giornali/Pinerolese

 

 

 

               

https://aws.lsd.cat/audio/hWG0bhpgc0A.mp3

 

 

 

eco_freepress_dicembre_low.pdf   riforma mensile.free:  DOSSIER/A 50 anni dal 1969, l’operaia del futuro

 Dall’unità all’individualismo dei nostri anni; dal posto fisso al precariato;

dall’impegno politico alla virtualità dell’esistenza odierna

 

 

 


 

<<Il "7B"  >>(1952- fine anni ’60

1.

<<"Il 7B" denuncerà le pesanti intimidazioni subite, in particolare, durante le elezioni di Commissione interna del 1958. Questa fa dire che "Sotto il segno di una violenta campagna di paura, di repressioni, di promesse e di ricatti si è rinnovatala Commissione Interna(...). Come il fascismo imponeva la propria tessera per aver diritto al pane, oggi si è imposto un voto per un premio, per la minaccia della sicurezza sul lavoro, per i ricatti interni. Come Lauro acquista i voti con chili di pasta e le scarpe, alla RIV si sono comperati i voti con la promessa di 7000 lire. Con la pressione poi, esercitata dai capi considerandoli responsabili anch'essi del risultato elettorale si è fatta tutta una vergognosa azione di pressione, forte tanto, da indurre un numero notevole di lavoratori a non votare più FIOM" (123).Nel corso degli anni alla Riv prevale la politica delle trattative e degli accordi separati. La Riv preferiva favorire accordi con i settori più moderati del sindacato, Cisl e Uil, escludendo la Fiom. Le interpretazioni erano diverse: la Cisl e Uil sostenevano che era la Fiom ad autoescludersi con le sue richieste demagogiche e i suoi atteggiamenti estremistici; la Fiom rispondeva che di fatto era sovente emarginata dalle trattative, condotte e concluse sottobanco, oppure che i livelli di accordo proposti era inaccettabili.Ricorda Eugenio Morero che era pratica costante quella di escludere la Cgil, di dividere i lavoratori e "che a tutti i costi si doveva fare l'accordo separato perché non ci fosse la firma della Cgil e della Fiom. Era la manovra fatta dal padrone a cui la Cisl e la Uil prestavano il fianco(...) Fino agli anni '60, dal 1948, era il padrone che giocava sulle differenze tra militanti comunisti e militanti cattolici, sulle debolezze degli uomini. Vi era in quegli anni la guerra contro la Cgil e il Pci: si doveva in qualunque modo privilegiare gli iscritti alla Cisl e alla Uil. Però i problemi concreti per gli operai erano uguali per tutti" (124). Da quegli anni inizia la lenta emorragia di voti della Cisl (e della Uil), a favore della lista Indipendenti, fondata da Venturi, ex comunista uscito dalle file della Cgil e del Pci. Dal 1960, con il nuovo gruppo dirigente della Cisl, guidato da Tonino Chiriotti, lo spazio di consenso, a fase alterne, della Cisl si allarga. Dall'inizio degli anni Sessanta Cgil, ma in particolare Cisl e Uil, dovranno comunque fare i conti con l'azione di disturbo degli Indipendenti, inoltre la maggior combattività e iniziativa della Cisl la farà scontrare contro le maglie repressive dell'azienda.Astrattamente era parola comune nel sindacato l'idea di non dividere i lavoratori, di porsi uniti contro la controparte padronale. Nel 1957 la Fiom della Riv di Villar fa la proposta alla Cisl e Uil di presentare per l'elezione della Commissione Interna una lista unica, senza denominazione sindacale, formata di lavoratori proposti in ogni reparto dai compagni di lavoro e che godano la loro fiducia. In questo modo "non sarebbero più così i sindacati a comporre le liste dei candidati, al di fuori della volontà dei lavoratori, ma gli operai direttamente, - scrive il giornale socialcomunista - che sono poi in definitiva coloro che la loro rappresentanza eleggono" (125).Propaganda o sincera proposta? Certamente le difficoltà erano molte, e la paura di veder prevalere nella lista unitaria candidati non graditi era diffusa. La Cgil era molto radicata in fabbrica, aggressiva nei momenti di maggior tensione e molti dei suoi esponenti erano conosciuti e quindi poteva sperare di aver l'egemonia . La Cisl temeva di essere in minoranza e farsi ingabbiare in proposte politiche in cui non si riconosceva, quindi era plausibile la sua diffidenza ad un'unità che poteva non essere mortificante per la propria identità. Il confronto scontro fra Cgil e Cisl, e queste con la Riv, avviene, oltre con i classici volantini, con due giornalini di fabbrica. La Cisl lasciava la sua voce a "Informatore Sindacale Cisl", diretto, e in buona parte scritto, da Carlo Borra. Il giornalino cislino viene alla luce nel novembre del 1950, pubblica 51 numeri, diffuso in circa in alcune migliaia di copie, e termina la propria vita nell'aprile del 1956. Compito del foglio era quello di rendere visibili tra gli iscritti e nelle fabbriche del pinerolese le idee del sindacato di orientamento cattolico.Anche la Fiom aveva alla Riv di Villar un proprio giornalino: "Il 7B Villar. Giornale dei lavoratori della Riv" (esisteva anche "Il 7B. Giornale dei lavoratori della Riv-Torino", diffuso tra gli operai Riv dello stabilimento Torinese). Perché si chiamava 7B? Era la sigla di un cuscinetto a sfere tipo, di diametro esterno di 72 mm, spessore 19, foro 30, peso 348 grammi e valore nel 1959 di lire 1830. Nasce nel 1952, stampato presso la tipografia Subalpina di Torino, diffuso in 1500 copie, con direttore Virgilio Bivi, operaio Riv, coadiuvato da Mario Mauro, Carlo Venturi, Apollonia Benedetto, Silvio Brondolo.Mario Mauro ricorda il forte attivismo che circondava la stampa del giornale, strumento di propaganda diffuso in fabbrica e sulla tranvia che collegava Pinerolo e Perosa Argentina con Villar Perosa: "Impaginavo gli articoli, li battevo a macchina, portavo il materiale in tipografia, correggevo e portavo le bozze Torino, facevo i titolo, arrivava il giornale. Poi al mattino, al 1° turno, con la mia 1100 del 1936 andavo a Pinerolo , mentre Morero e Armandi prendevano il tram, poi al ponte Palestro prendevo Bonucci e lo portavo a Perosa al 1° turno e io andavo a Villar ad aspettare che gli operai arrivassero e vedevano il giornale ogni quindici giorni. Dopo riprendevo Bonucci e lo riportavo a Perosa e Morero e Armandi a Pinerolo che prendevano il tram del turno centrale e vendevamo nuovamente il giornale. Poi andavamo alla sera ad aspettare quelli del secondo turno che uscivano e quelli della notte che entravano" (126).La Riv si oppose sempre al giornale dei comunisti, fino a quando nel 1957 il direttore generale Bertolone ne proibisce la diffusione dentro lo stabilimento.>>

Lorenzo Tibaldo in ‘Riv, storia dello stabilimento di Villar perosa’- G.v.Avondo, G.Bruno, Lorenzo Tibaldo- edito da Alzani -maggio 199

                                         

2.

''7B'' era la sigla che distingueva il cuscinetto a sfera tipo. Era venduto in fabbrica e sul trenino La redazione fu confinata nel reparto " gabbie acciaio" , alcuni furono licenziati, diffidati o trasferiti

Negli Anni '50 il complesso Riv contava mediamente diecimila dipendenti. A Villar 4.002 operai e 366 impiegati, a Torino 4.330 operai e 991 impiegati ed infine 500 operai ad Apuania. Una maestranza altamente politicizzata, specialmente a Torino, combattiva, in cui una condizione di forza era tenuta dal Pci. La federazione provinciale di questo partito aveva un organo di stampa "Battaglia democratica'' ed una edizione speciale Riv, riguardava l'industria del cuscinetto Nel 1952 il partito decise l'emissione di un giornale di fabbrica proprio. Fu indetto un concorso per la scelta della nuova testata e tra i bozzetti presentati dai lavoratori fu scelto quello riportante il disegno della fabbrica con a lato la dizione "7B'' e il disegno del Cuscinetto. "7B'' era la sigla che distingueva il cuscinetto a sfera tipo, diametro esterno 72 cm, spessore 19, foro 30, peso 348 gr e valore nel '59 di 11.830 lire, tutta la produzione veniva calcolata e trasferita in "7B''. Il giornale nasceva per il sostegno politico sindacale all'azione della commissione interna e al Consiglio di gestione, un organo paritetico capitale-lavoro. Un foglio chiaramente orientato a sinistra, uno strumento di fiancheggiamento al partito, lasciando però libertà alla redazione locale senza fornire veline. Due le edizioni, una a Torino con oltre 2.500 copie e 1.500 la tiratura a Villar, che veniva stampata a Torre Pellice dalla Tipografia Subalpina Per la redazione pinerolese fu scelta la Camera del Lavoro di Pinerolo, in via Virginio 22 Il nuovo foglio, che avrà cadenza quindicinale, ha così la luce il 29 settembre 1952, e in attesa di autorizzazione esce come supplemento di 'Battaglia Democratica". Direttore fu nominato il pinerolese Virgilio Bivi, classe 1924, antifascista,dipendente Riv . Bivi, iscritto all'albo dei giornalisti, era il corrispondente del Pinerolese de "L'Unità'', edizione torinese. A fianco di Bivi, altri due dipendenti Riv Mario Mauro e Carlo Venturi, proveniente, dalla scuola di partito in Ungheria, oltre la "cortina di ferro". Mauro curava d'impaginazione redigeva i titoli e la raccolta della pubbicità. Venturi seguiva i problemi dei giovani, Apollonia Bonetto la difesa dei diritti delle lavoratrici: Silvia (o Silvio?) Brondolo rappresentava la componente socialista nella Fiom. Corrispondenti dei reparti, completavano la struttura redazionale. Il giornale aveva quattro facciate, formato più grande dell’ attuale tabloid, ed inizialmente costava quindici lire, divenute venti più avanti. Il foglio era autofinanziato, settecento gli abbonati e venduto a Pinerolo anche nell'edicola di "Cesco" in piazza Cavour. Determinante la diffusione delle cellule comuniste nei reparti, la vendita nell'ora di refezione e fuori dallo stabilimento da parte di Ermellina Avondet e la diffusione sul tramway ad opera di Cafiero Bonucci, Eugenio Morero e Poldo Armandi. Anche se la redazione era a Pinerolo, molti numeri sono stati impostati a Villar nell'osteria Cringiu. Nelle pagine trovano posto anche le rivendicazioni dei lavoratori pinerolesi, dalla Mazzonis alla Talco e Grafite, dalla Corte e Cosso alle officine Meccaniche Poccardi. Dalla lettura dei primi numeri rileviamo, note sindacali e politiche. Sul n. 6 di dicembre '52 il titolo "Via i sorveglianti dai gabinetti", con l'invito di impedire ai sorvegliati di spiare i lavoratori anche nell'espletare le loro funzioni fisiologiche. Numero speciale il 9 marzo 1953 per la morte di Stalin ll foglio comunista inevitabilmente trova l’opposizione della direzione Riv. Nel '57 il direttore generale, Bertolone, proibisce la diffusione all'interno dello stabilimento. La redazione quasi al completo fu confinata nel reparto speciale "gabbie acciaio' 'Tristano Cucchiarati, altro redattore, e Armandi sono licenziati. Bivi, nel febbraio del '57 è diffidato in tribunale a non divulgare notizie inerenti lo stabilimento e più tardi dovrà dimettersi dalla Riv. Mario Mauro viene promosso alla Sai e Venturi, lascia il partito, per abbracciare il nascente movimento sindacale di Olivetti. Decimata la redazione, ' aumento dei costi e la difficoltà sempre crescente alla diffusione determinarono la fine del foglio villarese, che sul finire degli Anni '60 cesserà le pubblicazioni.

 P.C.Morero su l’Eco del Chisone

 

 


“La fornace”

            

 

Nel giugno del 1963 esce a Pinerolo il primo numero del mensile “La fornace”.  Si definisce nel sottotitolo come “rivista di cultura”, ed è il primo tentativo del genere da parte di un periodico pinerolese.  Non si occupa di vicende locali, ma aspira a dare - come si legge nell’”Apertura” del primo numero - “un contributo alla vocazione universalistica dell’uomo moderno, e alla comprensione dei mezzi capaci di rendere l’uomo più competente e quindi più padrone delle realtà temporali”.  Dopo il 1968 saranno innumerevoli i fogli e le riviste della natura più disparata, ma nel 1963 il fatto si segnala per la sua novità e per il tentativo di sprovincializzazione che lo anima.

 

            Il direttore ed i redattori sono quasi tutti giovani tra i 25 ed i 35 anni.  Molti provengono dalla FUCI, altri hanno percorsi completamente laici.  Si presentano, appunto, come “un gruppo di giovani che, dopo avere vissuto per qualche tempo un’esperienza comunitaria di riflessione, intende ora esprimere ciò che ha trovato”.  Il direttore è Pier Carlo Pazé, della redazione fanno parte nomi che compariranno anche a lungo nella vita pinerolese:  don Vittorio Morero, allora poco più che trentenne;  Gianni Losano, Elvio Fassone, Renato Storero, Anna Maria Bermond, Silvia Gillo.  Assidui anche due magistrati “esterni”, Luigi Vittozzi e Antonio Pranzetti, poi trasferiti a Roma.  Collaborano con una certa continuità Franco Bourlot, Mauro Scatti, Lina Fritschi, Roberto Giannoni.  Non mancano interventi autorevoli di Mario Gozzini, Paolo Ricca, Massimo Giustetti.

 

            La rivista non ha vita lunga, già a fine del 1964 si fonde con un’altra, “Nuova presenza”, e dopo poco anche questa si estinguerà.  Ma i suoi dieci numeri sono espressione di una vivacità in linea con quei tempi.

 

            E’ bene ricordare che cosa hanno rappresentato gli anni 1963-’64.  E’ in corso il Concilio Vaticano II, con il suo eccezionale sforzo di apertura: si chiuderà l’8 dicembre del 1965.  Stanno operando, nei rispettivi ambiti, tre personalità di forte rilievo mondiale, Giovanni XXIII, John Kennedy e Nikita Kruscev.  Il primo morirà, appunto, nel giugno del 1963, il secondo sarà assassinato nel novembre, il terzo verrà rimosso nell’ottobre del 1964.

 

            In Italia il centro-sinistra tenta i suoi primi passi e, dopo trattative laboriose, Moro forma il primo governo nel dicembre 1963.  Anche quella volta è la congiuntura economica pesante, dopo gli anni spensierati del “boom”, a costringere la DC ad aprire uno spiraglio ad alcune delle forze politiche sinallora emarginate.  Le reazioni non si fanno attendere, anni dopo si apprenderà del “piano Solo”, e del “tintinnar di sciabole” che Nenni avvertì presto come risposta ai timidi tentativi di spostare l’asse della politica italiana.

 

            “La fornace” riflette i problemi di quegli anni.  Molti articoli sono dedicati al Concilio ed agli integrismi cattolici, al pontificato di Giovanni XXIII, ai preti operai, alle nuove teologie, al ruolo dei laici nella chiesa, alla chiesa dei poveri ed all’unità politica dei cattolici.  Si sente profumo di dissenso, ma misurato e con sforzo di elaborazione.

 

            Comunque c’è coraggio e anticipazione dei tempi.  Quando padre Ernesto Balducci viene condannato a sette mesi di reclusione (il 16 ottobre 1963), per avere scritto un articolo in difesa dell’obiezione di coscienza al servizio militare,  la rivista pubblica tre riflessioni sul tema ed un articolo a favore del servizio civile.  Quando la censura boccia per la seconda volta un film di Tinto Brass, Pazé interviene criticamente, suscitando una saccente replica di “Vita e pensiero” (segno che la rivista è letta dagli occhiuti difensori dell’ortodossia) cui rispondono con ben maggior profondità Vittozzi e un lettore.

 

            Il travaglio dei socialisti italiani - ricordiamo che, quando Moro ottiene la fiducia, 25 deputati della sinistra socialista abbandonano l’aula, e saranno deferiti ai probiviri e sospesi per un anno da ogni attività di partito - impegna anch’esso ripetutamente “la fornace” (ben cinque interventi).  Le avvisaglie di alcuni temi che proromperanno poi nel ’68 e seguenti si colgono in alcune riflessioni sulla proprietà, sull’economia del benessere (di tutti o di pochi?), mentre i problemi portati all’attenzione da Rosi con il suo “Mani sulla città”  trovano eco in vari scritti sul malgoverno dell’edilizia e dell’urbanistica.

 

            I fascicoli, pur nella loro artigianalità, non mancano di anticipazioni davvero interessanti.  Roberto Giannoni sollecita più volte la riforma della società per azioni, paravento di elusioni e trucchi vari:  alcune di quelle proposte saranno accolte tempo dopo, altre attendono ancora.  Gianni Losano invoca il federalismo europeo (nel 1963 !) come vera dimensione della politica, e spinge lo sguardo su realtà allora lontane, come l’Africa e l’est europeo, spaziando al di fuori del nostro radicato provincialismo.  Vittorio Morero offre alcune lucide analisi della Resistenza italiana, individuando con decenni di anticipo il cuore del dibattito che cercherà di immiserirla negli anni del revisionismo.  Elvio Fassone riflette sulla crisi della giustizia (già allora !) con proposte che poi si faranno largo a fatica, e sull’appena varata riforma della scuola, auspicando quegli “esami per sorteggio” che dovranno modificare la mostruosa e nozionistica fisionomia degli esami di maturità. Luigi Vittozzi mette in guardia sugli equivoci che possono annidarsi in un’errata lettura del concetto di democrazia.  Franco Bourlot è critico sulla proposta della DC di offrire ai partiti una forma di finanziamento pubblico, scaturita dalla constatazione che le sue fonti tradizionali di finanziamento (forze economiche ora ostili all’apertura a sinistra, ed enti pubblici sommersi dagli scandali) si stanno inaridendo.  E anche alcune letture o riflessioni sull’arte, di Bermond, Gillo, Storero e altri, hanno l’intuito di chi sta con le antenne dritte e non si accontenta del nostro insistito localismo.

            E’ durata poco “la fornace”, ma qualche buon mattone lo ha lavorato.

Elvio Fassone

 

 


 

<<Il Pinerolese>> (1967- continua fino a quando?)

 

Nel luglio 1967 appare un numero unico con direttore Giovanni Ayassot e in seguito il mensile del PCI ebbe come direttore responsabile Diego Novelli. Seguirono Ugo Garelli e Gianfranco Brusasco. Per un certo periodo uscì solo per rispettare i termini legali, durante la pubblicazione di "Cronache", e la testata venne poi riattivata nel 90.. P.B.

 

 

UN GIORNALE DELLA SINISTRA- presentazione del 1° numero de ‘il Pinerolese’, luglio 1967

 

Con questo numero nasce nel pinerolese un nuovo giornale, mensile. La testata, poco fantasiosa , se si  vuole,  sta ad indicare la zona ai lettori della quale esso - intende rivolgersi: Pinerolo, l'ampia zona di pia­nura e pedemontana che la circonda, e le sue valli.

E' una zona che purtroppo da molto tempo la stampa locale di sinistra ha lasciato sguarnita dopo le alterne vicende del comunista ( Progresso delle Valli del Pinerolese” e del socialista “ Avvenire delle Valli”. (…)

E' un giornale che nasce dall'iniziativa di un gruppo di compagni comunisti, ma che non vuole essere il portavoce della sola voce ufficiale del Partito Comu­nista. Né vorrei il questo punto dover definire i limiti esatti della parola quando lo chiamo giornale della “ sinistra”. Volendo ricercare formule si potrebbe, essere tentati a scrivere PCI+PSU+FSIUP, ma a questo punto si sarebbe in dubbio se aggiungere il molto (Cattolici, Valdesi e altri di sinistra) che resta fuori o se togliere qualche parte di quel che vi è compreso. No. Lasciamo perdere le. alchimie e gli schematismi. Un giornale si qualifica per i suoi contenuti di fronte ai problemi reali e non per le enunciazioni teoriche o i sottotitoli. E' di fronte ai grossi problemi politici, economici, sociologici e sindacali della zona' che il giornale saprà trovare simpatia e adesione nei lettori,(…)        .

A questo punto ci si potrebbe obiettare che questo è un piccolo giornale, che la sua periodicità non è sufficiente per porsi un programma che può essere quindi considerato abbastanza ambizioso, ma il fatto che esso sostituisca il nulla è già molto. La pubbli­cità che noi ospitiamo è una testimonianza di fiducia; l'impegno con cui lavoreremo potrà determinare l'al­largamento della iniziativa come tiratura. e numero di pagine. La redazione cercherà contatti, con gli amici che lavorano nelle amministrazioni locali, con i lavoratori delle fabbriche e della campagna, nell'in­tento di individuare i problemi dei vari settori e di ricondurli alla tematica 'più generale' della posizione delle forze di sinistra di fronte ad essi.

Desideriamo togliere alla stampa di destra della zona il monopolio dell'informazione, le lasceremo quello della mistificazione e del paternalismo, che cercheremo però di. combattere con tutte le nostre forze. La situazione in cui la vecchia politica padro­naIe della Mazzonis, della Talco e Grafite, del CVS, della RIV, ha lasciato la zona di Pinerolo, ci ha riconfermato che è necessario cercare forme nuove e più democratiche nei rapporti di lavoro, nella gestione della cosa pubblica, della vita sociale in genere. (…)

.                                                   

Giovanni Ayassot

 

 


 

<< XXV ora >> (1967-70)

 

 

E' una rivista redatta da un gruppo di studenti e di intellettuali dell'area della contestazione giovanile e del dissenso cattolico. L'iniziativa della pubblicazione nasce all'interno del mondo cattolico tra la fine del '66 e i primi mesi del '67, tant'è vero che il giornale viene originariamente stampato a cura della tipografia Vescovile dei Padri Giuseppini che ne patrocina l'uscita. Dai temi trattati nei primi numeri ( il malessere giovanile, la musica beat come liberazione e rottura) si arriva ben presto all'antimilitarismo, alla denuncia del carattere imperialistico della guerra in Vietnam, alla critica del consumismo e alla condanna delle condizioni di vita nei quartieri-ghetto del centro storico di Pinerolo. La ricerca sociale e la tensione ideale del gruppo si esprime poi nella rivendicazione sempre più radicale di un cristianesimo militante a fianco dei deboli e contro le ipocrisie della Chiesa Ufficiale. Quando alla scoperta di Martin Luther King segue la diffusione del pensiero e dell'opera di Camilo Torres, di Che Guevara e di Mao-Tse-Thung, la rottura con la Chiesa locale diviene insanabile e aperta. Già pubblicato fin dal novembre 1967 con periodicità irregolare con la qualifica di 'periodico degli studenti Pinerolesi', il giornale viene stampato presso la tipografia "Mondograf" di Torino. Così, dal marzo del 1968, le pagine della rivista ospitano gli interventi del movimento studentesco, dibattiti sul rapporto fra il marxismo, la rivoluzione e il cristianesimo, inchieste provocatorie e documentate sui rapporti fra la Chiesa e il potere locale.

 

Nel maggio '68 inizia una articolata serie di servizi su "Capitale e classe operaia nel pinerolese" che porterà i giovani redattori della rivista a contatto diretto con il mondo sindacale e operaio. Sulle pagine di "Venticinquesima ora" trovano posto interviste a operai e documentazioni inedite e stimolanti sulla Riv, la Beloit, la Mazzonis e la Talco e Grafite. L'incontro fra la radicalità studentesca e le ali più avanzate del sindacalismo militante produrrà il travagliato e assai fecondo rinnovamento che romperà positivamente l'immobilità della sinistra sindacale e politica. La relativa sensibilità del mondo cattolico, l'apertura del dialogo e del cammino ecumenico con la Chiesa Valdese, la stessa vivacità attuale della nuova sinistra in quelle zone, trova le sue radici nei dibattiti e nelle elaborazioni comparse su questa rivista tra la fine del '66 e il gennaio del 1979, data della fine delle pubblicazioni.

 

Fra i redattori c'erano Gianni Balcet, Paolo Baral, Piero Bassani, Claudio Bertolotto, Isa Demaria, Claudio Foti, Sandro Giraudo, Fulvio Gottero, Silvio Mondino, Giorgio Piacentino, Piero Sacchetto, Ico Vallillo, Aurelia Priotto, Salvatore Ameduri, Piero Baral, Vincenzo Baraldi, Miki Negro, Elio Salvai, Claudio Canal, Amos Pigntelli, Grado Merlo.

Mario Dellacqua

 

 

http://www.alpcub.com/25aORA_archivio.htm

Fra i redattori  fra la prima e la seconda serie c'erano Gianni Balcet, Paolo Baral,Piero Bassani, Claudio Bertolotto, I

sa Demaria,Claudio Foti, Sandro Giraudo,Fulvio Gottero, Silvio Mondino, Giorgio Piacentino, Piero Sacchetto,

Ico Vallillo, Aurelia Priotto,Salvatore Ameduri, Piero Baral, Vincenzo Baraldi,Miki Negro,Elio Salvai,

Claudio Canal, Amos Pignatelli, Grado Merlo.

La seconda serie, con un formato più grande, comincia dal n.2 del II anno.

di cui qui le scansioni in pdf

  II/2   Cultura?No, fesserie  6marzo 1968 6,6 MB

  3    Per una università migliore? (la fine della Cattolica?)  25 marzo 1968 -6,9Mb

4-5    Camilo Torres - Il cristiano e la rivoluzione - 30 aprile 1968 - 8,5 Mb

 

6   Capitale e classe operaia - 1   RIV  31maggio 1968- 9,3 MB

7-8   Capitale e classe operaia - 2 la Beloit    31 luglio 1968 - 7,5 mB

9   Capitale e classe operaia - 3 Val Pellice - tessili  30 settembre 1968 .- 7,9Mb

10  1915-18:600mila morti vittime della guerra capitalista -31ottobre 1968 - 6,9 Mb

11-12  Capitale e classe operaia - 4 Talco e grafite -31dicembre 1968 - 7,5MB

III/1-2-3   Il potere nella chiesa locale (1aparte)- 31 marzo 1969  -15,4 MB

IV/1  Il potere nella chiesa locale (2aparte)- 9 gennaio 1970.  20,4 MB

 

 

 

 


Il Giornale dI Pinerolo e Valli

 

Il GPV è stato pubblicato con periodicità quindicinale dal 23.11.69 al 18.12.77.

Abitualmente era "confezionato'' in quattro pagine di formato simil-tabloid. Alcuni numeri in relazione ad argomenti giudicati di particolare rilievo-avevano sei pagine. A partire dal n. 11 del 1977, per difficoltà finanziarie, uscirono soltanto due pagine.

Nel momento in cui alla fine del '77 si annunciava la fine del Giornale (''Si chiude un ciclo" n. 23/7/77), si comunicava altresì che un gruppo di operai dell'Indesit e della Fiat Rivalta intendeva continuare l'esperienza. Tale gruppo in effetti pubblicò 14 numeri del GPV seconda serie fino al 16 luglio '78, dopodichè scelse altri strumenti di comunicazione e di dibattito (ciclostilati, volantini, ecc.

 

La veste'' del GPV rimase sempre molto povera ed essenziale: impagìnazione artigianale, assenza quasi completa di fotografie per l'insostenibilità dei costi dei cliches, rinuncia volontaria alla pubblicità commerciale ed ai possibili introiti ricavabìli per tale via.

 

Perche ?

La scelta del nome della testatIl Giornale dI Pinerolo e Vallia risponde ad una precisa intenzionalità: la redazione sottolineava la volontà di fare informazione locale, di raccogliere e ritrasmettere esperienze; il ''registro" volutamente basso significava il rifiuto di farsi propagatori di una scelta ideologica unica e definitiva e/o di una qualche " linea giusta" .

ln altri termini il GPV era certo intenzionato a dare le battaglie che credeva importanti, ma non voleva essere il "giornale di battaglia" di un gruppo che si ritensse portatore di una linea complessiva.

 

La redazione.

Il gruppo redazionale non è rimasto stabile negli otto anni dell'esperienza.

Ripercorrendo le manchettes, infatti, si ritrova in tutto una ventina di nomi, nonchè la dizione "un gruppo di operai" (ragioni di prudenza sconsigliavano di esporsi troppo, anche in una " repubblica democratica fondata sul lavoro").

Tra i redattori non operai prevalgono gli insegnanti, ma sono presenti anche studenti ed alcuni professionisti (un tecnico esperto di agricoltura ed un medico nella prima fase, un, architetto nell'ultima). Successivamente attorno al 1971-72 la redazione si modifica con l'ingresso di un nutrito gruppo proveniente dall'esperienza del Movimento Studenti Cattolici" , del movimetlto studentesco, della rivista Venticinquesima Ora.

scheda tratta da La beidana n.15, sett,1991

 

Firmavano il primo numero: Gianni Balcet, Alberto Barbero, Luisella Fornero, Grado Merlo, Renato Pazè, Bartolo Pautasso, Mario Polastro, Corinna Ravera, Elio Salvai; Bartolo Viroglio e un gruppo di operai. Si aggiunsero Vincenzo Baraldi, Carlo Badariotti, Fulvio Gottero, Sergio Pasetto, Mauro Ughetto, Piero Bassani, Giulio Blanc.

Direttori responsabili, prima Ettore De Giorgis e poi Angelo D'Orsi.

La raccolta del giornale è alla Biblioteca di Pinerolo.


 

PERCHE’ UN NUOVO GIORNALE?- presentazione del primo numero 23-11-69

 

Le risposte ad una tale domanda possono essere svariate; ma la più immediata e, forse, la più sincera ed esatta è questa: nel Pinerolese manca uno strumento di formazione che tenti un'analisi seria e concreta dei problemi generali e particolari (politici, sociali, economici, religiosi ecc) e sia libero da precisi e identificabili centri di “potere” e di organizzazione del “consenso”. Manca cioè un giornale che si ponga nella pro­spettiva delle nuove esigenze e di nuovi problemi, che di giorno in giorno assumono dimensioni sempre più importanti e per i quali è necessario cercare insieme deIle soluzioni non prefabbricate e definitive.

“ Il giornale “ perciò non si presenta e non è l'organo di un partito o di un sindacato, non è uno strumento di propaganda (più o meno velata), non è un giornale << scandalistico” (anche se gli argomenti non mancherebbero!) e, a maggior ragione, neanche un mezzo per fare del “ pettegolezzo>> cittadino.

“ Il giornale ” è uno strumento di informazione, di formazione e di collegamento. Si propone quindi di for­nire delle notizie ed i mezzi per interpretarle senza aver  pretesa però di possedere la “ verità ” e la “ imparzialità: sarà un giornale “ parziale” nella misura in cui la nostra società è “ parziale ”! Sarà anche strumento di collegamento, perché le varie esperienze, condotte in diversi settori (fabbrica, scuola, quartiere ecc.) non rimangano episodi isolati (e isolabili), ma possano essere colti in una visione complessiva e acquistino perciò mag­giore efficacia e chiarezza.

 

 

DA CHI È REDATTO? ­

 

Il giornale” è materialmente redatto da un gruppo di operai e di intellettuali; ma proprio per lo spirito Che lo anima, è l'espressione di una realtà ben più va­sta, costituita da gruppi operai, dai gruppi di quartie­re, dai gruppi di paese politicamente attivi e da gruppi di Chiesa. La redazione è sì composta da un certo grup­po di persone, ma esse non pretendono di imporre “ linee politiche” o di proporsi come “ gruppo gui­da >>, saccente e chiuso. Il nostro compito sarà quello, semmai, di essere molto attenti alla realtà che ci circon­da e nella quale siamo e vogliamo essere attivamente inseriti, con l'impegno di stimolare l'intervento di co­loro (singoli o gruppi) che vivono e portano avanti espe­rienze (politiche, sociali, religiose ecc.) nuove e valide: un compito di servizio, soprattutto. La presenza nel gruppo redazionale di componenti di diversa condizione sociale (operai, contadini, inse­gnanti, studenti) e di diversa “ fede” (credenti e non credenti) potrebbe costituire una notevole difficoltà di lavoro (ed il problema è da noi sentito con sufficiente attenzione), ma è da un lato una ricchezza in discutibile e dall'altro una novità, anche nell'affrontare problemi più squisitamente religiosi. È finito il tempo delle chiu­sure, delle scomuniche reciproche, dei “ ghetti>> so­ciali, culturali o sacrali. Oggi è il momento di un in­contro serio e virile, di un confronto libero per elimi­nare barriere prodotte dall'egoismo culturale o poli­tico o religioso, per trasformare insieme, credenti e non credenti, una realtà fondata sull'ingiustizia e sullo sfruttamento.

 

A CHI SI RIVOLGE?

Non si rivolge a chi sa già tutto, a chi ha privilegi da difendere o da conseguire, a chi rifiuta di rimettere in discussione se stesso e le sue certezze, a chi rifiuta di aprire gli occhi sulle realtà del nostro tempo ecc. Il giornale” si rivolge a tutti coloro che lottano per un mondo diverso e giusto e per un uomo nuovo.

 

DI CHE COSA SI OCCUPA?

 

Il giornale” si articola in varie sezioni, che toccano gli aspetti più significativi della società. Predominante sarà l'analisi del .mondo del lavoro sia a livello locale (situazione operaia nelle varie fabbriche del Pi­nerolese) sia a livello più generale [dinamica dei sin­dacati, rapporto capitale (e capitalisti), forza lavoro (“ i rusconi”), immigrazione ecc., collegata ai problemi della campagna," della scuola: in una parola “ Il giornale” si incentrerà sul rapporto fabbrica-società.

Non mancherà una parte dedicata alle notizie di carattere religioso: in questo campo tenteremo di for­nire un servizio che possa far maturare la comunità locale.

Ovviamente non tralasceremo i problemi del cosiddetto Terzo-Mondo, dello spettacolo, del tempo li­bero.

 

DA CHI È FINANZIATO E SOSTENUTO?

 

“ Il giornale”, che avrà inizialmente periodicità quindicinale, vive e si sostiene per il contributo di pa­recchi amici e, speriamo, per l'aiuto che i lettori vor­ranno darci. Verrà anzi, ogni quattro o cinque numeri, data esplicita notizia della situazione finanziaria ed am­ministrativa, perché vogliamo che i nostri lettori non debbano venire esclusi neanche_ da questo che può ap­parire a prima vista un particolare di secondaria im­portanza. ­

Noi riteniamo che “ Il giornale” ,abbia la sua ra­gion d'essere proprio nella collaborazione critica e co­struttiva dei lettori.

“ Il giornale ” nasce come “ voce libera” (abbiamo perciò rinunciato ad ogni forma di pubblicità e quindi di relativi introiti!) e potrà mantenersi tale solo con l'aiuto di chi crede nella sua utilità e nella sua fun­zione di servizio.


IL GIORNALE DI PINEROLO E VALLI (1969-1977)

di Fulvio Gottero e Elio Salvai - su <<la beidana>> n.15 settembre 1991

 

Confessiamo di avere qualche difficoltà a presentare Il Giornale di Pinerolo e Valli (GPV) ed a tentare di svolgerne una analisi critica.

Avendo fatto parte della redazione del periodico, uno praticamente per tutta la durata dell' esperienza, l'altro per oltre sei anni, ci troviamo nella posizione privilegiata di chi conosce notizie, informazioni , dibattiti che stanno dietro a quanto sul GPV è apparso; d'altro lato però il GPV suscita in noi anche risonanze emotive, nel ricordo di un lavoro che è stato certamente faticoso, difficile, talora frustrante, ma che ha costituito un'esperienza sicuramente importante ed arricchente per il collettivo che l'ha vissuta. A distanza di 15 anni si vedono le cose con un certo distacco e, speriamo, senza enfasi e con maggiore capacità di riconoscere limiti ed errori; ciò non toglie che restiamo anzitutto dei testimoni.

Che cosa è stato il Giornale di Pinerolo e Valli.

Il GPV è stato pubblicato con periodicità quindicinale dal 23.11.69 al 18.12.77. Abitualmente era ''confezionato'' in quattro pagine di formato simil tabloid Alcuni numeri in relazione ad argomenti giudicati di particolare rilievo avevano sei pagine. A partire dal n. 11 del 1977 , per difficoltà finanziarie, uscirono soltanto due pagine. Nel momento in cui alla fine del '77 si annunciava la fine del Giornale (''Si chiude un ciclo" n. 23/77), si comunicava altresì che un gruppo di operai dell'Indesit e della Fiat Rivalta intendeva continuare l'esperienza. Tale gruppo in effetti pubblicò 14 numeri del GPV seconda serie fino al 16 luglio '78, dopodiché scelse altri strumenti di comunicazione e di dibattito (ciclostilati, volantini, ecc.).

La "veste" del GPV rimase sempre molto povera ed essenziale: impaginazione artigianale, assenza quasi completa di fotografie per l'insostenibilità dei costi dei clichés, rinuncia volontaria alla pubblicità commerciale ed ai possibili introiti ricavabili per tale via.

 

 

Perché Il Giornale di Pinerolo e Valli?

La scelta del nome della testata risponde ad una precisa intenzionalità: la redazione sottolineava la volontà di fare informazione locale , di raccogliere e ritrasmettere esperienze ; il " registro" volutamente basso significava il rifiuto di farsi propagatori di una scelta ideologica unica e definitiva e/o di una qualche "linea giusta" . In altri termini il GPV era certo intenzionato a fare le battaglie che credeva importanti, ma non voleva essere il "giornale di battaglia" di un gruppo che si ritenesse portatore di una linea complessiva.

3) La redazione.

Il gruppo redazionale non è rimasto stabile negli otto anni dell'esperienza.

Ripercorrendo le manchettes, infatti, si ritrova in tutto una ventina di nomi, nonché la dizione "un gruppo di operai" (ragioni di prudenza sconsigliavano di esporsi troppo, anche in una "repubblica democratica fondata sul lavoro").Tra i redattori non operai prevalgono gli insegnanti, ma sono presenti anche studenti ed alcuni professionisti (un tecnico esperto di agricoltura ed un medico nella prima fase, un architetto nell'ultima).Inizialmente la composizione della redazione rimanda di più per ragioni anagrafiche e di esperienze pregresse ad un gruppo di cattolici democratici che avevano operato a Pinerolo già prima del '68 (nelle associazioni cattoliche, attorno alla rivista La fornace, ecc.) con l’apporto di alcune figure di intellettuali più isolati (ad es. il compianto Bartolo Viroglio, studioso e pedagogista di Vigone). Successivamente (attorno al 1971-72) la redazione si modifica con l'ingresso di un nutrito gruppo proveniente dall’esperienza del Movimento Studenti Cattolici" , del movimento studentesco, della rivista Venticinquesima Ora (che aveva cessato le pubblicazioni nel 1970).

Venticinquesima ora " la prima del domani" come dice l’editoriale del primo numero, era nato come giornale studentesco nel 1966 e, dopo alcuni numeri senza periodicità fissa, era stato pubblicato con regolarità nel 1968, quando aveva svolto una serie di analisi puntuali sulla scuola, sul mondo cattolico, sulla <<teologia della rivoluzione>>, su <<capitale e classe operaia nel Pinerolese >> - 4 numeri su Riv,Tessili,Beloit, Talco e Grafite. All’inizio del ‘69 e ‘70 erano usciti gli ultimi numeri su <<il potere nella Chiesa locale>>, con l’analisi delle strutture ecclesiastiche della diocesi e della predicazione.

Nel contempo, per ragioni varie (dissenso sulla linea del giornale, scelte personali, allontanamento dal Pinerolese) una parte dei redattori iniziali lascia la redazione. A partire dagli ultimi mesi del 1972 in modo fisso l'ultima pagina assume il nome de Il Giornale di Piossasco. Gli articoli che si caratterizzano per l'analisi molto minuta, puntuale, talora anche aspramente polemica della situazione del paese e del funzionamento del comune sono curati da una redazione locale che usa il foglio come strumento di battaglia politica ed ottiene un notevole successo di diffusione. Alcuni membri del gruppo saranno eletti in consiglio comunale nel 1975 nella lista PCI e gruppo di base.

Gli articoli su GPV sono sempre usciti senza firma. La manchette ricordava che la responsabilità era redazionale.

Il fatto è da interpretarsi non soltanto nel senso che ogni redattore si sentiva partecipe di una impresa" collettiva, ma derivava soprattutto dal modo di lavorare : impostazione del numero il lunedì non di "uscita'' , lettura e discussione degli articoli più ampi il lunedi successivo, "chiusura'' il mercoledi con un altro incontro della redazione.

La legge sulla stampa imponeva però di avere un direttore responsabile ; poiché nessuno del gruppo redazionale poteva giuridicamente ricoprire tale ruolo, fu richiesta la collaborazione di pubblicisti democratici di Torino. diressero il GPV dalla nascita al n. 10/72 Ettore De Giorgis, insegnante e cultore del pensiero di Monnier e dal numero successio Angelo D'Orsi, docente presso l'Università di Torino ed autore di pregevoli studi storici sull' esercito

Erano tempi in cui facilmente si finiva sul banco degli imputati per " reati a mezzo stampa". De Giorgis fu processato nella primavera del '72 per diffusione di notizie false e tendenziose in relazione ad un articolo di interpretazione dello scoppio di una bomba di fronte alla caserma del Nizza Cavalleria di Pinerolo e per apologia di reato per il modo in cui in un altro articolo erano stati presentati i fatti di una manifestazione a Torino e condannato a 20.000 lire di ammenda per il primo reato. De Giorgis fu poi assolto in appello a Torino nel dicembre '75. D'Orsi fu denunciato nel '74 per diffusione di notizie tendenziose ed istigazione di militari a disobbedire alle leggi in relazione ad un articolo sulla funzione di repressione interna dell'esercito. Processato nel '77 in Corte d'assise a Torino fu assolto con formula piena.

Al di là della redazione ''ufficiale" esisteva inoltre un gruppo, che non è mai diventato stabile , di collaboratori, i quali occasionalmente proponevano interventi su temi rilevanti o notizie da realtà specifiche (es. paesi, quartieri, amministrazioni pubbliche, ecc.).

Appare degno di nota infine il rapporto instaurato tra i redattori che curavano anche la parte tecnica (impaginazione, correzione bozze, ritiro copie e distribuzione) ed i lavoratori della Cooperativa Tipografica Subalpina di Torre Pellice presso cui il GPV si stampava. Sull'ultimo numero del '77 la redazione scrive : " A tutti i lavoratori della Cooperativa Tipografica Subalpina, con i quali si è realizzata una solidarietà davvero eccezionale, una stretta di mano : il loro tenace lavoro, i loro sacrifici, la loro critica attenzione a quanto andavamo scrivendo , i loro stimoli, non si dimenticano"

 

 

Dati sulla diffusione e modalità di finanziamento.

Il GPV si è retto dal punto di vista finanziario su tre basi: gli abbonamenti, la diffusione militante, le sottoscrizioni di redattori ed amici. Assai poco significativa invece la vendita attraverso la via normale delle edicole: meno di 100 copie a Pinerolo anche nei momenti migliori, poche unità nei paesi. Delle altre tre modalità di diffusione la principale erano gli abbonamenti che non raggiunsero mai il migliaio pur non discostandosene molto: 877 nel '73 (GPV n.16/73), 954 nel '76 GPV n.20/76), 850 nel '77 ( GPV n.23/77)

Il 30% circa degli abbonati erano a Pinerolo città, un 15% ciascuno in val Chisone ed a Piossasco, un 10% ciascuno in VaI Pellice, nei paesi della pianura, a Torino città, in zone della provincia non appartenenti al Pinerolese

La diffusione militante avveniva, oltre che a Piossasco come sopra ricordato, davanti alla RIV di Villar (80-100 copie) e alla Beloit, nonchè in sedi riferibili al cosidetto "'movimento" (riunioni di quartiere, Centro di Medicina della Donna, ecc.).

L' autotassazione dei redattori e la sottoscrizione sono stati un modo costante di sostegno, ma sono stati attivati con particolare forza nel primo momento di crisi (primavera '75, quando in meno di un mese si raccolse un milione e mezzo) - Per capirci una copia costava allora 100 lire e l’abbonamento annuo 200lire.

 

 

L 'idea-forza

 

 

Nel primo numero del GPV, in edicola il 23 Novembre del 1969, l'editoriale, intitolato "Perché un nuovo giornale>>riporta le motivazioni che stanno alla base dell'esperienza.

Occorre un nuovo giornale prece nel "Pinerolese manca uno strumento di in formazione che tenti un'analisi seria e concreta dei problemi generali e particolari (politici, sociali, economici, religiosi ecc.) e sia libero da precisi e identificabili centri di " potere" e di organizzazione del consenso" .

Il giornale non è quindi l'organo di un partito o di un sindacato nè uno strumento di propaganda, ma è "uno strumento di informazione, di formazione e di collegamento" .Il riferimento è ovviamente al "movimento" , "perché le varie esperienze, condotte in diversi settori (fabbrica, scuola, quartiere ecc.) non rimangano episodi isolati (e isolabili), ma possano essere colti in una visione complessiva ed acquistare perciò maggior efficacia e chiarezza".

E il giornale, "materialmente redatto da un gruppo di operai e intellettuali>> vuole essere espressione di una realtà più vasta, gruppi operai, gruppi di quartiere e di paese, gruppi di Chiesa. Ma il GPV è anche uno strumento di confronto e proprio la presenza nel gruppo redazionale di persone di diversa condizione sociale (operai, contadini, insegnanti, studenti) e di diversa fede (credenti e non credenti) può costituire una novità importante.<<È finito il tempo delle chiusure, delle scomuniche reciproche, dei "ghetti" sociali, culturali e sacrali. Oggi è il momento di un incontro serio e virile, di un confronto libero per eliminare barriere prodotte dall’egoismo culturale o politico o religioso, per trasformare insieme, credenti e non credenti, una realtà fondata sull'ingiustizia e sullo sfruttamento".

Ed in questa prospettiva Il Giornale si rivolge "a tutti coloro che lottano per un mondo diverso e giusto e per un uomo nuovo" .Il mondo del lavoro diventa allora l'oggetto di analisi privilegiato ed il tessuto sociale viene studiato dal punto di vista del rapporto capitale-lavoro." . .. in una parola il giornale si incentrerà sul rapporto fabbrica-società anche se non verranno tralasciati argomenti di carattere religioso o riguardanti i problemi del terzo Mondo, dello spettacolo e del tempo libero" .

 

 

Emergono da questo editoriale alcuni elementi che, pur con talune modifiche, costituiranno il "filo rosso" dell'esperienza settennale de Il Giornale:

1) la dimensione collettiva: il GPV non è e non vuoI essere una "rivista di avanguardia" , una palestra di intellettuali di sinistra, ma si radica nel movimento e si pone come uno strumento per risolvere " insieme" i problemi.

2) la scelta del marxismo come strumento di analisi sociale e di lettura della realtà e non come filosofia della storia o ideologia totalizzante. Nessun redattore, in nessun momento dell' esperienza, proviene dai partiti storici della sinistra: la scelta marxista è quindi una scelta ""laica" che lascia spazio, come già detto, alle caratteristiche dei redattori, peraltro piuttosto diverse tra di loro.

3) il legame con l'esperienza, con la ""memoria storica" del movimento operaio. In tutta la vita del giornale costante sarà il riferimento alle lotte di fabbrica, alla guerra di liberazione e , più in generale, alla storia del movimento operaio e popolare.

4) l'attenzione ai problemi religiosi: la contraddizione nelle chiese, cattolica e valdese, viene individuata come contraddizione importante, non eludibile, dei rapporti di potere.

5) Il legame sempre più stretto con il movimento, inteso come l'universo delle lotte nelle fabbriche, nella scuola, nei quartieri, nell'esercito. L'ingresso nella redazione, nel 1972, di alcuni redattori che facevano riferimento all'area della Sinistra extraparlamentare, accentuerà questa connotazione, anche se il giornale manterrà comunque, sempre, la sua autonomia.

6) L' attenzione alla realtà locale: il movimento, la contraddizione nelle chiese, le istituzioni, sono viste soprattutto nella loro dimensione ''pinerolese'' .Queste ipotesi, queste linee di lettura proviamo a ritrovarle in tre numeri del giornale scelti soprattutto per la loro collocazione temporale, all'inizio, a metà ed al termine dell' esperienza: il primo numero, 23/11/69, un numero del 1973 (18 Febbraio) ed un numero, oltretutto particolarmente interessante come data, del 1976 (25 Aprile).

 

 

Il primo numero de Il Giornale di Pinerolo e Valli, oltre all'editoriale già ampiamente citato, riporta in prima pagina la cronaca della manifestazione di operai e studenti svoltasi in occasione dello sciopero nazionale del 19 Novembre.

Siamo in pieno "autunno caldo'': a Pinerolo un corteo di operai e studenti, al termine di un' assemblea pubblica in Piazza Fontana, si era recato ai cancelli dello stabilimento RIV alla periferia della città, per manifestare contro quei dipendenti RIV (soprattutto impiegati) che non avevano aderito allo sciopero.

Il giornale chiama ''crumiri'' i crumiri e rileva che "davanti ai cancelli dell' azienda è stato rivolto un invito ai dipendenti crumiri a sospendere il lavoro [...1 Ad essi non è stato torto nemmeno un capello e non vi è stato il minimo scontro coi carabinieri" .E più avanti: "è stato significativo vedere cittadini di ogni condizione sociale manifestare contro l'autoritarismo della direzione RIV coscienti che non esistono interessi separati e che perciò la fabbrica rappresenta il luogo dello sfruttamento non solo per coloro che vi lavorano, ma per tutti gli individui che da questa traggono i mezzi per la loro vita 1...1 Va rilevata inoltre la presenza di un buon numero di sacerdoti e di seminaristi .. .'' .

Sempre in prima pagina l'articolo di spalla intitolato "Acqua santa sui padroni?" riporta un documento di lavoratori, studenti e sacerdoti, che stigmatizza in modo netto una presa di posizione del Vescovo Santo Quadri sul tema dell’impresa, apparsa su l'Eco del Chisone. Il Vescovo sosteneva che l ‘ impresa moderna si presenta con una struttura dualistica, da un lato il gruppo manageriale o dirigenziale e dall'altro il gruppo di coloro che prestano la loro attività: questi due gruppi devono collaborare nel rispetto dell'autonomia e della responsabilità, con l'esclusione di ogni forma di violenza.

Gli estensori del documento rispondono in modo articolato, sottolineando tra l'altro che "il gruppo manageriale (leggi ''padroni'') non è un dato eterno e immutabile del diritto naturale, ma il prodotto di una situazione storica di sopraffazione, tra l'altro chiaramente denunciata dagli ultimi Pontefici,'.

E più oltre: " [...) l'affermazione che in qualsiasi sistema ci devono essere i due gruppi contrapposti ci pare che urti violentamente contro il dato rivelato della eguaglianza di tutti i figli di Dio (...) " Per di più "nell'attuale momento di tensione sociale, di sfruttamento, di lotta per la giustizia, l'intervento del vescovo rende oggettivamente un prezioso servizio alla classe dominante fornendo una legittimazione autorevole al suo dominio" .

In seconda pagina trova posto un articolo sul Sinodo dei vescovi in cui ritornano domande e considerazioni omogenee a quelle dell'articolo precedentemente citato. <<Un Sinodo dei Vescovi con il Papa dovrebbe quindi affrontare questi temi di fondo: siamo vicini al nostro popolo o viviamo nelle nebbie? che tipo di servizio rendiamo? che tipo di servizio si attende da noi il popolo di Dio? il popolo ci considera "servitori dei poveri" o ci vede tra i "potenti" di questa terra?>>

Sempre in seconda pagina: alcune testimonianze sulle torture subite da oppositori del regime dei colonnelli in Grecia, un documento della Scuola Romana 725 contro " la scuola di classe" e un articolo fortemente critico sulle ipotesi di educazione permanente contenute nel "Progetto 80'' , programma economico~sociale per il decennio 70-80 predisposto dal Ministro del Bilancio.

La terza e la quarta pagina sono interamente dedicate agli incontri che il teologo spagnolo José Maria Gonzalez Ruiz aveva tenuto il 6 e 7 Novembre a Pinerolo con la popolazione, gli operai e gli studenti.

L'articolo in terza pagina, dal titolo "Il capitalismo è immorale'' riporta la conferenza tenuta da Gonzalez-Ruiz il 6 Novembre al Teatro Sociale. Segnaliamo i titoli dei paragrafi:

"Chiesa povera, chiesa critica.>>

"Più potere, meno forza."

<<Attribuzioni indebite.'>

"L'atteggiamento profetico."

<<Il mostro neocapitalista."

In quarta pagina una lunga intervista al teologo ed il testo di una sua omelia. La quinta e la sesta pagina, infine, sono dedicate alla cronaca locale:

-un lungo reportage sugli scioperi operai nel pinerolese ;

-una cronaca da Villafranca sulla situazione del paese;

-Il documento inviato da FIOM-FIM-UILM al Comune di Pinerolo, in cui si chiedono provvedimenti economici a favore degli operai impegnati nella vertenza contrattuale

-la cronaca dell'inaugurazione della nuova sede dell'Istituto "Buniva'' contestata dagli studenti.

-Notizie dal quartiere Fornaci.

-Una mozione letta dagli operai al termine delle Messe della domenica precedente.

 

 

18 Febbraio 1973

Il giornale esce ormai da poco più di tre anni, ha circa 1000 abbonati e nel pinerolese costituisce una voce importante soprattutto nell'area della sinistra, ma non solo. Il gruppo redazionale è più ampio, anche se alcuni hanno abbandonato l'esperienza. Gli abbandoni comunque non sono stati oggetto di dibattito sulle colonne del GPV .Novità importante: dal Luglio del 1972 il giornale dedica stabilmente una pagina (in genere l'ultima) alla cronaca da Piossasco. In quella realtà, infatti, si era costituito un piccolo gruppo redazionale.

Il numero in esame apre con un fondo intitolato "Forza operaia e ricatti padronali" dedicato alla lotta operaia in corso negli stabilimenti Beloit di Pinerolo; l'articolo di spalla è dedicato alla situazione sindacale all'Ospedale Civile di Pinerolo; sempre la prima pagina ospita un comunicato dei consigli di fabbrica degli stabilimenti RIV di Pinerolo e Airasca e dell'FLM su "Gravi atti di provocazione della direzione>> , e un articolo su sei soldati di Pinerolo incarcerati a Peschiera "accusati di aver distribuito un volantino contro le condizioni di vita in caserma, sull'uso sempre più frequente dell'esercito in servizio di ordine pubblico in relazione alle lotte operaie (...) >>.

In seconda pagina tre articoli:

-l'assenteismo e le sue cause, in cui si dice tra l'altro: " (...) la causa fondamentale di questi infortuni e malattie e perciò dell'assenteismo non è la fatalità o le esigenze del progresso tecnologico, ma l'organizzazione capitalistica della produzione tesa al massimo profitto e allo sfruttamento più completo della forza lavoro".

-800 miliardi per i padroni: un'analisi degli effetti ''antioperai'' dei provvedimenti di fiscalizzazione degli oneri sociali decisi dal governo.

-La svalutazione del dollaro le della lira): considerazioni sulla crisi monetaria culminata nella decisione di Nixon di svalutare il dollaro.

Da notare in particolar modo quest'ultimo articolo: da alcuni numeri infatti il giornale dedica uno spazio specifico all'analisi economica, anche con l'aiuto di collaboratori esterni.

In terza pagina la rubrica "Asterischi sulla Chiesa locale" , uno spazio fisso dedicato soprattutto a cronache e analisi sulle Chiese pinerolesi; nel numero in esame un servizio sui salesiani a Perosa Argentina. Sempre in terza pagina un fondo sul progetto di riforma sanitaria del Ministro Gaspari. In ultima pagina, infine, le notizie da Piossasco, costituite da tre articoli dedicati a polemizzare contro l’amministrazione comunale " indipendente-liberale'' guidata dal sindaco Bottari.

Il primo , intitolato "La FIAT non è magnanima" smentisce, in modo molto documentato, le affermazioni del sindaco in ordine alla disponibilità della FIAT ad erogare contributi al comune di Piossasco per costruire case e servizi. Gli altri due trattano del "super-partito" di Calleri all'interno della DC, e dei "demagogici" tentativi dell’ amministrazione di calmierare i prezzi.

 

 

25 aprile 1976

Siamo ormai nel penultimo anno di vita del Il Giornale, che chiuderà la sua esperienza nel 1977.

Ovvamente, trattandosi del numero in edicola il 25 Aprile, il fondo è dedicato alla Resistenza.

Il titolo, significativo, "Dentro e oltre la Resistenza" è completato dal seguente sottotitolo che riassume il senso dell'articolo:"Chiarire la carica innovativa della Resistenza significa riproporre la necessità di istituti di democrazia diretta, di strumenti di partecipazione dal basso, rimarcare il ruolo centrale della classe operaia'' .

E ancora, nel corpo dell'articolo "Il 25 Aprile di quest'anno può avere un significato nuovo, può essere diverso se diventa un momento di riflessione, di dibattito, di lotta al fine di modificare sul serio l'attuale quadro politico, di rompere il lungo potere democristiano" .

L'articolo di spalla è una durissima polemica contro il foglio pinerolese di destra La Lanterna che aveva riportato alcune notizie farneticanti del tipo :"Preparato dagli ultra di sinistra un elenco di studenti da eliminare (...) a Pinerolo paura nelle scuole..."

Sempre in prima pagina: la cronaca di un corteo contro la repressione (cinque sindacalisti erano stati fermati dai Carabinieri e portati in caserma durante un picchettaggio alla RIV), una mozione di "Democrazia Proletaria" e "Lotta Continua" di Pinerolo per una presentazione unitaria della sinistra di classe alle elezioni ed un interessante trafiletto, tratto dal settimanale Tempo in cui si ipotizza l'esistenza di un Servizio Segreto parallelo con una base di addestramento in Sardegna e numerosi affiliati in tutta Italia (Sarà stata Gladio?).

In seconda pagina un interessante contributo riporta lo Statuto delle prime camere del Lavoro del Pinerolese: l'articolo si situa all'interno di una ricerca storica, pubblicata a puntate sul GPV volta a ricostruire le radici del movimento operaio in zona. Il resto della seconda pagina è dedicato alla condizione giovanile :

-un articolo "Professione disoccupato" affronta il delicato problema delle difficoltà di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro; recita il sottotitolo "In Italia solo un giovane su 10 trova un posto di lavoro. Le proposte del governo, del PCI, della FLM,, .

-Una lettera aperta, firmata "Un gruppo di amici", a "Attilio, Luciano, Franco ...e compagni" ragazzi pinerolesi che sarebbero stati processati di lì a poco per reati contro il patrimonio. Dice, tra l'altro, la lettera: "ve lo diciamo francamente: la vostra ribellione è comprensibile, però è troppo individualista; non possiamo cambiare la sporca società capitalista ricalcando gli stessi schemi. Ribelliamoci insieme da compagni, in modo organizzato, rifiutando le categorie di proprietà, di prestigio, di bella figura, di forza, di prepotenza.>>

Le terza pagina riporta la cronaca locale :

-una vertenza dei sindacati confederali della scuola con il comune di Pinerolo sul problema delle interscuoliste ;

-L'assemblea del quartiere "Portici Nuovi";

-il resoconto di una pubblica assemblea promossa dal consiglio di fabbrica della Beloit;

-una rubrica intitolata i quindici giorni" che riporta notizie minori" , mozioni, prese di posizione, e che ha sostituito nello spazio del giornale gli "Asterischi sulla Chiesa locale,

-In ultima pagina, il Giornale di Piossasco riporta una rievocazione storica del 27 Aprile de 1945, giorno della Liberazione della cittadina.

I contenuti del giornale di Pinerolo e Valli.

Si presenta a questo proposito una tabella che riporta la frequenza percentuale dei vari argomenti trattati sul totale degli articoli per tre anni ( l’iniziale- il 1973- il penultimo anno).

 

1969

1973

1976

fabbriche del Pinerolese e

problemi del mondo del lavoro

21.5

17

14

scuola, movimento studentesco,

 istruzione popolare

13.5

8

8

problemi religiosi e vita delle Chiese

(locali, italiane, internazionali)

17

5

6.5

comune di Pinerolo e istituzioni

del Pinerolese

5

5

8

-quartieri e lotte sociali (es. casa)

9

-

6

-amministrazione della giustizia

-

5

4.5

-esercito e movimento dei soldati

2

4

1

sanità (questioni generali

e servizi nel Pinerolese

1

6

2

-notizie dai paesi del Pinerolese

8.5

1

2

 Il Giornale di Piossasco

-

33

33

dall’Italia: fatti e dibattiti politici,

economici, di costume

17.5

10

10.5

dall’estero: Vietnam, Israele, URSS,

Cile, crisi del petrolio ecc.

4

6

1

storia delle classi popolari

nel Pinerolese

1

-

3.5

TOTALE

100

100

100

 

 

 

Pur nel carattere parziale della rilevazione, che si riferisce al numero percentuale degli articoli pubblicati e non alI’ampiezza di ciascun argomento trattato (ciò spiega, ad es., come "Il giornale di Piossasco" arrivi ad una percentuale del 33%, pur occupando solo il 25% dello spazio), emergono dalle tabelle alcune costanti e varianti significative :

 

 

a) la centralità del settore fabbriche e mondo del lavoro ed accanto ad esso della scuola (di cui si denunciano i meccanismi di selezione di classe) e delle lotte sociali in una ipotesi che vede l’allargamento del fronte dal luogo di lavoro alla ''città'' casa, trasporti, autoriduzione, ecc.);

b) la diminuzione netta degli interventi sui problemi religiosi e sulle Chiese.

I primi numeri infatti danno un’immagine di giornale di " cattolici di sinistra" , impegnati nel movimento. Il numero di articoli dedicato alle Chiese ed al dibattito teologico, l'approccio cristiano ai problemi del cambiamento legano il periodico alla tradizione di riviste quali ‘Il momento’ e ‘La fornace’ nel Pinerolese e ‘Testimontanze’ e ‘Quest'ltalia’ a livello nazionale. Negli anni successivi gioca probabilmente 1’ evoluzione del gruppo redazionale che nella grande maggioranza dei componenti non partecipa più ad una vita di Chiesa, anche se rimane attento specialmente alle implicazioni politiche delle scelte teologiche ed ecclesiastiche (si veda in proposito la rubrica "Asterischi sulla Chiesa locale).

c) la diminuzione significativa degli articoli sulle questioni italiane è da una parte voluta (maggiore puntualità di analisi specifica del Pinerolese) , dall'altra subita (impossibilità per ragioni finanziarie di andare oltre le quattro pagine).

d) un'attenzione ai problemi internazionali che non è costante, ma risente di contingenze di quegli anni (golpe in Cile, guerra del Kippur, ecc.), nonchè negli anni dopo il '73 di una generale caduta della tensione internazionalista.

e) il fallimento pressochè totale del progetto di creare una rete dai paesi (fa eccezione Piossasco, la cui pagina è una sorta di giornale nel giornale, perché si occupa dell’ insieme della vita locale) ;

f) la crescita di attenzione verso le istituzioni. Come larga parte del movimento, anche il GPV appare in una prima fase maggiormente extra od anti-istituzionale; soltanto più tardi più attenta l'analisi dei loro meccanismi (trends elettorali, funzioni dei comprensori, funzionamento del consiglio comunale, ipotesi di maggioranze diverse)

La conferma di queste ipotesi interpretative pare emergere anche da una analisi campione sul lessico di frequenza, condotta sui tre numeri del GPV sopra citati, relativamente a sei termini:

 

1969

1973

1976

impegno

7

1

1

capitalismo (società capitalistica)

16

7

2

lotta

21

20

11

classe operaia

4

4

7

movimento

-

1

10

giustizia

7

-

1

Termini come "impegno’ e ‘giustizia’ sottolineano la dimensione etica dell’agire, significativa appare anche la riduzione (nel ‘76) della parola ‘lotta’; ‘capitalismo’, ‘società capitalistica’, ‘classe, operaia’, riconducono alla scelta del marxismo come strumento di analisi (vedi par. ‘l’idea-forza’); la presenza in modo massiccio della parola ‘movimento’ soltanto nel ‘76 è da riferirsi probabilmente all’adozione di modelli linguistici più omologabili a quelli della sinistra di classe.

 

Nel caso del GPV ci sembra corretto parlare, più che di causa" della chiusura, di una serie di concause che intersecandosi e correlandosi hanno prodotto l'esito finale (e forse hanno impedito una duratura resurrezione del GPV II.a serie).

Probabilmente la ragione principale è stato il venir meno delle condizioni di partenza, l'affievolirsi di un movimento vivace e diffuso che da una parte utilizzava il giornale come altoparlante per le proprie iniziative e dall'altra traeva da esso idee e strumenti per operare nelle situazioni concrete.

Nella seconda metà degli anni '70 , seccamente mutate le condizioni sociali e politiche che avevano consentito anche nel Pinerolese lo sviluppo di un forte movimento studentesco, operaio e popolare, non era più sufficiente far da collettore e da ripropositore di notizie ed informazioni.

L'impegno del gruppo redazionale da solo non poteva più bastare.

 

Ripercorrendo le annate del GPV , si nota che la redazione avvertì questi problemi, ma non fu in grado di affrontarli con esito positivo. Sin dal '74 infatti sottolineava la necessità di "adeguare il linguaggio ed il modo di affrontare i problemi" di "ampliare la redazione".Sul n. 20 del ‘76 ricordava la necessità di "programmare meglio il lavoro, operare una scelta più attenta dei materiali, allargare i settori di intervento, utilizzare un linguaggio meno datato, rivedere la veste del periodico, cercare rapporti con altri giornali locali, sviluppare una attività collaterale di promozione culturale, servirsi meglio del materiale d'archivio accumulato" e, per quanto riguarda gli operatori/giornalisti, di "svecchiare la redazione, raggiungere l'obiettivo dell'ingresso di un numero significativo di donne, trovare collaboratori dai paesi e creare una struttura redazionale diffusa" .

Evidentemente questi obiettivi non furono raggiunti; il gruppo redazionale rimase sostanzialmente immutato, impossibilitato, incapace di diventare davvero una equipe di giornalisti e legato per ragioni di esperienze, di caratteristiche personali, di età ad un certo periodo storico ed a certi modi di ragionare ed operare.

Al di fuori del GPV poi stava lo sviluppo impetuoso dell'Eco del Chisone, capace di creare una rete capillare e ramificata, di ''occupare'' nuove zone (Piossasco ed Orbassano, la pianura verso il Saluzzese) e dotato di un "taglio" e di una scelta di argomenti (cronaca locale spicciola, sport, tempo libero) con cui il GPV non aveva voluto in un primo tempo, potuto e saputo successivamente, misurarsi.

Questo insieme di elementi produce la causa più immediatamente visibile dalla fine del GPV : la crisi finanziaria. Una copia del GPV costava nel '69- 50 lire, nel '74 -100 lire, nel '77- 150 lire.

Nel frattempo i soli costi tipografici erano quadruplicati e le spese di spedizione in abbonamento postale erano aumentate di dieci volte. Senza enfatizzare il discorso, pare di poter cogliere in tutto questo la realizzazione di un disegno di limitazione della libertà di opinione , anche per vie che non passassero attraverso i tribunali. Furono tentati allora alcuni esperimenti di collegamento con altre realtà di piccoli giornali locali piemontesi, ma l'esito non fu incoraggiante.

Per questo, al di là di slanci personali, era inevitabile prendere atto della situazione

 

 


 

Cronache del Pinerolese  (a cura del PCI) (1979-86)

di cui qui le scansioni in pdf

 all'interno della pagina cdpinerolese_cronache_indesit.htm

 

 

 

Nel 1978, in sostituzione del precedente notiziario “Il Pinerolese” che veniva pubblicato soltanto saltuariamente, in genere in occasioni di momenti nei quali era importante la comunicazione e che veniva distribuito gratuitamente, è iniziata la pubblicazione del settimanale “Cronache del Pinerolese” venduto regolarmente in edicola.

 

A differenza di altre iniziative giornalistiche di Pinerolo (ad esclusione ovviamente de “L’Eco del Chisone”, che hanno avuto una vita assai breve, Cronache del Pinerolese fu pubblicato per ben 11 anni fino al 1989. Trattandosi di un giornale povero che veniva scritto da parte di compagni, iscritti e non iscritti, per lo più senza esperienza giornalistica, una vita così lunga è da ritenersi frutto di un impegno quanto mai faticoso. La scarsezza poi delle inserzioni pubblicitarie rendeva assai precaria la situazione economica.

 

Purtroppo nella seconda metà degli anni 80, quello che è stato chiamato “riflusso” e che per alcuni non è stato altro che un venire meno della moda di essere di sinistra, ha comiciato a penalizzare il giornale che nel 1989 ha finito per cessare le pubblicazioni.

 

Difficile per chi ne è stato coinvolto dire se Cronache del Pinerolese abbia avuto un ruolo propositivo politico e culturale di rilievo. Sicuramente ha dato visibilità al partito e ha rappresentato un momento di aggregazione e di impegno per molte persone orientate a sinistra. Forse in un determinato momento ha anche fatto capire come un partito fosse in grado di catalizzare l’impegno delle persone più di quanto non fossero capace di fare la vasta area che viene indicata con il termine di società civile.

 

Cronache è stato progettato alla fine del 1978 ( si ricorda che in quell'anno chiuse "Il giornale di Pinerolo e valli") e avviò le pubblicazioni nel gennaio 1979. Direttore responsabile era Alberto Barbero che lo seguì fino alla fine , nel 1989.

 

Era un giornale promosso dal Pci e vedeva la collaborazione di varie persone. La redazione, tutta di volontari: Giovanni Ayassot, Danilo Rivoira , Claudio Bertalot, Umberto Callà, Carmen Pari, Liliana Rasetti, Gianni Losano, Riccardo Vercelli per le fabbriche. Sandro Buffa era amministratore ed editore e curava la SEIP ( agenzia per la pubblicità). Tiratura media 2500 copie la settimana.

 

Il contenuto era di cronaca della società e dalle fabbriche e aveva anche una redazione sportiva. Aveva pubblicità a pagamento e si è retto sugli abbonamenti, le vendite e il contributo annuale del Pci di zona. Usciva settimanalmente con quindici giorni di sospensione nelle ferie. In media aveva 8 pagine, talvolta 12, stampato alla Tipografia Subalpina di Torre Pellice:

Alberto Barbero –Gianni Losano