L'ad Fiat: nascono due società legate
ma autonome. Il titolo balza in Borsa- la stampa 21.4.10
TORINO
«Gli investitori ci chiedono da anni di scorporare l’auto. Non c’è più ragione di tenere insieme settori che hanno logiche industriali diverse». Così l’amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha annuciato lo scorporo dal gruppo di Iveco, Cnh, Fpt. «La crescita dell’autonomia e dell’efficienza - ha spiegato sono la ratio di questo spin-off. Per noi è importante». Marchionne ha detto che lo spin-off potrà essere operativo entro sei mesi. Il timing prevede il via libera del Cda a luglio e la quotazione delle due nuove società a fine anno. La New Fiat dove sarà concentrata l’attività auto e Fiat Industrial (dove saranno concentrate Cnh, Iveco, Fpt industrial & marine).

La struttura azionaria sarà identica tra le due nuove società: il piano prevede infatti che ogni attuale azionista del Lingotto riceverà per ogni azione una azione di Fiat e una di Fiat Industrial. Inoltre anche per Fiat Industrial l’azionariato prevederà tre classi di titoli, ordinarie, risparmio e privilegiate. Il settore auto e quello industriale, ha detto Marchionne, differiscono nella ciclicità, nei fabbisogni di capitale e nei ritorni sugli investimenti. Lo scorporo servirebbe quindi a fare «chiarezza finanziaria e strategica», e sviluppare ogni business in maniera indipendente, creando un competitore globale nel settore automotive e un altro nel settore dei beni industriali. «Inizierà una nuova storia della Fiat - ha detto l’ad - con due aziende dotate di massima autonomia per svilupparsi». L’annuncio dello scorporo delle attività auto era molto atteso ed è stato premiato in Borsa, guadagnando subito il 3%. Proprio nel giorno in cui Fiat ha alzato il sipario sul piano industriale, il Gruppo presenta conti in miglioramento nel primo trimestre e conferma che quest’anno il mercato dell’auto registrerà una forte decelerazione a causa del venir meno degli incentivi. Il piano conferma inoltre una produzione di 1,4 auto in Italia nel 2014, mentre con Chrysler Fiat prevede di vendere insieme a Chrysler un totale di 6 mln di auto al 2014.

Il Lingotto archivia i primi tre mesi dell’anno con un risultato netto «prossimo al pareggio» e ricavi in forte crescita. In particolare, registra una perdita pari a 21 milioni di euro contro i 411 milioni di rosso segnati nello stesso periodo del 2009. I ricavi sono invece aumentati del 14,7% a 12,9 miliardi di euro, con Fiat Group Automobiles che ha conseguito un incremento del 22,1%. Confermati gli obiettivi del 2010, «un anno di transizione e stabilizzazione», che prevedono un risultato netto vicino al break-even, ricavi superiori a 50 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria tra 1,1 e 1,2 miliardi e un indebitamento netto industriale superiore ai 5 miliardi. «È stato un trimestre anomalo - ha detto l’ad Sergio Marchionne - in cui abbiamo continuato ad avvantaggiarci della coda degli incentivi. Nell’anno prevediamo un calo del del 15% del mercato in Europa. Il calo della domanda in Italia si vedrà nel secondo semestre dell’anno, senza incentivi le vendite scenderanno del 30%». «Chiudiamo un anno di crisi con risorse più che adeguate per passare ad un clima economico che si preannuncia di nuovo normale», ha proseguito. Secondo il top manager tutti gli obiettivi di Fiat, dal 2004 al 2008, sono stati raggiunti se non superati.

La partnership con Chrysler «è un passo fondamentale per il futuro della Fiat, perchè ci permette di raggiungere un’adeguata massa critica per ottenere grandi economie di scala, di aumentare i volumi associati alle singole piattaforme, di sfruttare ogni possibile sinergia e di estendere la nostra presenza geografica», ha proseguito.

Marchionne, durante l’investor day, ha illustrato anche i risultati di Chrysler che ha chiuso il primo trimestre del 2010 con un utile operativo di 143 milioni di dollari, contro una perdita di 297 milioni nel quarto trimestre 2009. I ricavi sono passati da 9,434 a 9,687 miliardi di dollari, le perdite sono scese da 2,691 miliardi a 197 milioni. Marchionne infine ha parlato del cambio ai vertici dell’azienda: «John Elkann, nonostante la sua giovane età, ha raggiunto il giusto livello di esperienza e maturità per assumere il ruolo di presidente».

dossier lingotto 

 


 

 

Filosofiat: «Ristrutturare tutto»

di Francesco Piccioni

su il manifesto del 02/01/2010

 

L'attenzione al «tema del giorno» a volte acceca anche i giornalisti più preparati. E il 22 dicembre - l'incontro a palazzo Chigi tra la Fiat, il governo e i sindacati - il tema del giorno era il destino degli stabilimenti di Termini Imerese e Pomigliano. E' passato così quasi inosservato il cuore del ragionamento svolto da Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto: «adesso ci sono tutti i presupposti per rimuovere le debolezze strutturali che ci portiamo avanti da decenni, tra cui la sovracapacità produttiva». E' l'annuncio della più grande ristrutturazione industriale mai tentata dal gruppo torinese, tale da far impallidire il ricordo di quella di fine anni '70, che portò al licenziamento di 23.000 dipendenti e alla «restaurazione» degli anni '80. Una ristrutturazione concepita su scala globale, perché la Fiat - specie ora che si è «alleata» con Chrysler - lotta per sopravvivere in un mercato in crisi, tenuto fin qui in vita solo dalle politiche pubbliche («incentivi, nuove linee di credito, garanzie statali sui prestiti», ecc).
Il problema è posto con molta nettezza, senza cortine fumogene: bisogna ridurre il numero degli impianti e aumentare il numero di vetture prodotte per unità lavorativa. «I cinque stabilimenti italiani producono 650.000 vetture l'anno e occupano quasi 22.000 persone; in Polonia un unico stabilimento produce circa gli stessi volumi con un terzo degli addetti; in Brasile, un solo impianto arriva a produrre 730.000 vetture con 9.400 persone». Inutile interrogarsi sulle diversità di questi paesi, la logica della produzione non può tenerne conto (se non come un problema da risolvere). In fondo - è questo il vero esempio di riferimento - negli Usa c'è «un cambiamento strutturale e coraggioso che ha chiamato a raccolta il governo, le aziende, i sindacati, le istituzioni finanziarie». Che ha determinato «un'azione significativa per razionalizzare gli impianti, un ripensamento del sistema in chiave ecologica una nuova base su cui ricostruire il settore» automobilistico, ovvero la produzione-pilota di tutta l'industria nel dopoguerra. Chrysler ha ridotto gli stabilimenti da 20 a 13 (dieci anni fa erano 29), messo fuori 17.000 lavoratori in soli 12 mesi e il 40% in cinque anni.
In Europa, invece, ogni paese ha cercato di tutelare in primo luogo l'occupazione nazionale, foraggiando in vari modi le aziende ma senza «intervenire alla radice del problema»: che è sempre quell'eccesso di «capacità produttiva». E' vero, il Lingotto annuncia nuovi modelli e vari restyling, mostra di voler privilegiare la produzione in Italia (rispetto alla Spagna, però; oltre che in Polonia, la produzione europea si allargherà infatti alla Serbia, per le nuove city car con motori a due cilindri). Ma in una strategia globale, l'importanza del paese-madre diventa relativa. Specie se la Ue - con due diverse iniziative - di fatto «penalizza» i costruttori d'auto del continente: il «regolamento sulle emissioni di Co2 dei veicoli commerciali leggeri a partire dal 2014» (i cui progetti sono ormai definiti e in via di attuazione) e «l'accordo di libero scambio con la Corea del Sud» (cui la Ue riconosce la possibilità di esportare qui merci con «contenuto locale» inferiore al 60%).
Il testo di Marchionne illumina però anche lo stato di altri settori dell'economia reale, al di là delle sole automobili (per cui prevede comunque un calo di immatricolazioni in Europa, nel 2010, dagli attuali 13,5 milioni a soli 12).
La riduzione del commercio al dettaglio è dimostrata dalla contrazione delle vendite di veicoli commerciali leggeri (-30% nel 2009, in Europa occidentale), senza prospettive di ripresa. Situazione simile per i veicoli industriali, dove il marchio perde nel 2009 il 20% di fatturato (nella Ue va anche peggio: -40). Ma la catastrofe si vede nelle macchine per le costruzioni, che segnano «un vero record storico, in negativo, superiore al 50%» e, anche qui, con prospettive stagnanti sugli attuali infimi livelli. Ne sa qualcosa la Cnh, con l'impianto di Imola che vanta una «capacità installata per 20.000 mezzi l'anno», ma che è riuscita a piazzare, nel 2009, soltanto 450 esemplari. Neanche le macchine agricole se la cavano - la contrazione per l'anno in corso è nell'ordine del 10-15%, con ulteriori cali nel 2010.
Sono tutti settori in cui Fiat ha una presenza importante, tanto da farne un «indice di riferimento» delle crisi altrui. E dovrebbero tremare a molti le vene e i polsi al pensiero che anche in questi altri settori si sta probabilmente affermando la stessa logica esposta da Marchionne: fabbricare più pezzi possibile, in un mercato in calo, ma con molta meno gente in produzione. Resta l'impressione di un mostro che si morde la coda: se saremo di meno a lavorare, chi si potrà permettere di comprare quel che verrà prodotto?

 

Quanto conta l'uomo nell'organizzazione aziendale luglio 09

NON POSSIAMO ASPETTARE CHE CI PIOVA IN TESTA! luglio 09

http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm     pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979

lotta alla PlASTIC COMPONENTS - _MELFI giugno 09

giudizio cub- pdf

FIAT
Operai sul piede di guerra a Termini Imerese e rinnovo rsu
Al via la mobilitazione in Sicilia. A Mirafiori, la Fiom si conferma il primo sindacato
A Termini Imerese gli operai Fiat annunciano battaglia. Dal 2012, nello stabilimento siciliano (che conta 1400 dipendenti, 2200 con l'indotto), non si faranno più auto, ha annunciato Marchionne due giorni fa. Come sarà possibile assicurare gli stessi volumi occupazionali installando a Termini Imerese un'altra attività produttiva? Marchionne a questo non ha risposto, perciò lavoratori e sindacati - che con una dura mobilitazione scongiurarono la chiusura dello stabilimento nel 2002 - mandano a dire che non staranno a guardare. Assemblee e scioperi unitari partiranno lunedì, sia nello stabilimento Fiat che nelle fabbriche dell'indotto. Per martedì è stato convocato un tavolo di confronto in regione, che dovrebbe varare un documento alternativo (rispetto alle previsioni del Lingotto) da presentare all'azienda.
I sindacati lo dicono chiaramente: «Su questo piano non è possibile alcuna mediazione». «Fiat ha costruito questa fabbrica con soldi pubblici - dice Roberto Mastrosimone (Fiom) - La nostra lotta sarà durissima».
Il confronto tra Fiat e sindacati sulla ristrutturazione del gruppo prende avvio martedì a Torino. Ordine del giorno: gli esuberi alla Cnh, l'azienda del gruppo che produce macchine per le costruzioni e per l'agricoltura. Poi si aprirà il capitolo Termini Imerese. Ma non solo perchè, dice Giorgio Airaudo, segretario Fiom a Torino, «quello di Marchionne è stato un antipasto mediatico, un piatto salato servito in un guanto di velluto». Continua Airaudo: «Per quanto diluita nel tempo, Marchionne propone la chiusura di uno degli stabilimenti dell'auto, lunga cassa integrazione per Pomigliano e la continuazione di vecchi prodotti per Mirafiori. Non capisco come si possa dare un giudizio positivo sull'incontro, serve un negoziato».


A Torino, nello stabilimento Powertrain, si annuncia intanto altra cassa integrazione: 1575 lavoratori si fermeranno dal 20 luglio al 15 agosto, altri 1077 dal 20 luglio al 1 agosto.
Infine, le elezioni delle rappresentanze sindacali a Mirafiori, dove la Fiom si conferma il primo sindacato. In termini percentuali i metalmeccanici Cgil ottengono il 26,3% delle preferenze (+0,2% rispetto al 2006), la Fim il 22,6% (-2,1%), il Fismic il 21,8% (-1,4%), la Uilm il 14,6% (+0,1%), l'Ugl il 7,9% (+1,3%) e i Cobas il 2% (+2%).

 

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  Fiat-Chrysler, dopo il sì dei giudici
accordo ok, Marchionne nuovo a.d.- 10 giugno

Fiat-Chrysler, arriva lo stop La Corte ferma Obama - 9 giugno 2009

16 maggio: i fatti di Torino  

Markionne

FIAT-Opel: i tedeschi hanno annunciato tagli fino a 18mila posti di lavoro e la chiusura di Pomigliano e Termini Imerese, intervista a C. Pariani RSU FLMUniti-CUB AlfaRomeo di Arese 18-05-2009 video

Confronto Paolo Ferrero-Niki Vendola 3 maggio 2009

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Chrysler e Opel

2009- La Fiat torna in Usa e rileva il 35% della Chrysler, una quota che in futuro potrà salire. Nasce un gruppo con circa 240.000 occupati (185.000 nel gruppo Fiat e 55.000 in Chrysler) che, globalmente, nei 208 impianti industriali (30 Chrysler e 178 Fiat) costruisce oltre 4 milioni di auto. La borsa per la FIAT chiude in perdita dell'1,34%, il titolo e' ai minimi storici. Chrysler continua a perdere in america e nel mondo Due zoppi non fanno un sano. Gli operai pagheranno le spese del matrimonio


 

di Loris Campetti
USA-ITALIA Siglato l'accordo, Obama dà un mese di tempo per abbattere il debito
La Fiat salverà la Chrysler. Ma chi salverà gli operai Fiat?
Ieri ha visto la luce la prima vettura Fiat costruita in Serbia a Kragujevac, nella gloriosa e umanitariamente bombardata Zastava. Non ha festeggiato nessuno la prima Punto classic balcanica, salvo qualche centinaia di operai serbi. Le ragioni che fanno prevalere le preoccupazioni sono molte, e molto più importanti delle curiosità est-europee. Il titolo Fiat è andato a rotta di collo lasciando sul campo quasi il 10%, e mal comune (la giornata di ieri ha visto una strage per tutti i titoli a quattro ruote nei cinque continenti) non fa mezzo gaudio. Non poteva tenere il titolo Fiat, nonostante il peana del presidente americano Obama alla multinazionale italiana, dato che: 1) dagli Usa veniva la notizia del siluramento del numero 1 della Gm, Wagoner, imposto dal governo, roba che neanche nella Russia di Breznev nei confronti del capo della Avtovaz di Togliattigrad; 2) a Parigi veniva mandato a casa il numero 1 della Peugeot, Streiff; 3) a Tokyo le tre case automobilistiche giapponesi decidevano il brusco ridimensionamento della produzione determinato dal crollo della domanda. Infine, per il Lingotto le parole dolci di Obama sul management e sulle tecnologie Fiat non possono nascondere il fatto che per il governo Usa quel che la Chrysler ha fatto per salvarsi e ottenere altri sei miliardi di dollari non basta: un mese di tempo per abbattere costi e debiti, sennò sarà bancarotta.
Cos'è che manca al piano Chrysler per ottenere l'ok di Obama? Il governo americano ha detto alla più piccola delle tre big dell'auto Usa che i passi fin qui fatti dal management vanno nella direzione giusta, ma non sono sufficienti. Dei due piani presentati, uno è da buttare nel cesso ed è quello che prevedeva la possibilità che la Chrysler potesse salvarsi da sola. Il secondo piano - quello che prevede l'accordo con Fiat e che in cambio dell'ingresso dei torinesi nel capitale mette a disposizione della Chrysler motori e tecnologie che consentirebbero una riconversione ecologia della produzione - va benissimo e l'accordo dev'essere dev'essere siglato in fretta. Ma entro il 30 aprile, la società americana deve abbattere significativamente l'indebitamento. Come? Semplice, costringendo le banche creditrici, i fornitori e i concessionari ad accettare azioni Chrysler al posto di danaro fresco. Poi, la Chrysler dovrà convocare i sindacati e fare loro la stessa proposta: quel che dobbiamo per i fondi pensione possiamo pagarlo in azioni. Saranno contenti i pensionati, a cui non resta che sperare in un futuro radioso della società, ipotesi per ora difficilmente immaginabile. Del resto i creditori della Chrysler, che siano banchieri o sindacalisti, sanno però che l'alternativa a questa medicina amara è ancora peggiore e si chiama bancarotta, con quel che comporterebbe per i loro crediti.
Nel tardo pomeriggio di ieri le agenzie di stampa hanno battuto la notizia più attesa dopo le parole di Obama: la bozza di intenti tra Fiat e Chrysler si è trasformata in un'alleanza globale tra le due società e il fondo di private equity Cerberus (il primo azionista di Chrysler), con il sostegno del Tesoro Usa.
Tutto questo fa tirare un sospiro di sollievo ai torinesi, ma la festa - ammesso che ci sia qualcosa che meriti davvero di essere festeggiata - è rinviata al 30 aprile e al giudizio finale del governo americano sull'esito delle trattative di Chrysler con banchieri, fornitori e sindacati. Ma in Italia, tra i lavoratori, le preoccupazioni non diminuiscono. Come ricorda il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, «l'intesa ha un senso ma non è risolutiva dei problemi che la Fiat ha in Italia». Problemi seri, appena mitigati da una parziale ripresa della domanda in conseguenza degli incentivi statali, a cui si deve la riduzione della cassa integrazione a Melfi e Temini Imerese. Problemi legati alla crisi, e alle parole di Sergio Marchionne agli azionisti della scorsa settimana: fin'ora abbiamo rispettato i nostri impegni e nessuno stabilimento in Italia è stato chiuso. Ma adesso la fase è cambiata. o meglio è finita l'epopea ultrasecolare dell'automobile e le conseguenze della crisi costringeranno tutti i produttori europei a ridimensionare e razionalizzare la produzione. L'unica garanzia offerta dall'amministratore delegato del Lingotto riguarda lo stabilimento torinese di Mirafiori. E tutte le altre fabbriche? In particolare, che ne sarà nel prossimo futuro di insediamenti produttivi come quello siciliano di Termini Imerese, o quello napoletano di Pomigliano d'Arco?


 

Le aziende in crisi in provincia di Torino man mano evidenziano la difficoltà in modo più evidente, è il caso della Motorola come di diverse altre in cui ciò che si era concordato spesso viene ridiscusso.
Dai media emerge un tacito accordo a minimizzare gli effetti della crisi, anche se molti paesi sono in allarme rischio rivolta.
Fiat : Marchionne pur dicendo che il peggio è passato, all’assemblea degli azionisti ci dà un quadro prospettico su cui fare deduzioni, egli dice “chiudere Mirafiori è una cosa inconcepibile” ..“il problema per Fiat come per altri costruttori è quello di una capacità produttiva troppo elevata e di un mercato troppo diverso dal 2004 .. entro la fine del  2009 la capacità produttiva in Europa sarà di un terzo di quella strutturale..” …“la capacità produttiva a livello mondiale è di 94 milioni di vetture l’anno, almeno 30 milioni in più di quanto il mercato sia in grado di assorbire in condizioni normali.. e 1/3 è in Europa , si stima che le capacità di utilizzo degli impianti scenderanno al 65% (quindi lavoratori in meno), in Usa e Canada hanno chiuso 24 fabbriche negli ultimi 12 mesi, .. dovremo arrivarci anche in Europa. E’ un problema dell’industria dell’auto che non può continuare a distruggere valore”… azioni governative di dumping nazionale (F, D, GB ..) gli fa paura, “aiuti a tutti o a nessuno” 
La sfida di Torino passa per alleanze in un’ottica di concentrazione, resteranno 5-6 competitor globali, la Fiat si sta preparando per giocare un ruolo da protagonista nel lungo periodo, alla fine conferma l’obiettivo di un Utile di un miliardo per fine anno.
Qualcuno gli chiede soldi, ovvero il dovuto (il saldo di luglio del premio di risultato del 2008 cioè € 1100 …chissa se ha sentito  .
Quindi per Marchionne uscire dalla crisi significa risolvere il problema della sovrapproduzione di 30 milioni  di vetture nel mondo di cui 10 milioni in Europa, chissà che fine faranno i produttori ovvero i lavoratori di questi 30 milioni di vetture. E dice :“è un problema che riguarda insieme azienda, banche, sindacato e governo.”       

crisi e lotte alla fiat  

 

http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm     pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979

il voto rsu nel 2006

la Fiat è ripartita -htm

Il lancio della nuova500- link video Fiat

auto dell'est -pdf- venerdì repubblica- 2007

la cinquecento-guido viale -link

NASCE NEL SANGUE LA NUOVA FIAT IN INDIA - L'inchiesta vecchio stile su "DIARIO"- di Danielo Bezzi, da New Dehli – Roma 01-05-2007

La fabbrica del benessere - loris campetti 5/12/07 pdf

la paga dei padroni - il caso Fiat - Youtube

link al giornale web di operai contro

l'unica foto in cui appare 'la città' di Agnelli - ai suoi funerali - dal libro della Stampa 2008 (assente ogni foto della storia operaia)

   

Una brutta sorpresa, nell’era Marchionne»

di L.V.

su l'Unità del 13/01/2008

Intervista a Luciano Gallino: «Anche nelle migliori aziende è in atto una pressione verso il basso»

Professor Luciano Gallino, esperto in sociologia del lavoro, che cosa sta succedendo allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco?

«La Fiat ha sempre avuto un’organizzazione del lavoro molto burocratica e militaresca: di generazione in generazione il codice è stato riprodotto in forme nuove, più pesanti o più leggere a seconda della resistenza degli operai. Prima della marcia dei 40mila, ad esempio, si è passati da un eccesso di disciplina a qualche licenza di troppo, poi rientrata con la sconfitta sindacale».

Quindi non si tratta di una novità, ma di un ritorno alle vecchie abitudini.

«Già a Melfi, nello stabilimento più avanzato tecnologicamente, si è adottata un’organizzazione del lavoro molto rigida: sono scomparsi i cronometristi, ma sono arrivati i computer a calcolare tempi e movimenti dei lavoratori. Alla Fiat di Melfi ci sono stati diversi scioperi aziendali sulle aspre condizioni di lavoro e sull’organizzazione dei turni».

Nel complesso campano, però, si è arrivati al divieto di parlare in gruppi superiori alle tre persone.

«È una novità un po’ cinese, sorprendente e preoccupante soprattutto nell’era Marchionne, quando si pensava non dovessero più succedere cose simili. Invece succedono, e la tragedia dell’acciaieria Thyssenkrupp di Torino l’ha dimostrato con chiarezza: anche nelle migliori aziende è in atto una pressione verso il basso sui salari e sulle condizioni di lavoro, nella stessa direzione degli altri lavoratori globali».

Si riferisce alla situazione dei lavoratori nei paesi emergenti?

«Esattamente. Questi provvedimenti restrittivi nei confronti degli operai, che sembrano provenire da una fabbrica cinese o indiana, si riscontrano invece in molti stabilimenti italiani, francesi, tedeschi. È in atto una compressione globale dei diritti dei lavoratori».

Quindi, non saranno le condizioni di lavoro degli operai asiatici ad assomigliare sempre di più a quelle degli operai europei?

«Quella che impropriamente chiamiamo globalizzazione, in realtà è una grande forma di politica del lavoro. Le imprese sono andate a produrre dove i diritti e i salari sono più bassi rispetto ai paesi di provenienza, importandone merci a prezzi molto concorrenziali. Questo tira tutti verso il fondo della scala piuttosto che far salire il livello generale».

La Sata-Fiat, con buona pace del “democratico” Marchionne, licenzia il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco e l’operaio Donato Auria iscritto alla Flmuniti-Cub.

Licenziamenti giustificati solo dalla volontà di impedire l’azione del sindacato di base.

 I fatti:

·        In seguito a un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza Sata-Fiat, quando la notizia era nota solo agli indagati, ha immediatamente sospeso dal lavoro e poi licenziato l’operaio Donato Auria l’iscritto alla Flmuniti-Cub.

L’iniziativa della Procura della Repubblica di Potenza solleva pesanti interrogativi sugli effettivi obiettivi. Sembra di capire che si punti a indagare sul materiale sindacale prodotto a sostegno della lotta dei 21 giorni; se fosse cosi, attaccando la libertà di espressione, si rischierebbe di far fare ai diritti dei lavoratori un salto indietro di parecchi decenni.

 ·        contemporaneamente Fiat Sata  ha sospeso e poi licenziato il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco. 

Ferrentino è stata licenziato per avere distribuito un volantino a firma Flmuniti-Cub nel quale è stato  contestato al responsabile del Montaggio tale Marchetta di essere “arrivato quasi allo scontro fisico con chi rappresenta i lavoratori. Non è la prima volta”. 

L’azione del Marchetta è avvenuta mentre era in corso uno sciopero al montaggio contro il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro

Una vera e propria montatura: Sata contrasta con ogni mezzo la presenza di Flmuniti-Cub per impedire che si sviluppi una efficace azione di tutela dei lavoratori e su questo obiettivo ha costruito una vera e propria montatura per arrivare ai licenziamenti. 

FlmunitiUniti-Cub è fortemente determinata a contrastare i licenziamenti arbitrari e illegittimi decisi da Fiat Sata che attentano alle fondamentali libertà sindacali. 

Lo sciopero generale del 9 novembre indetto dal sindacalismo di base sarà fortemente caratterizzato in Basilicata contro i licenziamenti attuati da Fiat-Sata.

 Per info. Amendola 3474299081-   

Milano 24-10-07 CUB

  Acconto FIat sul contratto metalmeccanico - M.Deaglio la stampa 254-10-07


 

(Del 24/11/2007 la stampa

VERRÀ INGRANDITO L’IMPIANTO DI BETIM, IL MAGGIORE STABILIMENTO DEL GRUPPO NEL MONDO
Fiat punta sul Brasile con 1,9 miliardi di euro
In America Latina piano d’investimenti da 2,4 miliardi



TORINO

Destinazione Brasile: la Fiat ha deciso di investire 5 miliardi di real, 1,9 miliardi al cambio in euro, per ingrandire la megafabbrica di Betim, nello Stato di Minas Gerais, che è il più grande stabilimento del mondo con il marchio del Lingotto. Intanto sul fronte borsistico di Piazza Affari, dopo gli arretramenti dei giorni scorsi, ieri il titolo Fiat ha guadagnato l’1,52% risalendo a 17,934 euro, anche sull’onda del buon andamento del settore automobilistico in Europa che ha visto Volvo segnare +2%, Renault +0,98% e Daimler +0,70%. L’operazione oltreoceano fa parte di un più vasto piano di investimenti per complessivi 6,4 miliardi di real (2,4 miliardi di euro) che il gruppo italiano intende indirizzare nell’area dell’America Latina tra il 2008 e il 2010. Nel dettaglio, oltre ai fondi destinati a Betim, Fiat destinerà un miliardo di real allo sviluppo della Case di São Paulo e 400 milioni per rendere operativo lo stabilimento di Cordoba in Argentina. L’intero piano è stato annunciato dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che, nel corso di un viaggio di lavoro in Sudamerica, ha incontrato il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva. Con il mercato brasiliano dell’auto in pieno boom, l’impianto di Betim funziona attualmente al limite della capacità, su turni che vanno dalla mezzanotte di lunedì alle 6 del sabato mattina per produrre 14 modelli differenti in 50 versioni. Di recente, la Banca statale brasiliana ha stanziato 600 milioni di real per finanziare l’ampliamento dell’impianto, e la Banca di sviluppo di Minas Gerais altri 800 milioni. Con l’operazione decisa al Lingotto la fabbrica sarà ulteriormente estesa per passare dall’attuale capacità produttiva di tremila vetture al giorno a 5.200 auto. Questo anche perchè, secondo quanto ipotizza il quotidiano economico brasiliano «Gazeta Mercantil», la decisione di rafforzare ulteriormente Betim sarebbe in parte frutto della valutazione negativa sulle possibilità del governo argentino di provvedere energia elettrica sufficiente a far sì che l’impianto di Cordoba possa alleggerire il sovraccarico di produzione di Betim. Nello Stato brasiliano del Minas Gerais si concentra il maggior numero di stabilimenti e il maggior volume di attività del Gruppo Fiat nel paese sudamericano. Per la fabbrica di Betim si prevede una produzione di circa 720 mila unità nel 2007, pari al 30% della produzione complessiva della Fiat nel mondo. Nella stessa località si trovano la Fpt Powertrain Technologies, Comau e Teksid. A Sete Lagoas, invece, si producono veicoli commerciali leggeri della Fiat e camion dell'Iveco, oltre a motori diesel della Fpt. A Contagem si trovano le fabbriche della Cnh e quelle della Magneti Marelli, che ha anche un’altro stabilimento a Lavras. I centri di ricerca Fiat nel Minas Gerais sono quattro: due a Betim, uno a Contagem e un altro a Sarzedo. A Nova Lima, infine, è situato il centro amministrativo delle imprese del gruppo.

VANNI CORNERO

 

22-9-06

Gli utili di Marchionne

Marchionne in attivo

Auto:la strage quotidiana - link

valorizziamo la lotta di Melfi /dossier

LE LOTTE DEGLI OPERAI FIAT

Pratola Serra, Mirafiori, Rivalta, Cassino, Iveco Torino e Brescia, Pomigliano d’Arco, Termoli, New Holland Modena, Melfi. In ordine sparso, senza una strategia complessiva, senza capi, anzi spesso boicottati da coloro che dovrebbero organizzare una difesa complessiva contro la strategia Fiat, i lavoratori ha dimostrato che comunque la lotta in difesa del salario e delle condizioni di lavoro e di vita è insopprimibile.

Da novembre dello scorso anno a oggi, nei vari comparti sul territorio nazionale, gli operai Fiat hanno messo sulla bilancia diverse giornate di sciopero. Anziani alle soglie della pensione e giovani tute blu ventenni con contratti di formazione lavoro o "terziarizzati" TNT o giovani "interinali" con contratti d’affitto da parte di una miriade di agenzie del lavoro, hanno tutti comunque vissuto l’esperienza di questi mesi di lotta. I motivi vanno dall’integrativo ai turni ai ritmi. Le condizioni di lavoro sono diverse e non si è più nella condizione degli anni ’60 almeno nelle prospettive. Gli anziani non hanno più davanti a sé la realtà "mitica" della vecchia Fiat e, privi ormai del vecchio potere della fabbrica-città, contano gli anni o i mesi che li separano dalla pensione. I giovani, per lo più non sindacalizzati, con forte senso della precarietà addosso, del ricatto padronale, vedono la prospettiva di una permanenza transitoria in Fiat. Eppure, il fenomeno peculiare emerso dalle lotte di questi mesi, è la spontanea reazione e la più massiccia adesione quando entra in gioco la solidarietà con i compagni licenziati. A Pratola Serra raddoppiano le ore di astensione quando la direzione licenzia due delegati combattivi della UILM e le adesioni si fanno totali (100%) con cortei e manifestazioni. A Torino, gli scioperi partono spontanei per solidarietà con i 137 giovani interinali lasciati a casa e soprattutto vedono uniti delegati e operai combattivi di diversa appartenenza sindacale e contro le manovre divisorie dei funzionari sindacali. Dal canto suo, la direzione non ha lesinato colpi, licenziando, applicando la serrata, denunciando, come a Cassino, 216 operai per danni alla produzione (in realtà, gli operai lottavano contro l’aumento dei ritmi del 20%). Se da queste lotte si salverà questo barlume di coscienza della necessaria unità di classe, si dovrà capire prima o poi che alla strategia Fiat – General Motor gli operai dovranno contrapporre unità di intenti e di organizzazione. (dal 'bollettino nazionale delle lotte - n.1-giugno 2001)

inoltre vedi in questo sito

dossier fiat . la vera storia della Fiat

storia dell'Alfa Romeo link http://alfa156selespeed.altervista.org/storia/pagina2.htm

 

fiatstory

LINK http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/agnelli.html SPIONAGGIO FIAT

http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20030620154256 ART.18 DELLO STATUTO

http://pdpace.interfree.it/s1_tanzarella-8.pdf#search=%22LO%20SPIONAGGIO%20FIAT%22

dossier fiat su sito cub http://www.cub.it/article/?c=dossier-fiat

GLI AFFARI DI AGNELLI E GUARINO 

IL SIDA 

FIAT '98-2006  articoli di Renato Strumia da U.N. pdf

Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli

Fiat 1980 immagini e documenti di una lotta operaia /a/b-  mp3

la marcia dei 40mila- video- link

 la fine di mirafiori- Marco Revelli- 1993-htm

melfi.htmldi Operai Contro

e immaginate una fabbrica(da quinterna)

e TORINO DOPO LA FIAT Loris Campetti

e LA FABBRICA TERZIARIZZATA Mimmo Garetti Vittorio Rieser Luigi Sartirano

e sciopero spontaneo Fiat 2/02/01 de il manifesto

e lettera del S.inCobas a liberazione

e solidarietà con la lotta degli operai Fiat

e operai anziani in esubero 6/4/01

e il contratto 5/4/01

e comunicato slai-cobas

e dopo undici mesi di quasi silenzio

e Pratola Serra - da Operaicontro

e Fiat ottobre

trattativa Fiat in stallo 2 NOTIZIE VARIE: http://web.tiscalinet.it/operaicontro

e la Lezione di MIRAFIORI

e Dismissioni-gennaio 2002

e filiera -gennaio 2002

e Sida

 

contratto Fiat 5/04/01 S.inCobas

terziarizzazioniFiat5/4/01

comunicato slai-cobas sulla vertenza Fiat

TNT-SlaiCobas

MelfiSlaiCobas- file .pdf ------ Sentenza su elezioni RSU

Melfisentenza Cobas

Fiat ottobre

DUE INTERVENTI SULLA FIAT - e una visita di studenti medi

OPERAI DELLA FIAT

All’Fma di Pratola Serra abbiamo dato ad Agnelli un colpo secco. Uno sciopero al 100% non si era mai visto.

Lo sciopero segue quelli sulle linee a Mirafiori e a Rivalta ed è un segnale chiaro: alla FIAT qualcosa fra le nuove leve operaie sta cambiando ed è una forza incontrollabile. Per anni ricatti, repressioni, sindacati e sindacalisti consenzienti ci hanno piegato alla galera FIAT, ma il meccanismo si è inceppato. E si è inceppato su un semplice problema: come si può accettare che gli operai FIAT vengano divisi in operai di serie A e operai di serie B, con salari diversi, turni peggiori, pur facendo lo stesso lavoro nelle stesse, se non più pesanti, condizioni produttive.

Gli operai vogliono risalire, sono stanchi di scendere verso il basso, finalmente la strada è stata imboccata. Basta con i contratti di programma con cui sindacalisti venduti hanno sottoscritto condizioni salariali e normative peggiori di quelle applicate nelle stesse fabbriche del gruppo.

Tutti operai FIAT, per tutti le stesse condizioni!

Il padrone ha risposto allo sciopero della Fma vigliaccamente. Ha colpito quelli che ritiene i promotori della lotta. Vuol far fuori loro per costringere gli operai a piegare la testa. Ha sfruttato il contrasto tra gli operai stabili e gli interinali per colpire i delegati. Un esempio lampante di tattica padronale: frantumare gli operai, metterli gli uni contro gli altri per schiacciare gli uni e gli altri.

Colpa è anche del sindacato che ha sostenuto il lavoro in affitto, il lavoro a termine, i contratti di formazione.

Gli operai, se vogliono resistere alla FIAT, devono capirsi, sostenersi a vicenda. Agli operai della fabbrica tutta la solidarietà quando vogliono conquistare le stesse condizioni degli operai FIAT, agli operai interinali, il doppio di solidarietà quando vogliono superare la loro condizione precaria per diventare stabilmente operai FIAT. Doppia solidarietà perché per loro è molto difficile organizzarsi e far valere le loro ragioni.

Certo che chi col crumiraggio rompe questo patto paga le conseguenze di aver voluto frantumare la solidarietà operaia e rovinare i propri compagni di lavoro.

Bisogna assolutamente non cedere di un passo. Alla repressione dei delegati si risponde con scioperi compatti. Se la questione passa nelle mani della magistratura non rientreranno più in fabbrica. Agnelli è troppo potente fra i suoi giudici e fra le sue leggi. La lotta per superare le moderne gabbie salariali del gruppo FIAT non si può fermare. E’ necessario un segnale anche da Melfi, anche a Torino sono in atto fermate sulle linee. Il sindacato compromesso farà di tutto per fare rifluire il movimento, per mettere fine alle agitazioni, bisogna impedirgli di salvare ancora la FIAT. Gli operai FIAT sono in movimento, travolgeranno tutti i grandi e piccoli frenatori.

Associazione per la Liberazione degli Operai

Per contatti scrivere: Via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (MI) ftp. 14/11/2000

http://web.tiscalinet.it/aslo_operaicontro http://web.tiscalinet.it/operaicontro

e-mail: pp10023@cybernet.itoperai.contro@tin.it

 

Buone notizie sulla Fiat: sciopero


Erano vent'anni che gli stabilimenti Fiat non si fermavano tutti insieme. E' successo ieri e l'adesione è stata plebiscitaria, in testa ai cortei i giovani. Festa grande a Mirafiori e Pratola Serra
LORIS CAMPETTI

Il primo sciopero generale del gruppo Fiat dal 1980 è riuscito e ha finalmente scacciato da Mirafiori il fantasma della sconfitta. Insieme allo sciopero sono ricomparsi i cortei interni alle officine e agli stabilimenti del nord e del sud, guidati dai giovani assunti. I ragazzi e le ragazze in contratto di formazione lavoro e quelli a tempo determinato, i più esposti ai ricatti aziendali e dei superiori, hanno trainato la riuscita della giornata di lotta. Così è andata a Mirafiori e a Rivalta, ma anche negli stabilimenti meridionali di Pratola Serra e di Melfi, dove le ore di sciopero da due sono diventate otto, e di Lecce. A Brescia i lavoratori sono usciti dalla fabbrica (Iveco) e in corteo hanno attraversato la città fino a piazza della Loggia, dove una loro delegazione è stata ricevuta dal sindaco. I bresciani hanno mostrato al primo cittadino le loro buste paga, il modo più diretto per spiegare le ragioni di un contratto integrativo che si fonda su una proposta economica tutt'altro che massimalista (2.200.000 lire all'anno, in due anni).
Dalla Avio all'Iveco, dalla Marelli alla Allis, fino alle società terziarizzate dalla multinazionale torinese e agli stabilimenti dell'Auto, la Fiat ha dovuto incassare la prima sconfitta da molti anni: l'ultimo grande sciopero risale al '94 contro le pensioni, e quella era stata l'unica parentesi positiva dopo la fine dei 35 giorni dell'80. Come sempre, è Mirafiori il punto di osservazione privilegiato, sia per l'azienda che per i sindacati, negli anni delle lotte come negli anni duri. E come sempre dopo uno sciopero importante, anche ieri è partita la guerra dei numeri. La Fiat, abituata a fornire percentuali di adesioni a una cifra, ieri si è sbilanciata con un 30%, un terzo rispetto ai dati forniti dal sindacato. Fatto sta che sia a Mirafiori che a Rivalta, come in tutti gli altri stabilimenti, la produzione di vetture è stata decimata dalla giornata di protesta. E oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm si riuniscono per decidere un nuovo calendario di lotte.
Oltre alla conquista del contratto, a cui la Fiat si oppone con inedita prepotenza, tra gli obiettivi di questa stagione di lotta c'è il ritiro della minaccia di 1000 licenziamenti tra gli impiegati resi "esuberanti" dall'accordo con la General Motors. Per ora di licenziamenti la società del Lingotto ne ha fatti due ai danni di altrettanti delegati di Pratola Serra, colpevoli di guidare la lotta per conquistare negli stabilimenti meridionali del gruppo lo stesso trattamento di cui "godono" i lavoratori settentrionali.

 

 

Tutti in Fiat- Franco Milanesi

"Le passo subito la signorina Cinzia". Attesa di otto secondi. "Deve comunicarmi data e luogo di nascita dei ragazzi e degli accompagnatori. Indichi poi tre giorni possibili per la visita e attenda la nostra risposta. Le telefonerò al più presto". Cortesia formale e freddina, efficienza, cura di particolari apparentemente irrilevanti (cosa gliene frega del luogo di nascita?). Insomma, azienda, azienda, azienda. Ho deciso di portare la classe quinta a visitare la Fiat. Dal fordismo al postfordismo, e poi new economy, e just in time, e finanziarizzazione e globalizzazione. Insomma, ho cercato di ripercorrere i luoghi canonici delle trasformazioni del lavoro, dell'impresa, del mercato. E credo che una visita a Mirafiori possa essere utile. C'è molta emozione. In me. E come andare in America dopo aver digerito decine di western. Immaginario e realtà. Dai libri con gli schemini del reparto presse, vogliamo tutto, Agnelli e Pirelli, pagine e pagine su cosa caspita pensano dicono e fanno gli operai a quella fabbrica che oggi, forse, neppure un operaio sa bene cosa sia. Ma comunque è lì, Mirafiori, la Fiat.

In pullman gli studenti sentono le cuffiette e si raccontano beatamente i fatti loro. Sembra che siano loro ad accompagnare me. Arriviamo dieci minuti prima delle 10.30 e aspettiamo 9 minuti e trenta secondi in corso Agnelli, piantati come piloni davanti all'ingresso degli impiegati. Riprendo un po' di storia, ma gli studenti sono già scomparsi nel bar dall'altra parte della strada. Inflessibile sull'anticipo credo che il ritardo, anche il nostro, non sarebbe perdonato dall'azienda, quindi richiamo gli studenti all'ordine. Finalmente si entra. Una graziosa signorina illustra con dati molto essenziali i caratteri della costruzione. Tutto molto destoricizzato. Non una data, un elemento di storia sociale o politica, sembra che la fabbrica sia venuta su da sola, così, e si sia messa a fare automobili. Si sale sul piccolo trenino elettrico e si percorre, due volte qualche corridoio della lastroferratura. Tutti con le cuffiette, ma i dati che arrivano sono ovvi e scarni e i ragazzi cominciano a distrarsi. Guardano i grandi convogliatori in alto, le scintille che sprizzano dai saldatori. Alcuni operaie e operai ci fanno cenni di saluto, sembrano rilassati. "Ehi pro, (neppure prof, gli studenti economizzano al massimo le energie) ma non c'è tanto casino" "Qui no -dico- ma in altri reparti il rumore e molto peggio. Guardate le dimensioni". Vedo moti giovani, pochi operai oltre i cinquanta, e mi piacerebbe fermarli, farli salire sul trenino, gente che magari è qui da trent'anni e farci raccontare qualcosa. Ci spostiamo di corridoio e Lucia, la gentile accompagnatrice, prosegue imperterrita a dire esattamente ciò che vediamo: qui si mettono i vetri, qui si sistema una parte dell'interno, il cruscotto, qui i sedili. Non si abbandona certo ad astrazioni, la signorina Lucia. Descrive ciò che vediamo. A me capita di camminare nel centro di Torino e fare invece gioco di astrazione dal qui e ora e pensarmi nella piccola capitale sabauda, come doveva essere via Roma prima del fascismo o la zona di Piazza Vittorio due secoli fa. Forse chi insegna storia finisce per vivere un po' troppo dentro questa distorsione di prospettiva, ha la testa rivolta più al passato che al futuro, "sente" le forme trascorse non come qualcosa che non è più ma come uno scenario di possibilità, alcune perse, altre in atto, altre ancora, forse, da tentare di riagguantare. Ogni prof vorrebbe che la stessa sensibilità appartenesse agli studenti e questo è un motivo perenne di attrito, lontani come sono i giovani dal gusto della storicizzazione, inevitabilmente proiettati nell'indefinitezza creativa dell'attesa di vita. Ora, annoiato dalla descrizione in tempo reale della signorina Lucia, mi lascio scivolare dentro la fantasia, la sovrapposizione tra le immagini di adesso e le letture o i racconti che amici e compagni mi hanno fatto. Cerco di pensare a questi corridoi che sto percorrendo nelle trasformazioni che li hanno segnati, penso alla Fiat vallettiana a cosa doveva essere qua dentro cinquant'anni fa, e poi a questi stessi corridoi "spazzati" da un corteo interno, il casino dei "tamburi di Mirafiori", i cancelli e la vita di idee, di lavoro, di cambiamento che bolliva qua attorno. "A destra vedete due addetti che montano il parabrezza anteriore, poco dopo altri addetti al montaggio delle componenti isolanti". Addetti. Faccio notare allo studente seduto vicino a me che la signorina Lucia non ha mai parlato di operai. Solo di addetti a qualcosa. Lui scuote la testa in segno di assenso. Chissà cosa frulla nella testa dei miei studenti. Per molti di loro la Fiat non è altro che la fabbrica da cui è uscita l'automobile dei genitori. Ma durante le ore trascorse in classe a riassumere un po' si storia della fabbrica sono stati particolarmente attenti. Hanno fatto domande pertinenti. Li ho lasciati parlare, raccontare, e sono venute fuori tante storie, vicende di fabbriche e di posti di lavoro, e poi si è discusso di stipendi (con l'immancabile battuta sulle 18 ore settimanali dei professori, che ormai incasso come segno di una raggiunta confidenza con le classi) e di quanto prende un calciatore e se ha senso un calmiere e il libero mercato ecc. ecc. Facevo da moderatore solo per smorzare i toni, ogni tanto decisamente accesi, e le troppe voci accavallate. Mi gustavo questo grezzo gomitolo di idee che si srotolava davanti a me, in modo caotico e casuale, contento di non insegnare matematica e di avere l'opportunità di osservare questi ragazzi nel loro confronto con la storia, che sia vicinissima o lontanissima, perché dopo un po' capiscono che gli uomini, in fondo hanno voluto, potuto e dovuto fare le stesse cose, dai Sumeri a oggi e solo l'hanno fatto in maniera un po' diversa. E proprio a questo pensavo mentre il nostro silenzioso trenino andava avanti, tra addetti di qui e addetti di là, dentro la pancia della Fiat, io coi i miei ricordi e le mie emozioni libresche, da ex studentello operaista, di una fabbrica che non c'è più, loro, chissà. Il giorno dopo in aula chiedo pareri, impressioni, cerco di forzare un commento. Bocche cucite. "Ma insomma, interessante no?" Assenso muto. Osservo Marco & Marco, vicini di banco, dopo tre anni di frequentazione dentro e fuori dalle aule, ormai in condizioni simbiotica, legati da quelle amicizie assolute che solo a quella età si possono avere. Abituati a commentare tutto con disegnini che poi circolano suscitando ilarità per la classe. Vedo che scarabocchiano e, come sempre lascio perdere, non indago. Prima di uscire chiedo se è possibile vedere il loro nuovo capolavoro. "Spero che diventiate almeno come Disegni e Caviglia" dico accondiscendente, mentre con sguardo complice mi danno il foglietto. Il consiglio di classe, più il Preside, è ritratto dietro una catena di montaggio ad avvitare teste di studenti (riconoscibili dai vistosi piercing) su busti di marionetta. Bravi ragazzi, questa è la scuola del futuro.