Il Tralcio necessita di interventi
In un periodo cruciale come quello della vendemmia, l azienda deve far fronte a difficoltà economiche aggravate da una situazione generale che riguarda tutto il settore specifico
Piervaldo Rostan- riforma-5.10.06
La vicenda Agess rischia di essere la «pietra tombale» del Tralcio;
i recenti avvisi di garanzia potrebbero mettere ulteriormente in
difficoltà una società voluta a suo tempo dalla Comunità montana e di
cui l’Agess fu per due anni socio di maggioranza. Per la verità le
pesanti difficoltà del settore vino in val Pellice vanno ben al di là
nel tempo rispetto alla vicenda Agess. Investimenti eccessivi e
sbagliati, «gestione allegra» della Cantina sociale sono ormai storia,
seppur molto recente. Se si aggiunge la crisi del settore che sta
mettendo in difficoltà ben altri vini e marchi rispetto a quelli
pinerolesi, si può intuire in quale crisi versi la realtà locale.
Il Tralcio ha bisogno di denaro come un essere umano dell’ossigeno;
così in fretta e furia, non senza qualche dubbio, la Comunità montana
deliberò di ricapitalizzare la società all’inizio dell’estate: si
doveva accendere un mutuo, cosa che al momento non è ancora stato
possibile fare. «Al momento la Comunità montana ha versato il 25% del
previsto – dichiara il presidente del Tralcio e sindaco di Bricherasio
Luigi Bosio – ma se nei prossimi 60 giorni non arriva il resto saremmo
davvero in grosse difficoltà».
La società, dopo il fallimento dell’Agess ha dovuto rientrare di
150.000 euro verso le banche, cosa che è stata fatta, ma restano da
pagare le uve del 2004 e del 2005. In queste condizione ci si chiede
come affrontare la vendemmia in corso. Per Claudio Rivoira, del
direttivo della Cantina, «I bianchi e il dolcetto erano stati
vendemmiati prima delle piogge; per altre uve le piogge sono state
dannose e la marcescenza dei frutti rischia di essere elevata. Al
momento comunque i dati sulla qualità sono discordanti». Quanto alla
qualità, a cui si era detto che bisognava tendere, «lo abbiamo detto
in convegni, incontri, contatti personali – prosegue Rivoira –; poi
ci siamo accorti che si riuscivano a contattare comunque poche persone;
così è nato il progetto di dedicare il lavoro di una persona che
girasse tra le aziende proponendo nuove tecniche di viticoltura».
Una novantina di aziende hanno accettato la proposta di dedicare un
filare o alcune piante a tecniche innovative, con maggiori potature:
alla fine si sono fatti i confronti e si è visto che potando di più
aumentava il grado zuccherino delle uve. Si è parlato anche di una
lettera ai soci proponendo di non ritirare le uve al di sotto di una
certa soglia di qualità ma alla fine non se ne è fatto nulla. Così
anche quest’anno si è ritirato tutto (solo poche aziende non hanno più
conferito le uve): si va verso i 9.000 quintali di uva conferita. Ma i
magazzini sono pieni, le vendite in linea con gli ultimi anni; la
trattativa con un grossista per vendere i vini giacenti è in pista ma
il prezzo proposto è molto basso, forse non raggiunge neppure il costo
di produzione. È in arrivo l’anno zero?