Quella che stiamo
vivendo non è una crisi congiunturale
. Il Capitale non è una cosa ma un movimento. Perciò
i suoi fenomeni interni sono irreversibili, com'è irreversibile la sua
forma imperialista. C'erano via via le crisi mercantili, manifatturiere,
industriali, bancarie. Oggi c'è la crisi del Capitale resosi autonomo
rispetto alle sue fonti. Nessuno riuscirà mai più a farlo ritornare ai
tempi d'oro dell'accumulazione. Può darsi che eviti ancora la catastrofe,
ma con queste caratteristiche, diceva già Marx, è
"potenzialmente morto".
Cosa verrà dopo di questo non possiamo
saperlo.
Data la totale mancanza di forze politiche in grado di indirizzare la
crisi verso forme di organizzazione sociale capaci di maggiore giustizia,
è assai probabile che ciò che emergerà dalla crisi sarà un capitalismo
più feroce e inumano di quello attuale, un capitalismo “alla cinese”,
per intenderci.
Nel ribadire le richieste operaie in
questa fase:
-riduzione
orario a parità di salario / sperimentazione dei c. di solidarietà
salario
ai disoccupati
cassa
integrazione a 1000 euro
difesa
dei luoghi di produzione,
ricordiamo che i lavoratori attendono
una società migliore, dove il lavoro non sia più sfruttamento, dove tutti abbiano asilo,
dove il tempo guadagnato dalla giusta divisione fra tutti del lavoro
ancora necessario, liberi energie per la cultura e la vita sociale.
Questo ci ricorda il 1 maggio.
1.5.2010
perosa
perosa
perosa
torino
RESISTIAMO ALLA CRISI
RIVENDICHIAMO I NOSTRI BISOGNI E I NOSTRI DIRITTI
Aumentano le ore di cassa integrazione, peggiorano e spariscono i
contratti dei precari, chiudono stabilimenti e call center, e il
governo fa approvare il “collegato lavoro” che rende ancora più
schiavi tutti i lavoratori.
In tutto questo i capitalisti hanno ripreso ad accumulare profitti
liberi di sfruttare ancora di più la forza lavoro. Sono i padroni, i
grandi gruppi finanziari e le banche, i palazzinari che hanno prodotto
questa crisi e la stanno usando per sfruttarci ancora di più. Sono
loro quelli che impongono regole e norme, e i governi sono i loro
burattini.
Le istituzioni, tanto quelle centrali (Governo Berlusconi), quanto
locali (Regione, Provincia, Comune) giocano a fare lo
“scarica-barile”, promettono, promettono... ma non mantengono alcun
impegno, chiedendoci di aspettare. Nel mentre non sappiamo come andare
avanti, come fare la spesa, come pagare affitto o mutuo, come
garantire la scuola ai nostri figli... Vogliamo fare la fine di Adro?
Vogliamo arrivare a vedere i nostri figli senza pasti negli asili o
nelle scuole?
BASTA PROMESSE! VOGLIAMO I FATTI!
Il neo-governatore leghista della Regione Piemonte, Cota, ha affermato
che la sua priorità sarà il lavoro. Facciamo appello a tutti i
lavoratori e le lavoratrici cassintegrati/e, precari/e, disoccupati/e,
residenti e migranti, a manifestare per ricordargli subito che sarà
opportuno per la nuova Giunta ed il nuovo Consiglio mettersi subito al
lavoro per:
Bloccare i licenziamenti e le chiusure delle aziende
Contrastare le speculazioni edilizie e finanziarie sul territorio
Sostenere il reddito di chi è precario o si ritrova senza lavoro
Calmierare i prezzi dei generi di prima necessità
Bloccare gli sfratti e congelare i mutui senza interessi aggiuntivi
LUNEDÌ 3MAGGIO - DALLE ORE 9
in concomitanza con l’insediamento del nuovo Consiglio Regionale
PRESIDIO
di fronte Palazzo Lascaris, Via Alfieri 15
Milano, 1904. Nasce così il
movimento operaio
di Maria R. Calderoni
su Liberazione del 01/05/2010
La storia del primo sciopero
generale voluto dalle giovani Camere del Lavoro
Era il 16 settembre 1904: primo
sciopero generale in Italia. E' la prima volta che i lavoratori italiani,
organizzati nelle Leghe e nelle Camere del lavoro mettono in pratica il
sistema di lotta tanto appassionatamente teorizzato da Eugène Sorel; ed
è una "prima volta" che riesce in pieno. Sembra impossibile, ma
per quattro giorni consecutivi, dal 16 al 21 settembre, ogni attività del
Paese resta paralizzata: i giornali non escono, le fabbriche si fermano, i
servizi pubblici non funzionano, i braccianti lasciano gli aratri sui
campi, persino i gondolieri di Venezia smettono di vogare. Quel
proletariato che non ha ancora messo salde radici, ha una direzione
politica divisa e spesso confusa, ed è organizzato in sindacati
combattivi ma poveri e ancora ai primi passi - la stessa
"potente" Camera del lavoro di Milano è nata solo nel 1891 - ha
fatto il miracolo.
La prima mozione che invita allo sciopero generale parte appunto dalla
Camera del lavoro milanese; e l'11 settembre un comizio indetto a Porta
Romana diventa subito un "grande comizio", data la
partecipazione di migliaia di persone. Ci furono 18 oratori e, alla fine,
viene votato per acclamazione un ordine del giorno che chiede una sola
cosa: lo sciopero generale «entro 8 giorni», dando mandato alla Camera
del lavoro di farsene carico presso «le organizzazioni di mestiere».
Segue corteo con bandiere e canto dell'Inno dei lavoratori, manifestazione
prontamente dispersa da un plotone di carabinieri che, tanto per non
sbagliare, procede a 20 arresti.
La mozione per lo sciopero generale si diffonde come un incendio
nell'Italia povera e malconcia di quegli anni; il moderno e
"liberale" Giolitti è al governo ma per fermare la protesta
dellla "massa sediziosa" usa l'arma classica e antica della
repressione. Il 13 settembre, nel Lazio l'esercito spara sui contadini in
lotta contro i principi-latifondisti Torlonia; il 14 in Sicilia (presso
Trapani) spara su una folla di contadini che contesta la chiusura di una
sede socialista (2 morti e molti feriti). Allora l'indugio è rotto, gli 8
giorni scadono in anticipo: il 15 il primo sciopero generale della storia
italiana è proclamato. Il "day after" comincia subito. E fa
tremare il Palazzo.
Danno il via Milano, Monza, Genova, Torino, Parma, Alessandria, Savona,
Bologna, Varese, Ancona, Piombino, Padova, Roma, le città-epicentro della
protesta saldamente in mano alle Camere del lavoro. Ma subito dietro
seguono Emilia, Puglia, Sicilia, Sardegna, le campagne; sono in lotta le
leghe, le associazioni operaie e socialiste di Valdarno, Sesto Fiorentino,
Camerino, Napoli, Pontedera, Bologna, Portolongone, Isernia, Piombino,
Ancona e tante altre, al Nord e al Sud.
Il Palazzo trema. Giolitti vara provvedimenti per la militarizzazione dei
ferrovieri e la mobilitazione straordinaria dell'esercito, facendo
approvare dal Consiglio dei ministri la chiamata alle armi di due intere
classi di leva e minacciando di fatto lo stato d'assedio. Il 21 lo
sciopero generale rientra, lo "Stato proletario" sognato da Sorèl
non ci sarà, ma nello scontro di quel settembre 1904 perisce una volta
per tutte anche l'illusione del governo-amico, del riformismo facile
sognato da Turati.
In ottobre il governo Giolitti viene sciolto per regio decreto, in
novembre le nuove elezioni vedono i socialisti quasi raddoppiare i propri
voti e i cattolici abbandonare il vecchio non expedit di Pio X e diventare
parte attiva sulla scena italiana.
Primo sciopero generale, la lotta di classe anche come motore della
politica. Antesignano dei molti che seguiranno (per esempio nel luglio
1948 contro la pretesa della Confindustria di licenziare arbitrariamente;
contro la legge truffa nel 1953; contro Tambroni dopo i fatti di Genova e
i morti di Reggio Emilia nel luglio 1960, provocò la caduta del governo;
quello per la casa e le riforme sociali del luglio 1970, causò la caduta
del governo Rumor; contro l'eversione fascista a Reggio Calabria, 1972;
contro la strage di piazza della Loggia, 1974; contro la disdetta della
scala mobile nel giugno 1982; e tanti altri, fino a quelli del 2002, 2003,
2004 e all'ultimo del marzo scorso contro la politica dei governi
Berlusconi), quel Primo Sciopero Generale è passato alla Storia come un
punto di svolta nella lotta del movimento operaio. Persino L'Arma dei
Carabinieri , fascicolo 6, lo segnala debitamente come uno degli eventi
della storia italiana del primo Novecento. 100 anni dopo, con una grande
mostra che dura dal 5 al 25 novembre 2004, quel Primo Sciopero Generale è
celebrato a Milano appunto come fatto storico da Cgil Cisl Uil, insieme
alla Fondazione Di Vittorio e alla Società Umanitaria.
"Io dico tre uomini uccisi/Io dico tre pene di sangue/ Io dico tre
voci di lotta.
Era domenica quel quattro di settembre,/il mare era in tempesta e il cielo
livido/ il quattro di settembre del millenovecentoquattro. /Noi nascemmo
in quel giorno/dal sangue che moriva/ di Felice Littera, di Salvatore
Montixi, di Giustino Pittau/imbattutisi nell'orrore del 42°
fanteria"... Sono i versi con cui Manlio Massole, ex minatore e poeta
sardo, ricorda la storia dei tre minatori di un piccolo, sconosciuto
paesino che ha nome Buggerru in provincia di Iglesias, uccisi dai soldati
del 42° fanteria nel corso di una protesta. Felice, Salvatore, Giustino:
abbattuti da una scarica di fucileria la domenica del 4 settembre 1904 (un
quarto, Giovanni Pilloni, morirà pochi giorni dopo per le ferite
riportate), colpevoli di sciopero spontaneo: insieme a tutti gli altri
protestavano contro l'imposizione di un'ora in più di lavoro richiesta
dai padroni della miniera (appartenente ad una società anonima francese)
dove lavoravano. Una vicenda vigliacca e spietata. Mentre i loro
rappresentanti erano in trattative col direttore, la folla in attesa - i
minatori e le loro famiglie - è attaccata a freddo dalla truppa fatta
giungere da Iglesias: spari ad altezza d'uomo, quattro morti, decine di
feriti.
Fu Buggerru, fu proprio questo eccidio a scatenare il primo sciopero
generale d'Italia: da Milano (dove la notizia giunge nel mezzo di un
comizio), indignazione e rabbia si propagarono in tutto il paese, la
decisione di reagire fu unanime. Nel suo romanzo "Paese d'ombre"
(1972, Il Maestrale), Giuseppe Dessì racconta la storia dei minatori di
Buggerru. « Alle proteste continue degli operai, i padroni rispondevano
licenziando gli iscritti alle leghe e cacciandoli dalle baracche che si
erano faticosamente costruiti sul terreno della Società. Essendo i
padroni proprietari del terreno, diventavano automaticamente i proprietari
delle baracche». E non solo delle baracche. In pratica, lì tutto
apparteneva alla società francese: i pozzi, la laveria, le officine, i
magazzini, i negozi, la scuola, le case, appunto il terreno, e appunto i
duemila minatori che vi lavoravano in effettiva condizione di servi della
gleba. Salari men che miserabili e orari massacranti.
Volevano un'ora in più di riposo, furono presi a fucilate. Dessì, sempre
nello stesso libro, lo racconta semplicemente (ferocemente). «Come un sol
uomo si fermarono (...) inastarono la baionetta; poi con gesto rapido
(...) fecero scorrere il carrello (...), misero la pallottola in canna.
Non tutti lasciarono partire il colpo, ma molti lo fecero e furono
soddisfatti del loro gesto. Quella cartuccia li avrebbe salvati. Più
tardi, durante l'inchiesta, risultò che i fucili avevano sparato da soli
e che le autorità ignoravano che i soldati avessero le giberne piene di
pallottole».
2 maggio
Patricia Lombroso
Gli Usa diventeranno come la Germania di
Weimar?
Noam Chomsky
Abbiamo incontrato Noam
Chomsky reduce da una serie di conferenze al Left Forum dal
titolo significativo «Il centro non può reggere».
L'occasione è l'uscita negli Stati uniti del suo ultimo libro
- Hopes&Prospects, presso la casa editrice
Haymarket. Nel saggio analizza, insieme alle «Speranze&Prospettive»,
i pericoli e le possibilità ancora aperte del nostro XXI
secolo, il crescente divario fra Nord e Sud, i miti e le
delusioni dell'eccezionalismo americano inclusa la presidenza
di Obama, i fiaschi delle guerre in Iraq e in Afghanistan,
l'assalto israelo-americano a Gaza, la nuova divisione
internazionale del terrore nucleare e la natura dei recenti
salvataggi finanziari. «La situazione che viviamo in America
oggi fa paura. Il livello di rabbia, frustrazione e disgusto
nei confronti delle istituzioni ha raggiunto livelli
impressionanti senza che ci sia un'organizzazione di questa
rabbia in modo costruttivo. Le somiglianze con la
repubblica di Weimar dopo il 1925 sono strabilianti e molto
pericolose». È con queste gravi considerazioni di Chomsky
che si apre l'incontro. Quali sono i paralleli economici e sociali della realtà
americana odierna rispetto al periodo della repubblica di
Weimar del l925 che aprirono la strada a Hitler?
L'appoggio di base della popolazione tedesca che abbracciò
l'ascesa di Hitler al potere era costituita essenzialmente
dalla piccola borghesia e dalla grande industria che utilizzò
il nazismo come arma politica per la distruzione della classe
operaia in Germania. La coalizione di governo venne formata
molto prima della Grande Depressione del '29. Per conseguenza,
con le elezioni del 1925 la Germania di Hindenburg - e la
coalizione governativa formatasi - era sociologicamente e
quasi demograficamente molto simile a quella che appoggiò
l'ascesa al potere nel 1933 di un oscuro personaggio come
Hitler. Ma già fin dai primi anni Venti in Germania dilagava
questo malessere originale composto di disillusione e
risentimento nei confronti del sistema parlamentare. Meno
attenzione viene riposta in genere ad un fattore di grande
importanza e cioè che il nazismo, a parte la distruzione dei
comunisti e dei socialdemocratici, riuscì nell'intento di
distruggere i partiti tradizionali dei conservatori e dei
liberali al potere, già in declino durante la Repubblica di
Weimar degli anni Venti. È questa l'impressionante
somiglianza storica per quanto sta maturando in America. I
sondaggi di opinione pubblica recenti indicano che il consenso
della popolazione per come è governata dai democratici e dai
repubblicani è sceso al 20%. L'odio nei confronti del
Congresso e della direzione che ha preso il governo del paese
supera l'85%. Come per il periodo di Weimar in Germania, la
popolazione americana è disgustata dal patteggiamento fra i
due maggiori partiti per salvaguardare soltanto i propri
interessi. La mentalità diffusa che pervade la middle class
americana è che i membri del Congresso debbano essere
combattuti come «gangster» ed eliminati. La composizione
demografica di coloro che abbracciano queste idee è formata
da bianchi della middle America, uomini senza particolare
identità e soprattutto senza idee di prospettiva politica, se
non in chiave antigovernativa. Questi gruppi, come il «Tea
party» e altre frange che sono nate nel vuoto politico di
direzione, sono stati mobilitati e strumentalizzati
dall'estrema destra con seri rischi. Le classi industriali
americane utilizzano quelle che sono legittime istanze
economiche e sociali della piccola borghesia per
criminalizzare l'immigrazione e il surplus di popolazione in
prevalenza afroamericana che riempie le prigioni, come una
nuova risorsa di manodopera a infimo prezzo o a livello
statale o delle carceri private. Perché lei utilizza il parallelo con la Germania di Weimar
in particolare per quello che avviene negli Stati uniti e non
altrove, come in Europa, dove i principi del neoliberismo
conservatore sono stati ampiamente globalizzati?
Perché l'Europa è riuscita ancora a mantenere in vita una
struttura socialdemocratica. Sottolineo anche che solo
l'America Latina, e già da un decennio, ha rifiutato il
modello dettato da Washington. Qui, negli Stati uniti, le
conseguenze dei principi del neoliberismo selvaggio stanno -
insisto - chiaramente e visibilmente crollando. Il capitalismo
è fallito, ma il disastro irreparabile viene pagato
essenzialmente dalla maggioranza della popolazione. Qui i
progetti corporativi collusi con il governo hanno scaricato ai
margini sociali intere comunità ora allo sbando, solamente
per portare a termine la finanziarizzazione sociale ed
economica degli «executives» dei sistemi bancari. Allo
stesso tempo la classe imprenditoriale americana utilizza la
rabbia ed il disgusto della maggioranza della popolazione per
fomentare l'odio antigovernativo, anche se è consapevole dei
rischi di un trionfo elettorale dell'estrema destra del
partito reubblicano. La situazione è preoccupante. Perché il
danno irreparabile provocato dal liberismo conservatore ha
prodotto il risultato di un debito pubblico assorbito dalla
Cina e dal Giappone. Ora metà del deficit del bilancio
americano è dovuto al bilancio della Difesa. Nel contesto
globale questo equivale al totale di tutti i bilanci di Difesa
del resto del mondo. L'altra metà del deficit è causata
dall'esplosione della spesa sanitaria dovuta ad un
inefficiente sistema assolutamente privatizzato. Ma ora c'è stata l'approvazione della riforma sanitaria di
Obama...
La riforma sanitaria di Obama approvata dai democratici non è
un cambiamento profondo del sistema sanitario americano,
l'industria privata della sanità alla fine la vive come una
sua vittoria politica. E sullo sfondo la realtà resta ben più
drammatica, perché la disoccupazione e la ripresa economica
non accennano a cambiare.
Un
popolo di schiavi
,
senza più regole e con istituzioni in via di estizione. Un deserto
sociale, un linguaggio di plastica: il nostro, quello imposto dalla televisione.
Il sociologo Marco Revelli invoca «un atto di secessione etica ed
estetica prima ancora che politica»,
per bucare la bolla mediatica che ci avvvolge: serve «un gran
rifiuto di questa logica del racconto e di questa tecnica del
linguaggio», per cantare fuori dal coro, lontano dal «grande circo
messo in piedi dal grande illusionista», Silvio Berlusconi,
poi imitato da Veltroni e soci.,senza piu' regole e istiuxz
«La
sinistra è morta perché è morto il suo linguaggio», premette
Revelli presentando sul blog di Beppe
Grillo il suo ultimo lavoro, “Controcanto”: «Le parole
della sinistra novecentesca non hanno più corso legale oggi e
non sono state sostituite con nulla che non sia questa
meta-lingua amorfa, che comunica solo l’assenza di fede di coloro
che la usano». Un «naufragio annunciato», in un’Italia che
vanta «un’autobiografia della nazione per buona parte
inguardabile, inaccettabile: siamo il paese che ha inventato il
fascismo, il paese dei grandi conformismi che è vissuto per decenni
sotto il dispotismo vaticano».
Fino
a ieri, però, «esisteva anche un’altra Italia, spesso
minoritaria ma che, in modo carsico, ogni tanto spuntava dalla
superficie e riusciva anche a prendere la parola, segnando alcuni
periodi storici: l’altra Italia ha avuto voci critiche ascoltate,
penso a Gaetano Salvemini, a Piero Gobetti, agli Ernesto Rossi, ai
grandi eretici fuori dalle chiese, che parlavano a un proprio pezzo
di paese». Poi, l’altra Italia è scomparsa dai partiti, si è
rifugiata nei movimenti ed è sparita dai media,
senza avere più cittadinanza nell’Italia ufficiale.
Revelli
mette a fuoco la svolta in due mosse, maturata nel 2007: la nascita
dei partiti-predellino e l’inizio della caccia allo straniero.
continua
I partiti: Pd
e Pdl
sono nati attraverso operazioni istantanee, «il Pdl
con un proclama dal Predellino, fatto dal capo, il Pd
dentro la kermesse veltroniana di quelle primarie grottesche e
spurie, perché si trattava di eleggere plebiscitariamente il capo
di un partito non ancora nato». Due formazioni «a vocazione
egemonica, che avrebbero dovuto ridisegnare l’architettura delle
istituzioni italiane intorno a un bipolarismo esclusivo: un
bipartitismo egemonico di due forze che volevano ammazzare e
assorbire tutto ciò che avevano intorno e ridefinire congiuntamente
la nostra impalcatura istituzionale».
L’altro
evento che si è consumato nello stesso periodo risale al terribile
omicidio di Giovanna Reggiani, aggredita da rumeni alle periferia di
Roma: un episodio feroce di cronaca nera, immediatamente proiettato
sul grande schermo degli eventi nazionali e strumentalizzato
politicamente dallo stesso Veltroni, ancora sindaco di Roma e già
leader del neonato Pd:
fu lui a provocare la convocazione “ad horas” del governo Prodi,
«un fatto assolutamente eccezionale che, in genere, avviene solo
quando scoppia una guerra o una catastrofe e viene varato il
pacchetto sicurezza».
Si
apre proprio lì una deriva grave, secondo Revelli: un singolo
episodio fa sì che un intero gruppo etnico «diventi il capro
espiatorio di una furia xenofoba con la benedizione di un governo di
centro-sinistra». L’onda lunga poi si stende a Firenze «con
l’orrenda ordinanza fiorentina contro i lavavetri», segnando la
rottura di una continuità culturale «di quell’umanesimo che era
stato sia del socialismo, sia del cattolicesimo sociale, che aveva
segnato le culture politiche italiane». Una rottura netta, «che ci
mette sul piano inclinato dell’ostilità nei confronti
dell’altro, del diverso, di quella che chiamo “la
prevalenza delle retoriche del disumano” in cui la Lega Nord è
maestra, ma rispetto alle quali sono stati contagiati un po’ tutti».
Il
saggio di Marco Revelli prova a raccontare «la disumanizzazione del
nostro paese» dal punto di vista del costume e «la liquefazione
istituzionale» della Repubblica, con la Costituzione che si
scioglie come gli orologi dei quadri di Salvador Dalì, dando
origine «a una molteplicità di conflitti che fanno dell’Italia,
su cui campeggia il faccione di Berlusconi,
un paese in caduta libera, ipnotizzato dal suo racconto televisivo».
Racconto “totale”: «Viviamo tutti dentro una grande bolla
comunicativa che si è costruita nel circolo vizioso che va dal
sistema dei media
unificato al governo politico del paese».
Il
linguaggio di Berlusconi
è intrinsecamente televisivo: non quello del telegiornale e
dell’informazione, ma il linguaggio – potentemente efficace –
della telenovela, del reality show, dei contenitori che comunicano
stili di comportamento e stili di vita, che fanno dire alla gente: Berlusconi
parla il nostro linguaggio. Non perché il premier imiti il
linguaggio della gente, ma perché ad essa ha offerto il proprio
linguaggio. La lingua televisiva è diventata il mezzo comunicativo
di tutti: chi accetta questa dimensione, chi sgomita per stare
dentro il sistema mediatico prevalente, inevitabilmente finisce
per essere raccontato da quella stessa narrazione. «Pensiamo al
povero Veltroni: la sua retorica della fine dell’odio in politica
è il brutto clone del Cavaliere. O pensiamo a Bersani, a cui viene
riscritto ogni giorno il copione».
Soluzioni?
Uscire dal coro, a tutti i costi, anche se il panorama politico non
offre soluzioni in vista. Secondo Marco Revelli, serve qualcuno che,
«per una volta, abbia il coraggio di scegliere un proprio popolo,
per piccolo che sia, e di fare un giuramento di fedeltà a questo, a
prescindere dai vantaggi politici che se ne può trarre». Una
scelta di comportamento, «che non stia dentro la logica del
compromesso continuo che domina la politica».
E anche «un salto di linguaggio: un salto nella capacità di
costruire nuove parole per una nuova lingua».
Alla
Tcs di Mappano Rientra dalla cassa: licenziato Da ieri
protesta ad oltranza dei cinquantotto lavoratori
Sciopero ad oltranza, da ieri mattina alla Tcs di Mappano. Ad
incrociare le braccia, i 58 lavoratori dell’azienda di via
Cottolengo 34, specializzata nella produzione di particolari
meccanici di alta precisione, per il settore aeronautico. La causa?
La decisione della proprietà di licenziare un operaio appena
rientrato dalla cassa integrazione ordinaria, causa riorganizzazione
del reparto. «Siamo certi che la crisi non c’entra - protestano
Claudio Farisè e Daniele Alifredi, Rsu Fim-Cisl - perché qui le
commesse di lavoro continuano ad esserci. Due mesi fa i titolari
hanno richiesto la cassa integrazione a rotazione per 40 persone, ma
poi a casa sono rimasti solo in 5 e nei prossimi giorni il ciclo di
cassa sarà concluso e da quello che sappiamo non verrà richiesto
il rinnovo». Allora quali sono i problemi? «Non ci sono problemi -
risponde Francesca Melagrana della Cisl - ma solo la volontà di
epurare chi non è più gradito. E’ un atteggiamento antisindacale
che non intendiamo tollerare». Lettera impugnata, perché
considerata illegittima nella forma e nella sostanza. «Temiamo che
questo sia solo l’inizio di un piano - conclude Melagrana - di
dimagramento dell’azienda».
N. BER. fine:NDIBER
(Del 4/5/2010 Sezione: Cronaca di Torino
Pag. 59)
INTESA STORICA UNA SOCIETÀ TROVERÀ OCCUPAZIONI
ALTERNATIVE Sono 440 gli addetti in cassa a rotazione:
mediamente un paio di settimane al mese Con l’outplacement gli assunti da altre
fabbriche torneranno a None se il nuovo posto non piacerà
Vado, provo, se non mi piace ritorno. Così potrebbe accadere a un
lavoratore della Indesit di None: potrà andare in un’azienda
disposta a assumerlo, verificare se la nuova situazione lo soddisfa
e scegliere se rimanere lì o ritornare nella fabbrica di
lavastoviglie. È questo l’ultimo pezzo di accordo tra azienda e
sindacato che proprio negli scorsi giorni hanno messo giù la parte
pratica dell’intesa. Adesso l’obiettivo è, nel giro di un anno,
trovare un lavoro ai dipendenti Indesit che vorranno andarsene
mentre continua dura la crisi del settore anche se nelle ultime
settimane la produzione è leggermente risalita. Attualmente sono
ancora 440 gli addetti che sono in cassa a rotazione, mediamente un
po’ meno di due settimane al mese. A giugno scadrà la cassa
integrazione straordinaria per crisi ed è possibile che sia
prorogata per altri due anni.
Il meccanismo si chiama outplacement e la Indesit l’ha affidato
all’agenzia Career counseling di Torino. È questo l’ultimo
anello di una lunga vicenda che - poco più di in anno fa - aveva
portato lo stabilimento sull’orlo della chiusura. Dopo che la
Merloni aveva deciso di non chiudere il sito, di concentrare a None
la produzione delle lavastoviglie da incasso, ma di ridurre comunque
i dipendenti se ne sono andati in 161, i 150 previsti dall’accordo
iniziale più altri 11 che si sono aggiunti. Tutti usciti per scelta
propria chi con la mobilità verso la pensione, chi in cerca di
altri lavori. Tutti con un incentivo di 23 mila euro lordi. Adesso
la Indesit darà 15 mila euro lordi alle imprese che assumeranno i
suoi ex addetti di secondo e terzo livello; 11 mila euro per quelli
inquadrati nel quarto e quinto livello. Inoltre i lavoratori che se
ne andranno riceveranno seimila euro. C’è nell’intesa una
clausola importante: le imprese che assumeranno dovranno avere più
di quindici addetti in modo che i diritti siano garantiti.
La Career counseling curerà anche i corsi di formazione; ci saranno
alcune ore di base per tutti e altre più numerose; chi è in cassa
e seguirà il corso riceverà un’integrazione salariale di 1,5
euro all’ora. Dario Basso della Uilm apprezza l’intesa: «Dobbiamo
creare sinergia con l’azienda affinché lo strumento funzioni
sensibilizzando i lavoratori sulla bontà dell’iniziativa. Allo
stesso tempo dobbiamo monitorare attentamente le strategie aziendali
nella gestione del sito di None». E aggiunge: «Una troppo ridotta
forza lavoro rischierebbe di non garantire la sopportazione dei
costi di gestione». Claudio Suppo della Fiom spiega che «si tratta
sicuramente di un’opportunità importante, anche se noi
auspichiamo che il sito possa riprendere appieno la produzione in
modo che possa avere un futuro e non rischi la chiusura».
MARINA CASSI
lo stratagemma usato da studenti, disoccupati e squattrinati
Ecco la «mutua
dei truffatori»: con 7 euro
si viaggia su tutti i mezzi pubblici parigini
La quota finisce in una cassa comune che serve a pagare le
multe. Ma sono in pochi a incappare nei controllori
Del 5/5/2010 Sezione: Cronaca di Torino
Pag. 56)la stampa
NONE CALA IL SIPARIO SU UN’ALTRA AZIENDA CHE HA
FATTO LA STORIA IMPRENDITORIALE DEL PINEROLESE Addio al cioccolato Streglio Fallita la
fabbrica dei dolci
La storica fabbrica di cioccolato Streglio è fallita. Ieri mattina
nella cancelleria del tribunale di Pinerolo è stata depositata la
sentenza. Ultimo atto di una crisi annunciata che in termini
d’occupazione vuol dire 48 dipendenti senza lavoro. Da più di un
anno le bandiere rosse sventolavano sui cancelli della fabbrica che
l’imprenditore tarantino Antonio Borsci aveva acquistato qualche
anno fa dal gruppo Parmalat. Ad aggravare la situazione di
un’azienda che stava attraversando un periodo difficile anche due
crolli del tetto dei magazzini dello stabilimento dove erano stipate
materie prime e imballaggi che avevano creato un ingente danno
economico. Antonio Borsci, erede di una famiglia nota nel settore
dei liquori, era convinto di poter risollevare le sorti
dell’azienda e così aveva chiesto al giudice relatore del
fallimento un rinvio per vagliare una possibile soluzione. «Se le
trattative andranno a buon fine presenteremo un piano per rientrare
dai debiti» aveva sostenuto l’imprenditore. Poi nei giorni
scorsi, quando il giudice ha convocato l’azienda per sapere se le
trattative avessero avuto un risultato, l’imprenditore ha chiesto
ancora una deroga, ma a quel punto la decisione è passata
all’assemblea dei giudici (Rosanna Musa, presidente, Melania
Caffiero, giudice relatore e Alberto Giannone). La sentenza è stata
pronunciata giovedì, ma solo da ieri mattina il provvedimento è
pubblico.
Il quadro economico della Streglio non lascia spazio
all’ottimismo: nel 2007 la perdita era stata di un milione e 500
mila euro, nel 2008 era salita a due milioni e 100 mila euro e
infine lo scorso anno si è toccata quota quattro milioni e 150 mila
euro. Il tutto a fronte di un capitale sociale di due milioni e 400
mila euro. L’azienda ha debiti verso le banche, i fornitori e i
dipendenti ai quali deve pagare anche il trattamento di fine
rapporto. A chiedere il fallimento sono stati un fornitore, tre
operai andati in pensione più un quarto che si è licenziato e la
Procura della Repubblica.
«Non siamo certo soddisfatti di questo provvedimento - spiega
Vincenzo Bertalmio, segretario provinciale della Flai Cgil- ma
adesso almeno si parte da un punto fermo. Si farà ricorso a un anno
di cassa integrazione straordinaria, poi ci saranno due anni di
mobilità. Venerdì alle 9 faremo in Comune a None un’assemblea
con i lavoratori».
Il tribunale, intanto, ha già nominato curatore del fallimento il
dottor Dario Dellacroce. L’udienza per esaminare lo stato passivo
è fissata per il prossimo 14 ottobre.
ANTONIO GIAIMO
da 'gatto
selvaggio' - maggio 2010
E qui veniamo alla crisi che travaglia la nostra
organizzazione. Crisi che , da qui a poco,
sfocerà nella costituzione di due organizzazioni
distinte: la CUB e il risultato dell’unificazione
tra RdB e SdL. La crisi non è nata dal nulla ma
dalla diversa impostazione che da
sempre abbiamo avuto tra CUB e RdB sul ruolo
sindacale. RdB, e crediamo con lei anche
il nuovo soggetto che si andrà a costituire
sostiene
da sempre che il ruolo
del sindacato debba essere quello
di
un mezzo di trasmissione ai lavoratori
di posizioni e linee politiche
elaborate
da un centro
organicamente legato a esperienze
politiche
slegate dalla
diretta espressione dei lavoratori,
e
interessate a entrare da
una porta di servizio nel gioco
della
politica. Il significato della
centralizzazione della direzione proposto
da
questa esperienza sindacale è in
modo evidente l’intenzione di togliere ai
lavoratori
la possibilità di essere
loro in
prima persona a determinare la strada del
proprio
sindacato, ed avocare questo ruolo ad un’élite
autoproclamata e
funzionante per cooptazione. Non è
questa a nostro avviso la strada per ricostruire
un’istituzione propria
dei lavoratori e, anzi, se dobbiamo fare una critica a noi stessi è
proprio quella di
non essere ancora
riusciti come CUB a percorrere fino i fondo la strada della
democrazia dei lavoratori,
non certo quella di aver avuto una direzione troppo
dipendente dai suoi iscritti.
Il ruolo e il senso che vogliamo dare alla nostra
esperienza è proprio quello di ridare ai lavoratori
la proprietà piena sulle proprie istituzioni, a
partire da quella sindacale e cogliere
il potenziale di rottura con l’odierno assetto del
rapporto tra le classi presente in tutte le lotte
dei lavoratori: dalle fabbriche in mobilitazione
contro la crisi alla rivolta dei lavoratori migranti
a Rosario. E la costituzione di una federazione
regionale, di un luogo intermedio tra
la direzione nazionale e i lavoratori presenti sul
territorio vuole essere un momento di costruzione
del nostro soggetto in modo articolato, plurale e
capace di rappresentare direttamente
le istanze dei lavoratori non dall’esterno ma
direttamente da parte dei lavoratori
Ogni giorno i voli civili e militari sui cieli europei liberano nell'aria
340.000 tonnellate di CO2, mentre il povero vulcano islandese in eruzione
non ne produce che 15.000. In compenso butta nell'atmosfera polvere
silicea che sembra avere effetti micidiali sulle turbine dei motori a
reazione anche in piccole concentrazioni. Quindi quando gira il vento,
aerei a terra. Piccole vendette della natura. Davanti alle coste della
Louisiana continua, anzi aumenta, la fuoruscita di greggio dopo il
disastro della piattaforma incendiata e affondata. Ogni giorno 6.000
barili (ma alcuni tecnici dicono 60.000) salgono in superficie
alimentando una macchia oleosa di migliaia di chilometri quadrati. Vari
tentativi di bloccare il flusso sono falliti e i tecnici non sanno più
cosa fare. Ce ne sono migliaia di piattaforme come la Deep Water Horizon
12
maggio
riforma
eco del chisone
14
maggio
CRISI GRECA: EFFETTO DOMINO
La spaventosa crisi economica che ha affondato
il paese ellenico ha cancellato la classe media emersa dopo la fine
del regime dei colonnelli nel '74. Secondo il dirigente della
principale banca greca, che alle elezioni dell'ottobre scorso ha
votato per il Pasok, quelle contenute nei quattro pacchetti «di
austerità» varati finora da Papandreou sono «politiche tatcheriane.
Il governo greco con la collaborazione della
Commissione europea e del Fondo monetario internazionale (Fmi) ha
deciso di imporre un programma di austerità per il prossimi 15 anni
che non ha precedenti nella storia economica mondiale. Un programma
che distrugge completamente lo stato sociale, demolisce i diritti dei
lavoratori, con l'abolizione dei contratti nazionali e del sistema
pubblico delle pensioni, e riporta la società greca nelle condizioni
in cui si trovava prima della seconda guerra mondiale.
Al grido di «restituite quello che avete rubato!» e
«ladri, ladri!» la piazza ha accompagnato il via libera alle linee
guida del «piano di salvataggio». Si susseguono le manifestazioni e
gli scontri.
Il fondo di emergenza europeo concordato dai 27 è
figlio di un'intesa a tre, tra i governi, la Commissione e l'Fmi.
Bruxelles metterà 60 miliardi, gli Stati membri (quelli che vorranno
partecipare, e già Londra ha detto che non ne ha alcuna intenzione)
altri 440 e infine l'Fmi una quota che potrà oscillare tra i 220 e i
250 miliardi
italia
Più volte smentita (in primo luogo da Giulio Tremonti)
la manovra correttiva sembra inevitabile e in dirittura d'arrivo. Il
governo anticiperà a maggio l'approvazione della manovra 2011-2012 da
1,6 punti di Pil (24,8 miliardi) che era stata prevista per fine
giugno-inizio luglio. Lo strumento sarà un decreto legge e questa
procedura veloce servirebbe per dare un segnale ai mercati, ma anche a
controllare l'opposizione
Spagna
Il
governo socialista di Zapatero costretto a un pesante piano di tagli:
i più macroscopici riguarderanno i salari dei dipendenti pubblici,
che verranno ridotti del 5%. Ma anche le pensioni pagheranno, così
come le regioni e le famiglie. I sindacati non ci stanno e annunciano
proteste
Romania
Bucarest ha infatti deciso di intervenire sul fronte
della spesa pubblica con un piano d’austerità che prevede, tra le
altre cose, un taglio dei salari dei dipendenti pubblici e delle
società partecipate del 25%, con un taglio di sussidi e delle
pensioni del 15%. Oltre ai tagli economici, prevista una contrazione
della forza lavoro nella pubblica amministrazione di oltre 70000 unità.
Portogallo
Il premier José Socrates ha alzato ancora
l'asticella del risanamento del paese, decidendo di ridurre il
disavanzo 2010 non già all'8,3% del Pil, come previsto, ma al 7,3% e
quello 2011 non al 5,1% ma al 4,6 per cento. Una manovra da circa 4
miliardi di euro in due anni che dovrebbe permettere di centrare
l'obiettivo del 2,8% di deficit nel 2013 con maggiore facilità.
LAVORATRICI
E LAVORATORI NN
Vi
invitiamo a votare NO all'ipotesi di accordo
che ridurrà brutalmente le nostre condizioni di vita in stabilimento.
Il costo del
lavoro non è più considerato dagli economisti come il vero problema
delle aziende, essendo ormai acclarato che il costo energetico, quello
delle materie prime e per la sicurezza sul luogo di lavoro è quanto
preoccupa le aziende e appesantisce i loro bilanci.
Ormai non si
riesce più ad essere competitivi se non si innova il prodotto, oppure
se non si cambia il modo di produrre.
Non
cedete lavoratori NN, perchè
dopo le maggiorazioni sullo stipendio ci taglieranno altri vantaggi
(mensa, trasporti, premi) e poi taglieranno il nostro posto di lavoro
dicendo che siamo troppo pochi e i costi fissi non sono più
reggibili.
Teniamo duro, chiediamo
il contratto di solidarietà e invece di abbassare i nostri salari
(che sono tra i più bassi del G7), proponiamo
un ridimensionamento dei benefits abnormi dei manager e dei
loro accoliti.
Chiediamo che
nessuno finisca a zero ore per poi essere licenziato.
E su questo
saremo intransigenti.
Impegnamoci in
prima persona e votiamo NO oppure faremo la fine della Stabilus: i
lavoratori buttati in mezzo alla strada con l'accordo dei sindacati e
dei lavoratori.
VOTIAMO
NO, PENSIAMO AL FUTURO.
RSU
ALP/Cub NN, Direttivo e Presidenza ALP/Cub
Pinerolo 12 maggio
2010
----------------------------------
risultati voto
sul risultato trattativa
239 votanti
si 141
no 82
astenuti 16
Ore difficili all'Asinara.
«Rischia di saltare tutto»
di Costantino Cossu
su il manifesto del
14/05/2010
Appello a Napolitano. Le
tute blu ai sindacati: sciopero nazionale
Con oggi sono settantotto i
giorni trascorsi sull'Asinara dagli operai della Vinyls di Porto
Torres, naufraghi del lavoro su un'isola bellissima nei colori della
primavera, diventata il simbolo di una lotta tenace per salvare una
fabbrica, ma anche per garantire un futuro alla chimica in Italia.
Ieri però a Cala d'Oliva, il vecchio porticciolo dove un tempo
sbarcavano gli ergastolani, c'è rimasto solo un piccolo presidio. Il
grosso della pattuglia dei naufraghi ha raggiunto gli altri alla Torre
Aragonese, la fortificazione medievale che a Porto Torres domina
l'attracco ai moli. Lì, su un prato verde disseminato di tante croci
bianche quanti sono i licenziati Vinyls, s'è tenuta un'assemblea.
Dopo la doccia fredda dell'altro ieri, con il ritiro della Ramco dalle
trattative per l'acquisto degli stabilimenti Vinyls in Italia, ora gli
operai chiedono al governo di intervenire direttamente nella vertenza.
«La chimica - hanno ripetuto tutti - è un settore fondamentale
dell'industria italiana. Non può essere abbandonata». E in un
momento in cui alla crisi finanziaria si risponde privilegiando ancora
una volta la finanza a discapito di scelte di rilancio dell'economia
reale, le richieste che arrivano da Porto Torres hanno un significato
che va ben al di là di una vertenza aziendale.
Il clima a Porto Torres è di grande tensione. La chiusura di Vinyls
sarebbe un colpo durissimo per l'economia di tutta la città. Per
evitare il disastro il sindaco Luciano Mura (Pd) lancia un appello a
Giorgio Napolitano: «Mi rivolgo a lei, massimo garante dei valori
costituzionali della nostra Repubblica, perché la mia gente ha perso
fiducia nella credibilità delle istituzioni di questo paese e oggi è
a rischio l'unità sociale e morale non solo di una città, ma di
un'intera regione. In questi mesi il governo, attraverso i suoi
ministri, ha più volte rassicurato migliaia di lavoratori sulla
possibile ripresa di una parte delle produzioni attraverso la vendita
della Vinyls. Come sindaco auspico, quindi, un suo autorevole
intervento per far sì che la Sardegna sia la frontiera della difesa
del diritto costituzionale al lavoro, ricordando che questa terra è
martoriata dalla crisi e che oggi registra il 44% della disoccupazione
giovanile, dato unico in Italia».
Le strutture territoriali di Cgil, Cisl e Uil, insieme una volta
tanto, chiedono ai rispettivi vertici romani «di attivare
immediatamente tutte le iniziative di lotta (a partire da uno sciopero
nazionale della chimica) per dare una risposta a tutti i lavoratori
che da tempo resistono con disagio e sacrificio». Alberto Morselli,
segretario nazionale dei chimici della Cgil, sentito dal manifesto non
esclude una risposta anche dura. «Avrebbe senso - dice - se dal
governo non arrivasse una risposta convincente alla richiesta che da
settimane viene fatta da tutti, operai della Vinyls, sindacati,
istituzioni locali: un impegno diretto della presidenza del consiglio
per costringere tutte le parti coinvolte nella trattativa ad arrivare
a una soluzione».
La Vinyls è in amministrazione straordinaria dopo il fallimento
dichiarato dall'ultimo proprietario, l'imprenditore trevigiano
Fiorenzo Sartor. Alcune settimane fa i tre commissari nominati dal
tribunale di Venezia hanno pubblicato un bando di vendita, al quale ha
risposto solamente la Ramco. Il bando ha fissato anche una base d'asta
per la cessione degli impianti. Soldi che servono, a termini di legge,
a rimborsare i dipendenti e i creditori della Vinyls dopo il
fallimento. Dal comunicato con il quale l'altro ieri la Ramco ha fatto
sapere di voler uscire dalla trattativa si capisce chiaramente che per
il gruppo arabo il problema principale è proprio (testuale nel
documento) «la richiesta economica fatta dai commissari per la
vendita dei beni Vinyls». Solo al secondo punto la Ramco indica, tra
gli ostacoli, il fatto che l'Eni non gli voglia cedere alcuni asset
(una salina in Calabria e il parco depositi di Assemini).
Per martedì prossimo i vertici della compagnia del Qatar sono stati
convocati a Roma al ministero dello sviluppo economico dal
sottosegretario Stefano Saglia. «Chiederemo spiegazioni - dice Saglia
- e poi vedremo come sarà possibile andare avanti».
19 maggio
Loris Campetti
Parole, parole
Una volta il padrone che voleva liberarsi di te scriveva nero su
bianco e spediva per raccomandata: «Gentile collaboratore, le
comunichiamo che non intendiamo avvalerci ulteriormente della Sua
prestazione». Troppo freddo, burocratico, e poi «verba volant,
scripta manent». Tutto dev'essere più agile, rapido,
confidenziale e, soprattutto, inutilizzabile ai fini di eventuali
rivalse. Così il governo del fare e dell'amore che ha a cuore
l'interesse generale - cioè quello del più forte - ha deciso di
risparmiare carta e francobollo semplificando le procedure: per
comunicare a un lavoratore con contratto a termine che deve
tornarsene a casa basterà una parola, pronunciata magari nello
spogliatoio o alla macchinetta del caffè: «licenziato». Parola
che si può anche declinare secondo l'idioma del territorio con un
«fora d'le bale», o «jatevenne». Mentre il giuslavorista
Ichino precisa che il «licenziamento orale» previsto
nell'emendamento del governo vale non tanto per i contratti a
termine quanto per quelli a tempo indeterminato, l'immarcescibile
ministro Sacconi giura che il suo scopo è di favorire i
lavoratori. I quali ringraziano, naturalmente a voce. Anche il
presidente Napolitano ringrazia, forse solo oralmente, governo e
maggioranza per aver ignorato i suoi richiami contro l'imposizione
dell'arbitro al posto del giudice nelle vertenze del lavoro.
Invece. Per essere messo al lavoro per una settimana o un mese, un
operaio o un centralinista in lista d'attesa con un contratto «job
on call» (lavoro a chiamata), può già oggi essere convocato via
sms o e-mail: in questo caso della parola del padrone deve restare
traccia, per consentire al nuovo caporale di depennare
definitivamente dalla lista il «soggetto» convocato, qualora non
prenda servizio entro 48 ore.
Parole come «licenziato» che fanno testo e parole proibite,
inaccessibili come quelle pronunciate al telefono da un
imprenditore per corrompere un politico, o quelle di un politico
per elencare le condizioni, le percentuali, le prestazioni dovute
dall'imprenditore in cerca d'appalto pubblico. Così come proibite
saranno le parole del mafioso al politico o all'imprenditore, e
viceversa. Vietato indagare, registrare, raccontare. La verità è
sempre relativa. E' il trionfo della privacy, la fine dello stato
di polizia. Basta con le intercettazioni telefoniche, le inchieste
giudiziarie compromettenti per il potere e le inchieste
giornalistiche irrispettose verso i potenti. Che siano a
Montecitorio come a Palazzo Chigi, in Confindustria come in Cosa
Nostra. In piazza si possono mettere solo le pubbliche virtù, non
i vizi privati, né quelli pubblici.
occupazione Rettorato Torino
Il 20 maggio alle 17 il Museo
diffuso della Resistenza organizza nella Sala Rossa del consiglio
comunale di Torino in Piazza Palazzo di città una riflessione sui Quarant'anni
dello Statuto dei lavoratori, con gli interventi di Marco
Revelli, storico, e di Alfonso Di Giovine, giurista e le testimonianze
di Pietro Perotti, Bruno Canu, Bonaventura Alfano, Adriano Serafino,
in un momento in cui molte delle conquiste dello Statuto sono
minacciate.
Alle 20 e 30 ci si trasferirà invece
al Museo in corso Valdocco 4/a per la proiezione del film di Ugo
Gregoretti Contratto, con l'introduzione di Stefano Musso
dell'Università di Torino e di Corrado Borsa dell'ANCR.
24 maggio
La manovra è quasi pronta. Forse già martedì la presentazione
ai ministri
Stato più leggero, il piano dei tagli
Segnale di rigore ai mercati. Stipendi congelati, fatture
telematiche, riduzioni del 10% di beni per i ministeri
La manovra è quasi pronta. Forse già martedì la
presentazione ai ministri
Stato più leggero, il piano dei tagli
Segnale di rigore ai mercati. Stipendi congelati,
fatture telematiche, riduzioni del 10% di beni per i ministeri
di Sergio Rizzo e Gian Antonio
Stella
E chi l’avrebbe mai immaginato che la destra fosse costretta a
ipotizzare la fattura telematica sopra i tremila euro o altri
interventi che andrebbero a toccare dolorosamente i suoi bacini
elettorali? Eppure, tra le varianti allo studio per una manovra che,
obbligata a essere equa, finirà fatalmente per scontentare tutti,
c’è anche questa. Come altre scelte fino a ieri impensabili.
Dirompenti. Che stanno spaccando la maggioranza tra chi pensa che in
fondo «i soldi in qualche modo saltan sempre fuori» e chi ritiene
invece che gli italiani siano adulti che van trattati da adulti. E
devono rendersi conto che la situazione, senza una svolta netta, è
pesante. C'è una tabella che toglie il sonno a Giulio Tremonti. La
stessa che è sul tavolo del presidente della Banca centrale europea
Jean-Claude Trichet ma soprattutto su quello dei bucanieri della
finanza internazionale. È una tabella dell'Ocse con i dati di
quanto è aumentato tra il 1999 e il 2008 il costo del lavoro nei
paesi dell'euro nel settore privato e in quello pubblico. Dice che
in quello privato stiamo un po’ sopra la media: 23,7% di crescita
nell'Europa a dodici, 24,8 in Italia. È vero che stiamo comunque al
doppio rispetto alla Germania (12,2), ma vabbè...
Il guaio, quello vero, secondo i rigoristi, è contenuto
nella prima colonna della tabella. Dove si vede come i paesi che più
hanno visto impennarsi la spesa addetto nel settore pubblico sono
stati l'Irlanda (110,8%), seguita dalla Grecia (109,1%), dal
Portogallo (58%), dalla Spagna (53,1%). Si tratta, nell'ordine, dei
paesi che sono stati via via messi sotto attacco da parte della
speculazione internazionale. E chi c'è dopo la Spagna? Noi: 42,5%
di aumento in termini nominali contro una media europea del 35,7.
Una sproporzione netta, che diventa nettissima nei confronti dei
paesi dell'elite continentale: Olanda (32,6%), Francia (31,3) e
soprattutto Germania, dove il costo del lavoro nel pubblico è
cresciuto del 17,1: molto meno della metà rispetto all'Italia. Ed
ecco l'incubo: che i pirati della speculazione, dopo averci concesso
per qualche tempo il beneficio del dubbio (evidentemente in nome
della nostra tradizione manufatturiera e dell’apprezzamento per la
linea del governo, pensano i tremontiani) possono in tempi brevi
attaccare noi. Di qui la necessità di dare in tempi altrettanto
brevi una risposta netta. Che rassicuri i mercati (al di là degli
inutili lamenti su quanto siano «paranoici») sulla capacità
dell'Italia di marcare una svolta.
Qual è il problema? Che rassicurare contemporaneamente i
mercati internazionali e i cittadini italiani è difficile quanto
volteggiare su un trapezio appeso a un piccolo aeroplano come fece
Giovanni Palmiri nel cielo di piazza Duomo. Per capirci: ci sono
scelte che rassicurando i mercati rischiano di seminare inquietudini
tra la popolazione, altre che rassicurando la popolazione rischiano
di seminare inquietudini nei mercati. Ma come fai a spiegare alla
gente che la situazione è «drammatica», che la spesa pubblica
nell'ultimo decennio (in cui la sinistra ma più ancora la destra si
son riempite la bocca con la parola «rigore») ha continuato a
salire «in grande eccesso» rispetto al Pil e che occorrono «grandi
sacrifici» e «grandi cambiamenti» e una «profonda discontinuità»
per rompere finalmente con quella tradizione italiana di affidarsi
allo stellone perché «alla fine tutto si aggiusta»? Eppure non
c’è scelta. Lo scrisse Ernesto Galli della Loggia tre anni fa e
non c'è che da ripeterlo parola per parola: «L’Italia ha
soprattutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si
squarci il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie
bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva
realtà». È qui che Tremonti e quanti sono convinti dell’urgenza
d’intervenire con misure radicali, sanno di dire cose
spinosissime.
In urto con la filosofia, il carattere, l'ottimismo del
Cavaliere, che insiste nel maledire i corvi del malaugurio e
nell’assicurare (con perplessità degli stessi giornali che più
gli sono amici) che la manovra non toccherà questo e quello. In
urto con un pezzo della destra, chiamata a scelte impopolari in
contrasto con gli interessi immediati (quelli a lungo termine sono
un'altra faccenda) di alcune categorie tradizionalmente considerate
nel suo bacino elettorale. In urto forse soprattutto con quel mondo
di dirigenti, funzionari, grand commis, «uomini di panza»
ministeriali che si sono già posizionati ringhiosamente in difesa
dello status quo e che vorrebbero che il peso della crisi, in nome
dei grandi numeri (si rastrellano più soldi toccando i salari di 3
milioni e mezzo di statali che quelli di alcune centinaia di «padreterni
», ovvio) fosse scaricato solo sulla massa dei dipendenti anonimi.
In urto infine non solo con i sindacati, ai quali sarà difficile
far digerire certe scelte che molti bollerebbero automaticamente
come «macelleria sociale», ma con i partiti. I quali per la prima
volta, a causa della gravità dei conti, potrebbero davvero veder
sottoposto a un taglio radicale quel sistema dei rimborsi elettorali
che, gonfiando i soldi a dismisura, ha preso il posto del
finanziamento pubblico abolito anni fa da un referendum. Ma ecco,
una per una, le varie misure allo studio.
Stipendi
Congelamento sulle cifre attuali, per tre anni, di tutti gli
stipendi pubblici, «senza trucchi intorno a straordinari e cose
simili» e senza recupero dell'inflazione, a partire dal primo mese
disponibile. Una scelta ingiusta perché andrà a colpire tutti
senza alcuna distinzione tra quanti buttano sangue sul lavoro e i
lavativi? Purtroppo si. E sarà poi necessario un riequilibrio. Ma
«i discorsi sul merito hanno bisogno di anni, e invece qua si
tratta di fare in fretta», nella convinzione che altrimenti, con la
dinamica attuale, i salari «continueranno a salire in tre anni del
12%».
Tagli retribuzioni
Gli stipendi pubblici sopra i 90mila euro saranno tagliati del 5%,
sopra i 120mila del 10%. A costo di scontentare una serie di
categorie, dagli alti magistrati ai prefetti, i diplomatici, i capi
di gabinetto, i generali... Tutta gente che conta e che ha già
cominciato a dare segnali di malumore. Meglio: profondo malumore.
Con minacce di ricorsi alla magistratura: con che diritto lo Stato,
tocca i contratti stipulati con i suoi dipendenti?
Banchieri
Tra i punti allo studio, un brusco aumento delle aliquote fiscali
sui ricavi delle stock option, che rappresentano la fonte maggiore
di guadagno per i banchieri e i manager privati.
Blocco nuovi contratti
Per tre anni, parallelo al congelamento delle retribuzioni.
Finestre pensioni
Riduzione da quattro a una l’anno delle «finestre» attraverso le
quali si può andare in pensione. Fermo restando un trattamento
speciale per chi ha già quarant'anni di contributi.
Invalidità
L'impennata dell'ultimo decennio, che al di là delle affermazioni
di principio ha visto la spesa per le pensioni di invalidità salire
da 6 a 16 miliardi di euro, soprattutto a causa dell’esplosione
delle indennità di accompagnamento, porterà a una maggiore severità
nei controlli. Uno dei problemi è quello che il riconoscimento di
handicap invalidanti viene concesso dalla regione, i soldi li deve
mettere lo Stato. La soluzione prospettata è che la spesa venga per
il 25% scaricata sulle regioni, che sarebbero costrette ad essere più
rigide. Di più: si tornerà, con ogni probabilità, alle regole del
1988, più restrittive delle attuali.
Accompagnamento
L'ipotesi di dar l'assegno d’accompagnamento solo a chi sta sotto
un tetto massimo di 30 o 35 mila euro è saltata. Accudire una
persona disabile è costosissimo e, fatti i calcoli, si sono resi
conto che quel tetto avrebbe dovuto essere così alto che a quel
punto non valeva neppure la pena di introdurla. Peggio: la selezione
avrebbe potuto paradossalmente favorire quanti dichiarano meno di
quanto guadagnano. Resterà tutto come oggi.
Ministeri
Taglio orizzontale del 10% per tutti i beni e servizi. Si lamentano
già tutti di essere squattrinati? Nessuna eccezione. Tranne quelle
per consentire di operare alle forze dell'ordine. Basti ricordare
che i carabinieri sono già oggi costretti, spesso, ad andare a
recuperare dei pezzi di ricambio per le vecchie Fiat Brava dai
demolitori. Far la guerra alla criminalità, in quelle condizioni,
è complicato. Per ministri e sottosegretari taglio del 10%
dell'indennità.
Organi costituzionali
Il problema è che Quirinale, Senato, Camera, sono entità dotate di
autonomia pressoché totale. L'unica cosa che può fare il Tesoro,
da quanto si capisce, è ricordare loro pubblicamente: il taglio
generale alle spese sarà almeno del 10%, sarebbe opportuno se anche
voi...
Rimborsi elettorali
Tema molto controverso. L'intenzione di Tremonti e dei rigoristi
sarebbe quella di ridurre il contributo elettorale da 1 euro a 50
centesimi a elettore. Secondo i calcoli del Sole 24 ore la prima
stretta porterebbe a un risparmio di 170 milioni. Resta da capire se
i partiti che verrebbero penalizzati sulle entrate che avevano messo
in conto di avere già in tasca (62 milioni a rischio per il Pdl, 54
per il Pd, 12,4 per la Lega e giù giù fino a 1 milione e 800mila
euro per la destra…) se ne faranno una ragione o meno. In caso di
rifuto, certo, sarebbe complicato poi raccomandare sacrifici agli
altri.
Enti
Il progetto è quello di accorparne più possibile. Alcune
situazioni, del resto, appaiono francamente indifendibili. Per
esempio quello dell’Isae, l'istituto di ricerca del Tesoro: ha 31
ricercatori e 70 (settanta) impiegati amministrativi. Quanto
all'Ice, l’Istituto per il commercio estero i cui dirigenti
occupati all’estero hanno paghe principesche, potrebbe sciogliersi
all’interno della Farnesina oppure essere diviso fra i ministeri
degli Esteri e dello Sviluppo economico.
Lotta agli evasori
È una delle questioni sulle quali lo scontro fra chi invoca il
rigore e chi le «ragioni della politica», vale a dire spesso le
ragioni di bottega elettorale, rischia di essere più duro. E che
potrebbe segnare una svolta radicale per un governo che nel passato
aveva fatto una serie contestatissima di condoni di ogni genere. Le
misure allo studio più importanti sarebbero tre. La prima, come
dicevamo, è la fattura telematica che dovrebbe essere emessa per
tutti gli importi superiori ai 3 mila euro e consentirebbe di
lasciare, a disposizione degli investigatori, una scia indelebile.
La seconda è il ripristino (non è chiaro da che soglia) della «tracciabilità»
dei contanti, introdotta da Prodi con un tetto di 5 mila euro,
invocata per anni come indispensabile da un pezzo della sinistra
(che si spinse a teorizzare un abbassamento della soglia a 100 euro)
e sbeffeggiata sul fronte opposto da Berlusconi che, considerandola
una «misura di polizia», l’aveva abolita riportando in vita il
limite europeo del 12.500 euro. La terza è sul fronte delle
compensazioni Iva, fonte di molti abusi: stando ai progetti, non sarà
più possibile il «fai da te» ma sarà richiesta una
certificazione di un professionista che risulterà responsabile
davanti alla legge. Di più ancora: l’accertamento fiscale per le
imposte non pagate scatterà contestualmente all’immissione a
ruolo, con l’esito di accorciare i tempi degli accertamenti di tre
o quattro mesi.
Ristrutturazioni edilizie
Oggi è previsto lo sgravio del 36% e per ottenerlo tutti i
pagamenti vanno fatti tramite bonifico bancario. Il guaio è che,
stando ai risultati, molti incassano il bonifico ma poi non pagano
le tasse contando sulla farraginosità dei controlli o su qualche
condono futuro. L'idea è quella di delegare alle banche il ruolo di
sostituto d'imposta così come oggi avviene per le aziende che
trattengono le tasse dei dipendenti. Toccherebbe agli istituti di
credito di trattenere il 20%.
Condono edilizio
L’ipotesi di un nuovo condono edilizio, salvo sgradevolissime
sorprese (anche nel 2003, sulle prime, venne esclusa l'idea di una
sanatoria generalizzata e poi si è visto com'è andata a finire:
con la corsa di decine di migliaia di furbi a commettere abusi
spacciati poi per precedenti…) viene solennemente scartata. Al
momento par di capire piuttosto che il governo fornirà ai comuni le
fotografie aeree e tutto il materiale a disposizione per stanare i
proprietari dei circa 2 milioni di «case fantasma».
Costi sanità
Ci sono Asl e ospedali che pagano le siringhe più care che in
farmacia? D’ora in poi dovrebbe far fede per tutti il prezzo che
paga Consip, la società pubblica che fa gli acquisti per la
pubblica amministrazione, la quale avrà per giunta l’obbligo di
mettere tutto on line. E cosa succederà se il parametro non viene
rispettato? Il rappresentante dello stato nel collegio sindacale
delle Asl dovrà spiegarne i motivi in una relazione alla Corte dei
conti.
Municipalizzate
Gli enti locali controllano ormai più di 5 mila società. Molte
delle quali assolutamente inutili, che servono soltanto, come disse
Luca Cordero di Montezemolo, da “discarica per politici trombati”.
A Comuni, Province e Regioni sarà vietato ripianarne le perdite al
di fuori del cosiddetto «contratto di servizio». In questo caso
non gli resterà che portare i libri in tribunale. Una scelta
obbligata, dopo alcuni salvataggi contestatissimi, come quello dell'Amat
di Palermo.
Arbitrati
Per ora, di un'abolizione degli Arbitrati non se ne parla. Lo stesso
governo di centrodestra, tuttavia, si sarebbe convinto che così non
si può andare avanti. Gli incarichi accessori come gli arbitrati
per le opere pubbliche fanno crescere mediamente del 30% il costo
degli appalti, e soprattutto arricchiscono la corporazione degli
arbitri: magistrati amministrativi e contabili, burocrati pubblici,
avvocati dello stato, politici. Con in più una beffa; che lo Stato
soccombe nel 98% dei casi. Fra il 2005 e il 2007 questa forma di
giustizia privata amministrata da pubblici funzionari che
arrotondano lautamente il loro stipendio ci è costata 715 milioni:
sarebbero bastati per il Passante di Mestre. E gli arbitri si sono
messi in tasca 50 milioni. Morti e risorti almeno tre volte, gli
arbitrati sono stati ripristinati l’ultima con un decreto
legislativo messo a punto dal capo giurista di palazzo Chigi Claudio
Zucchelli. Il quale nel 2008 ha fatto parte di un collegio arbitrale
di tre persone incaricato di dirimere una lite fra l’Astaldi e
l’Anas. Valore della controversia: 38 milioni di euro. A dir poco
principesco, 1.455.000 euro, il compenso del collegio.
Consulenze
Taglio totale. Inevitabile: a dispetto di tutti gli impegni
l'andazzo è ormai inarrestabile.
Sponsorizzazioni
Stando al progetto, la scelta di tanti enti locali di sponsorizzare
squadre di calcio, basket e pallavolo verrebbe vietata. Decisione
sacrosanta. Basti ricordare i casi della Regione Calabria che, nei
guai finanziari al punto di non avere i soldi per pagare lo
smaltimento dei rifiuti, scelse di sponsorizzare la nazionale di
calcio. O quello della Campania che appoggia con centinaia di
migliaia di euro l'anno la «Air Avellino» di basket, dove Air sta
per Autoservizi Irpini: capitale al 100% nella mani della Regione. O
ancora quello della Provincia di Treviso, sponsor del Treviso Calcio
dal 2004 per scelta dell’allora presidente Luca Zaia: «Con questa
sponsorizzazione abbiamo fatto una scelta di campo. La squadra
porterà in tutta Italia il nostro progetto: “Se la vedi, ti
innamori”».
Protezione civile
È impossibile, davanti alle emergenze, controllare «prima» la
distribuzione dei soldi? Può darsi. Ma a quel punto è
indispensabile controllare meticolosamente tutto almeno «dopo».
Quindi va tutto riportato sotto la vigilanza della Ragioneria dello
Stato. Insieme con i conti di tutta la Presidenza del Consiglio. La
domanda è: passeranno sul serio, almeno in parte, queste scelte? Lo
si vedrà nei prossimi giorni. Dipenderà anche, se non soprattutto,
dai segnali che verranno dai mercati internazionali. E dal coraggio
che il centro destra, e Silvio Berlusconi in prima persona, dovranno
dimostrare per sfidare insieme sindacati e partiti, clientele locali
e grand commis. Ma soprattutto di andare a spiegare a quegli
artigiani, quei piccoli imprenditori, quei professionisti, quei
commercianti che in questi anni, a forza di condoni e sanatorie,
hanno pensato che il Pdl la Lega e Berlusconi e Bossi fossero sempre
e comunque dalla parte loro e «contro» lo Stato, che qualcosa è
cambiato. E che la nuova crisi planetaria, mentre impone alle
macchine statali troppo gonfie di sgonfiarsi, chiede anche a tutti i
cittadini una nuova assunzione di responsabilità.
Aumentano i nuovi poveri Rapporto Cgil sui Diritti globali 2010-
l'unità
La crisi tocca anche i ceti medi: 1,8 milioni di famiglie
giovani, a reddito medio alto, soffrono a causa del mutuo per la
casa, che porta il 56,5% di loro ad arrivare con difficolta' alla
fine del mese, e il 54% a non poter accantonare un solo euro. E'
l'allarme del Rapporto sui diritti globali, 2010, presentato oggi
a Roma e che vede anche una ''ricetta'' presentata dal leader
della Cgil, Guglielmo Epifani: e' necessario costruire "un
nuovo modello sociale ed economico per rispondere tempestivamente
ed efficacemente alle urgenze del nostro mondo". Il rapporto
e' stato realizzato anche quest'anno dalla Cgil, insieme ad Arci,
Actionaid, Antigone, Cnca, fondazione Basso, Forum Ambientalista,
Gruppo Abele e Legambiente.
- EPIFANI: "Se e' vero, come molti sostengono - spiega
Epifani - che la crisi puo' essere anche una opportunita', allora
il ventunesimo secolo dovra' caratterizzarsi come il secolo della
prosperita' condivisa e della riduzione dei differenziali di
reddito, non a causa dell'impoverimento dei Paesi piu' ricchi ma
in ragione della crescita di quelli piu' poveri".
- DEBITI DELLE FAMIGLIE ITALIANE
Secondo il Rapporto, nel 2009 le famiglie italiane si sono
indebitate per 524 miliardi di euro, piu' del 2008, 21.270 euro
per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo
e' di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi
diversi.
- IMMIGRATI E LA CRISI
La crisi ovviamente riguarda anche gli immigrati. Secondo il
rapporto, essi tagliano sulle rimesse al paese di origine: meno
10% nel 2008, con un invio mensile medio di 155 euro a fronte dei
171 del 2007.
- SFRATTI, E' VERA EMERGENZA SOCIALE
Entro il 2011, si stima che 150 mila famiglie italiane saranno
sfrattate e perderanno cosi' la loro casa. L'affitto incide sui
redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%.
Nel 2008 risulta un 18,6% in piu' di sfratti esecutivi rispetto al
2007. In Italia i
senza tetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila.
- 85% IMMIGRATI A CONTRATTO CASA ILLEGALE
Le famiglie straniere in affitto sono 1 milione e 300 mila, pari a
4 milioni di persone. L'85% ha un contratto non registrato o
registrato per un canone inferiore al reale, ''l'affitto di posti
letto avviene in piena violazione delle norme, l'addebito di spese
condominiali va spesso oltre il consentito e il legale, gli
alloggi sono senza dotazioni minime ne' certificazioni''.
- ANZIANI IN CASE IN CONDIZIONI MEDIOCRI
Il 77,4% degli over 65 abita in case di proprieta', 8 su circa 10
milioni di anziani, tuttavia nel 32,9% dei casi le abitazioni sono
in condizioni mediocri o pessime, costruite prima del 1961 (il
48%) e prima del 1945 (il 27%), non sono state sottoposte a
interventi di manutenzione, l'11,5% delle case e' riscaldato con
dispostivi di fortuna, e il 37% non dispone di un ascensore.
- ... E CON TASSE PIU' ALTE RISPETTO A UE
Tasse pesanti per gli anziani nel nostro paese rispetto ai
coetanei europei: a parita' di reddito annuo lordo di 13.700 euro,
un pensionato italiano si porta a casa 11.631 euro, uno tedesco e
uno francese l'intera somma di 13.700 euro, uno spagnolo ha un
netto di 13.426, un inglese di 13.480.
- SEGIO, PER MANAGER STIPENDI MILIONARI
Secondo il coordinatore del Rapporto, Sergio Segio, "mentre
la crisi brucia utili e ricchezza, impoverendo il convento, i
frati sono sempre piu' pasciuti", "i manager hanno
portato a casa stipendi e bonus milionari". Nell'elenco dei
piu' pagati, Segio mette i manager Pirelli: ''per primo Carlo Puri
Negri (ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re) con 14 milioni
di euro, nonostante la
societa' abbia chiuso l'anno con un passivo di 104 milioni; poi
vengono Claudio De Conto (ex direttore generale di Pirelli) con
7,3 milioni e Marco Tronchetti Provera (presidente di Pirelli) con
5,6 milioni". Segio cita anche i top manager Fiat, nell'anno
delle ristrutturazioni e degli annunci di lacrime e sangue: l'ad
Sergio Marchionne, ha percepito 4 milioni e 782 mila euro, poco
meno dell'ex presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo che
ha incassato, sempre nel 2009, cinque milioni e 177 mila
euro"
24 maggio 2010
Nasce l'USB e dà
subito battaglia
di ----
su altre testate del
24/05/2010
Oltre 600 delegati, di
tutti i settori del mondo del lavoro e provenienti da ogni parte
d'Italia, hanno scelto di dare vita alla USB, Unione Sindacale
di Base, la nuova confederazione varata questa mattina al Teatro
Capranica di Roma. Nucleo centrale della nuova organizzazione
RdB, SdL e consistenti realtà della CUB, che insieme ad altre
organizzazioni sindacali di base sono giunte al termine del
processo costituente iniziato due anni fa; un processo che ha
coinvolto nella discussione migliaia di delegate e delegati, i
quali sono riusciti a superare vecchi steccati ed hanno avuto la
capacità e l'entusiasmo di progettare il futuro del
sindacalismo indipendente dal quadro politico, istituzionale e
padronale. Hanno partecipato con interesse alla nascita di USB
anche Snater e Or.S.A., che hanno portato i loro contributi al
dibattito congressuale confermando la volontà di prendere parte
al processo di unificazione, anche se con tempi diversi
All'assemblea del Capranica hanno inoltre partecipato la
Confederazione Cobas ed i rappresentati di alcune forze
politiche (Rete dei Comunisti, PCL, Sinistra Critica,
Comunisti-Sinistra Popolare ed altre).
Numerosi gli interventi nelle tre giornate congressuali, che
hanno evidenziato le caratteristiche genetiche della nuova
confederazione. USB non sarà semplicemente un'organizzazione
che va ad aggiungersi a quelle esistenti, ma ha l'ambizione e la
possibilità di costituire il sindacato maggioritario che oggi
serve ai lavoratori ed ai settori popolari. USB sarà
intercategoriale, con l'obiettivo di contrapporsi alla
frammentazione dei lavoratori connettendo le lotte nei luoghi di
lavoro, sul territorio e nel sociale. Attraverso una capillare
diffusione sul territorio nazionale (90 sedi in tutte le
regioni), USB intende infatti rappresentare ed organizzare i
soggetti del lavoro e del non lavoro, essere attrattiva per le
nuove istanze sociali, essere "meticcia"
contaminandosi con le esperienze provenienti da altre realtà di
lotta: per la casa, per l'ambiente, per i beni comuni, per i
diritti uguali dei migranti. USB rifiuta inoltre lo "sviluppismo",
che distrugge vite umane e territori, genera guerre, razzismo e
miseria. Vuole infine porsi come un sindacato capace di attivare
un cambiamento generale nel nostro paese.
In continuità con la storia delle organizzazioni costituenti la
nuova confederazione, nella USB saranno centrali la democrazia e
la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma
organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. Ancora,
USB sarà il sindacato del conflitto, finalizzato
all'acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una
contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle
condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori non
finalizzata unicamente alla riduzione del danno
L'assemblea ha eletto i membri dei nuovi organismi confederali,
i 154 componenti del Consiglio Nazionale, 55 del Coordinamento
Nazionale e 13 dell'Esecutivo. Grande importanza è stata
riservata dal dibattito ai temi internazionali, con particolare
attenzione alla situazione dell'America Latina e della Grecia.
All'assemblea sono giunti i messaggi di auguri provenienti da
molte organizzazioni sindacali internazionali, fra cui quello
della Federazione Sindacale Mondiale WFTU (World Federation of
Trade Unions), dal PAME, il sindacato combattivo greco che sta
guidando le lotte in quel paese, e dal LAB, sindacato Basco.
Tra le delegate e i delegati del Congresso è emersa evidente la
consapevolezza della grande forza attrattiva dell'USB, che nasce
in un contesto di crisi non solo economica, ma politica, sociale
e culturale. Tale consapevolezza si è tradotta nella
deliberazione di immediate iniziative di lotta:
28 maggio - giornata di mobilitazione nazionale del Pubblico
Impiego
5 giugno - manifestazione nazionale a Roma contro la manovra
economica e l'attacco ai diritti dei lavoratori;
7 e 8 giugno - scioperi regionali della Scuola;
8 giugno - sciopero nazionale dei Lsu, cassintegrati e
lavoratori in mobilità;
11 giugno - sciopero generale dei Trasporti;
14 giugno - sciopero generale del Pubblico Impiego
Il battesimo di Usb.
Ed è subito sciopero
di Francesco Piccioni
su il manifesto del
23/05/2010
Il nuovo sindacato
si mobilita contro la manovra
Il dado è tratto.
Stamattina, al teatro Capranica di Roma, l'Unione sindacale di
base (Usb) sigla il suo atto di nascita. Un percorso «lungo e
faticoso», spiegano molti delegati. Perché l'ostacolo più
grande all'unificazione di alcune delle sigle del sindacalismo
di base sta da sempre nella «cultura dell'autosufficienza»,
nella difficoltà ad abbandonare il terreno del già noto per
affrontare un orizzonte più vasto.
Questa nascita è dunque «una rottura creatrice» col vecchio
mondo antico, quello delimitato dai confini aziendali o di
comparto; quello fatto di «nicchie» per qualche motivo
conservabili in un contesto che andava comunque cambiando. «Oggi
costruiamo il sindacato che serve, non un altro sindacato», si
ripete, a significare che è la realtà sociale e del lavoro a
imporre un altro modo di stare in campo. Gira una metafora
calcistica. «Finora abbiamo giocato a calcetto, ogni sigla per
conto proprio; oggi si comincia a giocare a calcio, in undici e
in campo grande. Cambiano le tattiche,il tipo di allenamento, il
modo di coprire il terreno e programmare lo sforzo».
Fuori di metafora, «da lunedì dobbiamo cambiare passo, modo di
lavorare». Perché non c'è tempo di fermarsi a pensare, «dobbiamo
farlo camminando». La manovra correttiva del governo ancora non
è nota nei dettagli, ma è chiaro che a pagare saranno chiamati
i lavoratori dipendenti, a cominciare dal settore pubblico e dal
sistema pensionistico. La lista delle mobilitazioni già
proclamate è notevole. Il 28 maggio una serie di manifestazioni
cittadine si indirizzeranno alle sedi di grandi banche. Il 5
giugno ci sarà una manifestazione nazionale a Roma, insieme ai
Cobas e altre organizzazioni e associazioni, contro la manovra.
Il 7 è previsto uno sciopero del settore aeroportuale
(soprattutto nell'handling), mentre l'8 e il 9 ci sarà la
mobilitazione dei lavoratori socialmente utili, cassintegrati e
in mobilità. L'11 sarà poi la volta del trasporto pubblico
locale, con sciopero di 24 ore, dove si cerca di mettere nel
contratto il divieto di sciopero (portando a conclusione un
lungo processo iniziato con la legge 146, modificata poi da una
serie di forzature operate dalla cosiddetta «commissione di
garanzia»). Il 14, infine, ci sarà lo sciopero generale dei
pubblici.
Un programma che presuppone l'esistenza di una «massa critica»
organizzata e determinata, capace ormai di costituire il «nucleo
gravitazionale» di una galassia pulviscolare esistente da oltre
trenta anni. L'idea non è però quella della «lotta per la
lotta», ma «per incidere» e ottenere risultati. Per
riuscirci, «occorre avere anche un punto di vista unitario -
non unico - da Trieste a Trapani», perché «un sindacato che
non riesce a leggere la realtà e i processi non può
rappresentare i lavoratori con efficacia».
Si mostra consapevolezza di «poter svolgere un ruolo importante»,
ma «di non aver concluso qui il percorso unitario; la porta è
e deve restare aperta», visto che «non pensiamo davvero di
essere noi il tutto». Il metodo resta quello del «confronto e
delle iniziative». Lo spazio politico-sindacale - «specie dopo
il congresso della Cgil» - «non è mai stato così grande».
Avere «l'ambizione di coprirlo» è «il minimo».
La struttura organizzativa è di tipo confederale «perché
occorre avere un sindacato generale», mentre all'interno delle
due macro-aree (pubblico e privato) sarà «intercategoriale»,
per cercare di ricomporre un lavoro continuamente che viene
continuamente smembrato e ricomposto.
L'allargamento a «sindacato metropolitano» è un presa d'atto
che «si implementa l'area sociale fatta di precarietà e povertà»,
ma che «non incontra mai il sindacato» e quindi va cercata e
organizzata a partire dai territori.
C'è anche la consapevolezza di «dover riprendere a far cultura»,
dando nuova linfa e contenuti ai «valori di solidarietà,
diritti, lavoro, ugualianza». E in questo convergono le attività
di un centro studi che rivendica di aver individuato, oltre 10
anni fa, l'emergere di una fase fatta di «competizione fra
macroaree monetarie, più che di globalizzazione pura e semplice»;
e uno sviluppo ormai internazionale di esperienze sindacali «di
base, che vanno ora messe in rete».
Si esce di qui con l'impressione che qualcosa si sta muovendo,
anche se andrà a incontrare difficoltà imponenti, avversari
duri. Ma non è mai detto che, nella crisi, le uniche via
d'uscita siano per forza a destra.
Cronaca di Torino(Del 25/5/2010 Sezione: Cronaca di
Torino Pag. 67)
PINEROLO CON CIFRE DI POCHE DECINE DI EURO Ventitré anni dopo il crac Candellero
salda anche le ultime pendenze
Nella storia del tribunale di Pinerolo il fallimento di Nuccio
Candellero è stato senza dubbio il più lungo e complesso,
tanto che ci sono voluti 23 anni per mettere la parola fine alla
questione. Ora che il curatore fallimentare ha inviato gli
ultimi assegni, il giudice tribunale di Pinerolo, Alberto
Giannone, potrà archiviare una vicenda che aveva gettato nello
sconfo
rto 1.700 creditori. Il finanziere di Vigone, con la truffa dei
container, aveva accumulato 35 miliardi di lire, sfilati a
amici, parenti, industriali, facoltosi commercianti. Nonché la
Curia. In tanti, allora, avevano comperato quote di Fragifin e
Raco, le società che, affittando i container, avrebbero
garantito lauti guadagni. Del resto così era stato
all’inizio. Ma poi le ambizioni di Candellero, presidente del
Pinerolo calcio e fondatore di un quotidiano provinciale,
avevano intaccato il capitale. Di qui la sua fuga all’estero.
Ma la vita da latitante non era adatta a lui, che in poco tempo,
a Pinerolo, si era costruito l’immagine di brillante
finanziere e di astro del Partito Liberale. Nella vicenda
giudiziaria si sono alternati due curatori fallimentari,
Marcello Borgarello e Filiberto Ferrari Loranzi. Tutti i
creditori privilegiati, come Inps ed Erario, sono stati pagati,
investitori, creditori chirografari, hanno recuperato circa il
50%. «Quasi in extremis siamo intervenuti in un’operazione di
Candellero, fatta alla morte del padre - spiega Ferrari Loranzi
-, che aveva tentato di rinunciare, a favore dei figli, alla
quota di eredità relativa ad un’ala dell’antico palazzo del
padre, a Vigone. In quel modo avrebbe distolto una parte del
capitale che spettava ai creditori». Gli assegni che si stanno
inviando in questi giorni sono di modesta entità, qualcuno potrà
ancora incassare 40 euro altri 100, ma almeno la storia è
conclusa. E Candellero dov’è finito? Pagati i suoi debiti con
la giustizia, sta in provincia di Bergamo, si occupa di
compravendita di legnami. E riutilizza il marchio di sempre «Candellero
parquets».
ANTONIO GIAIMO
la scheda
Manovra, ecco tutte le misure
Dallo stop agli aumenti degli stipendi degli statali,
alla stretta sulle pensioni. A Roma spunta tassa di
soggiorno
la scheda
Manovra, ecco tutte le misure
Dallo stop agli aumenti degli stipendi
degli statali, alla stretta sulle pensioni. A Roma
spunta tassa di soggiorno
MILANO - Dai tagli ai ministri, passando alle
finestre per la pensione fino ai pedaggi per i raccordi
autostradali. Via inoltre alle Province più piccole,
cioè quelle sotto i 220.000 abitanti che non confinano
con Stati esteri e non ricadono in Regioni a statuto
speciale. E spunta un «contributo di soggiorno» fino a
10 euro per i turisti negli alberghi di Roma per
finanziare «Roma Capitale». Il 'mix' di provvedimenti
per correggere i conti appare ormai tracciato. Ecco le
misure principali della manovra da 24 miliardi:
SUBITO STOP CONTRATTI PUBBLICO IMPIEGO - Stop
agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già
a partire da quest'anno. Il congelamento vale quattro
anni, fino al 2013. TAGLI AI MINISTERI, GIRO VITE SU AUTO BLU -La
sforbiciata è del 10% ma su formazione o missioni si
arriva al dimezzamento della spesa. Arriva anche un giro
di vite sulle auto blu. GLI ESCLUSI: PRESIDENZA CONSIGLIO E PROTEZIONE CIVILE
- Saltano dal testo i tagli alla Presidenza del
Consiglio e i limiti alla Protezione Civile. TAGLI AI PARTITI - Dimezzato il contributo per le
spese elettorali e stop alle quote annuali se c'è uno
scioglimento anticipato delle camere. Il taglio ai
rimborsi per i partiti scende dal 50 al 20%. È quanto
prevedrebbe, secondo quanto si apprende, la versione del
decreto legge sulla manovra approvata dal Consiglio dei
ministri. La riduzione porterebbe dunque il rimborso da
1 euro a 20 centesimi per elettore. Cala del 20% (e non
viene dimezzato come inizialmente ipotizzato) il
contributo per le spese elettorali. PAGAMENTI E TRACCIABILITÀ - Tetto a 5.000 euro
(e non 7.000 come da prime ipotesi) per i pagamenti in
contanti. Obbligo di fattura telematica oltre i 3.000
euro. ARRIVA BANCOMAT P.A. - Addio ai libretti di
deposito bancari o postali al portatore. In compenso
arriva la carta elettronica istituzionale per effettuare
i pagamenti da parte delle P.a. COMUNI E LOTTA EVASIONE - I comuni che
collaboreranno incasseranno il 33% dei tributi statali
incassati. TASSA SU ALBERGHI PER ROMA CAPITALE - Arriva un
«contributo di soggiorno» fino a 10 euro per i turisti
negli alberghi di Roma per finanziare «Roma Capitale». STANGATA SU MANAGER E STOCK OPTION - Salgono le
tasse sulle stock option ma anche sui bonus dei manager
e dei banchieri che eccedono il triplo della parte fissa
della retribuzione. TEMPI SPRINT PER CARTELLE - L'accertamento e
l'emissione del ruolo diventano contestuali rendendo più
corto il tempo per contestazioni e ricorsi. STRETTA SUL GIOCO CLANDESTINO - L'evasione
dell'imposta sui giochi, una volta accertata, avrà
riflessi anche ai fini delle imposte dirette. Nasce
l'Agenzia che sostituisce i Monopoli. CONDONO EDILIZIO E CASE FANTASMA - Confermata
invece la sanatoria sugli immobili fantasma. Si ipotizza
però un ampliamento di questa norma. Come in tutti i
condoni la proposta potrebbe arrivare in Parlamento. La
sanatoria andrà fatta entro il 31 dicembre.
PENSIONE INVALIDITÀ - Sale a 80% (altre fonti
parlano dell'85%). Sotto questa soglia niente benefici.
Previsti anche 200.000 controlli in più. IRAP ZERO PER NUOVE IMPRESE SUD - Le regioni del
Mezzogiorno avranno la possibilità di istituire un
tributo proprio sostitutivo dell'Irap per le imprese
avviate dopo l'entrata in vigore del dl con l'opportunità
di ridurre o azzerare l'Irap. RETI IMPRESA E ZONE 'ZERO BUROCRAZIA' - Tremonti
annuncia la creazione di reti d'impresa, per ottenere
benefici fiscali e migliorare la capacità di incidere
sui mercati, ma anche zone a burocrazia zero, nelle
quale per aprire un'attività ci si potrà rivolgere ad
un solo soggetto. STOP TURN-OVER P.A. - Confermato per altri due
anni. TAGLI ANCHE A MAGISTRATI - Lo stipendio verrà
decurtato per il 10% nella parte eccedente gli 80.000
euro. Taglio del 10% anche per i magistrati del Csm. MANAGER P.A., SFORBICIATA 5-10%. Sotto i fari gli
stipendi oltre i 90.000 e oltre i 130.000 euro. INSEGNATI SOSTENGO - Congelato l'organico. DIVIDENDI A RIDUZIONE DEBITO - A partire dal 2011
500 milioni di dividendi che arrivano dalle società
statali saranno impiegati per la riduzione degli oneri
sul debito pubblico. TAGLI A COSTI POLITICA PRO CASSA INTEGRAZIONE -
Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il
Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro
autonomia, serviranno a finanziare la Cassa
Integrazione. PENSIONI - Dalle "finestre fisse" alla
finestra "mobile" o '"a
scorrimento". È quanto prevede la manovra per la
decorrenza delle pensioni di anzianità o di vecchiaia.
Il provvedimento varato prevede che si possa andare in
pensione dodici mesi (contro gli attuali nove per
effetto del sistema di finestre vigente) dopo la
maturazione dei requisiti vigenti nel caso dei
lavoratori dipendenti pubblici e privati. La decorrenza
sale a diciotto mesi (contro i 15 attuali) dopo la
maturazione dei requisiti nel caso dei lavoratori
autonomi. I trattamenti pensionistici decorrono inoltre
dal primo giorno del mese successivo alla scadenza dei
termini del nuovo sistema di decorrenze. Per le pensioni
non è dunque previsto nessun intervento strutturale che
riguardi requisiti, età, quote ma solo un cambiamento
nel sistema delle finestre. La novità è invece
l'accelerazione dei tempi per l'aumento dell'età
pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti del
pubblica amministrazione che avverrà a gennaio 2016. DEFINANZIAMENTO LEGGI INUTILIZZATE - Si
recuperano risorse attraverso il definanziamento degli
stanziamenti improduttivi. Saranno destinate al fondo
ammortamento dei titoli Stato. TAGLIA-ENTI - Vengono soppressi Ipsema,, Ispel e
Ipost. Ma anche l'Isae, l'Ice e l'Ente italiano
Montagna. Salta o viene ridotto inoltre il finanziamento
a 72 enti. CONTROLLO MEF SU PROTEZIONE CIVILE - Si prevede
tra l'altro che le ordinanze di Protezione civile con
cui viene dichiarato lo stato d'emergenza siano emanate
di concerto con il ministero dell'Economia. CONTROLLO SPESA FARMACI - Acquisti centralizzati
per le asl per trattare meglio il prezzo con i fornitori
e interventi sui farmaci con una modifica delle quote di
spettanza dei grossisti e dei farmacisti sul prezzo di
vendita al pubblico delle specialità medicinali di
classe a. 13 MLD DA AUTONOMIE TERRITORIALI -Alle Regioni
vengono chiesti tagli per oltre 10 miliardi in due anni
(2011 e 2012); ai Comuni e Province vengono chiesti
risparmi di 1 miliardo e 100 nel 2011 e 2 miliardi e 100
nel 2012. PEDAGGI SU RACCORDI PER AUTOSTRADE - Si inserisce
la possibilità di "pedaggiamento" di tratti
di strade di connessione con tratti autostradali. ADDIO A SIR E REL - Addio al Comitato Sir
costituito per gli interventi nei settori di alta
tecnologia e che prese in carico le società chimiche di
Nino Rovelli, ed anche alla Rel, la finanziaria pubblica
costituita qualche anno più tardi per sostenere il
risanamento dell'industria elettronica. (Fonte Ansa)
25 maggio 2010
(Del 26/5/2010 Sezione: Cronaca di Torino
Pag. 67)
la stampa FROSSASCO Inquinamento Pm chiede il sequestro della
Annovati
FROSSASCO
Nuovo impulso all'inchiesta sulla fabbrica dei pannelli truciolari
Annovati di Frossasco, che fa parte del gruppo Trombini. Il
procuratore della Repubblica di Pinerolo, Giuseppe Amato, ha chiesto
al giudice delle indagini preliminari di mettere sotto sequestro
l'intero stabilimento. Il provvedimento arriva a sorpresa, tanto più
che il sostituto procuratore, Vito Destito, aveva deciso di chiudere
la vicenda giudiziaria nei confronti dell’amministratore Sirio
Menghini con una richiesta di oblazione. L'azienda è sotto inchiesta
perché dal suo camino escono sostanze inquinanti, uno smog uguale a
quello delle città, che si deposita nelle campagne circostanti. E i
primi a preoccuparsi erano stati proprio i residenti, riuniti in due
comitati. Più volte avevano chiesto al Comune che si attivasse nei
confronti dell’azienda, imponendo il rispetto delle norme relative
all'emissione di sostanze inquinanti. E così alla fine il Comune,
tramite l'avvocato Monica Bernardoni, si è costituito parte in causa
e all'esposto presentato in procura ha allegato anche la perizia di un
chimico. La svolta alle indagini è arrivata nei giorni scorsi, quando
il gip del Tribunale, Marco Battiglia, non ha accolto la richiesta di
oblazione - si sarebbe trattato di una multa di poche migliaia di euro
- e ha inviato gli atti al procuratore. Adesso però l'ultima parola
spetta nuovamente a lui e tutto lascia intendere, visto il
provvedimento che ha adottato in questi giorni, che la richiesta di
sequestro del procuratore potrebbe essere accolta in tempi brevi.
segnalo gli ultimi video
della CUB:
- lancio dello scioperogenerale
per il 25 giugno. Appello ai lavoratori, ai sindacati
di base e alle altre realtà sociali.
- presidio della Maflow e occupazione dei binari della Stazione
Centrale di Milano con le altre fabbriche in crisi del milanese (Mangiarotti,
Marcegaglia, Eutelia, Poste...)