LO SPEZZATINO DELL’ENEL

Sono uno degli ultimi fortunatissimi (!?) ad essere entrato nell’ enel prima del grande blocco delle assunzioni, dal ’92 lavoro nella manutenzione meccanica di una centrale termoeletrica e ho così assistito alle profonde trasformazioni della società durante la cottura del cosiddetto spezzatino dell’ enel, avvenuto appunto in questo decennio.

I cambiamenti della struttura e dell’organizzazione sono avvenuti attraverso le cosiddette ristrutturazioni: grandi rimescolamenti di personale da un reparto all’ altro con mansioni spesso molto diversi rispetto alle precedenti, riempiendo i nuovi posti come possibile per ottenere gli obbiettivi prefissati dalle ristrutturazioni.

Tali obbietti sono sempre stati manifestati come importanti cambiamenti per un nuovo modo di lavorare ma ad essi non corrispondevano assolutamente reali esigenze e problematiche tecniche od organizzative esistenti; ho notato fin dai primi mesi di lavoro all’ enel che le modalità di crescita e avanzamento del personale erano assolutamente diversi rispetto alla mia esperienza lavorativa precedente in fiat auto nella progettazione autotelai.

Ho notato l’ importanza del sindacato, il suo forte potere contrattuale e la possibilità di gestiore il personale anche nelle piccole cose locali nella vita lavorativa dell’ enel; in particolare ho notato che l’iscrizione al sindacato e la partecipazione agli scioperi, in fiat determinava dei ritardi negli avanzamenti mentre nell’ enel, soprattutto per gli iscritti alla cisl stracolma di capi e carrieranti, il sindacato è sempre riuscito a capire, indirizzare e proiettare le carriere dei protetti evidentemente in strettissimo contatto con la direzione.

La mia esperienza in merito, motivo per cui ho aspettato ad iscrivermi al sindacato per 6 anni, è stato il continuo rimescolamento degli altri dieci assunti insieme a me, per soddisfare i propri iscritti o "affezionati" che con assoluta non curanza cercavano una propria sistemazione ricercando il reparto con i migliori privilegi provando e riprovando da un reparto all’ altro, con il conseguente successivo spostamento dei neo assunti non iscritti e/o non conosciuti (io ero tra quelli…..). Mi sono iscritto successivamente alla cgil in un momento in cui mi ero convinto che era fondamentale rafforzare l’ azione e la partecipazione al sindacato che dava i primi sagnali di impotenza di fronte alle spietate politiche aziendali nel processo di privatizzazione e spezzettamento.

Durante le fasi delle ristrutturazioni si sono fatte nascere nuove figure ad hoc per poter dar sfogo a sviluppi di carriera di certe persone, creando nuovi uffici e reparti poi subito eliminati perché veniva nuovamente a mancare le necessità di tali inqadramenti e strutture evidentemente sovradimensionati e in qualche modo inutili.

A seguire tali spostamenti di personali il progressivo inveccchiamento del personale ha evidenziato la spaventosa caduta del numero di personale dipendente soprattutto nelle figure inquadrate con livelli più bassi, mentre si è cercato di ricoprire i livelli superiori pescando dal basso il personale necessario. In realtà a tali avanzamenti non corrispondono adeguate crescite professionali rispetto alle nuove mansioni, poiché ogni cambiamento ha avuto tempi brevissimi da dedicare alla formazione e spesso non c’è stato nessun affiancamento a personale con esperienza.

E’ molto difficile descrivere la complessità dell’ attività lavorativa di una centrale termoelettrica, di tutte le problematiche tecniche relative e della complessità sia dei macchinari che delle strutture esistenti; si può immaginare qualcosa di questi ambienti di lavoro pensando alle raffinerie o agli impianti di un altoforno che abbiamo modo di vedere nelle nostre regioni o in qualche documentario ma solamente camminando negli edifici fra i macchinari, in mezzo a zone rumorosissime, con temperature spesso superiori a 40° e sporche, mal illuminate e conoscendo gli aspetti tecnici presenti si può valutare la complessità e pericolosità delle centrali; dico questo per sottolineare l’ importanza che ha la formazione e la gestione responsabile di un sito produttivo come una centrale dove i pericoli sono moltissimi ed è basilare che il personale sia in grado di capire le problematiche per agire in sicurezza.

Alcuni esempi di situazioni particolarmente critiche: apparecchiature con tensione fino a 320.000 volts, a casa abbiamo ne abbiamo solo 220 volts, vapore a 540 °C e 170 atm – Kg/cmq, a casa abbiamo la pressione dell’ acqua di qualche kg/cmq, presenza di idrogeno in circuiti di raffreddamento (ricordo che la miscela di idrogeno ed aria in certe percentuali è esplosiva), gas, nafta, carbone e altri combustibili con consumi di centinaia di tonnellate all’ ora, temperature all’ interno delle caldaie (che sono forni enormi di dimensioni simili ad un palazzo di 8 piani per 50 e più metri quardati di superficie per piano) che arrivano a 900 °C, e così potrei andare avanti per parecchio, ma non sarei comunque efficace con chi non è del mestiere ed ha esperienza per questo tipo di attività.

Dai primi anni 90 si è risposto alla progressiva diminuzione di personale non riintegrato con uno strumento che voleva far aumentare la flessibilità e disponibilità di risorse: la prestazione di terzi attraverso la potente gestione dei lavori in appalto sempre più numerosi e con volumi di lavoro via via crescenti.

A seguire l’invecchiamento del personale è seguito l’invecchiamento degli impianti con una fortissima riduzione di investimenti grazie a piani industriali rimasti bloccati e una mancata pianificazione dell’ attività produttiva dell’ energia a medio-lungo periodo, in vista della cessione di una grossa fetta di centrali come si iniziava a parlare intorno al 1994 prevedendo l’ introduzione delle direttive europee e comunque la distruzione del monopolio del mercato dell’ energia.

Per la vita delle centrali questa fase di incertezza sul futuro dell’ assetto dell’ enel è stata veramente sconvolgente: migliaia di miliardi di apparecchiature ed impianti hanno subito un pesantissimo degrado per le forti riduzioni di interventi di manutenzione degli impianti, per la volontà di interrompere la programmazione degli interventi necessari, per la riduzione drastica di acquisto di ricambi caratterizzati da un peggioramento indiscriminato della qualità degli stessi, ed il successivo abbandono di molte attività di supporto vitali alle centrali.

Queste evoluzioni hanno visto mutare profondamente la gestione degli appalti: nei primi anni della mia attività in enel ho visto la permanenza in centrale delle stesse ditte per periodi molti lunghi, nonostanmte che l’aggiudicazione delle gare avvenisse alla migliore offerta; ciò dimostrava il fatto che la garanzia dell’ alternanza così come la qualità nel tipo di procedure sull’ aggiudicazione delle gare di appalto aveva qualche lato oscuro. Più tardi avendo modo di gestire e conoscere direttamente le ditte aggiudicatarie ho scoperto l’esistenza di una stretta rete di contatti fra le ditte presenti sul territorio che si garantivano i volumi di lavoro ottimizzando una spartizione degli stessi, raggiungendo accordi ed equilibri inamovibili.

L’aspetto positivo di tale gestione stava nell’ affidabilità del risultato nei lavori, nelle procedure e nelle precauzioni da un punto di vista di sicurezza poiché una permanenza piuttosto lunga nella centrale garantiva la conoscenza degli impianti, dei relativi pericoli, l’ attenzione ad orari di lavoro e trattamento del personale, assimilabile a quello riservato al dipendente dell’ enel, sempre molto al disopra rispetto a quello dei dipendenti delle ditte appaltatrici.

Non voglio assolutamente giustificare una gestione aziendale di tipo pubblica che permette "tutto a tutti" (personale che non fa niente, che lavora per la prorpia ditta esterna durante l’orario di lavoro, la classica spesa al mattino, e i tanti piccoli favori delle ditte e fornitori) ma ritengo che taluni "privilegi", o meglio diritti, sulle condizioni di lavoro del personale Enel hanno sempre rappresentato un punto di riferimento per trattative e gestione di tutti i lavori del settore; a livello teorico l’importanza di questi diritti rappresentano un obbiettivo da raggiungere e studiare perché diventi così per tutti.

Per quanto rigurada la gestione degli appalti ho sempre pensato che sprechi e mancanza di trasparenza e/o tangenti hanno sempre comunque migliorato e tutelato i lavoratori, l’ ambiente e la qualità del servizio verso il cittadino, per cui a fronte di forti introiti derivanti dal business dell’ energia è sempre seguita, in passato, una forte redistribuzione di lavoro ben pagato e tutelato. Ammetto che la gestione degli appalti in modo leggero e poco imprenditoriale dell’enel "prima repubblica" (fino agli anni 92-94), così come la gestione del personale enel "è permesso tutto a tutti" è sempre stata da me fortemente criticata e ho sempre avuto fastidio per la mancanza di coerenza e correttezza, sempre solo ricercata a livello formale, ed io penso sia stata sempre ricercata e studiata la correttezza formale tanto burocratizzata da poter trovare la via di scampo dietro a interessi personali ai livelli molto alti dell’ azienda; per questo ho sempre paragonato il mastodontico sistema burocratico e procedurale dell’ Enel al sistema legislativo italiano così complesso, da dubitare sul fatto di essere stato creato e mantenuto per poter essere aggirate solamente con mezzi appartenenti a classi sociali elevate (attraverso il lavoro di avvocati, commercialisti, notai etc…..).

D’altronde il sistema di controllo della gestione dei contratti, così come di molte altre attività dell’ enel, era affidato agli " ispettori": il terrore di tutti i dipendente enel che in qualche modo avevano delle responsabilità.

Gli ispettori mi hanno sempre ricordato (sembra che adesso non esistano più) qualcosa del finanzieri, apparentemente non in collegamento con la direzione, che controllavano documenti e procedure usando sottolineare con matita rossa, nera, blu, per correggere ogni virgola fuori posto; tutte le attività risultavano essere perfettamente controllate ma esistevano evidentemente i modi di aggirare il sitema del controllo che, una volta eseguito, convalidava tutte le attività e si ripartiva da zero.

Ho avuto modo di vedere cha spesso piccole imperfezioni provocavano qualche richiamo o qualche ora di "multa", ma in genere poi era tutto apposto!

La fase della privatizzazione avanzava e, in pieno governo pds le dichiarazione e l’ operato del sindacato ha seguito gli indirizzi delineati dal partito in modo sempre di più scandaloso ed evidente: puntualmente alle assemblee le notizie sullo spezzatino arrivavano con un certo ritardo, a giochi fatti e le mobilitazioni sembravano sempre essere inevitabili ma dovevano essere molto morbide perché ormai tutto comunque era fatto. Potrebbe essere anche così ma di certo il sindacato ha sempre smorzato la volontà dei lavoratori di ostacolare la distruzione del colosso dell’Enel peraltro costruito con i soldi di tutti per preparare la grandiosa svendita delle centrali ai grandi privati, dando loro modo di accaparrarsi di potentissime macchine per far soldi costruite comunque con i soldi della gente.

A cicli successivi le agitazioni e preoccupazioni erano crescenti ma puntualmente il sindacato è arrivato ad informare il lavoratore delle piccole perdite sempre però ottenute grazie ad una buona azione sindacale finalizzata ad evitare ben peggiori proposte e richieste da parte della direzione dell’ Enel, che sembrava essere ormai fermissima nelle proprie decisioni.

La fase finale della cottura del così detto spezzatino, della suddivisione cioè in società del vecchio colosso dell’enel, ora siamo a parecchie decine, appartenenti al gruppo enel vede la nascita di società con frequenza sempre più ravvicinata e gli aggiornamenti sull’ assetto del gruppo è ormai giornaliero; così anche per il personale e le relative attività.

La gestione degli appalti ha continuato a seguire le rivoluzioni avvenute all’ interno dell’ ente e dalla gestione a maglie larghe dei primi anni si è passati alla progressiva esasperazione dell’ abbassamento dei prezzi grazie alla continua politica dell’ aggiudicazione delle gare al ribasso ed alla necessità di ridurre le spese di gestione.

Nei primi tempi ricordo che mi stupivo del fatto che i preventivi dell’ enel si alzavano in maniera costante da un appalto all’ altro proprio per compensare i forti ribassi proposti dalle ditte, il fatto era però che i ribassi sono sempre stati in decremento e così il risultato è stato che ogni anno, ad ogni rinnovo di contratto, i prezzi scendevano del 5%. Tale andamento l’ho constatato con precisione per 8 anni e in molte situazione la differenza tra il ribasso e il rialzo di aggiustamento dell’ enel era ben maggiore del 5%.

Il tutto è stato possibile inizialmente grazie ai prezzi gonfiati della gestione precedente, che garantiva il monopolio dell’ aggiudicazione degli appalti ed il conseguente controllo dei prezzi, ma successivamente la dinamica di discesa dei prezzi non ha mai avuto uno stop e si hanno avuti così pesanti conseguenze nella gestione degli appalti, tra cui: un notevole peggioramento nella qualificazione del personale delle imprese addetto a lavorazioni spesso con alto contenuto tecnico, un gravissimo peggioramento delle condizioni di lavoro degli stessi sia da un punto di vista di igiene del lavoro che sotto l’ aspetto della sicurezza, una precarizzazione sempre più spinta della richiesta di lavori in appalto e conseguente offerta di lavoro, per la riduzione e capovolgimento della filosofia di manutenzione che ha visto la sospensione della programmazione degli interventi di tipo preventiva alla manutenzione di tipo accidentale aspettando cioè di intervenire solamente alla rottura delle apparecchiature, con i conseguenti pericoli e difficoltà derivanti.

In merito a questo mi viene sempre in mente quell’ addetto delle ferrovie che nelle stazioni batteva con un martello con il manico lungo sulle ganasce dei freni di tutte le carrozza per controllare l’efficienza dei freni: ora che l’operazione fosse un eccesso di zelo posso essere abbastanza d’accordo ma che la manutenzione programmata non conviene in termini di soldi è innegabile e visto che non è conveniente basta questo per giustificare una eventuale tragedia derivante dal mancato controllo e verifiche di aspetti statisticamente poco importanti ma che quando emergono si fanno sentire pesantemente.

Oggi nelle centrali si è ridotta fortemente la manutenzione programmata e lo stato degli impianti si sta avviando verso la morte di molte apparecchiature, con il grosso pericolo che si aspettano eventi molto pericolosi senza preoccuparsi delle successive conseguenze. E’ di poco tempo fa lo scoppio di un tratto di tubazione attraversato da vapore in pressione, mentre la caldaia, per la mancanza di manutenzione alle valvole di sicurezza, ha ampiamento superato i limiti di pressione: e vi assicuro che ho idea della forza devastante del vapore in pressione guardando spesse lamiere di acciaio squarciate dallo stesso!

Attualmente l’aggiudicazione degli appalti avviene tramite gare on-line che consistono in aste telematiche in cui gli appaltatori invitati a partecipare si sfidano a rimbassi ferocissimi per potersi accaparrare gli appalti ormai a prezzi veramente assurdi, quasi ingestibili; e anche in queste procedure si sono già intravisti "brogli" nella gestione dei rilanci delle offerte perché nascono aziende virtuali che concorrono all’ abbassamento dei prezzi e ad eventuali contatti e agevolazioni per le ditte scelte da parte dell’Enel.

Ormai è guerra feroce tra la manutenzione, da una parte, costretta a fare miracoli per eseguire tutti i lavori necessari, dall’ altra le sezioni più commerciali gestori delle aggiudicazioni degli appalti e degli acquisti di ricambi, che costretti a ridurre le spese studiano qualsiasi sitema per stritolare fornitori e appaltatori pur di risparmiare.

Così noi della manutenzione dentro alla ruota di tali meccanismi siamo continuamente costretti a mascherare i prezzi troppo bassi per lavorazioni costose, con sistemi sempre meno "corretti" concretamente anche se siamo costretti al rispetto della correttezza formale; vige ormai la tipologia di pagamento che io chiamo "2X3", ossia per garantire un pagamento accettabile per le lavorazioni effettuate è necessario pagare più volte o più lavorazioni successive in realtà non eseguite.

La ricerca del risparmio spasmodico a cura delle sezioni interessate agli acquisti ed alla gestione amministrativa degli appalti, di cui parlavo prima, fa sempre più mettere in buona luce le funzioni che riescono ad ottenere forti riduzioni delle spese, mentre noi operativi ci rendiamo conto di quanti aspetti importanti quali l’affidabilità e il buono stato degli impianti, piuttosto che la bontà delle lavorazioni sono ormai cose da abbandonare e spesso siamo giudicati come non competitivi e contrari alle nuove politiche aziendali.

Politiche (fondamentalmente lo spezzatino per lanciare sul mercato l’azienda) che ci fanno sentire sempre di più al limite della sopravvivenza, continuamente minacciati che se non si è o non si sarà competitivi, a breve, la borsa dell’ energia ci taglierà fuori! Questa borsa, in preparazione, è il luogo dove avverranno giorno e notte le sfide per l’accapparramento delle vendita dell’ energia prodotta, offrendola al prezzo minore possibile; così che le centrali più care se continuano a non essere competitive rispetto alle altre per un po’ di tempo vengono prese in considerazione soprattutto nei momenti di maggior richiesta o nei periodi di fermata delle centrali più vantaggiose ma dopo ripetute offerte troppo alte rispetto al mercato, o dopo più volte che non si hanno risposto alle richieste della borsa, non verrnno più interpellate dalla borsa perché non affidabile e/o competitivo.

Tutti i processi che accompagnano l’attuale gestione degli impianti avviene in un clima di azienda che sta puntando al rinnovamento alla competitività e tutto ormai è all’ insegna delle direttive e politiche dell’ immagine che tanto stanno cambiando la faccia alle centrale: ristrutturazioni di interni, degli uffici, l’installazione dello stereo in mensa, le giornate della comunicazione, le rappresentazioni teatrali e spettacoli sotto gli impianti. Di fatto però parallelamente al lavoro di immagine si sta assistendo ad un profondissimo degrado in molti casi irrecuperabile per cui arrivati alla rottura di macchinari molto costosi si è costretti alla sostituzione degli stessi, piuttosto che intervenire in maniera meno importante ma con frequenza maggiore.

Anche per questo domina il clima di terrore e ricatto del se non fate bene, se non siete bravi e l’impianto si ferma, si guasta, successivamente si chiuderà;il futuro è così veramente lasciato alla fortuna di chi lavora in una centrale con le "ossa" buone mentre i margini operativi continuano vertiginosamnete a salire e sempre meno viene investito per la manutenzione dello stesso.

E quando parlo di margini molto alti parlo di utili per ogni dipendente/anno superiori ad un miliardo a testa.

E’ per questo che parlavo di positività di un sistema che ridistribueva grossissimi margini nonostante gli sprechi e interessi personali, mentre ritengo che la strada intrappresa oggi è quella di far guadagnare sempre più i grandi gruppi e famiglie avendo ceduto impianti a costi molto bassi e permettendo un sistema in forte crescita che sfrutta sempre più i lavoratori senza alcuna considerazione sulla garanzia del servizio della corrente elettrica verso i cittadini.

Ho sempre pensato all’ importanza, in uno stato democratico, di avere aziende di servizio che garantiscano al cittadino diritti essenziali e comunque sicuramente organi efficenti di controllo sul lavoro e sulla gestione di tali servizi; purtroppo è stato proprio in un governo di sinistra che si è avviata la disintegrazione di una azieda dove da sempre, sicuramente a costi molto alti (ma non dimentichiamo, rispetto a cosa? a quali aziende?), si è voluto garantire l’affidabilità del servizio per tutti i cittadini, e nonostante risultati aziendali positivi; è proprio di questi giorni la vendita di centrali a gruppi controllati anche dalla fiat, proprio la fiat a cui per decreto veniva acquistata dallo stato l’energia prodotta dai suoi impianti ad un prezzo 4 volte superiore rispetto a quanto la fiat acquistava dall’ enel l’energia per i suoi stabilimenti di fabbricazione delle automobili!

Un gran peccato pensare ancora una volta alla poca volontà politica da parte della sinistra di ostacolare il privato per distribuire e garantire lavoro e buone condizioni di lavoro ormai perse con il tacito consenso del sindacato, dopo massicci esodi incentivati con centinaia di milioni a testa per figure di tutti i livelli.