Giulio Regeni

L'omicidio di Giulio Regeni è stato commesso in Egitto tra il gennaio e il febbraio 2016. Regeni era un dottorando italiano dell'Università di Cambridge; fu rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio successivo

https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Giulio_Regeni

http://www.sialcobas.it/2017/01/giulio-regeni-note-per-un-esercizio-radicale-della-memoria/

http://www.sinistrainrete.info/estero/6600-fulvio-grimaldi-giulio-regeni-dove-volano-gli-avvoltoi.html#comment-311

 

http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi-2017/regeni-timeline/index.html

 

Un giovane italiano. Perché?

(...)Diventando seri, qui si è voluto infliggere un’altra mazzata all’Egitto straricco di gas e incline ai giri di valzer. Non si sarà riusciti a portagli via il gas, come sé’ fatto con il petrolio dei libici, iracheni, siriani. Ma intanto gli si è tolto il turismo, oggi ancora la prima voce delle sue entrate. Ma perché hanno messo di mezzo un giovane e a tutti simpatico italiano? Tale da prestarsi subito ai gazzettieri e avvoltoi (non quelli a cui spara la strabica Rangeri) per la necessaria vittimizzazione-eroificazione e concomitante diabolizzazione del presunto colpevole? Anzi, del colpevole, senza presunto.

L’Italia è dell’Egitto il primo partner commerciale europeo. Con Renzi al Cairo,  aziende al suo seguito e l’Eni su un mare di gas davanti alle coste, si sono recentemente conclusi accordi commerciali e industriali per parecchi miliardi. Questi scambi e la bonanza in arrivo dal mare, il raddoppiato introito dai diritti sul Canale raddoppiato e con sei nuovi porti, potrebbero contribuire a dare un ruolo di grande rilievo all’Egitto a livello regionale e internazionale. Darebbero peso alla sua indipendenza e alla indipendenza dei suoi partner da fonti energetiche controllate dagli Usa L’Italia, ovviamente per i tornaconti suoi, anzi della cricca economico-politica che puntella il regimetto Renzi, è controparte non irrilevante di questi sviluppi. Tutto questo va contro i piani, in primis, di Israele e della sua strategia di frantumazione delle grandi realtà nazionali arabe, condivisa dai principati arabi, dal sultanato di Ankara, dai colonialisti europei e dai predator Usa. Per mettere i bastoni tra le ruote del carro egiziano, a guida buona o cattiva non interessa una cippa, gli strumenti sono quelli collaudati in tanti cambi di regime e in tante rivoluzioni colorate. In questo caso lo strumento per colpire l’Egitto, mirando al suo leader, e punire l’Italia, potrebbe essere stato un giovane italiano. Giovane e inerme, ma capace di far volare gli avvoltoi sul cadavere dell'Egitto.

-Fulvio Grimaldi- sinistrainrete-8 febbraio 2016