|
|
Cronistoria
e prospettive del movimento no – global a Pinerolo
Di Marina e Gianpaolo
Riprendono il 6 settembre presso la sede di
Alp-Cub gli incontri del coordinamento pinerolese contro il G 8.
Sono già in programma per il 13 settembre una serata di
formazione sulla struttura della Banca etica e
sull’organizzazione della rete Lilliput e nel mese di ottobre,
in data ancora da definire, un convegno ad Agape di Prali per
approfondire i temi della non violenza e discutere della
struttura organizzativa del movimento.
Il coordinamento è nato in modo quasi spontaneo nel mese di
maggio in seguito sia all’esigenza di un confronto sui temi
della globalizzazione, sia per discutere delle modalità di
partecipazione alle manifestazioni contro il vertice G 8 di
Genova.
Ha partecipato al coordinamento un numero di persone via via
crescente con esperienze personali e formazione politica ed
ideologica differenti. I giovani sono stati probabilmente la
componente maggioritaria; aggregati intorno al Circolo
Stranamore, alla comunità di base di Pinerolo, messi in
relazione tra loro dalla rete informatica hanno trovato nel
coordinamento il luogo fisico d’incontro con altre
generazioni, nonché con associazioni ed organizzazioni
politiche e sindacali tradizionali. Al coordinamento hanno
aderito l’Alp-Cub, l’Associazione culturale Stranamore, l’Arci,
la Cooperativa il Ponte, la Comunità cristiana di base,
Rifondazione Comunista, Lega Ambiente, la Fiom Cgil di Pinerolo,
Radio Beckwith, la scuola per l’alternativa, I Verdi, i
Democratici di sinistra, l’Associazione "Cicale e
formiche".
La presenza di Rifondazione è stata importante, in quanto ha
fornito il necessario supporto al coordinamento, mettendo a
disposizione capacità politiche e strutture organizzative,
senza tentativi di egemonia. Infatti un aspetto
importante del movimento è stata la capacità di discutere e
lavorare insieme, superando le rispettive diversità, perché
unificati da un obiettivo comune. Il mercato globale che in nome
del profitto e del liberismo sfrenato nega i diritti del lavoro,
della salute, dell’ambiente e della vita evidenzia i limiti
del capitalismo, offende la coscienza dei credenti, uccide nei
giovani la speranza in un futuro migliore. Per questo ci si è
trovati insieme a lottare per un altro mondo possibile.
Da maggio a luglio il coordinamento ha organizzato due incontri
pubblici di riflessione sui temi della cancellazione del debito
dei paesi del terzo mondo e sulla strategia non violenta del
movimento, ha distribuito migliaia di volantini, ha cercato di
sensibilizzare l’opinione pubblica con due manifestazioni
davanti al Carrefour e al Mc Donalds di Pinerolo. La
partecipazione alle iniziative è andata crescendo e un gruppo
di oltre 250 persone è partito da Pinerolo per la
manifestazione di Genova del 21 luglio.
Abbiamo marciato con i nostri zaini e le borse piene di panini,
salame, formaggio, borracce, perché la giornata di lotta
diventasse anche una festa, uno stare insieme per gridare la
nostra rabbia contro le ingiustizie. Poi all’improvviso il
fumo dei lacrimogeni, le cariche della polizia anche contro di
noi, le manganellate, i calci, gli spray urticanti, la paura di
morire, la rabbia e l’umiliazione di chi si vede aggredito e
costretto, come ha detto Maria, ad alzare le mani in segno di
resa senza nessuna colpa. Ci siamo aiutati gli uni con gli
altri, ci siamo cercati ed aspettati, siamo ritornati tutti
insieme, con i segni delle violenze subite, qualcuno addirittura
con gravi lesioni o fratture.
Nonostante la paura e il clima
fascista, non ci siamo chiusi nelle nostre case, ma è stata più
forte la voglia di reagire, difendere il diritto a manifestare.
Siamo tornati in piazza a Torino lunedì 23 e martedì 24 luglio
ed eravamo ancora in tanti, quelli che erano stati a Genova
insieme a molti che i fatti di Genova li avevano seguiti in
televisione.
Era inoltre forte l’esigenza di far
conoscere la verità e denunciare pubblicamente le violenze
subite: è stata rilasciata un’intervista all’Eco del
Chisone ed è stato chiesto un pubblico incontro con i
parlamentari locali. Nell’auditorium di Corso Piave, strapieno
nonostante il periodo di ferie, venerdì 27 luglio tanti hanno
trovato ancora il coraggio di salire sul palco davanti a un
microfono per raccontare la propria esperienza, per chiedere a
Merlo, Fassone e Malan impegni precisi per ristabilire verità e
giustizia e garanzie per le libertà democratiche violate a
Genova.
A settembre, quando riprenderanno gli incontri, sarà necessario
affrontare alcuni nodi fondamentali che questo movimento si
trova ora davanti: quale organizzazione darsi e come coordinarsi
con altre realtà, quale strategia mettere in atto per
continuare a far sentire la propria voce, nonostante le
possibili provocazioni violente messe in atto dal sistema che
tenterà di stravolgere la natura non violenta del movimento,
come utilizzare la ricchezza della diversità per costruire un
nuovo progetto di società.
|
| Testimoniaze
sulla carica al corteo pacifico
La testimonianza di Rita e Chiara
h 6.30 Cinque pulman
partono da Pinerolo :destinazione Genova.300 persone, intere
famiglie, gente di tutte le età. Insomma, gente comune,
tranquilla, intenzionata soltanto a manifestare pacificamente.
h 10.30 Arrivo a Genova. Nessun controllo da parte delle
"Forze dell'Ordine". Migliaia di persone come noi si
dirigono verso il corteo. Piccoli gruppi circoscritti armati di
oggetti contundenti e protetti da caschi e corazze entrano
indisturbati nel corteo. Il nostro gruppo li evita immettendosi
nel corteo in un altro punto e mantiene una distanza di
sicurezza, non comprendendo le loro intenzioni.
h 12.30 ca. il corteo procede pacificamente e festosamente. Non
si percepiscono tensioni nei nostri pressi.
h 14.30 ca. Il corteo si blocca in Corso Italia. In lontananza
si vedono i fumi dei primi lacrimogeni lanciati dalle
"Forze dell'Ordine". Ci fermiamo in attesa di capire
se arretrare o proseguire per la via autorizzata del corteo.
Alcuni di noi si avvicinano alla zona degli scontri (piazzale
Kennedy) e riferiscono di aver visto un gruppo di facinorosi
assaltare e incendiare una banca di fronte ad un blocco più
consistente di esponenti delle "Forze dell'Ordine" .
Decidiamo allora di restare lontani e fermi in attesa che il
gruppo dei facinorosi venga arginato e che quindi il corteo
possa procedere. Alcuni intorno decidono di fare sit-in, noi
restiamo in piedi pronti eventualmente ad arretrare; tutti
cerchiamo di mantenere la calma e non scatenare il panico.
h 15.30 ca. All'improvviso la situazione degenera e i primi
lacrimogeni arrivano sulla folla. Si scatena il panico generale,
la gente urla e cerca di fuggire spaventatissima. Continuano a
piovere i lacrimogeni lanciati anche dall'elicottero che sin
dall'inizio sorvolava sul corteo. La folla sconvolta senza poter
più respirare nè vedere si accalca, quasi ci stritoliamo a
vicenda. Alcuni riescono ad arrampicarsi, altri trovano via di
fuga verso la spiaggia. Ma questo noi non lo abbiamo visto....
RITA: mi volto indietro e faccio appena in tempo a vedere una
moltitudine di poliziotti venirmi addosso che uno di loro mi
colpisce violentemente alla testa, ferendomi e facendomi cadere.
Nonostante fossi sanguinante ed inerme a terra, ognuno di loro
cui venissi a tiro infieriva su di me con calci e manganellate
in tutto il corpo. Erano tanti, almeno dieci, quindici, tutti su
di me. Quando ho capito che cosa stava succedendo mi sono
riparata la faccia con le mani e questo ha impedito che un
ulteriore calcio mi deturpasse il viso, fratturandomi
"solo" la mandibola. Cercando di rialzarmi con le
ultime forze rimastemi intravedo Chiara affianco a me in terra
che mi aiuta a mettermi in salvo. Ma come se non bastasse un
poliziotto passando mi spruzza uno spray urticante dentro un
occhio. Poi verso la spiaggia la salvezza, un ragazzo mi getta
dell'acqua sul volto ed altri immediatamente giungono in mio
soccorso. Pensavo di morire. CHIARA: stretta nella folla
impazzita cado in terra, spinta. Terrorizzata penso che sarei
morta calpestata dai miei stessi compagni in fuga.
Improvvisamente mi ritrovo sola a terra , di fronte a me solo
poliziotti con scudi caschi e manganelli. Uno di loro mi
colpisce. Solo allora ho capito che erano fuori di sè e che
avrebbero potuto massacrarmi. Dopo di che non ricordo più
distintamente, forse mi sono coperta gli occhi o li ho chiusi.
Ricordo soltanto le grida vicine di una donna che urlava: -
Perché? Perché? Non vi abbiamo fatto nulla. Perché? -.Poi mi
sento chiamare, mi volto e vedo Rita . Era lei ad urlare ed ha
il volto pieno di sangue. Sconvolte cerchiamo di metterci in
salvo. Sulla spiaggia ritroviamo un piccolo gruppo di
Pinerolesi, gli altri dispersi e irrintracciabili. Abbiamo tutti
paura e siamo bloccati, fuori ancora le "Forze
dell'Ordine" .Quando, dopo ore, riusciamo ad uscire sulla
strada i medici ci caricano sull'ambulanza.
...ecco i danni subiti: RITA: - trauma cranico facciale -
frattura mandibola sinistra (prognosi: 30 giorni senza poter
masticare nè parlare) - ferita alla fronte: un punto di sutura
- ematoma su tutta una coscia e vari sul corpo
CHIARA: - due ematomi, uno sotto il braccio, uno sulla gamba
(...con me sono stati "gentili"...) .E questi sono
soltanto i danni fisici. Ma quelli morali? La paura e
l'umiliazione non si dimenticano...
RITA: quando chiudo gli occhi rivedo la scena ogni volta, come
se fosse un film surreale.
La testimonianza di Luigi
Parto da Pinerolo alle
ore 7.00 del 21 Luglio con mia moglie, mio figlio ed altre 250
persone provenienti da gruppi, associazioni e partiti, facenti
parte del coordinamento Pinerolese contro il G8. In preparazione
della manifestazioni di Genova si sono organizzate nel
Pinerolese due manifestazioni pacifiche e diffusi circa
cinquemila volantini. Arriviamo a Genova (Nervi) verso le 10,30
e incominciamo subito a sfilare. In quattro ore di marcia
abbiamo incontrato una grande quantità di gente assolutamente
pacifica senza assitere ad alcun incidente. Poco dopo le ore
15,00 il nostro spezzone di corteo si arresta in Corso Italia a
400 metri da piazzale Kennedy, dove in lontananza vediamo fumo e
lancio di lacrimogeni.
Attendiamo quasi una mezz'ora guadagnando alcune decine di
metri, ma il lancio di lacrimogeni in Piazzale Kennedy non
sembra diminuire.. Davanti a noi c'è tutta gente pacifica ben
identificata con bandiere e striscioni. Sono preoccupato per la
nostra delegazione che aveva come punto di ritrovo la zona dello
stadio di Marassi e non può procedere. Decidiamo di
indietreggiare di 100 metri ma è difficile perché dietro di
noi c'è una grande massa di persone. Ci spostiamo sulla
carreggiata verso il mare dove c'è meno ressa e indietreggiamo.
All'improvviso vedo che i lacrimogeni incominciano a cadere sul
corteo, creando panico tra la gente che davanti a noi incomincia
a corre indietro. Un lacrimogeno raggiunge la strada (via
Podgora circa 100 metri più avanti) dove ci sono migliaia di
persone che guardano pacificamente la situazione. Cerco mia
moglie, la prendo per mano e cerchiamo di correre indietro. In
un attimo siamo pressati come sardine da migliaia di
manifestanti. Mi giro indietro e vedo un lacrimogeno cadere a
dieci metri da noi, mi rivolto e vedo mia moglie inciampare in
un blocco di cemento messo nel marciapiede per impedire il
transito delle auto e cadere su un altra ragazza. Cerco di
difendermi dalle spinte ed evitare che altre persone calpestino
mia moglie. Riesco ad aiutarla a rialzarsi, ma perdo del tempo.
Intanto l'aria è diventata irrespirabile. Mi dirigo verso
l'esterno del marciapiede. Attorno a me la gente corre, mi volto
e vedo un muro di poliziotti venire verso di noi con maschere
antigas e manganelli. Nel corso arriva un blindato a tutta
velocità. Rricevo una manganellata sulla testa che mi fa
sanguinare, cerco riparo sotto alcuni cespugli ormai pieni di
persone, non riesco a respirare e sento la faccia bruciare
intensamente, sono stordito e tengo mia moglie per mano. Appena
riesco a respirare mi alzo e guardo verso la strada. Ci sono
ancora molti poliziotti che manganellano persone con le mani
alzate in segno di pace. Noto che qualche poliziotto cerca di
trattenere i suoi colleghi che esagerano. Sono arrabbiato e con
un po' di incoscienza mi metto ad urlare "non picchiate chi
non ha fatto nulla" "non picchiate le donne",
Mentre continuo ad urlare vedo che la carica è proseguita
ancora per diverse centinaia di metri, travolgendo migliaia di
persone assolutamente pacifiche. Incomincio a diventare più
cosciente e preoccupato per la sorte degli altri manifestanti.
Attendo che la situazione si calmi e cerco di contattarli,
dandoci appuntamento nel sagrato della chiesa di Boccadasse,
dove piano piano ci ritroviamo. Mio figlio non so dove sia per
circa un ora, riesco a sapere che sta bene e si trova
all'Ospedale con la sua ragazza che ha avuto una distorsione e
una altra ragazza di Pinerolo a cui i poliziotti hanno spaccato
la mandibola.
La testimonianza di Claudia
Il corteo di Sabato 21
Luglio sarebbe potuto essere una bellissima esperienza se non
fossero avvenuti i fatti tragici che sappiamo. Ho partecipato
con il mio ragazzo e dei miei amici, più o meno ci conoscevamo
tutti, Nessuno di noi era "armato" ne era preparato a
violenze come quella che abbiamo subito: il mio ragazzo aveva
portato addirittura un mazzo di fiori da portare in piazza Carlo
Giuliani, ma purtroppo non ci siamo neanche arrivati, il mio
ricordo de quel Sabato è sempre molto nitido, anche due
settimane dopo, e credo lo sarà sempre.
Ore 15,30 circa: stiamo manifestando pacificamente con tanti
altri gruppi intorno quando ad un certo punto incominciano a
vedersi i fumi dei lacrimogeni a circa 150 metri di distanza dal
punto in cui eravamo noi; sentiamo persone che iniziano ad
urlare i primi "indietro, tornate indietro piano" e
non capivamo perché , tuttavia arretriamo un poco;
Ore 15,45 circa: improvvisamente la "marcia indietro"
si fa più frenetica e poi tutti siamo presi dal panico: come
tanti ho avuto paura di rimanere schiacciata e calpestata dai
miei stessi compagni: tutti cercano di correre, il fumo dei
lacrimogeni ormai impregna l'aria che si è fatta irrespirabile:
inciampo in un pilone del marciapiede e mentre sto cadendo sento
una forte botta in testa: un poliziotto mi ha colpita in un
momento di panico e debolezza come questo: incredibile! Sento la
voce del mio ragazzo che mi chiede come sto e col suo aiuto
riesco a rialzarmi velocemente, dando un occhiata ai blindati
blu che si avvicinano, e corro all'impazzata verso una boscaglia
li vicino; con altre persone scavalco un muretto e mi nascondo
tra i cespugli, soffocando per i lacrimogeni, continuando a
tossire e a sputare nel mio fazzoletto bagnato: è un momento
bruttissimo, sto veramente male; ho perso il mio ragazzo ma per
fortuna ci sono altre persone vicino a me e ci facciamo forza a
vicenda, increduli e disperati…
Ore 16 osiamo alzare lo sguardo, toglierci i fazzoletti dalla
bocca: il fumo asfissiante si è diradato un po', attorno a me
vedo solo facce sconvolte ed occhi arrossati…; con cautela
esco dalla boscaglia e provo a chiamare il mio ragazzo: per
fortuna sta bene, almeno lui non se le è prese come me! Dopo
riesco a ritrovarmi con alcune persone del mio gruppo: abbiamo
vissuto tutti dei momenti da incubo, non possiamo credere a
quello che ci è capitato, eppure è vero.
|
|
Mozione
su Genova approvata dal Consiglio Comunale di Pinerolo
….sulla base delle testimonianze
delle centinaia di concittadini intervenuti alla manifestazione
contro i G8 tenutasi a Genova il 21/07 u.s. nelle quali essi
denunciano il fatto di essere stati fatti oggetto di cariche
ingiustificate e particolarmente violente con lanci di gas
lacrimogeni e colpi di manganello da parte delle forze
dell'ordine (avvenute senza alcun preavviso) mentre, intorno
alle ore 16 in C.so Italia a circa 400 m da piazzale Kennedy, in
modo assolutamente pacifico e non violento, esercitavano diritti
costituzionalmente garantiti partecipando ad una manifestazione
autorizzata;
ESPRIME
La ferma condanna per questo attacco avvenuto
ai danni dei manifestanti che in nessun modo stavano arrecando
problemi d'ordine pubblico e ritenuto da tutti i partecipanti
indipendentemente dalla loro collocazione politica,
ingiustificato e particolarmente violento (alcuni cittadini
pinerolesi hanno dovuto ricorrere a cure mediche ed una ragazza
in particolare ha riportato la frattura della mandibola ed altre
contusioni);
IMPEGNA L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE
A pretendere dei chiarimenti in merito alle
autorità competenti e a prendere le opportune iniziative in
tutte le sedi idonee. Affinché in nessun caso abbiano a
ripetersi simili atteggiamenti da parte delle forze di polizia,
rendendosi evidente che in caso do effettiva necessità di
tutela dell'ordine pubblico deve essere data la possibilità a
chi è pacificamente impegnato a manifestare le proprie idee di
non essere coinvolto in tale operazioni;
a far pervenire questa mozione alla Prefettura di Torino ed ai
Presidenti dei due rami del Parlamento, esigendo spiegazioni in
merito ai fatti esposti
fonte- bollettino prc pinerolo 2001
|
|
|