Uno dei 61 licenziati dalla Fiat nel 1979

 

 

Dopo i Salesiani ho fatto le professionali, un po’ di lavoro in boita e poi sono entrato alla Fiat di Rivalta. Dopo sei anni, nel 78-79 partecipo alle riunioni del Collettivo Operaio. Quando mi licenziano concordo un indennizzo di una ventina di milioni.

Poi però resto disoccupato per quattro anni, con lavoretti qua e là. Poi entro in una piccola azienda come operaio e resto finchè fallisce e mi mettono in mobilità due anni. Adesso sono commerciante.

Ricordo il periodo della Fiat come il più interessante della mia vita, e mi dispiace che quelle lotte non abbiano avuto molto risultato, visto come va la Fiat  ora.

Franco ( su 'niente di nuovo sotto il sole')

 

Ricordi di Franco - racconto di Lucia audio

 

Come e cosa ricordo del compagno Franco Bertrand:

" Una persona dal carattere mansueto, caratteristica che mi ha sinceramente stupito quando ai tempi avevo cercato di accostare il suo essere con le motivazioni alla base del suo licenziamento. Non era un gran dialogatore, però aveva ben presente la coscienza di classe e il coraggio e la determinazione nel prendere posizione. L'ho misurato personalmente quando a fronte di un aiuto personale- elenco banche alle quali inviare il pignoramento- per il mio contenzioso legato al  mio licenziamento, non ha esitato ed ha provveduto a farmelo avere.

Mi è dispiaciuto di non averlo potuto conoscere più a fondo, avendo lui una mansione che lo portava ad operare fuori dalla TecnoMaiera. Non ho avuto molte occasioni per rapporto più diretto. Aveva un rapporto di collaborazione con l'azienda,e veniva pagato a parcella, cosa che chiaramente gli impediva di partecipare alle iniziative sindacali all'interno dell'azienda stessa. "

Guido Albinolo ( Pnerolo)

 

 

 

Assemblea a Pinerolo sui 61- 1979 - pdf link

audio trasmissione su Niente di nuovo sotto il sole - Radio Beckwith - Torre Pellice (2003)


Cosa succedeva ai tempi della Fiat

Nell'ottobre del 1979 61 lavoratori della FIAT, fra i più attivi durante le dure vertenze degli anni precedenti, ricevettero una lettera di licenziamento in cui l'allontanamento veniva motivato da un "comportamento consistente nell'aver fornito prestazioni di lavoro non rispondenti ai principi della diligenza, correttezza e buona fede e nell'aver costantemente manifestato comportamenti non consoni ai principi della civile convivenza sui luoghi di lavoro". Dietro la vaghezza della formula stava una non troppo velata accusa di filo-terrorismo. A Torino BR e soprattutto Prima Linea avevano colpito pesantemente dirigenti, magistrati, giornalisti. Nel clima allucinante creato da ammazzamenti e azzoppamenti continui la dirigenza FIAT poteva proporre efficacemente una risposta "d'ordine" che tendeva ad omologare scontro sociale e scontro armato. All'inizio nessun addebito specifico fu indirizzato ai 61. Reintegrati su sentenza del Pretore furono però immediatamente rilicenziati con varie motivazioni.. Ci furono coordinamenti e mozioni di solidarietà. Ma l'onda emotiva suscitata dal terrorismo smorzò l'efficacia della risposta civile. Alcuni tra i licenziati cedettero psicologicamente, altri tentarono differenti percorsi lavorativi. La Fiat aveva dato un preciso segnale e preparava la riscossa. L'anno successivo, il 1980, sarà quello della vertenza, dello sciopero dei 35 giorni, della marcia dei 40 mila divenuta ormai nella storiografia un evento cesura tra gli anni del conflitto e quelli del riflusso e della riscossa padronale. Nell'autunno '80 impiegati e quadri intermedi scesero per le strade di Torino per una manifestazione, coordinata con discrezione dall'azienda, chiedendo la fine dello scontro sociale e il ritorno all'ordine del lavoro. Il giorno dopo sindacati e Fiat raggiunsero un'intesa "minimalista" che segnò di fatto la resa operaia e l'inizio della riscossa padronale. Negli primi anni '80, sulla base di una quasi inattesa pacificazione dei luoghi di lavoro, l'azienda si mosse lentamente verso il superamento del modello fordista, entro cui si era radicato l'antagonismo operaio, per lanciare infine nel 1989 le parole d'ordine della flessibilità, della non conflittualità, della produzione snella. Programmi da attivare nella prospettiva della "qualità totale". Oggi, a poco più di dieci anni di distanza, persa completamente la partita della competizione internazionale, quel termine suona a dir poco paradossale.

 01 maggio 2003

di Franco Milanesi.

http://www.storieinmovimento.org/index.php/materiali/

mirafiori 1980

da 'La Maiera è anche umorismo' di Guido Albinolo