| Firmato l'accordo che interessa i lavoratori della
manifattura Perosa: prolungata ancora per due anni la cassa integrazione alla Legnano Impegno dell'azienda a proseguire l'attività, ma ci sono 400 esuberi |
|
I 1162 lavoratori della Manifattura di Legnano Spa, compresi i 254
addetti dello stabilimento di Perosa Argentina, godranno ancora per due
anni della cassa integrazione. È il punto più importante contenuto
nell'accordo siglato il 2 settembre scorso a Milano, nella sede dell'Ati
(Associazione tessile italiana) tra i rappresentanti dell'azienda e i
coordinatori nazionali del settore tessile di Cisl, Cgil e Uil, nonché
dai rispettivi segretari territoriali e le Rsu delle unità produttive. Si
tratterà non più di cassa integrazione straordinaria per crisi, ma per
riorganizzazione, anche se per le tasche dei lavoratori non cambierà
nulla. Nell'accordo si parla anche di mobilità che interesserà innanzitutto
i lavoratori che entro il 31 dicembre matureranno il diritto alla pensione
e per eventuali volontari. Inoltre ancora Cigs per gli ulteriori esuberi
che la società valuta arriveranno a 400 unità. Una lunga boccata di ossigeno dunque per i lavoratori della Manifattura
di Perosa che il 18 settembre avrebbero visto scadere la cassa
integrazione relativa al precedente accordo. Con questo prolungamento
alcuni potranno raggiungere l'età pensionabile, altri avranno due anni
per tentare di ricollocarsi. Altri ancora potranno tirare cinghia
confidando in una ripresa della normale attività. Nella premessa
contenuta nel verbale di accordo infatti la proprietà afferma la volontà
«di rimanere nel mercato dei filati di pregio con attività industriale
in Italia». Se si tratti però di una lenta agonia o se invece si
possa sperare in una vera riorganizzazione che preluda al rilancio
dell'azienda purtroppo nessuno può dirlo e tanto meno offrire certezze.
Probabilmente dipenderà anche dell'evolversi del mercato che per ora,
nonostante gli accordi con la Cina per regolare le importazioni in Europa,
non promette nulla di buono. L'accordo inoltre è stato raggiunto non senza sacrifici: quattro
stabilimenti del gruppo sono stati chiusi e le relative aree verranno
vendute per fare cassa e sostenere, si spera la riorganizzazione, per non
parlare dei posti di lavoro comunque persi. «Un simile prolungamento della cassa integrazione non si ottiene
tanto facilmente - commmenta il segretario della Cgil di Pinerolo,
Fedele Mandarano -; abbiamo evitato il disastro, se siamo di fronte a
una lenta agonia oppure no dipenderà da molti fattori, alcuni dei quali
dipendono anche da noi e dal territorio». Per Enrico Tron della Cisl che al contrario di questa, la volta
precedente non aveva sottoscritto il verbale per la Cigs, si tratta «di
un accordo difensivo, che ha il pregio di non nascondere la realtà ad
esempio sulla reale entità degli esuberi». Da Tron infine l'invito a
tutta la valle «a ricominciare a progettare il proprio futuro
industriale». Venerdì prossimo a Roma il documento verrà sottoposto al vaglio del
ministero del Lavoro. A.M.
|