vedi di seguito "Giappone in bancarotta tra dieci anni"- il sole24 ore e il Financial Times
mondiali di calcio 2002 COREA GIAPPONE
L'atomica, 57 anni fa
Un incontro con Hitoshi Motoshima, per 17 anni sindaco di
Nagasaki, dove, come a Hiroshima, l'altra città vittima della
folle violenza nucleare, non c'è alcuna voglia di pensare al
Mondiale. Oggi ha ottanta anni, 12 anni fa è sopravvissuto a un
attentato, ora lotta con un tumore
PIO D'EMILIA- il manifesto 16/06/02
NAGASAKI
Per più di 200 anni, quando gli Shogun si erano messi in testa
di isolare l'arcipelago divino dal virus cristiano, è stata
l'unica finestra che il Sol Levante aveva sul mondo. E quando il
Commodoro Perry, a fine '800, ottenne con la minaccia dei cannoni
la riapertura del paese, Nagasaki si trovò avvantaggiata. Molti
suoi cittadini parlavano inglese e olandese, e Ryoma Sakamoto,
alla cui intraprendenza la città deve il suo precoce sviluppo,
si era costruito un impero propugnando la pace e commerciando in
polvere da sparo e fucili. Niente, in confronto all'apocalisse,
ancor più odiosa e inutile di quella toccata a Hiroshima tre
giorni prima, che il 9 agosto 1945, a guerra decisa ma non
finita, piovve dal cielo, seppellendo la città in un
raccapricciante inferno di cadaveri viventi. "Gli americani
pensarono proprio a tutto... persino all'orario. Il bombardamento
di Hiroshima avvenne alle 8 in punto, in tempo per il tg. La
nostra tragedia passò praticamente inosservata... chi segue la
tv alle 11 di mattina?". Hitoshi Motoshima, ex sindaco di
Nagasaki, oggi ha 80 anni e sta morendo di cancro alla prostrata.
È la prima cosa che ti dice, come fosse la cosa più normale al
mondo, mentre ti riceve nella sua casa in collina. La tv è
accesa, danno Giappone-Tunisia. Ci sono migliaia di giornalisti
in questo momento in Giappone. Ma pochi hanno tempo e voglia di
ricordare lo scempio nucleare. E né Hiroshima, né Nagasaki,
hanno fatto nulla per attirare l'attenzione del mondo. Qualcuno
ha avanzato il sospetto che il governo giapponese abbia
deliberatamente dissuaso le due città, per non riaprire vecchie
ferite con gli Usa. Ma non è così. Hiroshima e Nagasaki hanno
amministrazioni serie, consapevoli della recessione e del grave
disavanzo pubblico. Il mondiale, qui, è lontanissimo. Il
Giappone si è qualificato per il secondo turno, ma in strada non
c'è il minimo festeggiamento.
La città dimenticata dalla storia si è vendicata snobbando il
Mondiale. "Ne abbiamo parlato, e abbiamo deciso di non
partecipare a questa follia - spiega il governatore Genjiro
Kaneko - la nostra regione non ha soldi da buttare. Preferiamo
investire in strutture sociali, migliorare le condizioni dei
nostri cittadini e promuovere il turismo. Nagasaki è una città
aperta". Circa 12 anni fa un fanatico nazionalista sparò a
Motoshima per punirlo di una frase irrispettosa ("morendo
senza chiedere scusa al mondo, ha condannato per sempre il nostro
popolo") riguardo all'ormai defunto imperatore Hirohito.
Arrivò esangue in ospedale, perché la polizia, anziché
chiamare un ambulanza, perse tempo a interrogare dei sospetti,
poi rilasciati.
"Peccato che non abbiano mai trovato il colpevole - spiega
Motoshima - mica per niente, solo perché prima di morire avrei
proprio voluto incontrarlo e parlarci. Come ha fatto il Papa con
Alì Agca. Ma siccome mi sa che non si farà vivo, gli ho scritto
una lettera aperta sull'Asahi (il quotidiano più
autorevole del Giappone, ndr)". E cosa gli hai
scritto? "Di studiare, di usare la propria testa, di
rinunciare alla violenza. L'ignoranza sta riportando
pericolosamente indietro questo Paese... e non siamo soli, mi
pare. Anche voi, in Europa, tra Berlusconi, Aznar e Le Pen non
siete messi tanto bene...". E cosa ne pensi del fatto che
l'Imperatore ha disertato la cermonia di apertura? "Ha avuto
paura. O meglio. Gli hanno messo paura. Non penso che il nostro
imperatore sia una persona libera. È ostaggio dei burocrati
della Casa imperiale. Che sono dei maestri nel promuovere la sua
immagine interna, centellinando e organizzando nei minimi
dettagli le sue apparizioni. Ma non hanno il minimo senso della
storia".
Motoshima ha governato Nagasaki per 17 anni, 5 mandati
consecutivi. Poi, al sesto, è stato sconfitto per una manciata
di voti dal giovane Itcho Ito, attuale sindaco, appoggiato dal
suo vecchio partito, il liberaldemocratico. Anche se è stato il
primo e sinora unico sindaco a essere eletto con i voti
comunisti, socialisti e del Komei, il partito della Soka Gakkai
("io compro Akahata, il giornale comunista, mia
moglie il Seikyo Shinbun, della Soka Gakkai... senza
leggerli, ovviamente, solo per sostenerli...") Motoshima è
un cattolico praticante. E a differenza dei discendenti dei
Kakure Kuristan (cristiani clandestini), quando si è trattato di
scegliere tra Cristo e l'Imperatore non ha fatto l'eroe, ha
vestito l'uniforme istruendo un battaglione. Dopo la guerra ha
fatto di tutto, dal commerciante all'insegnante, prima di entrare
in politica, nel partito liberaldemocratico, la Dc giapponese.
Poi, il 7 dicembre 1988, nel corso di una seduta del consiglio
comunale, dice: "Come cittadino rispetto il simbolo del
nostro popolo, ma non posso dimenticare che l'Imperatore ha le
sue colpe...". Apriti cielo. Di colpo, diventa famoso. Da
tutto il mondo vengono a intervistarlo, deve cambiare casa
perché i nazionalisti lo assediano. Riceve migliaia di lettere:
un editore ne pubblica una raccolta, che va subito a ruba.
Motoshima, nonostante venga abbandonato un po' da tutti, viene
rieletto altre due volte, subisce l'attentato e dopo 5 anni si
ricandida: è il 50° della bomba: "Mi candidai solo per
quello, volevo essere io a pronunciare il discorso ufficiale.
Sapevo che sarebbe stata l'ultima volta che Nagasaki avrebbe
goduto di una diretta mondiale e volevo approfittarne...".
Per dire cosa? "Di ripudiare la guerra. È stata la guerra
ha innescare la spirale di violenza. È inutile piangere,
indignarsi per la bomba nucleare, se non ci si indigna per il
massacro di Nanchino, per il Vietnam, per la Bosnia e oggi per
l'Afghanistan e la Palestina. Di fronte al cocciuto silenzio del
nostro imperatore, avrei chiesto scusa io, rappresentante di una
città simbolo della sofferenza, per tentare la riconciliazione
del popolo giapponese con il resto del mondo. Non me l'hanno
consentito".
"Giappone in bancarotta tra dieci anni" - il sole 24 ore
E' questo il pericolo secondo Hiromitsu Ishi, consulente per la politica fiscale del premier Koizumi. La causa sono gli ingenti tagli alle tasse introdotti tra il 1998 e il 2000. di Giulia Crivelli
Il Giappone potrebbe "trovarsi tra dieci anni in una situazione di bancarotta". A meno che non vengano introdotte nuove tasse e si alzino le aliquote attuali. E' questo il parere di Hiromitsu Ishi, presidente della Commissione per le tasse del Giappone e primo consigliere del premier Junichiro Koizumi per la politica fiscale.
Secondo Ishi, che ha rilasciato alcune dichiarazioni al
quotidiano britannico Financial Times, i tagli alle tasse
introdotti tra il 1988 e il 2000 sono stati "eccessivi"
e hanno prodotto nefaste conseguenze per l'economia e il bilancio
dello Stato.
Livelli di pressione fiscale al minimo
Il dato di fatto è che, grazie ai tagli di cui parla Ishi, il
Giappone ha oggi come oggi la più bassa pressione fiscale dei
Paesi del G7. I tagli inoltre hanno coinciso con un periodo di
recessione, che ha fatto scendere ulteriormente il gettito
fiscale.
Il governatore della Boj: "La Coppa del mondo aiuterà la
ripresa"
L'aver ospitato la Coppa del Mondo di calcio sosterrà la ripresa
dell'economia giapponese che sta iniziando a riemergere da un
prolungato trend discendente. Lo ha detto il governatore della
Banca del Giappone, Masaru Hayami, in un briefing prima
dell'incontro Giappone-Tunisia (conclusosi con la vittoria dei
padroni di casa e lo storico passaggio agli ottavi). "È
ancora prematuro misurare l'impatto preciso - ha aggiunto - ma
sarà un fattore di sostegno".
14 giugno 2002
Financial Times- 17/06/02
Japan could be 'bankrupt within 10 years' By
David Ibison in Tokyo Published: June 13 2002 22:00 | Last
Updated: June 13 2002 22:00 ![]()
Japan could be "bankrupt in 10 years" unless it raises taxes, one of the top financial advisers to Junichiro Koizumi, prime minister, has warned.
Hiromitsu Ishi, chairman of Japan's tax commission and the most senior adviser on tax issues to Mr Koizumi, on Thursday told the FT that tax cuts implemented between 1988 and 2000 were "excessive". Those cuts meant Japan now had the lowest tax burden of any G7 nation at a time when tax revenues were being undermined by the country's economic decline.
Mr Ishi will meet Mr Koizumi on Friday to present full details of his suggested "revenue neutral" changes to the tax system.
These involve broadening both the income tax and corporate tax bases as well as changes to consumption tax and inheritance taxes. They are only one of three sets of recommendations Mr Koizumi will receive.
Mr Ishi's tough and politically unpalatable message will sit unhappily with the upbeat news Masajuro Shiokawa will present at the G8 finance minister's meeting this weekend, where he will seek to allay international concerns over Japan's economic future.
Japan's tax revenues will drop to Y46,800bn (397bn, £257bn) this fiscal year compared to a peak in 1990 of Y60,100bn. At the same time, the government's general account expenditure will rise to Y81,200bn this fiscal year compared to Y69,300bn in 1990.
While the government has financed the deficit with bond issues in the past, these now account for a third of all government spending. At the end of last month, to the fury of the Japanese government, Moody's Investors Service downgraded Japan's sovereign debt rating by two notches. Japan's commitment to cap bond issues at Y30,000bn this year and maintain fiscal prudence means "tax rises are inevitable," Mr Ishi said.
He added that the demographic pressure stemming from Japan's ageing population and declining number of tax payers, plus a rising debt service burden, would add to the pressure to increase taxes.
The G8 meeting comes at a time of unprecedented interest in Japan's fiscal position as a result of the Moody's downgrade and the Ministry of Finance's criticism of that decision.