|
Gli Agnelli cedono il Sestriere
Dalle fughe in elicottero
dell’Avvocato alle Olimpiadi |
|
|
Scarponi e sci ai piedi: l’Avvocato Giovanni Agnelli si faceva trovare già pronto quando l’elicottero arrivava a prelevarlo dalla sua residenza sulla collina torinese, la famosa villa Frescot. Poi, via in direzione del Sestriere, dove meno di mezz’ora dopo si faceva depositare in cima alla pista, evitando skilift e funivie. Anzi, come ricorda un suo vecchio collaboratore, l’Avvocato balzava dal velivolo quando questo si trovava ancora a pochi metri da terra. Per non perdere tempo, diceva. Dopo la discesa, lo stesso elicottero lo riportava a casa. Poi, questa volta in automobile, di corsa nel suo ufficio all’ottavo piano di corso Marconi a Torino, dove fino al 1988 aveva sede la Fiat prima di trasferirsi al Lingotto. Di discese-lampo come quella descritta Giovanni Agnelli deve averne fatte molte durante i lunghi inverni degli anni ’60 e ’70. Fino al primo incidente, che gli lasciò una gamba malferma e che gli impedì in seguito il balzo dall’elicottero non ancora atterrato. L’Avvocato amava sciare. Il suo istruttore e accompagnatore fu per molti anni il maestro austriaco Hans Noble, soprannominato «l’angelo delle nevi». E Sestriere è sempre stato il teatro delle sue scorribande. Sì, perché la cittadina in provincia di Torino è da sempre legata alla famiglia Agnelli, che in pratica la «inventò» negli anni ’30. Fu il senatore Giovanni Agnelli, nonno dell’Avvocato e fondatore della Fiat, ad acquistare una vasto appezzamento di prati e boschi (40 centesimi al metro quadro, non molto anche per allora) sul quale sarebbe sorta l’odierna località sciistica, che è stata teatro di un campionato del mondo di sci e delle Olimpiadi della neve dello scorso gennaio. Negli anni successivi (Sestriere divenne comune nel 1935) furono costruiti gli impianti di risalita, poi i primi alberghi, le due torri (progettate dall’architetto Bonadè- Bottino) diventate simbolo della località, il campo da golf. Oggi Sestriere è, con Cortina d’Ampezzo, la stazione sciistica italiana più nota al mondo. Ma presto non avrà più nulla a che fare con gli Agnelli. La società Sestriere spa, che amministrativamente era finita tra le controllate della holding Fiat e che possiede il 50% degli impianti di tutto il comprensorio, sta per essere ceduta. Ci sono già i preliminari di vendita e l’operazione dovrebbe essere perfezionata entro la fine di giugno. Prezzo intorno ai 30 milioni di euro. I compratori sono l’imprenditore turistico Alessandro Perron Cabus, di Salice d’Ulzio, e Giovanni Brasso, titolare della Publigest, la società che aveva gestito lo stadio delle Alpi prima che questo finisse direttamente alla Juventus. Un disimpegno degli Agnelli dal Sestriere non sarebbe stato immaginabile fino a pochi anni fa. Umberto vi trascorreva i fine settimana (suo figlio Giovanni Alberto fu presidente del comitato organizzatore dei mondiali del ’97). E molti altri membri della famiglia lo consideravano la meta naturale delle loro vacanze invernali. Un nipote del senatore, Giovanni Nasi, cognato dell’Avvocato, fu sindaco del comune dal 1948 al 1980. Insomma, una località-simbolo. Diventata nel tempo una specie di passerella per la Torino bene, grazie anche alla vicinanza con il capoluogo piemontese, molto più comoda da raggiungere rispetto alle piste della Val d’Aosta. Per questo la notizia della vendita (per il Lingotto non si tratta di partecipazione strategica, secondo le nuove indicazioni strategiche dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, che privilegiano il core business dell’automobile), ha destato scalpore. Per i torinesi doc è la fine di un’epoca. Per tutti gli altri, forse, l’inizio di una nuova stagione: quella del turismo dimassa. Giacomo Ferrari 06 giugno 2006 |