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Eliseo era figlio del vento e del fuoco. Mi confidò che spesso con i
suoi cani andava in montagna e che lì seduto su una roccia ascoltava il
vento. Mi ha insegnato ad amare la libertà. Mi spiegava che nella
sua lunga esperienza politica aveva sperimentato che non vi è democrazia
senza libertà e che la libertà doveva essere sempre il metro di misura
della democrazia anche nel Sindacato.
Giovedì pomeriggio 19 novembre 2009 se n’è andato in silenzio in un
ospedale cagliaritano dopo pochi giorni di degenza. Era un uomo forte e
generoso,un intellettuale scomodo, lucido nelle sue analisi e profetico
nelle sue visioni.
Con Eliseo - scrive il suo grande amico Francesco Casula che gli era
succeduto nella guida della CSS come 2° Segretario Generale – scompare
un grande combattente, uno degli intellettuali più lucidi e creativi
della Sardegna: un intellettuale sanguigno, irregolare e disorganico a
Partiti e camarille, renitente e utopistico. Spiga si ribellava, infatti,
allo sfacelo e alla società alienata della apparente razionalità
capitalista del sistema economico e sociale occidentale…non si
conformava e non si arrendeva alle logiche e alle ragioni della
modernizzazione tecnicista,al mito dello Stato e del Mercato, al Dio
moneta.
Scrive Eliseo nel suo romanzo “ Capezzoli di pietra “: ”Se c’è
una cosa che mai accetteremo - obiettò Nurghulè colpito da repentina
premonizione - è proprio il mercato perché non abbiamo nessuna voglia di
sottomettere la nostra economia alla sua malvagità “.
Nato ad Aosta il 14 giugno 1930 da genitori emigrati dalla Sardegna vive
la sua infanzia e adolescenza nel suo paese di Quartucciu, segnato dalla
guerra, dalla fame e dalle paure in una famiglia contadina e operaia.
L’incontro con Emilio Lussu nel primo dopoguerra lo segnerà per sempre
nelle sue scelte politiche e di vita.
Agitatore politico, dirigente di partito, militante etnicista,
organizzatore di circoli politico-culturali tra cui il principale Città e
Campagna con Antonello Satta, giornalista e direttore di periodici come
Nazione Sarda e Tempus de Sardinnia, animatore del movimento per i diritti
linguistici dei sardi, fondatore del primo e unico sindacato etnico del
lavoratori, la Confederazione Sindacale Sarda, di cui è stato il 1°
Segretario Generale.
Il sardismo, l’autonomismo ed il rinnovamento economico-sociale della
Sardegna sono i suoi temi preferiti. Nel 1968 pubblica sotto lo pseudonimo
di Giuliano Cabitza il libro “Sardegna, rivolta contro la
colonizzazione”. Erano gli anni di rottura colla esperienza del PCI e la
scelta di fondo della Sardegna come universo culturale.
Nel 1998 pubblica il suo romanzo “Capezzoli di pietra “a cui affida la
sua visione utopica della Sardegna.” E la città-incalzò Gliuc per
conto dei guerrieri di Monte Urpinu – non è fatta per noi Non la
vogliamo perché essa è simbolo e giavellotto del potere sovrano del
monarca. Da noi sovrana è la comunità e il nuraghe è simbolo e scudo
della sovranità comunitaria. Noi non costruiamo città ma villaggi. La
città è ostile alla terra agli alberi agli animali e inselvatichisce gli
uomini,pretende tributi insopportabili per accrescere la sua magnificenza.
In essa, i topolini che rodono la mente trovano pascoli lussureggianti per
ingigantirsi:ambizione e voglia di potenza, invidia avarizia e brama di
ricchezze superflue, slealtà odio e inimicizia verso i fratelli.
La città crea specie che noi nuragici detestiamo, come i funzionari del
tempio e del sovrano, i servi e gli schiavi. Ci porta un mondo di guerre
insensate in cui ogni città combatte contro le altre per dominio e
superbia “.
Nel 2000 Eliseo insieme al Poeta Francesco Masala e al filosofo Placido
Cherchi pubbliica il “Manifesto della gioventù eretica e del
comunitarismo“. Nel 2006 la propria biografia ed il suo Testamento
spirituale “La sardità come Utopia, note di un cospiratore“.
A Eliseo, politico e sindacalista, combattente per l’affermazione dei
valori identitari e comunitari della Nazione Sarda e del Popolo Sardo.
Innamorato della Sardegna .ultimo dei nuragici, messaggero di libertà e
democrazia. A lui che ci ha insegnato che sardo vuol dire unità e
fratellanza,onore per sempre.
Giacomo Meloni*
*Segretario generale della Confederazione Sindacale Sarda
Omaggio
a Eliseo Spiga, pioniere sardo della Decrescita
di Roberto Spano
Giovedì 19 novembre, a causa di un malore improvviso il forte e
generoso cuore di Eliso Spiga ha cessato di battere. Ma il suo pensiero
e il suo esempio continueranno sempre a guidare e incoraggiare tutti
coloro che sono alla ricerca di un modo diverso di vivere e lavorare. Un
modo che metta la felicità e la convivialità al centro dell’agire
umano.
Agricoltore, scrittore, saggista e uomo politico sardo, Eliseo Spiga
avrebbe compiuto 80 anni il prossimo giugno. Era nato nel 1930 ad Aosta,
figlio dell’emigrazione sarda come tanti nostri conterranei, ma pochi
anni dopo il padre, operaio antifascista, decise di lasciare la fabbrica
nel freddo nord e tornare a lavorare la sua terra a Quartucciu, allora
piccolo borgo agricolo alle porte di Cagliari, ed oggi rione periferico
e degradato della grande città in continua espansione.
Eliseo crebbe nella dimensione protettiva della piccola comunità
agricola del suo paese. Povera forse di denaro, ma ricca di umanità
dove la disoccupazione non esisteva. Esisteva solo “su mandroni” lo
scansafatiche che volontariamente fuggiva il lavoro per vivere parassita
sulle spalle degli altri. Ma tra campagna, orti e botteghe artigiane,
non mancavano certo le occasioni di impegno e lavoro per giovani e meno
giovani. Ed Eliseo lavora sin da piccolo, aiutando i genitori a mandare
avanti la loro piccola azienda agricola dove producono ortaggi, legumi,
patate, frutta e grano che vengono venduti direttamente ai conoscenti
della loro comunità. Un esempio di “Filiera Corta” diremmo noi
oggi, decrescenti di ritorno.
Eliseo è molto intelligente e determinato e, lavorando e studiando,
arriva fino alla laurea alla fine degli anni ’50. Si appassiona di
politica vedendo e capendo il sacrificio di milioni di persone costrette
a una vita inumana a causa dell’ingordigia di latifondisti e
industriali. Si avvicina al movimento socialista e sardista di Emilio
Lussu e in seguito si iscrive al PCI. E’ preparato, appassionato,
conosce il lavoro e la vita concreta, viene dalla campagna e dalla
fabbrica. Non è un intellettualino di città che vuole provare il
brivido del proletariato. Sa parlare, e nel suo sardo campidanese i
comizi nei piccoli paesi rurali dell’interno hanno sempre un successo
enorme. Il PCI lo propone come funzionario di partito. Eliseo accetta e
diventerà (come lui stesso sarcasticamente si definisce nella sua
autobiografia) un “rivoluzionario di professione”. Ma la sua
“professione” durerà pochi anni. Nel ’65 i contrasti con la linea
ufficiale del PCI, operaista e “industrialista”, si fanno sempre
più accentuati. Eliseo continua a dire e ripetere che la deriva
industriale col Piano di Rinascita che riempie la Sardegna di ciminiere
puzzolenti e le tasche di Moratti e Rovelli di miliardi pubblici,
saranno la rovina morale, economica, ambientale e sociale della nostra
terra. Ma il PCI aveva troppa voglia di tessere e tute blu, mentre i
pastori e contadini sardi col loro genetico “individualismo
comunitario” non erano utili alla dittatura del proletariato e quindi
li voleva tutti operai in catena di montaggio. Eliseo lascia il PCI nel
’65 a 35 anni con moglie e figli a carico e torna alla terra di suo
padre. Per anni la lavora e vive di essa, senza trascurare il suo
impegno politico e culturale. Fonda il Movimento Città Campagna col
quale porta avanti la sua visione di una Sardegna libera, indipendente e
autosufficiente, pur nella massima apertura di scambi culturali ed
economici con tutte le altre comunità del mondo. Scrive e pubblica
articoli e libri sui temi economici, politici e sociali che più gli
stanno a cuore. Studia la civiltà nuragica e comprende come fino a 2500
anni fa la Sardegna fosse una terra felice, ricoperta di boschi e ricca
di acque e di risorse naturali. Una “terra dell’abbondanza” dove
era sufficiente lavorare due/tre ore al giorno per avere tutto quello
che necessitava a una vita libera e creativa. E i sardi nuragici erano
creativi e saggi. Avevano capito l’insidia nascosta nelle pieghe della
Storia col suo carico di morti e tirannie. Di Stati e monarchi. Di
lavoro distruttivo e sfruttatore. Di accumulo paleo-capitalista e
distruzione della natura. E di città che schiacciavano le campagne e le
comunità rurali.
Per questo la civiltà nuragica non conosceva la città, ma era una
libera federazione di piccole comunità indipendenti e autosufficienti,
ma unite da un fortissimo legame di collaborazione e sostegno reciproco.
Ma senza nessuno sopra gli altri. E le torri megalitiche, i
“Nuraghi” che si contavano a decine di migliaia sulla nostra terra,
erano il simbolo della libertà rurale, contrapposti alle piramidi
simboli del dominio urbano.
Negli anni ’80 Eliseo fonda la CSS, Confederazione Sindacale Sarda,
primo esempio di sindacalismo etnico che porta avanti una linea
profondamente diversa dalla “triade”, mettendo appunto il lavoro
agricolo e artigianale delle comunità rurali al centro delle politiche
economiche, invece dell’industria e del terziario burocratico e
parassitario delle città.
Entra nel Partito Sardo d’Azione che in quegli anni registra una
crescita impetuosa, il cosiddetto “vento sardista”, ma la speranza
dura poco. Il PSd’Az tradisce le aspettative dei Sardi e si assesta
anche lui su una linea politica moderata e sviluppista. Quella stessa
linea politica che Eliseo ha combattuto per una vita e che oggi dimostra
in pieno il suo fallimento economico, sociale e ambientale. Esce anche
dal PSd’Az e ritorna alla sua azienda agricola continuando a studiare
economia rurale e a scrivere. Nel 1999 pubblica presso una piccola casa
editrice cagliaritana il “Manifesto delle Comunità di Sardegna” un
saggio geniale e profetico che anticipa di anni il dibattito attuale
sulla critica al PIL e sulla necessità di una decrescita economica per
uscire dal gorgo dello sviluppo che sta portando alla morte l’intera
comunità.
Nel maggio di quest’anno gli presento Maurizio Pallante venuto in
Sardegna a presentare MDF e i suoi libri sulla Decrescita Felice ed è
un incontro ricchissimo di spunti e scambi reciproci. Eliseo in un
convegno a Isili (CA) presenta “La Decrescita Felice” di Pallante e
gli fa dono di una copia del suo “Manifesto” nell’edizione ormai
introvabile di 10 anni fa. Maurizio lo legge e immediatamente ne
comprende il valore inestimabile di testimonianza e di profezia e si
impegna subito per trovare un modo di ripubblicarlo e farlo conoscere al
più vasto pubblico possibile. Con l’aiuto della Provincia di Cagliari
e di un suo Assessore particolarmente sensibile, e il sostegno logistico
di una nuova casa editrice sarda specializzata su questi temi, il
progetto prende corpo e nei prossimi giorni la nuova edizione, con
prefazione di Pallante, uscirà dalle rotative della tipografia ma
Eliseo Spiga non farà a tempo a vederla. Può sembrare uno scherzo
beffardo del destino, e forse lo è, ma dopo il dolore per la sua
scomparsa, il sentimento più forte è la determinazione di proseguire
il suo discorso e far conoscere le sue idee e il suo esempio. Eliseo era
un eretico, come lui amava definirsi, e sarebbe il primo a beffarsi di
chi perdesse troppo tempo a compiangerlo. Era un uomo di azione che
usava la penna come una zappa. Le sue parole sul foglio di carta sono
come il solco che tracciava sulla terra per produrne i frutti per se
stesso e per gli altri. Grazie Eliseo.
| Scritto da Francesco Casula |
| Venerdì 20 Novembre 2009
11:25 |
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di Francesco Casula
Nato ad Aosta il 14 giugno 1930 da genitori emigrati dalla
Sardegna per ragioni vagamente politiche. Riportato nell'Isola
subito dopo, svolge la sua esistenza a Cagliari e dintorni,
compiendo tutti gli studi con scarso impegno e pari profitto.
L'infanzia e l'adolescenza vengono profondamente segnate
dalle ultime persistenze comunitarie nel suo paese, Quartucciu,
dal trauma della seconda guerra mondiale, fatto di fame paura e
malattie, e dalle tormentate vicissitudini della sua famiglia
pienamente contadina ed operaia. E' nel clima culturale
dell'immediato dopoguerra, carico di forti emozioni che
lambivano anche il suo pur ristretto ambito familiare, che Spiga
comincia a sentire l'attrazione delle grandi ideologie che
domineranno i decenni successivi.
L'incontro con Emilio Lussu, già leggenda eroica dei Sardi,
combattente sardista e antifascista nonché grande scrittore,
segnerà definitivamente le sue scelte e i suoi umori per tutti
gli anni a venire.
Si dedicherà, infatti, all’attività politica nell'ambito
della sinistra, assumendo ruoli diversi sempre segnati dalla sua
originaria vena utopica. Agitatore politico, dirigente di
partito, militante etnicista, organizzatore di circoli
politico-culturali, (come Città e Campagna), giornalista e
fondatore dì giornali periodici, (come Nazione sarda e Tempus
de Sardinnia)), animatore del movimento per i diritti
linguistici dei Sardi, ideatore del primo ed unico sindacato
etnico dei lavoratori. la Confederazione sindacale sarda (CSS).
Al suo impegno politico accompagna un costante approfondimento
dei temi fondamentali della cultura sarda, il sardismo,
l'autonomismo e un rinnovamento economico-sociale.
Nel 1968, già uscito dalla militanza di partito, (il PCI)
comincerà ad allontanarsi dalle ideologie della sinistra, nei
confronti delle quali svilupperà una polemica costante finita
successivamente nel distacco totale. E' di questo periodo la
pubblicazione di un libro collo pseudonimo di Giuliano Cabitza:
Sardegna, rivolta contro la colonizzazione, in cui
comincia ad affacciare la sua propensione per l'autogoverno
comunitario, inteso non soltanto come aspirazione ideale, ma
anche come prospettiva politica generale.
Questo libro indica che Cabitza compie una svolta culturale
definitiva, mai revocata ed anzi sempre più radicalizzata:
soprattutto negli ultimi anni.
La Sardegna, infatti, era diventata il centro dei suo universo,
da cui aveva cacciato la città, il partito, quello comunista e
gli altri, il marxismo-leninismo, la classe operaia, lo Stato.
La Sardegna non gli appariva più un puntino sperduto nel
mappamondo, ma gli si ergeva come torre d'osservazione dei
problemi del mondo e come oracolo premonitore di possibili
destini diversi dell'umanità. Dopo un'intensa e pluridecennale
attività pubblicistica, nel 1998 consegna alla stampa un suo
romanzo, Capezzoli di pietra, Zonza editori.
Nel 2000, lo stesso editore Zonza pubblica un altro libro, che
Spiga scrive assieme allo scrittore e poeta Francesco Masala e
al filosofo Placido Cherchi, intitolato Manifesto della
gioventù eretica e del comunitarismo nel quale si tenta di
interpretare in riferimento alla realtà sarda corrente i
principi e i valori della cultura nuragica e, in particolare,
della concezione comunitaristica.
Alla fine del 2006 l'Editrice CUEC cura l'edizione dell'ultimo
libro di Spiga col titolo La sardità come utopia, note di un
cospiratore. In esso l'Autore, rifiutando le ideologie della
modernità quali illuminismo, liberalismo e socialismo, pone la
propria biografia come base di un pensiero di terra, come base,
cioè, di una elaborazione concettuale sospinta e sostenuta
direttamente dalla personale esperienza esistenziale. L'ipotesi
dì fondo é che la vita dì ogni essere umano contiene un
messaggio, quali che siano la sua importanza e il suo contenuto,
e che tale messaggio debba essere confrontato con gli altri
messaggi personali per ricostituire un dialogo capace di
diventare fonte di ricomposizione dell'unità del genere umano
gravemente minacciato dai pericoli insiti nella crisi dell'età
moderna e dell'intera civiltà prodotta dalla Storia.
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