FIAT & TNT- una storia da non dimenticare

di un gruppo di lavoratrici e lavoratori.

 

Ø     1980-86 1° periodo di emarginazione assieme ad altri 23.000.

Ø     1987 Nascono le UPA (Unità Produttiva Accessoristica) dove vengono collocati gli invalidi e i sindacalizzati. Nel nostro territorio ce n’era una ad Airasca.

Ø     1991 Ritorno alla Fiat Ricambi di Volvera.

Ø     1993 Nasce ‘Urano’ ad Airasca (stabilimento ex UPA)

Ø     1994 Entra in gioco la TNT alla Fiat Ricambi Volvera, None, Verrone  col primo grande scorporo utilizzando l’art.47 e con passaggio da metalmeccanici a commercio

Ø     1998 Secondo grande scorporo, di 1800 lavoratori da Fiat auto a TNT-PL con contratto metalmeccanici . Rifatto confezionamento a Volvera

Ø     2000 1° agosto Trasferimento a Mirafiori in TNT PL Off.81 (contratto metalmeccanici)

Ø     2000  4 settembre in CIG- Chiude Verrone il 31-12 (131 operai)

Ø     2000 Solo cassa integrazione e poco lavoro a singhiozzo

Ø     2001 Nasce il comitato di lotta formato da Sin Cobas, Cub, Alp e alcuni operai della Fiom. La sede è in Via Nichelino a Mirafiori.

Ø     2001 Partono le prime cause contro TNT e Fiat. L’avvocato Bisacca denuncia l’irregolarità nel ricorso alla Cigs perché TNT usa la Cigs, mentre decentra il lavoro e fa ricorso al lavoro interinale

Ø     2002 A dicembre chiude la confezione manuale dell’Off.81 e CIG a zero ore per tutti gli interessati (circa 600)

Ø     2002  Vinta causa contro TNT per  illegittimità della CIG (avv. Bisacca)

Ø     2002 Lettera del comitato a Chiamparino (sindaco di Torino)

Ø      2003 2  gennaio accordo sulla rotazione (in realtà si fanno due mesi di lavoro e due anni di .Cigs)

Ø      2003 Marzo chiusura  dell’off.81

Ø     2005 21 ottobre  seconda udienza presso il tribunale di Torino del ricorso

 

 

 

 

 

Cronistoria lavoratori Fiat Volvera passati TNT

 

La nostra vicenda comincia nell'ottobre dell'80. Molti di noi furono messi in CIGS assieme ai famosi 23.OOO, altri si aggiunsero con la chiusura del Lingotto e della Mater-Ferro e successivamente con quella della Lancia di Chivasso fino a raggiungere la quota di 40.000 operai.

Nell'arco di sei anni, tra. 1'80 e 1'86, ci fu un vero e proprio stillicidio di lavoratori. Molti si licenziarono "spontaneamente" grazie ad un piccolo incentivo offerto dalla Fiat. Tanti lavoratori tentarono di mettersi in proprio rilevando attività di piccolo commercio, ma non ebbero fortuna e si ritrovarono presto ad allungare le lunghe file dei disoccupati.

 Secondo le statistiche dell'epoca, ci furono circa 300 suicidi tra i cassaintegrati. La Fiat aveva messo in piedi uffici gestiti da gente senza scrupoli, istituiti appositamente per mortificare i lavoratori che venivano convocati con i telegrammi nelle ore più impensabili, persino di notte. Questi uffici erano situati in un'ex fabbrica di Orbassano in via Frejus, dove avveniva anche il pagamento della CIGS. L'interno sembrava un carcere con tanto di secondini e sbarre dappertutto. Sempre per rimanere in tema, la Fiat mise in piedi 5 "boite" denominate UPA fatte apposta per i cassaintegrati di un certo tipo: invalidi, delegati e operai sindacalizzati. Queste "belle fabbrichette" erano in posti fuori dai centri urbani di: Robassomero, Bruino, Orbassano, Airasca e dulcis in fundo un Capannone in via Biscaretti, all'interno di Mirafiori, dove la FIAT aveva collocato il maggior numero di operai con grossissimi handicap. Lo stillicidio continuò e molti altri operai si licenziarono.

Noi siamo quelli che abbiamo resistito a tutto questo. Nell'85 fummo chiamati a fare un corso di "reinserimento" di 4 ore giornaliere in via S. Paolo in un capannone ex Lancia. Il corso ci apparve da subito fasullo. All'interno dell'aula avevano messo delle TV con dei videoregistratori e tavoli disposti a ferro di cavallo dove un pensionato Fiat ci diceva delle fesserie sul come era cambiata la fabbrica ecc.

Questi corsi costarono alla CEE 4 Miliardi di lire. Alla fine del corso fummo tutti inseriti nelle UPA, a noi toccò un bel baraccone sulla statale 23, una vera "boita" anonima dove si impacchettavano ricambi per Volvera. Nel capannone di Airasca restammo per tre anni, poi venimmo tutti trasferiti alla ricambi di Volvera, dove fu allestito un reparto di confezionamento. Il capannone di Airasca fu chiuso con la motivazione che il materiale da confezionare doveva essere fatto tutto in un posto. Secondo noi non è stato il motivo di fondo, infatti quando eravamo in forza nella "boita" ci fu un'ordinanza del comune di Airasca per l'acqua inquinata, l'ambiente di lavoro era malsano e tante cose non erano a norma di legge (estintori, carica batterie, prese d'aria ecc.).

Dopo giusto un anno la Fiat cedette alla TNT tutta la logistica e anche noi  fummo ceduti, sempre con la legge 47, con l'aggravante del cambio di contratto, da metalmeccanici diventammo di colpo commercianti (1995). Nel 98 fu rifatto un repartino di confezionamento all'interno di Volvera. Furono messi dei tavoli con la motivazione di mettere la gente con problemi fisici, così non fu. All'interno della TNT di Volvera cominciarono ad assumere lavoratori interinali, per la maggior parte in part-time. Qualche fortunato fu assunto con contratto formazione lavoro. Il 5 luglio del 2000 ci comunicarono che il reparto confezioni sarebbe stato ceduto alla TNT-PL di Mirafiori dall’ agosto 2000. L'azienda formò una lista di 80 operai che venne discussa con i sindacati, 4 riuscirono a rimanere a Volvera per seri motivi famigliari. Nei 25 giorni successivi al trasferimento provammo ad aprire una discussione tramite un volantino, ma non venimmo presi in considerazione; i sindacati non si degnarono nemmeno di convocare un'assemblea. Venne fatto un incontro all'Unione Industriale per fare un accordo tra le parti venne dato un contentino in moneta ai lavoratori, non ci fu  alcun cenno alla CIG che veniva fatta a Mirafiori.

Nell'unica assemblea che venne fatta a Volvera i sindacati mandarono un delegato "pompiere" che ci raccontò che la TNT era una ditta seria e che era l'unica azienda che assumeva. L'assemblea venne fatta solo per la gente interessata al trasferimento come se agli altri non riguardasse. Non siamo sicuri se la cosa è stata premeditata, però secondo noi è grave.

Al momento del passaggio tra una ditta e l'altra  venne fuori un altro non trascurabile problema: le ferie. Non si era capito che ci davano solo quelle maturate, 13 giorni, pur sapendo che molti di noi le avevano programmate da tempo. Molti operai si sono dovuti sobbarcare dei giorni di permesso non retribuito.

 

 Il 1° agosto entrammo dalla porta 29 di Mirafiori dove c'erano le ex Meccaniche. L'impatto fu traumatico, ci rendemmo subito conto del tipo di personale che lavorava all'interno. La stragrande maggioranza erano operai invalidi, la pulizia non esisteva; facemmo le prime proteste presso i capi; ci risposero che era polvere, per noi faceva schifo. Il sudiciume regnava sovrano dappertutto: bagni, spogliatoi e mensa. Andammo in ferie fino al 28 agosto. Il rientro non fu meno traumatico,: quello che non avevamo ancora visto si è presentò ai nostri occhi in tutta la sua drammaticità: Operai con le stampelle, mutilati e fuori di testa. Con tutto il rispetto per questi nostri sfortunati compagni di lavoro, ci sembrò la corte dei miracoli, descritta persino da Gad Lerner in un suo libro "Operai".

Molti di questi operai erano la rimanenza umana della ristrutturazione Fiat degli anni Ottanta.  La loro età media si aggirava sui 57 anni; con parecchi avevamo fatto lo stesso percorso della cassa integrazione. Tanti, quasi tutti,  facevano parte del famigerato reparto UP A di via Biscaretti;  la rimanenza arriva da Urano di Airasca.

Secondo noi era una concentrazione di soggetti preventivata da tempo, solo che la Fiat aveva scaricato la patata bollente alla TNT, anche per questione di immagine. Per la Fiat era meglio che il lavoro sporco lo facessero gli altri anche perché alla luce delle ultime cause vinte dai lavoratori le era difficile dimostrare all'opinione pubblica il buonismo che spacciava da tempo. Venerdì 1 settembre ci vengono comunicate due settimane di cassa integrazione: dal 4 al 18 settembre. Rimanemmo scioccati, non  ce l'aspettavamo. Provammo a protestare almeno per il metodo ma ci mandarono a stendere. Fummo costretti a subire la grande mazzata. Per tenere vivo il problema scrivemmo un volantino di protesta dal titolo "La storia si ripete" facendo anche un piccolo riferimento ai 20 anni della CIGS alla Fiat.

Ci appare chiaro che avevano messo in preventivo la CIG per quelli che ancora dovevano arrivare da Volvera, anzi pensiamo che addirittura la CIG sia stata richiesta con largo anticipo all'INPS prima del trasferimento. La beffa continuò: il rientro dopo le due settimane di CIG venne posticipato tramite telegramma fino al 29 settembre; in pratica, ci vennero appioppate altre 2 settimane di CIG e la stessa cosa si ripetè nelle settimane successive.

Secondo noi è un metodo alquanto strano di affrontare il problema del calo produttivo, infatti  ad essere penalizzati sono sempre gli stessi poveri cristi, perché la cassa ordinaria fa rimettere parecchi soldi ai lavoratori - circa 600.000 lire al mese. Secondo noi un sindacato che si rispetti dovrebbe cercare di contrastare questi comportamenti aziendali anche facendo pressione verso 1'INPS.

    Tutti sapevamo che certe lavorazioni venivano convogliate presso altre aziende facendo mancare di

     proposito il lavoro a Mirafiori. Era in corso una terziarizzazione selvaggia a discapito dei lavoratori che continuavano a lavorare in certe "boite" di nostra conoscenza al minor costo possibile facendo arricchire i soliti personaggi. Quello che digerivamo meno era la presenza di lavoratori interinali e il ricorso allo straordinario quando si faceva cassa integrazione. Ci domandavamo cosa bolliva in pentola, anche se era facilmente intuibile: secondo noi l'azienda con la mobilità voleva ottenere il massimo al minor costo possibile sbolognando alla collettività tutti i suoi problemi .

 

Torino, lì 27 settembre 2000

Un gruppo di Cassintegrati

(Chiamati ex risorse umane del confezionamento Fiat Volvera)

 

FIAT/TNT: questa è stata un’operazione per togliere alla Fiat la patata bollente degli invalidi

e degli operai scomodi.

 

 

 

Abbiamo cercato di coordinarci e usare tutti gli strumenti legali oltre che la lotta per resistere e farci sentire. Nel comitato convivevano SinCobas ALP-CUB, RdB, qualcuno della Fiom

 

A partire dal film "L’anno di Rodolfo" cerchiamo di riordinare le idee, per ripartire, per cercare di sopravvivere.

 

Pochi danno ascolto a questa fascia di lavoratori emarginati.

 

Con le olimpiadi Fiat e TNT saranno i grandi sponsor.

Speriamo anche noi di essere sponsorizzati

 

 

A cura di Anna Pistidda  cassintegrata del collettivo TnT Alp/Cub

Pinerolo Via Bignone 89 tel. e fax 0121-321729

Pinerolo Ottobre 2005.

 

 


Eco del chisone - 19-10-05

Una realtà sempre più drammatica. Anche se i dati ancora non ci sono
Ammalati di cassa integrazione
Migliaia di ex-dipendenti lasciati a casa e servizi di salute mentale subissati di richieste: è solo una curiosa coincidenza?

Dall'ottobre 2002 ad oggi il 60% degli 11mila dipendenti dello stabilimento di Mirafiori è finito in cassa integrazione: 6.500-7.000 addetti lasciati a casa, almeno una volta. Per una settimana o molti mesi consecutivi, anche 10 o 11. Gli esuberi ufficiali sono 2.500, i licenziati sono stati 551.

Un caso su tutti, quello di Fiat Auto, il più eclatante perché di dimensioni colossali. Tutto intorno una galassia di piccole aziende in cui la crisi si è abbattuta come un tornado.

Operai, impiegati, dirigenti. Un esercito: relegato, suo malgrado, tra le mura domestiche. Se va bene, a dedicarsi a figli e hobby trascurati per anni; se va male, a scacciare vergogna e frustrazione per reinventarsi certezze e status che prima la fabbrica garantiva. Né lavoratori né pensionati. Solo "ex".

Una situazione durissima, e non solo per questioni economiche, capace di spegnere la voglia di vivere e incrinare ogni progetto. Le cronache non di rado raccontano di suicidi o tentati suicidi: gesti estremi, che urlano un malessere immenso. Un tormento che non racconti. «Faccio il casalingo»: vorrebbe riderne, o almeno sorriderne. Non ci riesce. Era convinto che all'alba dei 60 avrebbe raccolto i frutti di una dedizione trentennale alla "sua" Fiat, e invece per lui sembra profilarsi solo un'ingloriosa (ancora una volta suo malgrado) uscita di scena.

Ammalarsi di cassa integrazione: non un paradosso, ma una realtà sempre più attuale e drammatica. Anche se i dati non ci sono. Neppure all'ospedale S. Luigi, che sta nel cuore di un territorio (Orbassano-Collegno-Grugliasco) dove la crisi è pane quotidiano.

«Si può supporre che precarietà, incertezza del futuro, mancanza di occupazione e di alternative sociali creino disagio, tanto più in zone come la cintura torinese dove il lavoro è sempre stato un forte caposaldo - analizza il prof. Pier Maria Furlan, direttore del Dipartimento di salute mentale dell'Asl 5 e ordinario di Psichiatria all'Università di Torino -, ma mancano indagini epidemiologiche che lo confermino», trasformando in scienza ipotesi di buon senso. «Ma ci stiamo muovendo in questa direzione anche per sapere come indirizzare le risorse a disposizione».

Fin da ora, una sola certezza: «Siamo sommersi di richieste, con liste d'attesa "vertiginose". Aumentano le patologie di tipo reattivo, che spesso nascono da forti disagi sociali e dalla difficoltà a mantenere la propria immagine».

Da Pinerolo, il direttore del Dipartimento di psichiatria Angelo Grillo, riflette: «Alle patologie psichiatriche classiche si sono aggiunte quelle di tipo disadattativo e di relazione, dovute all'andamento della società nel suo complesso e in particolare all'acquisizione o al mantenimento del proprio ruolo sociale».

Crescono ansia, insicurezza, inquietudine, depressione, aggressività ed autoaggressività, ed anche ai medici è richiesto di "cambiare". Siro Barboni, per anni al S. Luigi ed oggi nell'équipe di Grillo, e la collega Giuliana Porzio, aggiungono: «Il mandato fondamentale dello psichiatra, all’origine curare gli psicotici, si trasforma in un mandato deontologicamente diverso: sostenere i vuoti sociali». Un "vuoto", non una malattia, di cui dunque tutti noi, singoli ed istituzioni, dobbiamo saperci fare carico.

 

Lucia Sorbino

Tre anni di esuberi e cassa:

in settemila "sulla corda"- ezio marchisio

Stabilimento Fiat di Mirafiori: nell'arco di tre anni il 60 per cento dei

suoi 11mila dipendenti è stato almeno una volta in cassa integrazione, chi

per una settimana chi per molti mesi. Ecco le tappe principali di un

drammatico stillicidio.

Ottobre 2002, la crisi Fiat sta per ripercuotersi sull'indotto ancora

strettamente legato alla casa torinese. Si stimano 5.000 possibili cassa

integrati nella sola cintura torinese. A ogni cassintegrato Fiat

corrispondono in genere due operai nell'indotto.

Dicembre, giungono 1.700 lettere ad altrettanti dipendenti Fiat nelle quali

si annuncia la cassa integrazione a zero ore dal 9 dicembre a giugno 2003:

resteranno a casa senza la certezza di ritornare. In precedenza ne erano

arrivate altre 2.000. Negli stabilimenti Fiat in Italia la cassa scatta per

altri 3.900. Disse Berlusconi: «I più volenterosi troveranno un secondo

lavoro, magari non ufficiale, da infermiere». Dalla tuta blu al camice

bianco.

Gennaio 2003, si conosce il numero degli "esuberi": circa 2.500 andranno in

mobilità lunga verso il pensionamento e l'espulsione dal mondo produttivo.

Settembre 2004, ben 3.000 dipendenti di Mirafiori sono in cassa per 15

giorni al mese.

Nov.-Dic., altri 2.060 dipendenti delle carrozzerie e delle presse sono in

cassa.

Dic.-Genn. 2005, vacanze di Natale in cassa integrazione per 16.000

lavoratori Fiat degli stabilimenti italiani. Dal 27 dicembre al 17 gennaio

Mirafiori lascia a casa 5.850 dipendenti.

Gennaio 2005, licenziati 551 dipendenti della Power Train meccaniche

(Fiat-GM) di Mirafiori. Altri 400 vanno in cassa per tutto il 2005 (lo sono

tuttora).

Febbraio, una settimana di cassa per 6.000 delle carrozzerie e delle presse.

Aprile-Maggio, cassa per 3.187 (Multipla, Thesis, Lybra, presse).

Maggio-Luglio, altra cassa per 1.500 impiegati (300 sono della Fiat Ricambi

di Volvera) per tre mesi e per una o due settimane al mese per 4.400 operai

della Punto, Idea, Musa, Multipla, Thesis, Alfa 166 e presse.

Settembre, rientro anticipato dalla cassa per 1.620 operai e 800 impiegati,

altri 700 torneranno il 20 novembre.