Annessi e connessi di Mamma riv

* Assistenza. Nel dopo guerra, fino agli Anni '60, i dipendenti avevano parecchie agevolazioni, tramite l’Ufficio assistenze diretto dal rag. De Bonis. In posizione strategica, all’entrata dello stabilimento, subito dopo i sorveglianti e l’infermeria, l’ufficio era affiancato da un vero e proprio spaccio, dove a prezzi di fabbrica si potevano acquistare coperte Lane Rossi, cioccolato olandese Van Houten, rasoi elettrici (prima della Philiphs e poi della Remington), pubblicazioni De Agostini, enciclopedia Utet. A Villar gli affari andavano bene per tutti e i commercianti locali non avevano nulla da obiettare ai "concorrenti". L’ufficio personale gestiva un fondo, a cui si poteva accedere per l’acquisto di scooter Piaggio (forniti dalla ditta Carletto Merlo di Pinerolo), auto (rigorosamente Fiat) o dell’alloggio. Tutto veniva rateizzato in busta paga, compresa l’assicurazione Sai, allora di Umberto Agnelli.

* Leva di mare. Dall’inizio dell’ultimo conflitto mondiale fino agli Anni '60a, i dipendenti di leva venivano inquadrati in marina: ventiquattro mesi di ferma, distretto Savona. I ragazzi "più belli" erano arruolati nei lagunari della S. Marco e durante la licenza si pavoneggiano in divisa fuori dello stabilimento, mettendo in bella mostra il fregio rosso sui polsini indicante il leone di S. Marco, simbolo di appartenenza ad un corpo speciale.

* Malf. Fino agli Anni '60 i dipendenti godevano del trattamento sanitario preferenziale garantito dalla Malf (Mutua aziendale lavoratori Fiat). Particolari ambulatori (a Pinerolo in viale Mamiani) fornivano le prestazioni. In ospedale, ad impiegati e capi era riservato il pensionato, agli operai la corsia. Una disparità che sollevò le proteste dei sindacati: la ditta approfittò della vertenza per annullare la Malf e porre tutti i dipendenti nel servizio nazionale.

* Premio di fedeltà. Negli Anni '50, vista l’esiguità delle pensioni Inps (a 60 anni per gli uomini, a 55 per le donne), l’azienda decide di integrare con circa diecimila lire le mensilità ai dipendenti con 30 anni di sevizio. Un’erogazione che nel 1976 venne regolamentata dal "Premio di fedeltà": 17.500 al mese per l’uomo e 13.500 per la donna, vita natural durante. In caso di decesso del beneficiario, la ditta si impegnava a corrispondere alla vedova (se convivente e sposata da almeno 15 anni) 10.500 al mese. Nel gennaio 1990, in accordo con i sindacati, cessa il premio di fedeltà. A chi già ne fruiva venne liquidata la somma di 1.248.500. A chi iniziava la quiescenza, 2 milioni e mezzo, al posto del lingottino d’oro da due once consegnato al momento del pensionamento.

∑ Assegno funerario. Al funerale di un iscritto al Gruppo anziani, la ditta ha sempre assicurato la presenza di un alfiere con il vessillo sociale giallo e blu, i colori della Riv, e un cuscino floreale. Oggi resta l’alfiere, mentre i fiori sono stati sostituiti da un assegno di 150.000, esigibile dal coniuge o da un erede diretto.

NOTE: (manchette)