dossier_accorpamento comunità montane

(Del 16/11/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 68)

9,5
La Regione: così si possono ottimizzare i costi e migliorare i servizi


I

soldi non ci sono più: i piccoli paesi di montagna annaspano e, se hanno meno di 3 mila abitanti, saranno obbligati a cercare nuove sinergie con le amministrazioni vicine. Come prevede la manovra finanziaria. Alleanze che, solo qualche anno fa, per questioni di campanile, sarebbero state impensabili. Quindi addio segretari comunali che fanno la spola, uffici tecnici aperti con orari dimezzati o vigili urbani impiegati a singhiozzo nelle mansioni più differenti. In parole povere, tanto per fare un esempio, Balme resterà sempre Balme, ma dovrà condividere dipendenti e servizi con altre realtà della Val d’Ala. È arrivata l'ora delle «Unioni dei Comuni» che dovrebbero, forse, soppiantare le Comunità montane. In Piemonte ci sono ben 1070 paesi sotto i 3 mila residenti. «Stiamo valutando i criteri per creare questi accorpamenti tra diversi centri – ammette Roberto Ravello, l'assessore regionale alla Montagna – le zone verranno divise in base al territorio, ma, soprattutto, al numero di residenti. Dobbiamo creare i presupposti per formare delle realtà virtuose, più delle vecchie 22 Comunità montane piemontesi che hanno dei bacini di utenza troppo grandi e che la Regione non ha più le possibilità economico-finanziare per mantenere». La riduzione di trasferimenti statali e regionali, solo nel biennio 2009/2010, ammmonta a circa 9 milioni e mezzo di euro. Ravello non nasconde che: «Le Comunità montane hanno smarrito gli stimoli per rappresentare davvero il territorio. Meglio poche amministrazioni che si consorziano e gestiscono insieme personale e servizi per la popolazione». Per l’assessore regionale agli Enti Locali Elena Maccanti, le Comunità montane devono essere solo «rivisitate», soprattutto per il modello di governance. «Per cercare di capire se possono ancora rappresentare un ente sovracomunale – spiega la Maccanti – per questo ci stiamo confrontando con tutte le associazioni delle autonomie locali. E poi resta aperto il tema della gestione del personale, circa 500 dipendenti, dei mutui accesi negli anni, insomma di dovrà ancora lavorare parecchio». Le linee della Regione sulla nuova gestione del territorio lasciano scontento Alberto Goffi, consigliere regionale dell’Udc. «Condivido la necessità di razionalizzare e contenere la spesa relativa agli enti locali – afferma Goffi – eliminare le comunità montane, però, significherebbe togliere autonomia e operatività alle amministrazioni locali delle valli. Presenterò in Consiglio un emendamento per ripristinare i fondi alle comunità montane, ma mi aspetto che Cota chiarisca definitivamente se intende difenderle o abolirle». E Lido Riba, il responsabile piemontese dell'Uncem aggiunge: «Anche se i Comuni e i servizi saranno accorpati hanno comunque dei costi che devono essere sostenibili nel tempo. Quindi che si chiamino unioni, associazioni o consorzi, è fondamentale riconoscere l’elemento montano che è qualificante per poter sopravvivere». Si infervora: «La verità è che oggi è assolutamente necessario recuperare gli otto milioni di euro di finanziamenti statali che non saranno erogati alla montagna e garantire 23 milioni di euro per coprire i bilanci e gli investimenti delle 22 Comunità montane. Soltanto così si può fare in modo che le Terre alte non tornino a patire un’altra fortissima ondata di spopolamento».


Comunità montana: il compromesso c'è

La Comunità montana del Pinerolese (ora il nome è ufficiale) ha da circa un'ora uno Statuto, approvato con il voto unanime della maggioranza (29 voti). Ma la seduta consiliare, iniziata alle 20,45, si è protratta fino oltre le 0,30, vivendo momenti di grande tensione.

La soluzione adottata è un laborioso compromesso che ha richiesto una sospensione dei lavori di circa 25 minuti, per consentire al gruppo "Comunità unite" di trovare un punto di mediazione. Sono volate parole grosse. Ed anche in sede di voto, qualcuno (come il torrese Lorenzo Tibaldo) ha sottolineato come il proprio voto favorevole fosse motivato esclusivamente dal «senso di responsabilità. Tuttavia non condivido assolutamente la metodologia con cui si è giunti a questa conclusione». Insomma: la Comunità montana resta debole. E certi problemi - come ha detto la minoranza prima di abbandonare l'aula - «sono stati solamente rinviati».

Il presidente Andrea Coucourde incassa un successo: ma era consapevole di trovarsi di fronte a una prova senza appello («Se non votiamo lo Statuto - aveva detto in apertura - la Regione finirà per commissariare l'ente»). Ma la sua maggioranza ne esce con le ossa rotte. Troppo forti i dissapori con una parte dell'anima valpellicese. Troppo "invadente" il convitato di pietra, quell'assemblea dei sindaci che - di fatto - tiene in mano il timone, con buona pace dell'indipendenza del Consiglio.

La sede legale è stata indicata in Perosa. Torre Pellice deve "accontentarsi" della sede amministrativa, mentre a Pinerolo sorge la sede operativa. Di fatto, su questo, il compromesso era stato raggiunto in precedenza. La minoranza aveva invece proposto di indicare la sede legale in Pinerolo (magari in un edificio diverso da quello della ex-Comunità montana Pinerolese pedemontano, troppo piccola per ospitare tutti i dipendenti), più una serie di basi operative nei vari Comuni aderenti.

La vera discussione ha riguardato invece le fonti di finanziamento e, in particolare, la presenza (o meno) di un contributo da parte dei Comuni. La versione dello Statuto portata in approvazione parlava di un contributo annuo fissato «anche in maniera articolata». Questo avrebbe potuto aprire la porta a differenziazioni, ritenute «del tutto inaccettabili» dal torrese Giovanni Borgarello. La controproposta? «Indicare un contributo procapite». Il capogruppo di maggioranza Viller Manfredini ha invece suggerito di sopprimere il comma e di rimandare la decisione dopo che l'assemblea dei sindaci si fosse espressa.

Qui si è scatenata la bagarre, a porte chiuse. Quando i lavori sono stati riaperti, è stata votata una formulazione ancora diversa, che indica un «eventuale contributo procapite». Su questo si è trovato l'accordo (almeno di facciata) da parte della maggioranza compatta. Ma i volti tirati e scuri di alcuni suoi membri indicano che questa compattezza potrebbe non durare a lungo.


Daniele Arghittu- eco del chisone 3.6.10

 

Edizione del 14 aprile 2010- eco del chisone

Decisivi gli stanziamenti nel bilancio regionale
Nelle mani di Cota il destino delle Comunità montane

Il futuro delle Comunità montane - compresa quella del Pinerolese - passa dalla scrivania di Roberto Cota. Il neo-governatore leghista non ha ancora preso una posizione chiara sugli enti. Ma ormai è questione di settimane: entro fine giugno è attesa l'approvazione del bilancio regionale. Se il Piemonte col fazzoletto verde al collo vorrà finanziare le Comunità montane, non potrà prescindere dal concedere loro adeguate risorse in quella sede.

Nel frattempo, non si può restare in panciolle. La questione più urgente è quella della crisi del settore manifatturiero della Val Chisone. Il presidente della Cm Coucourde si è associato ai sindaci della valle nella richiesta di un incontro con il governatore Cota. L'assessore alle Attività produttive Demis Donzino attende la nomina del suo corrispettivo in Regione «per svolgere il nostro ruolo istituzionale, dialogando tra enti».

E poi c'è il (lento) processo per la stesura dello Statuto: non si tratta solo di trovare un nome e un logo per la nuova Comunità montana, ma di lavorare per darle un senso. Il Pinerolese, svuotato di rappresentanza politica in Regione, potrebbe trovare voce anche attraverso l'ente che riunisce ben 32 Comuni. Ma solo in presenza di una proficua sinergia con la città di Pinerolo.

di D. Arghittu

 

 


 

Comunità montana, la Giunta c'è

Quadratura "tecnica" del bilancio: 8.848.000 euro


Segnatevi questa data: martedì 19 gennaio, ore 20,45. Nella sede di Perosa si riunirà per la prima volta il Consiglio della Comunità montana del Pinerolese. Un primo incontro, informale e alla presenza dei sindaci del territorio, si è già svolto la sera di lunedì 11, nella sede pinerolese della vecchia Cm del pedemontano. «In Val Chisone avevamo l'abitudine di presentare preventivamente i bilanci», ha detto il presidente Andrea Coucourde presentando la serata. I conti, che saranno posti in approvazione il 19, quadrano sulla cifra di 8.848.000 euro (circa). Ma si tratta di un pareggio tecnico, imposto dalla necessità di "chiudere" entro il 20: la copertura non si basa su fondi effettivamente in cassa. Due gli spauracchi: le decisioni romane - tra Finanziaria e riforma Calderoli - e la possibile affermazione del centrodestra (non propriamente un fautore delle Comunità montane) alle Regionali del 21-22 marzo.
«Il bilancio l'abbiamo chiuso con dati certi - dice, e non potrebbe fare altrimenti, il presidente Coucourde -. Anzi, in sede di assestamento del bilancio regionale, dopo le elezioni, potremmo avere 140mila euro in più».
Però Coucourde non nega le difficoltà: «Sarei matto ad esprimermi in termini ottimistici. Ci stiamo giocando il tutto per tutto. E siamo pronti a cercare risorse anche al di fuori della Regione».
La Giunta è già al lavoro da lunedì pomeriggio: vice-presidente, come nelle attese, è Bruna Frache (ex-sindaco di Villar Pellice); tre gli assessori: Clara Bounous (vice-sindaco di S. Germano Chisone), Adriana Sadone (vice-sindaco di S. Secondo di Pinerolo), Demis Donzino (presidente del Consiglio comunale di Luserna S.G.). La Giunta è di fatto allargata a due membri supplementari, che diventeranno effettivi dopo l'approvazione dello Statuto («entro un paio di mesi»): Sergio Pera, vice-sindaco di Pinasca, e Renato Zambon, consigliere a Frossasco. Alla fine i membri della "squadra" saranno due per territorio, oltre al presidente: gli equilibri sono tutelati anche nella stanza dei bottoni.
Intanto Annamaria Garzena, leader della (scarna) pattuglia di minoranza, annuncia la formazione di un gruppo di appoggio «a noi consiglieri», che si riunirà a scadenza regolare: un modo per tenere i contatti con gli amministratori comunali di area moderata e centrodestra: «Ma è aperto anche a persone competenti che non siano state elette». Sul merito dei problemi, Garzena prende tempo: «Ne riparliamo il 19».
Di finanziamenti alle nuove Comunità montane, invece, si è parlato in Regione nel pomeriggio di lunedì 11. L'assessore Luigi Sergio Ricca ha distribuito una tabella con i nuovi riparti di fondi, confermando però che i tagli statali rendono assai difficile l'operazione.
Gian Piero Clement, consigliere regionale del Prc, commenta amaro: «Il Governo continua a penalizzare gli enti locali. Occorre che la Regione, nella prossima legislatura, decida quale atteggiamento tenere nei confronti delle Comunità montane. O si danno loro risorse adeguate, oppure il loro ruolo di Agenzie di sviluppo resterà sulla carta».

 

riforma

 

 

 

Piemonte: i nuovi consiglieri di Comunità montana

Nelle Comunità montane piemontesi, in parte ridisegnate dalla Regione anche territorialmente ci si prepara alle elezioni che si terranno il 7 novembre prossimo. Si preparano in particolare le liste: i consiglieri comunali infatti dovranno scegliere tra gli eletti «la squadra» che dovrà governare nei prossimi cinque anni. L'Uncem (l'Unione dei comuni e delle comunità degli enti montani) ha lanciato recentemente un appello per la formazione di «liste unitarie, che superino le mere contrapposizioni di schieramento politico».

Davide Rosso

Nelle Comunità montane, in parte ridisegnate a livello regionale anche territorialmente e soprattutto nella loro futura composizione, ci si prepara alle elezioni che si terranno il 7 novembre prossimo. Si preparano in particolare le liste: i consiglieri comunali infatti dovranno scegliere tra gli eletti «la squadra» che dovrà governare nei prossimi cinque anni.

L’Uncem Piemonte (l’Unione dei Comuni e delle Comunità degli enti montani) ha recentemente ribadito «l’importanza che i confronti per la preparazione delle liste siano ispirati dalla considerazione che la formazione di liste unitarie, che superino le mere contrapposizioni di schieramento politico, consentirebbe aggregazioni su programmi di governo finalizzati alla piena realizzazione del ruolo delle comunità montane quali agenzie di sviluppo». Le liste unitarie per l’Uncem garantirebbero una rappresentanza nei nuovi Consigli di tutte le realtà territoriali che compongono le nuove Comunità montane, «nonché la realizzazione con la più ampia condivisione possibile della fase costituente delle nuove Comunità montane attraverso l’adozione degli statuti e dei regolamenti fondamentali dei nuovi enti».

Ma indipendentemente dalle «indicazioni» dell’Uncem, sui territori ci si sta muovendo per la formazione delle liste che dovranno essere presentate entro il 29 settembre. Le trattative sono in corso ovviamente anche alle Valli, dove tra l’altro la nuova Comunità comprenderà i territori delle «vecchie«» Comunità: val Pellice, valli Chisone e Germanasca e pedemontana. Mentre si attendono le ultime riunioni che si terranno in settimana, i giochi sembrano indirizzarsi verso la composizione di liste in effetti non «politiche» ma «unitarie». Ma per aver la risposta definitiva occorre ancora attendere alcuni giorni. Quel che è certo è che i rappresentanti dei 32 Comuni della nuova Comunità montana (la base elettorale è di 452 persone) dovranno eleggere un Consiglio che sarà formato da 36 consiglieri e che le liste elettorali dovranno avere un numero minimo di nominativi di 27 persone e secondo le indicazioni Uncem con un numero minimo di Comuni rappresentati di 21 realtà.

Comunità montane l’ora dei commissari

Nel mese di luglio la Regione Piemonte aveva appellato al Consiglio di Stato le sentenze del Tar regionale che aveva accolto le domande di sospensione ai provvedimenti regionali sul riordino delle Comunità montane. Il Consiglio di Stato la scorsa settimana ha accolto le argomentazioni della Giunta regionale, consentendo di avviare il processo di riordino territoriale delle stesse Comunità. La Giunta pertanto sta predisponendo i decreti di commissariamento, per cui 42 delle 48 comunità montane saranno interessate dalla disciplina di riordino.

Piervaldo Rostan

Nel mese di luglio la Regione Piemonte aveva appellato presso il Consiglio di Stato le sentenze del Tar regionale che aveva accolto le domande di sospensione ai provvedimenti regionali sul riordino delle Comunità montane, proposte dalle Comunità Alta Valle di Susa e Comunità Antigorio, Divedro e Formazza. Le due Comunità, contrarie agli accorpamenti ipotizzati dalla Regione, avevano chiesto al Tar di sospendere la legge regionale 19, del 1° luglio 2009, che prevede una riduzione del numero di Comunità montane e non la cancellazione totale, come indicato dal Governo. A seguito del procedimento del Tar, la Regione ha prestato ricorso al Consiglio di Stato che la scorsa settimana ha accolto le argomentazioni della Giunta regionale, consentendo di avviare il processo di riordino territoriale delle stesse Comunità.

La Giunta pertanto sta predisponendo i decreti di commissariamento, per cui 42 delle 48 comunità montane saranno interessate dalla disciplina di riordino. «Avendo già approvato il regolamento elettorale – sottolinea la presidente regionale Mercedes Bresso – che disciplina le elezioni delle nuove Comunità montane previste per il prossimo 7 novembre, si procede ora con la piena attuazione della legge regionale 19/2009, attuando il percorso che consentirà di avere 22 Comunità montane di dimensioni più grandi e rafforzate nel loro ruolo e nelle loro funzioni e quindi capaci di interpretare meglio le esigenze del territorio».

«In questo modo si evita il caos che la sospensione avrebbe prodotto nel corso del riordino delle comunità – spiega l’assessore regionale Sergio Luigi Ricca – La nostra posizione si rafforza grazie anche al pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha confermato un giudizio di piena legittimità della legge regionale di riordino delle Comunità. Ci impegniamo ora ad attuare un percorso graduale di riordino che permetterà di rafforzare e non lasciare morire le Comunità».

Venerdì scorso la giunta regionale ha provveduto alla nomina dei commissari delle vecchie Comunità montane; come era ampiamente previsto saranno i presidenti uscenti delle comunità stesse, vale a dire, per il Pinerolese Claudio Bertalot, Andrea Coucourde e Mario Mauro. Il 7 novembre saranno eletti i nuovi rappresentanti delle Comunità montane.

Soddisfazione per la sentenza è stata anche espressa dal consigliere di Rifondazione Giampiero Clement: «La sentenza del Consiglio di Stato conferma la bontà delle scelte effettuate dalla Regione Piemonte a favore di una nuova politica che valorizzi la montagna: le Comunità montane dovranno veramente diventare motore per lo sviluppo e il mantenimento dei cittadini che vivono nelle terre alte del Piemonte». (pvr)

 

 

(Del 27/8/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 51)la stampa


Sciolti i Consigli restano in carica i presidenti


I

l processo di riduzione delle Comunità Montane del Piemonte va avanti. Il Consiglio di Stato, infatti, ha accolto il ricorso della Regione e ha sospeso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte che congelava l’accorpamento. La Regione scioglierà così 42 Consigli (quelli di sei comunità «salvate» dalla legge resteranno in carica) e con loro decadranno giunte e assessori. I presidenti resteranno in carica come commissari con pieni poteri e con il compito di gestire la transizione verso il nuovo assetto organizzativo che prevede, a regime, la riduzione da 48 a 22 del numero degli enti. «I commissari - spiega l’assessore Luigi Ricca - avranno il compito di predisporre un quadro ricognitivo dello stato patrimoniale e di preparare un bilancio tecnico per assicurare ai nuovi enti di diventare operativi dal 1 gennaio 2010. Se non lo faranno saranno rimossi». Ricca si augura che i commissari/presidenti collaborino in questa operazione che ha già subito dei ritardi a causa della decisione delle Comunità Montane dell’Alta Val Susa e di Antigorio-Divedro-Formazza di utilizzare tutte le vie legali per opporsi all’accorpamento. Le due Comunità «ribelli» si sono rivolte al Tar e alla fine di luglio hanno ottenuto la sospensione del processo di accorpamento. La Regione ha presentato ricorso al Consiglio di Stato che l’altro ieri ha ribaltato la sentenza dei giudici amministrativi di secondo grado. E così l’accorpamento riparte come spiega la presidente della Giunta, Mercedes Bresso: «Avendo già approvato il regolamento elettorale che disciplina le elezioni delle nuove Comunità montane previste per il prossimo 7 novembre, si procede ora con la piena attuazione della legge regionale». Va detto che Tar e Consiglio di Stato non sono entrati nel merito della legge regionale e cioè sulla legittimità o meno dell’intervento previsto dalla legge. Secondo Ricca, però «la posizione della Regione si rafforza grazie anche al pronunciamento della Corte Costituzionale che ha confermato un giudizio di piena legittimità della legge regionale di riordino delle Comunità». Non la pensa così, Mauro Carena, presidente della Comunità Montana dell’Alta Val Susa che si oppone all’unione con la Bassa Valle e la Val Sangone: «Abbiamo sempre sostenuto che si tratta di un problema tecnico che riguarda principalmente l’operatività dei singoli enti. Adesso è necessaria una soluzione politica che tenga conto delle esigenze dei territori e che non lasci che siano le sentenze a determinare i futuri assetti». Difficile che la Regione faccia un passo indietro anche se Ricca assicura che ci sarà «un percorso graduale di riordino che permetterà di rafforzare e non lasciare morire le Comunità». E Lido Riba, presidente dell’Unione delle Comunità Montane, aggiunge: «Si tratta di una sentenza molto positiva perché va a vantaggio di tutto il comparto delle terre alte del Piemonte».


Edizione del 29 luglio 2009Partita delicatissima sulla riforma- eco
Comunità montane, è battaglia di ricorsi

Comunità montane appese ad un filo. È in corso un braccio di ferro fatto di ricorsi e controricorsi. Così, tra chi (la Regione Piemonte) ha ridotto da 48 a 22 gli enti montani e chi (alcuni territori scontenti) vorrebbe tornare ad aumentarne il numero, rischia di spuntarla chi (il ministro Calderoli) vorrebbe cancellarle tutte con un colpo di spugna.

È una partita di tennis con fortune alterne. Il primo game l'hanno vinto gli avversari della riforma. Il Tar del Piemonte ha accolto martedì 21 l'istanza della Comunità montana Alta Valle Susa (destinata dalla Regione ad essere fusa con la Bassa e la Val Sangone), sospendendo la deliberazione del 3 novembre 2008 con cui il Consiglio regionale ha ridisegnato il panorama degli enti montani.

Soddisfazione nel centrodestra: «Quel riordino territoriale fu il frutto non del buonsenso ma della volontà del centrosinistra di controllare il territorio su cui sarà realizzata la Tav», ha affermato Barbara Bonino, coordinatrice del Pdl provinciale.

In Provincia si è giunti a una mozione: «Chiediamo di sollecitare la Regione ad emanare un provvedimento urgente che ripristini la vecchia legge regionale», anticipa il consigliere bricherasiese Claudio Bonansea (Pdl).

Il centrosinistra, però, ha replicato difendendo la propria riforma e annunciando ricorso al Consiglio di Stato contro l'ordinanza del Tar: «Confidiamo in un esito favorevole», afferma l'assessore regionale alla Montagna Luigi Sergio Ricca. L'Amministrazione Bresso ha segnato un punto a suo favore venerdì 24, grazie alla sentenza della Corte costituzionale sulla legittimità dei commi della Finanziaria 2008 cui si è ispirata la legge regionale del Piemonte. La Corte - di fatto - ha ritenuto che lo Stato centrale abbia il diritto di dare indicazioni sui risparmi di spesa, anche in ambito montano: sta poi alle Regioni stabilire il come. «Esattamente quello che ha fatto il Piemonte», commenta il consigliere regionale Gian Piero Clement (Prc). «Il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi a breve. E, alla luce della sentenza della Corte, l'auspicio è che annulli la sospensiva decisa dal Tar», aggiunge il collega Marco Bellion (Pd). I due sono concordi sull'urgenza di proseguire nella riforma, nominando i commissari e procedendo verso gli accorpamenti. «Altrimenti rischiamo grosso», chiosa Clement, riferendosi alla mannaia brandita dal ministro Calderoli.

In tutto questo, la Lega Nord ha un ruolo delicato. Il suo alto esponente presso il Governo non fa mistero di voler abolire le Comunità. Sul territorio, però, i politici del Carroccio difendono le realtà esistenti.

«Siamo tutti d'accordo sul fatto che la Regione debba impedire una stasi nella operatività delle Comunità montane - afferma il consigliere regionale Gianfranco Novero -. Certo è che, se il centrosinistra avesse accolto la nostra richiesta di aumentare gli enti da 22 a 25, non ci sarebbe stato il ricorso dell'Alta Val Susa».

Più tranchant il sindaco di Sestriere Valter Marin, già candidato alle Provinciali per la Lega: «Per tutelare la montagna avrebbero dovuto porre a 800 metri il limite d'accesso alle Comunità montane e unire l'Alta Val Susa e l'Alta Val Chisone».

 


Daniele Arghittu

(ha collaborato Luca Prot)

 

 

 

 

 

Cronaca di Torino


(Del 22/7/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 61)la stampa

POLEMICA IN REGIONEL’ASSESSORE LUIGI RICCA ANNUNCIA: «FAREMO RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO»
Il Tar blocca le fusioni delle Comunità montane
Per ora interessati due enti; incertezze sul futuro



Caos sulle comunità montane piemontesi, soggette ad un accorpamento che rischia di essere smentito a suon di carte bollate. E’ di ieri la notizia che il Tar Piemonte, con due ordinanze, ha accolto il ricorso di due comunità montane - Alta Valle Susa e Valle Antigorio - decise a puntare i piedi contro la legge regionale del luglio 2008 che ridurrà da 48 a 22 le comunità sul territorio. Per la cronaca, l’Alta Valle Susa - rappresentata e difesa dall’avvocato Paolo Scaparone, professore di Diritto civile all’Università di Torino - avrebbe dovuto essere accorpata alla Bassa Valle Susa, dando luogo ad un’enclave di quasi 120 mila abitanti (la più grande della regione). La Valle Antigorio, invece, avrebbe dovuto fondersi con le comunità montane della Valle Ossola. Da qui il ricorso al Tar, con richiesta di annullamento: richiesta accolta solo in parte, visto che per ora il Tribunale regionale si è limitato a disporre la sospensiva. Il senso è quello di una vittoria ai punti per le due comunità interessate, che in attesa del prevedibile ricorso da parte della Regione congela l’intero piano degli accorpamenti in Piemonte. Stando all’assessore Sergio Ricca, infatti, la sospensiva disposta dai magistrati per le comunità Alta Valle Susa e Valle Antigorio interessa automaticamente tutti gli altri accorpamenti contenuti nella medesima legge regionale. Mentre per Mauro Carena, presidente della comunità Alta Valle Susa, «non si tratta di una vittoria politica, nè di destra nè di sinistra, ma l’ordinanza del Tar è il riconoscimento di una legge sbagliata». «Prendiamo atto del provvedimento - commenta Ricca -. Stiamo valutando con il nostro ufficio legale, ricorreremo al Consiglio di Stato confidando nella sentenza di merito». Resta l’incertezza per i corsi ed i ricorsi - normativi e giudiziari - che inceppano il piano degli accorpamenti previsto dalla legge regionale: dall’ordinanza del Tar al disegno di legge Calderoni, che di fatto propone l’abolizione delle comunità montane. Mentre la Toscana e il Veneto hanno impugnato davanti alla Corte Costituzionale la norma della Finanziaria che dispone il piano degli accorpamenti (recepita dal Piemonte). In Valle Susa sono già previste le elezioni per il rinnovo delle cariche elettive e si stanno contrapponendo le candidature per la presidenza. Nel migliore dei casi, la posizione del Tar rimette i giochi in discussione. Esulta Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl: «E’ una sconfessione netta dell’operato della giunta-Bresso, il minimo che deve fare è bloccare il rinnovo dei consigli di Comunità previsti per l’autunno».

ALESSANDRO MONDO

riforma 12.6.09


COMUNITA' MONTANE: SENATORI PD, GOVERNO INTERVENGA PER EVITARE CHIUSURA-23-03-2009

(ASCA) - Roma, 23 mar - ''Il pesante ammontare dei tagli ai danni delle Comunita' montane comportera' gravissimi problemi a questi enti, i quali, vivendo quasi esclusivamente di finanza derivata, non potranno, gia' dal corrente anno, assicurare il pagamento degli stipendi al personale, sostenere le spese vive di funzionamento e continuare a fornire i servizi essenziali che svolgono, in forma associata, per conto dei piccoli comuni di montagna''. E' l'allarme lanciato dai senatori del Pd Luigi Lusi, Anna Finocchiaro, Luigi Zanda, Mariapia Garavaglia, Alfonso Andria e Giovanni Legnini che, con una interrogazione urgente al Ministri dell'Economia Tremonti e al Ministro per i Rapporti con le Regioni Fitto, chiedono al Governo ''quali misure intenda assumere per scongiurarne la chiusura e il conseguente dissesto finanziario''.

Gli interroganti precisano che ''le Comunita' Montane ricevono trasferimenti erariali da parte dello Stato, sulla base di quanto dispone il Decreto Legislativo 30.12.1992, n.504, sotto forma di contributi ordinari contributi consolidati, fondo sviluppo investimenti. Per l'anno 2008, l'importo di detti contributi e' stato determinato secondo le disposizioni della legge finanziaria 2008, prevedendo, rispetto all'anno 2007, una riduzione per l'anno 2008 del fondo ordinario di 30,4 milioni di euro e per l'anno 2009, di euro 66,8 milioni. La medesima legge, all'art.2, ha contestualmente previsto l'intervento delle regioni, le quali avrebbero dovuto provvedere, entro il 24.6.2008, con proprie leggi, al riordino delle Comunita' Montane, in modo da ridurre, a regime, la spesa corrente, nella misura di un terzo del fondo ordinario assegnato, prevedendo, in caso di mancata attuazione, alcuni effetti surrogatori dello Stato.

Nel frattempo, la legge di conversione del D.L. n. 112/2008, precisamente la 133/2008, all'art.76, comma 6/bis, e' stata disposta l'ulteriore riduzione dei trasferimenti erariali alle Comunita' Montane, nella misura di euro 30 milioni per ciascuno degli anni 2009-2010-2011, intervenendo prioritariamente sulla comunita' montane con altitudine media inferiore a 750 metri sul livello del mare''.

res-rus/sam/rob