Villar Perosa Mobilita' alla Stabilus 1 maggio 2010.
Una data che 77 dipendenti della Stabilus non
dimenticheranno mai. Oggi scade l'anno di cassa
integrazione. Tutti licenziati, vanno in mobilita',
l'azienda ha spostato la produzione da Villar Perosa in
Germania e ieri mattina un gruppo di operai ha presentato
ricorso al giudice del lavoro del tribunale di Pinerolo,
Giuseppe Salerno. Contestano che l'accordo di chiusura sia
stato siglato esclusivamente dal rappresentante sindacale
della Cisl. Inoltre affermano che la cassa integrazione e
gli ammortizzatori sociali non devono essere pagati dall'Inps,
ma, visti i bilanci dell'azienda che dimostrano un attivo,
devono essere a carico della Stabilus. «L'intenzione e'
quella di chiedere con questo ricorso un risarcimento per
gli ex dipendenti spiega FRANCO
BREUZA, presidente del
sindacato di base Alp i lavoratori non si sono sentiti
rappresentati da tutte le forze sindacali e ritengono
illegittima questa cassa integrazione».
Edizione del 28 aprile 2010
Per conto di tre ex-dipendenti, udienza il 30 aprile
Alp-Cub cita la Stabilus: «Comportamenti
illegittimi»
eco del Chisone
Si apre il 30 aprile prossimo davanti al giudice del lavoro del
Tribunale di Pinerolo, Giuseppe Salerno, il dibattito sulla causa
intentata da tre ex-dipendenti contro la Stabilus di Villar Perosa,
azienda che ha improvvisamente chiuso i battenti nel 2009. I tre
sono assistiti dall'avvocato torinese Simone Bisacca su mandato del
sindacato di base pinerolese Alp-Cub.
Non siamo di fronte, occorre dirlo subito, ad una normale causa
di lavoro. Il perché ce lo spiega il sindacalista Enrico Lanza di
Alp: «Sappiamo benissimo che si tratta di una causa difficile da
portare avanti, ma abbiamo voluto farlo ugualmente: non si tratta di
portare a casa qualche soldo in più per i lavoratori, ma di
affermare un principio ovvero che non si può chiudere una fabbrica
senza un valido motivo».
Secondo le tesi dell'avvocato dei tre lavoratori nell'azienda,
appartenente a un gruppo tedesco, nella gestione dell'intera vicenda
sarebbero stati commessi numerosi atti illegittimi, sia dal punto di
vista formale, sia sostanziale. Illegittima la composizione della
Rsu, illegittima la procedura per la richiesta della cassa
integrazione straordinaria poiché non ci sarebbero stati i
presupposti a sostegno della stessa.
Non solo, i lavoratori contestano la validità dell'accordo
stipulato tra sindacato (Cisl) e l'azienda che ha portato alla
chiusura dello stabilimento in cambio di una congrua buonuscita,
accordo poi accettato dalla maggioranza dei lavoratori. Secondo gli
avvocati l'azienda non era afflitta da problemi gravi: «La
sospensione del rapporto di lavoro - scrivono - è basata su
presupposti non veritieri… L'azienda ha poi agito in modo
puramente arbitrario nella decisione di chiudere e togliere il
lavoro ai suoi dipendenti». La parola passa adesso al giudice.
A.M.
Stabilus :
ottobre- Le denunce dei lavoratori fanno effetto e la cassa integrazione
finalmente arriva
news-
il 20 luglio incontro in consiglio comunale a Villar Perosa
E' stato detto ai
resistenti della Stabilus che la direzione anticperà la cassa ai
residenti e cercherà soluzioni ampone per la fabbrica.
La
Opel non vuole la Fiat.? (locandina alpcub 603)
Il
governo tedesco è stato protagonista dell'intesa Opel/Magna. Luciano
Gallino giudica scandalosa l'assenza del governo italiano nella trattativa
e ha ragione. Ma vedendo il comportamento e il dibattitodi questi mesi dei nostri esponenti politici, non siamo
sicuri che un eventuale intervento avrebbe portato migliori risultati. Ora
sembra che la questione sia ancora aperta. In ogni caso queste operazioni
saranno importanti per il ruolo della Fiat nel settore auto, ma nessuno sa
bene cosa succederà nei vari stabilimenti italiani. Ci sono però anche
delle lotte che nessuno mette in evidenza.
Certo i tedeschi
si fidano poco degli italiani, ma anche loro non brillano per correttezza:
la Stabilus peroltre 14 anni ha prodotto e fatto profitti in Italia con una
licenza che non era sua e subito dopo chiude la fabbrica conun'arroganza e una prepotenza che da tempo non sivedevano. Perchè non proponiamo una Bolkestein anche per le
multinazionali? In Germania se un'azienda vuole chiudere lo può fare,
ma deve presentare un “Piano Sociale”, che prevede risorse per
gli ammortizzatori sociali e altre per nuove iniziative produttive.
Potremmo, dopo le elezioni, chiedere alle istituzioni di impegnarsi su
questo terreno.
In
ogni caso il nostro compito per i prossimi mesi è di evitare che
situazioni simili succedano ancora. Parlare con i lavoratori e non
aspettare che le variesituazioni
precipitino: sarebbe troppo tardi, come ci insegna la Stabilus.
8 giugno incontro con il Legale pervalutare eventuali ricorsi contro l'accordo Stabilus. si è deciso
di dare il mandato
Comunicato
stampa del collettivo STABILUS“La
voce del presidio”
Ai
lavoratori che hanno condiviso e accettato l’accordo 30/04/2009 fra
FIM-FIOM e STABILUS
Ai
lavoratori che si sono in qualsiasi modo opposti all’accordo medesimo
al
sindaco e al consiglio comunale di Villar Perosa
alpresidente e all’assessore al lavoro della Comunita’ montana
Valli Chisone e Germanasca
al
vescovo di Pinerolo
al
pastore valdese di Villar Perosa
al
consiglio provinciale di Torino
al
consiglio regionale del Piemonte
p.c.
Giornali LIBERAZIONE/STAMPA/REPUBBLICA/ECO DEL CHISONE/ECO DELLE VALLI
VALDESI
In
seguito ad una approfondita valutazione con il legale al quale ci siamo
rivolti, sono emerse notevoli criticita’ da un punto di vista sia
formale che sostanziale in tutta la vicenda dell’accordo STABILUS-
sindacato con cui di fatto ci siamo trovati in mezzo ad una strada , senza
lavoro e senza prospettive.
Tutto
questo disagio ci e’ stato detto che sarebbe stato ricompensato da un
pugno di Euro ( quanta analogia con i 30 denari di Giuda). 16000 Euro che
sono stati sbandierati come una cifra enorme e del tutto esaustiva di
quanto i lavoratori Stabilus potevano ritenere fosse loro dovuto
dall’azienda a vario titolo. Unica clausola per ottenere questi
famigerati 16000 Euro l’accettazione incondizionata dei conteggi dell’
azienda in fatto di TFR, arretrati , straordinari, festivita’ non
retribuite e via di questo passo.
Malgrado
cominciasse a serpeggiare qualche sopetto, molti lavoratori hanno
continuato ad avere fiducia nell’ “ottimo accordo sindacale”.
Tra
noi del presidio, invece, qualcuno ha iniziato ad informarsi e sono emerse
alcune verita’ dure e scomode come quella che i 13000 Euro non andranno
nelle tasche dell’ azienda di outplacement ( che funziona con capitali
regionali) e gli addetti di questa agenzia non ci hanno saputo spiegare
dove effettivamente questi denari verranno dirottati.
Abbiamo
ringraziato ma non ci siamo sentiti nelle mani giuste per trovarci un
nuovo lavoro decente enon
precario.
I
piu’ maliziosi tra noi ( i piu’ perversi se vogliamo )hanno addiritturainiziato
a pensare ad una possibile truffa : mi trovano un lavoro, mi licenzio
dalla Stabilus , mi danno la mia liquidazione , si tengono i 13000 Euro
d’incentivo all’esodo e mi trattengono i 5000 Euro che mi prestano tra
giugno ed agosto ( per campare in attesa della CIGO) quindi
16000
– 13000 = 3000 Euro di cui 5000 da restituire =- 2000 Euro !!!!!
Che
saranno ovviamente trattenuti sulla mia liquidazione.
Tutto
questo in un periodo in cui la CIGO sta diventando veloce ad essere
erogata come scrive l’ INPS.
Non
era più chiaro darci un contributo di 700 Euro per 7 mesi come
integrazione alla cigs visto che la legge 223 prevede l'anticipo ?
Che
dire poi della richiesta di prestito in cui vengono riportate tutte le
clausole dell’ accordo sindacale e che non hanno nulla a che vedere con
una operazione finanziaria tranne il fatto di poter in qualche modo
intimidire i lavoratori costringendoli, individualmente, a firmare un
accordo che non condividono, spinti dalla necessita’ ???
Questo
comportamento per il codice penale come si chiamerebbe?
Per
molte inadeguatezze, superficilita’, errori e tentativi a nostro parere
truffaldini,abbiamo quindi
dato mandato al nostro legale di sporgere denuncia presso le autorita’
competenti , certi che la legge , la giustizia e la verita’ emergeranno.
Come
si puo’ ben capire dal nostro comunicato abbiamo dovuto subire un
accordo figlio di una vergognosa sconfessione di quanto si era convenuto a
livello regionale:
siamo
stati derisi per la costruzione del nostro presidio, siamo stati
minacciati anche se noi non abbiamo sollevato polveroni mediatici degni di
una lite all’asilo o di un battibecco tra polli.
Abbiamo
dovuto subire un accordo impresentabile, ma non ci sentiamo VINTI !
Ci
ribelleremo ancora contro tutto e tutti fino a quando questo vergognoso
accordo non saltera’ e non avremo ottenuto giustizia per noi e anche per
chi e’ caduto nella trappola padronal-sindacale che e’ stata tesa a
tutti i lavoratori Stabilus.
VIA
questo accordo truffa, firmato tradendo la fiducia e la buona fede dei
lavoratori Stabilus.
Non
siamo vinti e la nostra battaglia continua piu’ forte e convinta che
mai.
Lavoratrici e lavoratori
Stabilus contrari all’accordo sulla chiusura
Assemblea sulle proposte aziendali: il 90% accetta la monetizzazione
(10-12mila euro a fine CIG) e la CIG per un anno + la mobilità, e la chiusura della fabbrica.
Raccolta di firme fra i lavoratori Stabilus per sospendere la decisione almeno fino al 29 aprile ( già
raccolte 30 firme ).
trattativa il 21
22 ore 13 assemblea in corso-
l'assemblea accetta a maggioranza le proposte della direzione. Da domani tutti
in libertà.
in forse il tavolo di crisi regionale venerdì 24 a Torino
per strappare qualche miglioramento
23 aprile - smontate le tende, finito
il digiuno di Rosanna.
riflessioni:
- l'azienda con le sue offerte ha spinto per chiudere prima ancora che
scadessero i 45 giorni previsti dalla procedura
- la CGIL dice che se si va all'Uffico Provinciale del lavoro si possono
ottenere condizioni migliori
- la Cisl dice che prima si chiude meglio è
- alp dice che bisogna mantenere il presidio e che la Stabilus e la Sachs
sono il frutto di una lotta di mesi di tutta la valle per l'occupazione dopo la
chiusura della Fiat di Villar, e che quindi non si devono vendere i posti di
lavoro
-i lavoratori della Stabilus non hanno esperienza di lotte e sono
sindacalizzati solo al 25%, a molti hanno fatto gola gli euro che offre
l'azienda
- i sindacati sono divisi e non riescono a contrastare le decisioni di una
multinazionale inflessibile
- il coraggio dell'operaia che ha fatto lo sciopero della fame non ha
smosso la valle che avrebbe dovuto invece far sentire la sua presenza in
massa alla Stabilus, e ha solo rincuorato la minoranza che non voleva concludere
subito.
(Pb)
24 a Torino - riconvocate le parti
per 28 e 29- si prova ad ottenere un secondo anno di CIG
Nei giorni scorsi si sono concluse due importanti vicende occupazionali che
riguardano la Val Chisone.
Da un parte vi è stato il buon accordo per quel che riguarda la New Cocot di
Perosa Argentina: con la prevista rotazione si salvano tutti i posti di lavoro,
anche se bisogna continuare a tenere alta l’attenzione e la mobilitazione per
capire che cosa potrà accadere dopo il 30 giugno, quando scadrà il contratto
di affitto con la Manifattura di Legnano. Ritengo comunque che le lotte e
l’unità dei lavoratori abbiano portato a casa un buon risultato.
Dall’altra vi è la Stabilus di Villar Perosa per la quale l’accordo
sindacale certifica la scomparsa di questa realtà produttiva dal nostro
territorio. L’accordo ha grandi aspetti di criticità anche e soprattutto se
confrontato con altre simili vicende – penso per esempio all’Olimpias di
Piobesi o alla Cabind di Chiusa San Michele – dove si sono riusciti ad
ottenere almeno due anni di cassa integrazione, e sulla Cabind a mantenere
aperto un confronto per la ricollocazione dei lavoratori o per nuovi
insediamenti produttivi in quello stabilimento. Le difficoltà nel costruire un
migliore accordo sulla Stabilus sono in gran parte legate all’intransigenza
della proprietà e a forti divisioni tra i lavoratori tra i quali è prevalsa
(salvo alcune eccezioni) la sfiducia, la rassegnazione e la mancanza di volontà
di lottare per salvaguardare il proprio posto di lavoro.
Edizione del 13 maggio 2009- eco del chisone
Guai ad illudere troppo la gente
Le difficili scelte sindacali
Lascerà un segno, o forse no, la recente vicenda che riguarda
l'accordo sindacale per la Stabilus di Villar Perosa. Un segno profondo di
divisione tra gli addetti, o ex, di un'azienda che chiude per sempre e
lascia la valle. Ma una cosa va detta con grande chiarezza: c'era una
controparte - l'azienda - non disponibile ad un accordo diverso da quello
che poi è stato raggiunto, con il rischio che, a forza di tirare la
corda, poi probabilmente si sarebbe spezzata. La maggioranza dei
dipendenti ha accettato quell'accordo, altri l'hanno contestato. Forse
anche sobillati da chi pensa o pensava di trarre benefici e visibilità in
un momento di campagna elettorale.
Un accordo che, tra la cassa integrazione straordinaria ed incentivo di
16mila euro netti, consente di tentare - tempo due anni - una
ricollocazione del personale della Stabilus che ha perso il lavoro. Un
momento di respiro, lungo 800 giorni. Cosa accadrà dopo è tutto da
inventare.
Una vicenda che ci insegna due cose.
Da una parte il senso di responsabilità di sindacalisti ogni giorno,
di questi tempi grami, sempre sulle barricate. Ma senza illudere la gente.
Ci sono battaglie che qualche volta non si vincono ma almeno consentono
l'onore delle armi specie per lavoratori che non hanno arma alcuna per
tutelarsi. C'è una legge, probabilmente troppo permissiva, che parla di
procedure di 75 giorni per trovare un accordo. Altrimenti l'azienda fa
sostanzialmente quello che vuole. Né si può negare che un'azienda, di
fronte a grosse difficoltà di mercato, con quali strumenti la si può
costringere a continuare l'attività produttiva senza sbocchi?
E non dimentichiamoci che mentre una valle perde una settantina di
posti di lavoro, nel Pinerolese, negli ultimi sei mesi, almeno un
centinaio di persone ha seguito la stessa sorte. Di questi non si è
occupato nessuno. Uffici ed esercizi commerciali che hanno ridimensionato
il personale. Dove c'erano quattro addetti sono diventati tre: agenzie
immobiliari che hanno ridotto il numero degli agenti… E che tutela hanno
questi lavoratori lasciati a casa?
La seconda cosa che dovrebbe insegnarci la vicenda Stabilus è che
tutto il territorio deve essere unito, coeso, al di là delle differenze
politiche, per tentare di riportare sul territorio nuove attività
produttive. Cominciando dalla ricerca di un'area sufficientemente ampia
ove favorire nuovi insediamenti e non dieci aree, una per ogni
"campanile".
C'è una vocazione che il territorio può esprimere? Ci provi almeno.
C'è da partire con la borsa sotto il braccio per contattare nuove realtà
industriali? Allora parta qualcuno. Nessuno ci viene a cercare perché
siamo la terra dei cavalli o delle Olimpiadi che fanno ormai parte
dell'album dei ricordi.
«Altrimenti - mi diceva un sindacalista - vedrò le mie
valli morire poco alla volta». E non basterà protestare, dividersi,
arrabbiarsi, sfilare in corteo se non riusciremo a creare qualcosa di
nuovo.
commento al video.
Ad un certo punto Tron attacca i comunisti italiani e quant'altro di venire a
fare marchette e campagna elettorale davanti alle fabbriche , invece di
portare lavoro. Tron ha la responsabilità di tutta l'industria della zona per
la Cisl ed evidentemente non gradisce interferenze specie dove ha il monopolio
delle tessere... Le forze politiche, specie a livello regionale erano
intervenute per migliorare il trattamento dei lavoratori in questa tragica
chiusura di azienda e si profilava un anno in più di cig per tutti (
nell'accordo si prevede un anno di cig più sei mesi per chi non si
aggancia alla pensione). La Regione continuerà anche adesso che non
c'è più il tavolo di crisi Stabilus a cercare una azienda che si insedi
nell'area e per il ricollocamento dei licenziati.
Poi che la presenza politica sia scarsa non è vero:
è maggioritario negli operai l'appoggio al governo- che per primo dovrebbe
intervenire.(pb)
Alle
lavoratrici e lavoratori della Stabilus e del pinerolese
Comunità
Montana Val Chisone e Germanasca e Sindaci del territorio
Ai
consiglieri Regionali e Provinciali
p.c.
Pastore di Pomaretto e Vescovo di Pinerolo
p.c.
Eco del Chisone, Eco delle valli Valdesi, La Stampa, La Repubblica
Perchè
riteniamo l'accordo firmato alla Stabilus sbagliato e dannoso.
Quando
si tratta della chiusura di una fabbrica e di conseguenti licenziamenti
collettivi la fretta è sempre una scelta sbagliata, perchè impedisce di
esplorare tutte le opportunità.
Chiudere
una fabbrica oggi in Valle vuol dire lasciare un contenitore vuoto per anni
forse per sempre.
Un
anno di cassa integrazione non è sufficiente per trovare alternative oggi
con questa situazione. (Nel 1984 quando la Fiat trasferì le produzioni
occorsero più di sei mesi per convincere l'Avvocato a trovare una soluzione
alternativa in un periodo meno complicato).
Si
crea un precedente molto pericoloso per le altre realtà produttive della
Valle e del territorio pinerolese.
Quando
si trattano argomenti così delicati che toccano la vita di persone e
famiglie non è sufficente fare votare e giustificarsi dietro la
maggioranza, ma é indispensabile fare in modo che alla fine del percorso
“tutti” riconoscano che si è fatto il possibile per ottenere il
risultato migliore.
E'
comprensibile e giusto che chi non è d'accordofaccia di tutto per riaprire la questione.
Quelli
che in queste settimane sono stati vicini al presidio come le nostre e i
nostri militanti, hanno fatto una cosa giusta e di solidarietà.
Noi
non abbiamo fatto campagna elettorale per nessuno e tantomeno abbiamo fatto
“marchette” come sostiene in un intervista chi ha sottoscritto
l'accordo.
Infine
per dimostrare che un altro accordo è possibile alleghiamo quello
sottoscritto All'AMMA e in Regione per la Cabindfabbrica della Val di Susa che ha vissuto gli stessi problemi della
Stabilus. Un accordo che senza essere il più giusto o il migliore, prevede
oltre all'incentivo due anni di cassa. La Regione ha dato un contributo
decisivo per una soluzione ponderata e non affrettata, impegnandosi nel
percorso formativodei
lavoratori e nella ricerca di soluzioni produttive alternative.
Martedì in assemblea nello stabilimento di Villar Perosa
Sì all'accordo per chiudere la Stabilus
Ma una brutta pagina sindacale che lacera una valle
È terminato con un sì all'accordo
sulla chiusura immediata dello stabilimento il lungo braccio di ferro che
ha visto contrapposti i dipendenti della "Stabilus" di Villar
Perosa e ha lacerato l'anima di un'intera valle.
L'accordo è stato approvato con 44 sì e 16 no nell'assemblea dei
dipendenti svoltasi martedì mattina.
Prevederebbe un anno di cassa
integrazione straordinaria più la normale mobilità, 16mila euro di
incentivi per tutti, copertura sotto varie forme dei costi per la
formazione dei dipendenti in cerca di ricollocazione, pagamento dello
stipendio di aprile entro il 15 del mese e anticipo della cassa
integrazione in due tranche di 2.500 euro (che saranno scalate dai 16mila
euro di incentivo), disponibilità all'accompagnamento alla pensione per
un periodo di sei mesi oltre lo scadere del periodo coperto dagli
ammortizzatori sociali.
Tanto o troppo poco? Si rischiava di perdere tutto oppure si poteva
ottenere di più? Sono le domande che ancora si fanno un po' tutti.
Durante il corteo del 1º Maggio sono volate parole grosse tra i
sostenitori delle due tesi. Bersagliato in particolare il sindacalista
della Fim Cisl Enrico Tron, reo, a parere di alcuni, di aver sottoscritto
una sorta di pre-accordo con l'azienda nella giornata di giovedì, lo
stesso documento poi approvato.
«Sono state giornate difficili e di amarezza - ha poi sostenuto Tron
martedì, uscendo dalla Stabilus -, tanto che avevo deciso di ritirare
quella firma nonostante l'avessi apposta specificando che i lavoratori
avrebbero avuto l'ultima parola».
Sull'accordo: «Mi sento la coscienza a posto, la Stabilus voleva chiudere
ed era disposta a far saltare il tavolo delle trattative. Quanto abbiamo
ottenuto permette comunque di dare respiro ai lavoratori».
Di diversa opinione il segretario della Cgil pinerolese Mandarano, che pur
esprimendo solidarietà a Tron afferma: «Sono convinto che c'erano i
presupposti per ottenere due anni di cassa integrazione, in modo da tenere
legati allo stabilimento gli operai. Questa resa crea un pericoloso
precedente che potrebbe mettere in difficoltà le altre realtà vicine».
Sicuramente questa resterà nella memoria come una brutta pagina nella
storia della valle. Per dirla con le parole del consigliere regionale
Clement, dopo il confronto avuto in Regione con la Stabilus: «Non mi era
mai capitato di confrontarmi con un'azienda così determinata ad
infischiarsene non solo degli operai, ma di offendere un'intero territorio».
Maranetto Alberto
(Del 6/5/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 70)la
stampa
VILLAR PEROSA Stabilus i lavoratori approvano l’accordo
L’assemblea dei dipendenti della Stabilus, ieri, ha approvato l’accordo
sindacale, con 44 voti a favore, 16 contrari e 7 astenuti: tutti i lavoratori
messi in mobilità, dopo un anno di cassa integrazione, riceveranno 16.000 euro
netti, l’azienda inoltre concederà un prestito, senza interessi di 5.000 euro
a ogni dipendente, in attesa che arrivi il pagamento della cassa. «Questo è il
massimo che siamo riusciti ad ottenere - dice Enrico Tron della Fim Cisl -, in
questi giorni davanti ai cancelli della Stabilus abbiamo visto di tutto,
qualcuno ci ha tacciato di aver agito senza mandato, altri hanno usato la crisi
dell’azienda con fini di propaganda politica». Sono poi prive di fondamento
le voci diffuse in val Chisone che ipotizzavano l’arrivo di un’azienda di
batterie che avrebbe assunto i lavoratori della Stabilus.
NEW CO.COT. Un altro accordo è stato siglato alla New Co.Cot di Perosa
Argentina, per un altro anno di cassa integrazione a rotazione con l’impegno
di anticipare gli stipendi. Mentre due anni di cassa integrazione per
ristrutturazione sono in arrivo alla Magna Electronics di Campiglione Fenile,
azienda che dà lavoro a 380 dipendenti.
A.GIA.
(Del 1/5/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 63)la
stampa
OCCUPAZIONE LA FABBRICA È DIVENTATA IL SIMBOLO DELLA CRISI Parte da Stabilus il grande corteo del Primo maggio
Oggi il corteo del Primo maggio del Pinerolese parte da una fabbrica che è
diventata il simbolo della crisi di queste vallate. Dalla Stabilus di Villar
Perosa. Ci saranno i lavoratori di tutti i comuni di questo territorio piegato
dalla crisi. Centinai di persone. che si ritroveranno a fine corteo nel teatro
comunale per parlare con sindacati il vescovo Debernardi, gli amministratori
locali, del difficile momento occupazionale dell’area.
E ovviamente si discuterà di Stabilus e dell’accodo per un anno di mobilità
e di cassa integrazione firmato da Fim- Cisl. «Hanno avuto troppa fretta di
chiudere, si doveva ottenere di più» è la protesta unanime. «I delegati non
avevano questo mandato, ci sentiamo traditi». Primo maggio 2009, primo giorno
di cassa integrazione alla Stabilus. Si discute davanti ai cancelli, ci si
arrabbia e poi ci si interroga su quale futuro attende queste 77 famiglie.
Lorena Besso ha 33 anni, tra sei mesi diventerà mamma: «Sono entrata nella
fabbrica nell’aprile del 96, ho deciso di aver un figlio perché qui c’erano
delle certezze. La mia storia è fatta di sogni e di speranze, di lavoro e di
fatica. Ma ho sempre affrontato tutto con grande determinazione; oggi, però, mi
serve proprio tanto coraggio quando penso al futuro che attende mio figlio».
I protagonisti della crisi sono disseminati in tutta la valle. Racconta Savina
Gaydou, operaia alla New CoCot azienda di Perosa Argentina: «Sono una delle
donne della domenica. Sono entrata in fabbrica grazie ad un part-time nel quale
si lavorava 10 ore e mezzo alla domenica e 10 ore e mezzo al sabato, poi si
facevano 8 ore di lavoro durante la settimana. La mia vita è stata scandita da
turni difficili per una mamma. Quando nel ‘92 mi hanno proposto un full time
la mia bimba mi ha chiesto: ma allora, diventeremo anche noi una famiglia
normale? Alla domenica resterai a casa?»
Anche qui la situazione è appesa ad un filo: l’azienda ha denunciato un
esubero del 50% dei 200 lavoratori. La New CoCot è in concordato preventivo se
non ci sarà la vendita entro il 6 giugno si rischia di essere coinvolti nel
fallimento della Manifattura Legnano.
Un altro testimone della crisi che ha investito la valle è Franco Breuza, da 35
anni lavora in quella fabbrica di cuscinetti un tempo chiamata Riv, oggi Omvp ed
è presidente del sindacato di base Alp. «La conosco tutta la storia di questa
fabbrica, da quando eravamo operai ricchi, privilegiati e pagati meglio degli
altri, a quando abbiamo visto arrivare quei giovani senza nessun diritto, gli
operai interinali, o quelli con contratto a termine. Lavoro dentro uno
stabilimento che è semivuoto. Una volta sembrava di essere in un formicaio:
c’era gente che andava e veniva costantemente. Ti sentivi vivo. Oggi,
guardando quegli ampi spazi vuoti, ti sembra di essere in un campo di battaglia.
Noi siamo i pochi sopravvissuti, le vittime sono quelli rimasti a casa. Ho visto
il declino del sindacato confederale e la nascita di quello di base, l’Alp. Ma
c’è da vergognarsi oggi a dire che sei un sindacalista, sei solo un testimone
impotente di una crisi che vede protagonisti degli schiavi che non vedranno mai
finita la piramide».
Si è finalmente svolto venerdì 24 il tavolo di crisi regionale sulla
vicenda Stabilus, incontro che avevo più volte sollecitato, anche con lettera
formale indirizzata agli Assessori il 31 Marzo scorso. All’incontro hanno
partecipato le organizzazioni sindacali ed i rappresentanti degli enti locali
(il Sindaco di Villar Perosa Claudio Costantino e il Presidente della Comunità
Montana Val Chisone Andrea Coucourde).
Dal punto di vista occupazionale l’ipotesi di accordo, che prevede
sostanzialmente la chiusura dell’azienda, un anno di cassa integrazione e una
buonauscita di 12mila euro, è negativo.
Si è quindi convenuto di convocare l’azienda per martedì 28: ritengo che
l’obbiettivo, a questo punto, diventi quello di mettere in campo un ulteriore
anno di cassa integrazione in deroga per mantenere comunque i lavoratori legati
al sito produttivo, e provare anche con gli strumenti regionali (contratto
d’insediamento, legge 34) a riportare nuove attività produttive in quello
stabilimento.
Credo sia stata molto importante l’iniziativa estrema di protesta di Rosanna
Nardi, come è molto significativa l’idea di mantenere il presidio dei
lavoratori Stabilus che non accettano questa soluzione che rischia di lasciarli
senza lavoro e di impoverire ulteriormente il nostro territorio.
Continuerò ad occuparmi in Regione di questa vicenda, così come della Newcocot
e della Indesit, sperando che una “voce dal territorio” possa servire a
tenere alta l’attenzione
Edizione del 29 aprile 2009
A maggioranza votano di trattare la chiusura, ma il fronte del no
chiede di resistere
Tensione tra i lavoratori alla Stabilus
Toni accesi davanti alla fabbrica che intanto ha
chiuso i battenti - Nuovi incontri
Prosegue il dibattito (a volte con toni comprensibilmente esasperati)
tra lavoratori, sindacato e mondo politico sull'atteggiamento da tenere
nei confronti del Gruppo Stabilus dopo l'offerta avanzata da quest'ultimo
per ottenere l'accordo sulla chiusura dello stabilimento di Villar Perosa.
Il fronte, come già illustrato la settimana scorsa, è diviso tra chi
ritiene che la chiusura sia inevitabile, e quindi occorra lavorare per
strappare le condizioni migliori sulle compensazioni, e chi invece è
convinto ci sia ancora spazio per tenere duro e salvare la fabbrica. I
primi tra i lavoratori sono in larga maggioranza. Mercoledì 22 i
dipendenti riuniti in assemblea hanno confermato, dopo un dibattito dai
toni a volte molto accesi, il mandato al sindacato di procedere alla
trattativa in base all'ipotesi di chiusura (ricordiamo che la Stabilus ha
offerto oltre agli ammortizzatori anche 12.000 euro di incentivo). Questo
nonostante il giorno precedente l'assessore Bairati avesse aperto il
tavolo di crisi sulla Stabilus, presenti una delegazione di lavoratori,
sindacalisti, amministratori locali e consiglieri regionali come Chieppa e
Clement.
Intanto però l'azienda, proprio al termine dell'assemblea del 22
scorso, ha comunicato la chiusura dello stabilimento. Ormai, ha fatto
trapelare quest'ultima, la produttività sarebbe calata al punto tale da
far preferire l'immediata chiusura (anche se i dipendenti hanno diritto
ancora allo stipendio) ed il trasferimento della produzione in Germania.
Per Mandarano della Cgil siamo di fronte a una forzatura: «mi
sembra che questa accelerazione, insieme alla minaccia di non concedere
gli incentivi se la proposta non verrà accettata entro la fine del mese,
possano essere intese come una sorta di ricatto. La Fiom invece è
convinta che bisogna evitare di creare un precedente di questo genere».
Sulla stessa linea il consigliere regionale dei Comunisti italiani,
Chieppa.
Precisa invece Tron della Fim-Cisl: «I lavoratori in assemblea si
sono espressi per il proseguimento della trattiva sulla chiusura, io però
non ho chiesto ancora un incontro in attesa di notizie dalla Regione. A
mio parere si può amcora trattare, ma chi parla di una chiusura
evitabile, a mio parere, crea false illusioni».
Tra queste due posizioni il consigliere regionale Clement cerca di
trovare un punto di equilibrio: «L’obiettivo, a questo punto - sostiene
- diventa quello di ottenere un ulteriore anno di cassa integrazione in
deroga per mantenere comunque i lavoratori legati al sito produttivo, e
provare anche con gli strumenti regionali (contratto d’insediamento,
legge 34) a riportare nuove attività in quello stabilimento».
Martedì pomeriggio, mentre "L'Eco" andava in stampa,
dovrebbe essersi svolto l'incontro tra l'assessore regionale Bairati e i
responsabili dell'azienda: usiamo il condizionale perché fino all'ultimo
non si era certi che la proprietà si sarebbe fatta viva. Oggi, mercoledì,
nuova riunione, sempre in Regione, del tavolo di crisi. Dopo di che si
dovrebbe arrivare a un nuovo incontro sindacati-azienda, vedremo su che
basi.
La rabbia per la chiusura della Stabilus è dentro ai cancelli, ma anche fuori,
su quel piazzale davanti alla fabbrica. Qui, da ieri, Rosanna
Nardi (audio)
, quarantenne
di Pomaretto, ha montato la sua tenda e ha iniziato lo sciopero della
fame (vedi articolo). «Ho
preso questa decisione per tentare di smuovere i vertici e le autorità –
racconta l’operaia, da 15 anni nella multinazionale tedesca e prima impiegata
alla manifattura di Perosa – in queste settimane ho sentito tante promesse,
affermazioni di solidarietà, ma è necessario che si trasformino in fatti.
Spero che la Fiat convinca i vertici tedeschi a non chiudere questa fabbrica».
Un appello viene lanciato all’amministrazione comunale, ma anche alla comunità
montana Valli Chisone e Germanasca. Un gesto di protesta plateale dettato dalla
disperazione, ma stando anche alle ultime notizie che arrivano da fonte
sindacale, sembra che non ci sia alcuna speranza per i 77 lavoratori della
Stabilus. I vertici dell’azienda hanno deciso che i volumi d’affari non
permettono più di tenere aperto lo stabilimento di Villar Perosa. Continua
Rosanna Nardi: «Purtroppo credo che sarò l’unica a fare lo sciopero della
fame, ormai tra i miei colleghi c’è tanta rassegnazione».
L. GIA.
I consiglieri regionali del PRC Gian Piero Clement e Juri Bossuto si
sono recati, in diverse occasioni, davanti allo stabilimento della Stabilus di
Villar Perosa per portare la loro solidarietà umana e politica a Rosanna
Nardi, che da diversi giorni ha iniziato uno sciopero della fame allo scopo di
tenere alta l’attenzione sul caso della propria fabbrica.
“Alla forma estrema di protesta intrapresa da Rossana Nardi, e portata avanti
con l’aiuto dei propri compagni di lavoro, devono rispondere al più presto la
proprietà, i sindacati e la politica tentando di salvare in ogni modo i
settantasette posti di lavoro della Stabilus di Villar Perosa”.
“Oggi, in apertura del consiglio regionale, abbiamo chiesto alla Presidente
Bresso e agli Assessori Migliasso e Bairati di fare tutti gli sforzi possibili
per tenere aperta ogni trattativa con la proprietà della multinazionale tedesca
e con la Fiat insistendo sull’attivazione di un tavolo regionale di crisi”.
riforma n.15_09
Edizione del 15 aprile 2009- eco del chisone
Merlo interroga
Per Stabilus «Evitare la chiusura»
L'on. Giorgio Merlo ha inviato al ministro del
Lavoro un'interrogazione sulla vicenda della Stabilus di Villar Perosa,
che conta un'ottantina di dipendenti, per chiedere al Governo «quali
sono le iniziative concrete che può e vuole intraprendere almeno per
evitare la chiusura totale dello stabilimento, anche attraverso un
utilizzo più accorto e responsabile degli ammortizzatori sociali e
favorendo un accordo con la proprietà, che non può limitarsi a
ratificare un licenziamento di massa e lo spostamento della produzione
all'estero».
Edizione del 15 aprile 2009
Villar Perosa, all'incontro con l'assessore regionale
Appello degli operai Stabilus: «Per
salvarci intervenga la Fiat»
VILLAR PEROSA -Una maratona di tre ore, giovedì 9, nel
teatro di "Una finestra sulle valli", per i 77
lavoratori della Stabilus, le autorità regionali e locali e i
rappresentanti sindacali.
Le possibilità di evitare la chiusura dello stabilimento
villarese restano ridotte al lumicino. Non è bastato andare alla
casa madre di Coblenza, per i lavoratori, il vescovo Debernardi
(presente anche a Villar) e il rappresentante della Chiesa valdese
Paolo Corsani.
L'azienda tedesca è intransigente. Parla esclusivamente di
numeri, esubero di personale e perdita di business: «Abbiamo
incontrato il direttore generale - ha spiegato Corsani - e
il capo del settore finanziario, ma è stato ribadito che i numeri
non consentono di tenere aperto». Ci vorranno altri incontri
per sperare di modificare le posizioni dell'azienda.
Il sindaco di Villar Perosa Claudio Costantino ha ribadito che
l'Amministrazione comunale negli ultimi anni ha cercato più
volte, senza successo, di incontrare il management della
Stabilus.
Il sindacalista della Cisl Enrico Tron ha illustrato la storia
della fabbrica, fondata nel 1994, voluta anche dall'avvocato
Gianni Agnelli: «Nei primi anni era un’azienda solida, con
pochissima cassa integrazione. Veniva portata ad esempio perché
non creava problemi. I primi sintomi di malessere sono iniziati ad
ottobre del 2008, per arrivare alla disastrosa situazione di oggi,
con il 40 per cento della perdita globale del lavoro in valle».
«Un fulmine a ciel sereno - per il presidente della
Comunità montana Andrea Coucourde -. Una decisione unilaterale
che non fa onore al gruppo. Ma bisogna reagire e tutti insieme
cercare di tirare avanti nella stessa direzione».
Dopo un minuto di silenzio per le vittime del terremoto in
Abruzzo, l'operaio Moreno Belletta, a nome dei lavoratori, ha
presentato all'assessore regionale al Lavoro e alle Politiche
sociali Angela Migliasso, ai sindacalisti e agli amministratori,
un documento con sette richieste, che spaziano da un intervento di
John Elkann e del Consiglio d'amministrazione della Fiat, alla
possibilità di usufruire di mobilità e cassa integrazione, dai
percorsi di riqualificazione, alla possibilità che subentrino
altri imprenditori. Infine ha chiesto ai sindaci la garanzia delle
riduzioni fiscali sulla Tarsu, i buoni mensa per i bambini di
famiglie monoreddito e agevolazioni su bollette e affitti. Tra
Migliasso e i lavoratori in platea è nato qualche battibecco, ma
la situazione è rientrata nella normalità con la promessa
dell'impegno di tutte le forze politiche per cercare la soluzione
meno traumatica.
Sono intervenuti anche il sindacalista Alp Enrico Lanza, il
rappresentante Rsu Fiom dell'Avio Precisi Maurizio Fonio,
l'operaio Omvp Franco Breuza. Ha chiuso il consigliere regionale
Gian Piero Clement, analizzando tre punti fondamentali: l'unità
dei lavoratori con le forze politiche, istituzionali e sindacali;
il Governo, che «al di là dei proclami sta facendo poco o
nulla»; i troppi padroni che approfittano della situazione
critica per scaricare sui lavoratori i costi della crisi.
Ha proposto anche di organizzare il "1º Maggio di
valle" a difesa dei posti di lavoro. Erano già scese le
tenebre quando il capoturno Giuseppe Giraud ha espresso
l'incertezza per il futuro, con un velo d'amarezza: «Nonostante
tutto continuiamo a lavorare per cercare di mantenere almeno gli
impegni con Fiat, visto che la Casa madre ha già trasferito in
Germania le lavorazioni dei Gruppi Peugeot e Renault. Il clima in
azienda è molto pesante, sapendo che entro una o due settimane al
massimo saremo tutti licenziati».
Giovanni Berger
(Del 10/4/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag.
71)la stampa
STABILUS Viaggio a vuoto del vescovo in Germania
Era iniziato come il viaggio della speranza. Ma il volo in Germania di monsignor
Piergiorgio Debernardi, di un rappresentante della chiesa valdese, Paolo Corsani,
e tre operai della Stabilus di Villar Perosa, per andare a incontrare la
dirigenza dell’azienda a Coblenza, dove è stata presa la decisione di
chiudere lo stabilimento di Villar, non ha avuto esito. «Purtroppo i linguaggi
erano diversi – spiega monsignor Debernardi – noi per due ore abbiamo
spiegato ai vertici dell’azienda la rilevanza sociale che c’è dietro ad una
decisione come la chiusura di una fabbrica. Ma viaggiavamo su binari opposti,
loro parlavano di profitto, giustificavano la decisione con la logica dei
numeri. Noi abbiamo ribattuto con la dignità del lavoro. Niente da fare. Questi
valori sono stati negati, calpestati, hanno dimenticato forse quello che è
stato creato in questa valle grazie all’impegno degli operai». Il drastico
provvedimento lascerà casa 77 persone. E la notizia della decisione
irremovibile, ieri pomeriggio ha acceso gli animi degli operai, riuniti al
teatro Una Finestra sulle Valli. In tanti speravano che il viaggio servisse a
scardinare quanto annunciato dall’azienda, ma ora sanno che qualunque forma di
lotta davanti ai cancelli non porterà risultati.
A. GIA.
ASSEMBLEA A VILLAR PEROSA ALLA FINESTRA DELLE VALLI ORE 18- 9 MARZO
audio :
“Vista la situazione molto critica di Stabilus e New Cocot - dice Gian
Piero Clement, Capogruppo Regionale del Prc – mi sono attivato per
favorire un confronto su queste realtà per capire se ci sono margini per
convocare un tavolo di crisi regionale che sia al di fuori della procedura
di chiusura della Stabilus di Villar Perosa e della messa in cassa
integrazione della New Cocot di Perosa Argentina”.
“Giovedì 9 mattina – continua il consigliere – a Torino si terrà
un incontro (slittato martedì scorso per impegni degli Assessori regionali)
tra enti locali, Comune di Perosa e Comunità Montana Val Chisone,
l’amministratore delegato della New Cocot e gli Assessori competenti
Bairati e Migliasso. Sempre giovedì 9 alle 18 al Comune di Villar Perosa vi
sarà un incontro tra l’amministrazione di Villar Perosa, le
organizzazioni sindacali, le maestranze Stabilus e gli Assessori Bairati e
MIgliasso”.
“La Regione – conclude Clement – metterà in campo tutte le sue
possibili competenze per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro,
mentre ad oggi non vi è alcuna azione prevista e programmata dal Governo
centrale”.
(Del 3/4/2009 Sezione: Cronaca di Torino
Pag. 70) - LA STAMPA
VILLAR PEROSA MENTRE SFUMA LA VENDITA DELL’OMVP Chiude anche la Stabilus 77 i lavoratori in cassa
VILLAR PEROSA
Non ha lasciato spazi all’ottimismo la riunione di ieri pomeriggio a
Torino all’Unione industriale fra i vertici della azienda tedesca
Stabilus, che a Villar Perosa impiega 77 lavoratori, e le organizzazioni
sindacali. «Non si è parlato di tornare sulla decisione di chiudere lo
stabilimento. Ormai si discute solo di 12 mesi di cassa integrazione, per
tutti sino alla chiusura della fabbrica - spiega Enrico Tron della Cisl .
La dirigenza è stata irremovibile e ha sostenuto che per una contrazione
dei volumi non è più sostenibile tenere aperto lo stabilimento in
Italia. Tutta la produzione di parti di ammortizzatori, si concentrerà in
Germania, a Coblenza (1.400 dipendenti». Un duro colpo non solo per la
val Chisone, ma per tutto il Pinerolese, l’età media dei dipendenti è
sui 40 anni. Altro segnale di preoccupazione arriva poi dalla Omvp,
azienda costola della Skf che a Villar dà lavoro a oltre 600 persone. Si
sono infatti interrotte le trattative di vendita in corso con la
multinazionale Neumeyer. Notizia resa ufficiale l’altro pomeriggio ai
sindacati, la società non si è avvalsa della facoltà di esaminare i
libri contabili, segno che al momento è calato l’interesse per la
conclusione dell’accordo commerciale.
A. GIA.
Edizione del 1 aprile 2009
Villar Perosa: Stabilus chiude, Val Chisone in
ginocchio
Giovedì a Torino incontro tra proprietà e sindacati,
protestano i lavoratori
La Stabilus chiude. Nonostante proprio dalle pagine de
"L'Eco" fossero già emersi i primi timori di una svolta così
clamorosa per il futuro dello stabilimento di Villar Perosa, che produce
ammortizzatori per i portelloni delle auto, l'annuncio ha lasciato tutti
di stucco. Pare che il direttore di stabilimento, Hunke, abbia tentato
fino all'ultimo di convincere i vertici in Germania a salvare il sito
italiano, anche a costo di una pesante ristrutturazione. Ma non c'è stato
verso e così, martedì sera della scorsa settimana, ai più stretti
collaboratori ha confessato affranto: «Ci chiudono lo stabilimento».
Il giorno dopo la notizia era già sulla bocca di tutti, confermata ai 77
dipendenti in assemblea dallo stesso direttore e poi dal sindacato.
Eppure la Stabilus, i dipendenti non fanno che ripeterlo, era uno
stabilimento modello, buona organizzazione e tanto lavoro. Fino ad un anno
fa i sindacati affermavano che tra i tanti problemi occupazionali che
affliggono la Val Chisone, la Stabilus era una delle poche certezze di
continuità. Nei mesi scorsi però tutto ha cominciato a girare storto,
partendo dalla vicenda della causa per un brevetto che ha fermato un
macchinario fondamentale per alcune settimane. Poi è arrivata la crisi,
ordini dimezzati e nel volgere di poco la decisione di chiudere. È
difficile capire cosa sia avvenuto. A partire della proprietà: Stabilus
è un Gruppo tedesco, con stabilimenti in Germania, Spagna, Turchia, ma la
maggioranza delle azioni almeno fino a pochi mesi fa era in mano ad una
finanziaria americana. In questi casi, si sa, diventa difficile trovare il
bandolo della matassa.
Qualcosa di più si dovrebbe capire giovedì, quando a Torino, nella
sede dell'Unione industriale, si ritroveranno i rappresentanti della
proprietà e i sindacati. La legge dà 75 giorni di tempo per trovare un
accordo con sindacati e Regione. Il destino dei dipendenti è la mobilità.
«Noi però speriamo di ottenere prima la cassa integrazione, e magari
trattare un bonus di uscita - afferma Enrico Tron della Fim-Cisl , -ma
prima di tutto questo vogliamo capire cosa è successo in modo chiaro, e
se davvero non c'è altra soluzione»
Davanti alla sede dell'Unione industriale giovedì si ritroveranno i
dipendenti della Stabilus per protestare, mentre nello stabilimento si fa
sciopero di un'ora per turno.
Giovedì scorso, a Pomaretto, si è svolto un incontro tra i
rappresentanti sindacali (Tron, Lanza, Mandarano) e i lavoratori dei vari
stabilimenti in crisi, organizzato da Rifondazione, presente il
consigliere regionale Clement. La proposta che ne è uscita è quella di
organizzare uno sciopero generale del Pinerolese, ma ci vorrà tempo.
Intanto il lavoro se ne va.
Alberto Maranetto
(Del 31/3/2009 Sezione: Cronaca
di Torino Pag. 70)la stampa
VILLAR PEROSA APPELLO ANCHE AI POLITICI DOPO IL LORO
LICENZIAMENTO Il documento inviato ai mass media sarà
distribuito con un volantinaggio Lettera aperta dei 77 dipendenti della Stabilus
Altri 77 lavoratori senza posto di lavoro. La Stabilus,
multinazionale tedesca leader mondiale nella produzione di ricambi e
accessori auto, chiuderà lo stabilimento di Villar Perosa. Colpita dalla
crisi finanziaria americana, la Stabilus ha annunciato una sovracapacità
produttiva e un piano di risanamento aziendale. Risultato: la chiusura
degli stabilimenti che sono all’estero. Per i lavoratori di Villar
Perosa è stato un fulmine a ciel sereno. «L’azienda spiega Enrico
Tron della Fim-Cisl di Pinerolo funzionava bene. L’ambiente interno
è sempre stato ottimo. C’erano turni a scorrimento e, se necessario, si
lavorava sabato e domenica per rispettare i tempi di produzione e
consegne. Oggi lo stabilimento paga colpe non sue, ma derivanti dalla
situazione internazionale». All’indomani dei presidi e dei cortei dei
lavoratori per cercare di recuperare una situazione che appare ormai
compromessa («Abbiamo sempre contribuito al benessere dell’azienda e
oggi, di colpo, ci ritroviamo con la lettera di licenziamento in mano»,
scrivono i dipendenti), gli operai si affidano anche ad una lettera per
sensibilizzare l’opinione pubblica. «Ci scusiamo per i disagi che vi
stiamo provocando con la nostra manifestazione dicono i dipendenti
della Stabilus - ma fino a qualche giorno fa, ovvero quando avevamo il
lavoro, forse anche noi eravamo poco sensibili a queste cose, ma la nostra
storia insegna che nessuno è intoccabile. Non sappiamo nemmeno bene in
quale modo potreste aiutarci dicono -, ma la vostra pazienza e già un
segno di solidarietà. Aiutateci a non gettare la spugna. Scioperare e
manifestare è inutile perché ormai i giochi sono fatti?». I lavoratori
chiedono poi aiuto alla politica: «Siamo in periodo di campagna
elettorale dicono -, e una pacca sulle spalle non la si nega a nessuno,
ma ci serve altro dalla politica, magari un po’ di protagonismo in meno
e qualche idea in più, provando a capire quale sarà il futuro di queste
valli». Nel Pinerolese che perde un altro tassello della propria
produzione industriale emerge però un paradosso: «Perché in periodo di
crisi la Stabilus, tedesca, concentra le proprie aziende in Germania
dice Tron mentre l’Indesit, che ha capitali italiani, chiude e
trasferisce la produzione in Polonia?».
Domenica 29/marzo alle ore 9.00
davanti alla ditta Stabilus/ZF Sachs
di Villar Perosa.
si è svolta sotto la pioggia una manifestazione per difendere i posti di lavoro ed evitare
la chiusura dello stabilimento.
con 200 lavoratori e cittadini
“Ho partecipato domenica mattina – dice Gian Piero Clement, Capogruppo
Regionale del Prc – alla manifestazione dei lavoratori della Stabilius di
Villar Perosa, dopo che la proprietà mercoledì scorso ne ha annunciato la
chiusura. Al corteo erano presenti anche i sindaci della zona ed il vescovo a
testimonianza di quanto il territorio sia vicino alla drammatica situazione
delle famiglie e di una Valle che rischia un ulteriore impoverimento produttivo
ed occupazionale”.
“Fin da venerdì – continua Clement – ho richiesto agli assessori
regionali competenti, Bairati e MIgliasso, l’attivazione di un tavolo di crisi
regionale, anche perché ritengo che vi sia sempre di più la necessità di
affrontare complessivamente il problema del territorio e non di interventi
singoli, fatti fabbrica per fabbrica”.
“Chiederò in questi giorni al Sindaco di Pinerolo Covato, al Presidente della
Provincia Saitta e al Presidente della Regione Bresso di muoversi in questa
direzione. Anche perché dal Governo nazionale per affrontare in maniera
sistematica la crisi non è arrivato nulla, a parte qualche incentivo per
l’auto”, conclude Clement.
Torino, 30 Marzo 2009
eco 1 aprile 09
VILLAR PEROSA LA NOTIZIA È ARRIVATA IERIChiude la Stabilus Via 80 dipendenti
Chiude la Stabilus e lascia a casa 80 dipendenti. Un altro duro colpo per
l’occupazione nel Pinerolese. La notizia, data ieri mattina durante
un’assemblea, ha colto alla sprovvista gli operai della multinazionale tedesca
che produce piccoli componenti per ammortizzatori. «Hanno affermato – spiega
Pino Lo Gioco, della Fiom Cigl - che la chiusura è conseguente alla necessità
di spostare la produzione in Germania. Nessuna porta è stata lasciata aperta
per i dipendenti. Nessuna possibilità di essere ricollocati in altre fabbriche
della multinazionale». Il gruppo Stabilus conta oltre 3 mila dipendenti, sparsi
sugli stabilimenti in 11 diversi paesi. Sconcerto anche nel palazzo del Comune
di Villar Perosa. «Gli amministratori della Stabilus sono tedeschi - dice il
sindaco Claudio Costantino - e da un anno non si fanno sentire. Non abbiamo
nessun collegamento con la dirigenza. È incredibile questo modo di agire»
Mente e cuore lontani da queste valli, è il commento che da ieri pomeriggio
gira per le vie del paese. «Adesso affronteremo il problema - sottolinea il
sindaco - ma cosa possiamo fare davanti ad un fenomeno come questo? Ottanta
posti di lavoro dove li recuperiamo?».
L. GIA. -la stampa 26.3.09