Finanziaria/rassegna stampa

Ecco, articolo per articolo, il contenuto della Finanziaria per il 2008, varata dal Consiglio dei ministri il 28 settembre e attualmente all'esame del Senato.link il sole 240re

il sole 24 ore Le principali novità della finanziaria - pdf   Analisi - link

Finanziaria  approvata Senato - pdf

Tutte le misure della Finanziaria

La Legge finanziaria 2008

di Rassegna.it

su Rassegna del 22/12/2007

 

Verso calo delle tasse ai dipendenti
L'articolo 1 della manovra prevede tutto l'extragettito del 2008 sara' utilizzato per ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Stabilizzazione dei precari
Via libera al piano di stabilizzazione triennale dei precari della pubblica amministrazione. Il provvedimento stabilisce che la via maestra per l'assunzione e' la selezione per concorso, anche per 'il personale che consegua i requisiti di anzianità di servizio' previsti dalla Finanziaria dell'anno scorso 'in virtù di contratti stipulati prima del 28 settembre del 2007'. E' escluso dal piano il personale di diretta collaborazione degli organi politici (i cosiddetti 'portaborse'). Inoltre, la norma prevede il riconoscimento in termini di punteggio per i co.co.pro. che abbiano lavorato per almeno 3 anni, anche non continuativi, nei cinque anni precedenti al 28 settembre 2007.

Pubblico impiego, tetto alla flessibilità
Si limita il ricorso al lavoro flessibile al 35% della spesa sostenuta nel 2003, tagliando del 10% le risorse per gli straordinari dei dipendenti pubblici, compresi i corpi di polizia, le forze armate e vigili del fuoco.

Riduzione dell'Ici
Sconto Ici sulla prima casa per un massimo di 200 euro. Il beneficio non è fruibile da chi possiede ville, castelli o case di lusso. L’ulteriore detrazione, che si somma a quella esistente di 103 euro, equivale all’1,33 per mille della base imponibile Ici.

Sconti sugli affitti
Detrazione Irpef sugli affitti per degli inquilini a basso reddito. Per i redditi fino i 15.493,71 sarà di 300 euro, per chi non supera i 30.987,41 euro scende a 150 euro. Lo sconto sarà più alto per i giovani (da 20 a 30 anni) che andranno a vivere da soli: lo sconto sarà di 991,60 euro se il loro reddito non supera i 15.493,71 euro.

Calo di Ires e Irap
Al primo gennaio l’aliquota Ires (l’imposta sui redditi delle società) calerà di 5 punti, dal 33 per cento al 27,5 per cento. Arriva una stretta sulle deduzioni degli interessi passivi. Si riduce anche l’aliquota Irap (l’imposta sulle attività produttive), che scenderà dal 4,25 per cento al 3,9 per cento. Dal 2009 la gestione sarà trasferita interamente alle Regioni. Un milione di imprenditori con un fatturato annuo sotto i 30 mila euro lordi saranno esonerati dal versamento dell’Ires e dell’Irap e pagheranno solo un forfait con un’aliquota al 20 per cento.

Familiari vittime del lavoro, aumenta il fondo
Il provvedimento prevede un incremento del fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro di 7,5 milioni di euro l'anno, per il 2008 e il 2009, e di 10 milioni di euro a partire dal 2010. In materia di salute e sicurezza sul lavoro si prevede, inoltre, uno stanziamento di 50 milioni di euro per il 2008.

Bonus assunzioni al Sud
Scatta il bonus a favore delle imprese del Sud che fanno nuove assunzioni. L’incentivo economico sarà di 333 euro per ciascun lavoratore assunto, cifra che sale a 416 euro per le lavoratrici. Le regioni interessate sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata Sardegna Abruzzo e Molise.

Protocollo sul welfare
Il Senato ha dato il via libera alle risorse per l'attuazione del protocollo di luglio sul welfare. La dotazione del fondo è di 1.548 milioni per il 2008, 1.520 per il 2009 e 3.048 per il 2010, 2011 e 1.898 a decorrere dal 2012.

Abolizione ticket
L'articolo 48 bis della Finanziaria mantiene anche per il 2008 l'abolizione del ticket da 10 euro sulle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. Il costo del provvedimento e' di 834 milioni di euro.

Rinnovo dei contratti P.A.
Via libera alla mobilità del personale della pubblica amministrazione per riequilibrare gli uffici carenti e la copertura per i rinnovi contrattuali del personale privatizzato dipendente dalle amministrazioni dello stato. Nell'articolo 95 gli stanziamenti per la contrattazione collettiva nazionale relativa al biennio 2006-07 sono incrementati per l'anno 2008 di 1.081 Milioni di euro e a decorrere dall'anno 2009 di 220 milioni di euro.

Introduzione della “class action”
Il provvedimento introduce lo strumento dell'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori. Il testo votato (terza versione presentata all'Aula) aggiunge alle 16 associazioni di consumatori già individuate dalla legge quelle che saranno segnalate di concerto dai ministeri dell'Economia e dello Sviluppo economico.

Mr Prezzi
Contro il caro-vita, presso il ministero dello Sviluppo economico sara' istituito un Garante che vigilera' su prezzi e tariffe.

Riduzione delle comunità montane
Via libera alla razionalizzazione e al taglio dei costi delle comunità montane, molte delle quali diventeranno 'Unioni dei comuni montani' composte da almeno sette comuni. Ma saranno le Regioni a stabilire i criteri per la riduzione del numero.

Taglio dei ministeri
Si riportano i dicasteri ai 12 previsti dalla riforma Bassanini. La norma vale per la prossima legislatura. Si stabilisce inoltre che il numero dei componenti del governo a qualsiasi titolo, compresi vice-ministri e sottosegretari, non può essere superiore a 60.

Assunzione precari della Croce rossa
I precari della Cri saranno assunti con le stesse modalità previste per i precari della pubblica amministrazione previste dalla Finanziaria. Chi non potrà essere assunto nelle strutture della Croce rossa troverà spazio nel servizio sanitario nazionale.

Tetto agli stipendi dei manager
I trattamenti non potranno superare quello riservato al primo presidente della Cassazione. Restano molte eccezioni, ma anche per loro c'e' un tetto: il doppio di quanto stabilito in generale.

Cambiamento dell’Isee
Viene attribuito all’Agenzia delle entrate il compito, ora dell’Inps, di calcolarlo. L’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente del nucleo familiare) consente di ottenere l’accesso alle prestazioni sociali come gli sconti sulla tassa dei rifiuti o quelli per gli asili nido.

Studi di settore
Sarà compito dell’Agenzia delle entrate a fornire elementi di prova per avvalorare i maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica.

Trasporto locale, fondo di 113 milioni
La somma e' relativa al 2008 e sara' utilizzata per mezzi e infrastrutture.

Detraibilità dei mutui
Il massimo detraibile per i mutui sulla prima casa sale del 10 per cento.

Abolizione Canone Rai per i più anziani
Gli over-75 con basso reddito non pagheranno più il canone Rai.

Asili nido e inabili
Confermate le detrazioni previste dalla Finanziaria dell’anno scorso per le rette degli asili nido. Si tratta di una detrazione del 19 per cento e la somma non può superare i 632 euro annui per ogni figlio. Previsti anche 30 milioni di euro l’anno dal 2008 per rideterminare gli assegni alle famiglie con membri inabili e orfani.

Incentivi per energie rinnovabili
Cambia il sistema di incentivi per le fonti energetiche rinnovabili. Si introducono misure per facilitarne la diffusione e la connessione. Si rafforza il coordinamento fra lo Stato e le Regioni e si rende più incisivo l’impegno degli enti locali e delle imprese per lo sviluppo delle energie.

Incentivi per neolaureati del Sud
Finanziamento mensile (per sei mesi) di 400 euro per favorire lo stage di 30 mila neolaureati al Sud. Alle imprese che li assumono verrà assegnato un bonus di 3.000 euro.

Proroga ammortizzatori sociali
La norma dispone, nel limite di 460 milioni di euro (di cui 20 milioni di euro per il settore agricolo) a carico del fondo per l’occupazione, la proroga, entro il 31 dicembre 2008, della concessione di ammortizzatori sociali in deroga.

Più fondi per i non-autosufficienti
Il Fondo per i non autosufficienti viene incrementato di 100 milioni per il 2008 e di 200 per il 2009.

Amianto
Istituito il Fondo per il risanamento degli edifici pubblici, con l’obiettivo di eliminare i rischi per la salute pubblica derivanti dalla presenza di amianto.

G8 in Italia nel 2009
Stanziamento di 30 milioni di euro per il 2008 per l’organizzazione del vertice G8 in Italia previsto per il 2009.

Scuola
Il personale docente della scuola nell’anno scolastico 2008-2009 cala di 2 mila unità. Introdotto un tetto per i docenti di sostegno, aumento di 10.000 unità per le immissioni in ruolo del personale Ata. Si prevede anche una stretta sui corsi sperimentali.

Università
Creato un Fondo con una dotazione di 550 milioni per ciascun anno del triennio 2008-2010. Viene aumentato di 40 milioni di euro (per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010) il fondo ordinario dell’Università per aumentare gli assegni di ricerca.

Piani rientro deficit
Lo Stato darà un anticipo finanziario, fino a un massimo di 9,1 miliardi, per estinguere i debiti contratti sui mercati finanziari fino al 31 dicembre 2005. Ne beneficeranno Lazio, Campania, Molise e Sicilia. La norma è introdotta in attuazione degli accordi sui piano di rientri dei deficit sanitari.

Immigrazione
Stanziato 1 milione e mezzo di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 per consentire la partecipazione dell’Italia ai programmi finanziari dall’Unione Europea attraverso i fondi europei in materia migratoria.

Calmiere per la benzina
Se i rincari superano di due punti il valore indicato nel Dpef scatta una riduzione dell'accisa.

 
   

 

La Finanziaria che sorride alle aziende

Dal cospicuo pacchetto per le imprese, alle misure per proprietari di case, affittuari e famiglie. Oltre mille commi spalmati in tre articoli. In mezzo battaglie campali, dove a vincere sono, quasi sempre, i soliti noti
Sara Farolfi - il manifesto 21.12.07

Oltre seicento pagine, più di milleduecento commi nascosti in tre maxiemendamenti, ecco la finanziaria 2008. Lievitata da 11 a 16 miliardi, un terzo alle imprese, un terzo alle misure sociali (tra casa e detrazioni varie) e un terzo tra ricerca e infrastrutture, sintetizzano i tecnici del governo. Nel mezzo, una miriade di misure microsettoriali. Dalla riduzione dell'Iva per i corsi mascherati e in costume ovunque tenuti, al dirottamento al ministero dell'Economia del «fondo made in Italy» (sconosciuto ai più). Dal finanziamento dei giochi del Mediterraneo di Pescara, dei campionati di Roma del 2009, fino a quello del festival pucciniano. E naturalmente, campali battaglie dell'ultim'ora. Come il fermo dei tir, che alla fine ha assorbito risorse sottratte all'università, o la vituperata class action, uscita decisamente ammorbidita dall'esame della Camera.
Vogliono tutto
Per le imprese scende l'aliquota Ires (dal 33% al 27,5%) e Irap (dal 4,25 al 3,9%), teoricamente compensato con la modifica della base imponibile (interessi passivi e ammortamenti cioè, non saranno più interamente deducibili). La nuova imposizione fiscale avrà decorrenza a partire dal 2008, giusto il tempo alle imprese di digerire le prebende della scorsa finanziaria (il cuneo fiscale). Un regime fiscale semplificato è previsto invece per le micro imprese, quelle che hanno ricavi non superiori ai 30 mila euro annui e che non hanno dipendenti: non saranno soggette a Iva e Irap, nè agli studi di settore e potranno scegliere di pagare un'aliquota forfettaria del 20% sui ricavi. Viene elevata anche l'esenzione ai fini fiscali dei dividendi delle cosiddette partecipazioni qualificate (quelle cioè con le quali si influisce sul controllo della società): altra piccola vittoria delle imprese.
Fiscal drag
L'esame della Camera ha fatto più chiarezza in materia di riduzione del carico fiscale sul lavoro dipendente. Le maggiori entrate future finiranno in un fondo appositamente costituito presso il ministero dell'Economia e serviranno a finanziare maggiori detrazioni (non inferiori al 20% per le fasce di reddito più basse) per i redditi da lavoro dipendente a decorrere dal 2008. E l'incremento dell'extragettito è forse l'unica cosa di cui si può essere sicuri: anche in questa finanziaria la lotta all'evasione fiscale (perseguita con assunzioni di nuovo personale all'agenzia delle entrate, guardia di finanza e dogana), resta un punto cardine.
Casa, fisco e famiglia
Altro capitolo cospicuo della manovra è la riduzione Ici per i proprietari di case che sono il 95% dei contribuenti del paese. L'ulteriore detrazione Ici sulla prima casa è pari all'1,33 per mille della base imponibile, e comunque non superiore a 200 euro annui. Saltata la soglia di reddito, resta l'esclusione dalla misura per castelli, ville e case di lusso. Per compensare le agevolazioni ai proprietari (che contano anche un leggero aumento della deducibilità degli interessi pagati sui mutui, oltre al proseguo delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie), sono state previste anche detrazioni per gli affittuari, in particolari per i giovani tra i 20 e i 30 anni. C'è chi le chiama norme «anti bamboccione», anche se a guardare i numeri non sembra trattarsi di un granchè: 900 euro all'anno, quando gli affitti sono rincarati fino al 50%. Infine, per le famiglie, un'ulteriore detrazione, di 1200 euro, viene riconosciuta ai genitori che abbiano almeno quattro figli a carico.
Il palazzo
La riduzione dei costi della politica, sulla quale tanto baccano è stato fatto, è stata decisamente annacquata nei passaggi finali della manovra. Una sforbiciata alle comunità montane, ma l'ultima battaglia si è giocata sul tetto ai maxi stipendi dei manager pubblici. Il tetto è stato fissato in 274 mila euro all'anno, con un ampia fascia di eccezioni (amministrazioni dello stato, Bankitalia e autorità indipendenti): per costoro però lo stipendio non potrà superare il doppio di quello del primo presidente di Cassazione.
Le cenerentole
Chi dalla manovra esce con il cerino in mano sono gli enti di ricerca che si sono visti decurtare il budget di altri 92 milioni (buona parte dei quali andati a esaudire le richieste degli autotrasportatori). Come anche il trasporto pubblico locale, in particolare il capitolo «tratte ferroviarie di medio lunga concorrenza», per le quali si va a gran velocità verso la liberalizzazione, con una netta separazione tra tratte profittevoli e quelle (la maggior parte e le più utilizzate) per le quali non è possibile raggiungere l'equilibrio di bilancio: al Cipe il compito di redigere l'elenco dei servizi di utilità sociale, «mantenuti in esercizio tramite l'affidamento di contratti di servizio pubblico».
Varie ed eventuali
Per il controllo dei prezzi dell'agroalimentare, viene istituito un osservatorio presso il ministero delle politiche agricole con il compito di vigilanza, e rendicontazione degli esercizi commerciali più convenienti. Arriva la class action (azione collettiva di risarcimento per i consumatori), ma decisamente limata dall'esame della Camera: vi si potrà ricorrere solo in caso di lesione dei diritti di «una pluralità di consumatori», e in prima udienza il tribunale si pronuncerà sull'ammissibilità della domanda. Anche la norma per limitare i rischi degli strumenti finanziari sottoscritti dagli enti locali per la ristrutturazione del debito, è stata limata: resta la verifica dei contratti da parte del ministero dell'Economia, ma scompare il riferimento ai modelli di contratti che il Tesoro avrebbe dovuto, secondo il testo originale, delineare. Vengono incrementati i fondi per la «difesa», si stanziano 30 milioni per l'«organizzazione del G8 2009» e viene previsto il credito d'imposta per la «sicurezza» (videosorveglianza e via dicendo) dei piccoli esercizi commerciali e tabaccherie. Infine: viene prevista la sospensione temporanea delle esecuzioni forzose ai danni dei pastori sardi.

 

 
Diretta -  POLITICA- repubblica

Ok del Senato alla Finanziaria. Decisivi i senatori a vita
E ora il welfare. La Cdl non vuole la quarta fiducia

Il presidente Marini ha iniziato alle 9 e 30 in punto il terzo e ultimo appello per la fiducia prima del voto finale. La manovra poi approvata con 162 sì e 153 no. Senza il voto dei senatori a vita il governo non avrebbe avuto la fiducia.
di CLAUDIA FUSANI

 

I capigruppi di Fi, An e Lega sono disposti a ritirare gli emendamenti pur di discutere il pacchetto del welfare. "Così - spiega Calderoli - se il governo vorrà mettere la fiducia si sappia che lo fa solo perchè non vuol fare discutere gli emendamenti della maggioranza".

Renato Schifani (Fi), Roberto Calderoli (Lega) e Altero Matteoli (An) chiedono al presidente Marini che "il governo non imponga la quarta fiducia in due giorni. E'anche l'appello del presidente della Repubblica". L'opposizione chiede che "l'aula non venga umiliata e ridotta a seggio elettorale". Pretendono di poter dibattere sul pacchetto del welfare "pur promettendo di votare magari anche stasera, o domani o la prosisma settimana, comunque entro il 31 dicembre".

In realtà con il via libera alla Finanziaria le fatiche del governo per l'anno 2008 non sono ancora finite. Il governo infatti sta per chiedere la quarta fiducia in due giorni, sul pacchetto del welfare, l'insime di misure su pensioni e precari. Ma l'opposizione non ci sta. Il problema è che se il ddl sul welfare non entra in vigore entro il 31 dicembre, dikventa legge lo scalone Maroni, cioè dal primo gennaio si va in pensione a 60 anni.

La manovra per il 2008 conta 213 articoli e ha un valore di 16,4 miliardi euro. Idealmente il testo può essere suddiviso in tre grandi temi: la casa (dalla riduzione dell'Ici alla detrazione per chi vive in affitto); le imprese (riduzione delle aliquote Ires e Irap) e infine aiuti ai lavoratori e sconti alle famiglie.

La manovra 2008 è legge con 162 sì e 153 no. La maggioranza richiesta era 161 voti. Subito dopo è stato votata e approvata anche la legge di bilancio.

Il governo ottiene la terza fiducia con 163 sì e 157 no. Decisivi i voti dei senatori a vita. Senza di loro il governo non avrebbe avuto la fiducia e non sarebbe stata approvata la manovra.

Anche stamani sono in aula sei senatori a vita: Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Rita Levi Montalcini, Francesco Cossiga, Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro. Anche oggi, come ieri, sono arrivati sei sì. Che alla fine saranno decisivi.

E' conclusa la terza chiama. Tra pochi minuti il presidente Marini comunicherà il risultato di questa terza fiducia, la numero 30 nell'anno e mezzo di vita del governo.

Ieri il coro degli alpini di Lecco. Oggi il coro gemello ma di Trento è presente nell'aula del Senato. Il presidente Marini li ha voluti salutare ed applaudire.

Per la "chiama" i senatori devono sfilare sotto il banco della presidenza e comunicare a due segretari, disposti alla sinistra del Presidente, il loro voto. I due segretari poi comunicano a voce il risultato a un cancelliere che siede alla destra del presidente. Durante la chiama l'aula è un po' a briglia sciolta, gente che va, gente che arriva, gente che chiacchiera e relativi capannelli. A un certo punto Marini, un po' professore, ha richiamato i senatori: "Lasciate almeno il passaggio, un corridoio per la dichiarazione di voto...".

Anche oggi, per questa terza fiducia consecutiva in 24 ore, potrebbero essere decisivi i voti dei senatori a vita. Maggioranza ed opposizione sono al gran completo, quindi 158 voti il centrosinistra, 156 voti il centrodestra. L'Unione ha perso il voto di Turigliatto che, come ieri, vota no. Quindi sul pallottoliere, al netto dei senatori a vita, ci sarebbe un pareggio, 157 a 157. Cioè il governo non avrebbe la fiducia. Ecco che diventano decisivi, come ieri, i senatori a vita. Ieri erano sei e hanno tutti votato sì.

Il presidente emerito Francesco Cossiga è arrivato in aula per votare anche questa terza fiducia. Come ieri, ha votato sì. Il presidente era assente al primo appello.

Il presidente del Senato Franco Marini ha iniziato alle 9 e 30 in punto la terza e ultima chiama per la questione di fiducia posta dal governo sulla Finanziaria. Il manovra infatti - 213 articoli e 1.192 commi - era troppo lunga e complessa per essere votata con un solo voto di fiducia. Il governo ha allora deciso di dividere il testo in tre maxiemendamenti

 


 

Manovra, ok dalla Camera: passa da 11 a 16 miliardi

Bianca Di Giovanni- l'unità 16.12.07


 
Dopo i tre voti di fiducia è arrivato anche il sì alla Finanziaria dall'Aula della Camera con 296 sì e 92 no. Ora il testo torna in Senato per la terza lettura, da cui non ci si aspettano ulteriori modifiche. La manovra lievita dai circa 11 miliardi iniziali ai circa 16 finali: ma gran parte delle risorse aggiuntive servono ad abbattere il carico fiscale, tra bonus per le famiglie numerose (1.200 euro per chi ha 4 figli), eliminazione del ticket sanitario. Le nuove misure sono in gran parte finanziate con tagli, anche se compare un aggravio di 400 milioni sui tabacchi. Gli ultimi malumori nella maggioranza riguardano i fondi all'editoria e le risorse per la Visco Sud nel 2009 utilizzate per coprire il 5 per mille. Ma per ambedue queste voci il governo si è impegnato a ristabilire i fondi.

Molte le misure in favore dei consumatori, da «Mister Prezzi» alla class action (la possibilità del ricorso collettivo), agli sgravi sull'accise della benzina. Ma la colonna portante della manovra 2008 è la casa. Con il decreto collegato si è ricominciato a finanziare l'edilizia popolare. Con la Finanziaria si abbatte l'Ici sulla prima casa per gran parte delle famiglie (uno sconto aggiuntivo di 200 euro per tutti escluse le ville) e si prevedono sgravi Irpef di 300 euro annui (fino a 15mila euro di reddito annui) o di 150 (da 15mila a 30mila euro di reddito) per chi vive in affitto. Lo sgravio si moltiplica per i giovani tra i 20 e i 30 anni: godranno di uno sgravio di quasi mille euro annui se il reddito non supera i 15.493 euro annui.

Molto corposo il pacchetto fiscale per le imprese. Ires e Irap si abbassano, mentre si allargano le basi imponibili. Una manovra che fa rientrare l'Italia nella media europea. Per i piccoli (i contribuenti marginali che non superano i 30mila euro annui) passa il forfettone, cioè un'aliquota fissa (20%) che consente di risparmiare le spese per il commercialista. Ai lavoratori dipendenti sarà destinato il futuro maggior gettito che non servirà per correggere il deficit. La Camera ha istituito un fondo ad hoc che riceverà le risorse. Decisa anche una diminuzione del prelievo sul Tfr accantonato in azienda.

Quella del 2008 è anche la prima finanziaria che inizia a tagliare la spesa pubblica. Si avviano misure sulle comunità montane, sui compensi ai consiglieri comunali e circoscrizionali. Introdotto anche il taglio dei ministri, che varrà però solo dal prossimo governo. Il limite massimo sarà di 12 ministri e viene introdotto un tetto di 60 componenti per l'intera compagine governativa. Verranno soppressi gli Enti d'ambito per il servizio idrico integrato e il servizio di gestione integrata dei rifiuti. Si tratta di 300-400 enti in tutta Italia. Si stabilizzano i precari della pubblica amministrazione e si dispone un tetto ai compensi dei dirigenti. Gli enti locali avranno regole più stringenti per sottoscrivere titoli derivati.

 

Finanziaria, «fiducia» del governo. Duro il giudizio dei sindacati

di S.F.

su Il Manifesto del 14/12/2007

 

Cambiata d'abito - e riaccorpata in tre maxiemendamenti - passata al vaglio di ammissibilità del presidente della Camera Bertinotti, la legge finanziaria si prepara, oggi, al voto di fiducia dell'aula di Montecitorio. Lo ha annunciato ieri il ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti. Cauto, il commento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Commenterò a conclusione dell'iter parlamentare. Mi riservo il giudizio». Duro invece il giudizio dei tre sindacati confederali: «Sui contratti pubblici e sui trasporti, nessuna risposta».
Una seduta fiume è quella che si preannuncia per oggi: la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso di votare entro questa notte la fiducia sui rispettivi maxiemendamenti. Mentre il voto finale dovrebbe esserci, spera la maggioranza (tra gli strepitii dell'opposizione), entro domenica mattina.
I tre maxiemendamenti presentati ieri mattina dall'esecutivo, che sostituiscono interamente il testo della manovra, ricalcano nella sostanza il lavoro di fino compiuto dalla commissione bilancio della Camera (che ha rivisto, sotto forma di emendamenti o subemendamenti, 292 norme). E incorporano le misure prese per rendere operativo l'accordo con gli autotrasportatori: 30 milioni di euro in più, nel 2008, come rimborso sui pedaggi, 20 milioni nel 2009, e altrettanti nel 2010, per finanziare un fondo per la riforma del settore, oltre all'«allentamento» della liberalizzazione.
Sul tetto ai maxi stipendi dei manager della pubblica amministrazione, il testo del governo è il risultato di una mediazione tra il quello del Senato e quello della commissione bilancio della Camera. Si prevede cioè un doppio canale, che esenta dalla soglia massima gli stipendi delle amministrazioni dello Stato, Bankitalia e autorità indipendenti, il cui trattamento economico però non potrà essere superiore al doppio del tetto previsto. Anche la class action introdotta al Senato, esce dalla Camera decisamente temperata, suscitando le ire di alcune delle sigle dei consumatori.
Tra le modifiche dell'ultima ora figura anche l'aumento del tetto del 5 per mille (da 100 a 380 milioni), e lo stanziamento, come chiedevano a gran voce i socialisti di Angius, di 40 milioni nel 2008 per la formazione e la riqualificazione professionale per i co.co.co. Resta l'impegno alla riduzione delle tasse sul lavoro dipendente, con la creazione di un fondo ad hoc: le entrate però dovranno essere strutturali (i proventi dell'extra gettito 2008), e non più soltanto quelle provenienti dalla lotta all'evasione, e la destinazione al lavoro dipendente da «prioritaria» diventa «esclusiva». Montecitorio ha inoltre previsto di di destinare 135 milioni nel 2008 e 180 dal 2009 alla riduzione della tassazione sul Tfr.
La riduzione delle tasse alle imprese, che insieme agli sgravi Ici, sono il piatto forte della manovra, sono state meglio "precisate" dalla commissione bilancio: l'aliquota Ires scende dal 33% al 27,5%, quella Irap passa dal 4,25% al 3,9%. Sale a 9500 la franchigia Irap per le piccole e medie imprese. La finanziaria esce dalla Camera con in dote «mister prezzi», il garante che dovrà vigilare sugli aumenti, e con la misura per sterilizzare, con la riduzione delle accise, l'impatto dell'aumento dell'Iva sui carburanti (conseguenza dell'aumento del greggio). Infine, sono state incrementate, fino a 200 milioni, le risorse del comparto sicurezza. E' stato esteso a tutti i piccoli e medi esercizi commerciali il credito fino a 3 mila euro (inizialmente previsto solo per i tabaccai) per l'installazione di apparecchi di videosorveglianza. Ed è stata inserita la liberalizzazione delle ferrovie, che originariamente si trovava nel ddl Bersani sulle liberalizzazioni.
«Ad una prima lettura i maxi emendamenti alla finanziaria no sembrano contenere risposte alle questioni poste dalle organizzazioni sindacali», è stato il commento, diffuso in una nota congiunta, dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Denunciano i sindacati la mancanza di risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, e la questione del trasporto pubblico locale, con il dito puntato sulla situazione delle Ferrovie dello Stato.

 

la stampa 30.11.07

 

«Camera umiliata e io mi dimetto»

di Sara Farolfi

su Il Manifesto del 29/11/2007

 

«Un problema di merito e uno di metodo, altrettanto importante». Con il voto di fiducia sul disegno di legge su welfare e pensioni, «si apre un vulnus nella maggioranza, e si crea un precedente grave per la democrazia».
Il deputato del Pdci, Gianni Pagliarini, ieri si è dimesso dall'incarico di presidente della commissione lavoro della Camera. Lo ha fatto dopo la riunione dei parlamentari del Pdci, e durante le dichiarazioni del voto di fiducia sul welfare.
Il governo ha fatto carta straccia del testo approvato dalla stessa commissione lavoro, che aveva raccolto alcune delle modifiche dei partiti della sinistra, è ritornato all'accordo di luglio sottoscritto con le parti sociali, «aprendo così uno strappo nella maggioranza». Le dimissioni di Pagliarini, sembra di capire, potrebbero anche rientrare, «ma è evidente - dice lui - che in questo modo non si può andare avanti».

«Le dimissioni del presidente della commissione lavoro rappresentano un segnale di dissenso istituzionale e personale che non deve essere ignorato»: potrebbero dunque rientrare le sue dimissioni, Pagliarini, come ieri sembrava auspicare palazzo Chigi?

Il fatto che palazzo Chigi abbia colto il problema, e che si possa discuterne, è positivo. Quanto alle mie dimissioni, si vedrà. Quello che è certo è che è necessario aprire una discussione sul ruolo del parlamento e sul suo rapporto con gli atti della concertazione con le parti sociali. La concertazione è importante, ma il parlamento deve avere la possibilità di dire la sua. Non può esserci competizione tra le due cose.

Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha detto che il voto di fiducia ripropone una preoccupante difficoltà nel rapporto tra l'esecutivo e il parlamento..

Il presidente della Camera ha detto una cosa importante, ha sottolineato il tema che io stesso sollevo, dimostrando che esiste. La vicenda del welfare, con il voto di fiducia, apre una questione democratica. E si è trattato comunque di una fiducia anomala, che il governo ha posto contro la sua stessa maggioranza, decidendo di fare carta straccia della sintesi positiva che era stata raggiunta in commissione lavoro.

La sua scelta è un segnale di quello che si prepara all'interno della maggioranza di governo?

E' stata una scelta forte per segnalare che esiste un disagio reale e che si è andati oltre, sia per il profilo istituzionale sia nei rapporti all'interno della coalizione. La sintesi della commissione era il punto più alto di mediazione raggiunto dall'Unione dall'inizio della legislatura. Il lavoro invece è stato sacrificato sull'altare del ricatto posto da Dini. E il governo ha scelto di dare risposte a Dini, mortificando una parte ben più consistente della propria maggioranza.

 

Casa: un sogno troppo caro

di Roberto Tesi

su Il Manifesto del 29/11/2007

Per il rapporto Nomisma il mercato immobiliare è in frenata, ma i prezzi continuano a salire. Il caro-mutui porta all'1,8% le sofferenze bancarie e gli affitti sono sempre più cari

Differenze con gli Stati uniti ce ne sono molte. La principale è che l'Italia non è stata investita dalla crisi dei mutui subprime e che i prezzi delle abitazioni non sono crollati. Tuttavia i segnali di rallentamento sono evidenti. E Nomisma, che ieri ha presentato il «III Rapporto sul Mercato Immobiliare 2007» non è ottimista. E usa la prudenza. Il Centro studi bolognese, i massimi esperti italiani del settore immobiliare» non vogliono incorrere nell'errore (da loro citato) della Harvard Economy Society che nel 1929, pochi giorni prima del grande crollo sosteneva: «A severe recession is outside the range of probability». Nomisma, correttamente confessa: «mai come ora sono incerte le tendenze probabili». Come dire: i segnali non sono di recessione, ma la prudenza è d'obbligo.
Quello che appare evidente è che le compravendite stanno diminuendo, ma i prezzi tengono. Di più: le generalizzate aspettative di flessione hanno determinato un ulteriore innalzamento dei tempi medi vendita che sono arrivati a superare i 5 mesi per le abitazioni, mentre lo sconto praticato nel corso della trattazione è salito all'11,6%. Dopo il trend di continuo aumento degli ultimi 9 anni, il 2007 si dovrebbe chiudere con una riduzione del numero delle transazioni stimabile intorno al 3,3%, ma con punte addirittura superiori al 10% nelle grandi città.
Per quanto riguarda i prezzi, ha spiegato Gualtiero Tamburini, presidente di Nomisma, «si è registrato un rallentamento della crescita, con un aumento che si attesta al 2% su base semestrale e al 5,1% sull'intero 2007, a conferma della progressiva decelerazione già manifestata dal 2004». Questo significa che il settore si sta avviando «ad una fase di sostanziale stabilità». Anche se i prezzi che non calano dimostrano rigidità rispetto alla debolezza del mercato.
Tornando ai volumi delle compravendite, per Tamburini «è la prima volta che mostrano un rallentamento così marcato con punte che a Milano e Roma sfiorano una riduzione del 15%». E Le prospettive per il 2008 non appaiono migliori: Nomisma prevede una ulteriore contrazione delle transazioni e stima che si tornerà sotto le 800 mila abitazioni oggetto di compravendita. Insomma, vendere una casa è diventato problematico, anche se i prezzi aumentano all'incirca allo stesso ritmo dei prezzi al consumo. Tutto questo significa che chi nei prossimi mesi vorrà comprare una casa sarà favorito.
Negative, invece, le difficoltà di chi ha contratto gli scorsi anni un mutuo a tasso variabile e ora incontra maggiori difficoltà a onorare il debito; in pochi mesi (tra dicembre 2006 e giugno 2007) il tasso di sofferenza sui mutui è salito dall'1,5% all'1,8%. Un preoccupante allarme che dovrebbe spingere la politica a trovare soluzioni.
Fin qui abbiamo parlato di chi cerca di comprare o vendere una casa, ma c'è chi sta decisamente peggio: chi occupa (o vorrebbe)una casa in affitto. Un tema di attualità al quale Nomisma dedica un ottimo approfondimento. Con una premessa: è vero che «i proprietari di casa sono circa l'80% degli italiani, tuttavia resta una domanda di locazione molto forte, soprattutto per motivi di studio e di lavoro». E chi oggi cerca una casa in affitto è chi in passato non ha potuto comprarla. «Quindi - come ha sottolineato Tamburini - parliamo delle fasce di reddito più basse».
Attualmente le famiglie italiane in affitto sono 4,3 milioni. Erano 7 milioni di 30 anni fa. Le locazioni registrano un trend di stabilità del numero di contratti stipulati, con tassi di crescita delle quotazioni soprattutto per le aree urbane di maggiori dimensioni e in particolare per le zone centrali e di pregio. Risultato: l'incidenza della locazione di un appartamento di 80 metri quadrati, nei primi anni '90, era del 20,7% sul reddito familiare, oggi è pari al 28,5%. Ma Nomisma ha fatto di più: ha condotto una analisi sullo scarto esistente tra il canone sostenibile (quello che l'inquilino dichiara di essere disposto a pagare) e il canone di mercato. Per un'abitazione di 80 metri quadrati, in città come Roma e Milano il rapporto tra i due prezzi è di uno a due. Nella capitale, infatti, il canone mensile sostenibile è 646,1 euro a fronte dei 1.359 euro richiesti (con una differenza del 110,3%), a Milano lo scarto è del 92,8% e a Bologna del 28,7%.

L'Inps svuotato dalla finanziaria

di Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 24/11/2007

Tre commi dell'art. 4 impongono che il flusso dei dati mensili telematici sulle posizioni contributive dei lavoratori passino all'Agenzia delle entrate (in realtà alla Sogei)

La «finanziaria» è la principale legge dello Stato. Ogni anno determina spostamenti di risorse, redistribuisce ricchezza e poteri tra ceti sociali, enti, imprese, istituzioni. Ridisegna spesso lo stesso Stato. Ma senza clamori, senza comunicazioni ufficiali e roboanti. Lo fa attraverso sub-articoli, commi e virgolettati che fanno riferimento ad altri articoli, commi e virgolettati. Che soltanto i (pochi) addetti ai lavori sanno leggere, decrittare e interpretare.
Anche quest'anno, naturalmente, avviene la stessa cosa. E c'è voluto un «compagno esperto» della Cub-RdB per segnalare al nostro giornale una micro-norma che rischia di gettare nuovamente nel caos la gestione pensionistica. Tutto sta in tre «commi» dell'articolo 4 del testo licenziato - per il momento - dal Senato.
Il comma 25 prevede che «i dati retributivi e le informazioni necessarie per il calcolo delle ritenute fiscali e dei relativi conguagli, per il calcolo dei contributi, per l'implementazione delle posizioni assicurative individuali e per l'erogazione delle prestazioni, mediante una dichiarazione mensile da presentare entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento» vengano indirizzati all'Agenzia delle entrate (anziché, com'è adesso, all'Inps). Il successivo prevede invece un «decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sono definite le modalità attuative della disposizione di cui al comma 25, nonché le modalità di condivisione dei dati tra l'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), l'Inpdap e l'Agenzia delle entrate». Il 27 impone «a) la trasmissione mensile dei flussi telematici unificati; b) la previsione di un unico canale telematico per la trasmissione dei dati; c) la possibilità di ampliamento delle nuove modalità di comunicazione dei dati fiscali e contributivi anche ad enti e casse previdenziali diversi».
In pratica si riporta la situazione a quella ante-2005. I dati provenienti dalle aziende - riguardanti 23 milioni di posizioni lavorative - dovrebbero in questo modo essere convogliate presso l'Agenzia delle entrate (in realtà alla Sogei); la quale provvederà a fare «il calcolo delle ritenute fiscali e dei relativi conguagli, per il calcolo dei contributi, per l'implementazione delle posizioni assicurative individuali e per l'erogazione delle prestazioni» e solo dopo comunicherà all'Inps il «quanto» da erogare. In questo modo l'Inps - che è un istituto autonomo, dotato di flussi finanziari propri che corrispondono ai versamenti contributivi dei lavoratori - viene ridotto al ruolo di semplice «ufficiale pagatore».
In parte, era così già prima. E c'era voluta una serie infinita di proteste e ricorsi per convincere il governo d'allora a cambiare la procedura. L'Inps «informata in ritardo», infatti, non riusciva né ad emettere in tempi rapidi né l'assegno pensionistico, né il calcolo della liquidazione, né ad erogarla. Con il bel risultato che milioni di neo-pensionati dovevano stringere la cinghia anche per un anno o più prima di vedersi corrispondere il dovuto.
Il passaggio all'Inps del flusso dei dati provenienti dalle aziende - fisiologicamente ricchi di umanissimi errori - aveva prodotto una serie di contromisure «automatiche» efficaci nel selezionare gli errori già in entrata, accelerando i tempi di correzione e quindi gli esiti pratici.
I vertici dell'Inps hanno provveduto immediatamente a fare presente la situazione a tutti i ministeri, illustrando i pericoli gravissimi impliciti in questo provvedimento. Di cui sfugge peraltro la ratio. Non trovandola, ognuno può immaginarsene una. L'unica cosa chiara è infatti chi ci rimette (i futuri pensionati e l'attività autonoma dell'Inps, svuotata di competenze). Mentre chi ci guadagna resta al momento ignoto.

 

Niente spallata, sì alla manovra
la stampa 16.11.07



ROMA

Centosessantuno a centocinquantasette: sono i numeri che contano, quando è la Finanziaria ad avere il via libera in Senato, laddove la maggioranza vive sul filo del rasoio. Ma quel che pesa sono le parole. Lamberto Dini che dichiara «unfit» il governo a risolvere i problemi del Paese. Willer Bordon che si accoda, «la maggioranza è ormai solo un fatto aritmetico», rilanciando boatos di convergenze con i diniani tali da spostare a destra l’asse politico del governo. L’italo-argentino Pallaro che potrebbe essere della partita. E, con ben altro senso, Anna Finocchiaro che annuncia «una fase politica nuova»: alle viste, c’è la sfida del Pd sulla legge elettorale, poiché andata a vuoto la spallata Berlusconi potrebbe adesso sedersi al tavolo di trattativa. Lo dice subito Prodi. «Ho la maggioranza politica e numerica, adesso Berlusconi ammetta che ha sbagliato, e la Cdl dica le sue idee per le riforme». Il Cavaliere naturalmente non ci sta, e guarda ai gazebo che da questo weekend raccoglieranno le firme contro Prodi, «il governo non c’è più, se ne prenda atto». Non a caso in Senato la giornata si chiude con il sì alla Finanziaria, ma subito dopo con una gigantesca rissa tra maggioranza e opposizione.
Era stato Romano Prodi a premere perché si andasse al voto in serata, senza aspettare la mattina successiva, temendo forse un’eccessiva esposizione mediatica di Dini, e di quel che avrebbe potuto dire. Andreotti alle otto e mezza aveva lasciato il Senato, «ho da stamattina un forte mal di testa, certo che il mio sarebbe un sì, non sarebbe possibile diversamente anche se preferirei che si tornasse a fare come una volta, quando i conti li facevamo ministero per ministero, non come in questo parapiglia». Carlo Azeglio Ciampi raggiunge Levi Montalcini, Colombo e Scalfaro, sui banchi dei senatori a vita sin dal mattino, poco prima del momento del voto, ovviamente positivo. Arriva pure Francesco Cossiga, annunciando il proprio no per protesta contro una maggioranza che (forse) istituirà una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 a Genova. Il trozkista Turigliatto ha lasciato da tempo Palazzo Madama, «il provvedimento sui precari è una truffa», e così il quorum si abbassa. L’altro dissidente di sinistra, Fernando Rossi, vota sì a ripetizione, felice di aver avuto il via libera alla stabilizzazione dei precari della Croce Rossa. E difatti è l’incrocio degli interessi sui provvedimenti a rendere possibile il miracolo e a scaldare gli animi. «Prodi ha comprato con un miliardo e 300 milioni di euro il voto dei suoi stessi senatori», accusa il forzista La Loggia. «Ma quale corruzione, quella è la cattiva pratica di Berlusconi, noi sappiamo cos’è la politica», replicherà Anna Finocchiaro. In serata, durissimo Berlusconi, nonostante le pubbliche ammissioni di senatori dell’Unione che avevano ricevuto profferte: «Ignobili e intollerabili calunnie della stalinista senatrice Finocchiaro». Al mattino, in un clima già teso e polemico, erano passati alla grande, con Rifondazione e la sinistra che cantavano vittoria, la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, e ancora il tetto di 274mila euro agli stipendi dei manager pubblici. Voto bipartisan, con 435 sì su 447 votanti, per la detrazione di tasse (Irap) agli imprenditori colpiti dal pizzo: contrario Nino Strano di An, «io sono siciliano, e questa è un’offesa alla Sicilia». Esulta come un pugile vittorioso Roberto Manzione quando vede approvata la class action: il guaio è che Roberto Antonione di Forza Italia ha votato con l’Unione e quel voto è stato determinante. Antonione, che è un fedelissimo berlusconiano, soffre, «mi sono sbagliato, se volete mi dimetto». Il clima era slabbrato, teso. E’ esploso alla fine in rissa, prodromo del clima politico dei giorni a venire. Perfino il compassato Emilio Colombo perde la pazienza, Dini ha messo alle corde l’Unione e gli anche preso il posto in Aula, e allora lui gli lancia in aria la da parlamentare.

ANTONELLA RAMPINO

10 ottobre 2007

il sole 24 ore

Draghi: «Il taglio dell'Ici non è coerente con l'autonomia dei Comuni»

di Nicoletta Cottone


Il taglio dell'Ici non è coerente con l'autonomia dei Comuni e la Finanziaria 2008 «non sfrutta il favorevole andamento delle entrate per accelerare la riduzione del debito: non restituisce ai contribuenti una quota significativa degli aumenti di gettito». Dunque, la Finanziaria 2008 consentirà solo «progressi modesti» sul fronte del risanamento dei conti pubblici. Lo ha detto il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, nel corso di un'audizione in Senato sulla Finanziaria 2008, dinanzi alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. La riduzione dell'Ici prevista nella manovra per il 2008, cardine della finanza locale, «non appare coerente con l'obiettivo di rafforzare l'autonomia tributaria degli enti territoriali, ribadito con il disegno di legge delega dello scorso agosto».

Prelievo fiscale e crescita dell'economia. Per Draghi «La sfida cruciale della finanza pubblica italiana consiste nel realizzare congiuntamente l'abbattimento del peso del debito e la riduzione del carico fiscale che grava sui contribuenti onesti». Ma per conseguire questo obiettivi è necessario contenere la dinamica della spesa primaria corrente e «spendere meglio». Per Draghi i progressi nel contrasto all'evasione e all'elusione consentono di distribuire il prelievo in modo meno distorsivo e più equo. Importante resta una politica sociale attentamente mirata al perseguimento di obiettivi di equità. Secondo il Governatore «un'azione incisiva di riduzione del carico fiscale sul lavoro e sulle imprese finanziata con riduzioni della spesa accrescerebbe il potenziale di crescita della nostra economia».

Rendite finanziarie. «La realizzazione di un sistema di aliquota unica che sostituisca le attuali aliquote del 12,5% e del 27% con un'aliquota di livello intermedio, presenta vantaggi in termini neutralità del prelievo e di problemi di transizione». Draghi precisa tuttavia che la scelta dell'introduzione dell'aliquota unica «è fondamentalmente politica». Per l'armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie, secondo il numero uno di via Nazionale, «bisogna distinguere tra nuove e vecchie emissioni e valutare con attenzione le implicazioni di questa scelta».

Povertà. Il Governatore ha rilevato come l'Italia presenta tassi di povertà elevati nel confronto con gli altri Paesi, ricordando che secondo sono l'11%, secondi i dati Istat, le famiglie italiane in condizioni di povertà relativa, con una incidenza particolarmente alta nel Mezzogiorno. È, dunque, necessario un sistema assistenziale attentamente mirato ai cittadini in condizioni disagiate, ed «è importante individuare strumenti che diano sistematicamente sostegno alle persone in difficoltà economica». Secondo il governatore, alcune delle misure inserite in finanziaria «possono essere rese maggiormente mirate alle fasce deboli». Il bonus previsto dalla Finanziaria a favore dei cosiddetti incapienti, secondo Draghi, può risultare poco efficace. «Il sussidio destinato ai soggetti Irpef incapienti previsto per il solo 2007, al di lá della natura temporanea e delle difficoltà insite nella sua corretta applicazione, può risultare poco efficace nel ridurre la diffusione della povertá». In particolare, osserva il Governatore, «non si tiene conto della condizione economica complessiva del nucleo familiare».

Interventi su Irap e Ires. Gli interventi di riduzione fiscale a favore delle imprese, quelli su Irap e e Ires, «vanno nella direzione giusta». Il prelievo sulle imprese, sottolinea il Governatore di Bankitalia, «è interessato da un'ampia operazione di ristrutturazione che avviene sostanzialmente a parità di saldo per il bilancio pubblico». Draghi ha anche sottolineato che l'intervento « si caratterizza per alcune significative semplificazioni».

Età pensionabile. Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, torna a insistere sulla necessità di alzare l'età pensionabile. «In un contesto di forte invecchiamento della popolazione solo l'aumento dell'età media effettiva di pensionamento consentirà di erogare pensioni adeguate».

Protocollo Welfare. Il numero uno di via Nazionale ha detto nel corso dell'audizione che «alcune soluzioni prospettate nell'accordo rischiano di allontanare ulteriormente il sistema dai principi alla base del regime contributivo: omogeneità nel trattamento dei lavoratori e uno stretto legame tra contributi e prestazioni».

Previdenza complementare. Bene la nuova disciplina sulla previdenza complementare entrata in vigore il primo gennaio scorso: «Ha determinato un significativo aumento delle adesioni ai fondi pensioni», sottolinea Draghi. L'incidenza degli iscritti sul numero complessivo degli occupati resta tuttavia «insufficiente».

Riserve auree. Sull'utilizzo delle riserve auree per l'abbattimento del debito il numero uno di via Nazionale ha sottolineato che l'autonomia e l'indipendenza della Banca d'Italia vanno affermate e ribadite come c'è scritto nel Trattato. «Come confermato dalla Bce - sottolinea Draghi - ogni intervento autonomo dei governi» che incida sulle riserve «costituisce una violazione dell'indipendenza delle banche. La Bce ritiene che l'indipendenza possa essere messa a repentaglio se non c'è


 

 

Una finanziaria per le imprese
La Confindustria applaude ai nuovi regali fiscali: circa 8 miliardi di euro. Nella manovra da 11 miliardi anche un alleggerimento dell'Ici e sgravi fiscali per gli inquilini
Roberto Tesi

Una finanziaria «leggera» aveva promesso il governo, ma sulla bozza presentata da Prodi e Padoa Schioppa la discussione è stata interminabile, come quella (10 ore) dello scorso anno. Le uniche informazioni certe, ma parziali, le ha fornite Enrico Letta in una conferenza stampa convocata verso le 19, mentre sopra ancora si discuteva. Per il sottosegretario alla presidenza del consiglio quella varata sarà una finanziaria da 11 miliardi di euro, ma sarà affiancata da un decreto legge che distribuirà 7,5 miliardi del «tesoretto», cioè il frutto della maggiori entrate.
Ancora una volta a fare la parte del leone nella distribuzione delle risorse disponibili saranno le imprese: la finanziaria prevede, infatti, una diminuzione dell'Ires, l'imposta sui profitti, che scenderà dal 33% al 28%. Complessivamente si tratterebbe di circa 5 miliardi di euro. Le imprese godranno anche di una riduzione dell'Irap la cui aliquota dovrebbe scendere sotto il 4%. In questo caso si tratta di circa 3 miliardi di euro di minori costi. In cambio sembra che Prodi abbia ottenuto da Montezemolo la rinegoziazione di due o tre punti del Protocollo del protocollo siglato con i sindacati il 23 luglio.
In particolare si dice che potrebbe essere abolito la staff leasing (che d'altra parte utilizzano poche aziende) e riviste anche le scadenze per il lavoro determinato. Una conferma si ha da una disposizione della finanziaria che teoricamente abolisce il lavoro a tempo indeterminato, ma poi lo ammette in caso di necessità per una durata massima di due anni. Altro punto che potrebbe essere modificato riguarda la detassazione degli straordinari che già oggi pagano meno tasse e contributi delle ore di lavoro ordinario.
Altro provvedimento (a favore delle piccole imprese - «una grande operazione di semplificazione fiscale», l'ha definita Letta - che ha aggiunto che sarà a «costo zero») riguarderà circa 900 mila soggetti per i quali è stato varato quello che tutti definiscono «forfettone». In breve: tutte le imprese che fatturano meno di 30 mila euro l'anno, potranno pagare tutte le loro tasse in maniera forfettaria. L'aliquota non è stata comunicata, ma dovrebbe aggirarsi attorno al 20% e sostituirà varie imposte tra le quali Ires, Irap e Iva.
E, a proposito di Protocollo, per la sua attuazione (sostanzialmente l'abolizione dello scalone e l'introduzione degli scalini) nella finanziaria è previsto un fondo di 1.548 milioni per il prossimo anno; di 1.520 milioni per il 2009; 3,o48 miliardi per il 210 e il 2011 e 1,898 miliardi per il 2012. Da quest'ultima data non ci sarà più bisogno di risorse.
Nella conferenza stampa Letta ha enfatizzato gli aspetti «sociali» della finanziaria sostenendo che ci sarà un taglio delle tasse per i più poveri. Letta è stato vago. Ha accennato solo a una redistribuzione fiscale già per il 2007. Per le famiglie più deboli sarebbe in arrivo una tredicesima più ricca: un aumento di circa 200 euro in favore di contribuenti cosiddetti «incapienti», cioè coloro che guadagnano così poco che non possono avere benefici da sconti fiscali perché non versano l'Irpef. L'operazione, che seguirebbe le stesse modalità utilizzate già nel 2001, prevedrebbe un aumento direttamente con la tredicesima che si prende a fine anno.
Letta ha anche anticipato che la manovra conterrà anche interventi a «favore della sostenibilità dei costi» per le spese per la scuola da parte delle famiglie. Si mormora che larga parte dei fondi possano finire nelle tasche delle scuole private.
Nel lungo pomeriggio c'è stato anche un giallo: riguarda l'aumento della aliquota per la tassazione dei capital gain. Alle 19,51 l'agenzia Radiocord (controllata dalla Confindustria) ha trasmesso la notizia che era stata aumentata al 18,50% l'aliquota sui capital gain. Pochi minuti più tardi (mentre la sinistra radicale già brindava) Silvio Sircana, portavoce - sempre parco di parole - di Prodi faceva sapere: «ribadisco che i provvedimenti attualmente in discussione non prevedono alcun aumento di aliquota». La replica di Radiocor è stata un po' perfida: pochi minuti dopo la dichiarazione di Sircana ha messo in rete il testo della bozza che prevede l'aumento dell'aliquota sui capital gain. Qual è la verità? Semplice: visto che c'è stata una riduzione dell'Ires che pagheranno le società, ci sarà un aumento della imposta sui diviendi azionari far pagare ai soggetti che beneficiano del dividendo, la stessa quantità di imposte. Insomma, come ha spiegato il portavoce di Visco non c'è alcun aumento della tassazione delle rendite finanziare, ma solo un provvedimento tecnico che lascerà inalterato la quantità di dividendo inacassato dagli azionisti.
Altro provvedimento certo è la riduzione dell'Ici, l'imposta comunale sugli immobili. Per l'abitazione principale è prevista un'ulteriore detrazione pari all'1,33 per mille sulla base imponibile. L'ulteriore detrazione (da sommare agli attuali 103 euro) non potrà comunque essere superiore a 200 euro. La minor imposta «sarà rimborsata con oneri a carico dello Stato ai singoli comuni». A favore degli inquilini, invece, sarebbero previste agevolazioni fiscali: per gli affitti sono previste detrazioni di 300 euro per redditi fino a 15.493 euro, 150 euro fino a 30.987 euro. Inoltre, nella finanziaria (o forse nel decreto legge) sono previsti 550 milioni di finanziamento per un «piano casa» che rilancerà l'edilizia popolare con nuove abitazioni o con ristrutturazioni del patrimonio esistente. Sembra che siano previsti anche incentivi per i proprietari che rinunceranno a esercitare il diritto allo sfratto, visto che il prossimo 15 ottobre scade la proroga degli sfratti.
Ancora in tema di casa, il bonus del 36% per i lavori di ristrutturazione edilizia potrà essere utilizzato anche nei prossimi tre anni. Contemporaneamente è stabilita la proroga anche del cosiddetto bonus per la riqualificazione energetica degli edifici (con uno sconto del 55%).
Per quanto riguarda il decreto legge, la maggior parte degli stanziamenti serviranno a finanziare la politica dei trasporti. Nuove risorse saranno girate all'Anas (per le strade) e alle ferrovie. In particolare sarebbe previsto l'acquisto di 1000 treni destinati ai pendolari. Circa 1 miliardo di euro servirà per il completamento dei lavori di grande opere di trasporto urbano, tra le quali la nuova linea (la C) della metropolitana romana.
Non mancano poi provvedimenti «curiosi». Ad esempio» quello che prevede che «le pubbliche amministrazioni centrali sono tenute ad utilizzare i servizi Voce tramite protocollo internet (Voip) previsti dal sistema pubblico di connettività o da analoghe convenzioni stipulate a livello territoriale». Al 2010 i risparmi previsti sono 451 milioni di euro. Infine i tagli degli organici della Pubblica amministrazione: il «taglio» dei dirigenti di prima fascia, cioè dei dirigenti al top delle amministrazioni, dovrà arrivare al 10% rispetto ai livelli attuali. La riduzione sarà del 5% per gli altri dipendenti. In pratica si attuerà un turn over che prevede 6 nuove entrate ogni 10 uscite.

 


Risparmi ma non tagli per la difesa
Parisi protesta: «La sicurezza è in mano ai contabili». Respinte le richieste sulle spese correnti. Ma restano gli investimenti in armi e spuntano anche i soldi del Tfr
Andrea Fabozzi Sara Menafra

Il taglio delle spese militari che agita il ministro Parisi e fa sorridere la sinistra dell'Unione è nel capo quinto della bozza della legge Finanziaria. Prevede che gli oneri complessivi per il funzionamento del servizio difesa siano ridotti «del 25 percento in ragione d'anno a decorrere dal 2008». Sono queste due righe che all'inizio del consiglio dei ministri di ieri hanno fatto gridare Parisi: «Non riesco a crederci. La difesa del paese decisa da contabili». «Non ho parole - ha detto ancora il ministro - non riesco a capacitarmi come sia possibile che la politica di difesa sia definita senza alcuna consultazione né informazione con chi ha la responsabilità politica del settore». Immediata è giunta a Parisi la solidarietà del centrodestra. Insieme all'invito alle dimissioni «per coerenza».
Parisi a dimettersi non ci pensa. E a conti fatti i fondi per la difesa non diminuiscono. Grazie alla finanziaria dello scorso anno che ha messo in bilancio anche per il 2008 un consistente aumento degli investimenti in armi e tecnologie. Un miliardo e 700 milioni l'anno scorso, un miliardo e 400 milioni di euro per l'anno prossimo e 1 miliardo e 500 milioni per il 2009. Quei soldi restano tutti. Necessari agli stati maggiori per la partecipazione al faraonico progetto del caccia Joint Strike Fighter (consorzio a guida Usa) ma anche per altre armi moderne. Non per nulla ieri tra i più vicini al ministro Parisi si segnalava il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini: «Se l'Italia vuole stare all'avanguardia nella tecnologia deve per forza investire in questo settore».
In cambio degli investimenti in tecnologia, che sono contabilizzati nel bilancio del ministero dell'economia e dunque possono sfuggire dal computo delle spese per la difesa, il ministero di Parisi ha completato da poco il tasferimento al demanio di una serie di proprietà - soprattutto caserme - che saranno consegnate ai comuni per la riqualificazione dei centri storici. La novità è che da quest'anno i militari vogliono partecipare almeno a una parte del ricavato da queste riqualificazioni.
Soldi per la difesa dovrebbero arrivare anche dal decreto legge che accompagnerà la finanziaria che sblocca i fondi del Tfr confluiti all'Inps. Le buone uscite dei lavoratori italiani. Che accanto agli investimenti per le infrastrutture, com'era annunciato, dovrebbero andare anche al «fondo per il funzionamento della difesa», stando alle ultime informazioni sul decreto legge.
Al tavolo delle trattative con Padoa Schioppa Parisi aveva chiesto anche un aumento delle spese correnti per la difesa, quantificandolo in 800 milioni di euro. Risorse necessarie soprattutto per la manutenzione dei mezzi, stressati dalla partecipazione del nostro paese alle missioni internazionali. Con 10mila uomini ormai in media all'estero, è il ragionamento che si fa a palazzo Baracchini, non si può tagliare troppo. Ragionamento anticipato dalla presidente della commissione difesa alla camera Roberta Pinotti: «Alle nostre forze armate stiamo chiedendo molto in termini di impegni e di sacrifici». Risulta infatti che solo il 40% degli aerei da trasporto dell'aeronautica militare siano attualmente in condizione di essere impiegati. Per tutti gli altri non ci sono i fondi per la manutenzione. A meno che gli stati maggiori non inizino sul serio una politica di risparmi. Nel Dpef approvato pochi mesi fa, ad esempio, la commissione difesa fece inserire la previsione di una logistica integrata interforze, in modo da eliminare sprechi e duplicazioni nella gestione dei mezzi. Non risulta che siano stati fatti passi in avanti.
Alla fine, a pagare per il taglio del 25% delle spese militari sarà solo il progetto di nuove assunzioni elaborato dalla difesa. Il ministro Parisi ha nel cassetto un calendario di «ammodernamento» dei reparti, che ha soprattutto due obiettivi: riportare a 190mila unità il numero di uomini impiegati nelle nostre Forze armate e abbassare drasticamente la loro età media. Dei 180mila uomini oggi all'attivo, 104mila sono ufficiali e sottufficiali. Molti di questi sono marescialli, cinquantenni, che riempiono uffici e caserme e rientrano a fatica nel progetto di forze armate professionalizzate ed efficienti con un'età media di quarant'anni che la difesa vede nel proprio futuro. Se il taglio dei fondi sarà confermato, Parisi dovrà rallentare il progetto e tagliare le assunzioni previste per il prossimo anno. Ma di limitare le commesse per l'acquisto di nuovi armamenti, neanche a parlarne.

 


La stampa web  29/9/07
Prodi: «Rappresenta il mantenimento delle promesse, è un lavoro di squadra» e rassicura la sinistra
ROMA
Una Finanziaria approvata all’unanimità, che rappresenta «il mantenimento delle promesse». Dopo undici ore di consiglio dei ministri, il premier Romano Prodi ha definito così nella notte la manovra appena approvata. «È - ha aggiunto - l’inizio di un’economia di un Paese normale, tranquillo, che non ha bisogno di operazioni finanziarie straordinarie».

A precisare l’ammontare della Finanziaria 2008 è stato il ministro dell’Attuazione al programma, Giulio Santagata: la moanovra - ha detto - vale 11,5 miliardi.

Nella serata di ieri era arrivato il via libera unanime del Consiglio dei Ministri al decreto da 7,5 miliardi che accompagna la Finanziaria. Il decreto, avevano riferito fonti di palazzo Chigi, destina poco meno di due miliardi agli incapienti (con un bonus di circa 150 euro nel 2007 per ciascun componente del nucleo di una famiglia di incapienti), circa 550 milioni per gli interventi sulla casa, quasi 3 miliardi per investimenti, quasi un miliardo per il pagamento degli oneri internazionali pregressi (il Fondo per la lotta all’Aids e gli impegni presi al G8 e all’Onu), mezzo miliardo per i contratti pubblici, un altro mezzo miliardo per altre misure non meglio specificate.

A notte fonda il varo della manovra, frutto di un «lavoro di squadra». C’è «un solo scoglio» quando si esamina e si approva la Finanziaria - ha sottolineato Prodi al termine della maratona di Consiglio - «i soldi». «Ma - ha aggiunto - non c’è stata una gara, non c’è stato un ministro contro l’altro. Sono equilibri tra diverse spese».

Il premier aveva rassicurato l’ala sinistra dell’Unione, preoccupata per una Finanziaria che guarda troppo alle imprese. L’operazione su Ires e Irap, aveva ribadito Prodi, è a costo zero e dunque non impegna risorse sottraendole a interventi sociali. Rassicurazione accolta positivamente dalla sinistra. L’obiettivo del bonus per gli incapienti, poi, è di redistribuire già da quest’anno l’extragettito fiscale. Complessivamente per gli interventi a carattere sociale per le fasce più deboli si prevede uno stanziamento di poco meno di 2 miliardi. La misura è contenuta nel decreto legge.

Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, la finanziaria contiene «cento buone notizie» per l’Italia. Notizie che riguardano «la redistribuzione sociale, gli ultimi del Paese, le imprese, lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione».

La manovra - aveva detto in serata Letta - conterrà «un aumento delle dotazioni per le infrastrutture», in primis «per le ferrovie e le strade», indirizzate a Fs e Anas. Ma ci si concentrerà anche «sul trasporto metropolitano, in particolare di Roma, Milano e Napoli. Le metropolitane vedranno un intervento significativo» e poi si dovrebbe dare il via all’operazione «’Mille treni per i pendolarì».

La Finanziaria - ha spiegato Santagata - sarà coperta per metà dalle maggiori entrate fiscali e l’altra metà da riqualificazione della spesa, dalla quale sono previsti «quasi 5 miliardi».

Il collegato che conterrà il protocollo per il welfare, invece, «sarà approvato dal consiglio dei ministri del 12 ottobre» anche se, ha osservato Letta, «le macrocifre sono già contenute nella Finanziaria», ossia le risorse per le misure previste «dall’accordo sulle pensioni, i nuovi ammortizzatori sociali, il sostegno ai giovani, il riscatto della laurea, i diritti di maternità.

Secondo Santagata, infine, nel corso del Consiglio Prodi ha ribadito che al momento non è possibile effettuare un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, ma si è convenuto che si farà approvando il ddl delega all’esame della Camera. »Prodi - ha dichiarato nella notte il ministro per l’Attuazione del programma - ha detto che la situazione dei mercati finanziari non ci consente di affrontare la questione on questo momento. Quando sarà il momento giusto basterà approvare il ddl delega che è già in Parlamento».

 

 

Prodi al bivio: tenersi la sinistra
o la finanziaria di Montezemolo?

Andrea Colombo
R<?-- Capolettera -->omano Prodi è al bivio. Deve decidere non nei prossimi mesi o nelle prossime settimane ma nelle prossime ore: quelle che lo separano dal varo della finanziaria. Le richieste della Sinistra non sono estreme, radicali o massimaliste. Sono ragionevoli e costruttive. Tali, del resto, le hanno considerate tutte le forze dell'Unione, moderati e moderatissimi inclusi, al momento di inserirle nel programma della coalizione o di votare, non più tardi di due mesi fa, Dpef e relative risoluzioni.
Non si tratta di ingaggiare un braccio di ferro sindacale su questo o quello dei 18 punti presentati dalla Sinistra nella sua proposta per la Finanziaria. Si tratta piuttosto di scegliere tra alternative di fondo. Quella tra la prosecuzione di una strategia che punta tutto sulla competitività dei prezzi, e pertanto premia solo le imprese sdegnando il resto, o l'imbocco di una via diversa che punta invece sulla qualità e sulla ricerca per garantire al paese sviluppo e competitività. Quella tra il privilegiare ancora una volta le fasce già superprivilegiate, con le solite imprese in cima alla lista, o invece iniziare a restituire qualcosa ha chi da decenni molto ha perso e moltissimo ha pagato.
Non è una disquisizione accademica. Riguarda al contrario scelte concretissime: verso quali lidi indirizzare i fondi a disposizione; da dove far partire quell'alleggerimento della pressione fiscale che tutti ritengono indispensabile, se dagli sgravi per le aziende o dalla restituzione del fiscal drag ai soliti bastonati; come calibrare l'intervento sull'Ici, se partendo dalle fasce basse oppure fingendo che non esista differenza alcuna all'interno della categoria, indistinta e generica, dei "proprietari di case".
Per un governo pur moderatamente di centrosinistra, la scelta si sarebbe dovuta porre subito, al momento di varare la prima legge di bilancio. Fu dribblata l'anno scorso in nome della prioritaria esigenza di risanare i conti pubblici, e i risultati di quella decisione si sono fatti sentire forti e chiari. La delusione si è diffusa a macchia d'olio. La popolarità del governo è precipitata: a un anno di distanza palazzo Chigi non riesce neppure a rallentare la picchiata.
Nessun alibi, stavolta, può consentire a Prodi di rinviare ancora. O meglio, il rinvio sarebbe di per sé una scelta. Tanto eloquente da non aver nemmeno bisogno di essere dichiarata.
E' anche possibile che a spiegare alcune recenti mosse del premier negli ultimi giorni valgano considerazioni di ordine diverso, vicine più alla lotta per la sopravvivenza quotidiana che alle strategie politiche di ampio respiro. E' possibile che il presidente del consiglio ritenga oggi più pericoloso e minaccioso Lamberto Dini di quanto non sia una Sinistra che sull'esperienza dell'Unione ha scommesso molto, e pertanto è di necessità più paziente e responsabile di chi, come il suddetto Dini, ha pochissimo da perdere.
Anche da questo punto di vista Prodi è a un bivio. Deve decidere non solo tra la Sinistra e la spregiudicata costellazione di microgruppi "moderati", ma tra il difendere la ragion d'essere di un'alleanza di centrosinistra e una navigazione di piccolo cabotaggio, il tentativo di sopravvivere cedendo puntualmente ai ricatti delle fazioni più ciniche e dei poteri più forti. Dovrebbe farlo, però, senza illudersi che la seconda scelta possa portarlo molto lontano, e magari tenendo presente che, in questo caso, il crollo sarebbe devastante non solo per lui ma per l'intera sinistra di questo paese. Non esclusa quella più moderata.


28/09/2007


 

Tutti i numeri della finanziaria

di Galapagos

su Il Manifesto del 27/09/2007

La manovra complessiva sfiora i 18 miliardi di euro. Dal tesoretto larga parte dei fondi necessari. Tagli per 4,6 miliardi. Ridotta l'Ici e bonus per gli inquilini. A fare il pieno le imprese

«Una finanziaria che non strangola nessuno», sussurra un alto dirigente del ministero dell'economia. Che poi mi spiega anche come i numeri di questa finanziaria sono modesti, soprattutto se confrontati con quelli dello scorso anno: si tratta di una manovra di 10,7 miliardi. Ma la finanziaria sarà accompagnata da un decreto legge che prevederà altre spese per 7 miliardi.
I tecnici sono ancora al lavoro, ma la manovra nei suoi indirizzi di massima - quelli esposti ai sindacati - è già definita. A fare la parte del leone non saranno i tagli o nuove imposte, ma l'utilizzo del «tesoretto». Le entrate fiscale vanno più che bene e le risorse sembrano non mancare. Proprio ieri è stato reso noto dal ministero dell'economia che a settembre, «si conferma il buon andamento delle entrate tributarie» che «sono cresciute del 17,9% rispetto all'analogo periodo del 2006». Secondo gli uomini di Padoa Schioppa «a questo risultato ha contribuito in modo particolare il gettito dell'Ires, grazie anche ai versamenti di alcune grandi imprese che chiudono l'esercizio in corso d'anno». La sottolineatura del forte aumento del gettito Ires non è casuale e vedremo poi perché.
Veniamo al decreto legge. E' stata scelto il carattere d'urgenza (il decreto deve essere necessariamente convertito entro 60 giorni) per poter attivare una serie di spese, necessarie anche per fronteggiare il rallentamento dell'economia. La maggior parte dei soldi sarà destinata a investimenti che saranno realizzati dalle Ferrovie e dall'Anas. Soldi anche per i comuni di Milano, Roma e Napoli per finanziare i piani di mobilità, già approvati in passato, ma scarsamente finanziati. Le risorse necessarie per queste spese saranno reperite utilizzando un po' di miliardi del tesoretto, cioè dell'extragettito, maturato in questi mesi. Trattandosi di finanziamenti una-tantum, tra l'altro, non è necessario dimostrare che l'extra gettito ha natura permanente.
La finanziaria vera e propria, come accennato, sarà una manovra di poco meno di 11 miliardi, per il 60% finanziata dall'extragettito che presenta caratteristica di maggiori entrate permanenti e per il 40% (4,6 miliardi) da tagli di spesa. E' sicuro che ci sarà un taglio dell'Ici che, a regime, dovrebbe esentare dal pagamento della tassa oltre il 40% dei proprietari di prima casa. Il taglio non inciderà sulle entrate dei comuni (l'Ici, infatti, è una imposta comunale), ma sarà detratta con una franchigia delle imposte dirette che paga il contribuente. Il costo della riduzione sarà di 1 miliardo che a regime saliranno a due miliardi. Per gli inquilini, non proprietari di casa, è invece prevista una detrazione fiscale di parte dell'affitto. Lo sconto sarà concesso unicamente a chi paga un affitto (con regolare registrazione del contratto) per la prima casa. Il costo di questa manovra sarà di 500-600 milioni.
Altro provvedimento che sicuramente sarà approvato è l'aumento degli assegni familiari per le famiglie meno abbienti. Le cifre del costo dell'operazione variano molto a seconda dell'importo dell'assegno familiare e dell'ampiezza della platea dei beneficiari. Per il 2007 il governo avrebbe deciso di stanziare 700 milioni. Un paio di miliardi di euro saranno invece destinati al contratto del pubblico impiego già firmato.
Per quanto riguarda le imprese si discute se ridurre l'Irap (che però è una tassa destinata alle regioni) o l'Ires, l'imposta sui redditi delle società che, dopo la riduzione decisa dalla Germania, è al livello più alto in Europa. Far scendere l'Irap sotto la soglia del 4% (con una riduzione di circa mezzo punto) costerebbe attorno ai 3 miliardi. La riduzione dell'Ires al 28% circa 5 miliardi. Per trovare risorse il governo, come chiede la Confindustria, sembra intenzionato a eliminare le agevolazioni fiscali delle quali beneficiano le imprese del Centro-Nord, mentre per il Mezzogiorni non verrebbe toccato. Anche perché si perderebbero i fondi erogati dalla Ue.
Infine c'è un ultimo provvedimento che ormai tutti chiamano «forfettone». In pratica a circa 900 mila microimprese con un giro d'affari inferiore ai 30 mila euro l'anno verrebbe concesso di pagare l'imposte a forfait - con una aliquota tra il 18 e il 23 per cento - con un forte abbattimento degli oneri burocratici di tenuta della contabilità.