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dossier Stabilus

    

 

 

loc 667 alpcub >>VERTENZE: Il giudice Baldi ha respinto con una sentenza il ricorso contro la Stabilus. Stiamo valutando con il nostro legale se ci sono le condizioni per ricorrere in appello. Il giudice ci condanna inoltre al pagamento delle spese processuali. Sarà compito dell' ALP/Cub sostenere queste spese come facciamo in questi casi e come è previsto dal nostro statuto. Il mutuo soccorso si realizza specialmente per appoggiare queste battaglie legali in difesa della dignità dei lavoratori.

Sentenza favorevole invece per i lavoratori della NICMA, impresa di pulizie presso la Stabilus. Dopo una sentenza favorevole del Tribunale di Pinerolo, la Nicma era ricorsa in appello, ma il giudice ha confermato la sentenza ordinando il reintegro dei lavoratori e il pagamento di tutti gli stipendi non percepiti.

 

eco del chisone 19.01.2011

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Pubblicazione: 01-05-2010, STAMPA, TORINO, pag.59
 
Sezione:  
Autore:  
DIARIO
Villar Perosa Mobilita' alla Stabilus 1 maggio 2010. Una data che 77 dipendenti della Stabilus non dimenticheranno mai. Oggi scade l'anno di cassa integrazione. Tutti licenziati, vanno in mobilita', l'azienda ha spostato la produzione da Villar Perosa in Germania e ieri mattina un gruppo di operai ha presentato ricorso al giudice del lavoro del tribunale di Pinerolo, Giuseppe Salerno. Contestano che l'accordo di chiusura sia stato siglato esclusivamente dal rappresentante sindacale della Cisl. Inoltre affermano che la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali non devono essere pagati dall'Inps, ma, visti i bilanci dell'azienda che dimostrano un attivo, devono essere a carico della Stabilus. «L'intenzione e' quella di chiedere con questo ricorso un risarcimento per gli ex dipendenti spiega FRANCO BREUZA, presidente del sindacato di base Alp i lavoratori non si sono sentiti rappresentati da tutte le forze sindacali e ritengono illegittima questa cassa integrazione».
 

 

 
Edizione del 28 aprile 2010

Per conto di tre ex-dipendenti, udienza il 30 aprile
Alp-Cub cita la Stabilus: «Comportamenti illegittimi»

eco del Chisone


Si apre il 30 aprile prossimo davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Pinerolo, Giuseppe Salerno, il dibattito sulla causa intentata da tre ex-dipendenti contro la Stabilus di Villar Perosa, azienda che ha improvvisamente chiuso i battenti nel 2009. I tre sono assistiti dall'avvocato torinese Simone Bisacca su mandato del sindacato di base pinerolese Alp-Cub.

Non siamo di fronte, occorre dirlo subito, ad una normale causa di lavoro. Il perché ce lo spiega il sindacalista Enrico Lanza di Alp: «Sappiamo benissimo che si tratta di una causa difficile da portare avanti, ma abbiamo voluto farlo ugualmente: non si tratta di portare a casa qualche soldo in più per i lavoratori, ma di affermare un principio ovvero che non si può chiudere una fabbrica senza un valido motivo».

Secondo le tesi dell'avvocato dei tre lavoratori nell'azienda, appartenente a un gruppo tedesco, nella gestione dell'intera vicenda sarebbero stati commessi numerosi atti illegittimi, sia dal punto di vista formale, sia sostanziale. Illegittima la composizione della Rsu, illegittima la procedura per la richiesta della cassa integrazione straordinaria poiché non ci sarebbero stati i presupposti a sostegno della stessa.

Non solo, i lavoratori contestano la validità dell'accordo stipulato tra sindacato (Cisl) e l'azienda che ha portato alla chiusura dello stabilimento in cambio di una congrua buonuscita, accordo poi accettato dalla maggioranza dei lavoratori. Secondo gli avvocati l'azienda non era afflitta da problemi gravi: «La sospensione del rapporto di lavoro - scrivono - è basata su presupposti non veritieri… L'azienda ha poi agito in modo puramente arbitrario nella decisione di chiudere e togliere il lavoro ai suoi dipendenti». La parola passa adesso al giudice.

A.M.


 

 

Stabilus : ottobre- Le denunce dei lavoratori fanno effetto e la cassa integrazione finalmente arriva

 

 

news- il 20 luglio incontro in consiglio comunale a Villar Perosa

E' stato detto ai resistenti della Stabilus che la direzione anticperà la cassa ai residenti e cercherà soluzioni ampone per la fabbrica.

 

 

La Opel non vuole la Fiat.? (locandina alpcub 603)

Il governo tedesco è stato protagonista dell'intesa Opel/Magna. Luciano Gallino giudica scandalosa l'assenza del governo italiano nella trattativa e ha ragione. Ma vedendo il comportamento e il dibattito  di questi mesi dei nostri esponenti politici, non siamo sicuri che un eventuale intervento avrebbe portato migliori risultati. Ora sembra che la questione sia ancora aperta. In ogni caso queste operazioni saranno importanti per il ruolo della Fiat nel settore auto, ma nessuno sa bene cosa succederà nei vari stabilimenti italiani. Ci sono però anche delle lotte che nessuno mette in evidenza.

Certo i tedeschi si fidano poco degli italiani, ma anche loro non brillano per correttezza: la Stabilus per  oltre 14 anni ha prodotto e fatto profitti in Italia con una licenza che non era sua e subito dopo chiude la fabbrica con  un'arroganza e una prepotenza che da tempo non si  vedevano. Perchè non proponiamo una Bolkestein anche per le multinazionali? In Germania se un'azienda vuole chiudere lo può fare, ma deve presentare un “Piano Sociale”, che prevede risorse per gli ammortizzatori sociali e altre per nuove iniziative produttive. Potremmo, dopo le elezioni, chiedere alle istituzioni di impegnarsi su questo terreno.

 In ogni caso il nostro compito per i prossimi mesi è di evitare che situazioni simili succedano ancora. Parlare con i lavoratori e non aspettare che le varie  situazioni precipitino: sarebbe troppo tardi, come ci insegna la Stabilus.

8 giugno incontro con il Legale per  valutare eventuali ricorsi contro l'accordo Stabilus. si è deciso di dare il mandato


 

Comunicato stampa del collettivo STABILUS  “La voce del presidio”

 

                                   

Ai lavoratori che hanno condiviso e accettato l’accordo 30/04/2009 fra FIM-FIOM e STABILUS

Ai lavoratori che si sono in qualsiasi modo opposti all’accordo medesimo

al sindaco e al consiglio comunale di Villar Perosa

al  presidente e all’assessore al lavoro della Comunita’ montana Valli Chisone e Germanasca

al vescovo di Pinerolo

al pastore valdese di Villar Perosa

al consiglio provinciale di Torino

al consiglio regionale del Piemonte

 

p.c. Giornali LIBERAZIONE/STAMPA/REPUBBLICA/ECO DEL CHISONE/ECO DELLE VALLI VALDESI

 

 

In seguito ad una approfondita valutazione con il legale al quale ci siamo rivolti, sono emerse notevoli criticita’ da un punto di vista sia formale che sostanziale in tutta la vicenda dell’accordo STABILUS- sindacato con cui di fatto ci siamo trovati in mezzo ad una strada , senza lavoro e senza prospettive.

Tutto questo disagio ci e’ stato detto che sarebbe stato ricompensato da un pugno di Euro ( quanta analogia con i 30 denari di Giuda). 16000 Euro che sono stati sbandierati come una cifra enorme e del tutto esaustiva di quanto i lavoratori Stabilus potevano ritenere fosse loro dovuto dall’azienda a vario titolo. Unica clausola per ottenere questi famigerati 16000 Euro l’accettazione incondizionata dei conteggi dell’ azienda in fatto di TFR, arretrati , straordinari, festivita’ non retribuite e via di questo passo.

Malgrado cominciasse a serpeggiare qualche sopetto, molti lavoratori hanno continuato ad avere fiducia nell’ “ottimo accordo sindacale”.

Tra noi del presidio, invece, qualcuno ha iniziato ad informarsi e sono emerse alcune verita’ dure e scomode come quella che i 13000 Euro non andranno nelle tasche dell’ azienda di outplacement ( che funziona con capitali regionali) e gli addetti di questa agenzia non ci hanno saputo spiegare dove effettivamente questi denari verranno dirottati.

Abbiamo ringraziato ma non ci siamo sentiti nelle mani giuste per trovarci un nuovo lavoro decente e  non precario.

I piu’ maliziosi tra noi ( i piu’ perversi se vogliamo )  hanno addirittura  iniziato a pensare ad una possibile truffa : mi trovano un lavoro, mi licenzio dalla Stabilus , mi danno la mia liquidazione , si tengono i 13000 Euro d’incentivo all’esodo e mi trattengono i 5000 Euro che mi prestano tra giugno ed agosto ( per campare in attesa della CIGO) quindi

 

16000 – 13000 = 3000 Euro di cui 5000 da restituire =   - 2000 Euro !!!!!

 

Che saranno ovviamente trattenuti sulla mia liquidazione.

Tutto questo in un periodo in cui la CIGO sta diventando veloce ad essere erogata come scrive l’ INPS.

Non era più chiaro darci un contributo di 700 Euro per 7 mesi come integrazione alla cigs visto che la legge 223 prevede l'anticipo ?

 

 

Che dire poi della richiesta di prestito in cui vengono riportate tutte le clausole dell’ accordo sindacale e che non hanno nulla a che vedere con una operazione finanziaria tranne il fatto di poter in qualche modo intimidire i lavoratori costringendoli, individualmente, a firmare un accordo che non condividono, spinti dalla necessita’ ???

Questo comportamento per il codice penale come si chiamerebbe?

Per molte inadeguatezze, superficilita’, errori e tentativi a nostro parere truffaldini,  abbiamo quindi dato mandato al nostro legale di sporgere denuncia presso le autorita’ competenti , certi che la legge , la giustizia e la verita’ emergeranno.

Come si puo’ ben capire dal nostro comunicato abbiamo dovuto subire un accordo figlio di una vergognosa sconfessione di quanto si era convenuto a livello regionale:

siamo stati derisi per la costruzione del nostro presidio, siamo stati minacciati anche se noi non abbiamo sollevato polveroni mediatici degni di una lite all’asilo o di un battibecco tra polli.

Abbiamo dovuto subire un accordo impresentabile, ma non ci sentiamo VINTI !

Ci ribelleremo ancora contro tutto e tutti fino a quando questo vergognoso accordo non saltera’ e non avremo ottenuto giustizia per noi e anche per chi e’ caduto nella trappola padronal-sindacale che e’ stata tesa a tutti i lavoratori Stabilus.

 

VIA questo accordo truffa, firmato tradendo la fiducia e la buona fede dei lavoratori Stabilus.

 

Non siamo vinti e la nostra battaglia continua piu’ forte e convinta che mai.

 

 

Lavoratrici e lavoratori Stabilus contrari all’accordo sulla chiusura

 Enrico Lanza e Franco Breuza ALP/Cub

 

 

Villar Perosa 27/05/2009

 

iniziativa per la stabilus pdf

audio gr come&dove

  audio Tron-Cisl

video GR3RAI- corteo mp4 -3Mb

 

Assemblea sulle proposte aziendali: il 90% accetta la monetizzazione (10-12mila euro a fine CIG) e la CIG per un anno + la mobilità, e la chiusura della fabbrica.

Raccolta di firme fra i lavoratori Stabilus per sospendere la decisione almeno fino al 29 aprile ( già raccolte 30 firme ).

trattativa il 21

22 ore 13 assemblea in corso- l'assemblea accetta a maggioranza le proposte della direzione. Da domani tutti in libertà.

in forse il tavolo di crisi regionale venerdì 24 a Torino per strappare qualche miglioramento

23 aprile - smontate le tende, finito il digiuno di Rosanna.

riflessioni:

- l'azienda con le sue offerte ha spinto per chiudere prima ancora che scadessero i 45 giorni previsti dalla procedura

- la CGIL dice che se si va all'Uffico Provinciale del lavoro si possono ottenere condizioni migliori

- la Cisl dice che prima si chiude meglio è

- alp dice che bisogna mantenere il presidio e che la Stabilus e la Sachs sono il frutto di una lotta di mesi di tutta la valle per l'occupazione dopo la chiusura della Fiat di Villar, e che quindi non si devono vendere i posti di lavoro

-i lavoratori della Stabilus non hanno esperienza di lotte e sono sindacalizzati solo al 25%, a molti hanno fatto gola gli euro che offre l'azienda

- i sindacati sono divisi e non riescono a contrastare le decisioni di una multinazionale inflessibile

- il coraggio dell'operaia che ha fatto lo sciopero della fame non ha smosso la valle che avrebbe dovuto invece  far sentire la sua presenza in massa alla Stabilus, e ha solo rincuorato la minoranza che non voleva concludere subito.

(Pb)

24 a Torino - riconvocate le parti per 28  e 29- si prova ad ottenere un secondo anno di CIG

24 pomeriggio riparte il presidio alle porte

29 a Torino la FIM CISL firma e la FIOM CGIL no.

accordo -pdf

il lavoro alla Stabilus che non c'è più - pdf                  giro foto         la stampa pdf   l'unità pdf

NEW COCOT E STABILUS, DUE ACCORDI CHE SEGNANO STRADE OPPOSTE

Lunedì 11 Maggio 2009 00:00

Nei giorni scorsi si sono concluse due importanti vicende occupazionali che riguardano la Val Chisone.

Da un parte vi è stato il buon accordo per quel che riguarda la New Cocot di Perosa Argentina: con la prevista rotazione si salvano tutti i posti di lavoro, anche se bisogna continuare a tenere alta l’attenzione e la mobilitazione per capire che cosa potrà accadere dopo il 30 giugno, quando scadrà il contratto di affitto con la Manifattura di Legnano. Ritengo comunque che le lotte e l’unità dei lavoratori abbiano portato a casa un buon risultato.


Dall’altra vi è la Stabilus di Villar Perosa per la quale l’accordo sindacale certifica la scomparsa di questa realtà produttiva dal nostro territorio. L’accordo ha grandi aspetti di criticità anche e soprattutto se confrontato con altre simili vicende – penso per esempio all’Olimpias di Piobesi o alla Cabind di Chiusa San Michele – dove si sono riusciti ad ottenere almeno due anni di cassa integrazione, e sulla Cabind a mantenere aperto un confronto per la ricollocazione dei lavoratori o per nuovi insediamenti produttivi in quello stabilimento. Le difficoltà nel costruire un migliore accordo sulla Stabilus sono in gran parte legate all’intransigenza della proprietà e a forti divisioni tra i lavoratori tra i quali è prevalsa (salvo alcune eccezioni) la sfiducia, la rassegnazione e la mancanza di volontà di lottare per salvaguardare il proprio posto di lavoro.

 


Edizione del 13 maggio 2009- eco del chisone


Guai ad illudere troppo la gente
Le difficili scelte sindacali


Lascerà un segno, o forse no, la recente vicenda che riguarda l'accordo sindacale per la Stabilus di Villar Perosa. Un segno profondo di divisione tra gli addetti, o ex, di un'azienda che chiude per sempre e lascia la valle. Ma una cosa va detta con grande chiarezza: c'era una controparte - l'azienda - non disponibile ad un accordo diverso da quello che poi è stato raggiunto, con il rischio che, a forza di tirare la corda, poi probabilmente si sarebbe spezzata. La maggioranza dei dipendenti ha accettato quell'accordo, altri l'hanno contestato. Forse anche sobillati da chi pensa o pensava di trarre benefici e visibilità in un momento di campagna elettorale.

Un accordo che, tra la cassa integrazione straordinaria ed incentivo di 16mila euro netti, consente di tentare - tempo due anni - una ricollocazione del personale della Stabilus che ha perso il lavoro. Un momento di respiro, lungo 800 giorni. Cosa accadrà dopo è tutto da inventare.

Una vicenda che ci insegna due cose.

Da una parte il senso di responsabilità di sindacalisti ogni giorno, di questi tempi grami, sempre sulle barricate. Ma senza illudere la gente. Ci sono battaglie che qualche volta non si vincono ma almeno consentono l'onore delle armi specie per lavoratori che non hanno arma alcuna per tutelarsi. C'è una legge, probabilmente troppo permissiva, che parla di procedure di 75 giorni per trovare un accordo. Altrimenti l'azienda fa sostanzialmente quello che vuole. Né si può negare che un'azienda, di fronte a grosse difficoltà di mercato, con quali strumenti la si può costringere a continuare l'attività produttiva senza sbocchi?

E non dimentichiamoci che mentre una valle perde una settantina di posti di lavoro, nel Pinerolese, negli ultimi sei mesi, almeno un centinaio di persone ha seguito la stessa sorte. Di questi non si è occupato nessuno. Uffici ed esercizi commerciali che hanno ridimensionato il personale. Dove c'erano quattro addetti sono diventati tre: agenzie immobiliari che hanno ridotto il numero degli agenti… E che tutela hanno questi lavoratori lasciati a casa?

La seconda cosa che dovrebbe insegnarci la vicenda Stabilus è che tutto il territorio deve essere unito, coeso, al di là delle differenze politiche, per tentare di riportare sul territorio nuove attività produttive. Cominciando dalla ricerca di un'area sufficientemente ampia ove favorire nuovi insediamenti e non dieci aree, una per ogni "campanile".

C'è una vocazione che il territorio può esprimere? Ci provi almeno. C'è da partire con la borsa sotto il braccio per contattare nuove realtà industriali? Allora parta qualcuno. Nessuno ci viene a cercare perché siamo la terra dei cavalli o delle Olimpiadi che fanno ormai parte dell'album dei ricordi.

«Altrimenti - mi diceva un sindacalista - vedrò le mie valli morire poco alla volta». E non basterà protestare, dividersi, arrabbiarsi, sfilare in corteo se non riusciremo a creare qualcosa di nuovo.



Pier Giovanni Trossero

vedi locandina 600 alp con risposta

scambi di lettere all'eco:

  eco 13.5


su Stabilus e Newcocot:

video come e dove - con Enrico Tron (CISL)

commento al video.  Ad un certo punto Tron attacca i comunisti italiani e quant'altro di venire a fare marchette e campagna elettorale davanti alle fabbriche , invece di portare lavoro. Tron ha la responsabilità di tutta l'industria della zona per la Cisl ed evidentemente non gradisce interferenze specie dove ha il monopolio delle tessere...  Le forze politiche, specie a livello regionale erano intervenute per migliorare il trattamento dei lavoratori in questa tragica chiusura di azienda e si profilava un anno in più di cig per tutti ( nell'accordo si  prevede un anno di cig più sei mesi per chi non si aggancia alla pensione).  La Regione continuerà anche adesso che non c'è più il tavolo di crisi Stabilus a cercare una azienda che si insedi nell'area e per il ricollocamento dei licenziati.

Poi che la presenza politica sia scarsa non è vero: è maggioritario negli operai l'appoggio al governo- che per primo dovrebbe intervenire.(pb)

la stampa - ed. valsusa pag 78- 29.3.2009


Pinerolo 11 maggio 2009

 

Alle lavoratrici e lavoratori della Stabilus e del pinerolese

Comunità Montana Val Chisone e Germanasca e Sindaci del territorio

Ai consiglieri Regionali e Provinciali

p.c. Pastore di Pomaretto e Vescovo di Pinerolo

p.c. Eco del Chisone, Eco delle valli Valdesi, La Stampa, La Repubblica

 

Perchè riteniamo l'accordo firmato alla Stabilus sbagliato e dannoso.

 

Quando si tratta della chiusura di una fabbrica e di conseguenti licenziamenti collettivi la fretta è sempre una scelta sbagliata, perchè impedisce di esplorare tutte le opportunità.

Chiudere una fabbrica oggi in Valle vuol dire lasciare un contenitore vuoto per anni forse per sempre.

Un anno di cassa integrazione non è sufficiente per trovare alternative oggi con questa situazione. (Nel 1984 quando la Fiat trasferì le produzioni occorsero più di sei mesi per convincere l'Avvocato a trovare una soluzione alternativa in un periodo meno complicato).

Si crea un precedente molto pericoloso per le altre realtà produttive della Valle e del territorio pinerolese.

Quando si trattano argomenti così delicati che toccano la vita di persone e famiglie non è sufficente fare votare e giustificarsi dietro la maggioranza, ma é indispensabile fare in modo che alla fine del percorso “tutti” riconoscano che si è fatto il possibile per ottenere il risultato migliore.

 

E' comprensibile e giusto che chi non è d'accordo  faccia di tutto per riaprire la questione.

Quelli che in queste settimane sono stati vicini al presidio come le nostre e i nostri militanti, hanno fatto una cosa giusta e di solidarietà.

Noi non abbiamo fatto campagna elettorale per nessuno e tantomeno abbiamo fatto “marchette” come sostiene in un intervista chi ha sottoscritto l'accordo.

 

Infine per dimostrare che un altro accordo è possibile alleghiamo quello sottoscritto All'AMMA e in Regione per la Cabind  fabbrica della Val di Susa che ha vissuto gli stessi problemi della Stabilus. Un accordo che senza essere il più giusto o il migliore, prevede oltre all'incentivo due anni di cassa. La Regione ha dato un contributo decisivo per una soluzione ponderata e non affrettata, impegnandosi nel percorso formativo  dei lavoratori e nella ricerca di soluzioni produttive alternative.

 

Franco Breuza – Enrico Lanza

 accordo cabind- pdf

 


 

Edizione del 6 maggio 2009 eco del chisone

Martedì in assemblea nello stabilimento di Villar Perosa
Sì all'accordo per chiudere la Stabilus
Ma una brutta pagina sindacale che lacera una valle

È terminato con un sì all'accordo sulla chiusura immediata dello stabilimento il lungo braccio di ferro che ha visto contrapposti i dipendenti della "Stabilus" di Villar Perosa e ha lacerato l'anima di un'intera valle.
L'accordo è stato approvato con 44 sì e 16 no nell'assemblea dei dipendenti svoltasi martedì mattina.

 

 Prevederebbe un anno di cassa integrazione straordinaria più la normale mobilità, 16mila euro di incentivi per tutti, copertura sotto varie forme dei costi per la formazione dei dipendenti in cerca di ricollocazione, pagamento dello stipendio di aprile entro il 15 del mese e anticipo della cassa integrazione in due tranche di 2.500 euro (che saranno scalate dai 16mila euro di incentivo), disponibilità all'accompagnamento alla pensione per un periodo di sei mesi oltre lo scadere del periodo coperto dagli ammortizzatori sociali.


Tanto o troppo poco? Si rischiava di perdere tutto oppure si poteva ottenere di più? Sono le domande che ancora si fanno un po' tutti. Durante il corteo del 1º Maggio sono volate parole grosse tra i sostenitori delle due tesi. Bersagliato in particolare il sindacalista della Fim Cisl Enrico Tron, reo, a parere di alcuni, di aver sottoscritto una sorta di pre-accordo con l'azienda nella giornata di giovedì, lo stesso documento poi approvato.
«Sono state giornate difficili e di amarezza - ha poi sostenuto Tron martedì, uscendo dalla Stabilus -, tanto che avevo deciso di ritirare quella firma nonostante l'avessi apposta specificando che i lavoratori avrebbero avuto l'ultima parola».


Sull'accordo: «Mi sento la coscienza a posto, la Stabilus voleva chiudere ed era disposta a far saltare il tavolo delle trattative. Quanto abbiamo ottenuto permette comunque di dare respiro ai lavoratori».
Di diversa opinione il segretario della Cgil pinerolese Mandarano, che pur esprimendo solidarietà a Tron afferma: «Sono convinto che c'erano i presupposti per ottenere due anni di cassa integrazione, in modo da tenere legati allo stabilimento gli operai. Questa resa crea un pericoloso precedente che potrebbe mettere in difficoltà le altre realtà vicine».


Sicuramente questa resterà nella memoria come una brutta pagina nella storia della valle. Per dirla con le parole del consigliere regionale Clement, dopo il confronto avuto in Regione con la Stabilus: «Non mi era mai capitato di confrontarmi con un'azienda così determinata ad infischiarsene non solo degli operai, ma di offendere un'intero territorio».

Maranetto Alberto


(Del 6/5/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 70)la stampa

VILLAR PEROSA
Stabilus i lavoratori approvano l’accordo


L’assemblea dei dipendenti della Stabilus, ieri, ha approvato l’accordo sindacale, con 44 voti a favore, 16 contrari e 7 astenuti: tutti i lavoratori messi in mobilità, dopo un anno di cassa integrazione, riceveranno 16.000 euro netti, l’azienda inoltre concederà un prestito, senza interessi di 5.000 euro a ogni dipendente, in attesa che arrivi il pagamento della cassa. «Questo è il massimo che siamo riusciti ad ottenere - dice Enrico Tron della Fim Cisl -, in questi giorni davanti ai cancelli della Stabilus abbiamo visto di tutto, qualcuno ci ha tacciato di aver agito senza mandato, altri hanno usato la crisi dell’azienda con fini di propaganda politica». Sono poi prive di fondamento le voci diffuse in val Chisone che ipotizzavano l’arrivo di un’azienda di batterie che avrebbe assunto i lavoratori della Stabilus.
NEW CO.COT. Un altro accordo è stato siglato alla New Co.Cot di Perosa Argentina, per un altro anno di cassa integrazione a rotazione con l’impegno di anticipare gli stipendi. Mentre due anni di cassa integrazione per ristrutturazione sono in arrivo alla Magna Electronics di Campiglione Fenile, azienda che dà lavoro a 380 dipendenti.
A.GIA.

 


 

(Del 1/5/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 63)la stampa

OCCUPAZIONE LA FABBRICA È DIVENTATA IL SIMBOLO DELLA CRISI
Parte da Stabilus il grande corteo del Primo maggio




Oggi il corteo del Primo maggio del Pinerolese parte da una fabbrica che è diventata il simbolo della crisi di queste vallate. Dalla Stabilus di Villar Perosa. Ci saranno i lavoratori di tutti i comuni di questo territorio piegato dalla crisi. Centinai di persone. che si ritroveranno a fine corteo nel teatro comunale per parlare con sindacati il vescovo Debernardi, gli amministratori locali, del difficile momento occupazionale dell’area.
E ovviamente si discuterà di Stabilus e dell’accodo per un anno di mobilità e di cassa integrazione firmato da Fim- Cisl. «Hanno avuto troppa fretta di chiudere, si doveva ottenere di più» è la protesta unanime. «I delegati non avevano questo mandato, ci sentiamo traditi». Primo maggio 2009, primo giorno di cassa integrazione alla Stabilus. Si discute davanti ai cancelli, ci si arrabbia e poi ci si interroga su quale futuro attende queste 77 famiglie. Lorena Besso ha 33 anni, tra sei mesi diventerà mamma: «Sono entrata nella fabbrica nell’aprile del 96, ho deciso di aver un figlio perché qui c’erano delle certezze. La mia storia è fatta di sogni e di speranze, di lavoro e di fatica. Ma ho sempre affrontato tutto con grande determinazione; oggi, però, mi serve proprio tanto coraggio quando penso al futuro che attende mio figlio».
I protagonisti della crisi sono disseminati in tutta la valle. Racconta Savina Gaydou, operaia alla New CoCot azienda di Perosa Argentina: «Sono una delle donne della domenica. Sono entrata in fabbrica grazie ad un part-time nel quale si lavorava 10 ore e mezzo alla domenica e 10 ore e mezzo al sabato, poi si facevano 8 ore di lavoro durante la settimana. La mia vita è stata scandita da turni difficili per una mamma. Quando nel ‘92 mi hanno proposto un full time la mia bimba mi ha chiesto: ma allora, diventeremo anche noi una famiglia normale? Alla domenica resterai a casa?»
Anche qui la situazione è appesa ad un filo: l’azienda ha denunciato un esubero del 50% dei 200 lavoratori. La New CoCot è in concordato preventivo se non ci sarà la vendita entro il 6 giugno si rischia di essere coinvolti nel fallimento della Manifattura Legnano.
Un altro testimone della crisi che ha investito la valle è Franco Breuza, da 35 anni lavora in quella fabbrica di cuscinetti un tempo chiamata Riv, oggi Omvp ed è presidente del sindacato di base Alp. «La conosco tutta la storia di questa fabbrica, da quando eravamo operai ricchi, privilegiati e pagati meglio degli altri, a quando abbiamo visto arrivare quei giovani senza nessun diritto, gli operai interinali, o quelli con contratto a termine. Lavoro dentro uno stabilimento che è semivuoto. Una volta sembrava di essere in un formicaio: c’era gente che andava e veniva costantemente. Ti sentivi vivo. Oggi, guardando quegli ampi spazi vuoti, ti sembra di essere in un campo di battaglia. Noi siamo i pochi sopravvissuti, le vittime sono quelli rimasti a casa. Ho visto il declino del sindacato confederale e la nascita di quello di base, l’Alp. Ma c’è da vergognarsi oggi a dire che sei un sindacalista, sei solo un testimone impotente di una crisi che vede protagonisti degli schiavi che non vedranno mai finita la piramide».

ANTONIO GIAIMO

 

STABILUS, NEGATIVA L’IPOTESI DI ACCORDO – BISOGNA METTERE IN CAMPO UN ALTRO ANNO DI CIG E PROVARE A PORTARE NUOVE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

Lunedì 27 Aprile 2009 00:00

Si è finalmente svolto venerdì 24 il tavolo di crisi regionale sulla vicenda Stabilus, incontro che avevo più volte sollecitato, anche con lettera formale indirizzata agli Assessori il 31 Marzo scorso. All’incontro hanno partecipato le organizzazioni sindacali ed i rappresentanti degli enti locali (il Sindaco di Villar Perosa Claudio Costantino e il Presidente della Comunità Montana Val Chisone Andrea Coucourde).

 


Dal punto di vista occupazionale l’ipotesi di accordo, che prevede sostanzialmente la chiusura dell’azienda, un anno di cassa integrazione e una buonauscita di 12mila euro, è negativo.

Si è quindi convenuto di convocare l’azienda per martedì 28: ritengo che l’obbiettivo, a questo punto, diventi quello di mettere in campo un ulteriore anno di cassa integrazione in deroga per mantenere comunque i lavoratori legati al sito produttivo, e  provare anche con gli strumenti regionali (contratto d’insediamento, legge 34) a riportare nuove attività produttive in quello stabilimento.

Credo sia stata molto importante l’iniziativa estrema di protesta di Rosanna Nardi, come è molto significativa l’idea di mantenere il presidio dei lavoratori Stabilus che non accettano questa soluzione che rischia di lasciarli senza lavoro e di impoverire ulteriormente il nostro territorio.

Continuerò ad occuparmi in Regione di questa vicenda, così come della Newcocot e della Indesit, sperando che una “voce dal territorio” possa servire a tenere alta l’attenzione

 

 

 


 

Edizione del 29 aprile 2009

A maggioranza votano di trattare la chiusura, ma il fronte del no chiede di resistere
Tensione tra i lavoratori alla Stabilus
Toni accesi davanti alla fabbrica che intanto ha chiuso i battenti - Nuovi incontri


Prosegue il dibattito (a volte con toni comprensibilmente esasperati) tra lavoratori, sindacato e mondo politico sull'atteggiamento da tenere nei confronti del Gruppo Stabilus dopo l'offerta avanzata da quest'ultimo per ottenere l'accordo sulla chiusura dello stabilimento di Villar Perosa. Il fronte, come già illustrato la settimana scorsa, è diviso tra chi ritiene che la chiusura sia inevitabile, e quindi occorra lavorare per strappare le condizioni migliori sulle compensazioni, e chi invece è convinto ci sia ancora spazio per tenere duro e salvare la fabbrica. I primi tra i lavoratori sono in larga maggioranza. Mercoledì 22 i dipendenti riuniti in assemblea hanno confermato, dopo un dibattito dai toni a volte molto accesi, il mandato al sindacato di procedere alla trattativa in base all'ipotesi di chiusura (ricordiamo che la Stabilus ha offerto oltre agli ammortizzatori anche 12.000 euro di incentivo). Questo nonostante il giorno precedente l'assessore Bairati avesse aperto il tavolo di crisi sulla Stabilus, presenti una delegazione di lavoratori, sindacalisti, amministratori locali e consiglieri regionali come Chieppa e Clement.

Intanto però l'azienda, proprio al termine dell'assemblea del 22 scorso, ha comunicato la chiusura dello stabilimento. Ormai, ha fatto trapelare quest'ultima, la produttività sarebbe calata al punto tale da far preferire l'immediata chiusura (anche se i dipendenti hanno diritto ancora allo stipendio) ed il trasferimento della produzione in Germania.

Per Mandarano della Cgil siamo di fronte a una forzatura: «mi sembra che questa accelerazione, insieme alla minaccia di non concedere gli incentivi se la proposta non verrà accettata entro la fine del mese, possano essere intese come una sorta di ricatto. La Fiom invece è convinta che bisogna evitare di creare un precedente di questo genere». Sulla stessa linea il consigliere regionale dei Comunisti italiani, Chieppa.

Precisa invece Tron della Fim-Cisl: «I lavoratori in assemblea si sono espressi per il proseguimento della trattiva sulla chiusura, io però non ho chiesto ancora un incontro in attesa di notizie dalla Regione. A mio parere si può amcora trattare, ma chi parla di una chiusura evitabile, a mio parere, crea false illusioni».

Tra queste due posizioni il consigliere regionale Clement cerca di trovare un punto di equilibrio: «L’obiettivo, a questo punto - sostiene - diventa quello di ottenere un ulteriore anno di cassa integrazione in deroga per mantenere comunque i lavoratori legati al sito produttivo, e provare anche con gli strumenti regionali (contratto d’insediamento, legge 34) a riportare nuove attività in quello stabilimento».

Martedì pomeriggio, mentre "L'Eco" andava in stampa, dovrebbe essersi svolto l'incontro tra l'assessore regionale Bairati e i responsabili dell'azienda: usiamo il condizionale perché fino all'ultimo non si era certi che la proprietà si sarebbe fatta viva. Oggi, mercoledì, nuova riunione, sempre in Regione, del tavolo di crisi. Dopo di che si dovrebbe arrivare a un nuovo incontro sindacati-azienda, vedremo su che basi.

Alberto Maranetto

 

 


 

 

 

Una voce di speranza per il lavoro in valle- Franco Breuza  22.04-pdf

Rosanna, senza cibo davanti alla Stabilus- pdf eco del chisone 22.04.09

Rosanna, la donna che digiuna per non farsi portare via la fabbrica_ pdf liberazione 19.04

(Del 15/4/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 70)la stampa

VILLAR PEROSA PROTESTA CONTRO LA CHIUSURA
Operaia Stabilus inizia lo sciopero della fame video

 audiointervista a Rosanna con radio Beckwith - 21.4

articolo Unita.it - pdf

VILLAR PEROSA

La rabbia per la chiusura della Stabilus è dentro ai cancelli, ma anche fuori, su quel piazzale davanti alla fabbrica. Qui, da ieri, Rosanna Nardi (audio)

 

 

, quarantenne di Pomaretto, ha montato la sua tenda e ha iniziato lo sciopero della fame (vedi articolo). «Ho preso questa decisione per tentare di smuovere i vertici e le autorità – racconta l’operaia, da 15 anni nella multinazionale tedesca e prima impiegata alla manifattura di Perosa – in queste settimane ho sentito tante promesse, affermazioni di solidarietà, ma è necessario che si trasformino in fatti. Spero che la Fiat convinca i vertici tedeschi a non chiudere questa fabbrica». Un appello viene lanciato all’amministrazione comunale, ma anche alla comunità montana Valli Chisone e Germanasca. Un gesto di protesta plateale dettato dalla disperazione, ma stando anche alle ultime notizie che arrivano da fonte sindacale, sembra che non ci sia alcuna speranza per i 77 lavoratori della Stabilus. I vertici dell’azienda hanno deciso che i volumi d’affari non permettono più di tenere aperto lo stabilimento di Villar Perosa. Continua Rosanna Nardi: «Purtroppo credo che sarò l’unica a fare lo sciopero della fame, ormai tra i miei colleghi c’è tanta rassegnazione».
L. GIA.

SOLIDARIETA’ UMANA E POLITICA A ROSANNA NARDI E A TUTTI I SUOI COLLEGHI DELLA STABILUS

Martedì 21 Aprile 2009 00:00

I consiglieri regionali del PRC Gian  Piero Clement e Juri Bossuto si sono recati, in diverse occasioni, davanti allo stabilimento della Stabilus di Villar Perosa per portare la loro solidarietà  umana e politica a Rosanna Nardi, che da diversi giorni ha iniziato uno sciopero della fame allo scopo di tenere alta l’attenzione sul caso della  propria fabbrica.


“Alla forma estrema di protesta intrapresa da Rossana Nardi, e portata avanti con l’aiuto dei propri compagni di lavoro, devono rispondere al più presto la proprietà, i sindacati e la politica tentando di salvare in ogni modo i settantasette posti di lavoro della Stabilus di Villar Perosa”.

“Oggi, in apertura del consiglio regionale, abbiamo chiesto alla Presidente  Bresso e agli Assessori Migliasso e Bairati di fare tutti gli sforzi possibili per tenere aperta ogni trattativa con la proprietà della multinazionale tedesca e con la Fiat insistendo sull’attivazione di un tavolo regionale di crisi”.

 

 


 

riforma n.15_09


Edizione del 15 aprile 2009- eco del chisone

Merlo interroga
Per Stabilus «Evitare la chiusura»

L'on. Giorgio Merlo ha inviato al ministro del Lavoro un'interrogazione sulla vicenda della Stabilus di Villar Perosa, che conta un'ottantina di dipendenti, per chiedere al Governo «quali sono le iniziative concrete che può e vuole intraprendere almeno per evitare la chiusura totale dello stabilimento, anche attraverso un utilizzo più accorto e responsabile degli ammortizzatori sociali e favorendo un accordo con la proprietà, che non può limitarsi a ratificare un licenziamento di massa e lo spostamento della produzione all'estero».


Edizione del 15 aprile 2009

Villar Perosa, all'incontro con l'assessore regionale
Appello degli operai Stabilus: «Per salvarci intervenga la Fiat»

VILLAR PEROSA - Una maratona di tre ore, giovedì 9, nel teatro di "Una finestra sulle valli", per i 77 lavoratori della Stabilus, le autorità regionali e locali e i rappresentanti sindacali.

Le possibilità di evitare la chiusura dello stabilimento villarese restano ridotte al lumicino. Non è bastato andare alla casa madre di Coblenza, per i lavoratori, il vescovo Debernardi (presente anche a Villar) e il rappresentante della Chiesa valdese Paolo Corsani.

L'azienda tedesca è intransigente. Parla esclusivamente di numeri, esubero di personale e perdita di business: «Abbiamo incontrato il direttore generale - ha spiegato Corsani - e il capo del settore finanziario, ma è stato ribadito che i numeri non consentono di tenere aperto». Ci vorranno altri incontri per sperare di modificare le posizioni dell'azienda.

Il sindaco di Villar Perosa Claudio Costantino ha ribadito che l'Amministrazione comunale negli ultimi anni ha cercato più volte, senza successo, di incontrare il management della Stabilus.

Il sindacalista della Cisl Enrico Tron ha illustrato la storia della fabbrica, fondata nel 1994, voluta anche dall'avvocato Gianni Agnelli: «Nei primi anni era un’azienda solida, con pochissima cassa integrazione. Veniva portata ad esempio perché non creava problemi. I primi sintomi di malessere sono iniziati ad ottobre del 2008, per arrivare alla disastrosa situazione di oggi, con il 40 per cento della perdita globale del lavoro in valle».

«Un fulmine a ciel sereno - per il presidente della Comunità montana Andrea Coucourde -. Una decisione unilaterale che non fa onore al gruppo. Ma bisogna reagire e tutti insieme cercare di tirare avanti nella stessa direzione».

Dopo un minuto di silenzio per le vittime del terremoto in Abruzzo, l'operaio Moreno Belletta, a nome dei lavoratori, ha presentato all'assessore regionale al Lavoro e alle Politiche sociali Angela Migliasso, ai sindacalisti e agli amministratori, un documento con sette richieste, che spaziano da un intervento di John Elkann e del Consiglio d'amministrazione della Fiat, alla possibilità di usufruire di mobilità e cassa integrazione, dai percorsi di riqualificazione, alla possibilità che subentrino altri imprenditori. Infine ha chiesto ai sindaci la garanzia delle riduzioni fiscali sulla Tarsu, i buoni mensa per i bambini di famiglie monoreddito e agevolazioni su bollette e affitti. Tra Migliasso e i lavoratori in platea è nato qualche battibecco, ma la situazione è rientrata nella normalità con la promessa dell'impegno di tutte le forze politiche per cercare la soluzione meno traumatica.

Sono intervenuti anche il sindacalista Alp Enrico Lanza, il rappresentante Rsu Fiom dell'Avio Precisi Maurizio Fonio, l'operaio Omvp Franco Breuza. Ha chiuso il consigliere regionale Gian Piero Clement, analizzando tre punti fondamentali: l'unità dei lavoratori con le forze politiche, istituzionali e sindacali; il Governo, che «al di là dei proclami sta facendo poco o nulla»; i troppi padroni che approfittano della situazione critica per scaricare sui lavoratori i costi della crisi.

Ha proposto anche di organizzare il "1º Maggio di valle" a difesa dei posti di lavoro. Erano già scese le tenebre quando il capoturno Giuseppe Giraud ha espresso l'incertezza per il futuro, con un velo d'amarezza: «Nonostante tutto continuiamo a lavorare per cercare di mantenere almeno gli impegni con Fiat, visto che la Casa madre ha già trasferito in Germania le lavorazioni dei Gruppi Peugeot e Renault. Il clima in azienda è molto pesante, sapendo che entro una o due settimane al massimo saremo tutti licenziati».

Giovanni Berger

 


 

(Del 10/4/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 71)la stampa
STABILUS
Viaggio a vuoto del vescovo in Germania


Era iniziato come il viaggio della speranza. Ma il volo in Germania di monsignor Piergiorgio Debernardi, di un rappresentante della chiesa valdese, Paolo Corsani, e tre operai della Stabilus di Villar Perosa, per andare a incontrare la dirigenza dell’azienda a Coblenza, dove è stata presa la decisione di chiudere lo stabilimento di Villar, non ha avuto esito. «Purtroppo i linguaggi erano diversi – spiega monsignor Debernardi – noi per due ore abbiamo spiegato ai vertici dell’azienda la rilevanza sociale che c’è dietro ad una decisione come la chiusura di una fabbrica. Ma viaggiavamo su binari opposti, loro parlavano di profitto, giustificavano la decisione con la logica dei numeri. Noi abbiamo ribattuto con la dignità del lavoro. Niente da fare. Questi valori sono stati negati, calpestati, hanno dimenticato forse quello che è stato creato in questa valle grazie all’impegno degli operai». Il drastico provvedimento lascerà casa 77 persone. E la notizia della decisione irremovibile, ieri pomeriggio ha acceso gli animi degli operai, riuniti al teatro Una Finestra sulle Valli. In tanti speravano che il viaggio servisse a scardinare quanto annunciato dall’azienda, ma ora sanno che qualunque forma di lotta davanti ai cancelli non porterà risultati.
A. GIA.


ASSEMBLEA A VILLAR PEROSA ALLA FINESTRA DELLE VALLI ORE 18- 9 MARZO  audio :

sindaco+ Tron (cisl) 

+ Corsani (chiesa valdese) + Coucourde (c.Montana)

rsu Stabilus

Lanza (alp)

Rsu Fiom Avio precisi

replica RSU Stabilus + Breuza (alp SKF)

MIgliasso

Piazza del lavoro. Intervista a Giorgio Ruffolo audio link

stabilus eco 9 marzo 09 pdf


 

STABILUS E NEW COCOT, GIOVEDI 9 IMPORTANTI INCONTRI CON LA REGIONE

Venerdì 03 Aprile 2009 00:00

“Vista la situazione molto critica di Stabilus e New Cocot - dice Gian Piero Clement, Capogruppo Regionale del Prc – mi sono attivato per favorire un confronto su queste realtà per capire se ci sono margini per convocare un tavolo di crisi regionale che sia al di fuori della procedura di chiusura della Stabilus di Villar Perosa e della messa in cassa integrazione della New Cocot di Perosa Argentina”.


“Giovedì 9 mattina – continua il consigliere –  a Torino si terrà un incontro (slittato martedì scorso per impegni degli Assessori regionali) tra enti locali, Comune di Perosa e Comunità Montana Val Chisone, l’amministratore delegato della New Cocot  e gli Assessori competenti Bairati e Migliasso. Sempre giovedì 9 alle 18 al Comune di Villar Perosa vi sarà un incontro tra l’amministrazione di Villar Perosa, le organizzazioni sindacali, le maestranze Stabilus e gli Assessori Bairati e MIgliasso”.

“La Regione – conclude Clement – metterà in campo tutte le sue possibili competenze per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro, mentre ad oggi non vi è alcuna azione prevista e programmata dal Governo centrale”.

(Del 3/4/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 70) - LA STAMPA

VILLAR PEROSA MENTRE SFUMA LA VENDITA DELL’OMVP
Chiude anche la Stabilus 77 i lavoratori in cassa


VILLAR PEROSA

Non ha lasciato spazi all’ottimismo la riunione di ieri pomeriggio a Torino all’Unione industriale fra i vertici della azienda tedesca Stabilus, che a Villar Perosa impiega 77 lavoratori, e le organizzazioni sindacali. «Non si è parlato di tornare sulla decisione di chiudere lo stabilimento. Ormai si discute solo di 12 mesi di cassa integrazione, per tutti sino alla chiusura della fabbrica - spiega Enrico Tron della Cisl . La dirigenza è stata irremovibile e ha sostenuto che per una contrazione dei volumi non è più sostenibile tenere aperto lo stabilimento in Italia. Tutta la produzione di parti di ammortizzatori, si concentrerà in Germania, a Coblenza (1.400 dipendenti». Un duro colpo non solo per la val Chisone, ma per tutto il Pinerolese, l’età media dei dipendenti è sui 40 anni. Altro segnale di preoccupazione arriva poi dalla Omvp, azienda costola della Skf che a Villar dà lavoro a oltre 600 persone. Si sono infatti interrotte le trattative di vendita in corso con la multinazionale Neumeyer. Notizia resa ufficiale l’altro pomeriggio ai sindacati, la società non si è avvalsa della facoltà di esaminare i libri contabili, segno che al momento è calato l’interesse per la conclusione dell’accordo commerciale.
A. GIA.

 



Edizione del 1 aprile 2009


Villar Perosa: Stabilus chiude, Val Chisone in ginocchio
Giovedì a Torino incontro tra proprietà e sindacati, protestano i lavoratori

La Stabilus chiude. Nonostante proprio dalle pagine de "L'Eco" fossero già emersi i primi timori di una svolta così clamorosa per il futuro dello stabilimento di Villar Perosa, che produce ammortizzatori per i portelloni delle auto, l'annuncio ha lasciato tutti di stucco. Pare che il direttore di stabilimento, Hunke, abbia tentato fino all'ultimo di convincere i vertici in Germania a salvare il sito italiano, anche a costo di una pesante ristrutturazione. Ma non c'è stato verso e così, martedì sera della scorsa settimana, ai più stretti collaboratori ha confessato affranto: «Ci chiudono lo stabilimento». Il giorno dopo la notizia era già sulla bocca di tutti, confermata ai 77 dipendenti in assemblea dallo stesso direttore e poi dal sindacato.

Eppure la Stabilus, i dipendenti non fanno che ripeterlo, era uno stabilimento modello, buona organizzazione e tanto lavoro. Fino ad un anno fa i sindacati affermavano che tra i tanti problemi occupazionali che affliggono la Val Chisone, la Stabilus era una delle poche certezze di continuità. Nei mesi scorsi però tutto ha cominciato a girare storto, partendo dalla vicenda della causa per un brevetto che ha fermato un macchinario fondamentale per alcune settimane. Poi è arrivata la crisi, ordini dimezzati e nel volgere di poco la decisione di chiudere. È difficile capire cosa sia avvenuto. A partire della proprietà: Stabilus è un Gruppo tedesco, con stabilimenti in Germania, Spagna, Turchia, ma la maggioranza delle azioni almeno fino a pochi mesi fa era in mano ad una finanziaria americana. In questi casi, si sa, diventa difficile trovare il bandolo della matassa.

Qualcosa di più si dovrebbe capire giovedì, quando a Torino, nella sede dell'Unione industriale, si ritroveranno i rappresentanti della proprietà e i sindacati. La legge dà 75 giorni di tempo per trovare un accordo con sindacati e Regione. Il destino dei dipendenti è la mobilità. «Noi però speriamo di ottenere prima la cassa integrazione, e magari trattare un bonus di uscita - afferma Enrico Tron della Fim-Cisl , -ma prima di tutto questo vogliamo capire cosa è successo in modo chiaro, e se davvero non c'è altra soluzione»

Davanti alla sede dell'Unione industriale giovedì si ritroveranno i dipendenti della Stabilus per protestare, mentre nello stabilimento si fa sciopero di un'ora per turno.

Giovedì scorso, a Pomaretto, si è svolto un incontro tra i rappresentanti sindacali (Tron, Lanza, Mandarano) e i lavoratori dei vari stabilimenti in crisi, organizzato da Rifondazione, presente il consigliere regionale Clement. La proposta che ne è uscita è quella di organizzare uno sciopero generale del Pinerolese, ma ci vorrà tempo. Intanto il lavoro se ne va.



Alberto Maranetto

 

(Del 31/3/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 70)la stampa

VILLAR PEROSA APPELLO ANCHE AI POLITICI DOPO IL LORO LICENZIAMENTO
Il documento inviato ai mass media sarà distribuito con un volantinaggio
Lettera aperta dei 77 dipendenti della Stabilus



Altri 77 lavoratori senza posto di lavoro. La Stabilus, multinazionale tedesca leader mondiale nella produzione di ricambi e accessori auto, chiuderà lo stabilimento di Villar Perosa. Colpita dalla crisi finanziaria americana, la Stabilus ha annunciato una sovracapacità produttiva e un piano di risanamento aziendale. Risultato: la chiusura degli stabilimenti che sono all’estero. Per i lavoratori di Villar Perosa è stato un fulmine a ciel sereno. «L’azienda ­ spiega Enrico Tron della Fim-Cisl di Pinerolo ­ funzionava bene. L’ambiente interno è sempre stato ottimo. C’erano turni a scorrimento e, se necessario, si lavorava sabato e domenica per rispettare i tempi di produzione e consegne. Oggi lo stabilimento paga colpe non sue, ma derivanti dalla situazione internazionale». All’indomani dei presidi e dei cortei dei lavoratori per cercare di recuperare una situazione che appare ormai compromessa («Abbiamo sempre contribuito al benessere dell’azienda e oggi, di colpo, ci ritroviamo con la lettera di licenziamento in mano», scrivono i dipendenti), gli operai si affidano anche ad una lettera per sensibilizzare l’opinione pubblica. «Ci scusiamo per i disagi che vi stiamo provocando con la nostra manifestazione ­ dicono i dipendenti della Stabilus - ma fino a qualche giorno fa, ovvero quando avevamo il lavoro, forse anche noi eravamo poco sensibili a queste cose, ma la nostra storia insegna che nessuno è intoccabile. Non sappiamo nemmeno bene in quale modo potreste aiutarci ­ dicono -, ma la vostra pazienza e già un segno di solidarietà. Aiutateci a non gettare la spugna. Scioperare e manifestare è inutile perché ormai i giochi sono fatti?». I lavoratori chiedono poi aiuto alla politica: «Siamo in periodo di campagna elettorale ­ dicono -, e una pacca sulle spalle non la si nega a nessuno, ma ci serve altro dalla politica, magari un po’ di protagonismo in meno e qualche idea in più, provando a capire quale sarà il futuro di queste valli». Nel Pinerolese che perde un altro tassello della propria produzione industriale emerge però un paradosso: «Perché in periodo di crisi la Stabilus, tedesca, concentra le proprie aziende in Germania ­ dice Tron ­ mentre l’Indesit, che ha capitali italiani, chiude e trasferisce la produzione in Polonia?».

 

Domenica 29/marzo alle ore 9.00 davanti alla ditta Stabilus/ZF Sachs
di Villar Perosa.
si è svolta sotto la pioggia una manifestazione per difendere i posti di lavoro ed evitare
la chiusura dello stabilimento.
con 200 lavoratori e cittadini

foto     volantino Cisl -pdf

articolo di Riforma

martedì presidio al comune di Villar       giovedì manifestazione all'AMMA a Torino:

confermata la chiusura, proposta la cig incentivi a chi lascia- traTTATIVA INTERROTTA- assemblee


 

STABILUS, ATTIVIAMO UN TAVOLO REGIONALE PER AFFRONTARE LA CRISI DI UN TERRITORIO

Lunedì 30 Marzo 2009 11:37

“Ho partecipato domenica mattina – dice Gian Piero Clement, Capogruppo Regionale del Prc – alla manifestazione dei lavoratori della Stabilius di Villar Perosa, dopo che la proprietà mercoledì scorso ne ha annunciato la chiusura. Al corteo erano presenti anche i sindaci della zona ed il vescovo a testimonianza di quanto il territorio sia vicino alla drammatica situazione delle famiglie e di una Valle che rischia un ulteriore impoverimento produttivo ed occupazionale”.



“Fin da venerdì – continua Clement – ho richiesto agli assessori regionali competenti, Bairati e MIgliasso, l’attivazione di un tavolo di crisi regionale, anche perché ritengo che vi sia sempre di più la necessità di affrontare complessivamente il problema del territorio e non di interventi singoli, fatti fabbrica per fabbrica”.

“Chiederò in questi giorni al Sindaco di Pinerolo Covato, al Presidente della Provincia Saitta e al Presidente della Regione Bresso di muoversi in questa direzione. Anche perché dal Governo nazionale per affrontare in maniera sistematica la crisi non è arrivato nulla, a parte qualche incentivo per l’auto”, conclude Clement.

Torino, 30 Marzo 2009

 


eco 1 aprile 09


VILLAR PEROSA LA NOTIZIA È ARRIVATA IERI   Chiude la Stabilus Via 80 dipendenti


Chiude la Stabilus e lascia a casa 80 dipendenti. Un altro duro colpo per l’occupazione nel Pinerolese. La notizia, data ieri mattina durante un’assemblea, ha colto alla sprovvista gli operai della multinazionale tedesca che produce piccoli componenti per ammortizzatori. «Hanno affermato – spiega Pino Lo Gioco, della Fiom Cigl - che la chiusura è conseguente alla necessità di spostare la produzione in Germania. Nessuna porta è stata lasciata aperta per i dipendenti. Nessuna possibilità di essere ricollocati in altre fabbriche della multinazionale». Il gruppo Stabilus conta oltre 3 mila dipendenti, sparsi sugli stabilimenti in 11 diversi paesi. Sconcerto anche nel palazzo del Comune di Villar Perosa. «Gli amministratori della Stabilus sono tedeschi - dice il sindaco Claudio Costantino - e da un anno non si fanno sentire. Non abbiamo nessun collegamento con la dirigenza. È incredibile questo modo di agire» Mente e cuore lontani da queste valli, è il commento che da ieri pomeriggio gira per le vie del paese. «Adesso affronteremo il problema - sottolinea il sindaco - ma cosa possiamo fare davanti ad un fenomeno come questo? Ottanta posti di lavoro dove li recuperiamo?».
L. GIA. -la stampa 26.3.09

 

storia della Stabilus - link