Con grandissima tristezza vi comunico che ieri ci ha lasciato Giulio
Nicoletta, il comandante in capo della 43a divisione autonoma
Valsangone "Sergio De Vitis", medaglia d'argento al valore
militare per la lotta di Resistenza.
Da tempo era afflitto da un male fastidiosissimo che, nonostante
l'assistenza che hanno continuato a prestargli la moglie Gisella e i
figli Enrico e Cristina, gli aveva persino impedito di assistere alla
visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all'Ossario
dei Caduti Partigiani a Forno di Coazze.
Originario di Crotone, nato nel 1921, partigiano della primissima ora,
Giulio è divenuto comandante grazie alle straordinarie doti di
ponderatezza e di mediazione, unite alla naturale tendenza
all'organizzazione, che ha saputo esercitare in un'epoca in cui era
normale spingere tutto all'eccesso. La sua vita resistenziale, segnata
in modo indelebile dalla difficile e tragica trattativa per gli
ostaggi di Cumiana, lo vede al centro di numerosissimi atti,
dall'attacco alla banda Martinasso alla difesa nella Palazzina
Sertorio, dalla direzione della battaglia del 26 giugno e al rilascio
degli ostaggi di Trana fino alle manovre per entrare a Torino per la
Liberazione e difenderla dall'ingresso delle truppe del generale
Schlemmer. Eppure mai ha dimenticato di citare come essenziale per la
riuscita della Resistenza il contributo collettivo dei partigiani più
semplici e della popolazione civile, in particolare, delle donne. E'
proprio questa sua normalità che l'ha reso un "grande" e
che oggi ci fa vedere la Resistenza come un movimento di persone
normali spinte dall'impegno per darsi un mondo diverso, più libero e
più giusto.
Chiedo perciò a tutti coloro che possono, di salire a Giaveno, di cui
Giulio era cittadino onorario, per il funerale che si terrà giovedì
alle ore 11 in piazza S. Lorenzo in modo da dedicargli tutti assieme
un ultimo, doveroso, calorosissimo e riconoscente applauso.
Grazie
Mauro Sonzini
vicepresidente dell'ANPI Giaveno - Valsangone
vedi
http://www.cmpinerolesepedemontano.it/index_file/sentieri_resistenza/Index.htm#
http://www.raddusaninelmondo.it/default.asp?modulo=pages&idpage=47&idlinkref=26
Funerali a Giaveno del comandante venuto dal Sud
Addio a Giulio Nicoletta, stratega partigiano
Cercò di evitare la strage di Cumiana nell'aprile del 1944
Si sono svolti in piazza S. Lorenzo a Giaveno, giovedì scorso,
i
funerali di Giulio Nicoletta, comandante in capo della 43ª
divisione
autonoma Val Sangone "Sergio De Vitis", medaglia
d’argento al valore
militare per la lotta al nazifascismo per la Resistenza. Aveva
87
anni. Lascia la moglie Gisella e i figli Enrico e Cristina. La
malattia gli aveva già impedito di presenziare all’Ossario
dei
partigiani di Forno di Coazze in occasione della visita del
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’aprile
scorso.
Nicoletta era nato a Crotone nel 1921, ed è stato in Val
Sangone
partigiano della primissima ora al cui comando vi erano anche le
zone
di Orbassano, Beinasco, Rivalta, Grugliasco e Collegno.
L’8 settembre del 1943, il giorno del "tutti a casa"
sorprende
Nicoletta, 22enne, sottotenente carrista del Regio esercito a
Beinasco. Con il fratello Franco raggiunge Giaveno e si unisce
alle
Brigate partigiane autonome.
Nicoletta, che fino a qualche anno fa quando la malattia ancora
glielo permetteva, partecipava alle celebrazioni del XXV Aprile
in
Val Sangone e nella cintura di Torino. A Piossasco lo si ricorda
anni
fa sulla piazza del Comune stringersi in un girotondo con i
bambini
nel segno della pace.
Figura apparentemente fragile ma di forte carattere, buon
stratega
militare, votò gli anni dal 1943 al 1945 alla lotta contro il
fascismo repubblichino e l’invasore nazista suo alleato.
La figura, già allora quasi leggendaria di Nicoletta, la si
ricorda
per l’attacco alla "Banda Martinasso", la difesa
della Palazzina
Sartorio, il rilascio degli ostaggi di Trana e l’ingresso a
Torino
liberata dai nazifascisti. Ma soprattutto per il suo ruolo avuto
per
scongiurare l’eccidio di Cumiana avvenuto alle 17 del 3 aprile
1944
alla cascina Riva di Caia all’ingresso del paese. 51 cumianesi
rastrellati in paese (Leonildo Morello il più anziano e Lorenzo
Burdino il più giovane di appena sedici anni) furono fucilati
dai
tedeschi per ordine del tenente delle SS naziste Anton Ranniger.
Nel
libro "La Resistenza alle porte di Torino" (Angeli
Editore) lo
storico militare Gianni Oliva ripercorre in termini
indiscutibili le
drammatiche ore di trattative tra le SS e il comandante
partigiano
Nicoletta, don Pozzo e il medico Ferrero entrambi di Cumiana.
L’obiettivo è giungere ad uno scambio di ostaggi dopo lo
scontro a
fuoco avvenuto a Cumiana il primo aprile in piazza Vecchia tra
partigiani, repubblichini fascisti e soldati tedeschi. I
partigiani
portarono a Forno 37 prigionieri, fra cui 35 fascisti e due
sottufficiali tedeschi.
All’hotel Campana di Pinerolo avvengono le trattative, ma i
tedeschi
non aspettano il loro esito e il 3 aprile fucilano 51 cumianesi
civili e inermi, rastrellati in precedenza, che erano stati
rinchiusi
nelle stalle delle Cascine nuove del Bivio. Nella trattoria
della
stazione Nicoletta apprende della strage. I tedeschi minacciano
di
uccidere per rappresaglia altri cumianesi. Il 4 aprile Nicoletta
si
incontra a Pinerolo con il generale nazista Hansen. Don Pozzo si
incontra a Torino con il cardinale Fossati. Il 5 aprile, sulla
strada
di Giaveno, sono rilasciati dai partigiani i soldati delle SS.
Ezio Marchisio
Francesco Faraudo
eco del Chisone 1.7.09
