Insegnanti, accordo sul contratto- il manifesto
15/02/01
Cgil, Cisl e Uil firmano: 300 mila lire lorde al mese e 400
miliardi alle scuole per i prof più bravi. Polemici i sindacati
di base
COSIMO ROSSI
E' stato siglato all'alba di ieri mattina, dopo
una maratona di dieci ore, l'accordo per il per il biennio
contrattuale della scuola. In soldoni si tratta di circa 300 mila
lire lorde al mese in busta paga. In calce le firme di Cgil, Cisl
e Uil; mentre i sindacati di base e lo Snals respingono
risolutamente l'intesa.
L'accordo di ieri traduce in pratica l'intesa raggiunta tra
governo e sincati nel dicembre scorso, dopo un anno esatto di mal
di scuola del corpo docente. Tutto era inziato nel febbraio dello
scorso anno, quando i prof si sono rivoltati contro il famigerato
"concorsone", quello che doveva attribuire aumenti si
stipendio di 6 milioni lordi annui al 20% della categoria, mentre
gli insegnanti italiani restavano nel complesso i meno pagati
d'Europa. Da allora sindacati confederali e di base si sono
trovati con diverse piattaforme in cotrapposizione con il
governo, fino ai tre scioperi generali dell'autunno scorso. Cgil,
Cisl e Uil hanno poi siglato a palazzo Chigi l'intesa sulle
risorse aggiuntive nella finanziaria 2001. Il governo ha messo a
disposizione 850 miliardi per il 2001, 1.250 per il 2002 e 1.450
per il 2003. Sommati con le risorse accantonate del
"concorsone" e quelle già disponibili per il rinnovo
contrattuale del pubblico impiego, gli stanziamenti complessivi
sono diventati 3.760 miliardi per il 2001, 4.160 per il 2002 e
4.360 per il 2003. Cifre ancora lontane dall'allineamento
europeo, ma comunque significative.
Secondo l'accordo dell'altra notte gli incrementi retributivi
saranno differenziati in tre fasce di anzianità di servizio,
fermo restando l'attuale meccanismo di progressione di carriera:
circa 120 mila lire per la fascia fino a 14 anni; 173 mila lire
per la fascia da 15 a 27 anni; 205 mila lire per la fascia da 28
a 35 anni. A questo si aggiunge una cifra tra le 80 e le 117 mila
lire per il recupero dell'inflazione, benché gli stipendi degli
insegnanti siano fermi da tempo immemorabile.
Per il riconoscimento professionale del personale
tecnico-amministrativo vengono messi a disposizione 185 miliardi,
oltre alle risorse per il recupero dell'inflazione programmata.
Alle scuole, nella loro autonomia, è inoltre destinata una cifra
di 416 miliardi. Sono i fondi per il riconoscimento professionale
nella didattica, legato all'ampliamento dell'offerta formativa e
alla flessibilità dell'orario di lavoro. La decisione sulla loro
attribuzione è affidata al collegio dei docenti, e su questo
anche le Rsu dovrebbero essere soggetti contrattuali a pieno
titolo. Questo è però uno dei punti su cui concentra il fuoco
polemico dei Cobas, secondo cui gli aumenti di merito voluti dai
conferderali "rientrano per la finestra". I Cobas
osservano infatti che, secondo il contratto, i delegati
"esterni" dei sindacati firmatari hanno gli stessi
poteri dei tre delegati eletti "interni".
I Cobas sono comunque sul piede di guerra contro l'accordo di
ieri, ritenuto un altro pssso verso la "scuola-azienda"
e comunque lontano dalle rivendicazioni economiche della
categoria. Gilda e Snals dichiarano che non firmeranno il
"bluff". I Cobas invocano un referendum
"vincolante".
Il segretario della Cgil scuole Enrico Panini giudica invece
"un passo avanti" l'accordo raggiunto. La Cgil, dice,
promuverà un referendum tra i propri iscritti, mentre l'intesa
sarà sottoposta a una "consultazione unitaria" tra i
lavoratori della scuola. "Un buon accordo", dice
Massimo Di Menna della Uil scuola. E anche la Cisl, che aveva
avuto le posizioni più conflittuali con i partner confederali,
apprezza l'intesa. Ovia, pertanto, la soddisfazione del governo
ulivista, che spera di aver risolto al fotofinish della
legislatura il pericoloso contenzioso con l'importnate serbatoio
elettorale della scuola.
Chi non apprezza per niente è invece Confindustria, secondo cui
gli aumenti produrranno inflazione e che avrebbe voluto veder
premiato solo il "merito", anche se non spiega quale.