza semplice grazie al meccanismo della «riconciliazione»,
di norma utilizzato per la legge finanziaria.
Quante persone saranno assicurate?
La legge rende accessibile una copertura assicurativa al 94% (il 95% con
l'emendamento) dei cittadini non anziani, espandendo il servizio Medicaid e
offrendo dei benefici fiscali senza i quali molte persone troverebbero
difficile permettersi un'assicurazione.
Obbligatorietà dell'assicurazione
È di fatto obbligatorio acquistare una copertura sanitaria individuale,
pena una multa di 750 dollari oppure - se la cifra dovesse risultare
maggiore - del 2% dei redditi entro il 2016 (695 dollari e il 2,5%, con
l'emendamento).
Obbligo per i datori di lavoro
Il testo del Senato non lo include, ma richiede alle aziende con 50 o più
impiegati di contribuire alla spesa se questa è a carico dei contribuenti.
L'emendamento prevede per le stesse imprese una tassa annuale di 2mila
dollari, ma applicabile solo a partire dal 30simo impiegato.
Aborto
Obama ha approvato un executive order che di fatto mantiene lo status quo -
niente fondi federali se non in casi estremi - nonostante la legge preveda
la possibilità di ricorrere alle assicurazioni per le interruzioni di
gravidanza, pagandole tuttavia come un servizio a parte rispetto alla
normale copertura.
Finanziamento
La copertura finaziaria alla legge è assicurata dai tagli al programma
Medicare (il vecchio programma di assistenza sanitaria agli anziani ndr.) e
a nuove tasse, comprese quella sulle coperture assicurative che superano i
23mila dollari per una famiglia di quattro persone, nonché le coppie con un
reddito superiore ai 250mila dollari l'anno. L'emendamento ritara l'impatto
fiscale ma prevede anche una tassa sugli investimenti del 3,5% sempre per le
coppie con un reddito superiore ai 250mila dollari l'anno.
Ampliamento della copertura per gli indigenti
Il servizio per i cittadini indigenti verrebbe ampliato fino a coprire
chiunque guadagni meno del 133% della soglia di povertà a livello federale
(circa 29mila dollari l'anno per una famiglia di quattro persone).
L'emendamento viene incontro alle esigenze dei governi statali aumentando il
contributo federale alla copertura dei costi.
Più vetture in Italia ma tagli anche a Mirafiori.
Prepensionamenti per attutire il colpo. E intanto sono già iniziate le
manovre che porteranno allo spin off del Gruppo. Marchionne guiderà
il core-business di P. GRISERI e S. TROPEA
Il presidente agli azionisti dice che non c'è nessun
piano di disimpegno. Ed è ottimista sulle prospettive economiche. L'Ad
difende la scelta di pagare i dividendi: "Ingiusto tiro al
bersaglio"
Ora
si puo' scegliere Sostieni la causa degli operai Finanzia con il 5 per mille
L'Associazione culturale Robotnik (onlus) Il giornale Operai Contro. Firma
nel riquadro " sostegno del volontariato " del cud o 730 o L'Unico
indica il codice fiscale dell' Associazione 97111310153
non lasciamo che questi soldi vadano allo Stato e ai preti La classe operaia
emancipando se stessa emancipa tutta l'umanita' .
25 marzo
la crisi infuria, il lavoro manca,
sulla valle sventola la bandiera bianca?
serata con Clement, Passarino,Lanza a Pomaretto- 25 marzo (80 persone)
Si sono aperti alle 8 i seggi per
questa prima giornata elettorale. Si vota per le regionali in 13 regioni,
per le provinciali in 4 province e per le comunali in 462 comuni. Chiamati
al voto oltre 41 milioni di elettori. Quanti saranno quelli che andranno
realmente a votare? Cosa cambiera' per gli operai se il PD resistera' al PDL?
Non
si muove niente senza una lotta generale per la riduzione orario a parità
di salario e per il salario ai disoccupati.
La
riduzione di orario non è la risurrezione (della sinistra e del sindacato)
ma è già qualcosa. L'IgMetal il maggior sindacato operaio tedesco propone
il Kurzarbeit a 28 ore con lo stesso salario. per tutti e per sempre. E la
Merkel lo applica già per 18 - 24 mesi. Stessa cosa in Austria. Lì
sono tedeschi e immigrati. Qui la sinistra e il sindacato fanno i
manager e vogliono spiegare al padrone come si governa l'impresa
(multinazionale).
Cina: 152 persone intrappolate
in miniera per inondazione
Quando è avvenuto l’incidente, nella mattinata di domenica, nel pozzo
si trovavano 261 minatori
Nella provincia settentrionale di Shanxi
Cina: 152 persone intrappolate
in miniera per inondazione
Quando è avvenuto l’incidente, nella mattinata di
domenica, nel pozzo si trovavano 261 minatori
PECHINO - Almeno 152 persone sono rimaste intrappolate in una
miniera di carbone, nella provincia settentrionale di Shanxi, a causa di
un’inondazione. Lo riferisce l’agenzia stampa Nuova Cina. Quando è
avvenuto l’incidente, nella mattinata di domenica, nel pozzo si
trovavano 261 minatori. Un centinaio sono riusciti a fuggire, gli altri
sono rimasti prigionieri dell’acqua. Le miniere di carbone cinesi
vantano il triste primato del maggior numero di incidenti e di morti nel
mondo, anche se secondo le statistiche ufficiali il numero delle vittime
è diminuito del 18% nel 2009. (Fonte Agenzia Ansa)
La casa automobilistica svedese, acquistata dalla Ford
nel 1999 per 6,45 milioni di dollari è stata ceduta al gruppo che ha il
suo quartier generale nel Sudest della Cina nella provincia di Zhejiang
Le donne italiane, più delle altre donne europee, svolgono
giornalmente molte ore di lavoro domestico non pagato per la loro
famiglia, sia che siano casalinghe, sia che siano occupate.