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(Del 16/11/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 68)
9,5
La Regione: così si possono ottimizzare i costi e
migliorare i servizi
I
soldi non ci sono più: i piccoli paesi di montagna annaspano e, se hanno meno
di 3 mila abitanti, saranno obbligati a cercare nuove sinergie con le
amministrazioni vicine. Come prevede la manovra finanziaria. Alleanze che, solo
qualche anno fa, per questioni di campanile, sarebbero state impensabili. Quindi
addio segretari comunali che fanno la spola, uffici tecnici aperti con orari
dimezzati o vigili urbani impiegati a singhiozzo nelle mansioni più differenti.
In parole povere, tanto per fare un esempio, Balme resterà sempre Balme, ma
dovrà condividere dipendenti e servizi con altre realtà della Val d’Ala. È
arrivata l'ora delle «Unioni dei Comuni» che dovrebbero, forse, soppiantare le
Comunità montane. In Piemonte ci sono ben 1070 paesi sotto i 3 mila residenti.
«Stiamo valutando i criteri per creare questi accorpamenti tra diversi centri
– ammette Roberto Ravello, l'assessore regionale alla Montagna – le zone
verranno divise in base al territorio, ma, soprattutto, al numero di residenti.
Dobbiamo creare i presupposti per formare delle realtà virtuose, più delle
vecchie 22 Comunità montane piemontesi che hanno dei bacini di utenza troppo
grandi e che la Regione non ha più le possibilità economico-finanziare per
mantenere». La riduzione di trasferimenti statali e regionali, solo nel biennio
2009/2010, ammmonta a circa 9 milioni e mezzo di euro. Ravello non nasconde che:
«Le Comunità montane hanno smarrito gli stimoli per rappresentare davvero il
territorio. Meglio poche amministrazioni che si consorziano e gestiscono insieme
personale e servizi per la popolazione». Per l’assessore regionale agli Enti
Locali Elena Maccanti, le Comunità montane devono essere solo «rivisitate»,
soprattutto per il modello di governance. «Per cercare di capire se possono
ancora rappresentare un ente sovracomunale – spiega la Maccanti – per questo
ci stiamo confrontando con tutte le associazioni delle autonomie locali. E poi
resta aperto il tema della gestione del personale, circa 500 dipendenti, dei
mutui accesi negli anni, insomma di dovrà ancora lavorare parecchio». Le linee
della Regione sulla nuova gestione del territorio lasciano scontento Alberto
Goffi, consigliere regionale dell’Udc. «Condivido la necessità di
razionalizzare e contenere la spesa relativa agli enti locali – afferma Goffi
– eliminare le comunità montane, però, significherebbe togliere autonomia e
operatività alle amministrazioni locali delle valli. Presenterò in Consiglio
un emendamento per ripristinare i fondi alle comunità montane, ma mi aspetto
che Cota chiarisca definitivamente se intende difenderle o abolirle». E Lido
Riba, il responsabile piemontese dell'Uncem aggiunge: «Anche se i Comuni e i
servizi saranno accorpati hanno comunque dei costi che devono essere sostenibili
nel tempo. Quindi che si chiamino unioni, associazioni o consorzi, è
fondamentale riconoscere l’elemento montano che è qualificante per poter
sopravvivere». Si infervora: «La verità è che oggi è assolutamente
necessario recuperare gli otto milioni di euro di finanziamenti statali che non
saranno erogati alla montagna e garantire 23 milioni di euro per coprire i
bilanci e gli investimenti delle 22 Comunità montane. Soltanto così si può
fare in modo che le Terre alte non tornino a patire un’altra fortissima ondata
di spopolamento».

Comunità montana: il compromesso c'è
La Comunità montana del Pinerolese (ora il nome è ufficiale) ha da
circa un'ora uno Statuto, approvato con il voto unanime della maggioranza
(29 voti). Ma la seduta consiliare, iniziata alle 20,45, si è protratta
fino oltre le 0,30, vivendo momenti di grande tensione.
La soluzione adottata è un laborioso compromesso che ha richiesto una
sospensione dei lavori di circa 25 minuti, per consentire al gruppo
"Comunità unite" di trovare un punto di mediazione. Sono volate
parole grosse. Ed anche in sede di voto, qualcuno (come il torrese Lorenzo
Tibaldo) ha sottolineato come il proprio voto favorevole fosse motivato
esclusivamente dal «senso di responsabilità. Tuttavia non condivido
assolutamente la metodologia con cui si è giunti a questa conclusione».
Insomma: la Comunità montana resta debole. E certi problemi - come ha detto
la minoranza prima di abbandonare l'aula - «sono stati solamente
rinviati».
Il presidente Andrea Coucourde incassa un successo: ma era consapevole di
trovarsi di fronte a una prova senza appello («Se non votiamo lo
Statuto - aveva detto in apertura - la Regione finirà per
commissariare l'ente»). Ma la sua maggioranza ne esce con le ossa
rotte. Troppo forti i dissapori con una parte dell'anima valpellicese.
Troppo "invadente" il convitato di pietra, quell'assemblea dei
sindaci che - di fatto - tiene in mano il timone, con buona pace
dell'indipendenza del Consiglio.
La sede legale è stata indicata in Perosa. Torre Pellice deve
"accontentarsi" della sede amministrativa, mentre a Pinerolo sorge
la sede operativa. Di fatto, su questo, il compromesso era stato raggiunto
in precedenza. La minoranza aveva invece proposto di indicare la sede legale
in Pinerolo (magari in un edificio diverso da quello della ex-Comunità
montana Pinerolese pedemontano, troppo piccola per ospitare tutti i
dipendenti), più una serie di basi operative nei vari Comuni aderenti.
La vera discussione ha riguardato invece le fonti di finanziamento e, in
particolare, la presenza (o meno) di un contributo da parte dei Comuni. La
versione dello Statuto portata in approvazione parlava di un contributo
annuo fissato «anche in maniera articolata». Questo avrebbe
potuto aprire la porta a differenziazioni, ritenute «del tutto
inaccettabili» dal torrese Giovanni Borgarello. La controproposta? «Indicare
un contributo procapite». Il capogruppo di maggioranza Viller
Manfredini ha invece suggerito di sopprimere il comma e di rimandare la
decisione dopo che l'assemblea dei sindaci si fosse espressa.
Qui si è scatenata la bagarre, a porte chiuse. Quando i lavori sono
stati riaperti, è stata votata una formulazione ancora diversa, che indica
un «eventuale contributo procapite». Su questo si è trovato
l'accordo (almeno di facciata) da parte della maggioranza compatta. Ma i
volti tirati e scuri di alcuni suoi membri indicano che questa compattezza
potrebbe non durare a lungo.
Daniele Arghittu- eco del chisone 3.6.10
| Edizione del 14 aprile 2010- eco del chisone
Decisivi gli stanziamenti nel bilancio regionale
Nelle mani di Cota il destino delle Comunità
montane
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Il futuro delle Comunità montane - compresa quella del Pinerolese -
passa dalla scrivania di Roberto Cota. Il neo-governatore leghista non ha
ancora preso una posizione chiara sugli enti. Ma ormai è questione di
settimane: entro fine giugno è attesa l'approvazione del bilancio
regionale. Se il Piemonte col fazzoletto verde al collo vorrà finanziare
le Comunità montane, non potrà prescindere dal concedere loro adeguate
risorse in quella sede.
Nel frattempo, non si può restare in panciolle. La questione più
urgente è quella della crisi del settore manifatturiero della Val
Chisone. Il presidente della Cm Coucourde si è associato ai sindaci della
valle nella richiesta di un incontro con il governatore Cota. L'assessore
alle Attività produttive Demis Donzino attende la nomina del suo
corrispettivo in Regione «per svolgere il nostro ruolo istituzionale,
dialogando tra enti».
E poi c'è il (lento) processo per la stesura dello Statuto: non si
tratta solo di trovare un nome e un logo per la nuova Comunità montana,
ma di lavorare per darle un senso. Il Pinerolese, svuotato di
rappresentanza politica in Regione, potrebbe trovare voce anche attraverso
l'ente che riunisce ben 32 Comuni. Ma solo in presenza di una proficua
sinergia con la città di Pinerolo.
di D. Arghittu
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Comunità montana, la Giunta c'è
Quadratura "tecnica" del bilancio: 8.848.000 euro
Segnatevi questa data: martedì 19 gennaio, ore 20,45. Nella sede di Perosa
si riunirà per la prima volta il Consiglio della Comunità montana del
Pinerolese. Un primo incontro, informale e alla presenza dei sindaci del
territorio, si è già svolto la sera di lunedì 11, nella sede pinerolese
della vecchia Cm del pedemontano. «In Val Chisone avevamo l'abitudine di
presentare preventivamente i bilanci», ha detto il presidente Andrea
Coucourde presentando la serata. I conti, che saranno posti in approvazione
il 19, quadrano sulla cifra di 8.848.000 euro (circa). Ma si tratta di un
pareggio tecnico, imposto dalla necessità di "chiudere" entro il
20: la copertura non si basa su fondi effettivamente in cassa. Due gli
spauracchi: le decisioni romane - tra Finanziaria e riforma Calderoli - e la
possibile affermazione del centrodestra (non propriamente un fautore delle
Comunità montane) alle Regionali del 21-22 marzo.
«Il bilancio l'abbiamo chiuso con dati certi - dice, e non potrebbe
fare altrimenti, il presidente Coucourde -. Anzi, in sede di assestamento
del bilancio regionale, dopo le elezioni, potremmo avere 140mila euro in più».
Però Coucourde non nega le difficoltà: «Sarei matto ad esprimermi in
termini ottimistici. Ci stiamo giocando il tutto per tutto. E siamo pronti a
cercare risorse anche al di fuori della Regione».
La Giunta è già al lavoro da lunedì pomeriggio: vice-presidente, come
nelle attese, è Bruna Frache (ex-sindaco di Villar Pellice); tre gli
assessori: Clara Bounous (vice-sindaco di S. Germano Chisone), Adriana
Sadone (vice-sindaco di S. Secondo di Pinerolo), Demis Donzino (presidente
del Consiglio comunale di Luserna S.G.). La Giunta è di fatto allargata a
due membri supplementari, che diventeranno effettivi dopo l'approvazione
dello Statuto («entro un paio di mesi»): Sergio Pera, vice-sindaco
di Pinasca, e Renato Zambon, consigliere a Frossasco. Alla fine i membri
della "squadra" saranno due per territorio, oltre al presidente:
gli equilibri sono tutelati anche nella stanza dei bottoni.
Intanto Annamaria Garzena, leader della (scarna) pattuglia di
minoranza, annuncia la formazione di un gruppo di appoggio «a noi
consiglieri», che si riunirà a scadenza regolare: un modo per tenere i
contatti con gli amministratori comunali di area moderata e centrodestra: «Ma
è aperto anche a persone competenti che non siano state elette». Sul
merito dei problemi, Garzena prende tempo: «Ne riparliamo il 19».
Di finanziamenti alle nuove Comunità montane, invece, si è parlato in
Regione nel pomeriggio di lunedì 11. L'assessore Luigi Sergio Ricca ha
distribuito una tabella con i nuovi riparti di fondi, confermando però che
i tagli statali rendono assai difficile l'operazione.
Gian Piero Clement, consigliere regionale del Prc, commenta amaro: «Il
Governo continua a penalizzare gli enti locali. Occorre che la Regione,
nella prossima legislatura, decida quale atteggiamento tenere nei confronti
delle Comunità montane. O si danno loro risorse adeguate, oppure il loro
ruolo di Agenzie di sviluppo resterà sulla carta».

riforma
Piemonte: i nuovi consiglieri di Comunità montana
Nelle Comunità montane piemontesi, in parte
ridisegnate dalla Regione anche territorialmente ci si prepara alle
elezioni che si terranno il 7 novembre prossimo. Si preparano in
particolare le liste: i consiglieri comunali infatti dovranno scegliere
tra gli eletti «la squadra» che dovrà governare nei prossimi cinque
anni. L'Uncem (l'Unione dei comuni e delle comunità degli enti montani)
ha lanciato recentemente un appello per la formazione di «liste unitarie,
che superino le mere contrapposizioni di schieramento politico».
Davide Rosso
Nelle Comunità montane, in parte ridisegnate a livello
regionale anche territorialmente e soprattutto nella loro futura
composizione, ci si prepara alle elezioni che si terranno il 7 novembre
prossimo. Si preparano in particolare le liste: i consiglieri comunali
infatti dovranno scegliere tra gli eletti «la squadra» che dovrà
governare nei prossimi cinque anni.
L’Uncem Piemonte (l’Unione dei Comuni e
delle Comunità degli enti montani) ha recentemente ribadito «l’importanza
che i confronti per la preparazione delle liste siano ispirati dalla
considerazione che la formazione di liste unitarie, che superino le mere
contrapposizioni di schieramento politico, consentirebbe aggregazioni su
programmi di governo finalizzati alla piena realizzazione del ruolo
delle comunità montane quali agenzie di sviluppo». Le liste unitarie
per l’Uncem garantirebbero una rappresentanza nei nuovi Consigli di
tutte le realtà territoriali che compongono le nuove Comunità montane,
«nonché la realizzazione con la più ampia condivisione possibile
della fase costituente delle nuove Comunità montane attraverso
l’adozione degli statuti e dei regolamenti fondamentali dei nuovi enti».
Ma indipendentemente dalle «indicazioni»
dell’Uncem, sui territori ci si sta muovendo per la formazione delle
liste che dovranno essere presentate entro il 29 settembre. Le
trattative sono in corso ovviamente anche alle Valli, dove tra l’altro
la nuova Comunità comprenderà i territori delle «vecchie«» Comunità:
val Pellice, valli Chisone e Germanasca e pedemontana. Mentre si
attendono le ultime riunioni che si terranno in settimana, i giochi
sembrano indirizzarsi verso la composizione di liste in effetti non «politiche»
ma «unitarie». Ma per aver la risposta definitiva occorre ancora
attendere alcuni giorni. Quel che è certo è che i rappresentanti dei
32 Comuni della nuova Comunità montana (la base elettorale è di 452
persone) dovranno eleggere un Consiglio che sarà formato da 36
consiglieri e che le liste elettorali dovranno avere un numero minimo di
nominativi di 27 persone e secondo le indicazioni Uncem con un numero
minimo di Comuni rappresentati di 21 realtà.
Comunità montane l’ora dei commissari
Nel mese di luglio la Regione Piemonte aveva appellato
al Consiglio di Stato le sentenze del Tar regionale che aveva accolto le
domande di sospensione ai provvedimenti regionali sul riordino delle
Comunità montane. Il Consiglio di Stato la scorsa settimana ha accolto le
argomentazioni della Giunta regionale, consentendo di avviare il processo
di riordino territoriale delle stesse Comunità. La Giunta pertanto sta
predisponendo i decreti di commissariamento, per cui 42 delle 48 comunità
montane saranno interessate dalla disciplina di riordino.
Piervaldo Rostan
Nel mese di luglio la Regione Piemonte aveva appellato
presso il Consiglio di Stato le sentenze del Tar regionale che aveva
accolto le domande di sospensione ai provvedimenti regionali sul
riordino delle Comunità montane, proposte dalle Comunità Alta Valle di
Susa e Comunità Antigorio, Divedro e Formazza. Le due Comunità,
contrarie agli accorpamenti ipotizzati dalla Regione, avevano chiesto al
Tar di sospendere la legge regionale 19, del 1° luglio 2009, che
prevede una riduzione del numero di Comunità montane e non la
cancellazione totale, come indicato dal Governo. A seguito del
procedimento del Tar, la Regione ha prestato ricorso al Consiglio di
Stato che la scorsa settimana ha accolto le argomentazioni della Giunta
regionale, consentendo di avviare il processo di riordino territoriale
delle stesse Comunità.
La Giunta pertanto sta predisponendo i decreti
di commissariamento, per cui 42 delle 48 comunità montane saranno
interessate dalla disciplina di riordino. «Avendo già approvato il
regolamento elettorale – sottolinea la presidente regionale Mercedes
Bresso – che disciplina le elezioni delle nuove Comunità montane
previste per il prossimo 7 novembre, si procede ora con la piena
attuazione della legge regionale 19/2009, attuando il percorso che
consentirà di avere 22 Comunità montane di dimensioni più grandi e
rafforzate nel loro ruolo e nelle loro funzioni e quindi capaci di
interpretare meglio le esigenze del territorio».
«In questo modo si evita il caos che la
sospensione avrebbe prodotto nel corso del riordino delle comunità –
spiega l’assessore regionale Sergio Luigi Ricca – La nostra
posizione si rafforza grazie anche al pronunciamento della Corte
Costituzionale, che ha confermato un giudizio di piena legittimità
della legge regionale di riordino delle Comunità. Ci impegniamo ora ad
attuare un percorso graduale di riordino che permetterà di rafforzare e
non lasciare morire le Comunità».
Venerdì scorso la giunta regionale ha
provveduto alla nomina dei commissari delle vecchie Comunità montane;
come era ampiamente previsto saranno i presidenti uscenti delle comunità
stesse, vale a dire, per il Pinerolese Claudio Bertalot, Andrea
Coucourde e Mario Mauro. Il 7 novembre saranno eletti i nuovi
rappresentanti delle Comunità montane.
Soddisfazione per la sentenza è stata anche
espressa dal consigliere di Rifondazione Giampiero Clement: «La
sentenza del Consiglio di Stato conferma la bontà delle scelte
effettuate dalla Regione Piemonte a favore di una nuova politica che
valorizzi la montagna: le Comunità montane dovranno veramente diventare
motore per lo sviluppo e il mantenimento dei cittadini che vivono nelle
terre alte del Piemonte». (pvr)
(Del
27/8/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 51)la stampa
Sciolti i Consigli restano in carica i presidenti
I
l processo di riduzione delle Comunità Montane del Piemonte va avanti. Il
Consiglio di Stato, infatti, ha accolto il ricorso della Regione e ha
sospeso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte
che congelava l’accorpamento. La Regione scioglierà così 42 Consigli
(quelli di sei comunità «salvate» dalla legge resteranno in carica) e
con loro decadranno giunte e assessori. I presidenti resteranno in carica
come commissari con pieni poteri e con il compito di gestire la
transizione verso il nuovo assetto organizzativo che prevede, a regime, la
riduzione da 48 a 22 del numero degli enti. «I commissari - spiega
l’assessore Luigi Ricca - avranno il compito di predisporre un quadro
ricognitivo dello stato patrimoniale e di preparare un bilancio tecnico
per assicurare ai nuovi enti di diventare operativi dal 1 gennaio 2010. Se
non lo faranno saranno rimossi». Ricca si augura che i
commissari/presidenti collaborino in questa operazione che ha già subito
dei ritardi a causa della decisione delle Comunità Montane dell’Alta
Val Susa e di Antigorio-Divedro-Formazza di utilizzare tutte le vie legali
per opporsi all’accorpamento. Le due Comunità «ribelli» si sono
rivolte al Tar e alla fine di luglio hanno ottenuto la sospensione del
processo di accorpamento. La Regione ha presentato ricorso al Consiglio di
Stato che l’altro ieri ha ribaltato la sentenza dei giudici
amministrativi di secondo grado. E così l’accorpamento riparte come
spiega la presidente della Giunta, Mercedes Bresso: «Avendo già
approvato il regolamento elettorale che disciplina le elezioni delle nuove
Comunità montane previste per il prossimo 7 novembre, si procede ora con
la piena attuazione della legge regionale». Va detto che Tar e Consiglio
di Stato non sono entrati nel merito della legge regionale e cioè sulla
legittimità o meno dell’intervento previsto dalla legge. Secondo Ricca,
però «la posizione della Regione si rafforza grazie anche al
pronunciamento della Corte Costituzionale che ha confermato un giudizio di
piena legittimità della legge regionale di riordino delle Comunità».
Non la pensa così, Mauro Carena, presidente della Comunità Montana
dell’Alta Val Susa che si oppone all’unione con la Bassa Valle e la
Val Sangone: «Abbiamo sempre sostenuto che si tratta di un problema
tecnico che riguarda principalmente l’operatività dei singoli enti.
Adesso è necessaria una soluzione politica che tenga conto delle esigenze
dei territori e che non lasci che siano le sentenze a determinare i futuri
assetti». Difficile che la Regione faccia un passo indietro anche se
Ricca assicura che ci sarà «un percorso graduale di riordino che
permetterà di rafforzare e non lasciare morire le Comunità». E Lido
Riba, presidente dell’Unione delle Comunità Montane, aggiunge: «Si
tratta di una sentenza molto positiva perché va a vantaggio di tutto il
comparto delle terre alte del Piemonte».
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Edizione del 29 luglio 2009Partita
delicatissima sulla riforma- eco
Comunità montane, è battaglia di ricorsi
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Comunità montane appese ad un filo. È in corso un braccio di
ferro fatto di ricorsi e controricorsi. Così, tra chi (la Regione
Piemonte) ha ridotto da 48 a 22 gli enti montani e chi (alcuni
territori scontenti) vorrebbe tornare ad aumentarne il numero,
rischia di spuntarla chi (il ministro Calderoli) vorrebbe
cancellarle tutte con un colpo di spugna.
È una partita di tennis con fortune alterne. Il primo game l'hanno
vinto gli avversari della riforma. Il Tar del Piemonte ha accolto
martedì 21 l'istanza della Comunità montana Alta Valle Susa
(destinata dalla Regione ad essere fusa con la Bassa e la Val
Sangone), sospendendo la deliberazione del 3 novembre 2008 con cui
il Consiglio regionale ha ridisegnato il panorama degli enti
montani.
Soddisfazione nel centrodestra: «Quel riordino territoriale
fu il frutto non del buonsenso ma della volontà del centrosinistra
di controllare il territorio su cui sarà realizzata la Tav»,
ha affermato Barbara Bonino, coordinatrice del Pdl provinciale.
In Provincia si è giunti a una mozione: «Chiediamo di
sollecitare la Regione ad emanare un provvedimento urgente che
ripristini la vecchia legge regionale», anticipa il consigliere
bricherasiese Claudio Bonansea (Pdl).
Il centrosinistra, però, ha replicato difendendo la propria
riforma e annunciando ricorso al Consiglio di Stato contro
l'ordinanza del Tar: «Confidiamo in un esito favorevole»,
afferma l'assessore regionale alla Montagna Luigi Sergio Ricca.
L'Amministrazione Bresso ha segnato un punto a suo favore venerdì
24, grazie alla sentenza della Corte costituzionale sulla legittimità
dei commi della Finanziaria 2008 cui si è ispirata la legge
regionale del Piemonte. La Corte - di fatto - ha ritenuto che lo
Stato centrale abbia il diritto di dare indicazioni sui risparmi di
spesa, anche in ambito montano: sta poi alle Regioni stabilire il
come. «Esattamente quello che ha fatto il Piemonte»,
commenta il consigliere regionale Gian Piero Clement (Prc). «Il
Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi a breve. E, alla luce della
sentenza della Corte, l'auspicio è che annulli la sospensiva decisa
dal Tar», aggiunge il collega Marco Bellion (Pd). I due sono
concordi sull'urgenza di proseguire nella riforma, nominando i
commissari e procedendo verso gli accorpamenti. «Altrimenti
rischiamo grosso», chiosa Clement, riferendosi alla mannaia
brandita dal ministro Calderoli.
In tutto questo, la Lega Nord ha un ruolo delicato. Il suo alto
esponente presso il Governo non fa mistero di voler abolire le
Comunità. Sul territorio, però, i politici del Carroccio difendono
le realtà esistenti.
«Siamo tutti d'accordo sul fatto che la Regione debba
impedire una stasi nella operatività delle Comunità montane -
afferma il consigliere regionale Gianfranco Novero -. Certo è
che, se il centrosinistra avesse accolto la nostra richiesta di
aumentare gli enti da 22 a 25, non ci sarebbe stato il ricorso
dell'Alta Val Susa».
Più tranchant il sindaco di Sestriere Valter Marin, già
candidato alle Provinciali per la Lega: «Per tutelare la
montagna avrebbero dovuto porre a 800 metri il limite d'accesso alle
Comunità montane e unire l'Alta Val Susa e l'Alta Val Chisone».
Daniele Arghittu
(ha collaborato Luca Prot)
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Cronaca di Torino
(Del 22/7/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 61)la
stampa
POLEMICA IN REGIONEL’ASSESSORE LUIGI RICCA ANNUNCIA: «FAREMO
RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO»
Il Tar blocca le fusioni delle Comunità montane
Per ora interessati due enti; incertezze sul futuro
Caos sulle comunità montane piemontesi, soggette ad un accorpamento che rischia
di essere smentito a suon di carte bollate. E’ di ieri la notizia che il Tar
Piemonte, con due ordinanze, ha accolto il ricorso di due comunità montane -
Alta Valle Susa e Valle Antigorio - decise a puntare i piedi contro la legge
regionale del luglio 2008 che ridurrà da 48 a 22 le comunità sul territorio.
Per la cronaca, l’Alta Valle Susa - rappresentata e difesa dall’avvocato
Paolo Scaparone, professore di Diritto civile all’Università di Torino -
avrebbe dovuto essere accorpata alla Bassa Valle Susa, dando luogo ad
un’enclave di quasi 120 mila abitanti (la più grande della regione). La Valle
Antigorio, invece, avrebbe dovuto fondersi con le comunità montane della Valle
Ossola. Da qui il ricorso al Tar, con richiesta di annullamento: richiesta
accolta solo in parte, visto che per ora il Tribunale regionale si è limitato a
disporre la sospensiva. Il senso è quello di una vittoria ai punti per le due
comunità interessate, che in attesa del prevedibile ricorso da parte della
Regione congela l’intero piano degli accorpamenti in Piemonte. Stando
all’assessore Sergio Ricca, infatti, la sospensiva disposta dai magistrati per
le comunità Alta Valle Susa e Valle Antigorio interessa automaticamente tutti
gli altri accorpamenti contenuti nella medesima legge regionale. Mentre per
Mauro Carena, presidente della comunità Alta Valle Susa, «non si tratta di una
vittoria politica, nè di destra nè di sinistra, ma l’ordinanza del Tar è il
riconoscimento di una legge sbagliata». «Prendiamo atto del provvedimento -
commenta Ricca -. Stiamo valutando con il nostro ufficio legale, ricorreremo al
Consiglio di Stato confidando nella sentenza di merito». Resta l’incertezza
per i corsi ed i ricorsi - normativi e giudiziari - che inceppano il piano degli
accorpamenti previsto dalla legge regionale: dall’ordinanza del Tar al disegno
di legge Calderoni, che di fatto propone l’abolizione delle comunità montane.
Mentre la Toscana e il Veneto hanno impugnato davanti alla Corte Costituzionale
la norma della Finanziaria che dispone il piano degli accorpamenti (recepita dal
Piemonte). In Valle Susa sono già previste le elezioni per il rinnovo delle
cariche elettive e si stanno contrapponendo le candidature per la presidenza.
Nel migliore dei casi, la posizione del Tar rimette i giochi in discussione.
Esulta Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl: «E’ una
sconfessione netta dell’operato della giunta-Bresso, il minimo che deve fare
è bloccare il rinnovo dei consigli di Comunità previsti per l’autunno».
ALESSANDRO MONDO

riforma 12.6.09
COMUNITA' MONTANE: SENATORI PD, GOVERNO
INTERVENGA PER EVITARE CHIUSURA-23-03-2009
(ASCA) - Roma, 23 mar - ''Il pesante ammontare dei tagli ai danni delle
Comunita' montane comportera' gravissimi problemi a questi enti, i quali,
vivendo quasi esclusivamente di finanza derivata, non potranno, gia' dal
corrente anno, assicurare il pagamento degli stipendi al personale,
sostenere le spese vive di funzionamento e continuare a fornire i servizi
essenziali che svolgono, in forma associata, per conto dei piccoli comuni
di montagna''. E' l'allarme lanciato dai senatori del Pd Luigi Lusi, Anna
Finocchiaro, Luigi Zanda, Mariapia Garavaglia, Alfonso Andria e Giovanni
Legnini che, con una interrogazione urgente al Ministri dell'Economia
Tremonti e al Ministro per i Rapporti con le Regioni Fitto, chiedono al
Governo ''quali misure intenda assumere per scongiurarne la chiusura e il
conseguente dissesto finanziario''.
Gli interroganti precisano che ''le Comunita' Montane ricevono
trasferimenti erariali da parte dello Stato, sulla base di quanto dispone
il Decreto Legislativo 30.12.1992, n.504, sotto forma di contributi
ordinari contributi consolidati, fondo sviluppo investimenti. Per l'anno
2008, l'importo di detti contributi e' stato determinato secondo le
disposizioni della legge finanziaria 2008, prevedendo, rispetto all'anno
2007, una riduzione per l'anno 2008 del fondo ordinario di 30,4 milioni di
euro e per l'anno 2009, di euro 66,8 milioni. La medesima legge,
all'art.2, ha contestualmente previsto l'intervento delle regioni, le
quali avrebbero dovuto provvedere, entro il 24.6.2008, con proprie leggi,
al riordino delle Comunita' Montane, in modo da ridurre, a regime, la
spesa corrente, nella misura di un terzo del fondo ordinario assegnato,
prevedendo, in caso di mancata attuazione, alcuni effetti surrogatori
dello Stato.
Nel frattempo, la legge di conversione del D.L. n. 112/2008, precisamente
la 133/2008, all'art.76, comma 6/bis, e' stata disposta l'ulteriore
riduzione dei trasferimenti erariali alle Comunita' Montane, nella misura
di euro 30 milioni per ciascuno degli anni 2009-2010-2011, intervenendo
prioritariamente sulla comunita' montane con altitudine media inferiore a
750 metri sul livello del mare''.
res-rus/sam/rob
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