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L'indagine sul fallimento
della Spa per lo sviluppo della Val Pellice - eco del chisone 4-10-06 Inchiesta Agess, 17 avvisi
di garanzia Coinvolto anche il Cda de
Il tralcio - Le ipotesi di reato: bilanci inattendibili e una fattura
falsificata VAL PELLICE - L'indagine
sul fallimento dell'Agess Spa, la società che si proponeva lo sviluppo
sostenibile della Val Pellice, segna un passaggio importante. Sono 17 gli
avvisi di garanzia, consegnati nei giorni scorsi, a firma del sostituto
procuratore della Repubblica di Pinerolo Ciro Santoriello. I destinatari
sono i membri dei diversi Consigli di amministrazione che si sono
succeduti in seno all'Agess Spa a partire dal 2001, il direttore generale
della società, ma anche (quasi tutti) i membri del Consiglio di
amministrazione de Il tralcio Srl, l'azienda che ha rilevato il ramo
d'azienda della Cantina sociale di Bricherasio e che - fino a pochi mesi
fa - era partecipata da Agess al 96 per cento. Le ipotesi di reato
formulate al termine delle indagini preliminari sono nove. La posizione
dei quindici indagati è molto diversa. Il nome del presidente dell'Agess
Riccardo Lorenzino, ad esempio, compare otto volte; quello del direttore
generale Gianclaudio Magra sette; quello di Luigi Bosio, nella veste di
membro del Cda di Agess e di presidente de Il tralcio, sei. Hanno ricevuto
l'avviso di garanzia anche Sergio Bertin, Ubaldino Cappellozza, Gianfranco
Cavagnero, Michele Chiappero, Sergio Davit, Agostino Davoli, Roberto
Delladonna, Lilia Garnier, Giacomo Lombardo e Paolo Vaschetto (che hanno
fatto parte del Cda dell'Agess in tempi e per periodi diversi); Dario
Martina, Paolo Rossetto e Claudio Rivoira (componenti del Consiglio di
amministrazione de Il tralcio); l'ex-segretario della Comunità montana
Val Pellice Mario Sandretto. L'avviso di garanzia, lo
ricordiamo, è la comunicazione dell'esistenza di un'indagine. Gli
indagati hanno tempo venti giorni per presentare memorie difensive o
dichiarazioni spontanee. In seguito la Magistratura potrà disporre il
rinvio a giudizio oppure l'archiviazione. «L'indagine ha
fatto emergere l'inattendibilità dei conti della società»,
dice Santoriello. Il primo reato ipotizzato,
infatti, riguarda i bilanci dell'Agess tra il 2001 e il 2004, dove
sarebbero stati iscritti, alla voce "crediti", importi
ingiustificati crescenti. Sotto la lente dei
magistrati anche la presa in carico della gestione di Villa Olanda,
considerata un'operazione svantaggiosa e diseconomica, tanto da far
pensare «a
un caso di bancarotta fraudolenta, considerata la condotta dissennata».
Poi ci sono delle fatture: una che attesta il pagamento di 35mila euro
alla Fedalpi, spesa che gli inquirenti ritengono priva di ragioni
economiche; una da 322mila euro, emessa dall'Edilizia subalpina Srl, sulla
quale sarebbe stata apposta la firma falsa del titolare dell'azienda
"per quietanza". Indagato per aver autenticato la copia di
questa fattura anche l'ex-segretario della Comunità montana Sandretto. Ancora: il magistrato
ritiene che alcuni finanziamenti regionali siano stati ottenuti
indebitamente oppure destinati a finalità diverse da quelli per cui erano
stati erogati. Infine "Il
tralcio", nel cui bilancio 2004 sarebbero stati inseriti crediti
inesigibili e quote di ammortamento inferiori al dovuto. Le reazioni. Riccardo
Lorenzino, presidente dell'Agess, preferisce non commentare «per
correttezza, visto il procedimento in corso. Credo però di aver sempre
agito a favore della società e del territorio. Sono sereno ed ho fiducia
nella Magistratura». Luigi Bosio - che è anche
sindaco di Bricherasio - dice semplicemente: «Acquisirò
insieme al mio legale la documentazione necessaria per affrontare
serenamente la difesa». Dichiarazioni
interlocutorie anche da parte dell'avvocato Adriano Zoppolato, che difende
Michele Chiappero: «È presto per dire qualcosa. Tuttavia il
mio assistito è entrato nel Cda dell'Agess nel febbraio 2005, mentre gli
addebiti si riferiscono a fatti antecedenti a quella data». Roberto Delladonna,
assessore a Luserna S.G. e rappresentante del suo Comune nell'Agess: «Avevo
assunto quell'incarico con spirito di servizio a favore della valle. Le
cifre che ci presentavano nel Cda erano ben diverse da quelle poi emerse». E la Comunità montana,
che era socio di riferimento dell'Agess? «Prima di muoverci,
aspettiamo di conoscere l'esito dell'indagine»,
si limita a dire il presidente Claudio Bertalot. Ma negli ambienti
politici della valle c'è molta amarezza e ci si chiede perché eventuali
irregolarità nei bilanci non fossero mai emerse nonostante gli attenti
controlli da parte del Collegio sindacale. La bufera Agess ha finito
per coinvolgere anche Il Tralcio e questo è un altro elemento di
rammarico per la Comunità montana, che si era lanciata pochi mesi fa in
un'operazione di "salvataggio" proprio per impedire che la srl
del vino finisse nella massa fallimentare dell'Agess. In sostanza, l'ente
sovracomunale aveva deciso di rilevare le quote de Il tralcio in mano all'Agess. Tuttavia, qualcosa si è
inceppato: «Il 30 maggio 2006 è stato approvato il previsto
aumento del capitale sociale de Il tralcio per 215.000 euro -
spiega il presidente della Srl Bosio - ed a fine luglio la
Comunità montana ha erogato il 25 per cento della cifra. Il resto,
invece, non è mai stato versato. Per Il Tralcio, l'aumento di capitale è
strategico: ci muoveremo affinché il nostro socio adempia all'impegno
preso». Daniele Arghittu
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