COMMENTO
Il mercato dell'Unione elettrica
MASSIMO SERAFINI
Al di là di alcune frasi di circostanza, la politica continua ad ignorare la sempre più diffusa opposizione al liberismo economico, manifestatasi nelle straordinarie giornate del social forum europeo di Firenze. L'altroieri, infatti, i ministri dell'industria dei paesi dell'unione europea hanno trovato un accordo sulla completa liberalizzazione delle vendite di elettricità e gas. In parole povere ognuno di noi potrà comprare energia elettrica e gas dal distributore che preferisce. Scontate sono le argomentazioni della decisione: è il solito campionario di luoghi comuni, tra cui, quello che la liberalizzazione e la competizione porterà a una generale riduzione del prezzo dell'elettricità e del gas per i piccoli consumatori, cioè per le famiglie. In realtà la completa liberalizzazione delle vendite d'energia porterà alla gente solo svantaggi economici e soprattutto ambientali. In particolare: 1) non ci sarà nessuna riduzione dei prezzi per le piccole utenze, di cui invece godranno i grandi consumatori, il che costituisce un ingiustificato trasferimento di ricchezza verso le imprese; 2) un'ulteriore concentrazione delle imprese che generano energia e di quelle dell'approvvigionamento del gas che determinerà forti rischi d'aumento dei prezzi; 3) la liquidazione d'ogni politica di risparmio ed uso efficiente ed intelligente dell'energia. L'esperienza inglese, vale a dire quella del primo paese che ha liberalizzato prima il mercato della generazione (1991) e successivamente quello delle vendite (1995-1999), è istruttiva. I prezzi, nella borsa dell'energia, erano di ventidue sterline nel 1991, sono saliti nel 1993-1994 a ventotto, per poi ridiscendere a circa 25 nel 1998-1999. In definitiva i piccoli consumatori, nonostante forti cadute dei prezzi reali del carbone e del gas (30-40%) e la disponibilità di tecnologie di generazione più economiche perché più efficienti, pagano per la generazione quello che pagavano prima della liberalizzazione e forse qualcosa in più.

I benefici della riduzione dei costi sono stati catturati dalle compagnie di generazione e dai grandi consumatori. E' un semplice bilancio di com'è andata in questi anni, che s'incarica di dimostrare l'effetto di concentrazione delle imprese del settore generativo che i provvedimenti di liberalizzazione determinano. Se nel 1998 le cinque maggiori compagnie (Edf, Eon, Rwe, Enel, Vattenfal) coprivano da sole il 48% del mercato dell'elettricità europeo, dopo la liberalizzazione del settore generativo ne coprono il 58%. In realtà i processi di liberalizzazione portano ad una riduzione del numero degli attori operanti sul mercato dell'energia, determinando una situazione di oligopolio stretto, che consente di manipolare i prezzi e aumentare i margini delle compagnie. Se si guarda ai processi in corso di acquisizione incrociata di elettricità e gas, come ad esempio quella fra Eon e Ruhrgas, la situazione diviene ancora più preoccupante. Sono evidenti, infatti, i segnali di aumento dei prezzi dell'energia, in particolare per le famiglie che una situazione di oligopolio determina. Spesso coloro che auspicano decisioni di liberalizzazione nel settore dell'energia e del gas, magnificandone i benefici, citano come esempio il settore delle telecomunicazioni. Si dimenticano di dire che la riduzione dei prezzi nelle telecomunicazioni si è realizzata, in larga parte, a causa dell'introduzione su larga scala delle fibre ottiche, cioè a un salto tecnologico. Inoltre omettono la situazione disastrosa in cui versa il settore, proprio grazie ai processi di liberalizzazione.

Ci sono infine gli effetti negativi che una liberalizzazione delle vendite determinerebbe sull'ambiente. Sarebbero, infatti, depotenziate e più o meno liquidate tutte le politiche di controllo della domanda di energia e soprattutto la diffusione di tecnologie di uso finale ed efficiente dell'energia. L'attesa, infatti, di una riduzione dei prezzi, che abbiamo visto è lungi dal materializzarsi, riduce fortemente la competitività di investimenti in efficienza perché spinge i venditori in competizione a promuovere i consumi, anche i più irrazionali, di energia. In realtà un'effettiva riduzione delle bollette e benefici ambientali possono venire decidendo di liberarsi di questo fanatismo ideologico del mercato prendendo atto della dura realtà che ha determinato. Ad esempio calerebbero i prezzi e si salvaguarderebbe clima ed ambiente se si attribuisse ai distributori locali, cui lasciare vincolati i piccoli consumatori, compiti (compensati) di promozione di politiche di risparmio energetico. Una simulazione realizzata dal ministero dell'ambiente italiano dimostra che il (relativamente modesto) programma di risparmio energetico, promosso dai decreti del 24-4-2001, produrrà risparmi, detratti gli investimenti in tecnologie efficienti, dell'ordine di 600-700 milioni di euro per i consumatori e profitti dello stesso ordine per i distributori di energia elettrica. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda il gas.