Il funerale con rito civile si è svolto l' 11 ottobre al cimitero di Pinerolo .

Si era laureato con una tesi sulla Società operaia di mutuo soccorso di Pinerolo, la prima in Italia. La tesi è stata ripubblicata all'interno del libro

'è una lunga storia - alle origini del mutualismo italiano: la Società generale fra gli operai di Pinerolo 1848-1998'- 

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 segnaliamo un suo lavoro: Opuscolo per i 150 anni della Società di mutuo soccorso di Pinerolo - 4 pag- pdf 2Mbyte

Ricordi alla sepoltura di Giovanni Giolito: 

Ascolta la puntata Ascolta Franco Barbero (c.di Base), Ascolta la puntata Ascolta  Giulio Giordano (ex partigiano GL)

Hanno scritto in ricordo di

Giovanni Giolito

 

Una vita responsabile 

È mancato il prof. Giovanni Giolito, 82 anni, tutta la vita spesa nell’insegnamento. Sono stati centinaia gli allievi che da lui hanno appreso, oltre che la materia – lettere – l’etica della responsabilità che non ha mai cessato di testimoniare. Antifascista sin dai banchi della scuola superiore che frequentò negli anni della guerra mondiale, Svolse attività clandestine di appoggio ai partigiani. Poi l’università, la sua tesi  sulla “società operaia generale di mutuo soccorso di Pinerolo”: una pietra miliare per lo studio del movimento mutualista italiano. Uno studio che però è anche il filo conduttore di una vita spesa nella ricerca sul significato della solidarietà sociale.

E questa sua passione fu portata nella sua attività politica di consigliere comunale a Pinerolo, nella sua adesione, critica, al movimento del 68 e nell’analisi del suo successivo disarticolarsi nella forme partitiche della cosiddetta “nuova sinistra” .

Nel corso dei decenni non solo il sessantotto ma anche altre forme sociali, spontanee e autorganizzate si sono istituzionalizzate e sono diventate grandi organizzazioni che hanno perso in buona parte l’anima e la loro “mission” originaria. È la storia delle Coop, dei partiti di sinistra, dei sindacati. Era questa una delle sue osservazioni che spesso faceva.

Ma c’è una speranza che rimane nell’era del neoliberismo e della deregulation, della riduzione del Welfare State e della crescita ipertrofica della mercificazione: rinascono nella  società nuove forme di mutualismo, cioè di scambio socio-economico fondato sul dono e la reciprocità. E “Gioli”,  come lo chiamavano i suoi amici, era attento al nuovo, che tra mille contraddizioni, sta emergendo: il mutualismo esce dal museo e può diventare società.

Non era credente e volle che il suo funerale fosse laico. Lo ha ricordato Franco Barbero al funerale. “Non so se sono credente o no, ma non voglio nominare il nome di Dio, invano” disse poco prima di morire. Testimoniando ancora una volta l’etica della responsabilità. (g. gardiol)

 

Se questo fosse un paese decente a Giovanni Giolito avrebbero offerto  non una cattedra universitaria, che, per la sua preparazione, sarebbe stata troppo poco, ma la direzione di qualche importante fondazione culturale europea. Naturalmente avrebbero dovuto faticare sette camicie per convincerlo, forse senza riuscirci.

Non apparire, ma essere, era la sua linea di vita e la prima cosa che imparavi conoscendolo.

Dunque, meglio così. Avrebbe forse rischiato l’imbalsamazione, come tanti. Invece è rimasto un uomo vivo, non addomesticato, dalla inesauribile curiosità di conoscere meglio le pieghe della storia umana, soprattutto quella delle donne e degli uomini tagliati fuori dai giochi del potere e del possesso, capaci di resistere senza vendersi e senza farsi schiacciare.

Ero poco più che ragazzino quando l’ho conosciuto. Lui era un giovanissimo professore che tutte le mattine  attraversava il Piemonte per arrivare al posto di lavoro.  Ma bastavano poche sue battute e ti si aprivano altri mondi, quelli non raccontati dai manuali scolastici, dalle prediche parrocchiali o dai comizi politici. Anche se la politica, quella della conoscenza e della trasformazione della realtà, era pane per i suoi denti. Nel paese dei voltagabbana, dei saltimbanchi della politica (e della cultura), teneva una rotta difficilissima che riusciva sempre a scansare i miti, le idolatrie, le mode e le sottomissioni. Nonostante i realissimi dolori che hanno accompagnato la sua esistenza, la rassegnazione intellettuale non l’ha mai colpito. 

Noi non siamo stati abbastanza contagiati  dal suo spirito.  (c.canal)

 

 

eco del chisone:

«Il più grande storico che Pinerolo abbia avuto»
È scomparso Giovanni Giolito
Fu punto di riferimento per molte realtà cittadine

È morto venerdì 10, a 82 anni, il prof. Giovanni Giolito. Un folto gruppo di pinerolesi lo ha accompagnato nella cerimonia funebre che si è tenuta nel cimitero di Pinerolo con rito civile.

Insegnante di Lettere all'istituto Buniva, consigliere comunale dal 1951 al 1956, Giolito è stato uno degli intellettuali più colti, raffinati e intelligenti che la città abbia avuto. La sua etica e il suo carattere ne hanno fatto un uomo schivo, che non ha mai cercato il palcoscenico, rifugiandosi piuttosto lontano dalla retorica della "Cultura" con la "C" maiuscola, dal narcisismo e dall'autoreferenzialità.

Molte le persone che hanno voluto ricordare al funerale, o con scritti e testimonianze, il suo impegno culturale, sociale e politico.

«La nostra amicizia risale al '42 tra i banchi dell'Istituto magistrale - ha detto al funerale l'amico Giulio Giordano -. Nel '43 e '44 abbiamo avuto altri impegni, io in montagna e lui in città a combattere. Solo lui sa quali rischi ha corso! Nel '45 ci siamo reincontrati». Poi nel Dopoguerra l'impegno politico, «coloro che erano solo capaci di criticare gli avevano dato un soprannome, che forse oggi nessuno ricorda. Nel loro intento era una presa in giro, lo chiamavano "Giustizia". Ma lui la giustizia la voleva veramente. Sarà sempre mio amico».

«Ricordo che un anno fa - ha detto Franco Barbero - mi disse: "Non so se sono credente o no, ma non voglio mai usare il nome di Dio invano". La sua fine è stata nel segno di questo grande interrogativo».

Lo ricorda anche l'amico Claudio Canal: «Se questo fosse un Paese decente a Giovanni Giolito avrebbero offerto non una cattedra universitaria, che per la sua preparazione sarebbe stata troppo poco, ma la direzione di qualche importante Fondazione culturale europea. Naturalmente avrebbero dovuto faticare sette camicie per convincerlo, forse senza riuscirci.

Non apparire, ma essere, era la sua linea di vita e la prima cosa che imparavi conoscendolo. Dunque, meglio così. Avrebbe forse rischiato l’imbalsamazione, come tanti. Invece è rimasto un uomo vivo, non addomesticato, dalla inesauribile curiosità di conoscere meglio le pieghe della storia umana, soprattutto quella delle donne e degli uomini tagliati fuori dai giochi del potere e del possesso, capaci di resistere senza vendersi e senza farsi schiacciare. Nonostante i realissimi dolori che hanno accompagnato la sua esistenza, la rassegnazione intellettuale non l’ha mai colpito».

Grado Merlo non ha dubbi: «Era una persona onesta e limpida. Conosceva bene la letteratura e amava Leopardi. Giolito è il più grande storico che Pinerolo ha avuto fino ad oggi. La sua tesi di laurea sul Mutualismo, pubblicata nel 1955 (e poi ripresa in parte nella pubblicazione "È una lunga storia" per i 150 anni della Società di mutuo soccorso di Pinerolo nel 1998, ndr) è ancora un capolavoro, ha innovato un settore di studi. Nulla delle sue ricerche è stato più pubblicato, ma ha frequentato l'archivio storico della città quotidianamente. Notevole è la mole di appunti manoscritti che ha lasciato e che oggi meritano di essere conosciuti».

Giolito se n'è andato proprio nei giorni in cui la sua amata Società operaia festeggiava il 160º anno di nascita.


Paola Molino

 

 

2009 31 ottobre Giornata della società operaia di mutuo soccorso- Pinerolo- teatro via Chiappero

ricordo di Giovanni Giolito da parte di Grado Merlo audio

Interviste a Giovanni Giolito audio