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LAVORATORI... TIE'!
(1a fase)
gli azionisti e Marchionne ![]() 21 aprile 2010 LA FIAT RADDOPPIA Marchionne: "Investimenti per 20 miliardi ----------------- LAVORATORI... TIE'! (2a fase)
Fiat,
la Fiom non firma
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| MIRAFIORI L'azienda non vuole più il
contratto nazionale, Fim e Uilm non firmano Fiat lascia il tavolo Antonio Sciotto-4dic09 Alle 13,15 la Fiat si alza dal tavolo: «Non ci sono più le condizioni per trattare sui futuri investimenti a Torino». Finisce con un nulla di fatto il negoziato su Mirafiori. La Fiom, che comunque era ancora seduta con gli altri, si era già detta non disponibile a firmare: «Ci propongono il modello Pomigliano leggermente modificato», ha spiegato il segretario generale Giorgio Airaudo. Ma quello che ha fatto chiudere il sipario alla Fiat è l'impossibilità di accordarsi con Fim e Uilm: i due sindacati, che già per il sito campano avevano siglato l'intesa, ieri hanno chiesto «qualche giorno per valutare», e a quel punto l'azienda si è spazientita e ha lasciato per prima. Fim e Uilm avevano già presentato una controproposta alla bozza Fiat messa in campo l'altroieri sera, ma poi quella che l'azienda ha illustrato ieri è addirittura risultata - parola dei due sindacati - «peggiorativa». Il nodo sta nel contratto nazionale: nell'ultima versione di accordo Fiat salta del tutto qualsiasi riferimento. L'azienda vuole crearsi un contratto tutto suo, modulato su Mirafiori, senza alcun obbligo di rispettare il contratto nazionale. E stiamo parlando non solo di quello del 2008, su cui si basa la Fiom, ma anche di quello siglato dalle sole Fim e Uilm nel 2009 (e poi arricchito dalle «deroghe» del settembre scorso). Quanto ai contenuti, Fiat proponeva un modello con tre possibili turnistiche da attivare a seconda delle esigenze di produzione, con una consultazione dei lavoratori 15 giorni prima, «e però con carta bianca a procedere lo stesso senza accordo» aggiunge Airaudo: i 18 turni come a Pomigliano; i 15 turni; o i 12 con giornate lavorative - questa sarebbe una novità assoluta - di ben 10 ore. «Su pause, malattia, diritto di sciopero e su tutto il resto si ricalcava esattamente il modello Pomigliano - spiega Airaudo - con il classico "prendere o lasciare" che ormai conosciamo in Marchionne. Altro che trattativa che parte "dal foglio bianco", come aveva detto. Piuttosto, ci chiedeva una ennesima cambiale in bianco». La Fiom spiega di aver controproposto «un modello di produzione tutto modulato sul contratto nazionale del 2008, che avrebbe permesso esattamente i volumi produttivi voluti dalla Fiat, ma senza peggiorare le condizioni di lavoro - dice Airaudo - Anzi, avevamo anche fatto un passo avanti, proponendo la procedura di raffreddamento in caso di contrasti, prima di proclamare uno sciopero. Ma nessuna nostra idea è stata accolta». Secondo il segretario Fiom, «Marchionne vuole cancellare, stabilimento per stabilimento, il contratto nazionale e crearsi un contratto Fiat da applicare in tutti i siti. Ma lasciando il sindacato fuori dalla fabbrica: servirà solo all'esterno, per firmare accordi di cornice, ma i lavoratori non potranno più pronunciarsi sulle proprie condizioni e saranno a piena disposizione». «A un certo punto della trattativa - conclude Airaudo - la Fiat lo ha detto chiaro a Fim e Uilm, che erano basite: "Non avete capito, a Mirafiori applichiamo il contratto che vogliamo noi"». Adesso la Fiom chiede le assemblee per discutere con i lavoratori, da lunedì, ma per ora Fim e Uilm non hanno dato disponibilità. «Non ci sono le condizioni per le assemblee - spiega Claudio Chiarle, Fim torinese - visto che l'azienda ha detto che non c'è più l'investimento». Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ci tiene all'accordo, quindi sottolinea che la trattativa è «solo sospesa». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è appellato alla «responsabilità delle parti perché il dialogo riprenda», ricordando che l'investimento Fiat porterebbe lavoro e «incrementi retributivi detassati». Susanna Camusso, segretaria generale Cgil, dice che «a questo punto il tema va rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire dalla Confindustria». |
TORINO Fiom contraria alla proposta Marchionne,
tavolo fino alla notte
Anche alla Fiat di Mirafiori si prepara la firma separata
Mauro Ravarino
TORINO 3dic10
Altro che «foglio bianco» da cui ripartire, come si era
sbrigato a specificare, all'avvio del tavolo all'Unione industriali di Torino,
Sergio Marchionne. Si tratta di una fotocopia aggiornata, nera, nerissima,
dell'accordo di Pomigliano. La trattativa, se mai è stata tale, sul futuro di
Mirafiori è rimasta alle loro condizioni, quelle del Lingotto; scivolata verso
un'intesa senza la Fiom e una probabile uscita dal contratto nazionale. Una
Pomigliano bis, con il plauso di Fim, Uilm e Fismic e con il rischio di una
cattiva sorte per gli oltre 5500 lavoratori delle Carrozzerie di corso Tazzoli,
costretti ai 18 e 12 turni e alle 10 ore al giorno in fabbrica, semmai le
condizioni di mercato lo richiedessero. Ieri in serata la trattativa non si era
ancora conclusa, e quindi oggi potrebbe essere la giornata di una nuova rottura
tra la Fiat e la Fiom e di un altro accordo separato. Come è stato a Pomigliano.
Bocciate le controproposte della Fiom, che ha continuato a rivendicare la
convocazione di un tavolo nazionale. No alle pause di 40 minuti per tutelare la
salute degli operai, la Fiat le vuole di 30, e nemmeno alla possibilità che
siano a scorrimento, consentendo alla linea di continuare a lavorare. No, anche,
alla proposta di sostituire le parti dell'accordo che puniscono chi sciopera al
sabato con una «clausola di raffreddamento», che prevederebbe (come nei
servizi pubblici) la consultazione dei sindacati per risolvere i conflitti.
È stata una lunga giornata, iniziata di prima mattina con l'assemblea in strada
della Fiom, davanti alla sede provinciale, per fare il punto con i lavoratori
delle Carrozzerie. Sono venuti in tanti, alcune centinaia. E c'erano anche
operai della Bertone, dell'Itca e della Lear. Il piano Fiat, soprattutto
l'attacco ai diritti, non piace e lo dicono subito. «Provino loro a stare dieci
ore alla catena di montaggio». «Abito ad Asti - dice un ragazzo con la sciarpa
rossa - per arrivare al turno delle 6 dovrei svegliarmi alle tre, finire di
lavorare alle 16 e magari fare ancora un'ora di straordinario. Una volta a casa
me ne andrei subito a dormire, in attesa di un'altra giornata di lavoro. Bella
vita».
Per Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom «la proposta della Fiat
cambia orari, condizioni di vita, libertà dei lavoratori. Pare assurdo che
durante la trattativa nessuno chieda cosa ne pensano gli operai. Devono, invece,
pesare nel negoziato, perché i lavoratori, come i sindacati, non vanno lasciati
soli». E a Torino c'era anche il segretario generale della Fiom Maurizio
Landini: «La newco così come è stata posta è una pregiudiziale nella
trattativa su Mirafiori, è singolare che un dipendente Fiat per continuare a
lavorare per la stessa azienda dovrebbe firmare delle nuove condizioni
individuali. Hanno proposto una gestione di contratto individuale, sottoscritta
dal singolo lavoratore, ma questo aggira le leggi sul trasferimento d'impresa. A
noi non va assolutamente bene perché siamo di fronte a una lesione delle regole
democratiche».
Il tavolo tra azienda e sindacati è ripreso nel pomeriggio. Da una parte la
Fiom, intenzionata ad aprire un negoziato vero (disponibile a trattare sui 15
turni e pause, sui 39 sabati all'anno, ma non sulle clausole di responsabilità
e sul non pagamento dei primi giorni di malattia) e contraria a una
precipitazione della situazione, dall'altra il Lingotto e Fim-Uilm-Fismic pronti
a chiudere in tempi stretti.
Ma anche tra i sindacati filo-Fiat è emersa qualche differenza. Il Fismic
scavalca a destra Marchionne e si dice contrario al referendum. La Uilm, come la
Fim, è inferocita per «la presenza solitaria» di Landini ad Annozero, la
puntata di ieri su Rai due. Ma la Fim è anche più combattuta: «Un aspetto
problematico riguarda il fatto che l'azienda non intende aderire al contratto
nazionale», ha affermato Bruno Vitali, responsabile Auto del sindacato di
categoria della Cisl.
La trattativa è stata poi sospesa per due ore, per consentire la scrittura
della bozza d'intesa. Nel break Federico Bellono, segretario provinciale della
Fiom, ha ribadito: «Prima di chiudere riteniamo utile, doveroso e opportuno un
confronto con i lavoratori, per questo crediamo sia necessario attendere fino a
lunedì quando gli operai torneranno in fabbrica dopo la cassa integrazione e
discuterne in assemblea». Il tavolo è quindi ripreso in serata, l'intesa
separata è a un passo. Una Pomigliano bis pure.
TRATTATIVA SU MIRAFIORI
Se dieci ore vi sembran poche. La Fiat ha fretta la Fiom
consulta i suoi
Lo. C.- 1dic10
Dieci ore al giorno alla catena di montaggio, anzi undici se
lo ordina il dio mercato: entri alle 8 di sera (o addirittura alle 7) e esci
alla 6 del mattino dalla fabbrica. Oppure entri alle 6 e esci alle 16 o alle 17.
Per tutto il tempo ripeti la stessa operazione che può durare anche meno di un
minuto. Certo, a metà turno ti lasciano mangiare e quasi 40 minuti di pausa
sono garantiti. I guasti di un lavoro così (si può dire di merda?) sono
psichici (alienazione) e fisici (tendiniti, tunnel carpale...), ma la Fiat ha
fretta, vuole dai sindacati una risposta entro sette giorni. Ha fretta, anche se
i nuovi modelli a Mirafiori - sempre che i sindacati «scelgano» di dire sì a
Marchionne - entreranno in produzione a metà del 2012. Oltre ai turni,
variabili secondo un menù aziendale che viaggia tra i 12 e i 18 settimanali,
Marchionne annuncia una nuova società, la Newco italo-americana: si azzera
tutto, contratti e diritti, e si riparte da zero. Meglio sarebbe senza Fiom.
Marchionne ha fretta con tutti, anche con Federmeccanica che dopo aver lavorato
tutta l'estate e l'autunno per accontentare la Fiat introducendo deroghe su
deroghe al contratto nazionale, si sente rispondere che non va bene: basterebbe
una sola mossa per chiudere la partita, abolire i contratti nazionali. Ma allora
a che servirebbe Federmeccanica, con la sua struttura, i suoi funzionari,
dirigenti e dipendenti? A niente, siamo nel nuovo mondo D.C. (dopo Cristo).
La Fiom ha ripetuto in tutte le lingue cheè pronta a discutere e trattare per
giungere un a un accordo su Mirafiori ma ha un limite A.C. (avanti Cristo): la
pratica democratica. Ieri la segreteria del coordinamento Fiat, giovedì riunirà
a Torino tutti gli iscritti e chiede a Fim e Uilm di organizzAre assemblee con
tutti i lavoratori. Non sono loro i destinatari delle attenzioni di Marchionne?
Sarà o no un dovere dei sindacati chiedere loro una delega a trattare e, in
caso di accordo, un giudizio vincolante sui contenuti? Dopo l'assemblea degli
iscritti con il segretario Maurizio Landini, giovedì riprenderà la trattativa
con la Fiat.
FIAT Presentato lo spin off a piazza Affari
Trattativa su Mirafiori o solo su Meccaniche?
Tommaso De Berlanga-30 nov10
Finalmente si è visto l'intervento dello stato nella
vertenza Fiat: ieri mattina, a piazza Affari, dove era atteso l'a.d. Sergio
Marchionne, la borsa era tutta transennata e difesa da ben 17 (non sono
scaramantici) mezzi di polizia.
Era atteso dagli analisti finanziari, cui doveva chiarire i termini della
divisione del gruppo in due marchi distinti anche come logo (Fiat e Fiat
Industrial), che saranno entrambi quotati in borsa dal 1 gennaio 2011. Il ramo
automobilistico esce da un anno disastroso, che porterà a un indebitamento
netto - all'inizio del nuovo anno - oscillante tra 1,6 e 2 miliardi. In compenso
avrà liquidità per 10 miliardi e punta a raddoppiare i ricavi (32 miliardi nel
2010) entro il 2014. Più contenuto il progresso previsto per Fiat Industrial
(da 19 a 29), che parte però con i bilanci in positivo.
Dalla sua parte della barricata Marchionne può annoverare la Banca europea
degli investimenti, che ha confermato ieri la disponibilità a finanziare lo
stabilimento in Serbia. Nonché i sindacati «complici» - Cisl e Uil -
scavalcati però in fedeltà aziendale dal Fismic (ex Sida, praticamente fondato
da Valletta). Intanto è riuscito a vendere il Doblò, prodotto nello
stabilimento di Bursa, in Turchia, alla Opel.
Marchionne deve però convincere i lavoratori, più che diffidenti rispetto ai
suoi piani. Sul fronte Termini Imerese - considerata «chiusa» dal Lingotto -
ci sarebbe stato un incontro con Gianmario Rossignolo, candidato rilevare parte
dell'impianto siciliano, e un ok di massima al passaggio di proprietà. Ma è un
progetto che potrà assorbire una parte minima della manodopera.
Intanto è ripartita la discussione sul destino di Mirafiori, per il quale
Marchionne ha delineato una joint venture con Chrysler, Caso interessante come
«conflitto di interessi», perché avremmo una «società» fatta in parte con
capitali pubblici - americani - per uno stabilimento privato italiano. Il
progetto è ambizioso, come sempre, con numeri importanti e due modelli: un Suv
con motori e meccaniche Usa e una vettura su piattaforma Chrysler 200. Modelli
per cui la verifica di mercato è tuta da fare (parte della produzione dovrebbe
riprendere la via oltre Atlantico). Il problema non risolto è però un altro:
sarà una newco come a Pomigliano? applicherà i contratti esistenti (almeno
due).
Pesantissime però le richieste sul fronte dell'organizzazione del lavoro, in
termini di turni e «governabilità». E soprattutto non si discute dell'intero
stabilimento di Mirafiori, ma solo delle «meccaniche». Non a caso, ieri, i lavoratori
delle Presse e degli Stampi, in assemblea, hanno votato all'unanimità un testo
che chiede una trattativa «per tutto il sito», una «costante informazione
attraverso le assemblee» e «un referendum per confermare qualsiasi accordo».
La Fiom Cgil, dice il responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo, è
disponibile a discutere di turni, ma «garantendo le risorse umane», ossia «la
salute». E quindi oppone alle richieste di maggiore intensità del lavoro la
necessità di confermare pause e mensa, come elementi costitutivi di quel «recupero
fisiologico» necessario in ogni «lavoro stressante» (tutte le operazioni da
fare sulle linee sono intorno al minuto).
In tema di «governabilità», infine - che per il Lingotto significa
essenzialmente divieto di sciopero e sanzioni per i sindacati e i singoli
lavoratori - Airaudo invita la Fiat « rimuovere le cause». In parole povere:
«il 70% degli scioperi sono spontanei, in seguito all'aumento improvviso di
carichi di lavoro o alle linee che vanno troppo veloci». Solo il 30%, invece,
in seguito a mobilitazioni indette dal sindacato. Non c'è sindacato che possa
farsi «garante» (ossia guardiano) in casi come questi. Quindi «la minaccia in
teoria diretta ai sindacati in realtà è rivolta ai lavoratori». Quelli che
stanno sulle linee e producono «profittabilità».
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FIOM Comitato centrale, la minoranza non vota «La Cgil si ritiri dal tavolo sulla produttività» Francesco Piccioni- 9nov10 ROMA Volendo scherzare, si può dire che il Comitato Centrale della Fiom, ieri, ha approvato all'unanimità la relazione di Maurizio Landini, segretario generale. In realtà la minoranza coordinata da Fausto Durante, che in Cgil fa capo ora a Susanna Camusso, ha deciso di non votare, al termine di una giornata di discussione segnata da un grande consenso e da vistosi imbarazzi (con tanto di uscita dalla sala e rientro al momento del voto). Ma andiamo con ordine. Stavolta la Fiom si è presentata con diverse proposte, certo di non facile digestione per un dibattito che al momento sembra guardare più alle dinamiche del quadro politico che non al concreto delle relazioni industriali. Landini ha preso le mosse dalla grande giornata del 16 ottobre che, «a partire da una piattaforma sindacale», ha cominciato a indicare la necessità di «un diverso modello di sviluppo per uscire dalla crisi», dimostrando così di «saper parlare a larga parte del paese». Quel dialogo «va tenuto aperto», anche - è una prima proposta - «aprendo una campagna di sindacalizzazione», «trasformando le casse di resistenza in associazione "Sto con la Fiom"». Ma soprattutto «contattando i licenziati, stabili o precari, perché la Fiom è disposta a impugnare i licenziamenti (per effetto del Collegato lavoro va fatto entro 60 giorni, ndr) e chiedere l'assunzione a tempo indeterminato». Ma c'è un chiarimento da fare. Se «la linea di Confindustria è quella di Bombassei a Genova, a fine settembre», lì non può essere ravvisata «nessuna apertura», perché l'idea è quella di «uscire dalla crisi rendendo senza limiti i contratti a termine o in somministrazione, mettendo un periodo di prova di 12 mesi prima dell'assunzione, portando al 50% la percentuale di salario aziendale», ecc. Un'idea di «contratti nazionali leggeri» dove non si stabilisce più il salario, l'orario, l'inquadramento. Ma «in un paese in crisi e con quasi tutte le imprese sotto i 15 dipendenti» il contratto aziendale ce l'hanno in pochi. E quindi «meglio un contratto nazionale sovrappeso, per difendere il lavoro». La proposta qui diventa quella di «un contratto per tutta l'industria», mettendo fine a «quei 400 contratti» che palesemente non corrispondono ad altrettante categorie. Ne discuterà anche la Fem (sindacato europeo dei metalmeccanici) in giugno. L'obiettivo intermedio, intanto, può essere «una categoria, un solo contratto», perché «il lavoro deve essere riunificato», non si può continuare ad andare avanti con divisioni fittizie che, fra l'altro, rendono praticamente impossibile fare «accordi di filiera o di sito». Con fabbriche come la Ergon (Fiat), che per metà è metalmeccanica e per l'altra chimica, che vedono due contratti diversi. E' una proposta in decisa controtendenza con il «nuovo modello contrattuale» siglato nel 2009 senza la Cgil; ma anche con il «patto sociale sulla produttività» - cui invece partecipa - che ha già partorito quattro «avvisi comuni» inviati al governo. Su almeno due punti la Fiom di Landini trova molto da ridire: «tutte le parti convengono nell'estendere e rendere strutturali gli strumenti di contrattazione di secondo livello, e che il salario sia in funzione della produttività aziendale»: e, sul Sud, «per incentivare gli investimenti, andare alla riforma di tutta la strumentazione sul lavoro, sia a livello nazionale che decentrata». Concessioni estreme di cui «nessuno ha fin qui potuto discutere». E, pertanto, la Fiom chiede alla Cgil di «abbandonare il tavolo sulla produttività aperto con la Confindustria» e mettere tutta l'organizzazione, fino ai lavoratori, di discutere se questa trattativa è davvero necessaria. Vincenzo Scudiere, della segreteria confederale, è invece intervenuto per ribadire che «la produttività è un tema vero su cui accettare la sfida». Al contrario, proprio lo smantellamento delle tutele del lavoro renderebbe urgente (ma «non in alternativa con la manifestazione del 27 novembre») uno sciopero generale di tutte le categorie. Perché «non è che per ragioni politiche (cacciare Berlusconi e avere un altro governo, ndr) ci si fa massacrare sul piano sociale».
FIAT/SI PREPARA UNA MIRAFIORI A STELLE E
STRISCE?- 7nov10
FIAT |
CAMBIA IL VENTO IN CGIL
Loris Campetti 5nov10
Sta cambiando il vento. È questo il messaggio che emerge
dal discorso di insediamento della neoeletta segretaria della Cgil. Quali
segnali consentono a Susanna Camusso di ipotizzare un tale, salvifico mutamento?
Il più vistoso riguarda il rapporto tra governo, sindacati e Confindustria.
Fino a ieri, dice Camusso, «nella stagione appena trascorsa... erano i ministri
che dettavano agenda e rotture alle parti sociali». E fin qui ci siamo: non è
stato proprio il ministro Sacconi a chiedere complicità ai sindacati e ad
espellere dai tavoli di confronto la Cgil, ritenuta colpevole di non complicità?
Ora, invece, cosa capita? Capita che «si accentua la critica al governo delle
associazioni di impresa, Confindustria in primis. Ciò può determinare un'idea
di ruolo delle parti sociali che indicano autonomamente l'agenda, che possono
trovare su alcuni temi convergenze».
Insomma, la crisi di Berlusconi può essere mallevatrice di un nuovo patto
unitario tra Cgil, Cisl e Uil e, al tempo stesso, di un patto sociale tra i
sindacati - finalmente in cammino nella stessa direzione - e la Confindustria
che ora alza la voce con il presidente del consiglio e denuncia l'immobilismo
dell'esecutivo. Del resto, sul versante politico (non solo in casa Pd) non si
ipotizza forse uno storico patto tra diversi, finalizzato alla caduta di
Berlusconi?
C'è chi si spinge oltre: un governo d'emergenza potrebbe coinvolgere
direttamente le forze sociali, per lo meno quelle che detengono il potere
economico. Sarebbe la quadratura del cerchio, operata per salvare il paese dal
declino economico, politico, sociale, morale. Alberto Asor Rosa ammette che
assemblare i sostenitori di Marchionne con i sostenitori della Fiom per «salvare
l'economia nazionale» potrebbe sembrare contraddittorio ma, aggiunge il nostro
collaboratore, «forse nell'immediato anche questa contraddizione si può
ragionevolmente affrontare, se il problema è evitare la catastrofe, la
catastrofe non giova agli operai, di sicuro molto meno che ai padroni».
Prima perplessità: il governo non è rimasto immobile, ha governato e con
l'aiuto di molti complici ha demolito il diritto del lavoro e insidiato la
Costituzione e lo Statuto dei lavoratori. Ma, si può controbattere, questo
avveniva nella stagione passata mentre quando tutti insieme avremo costruito
l'alternativa a Berlusconi la musica cambierà. Seconda perplessità: la
Confindustria accusa sì il governo, ma non di troppa bensì di troppo poca
deregulation: si può fare di più.
Che cosa ci fa credere che in nome della salvezza nazionale, nella nuova
stagione, Marchionne manifesterebbe insieme a Fim, Uilm, Fismic, ai tre
licenziati di Melfi e al 40% degli operai di Pomigliano in difesa del diritto di
sciopero? E che Bonanni e Angeletti sarebbero pronti ad abbandonare la strada
degli accordi separati, riconoscendo il ruolo e la ragionevolezza non dico della
Fiom, ma almeno della Cgil?
Di Berlusconi non se ne può più, chi può negarlo. Ma se per buttarlo giù
bisogna salire tutti sulla stessa barca in cui a remare, sotto le frustate del
padrone, devono essere sempre gli stessi, la contraddizione diventa insanabile e
i guasti sociali certamente non minori. A meno che, sotto sotto, chi propone un
nuovo 25 luglio non stia già preparando il 25 aprile. Saremo distratti, ma non
ce ne siamo accorti.
«Sciopero generale: stop a Confindustria»
di Fabio Sebastiani
su Liberazione del 01/10/2010
Intervista a Giorgio Cremaschi
Da Fiat a Fincantieri, gli imprenditori
in mancanza di una azione del Governo stanno agendo "in proprio".
Sono stato a Palermo e tutti i lavoratori che ho incontrato mi hanno ripetuto
che si aspettavano che prima o poi sarebbe successo anche da loro come a
Pomigliano. Gli imprenditori stanno usando il ricatto della crisi e il grosso
deficit degli investimenti per attaccare alla radice il contratto nazionale.
L'accordo separato scritto sotto dettatura Fiat nei metalmeccanici è
puntualissimo da questo punto di vista. Siamo in fase di avvitamento della crisi
industriale, ed è evidente che quell'accordo serve a lanciare il segnale a
tutti gli imprenditori di rivalersi sui lavoratori. E' una cosa che capiscono
tutti perfettamente. E' una linea di una miopia sociale e industriale come non
c'è mai stata prima in Italia.
Ti ha soddisfatto la risposta del segretario generale della Cgil dopo la firma
delle deroghe nel settore metalmeccanico?
Una risposta totalmente inadeguata. Consiglierei ad Epifani di non usare più la
parola dialogo e smetterla di cadere nella trappola. Tutte le volte che l'ha
fatto si sono verificati dei guai clamorosi. E' successo al congresso della Cgil
dove le offerte verso Cisl, Uil e Confindustria sono durate lo spazio di una
legge finanziaria di 25 miliardi di euro. Sabato scorso, poi, la liturgia del
dialogo a Genova, dove persino Marchionne, che ha lanciato alcuni segnali di
disponibilità, il giorno dopo ha dettato i contenuti dell'accordo sulle
deroghe. Tutte le volte, insomma, alla parola dialogo corrisponde, per il
Governo e gli imprenditori, il segnale di resa. La verità è che la Cgil o si
arrende e si autodistrugge o lotta sul serio.
Cosa dovrebbe fare quindi?
A tutto questo c'è una sola risposta: lo sciopero generale contro la
Confindustria, e quindi la rottura. Essere un sindacato di lotta e di governo è
difficilissimo. Essere un sindacato di lotta e di resa è proprio impossibile.
Del resto, nell'accordo separato sui metalmeccanici non c'è nulla di più
berlusconiano, perché consegna la licenza di uccidere in mano ai padroni,
addirittura con il principio del silenzio assenso. Il contratto nazionale, da
questo punto di vista, non è più la cornice del minimo, come nel passato, ma
il massimo possibile. La contrattazione aziendale quindi non solo interviene al
ribasso ma rappresenta una vera e propria picchiata rispetto al contratto
nazionale. E' la legge della giungla. La peggiore controriforma sociale fatta in
Italia da decenni a questa parte. Le regole sull'arbitrato completano il quadro.
Lasciamelo dire, Cisl e Uil sono le appendici di Berlusconi e Marchionne. O la
Cgil prende atto di questa situazione e si dà una mossa oppure sarà stravolta.
Per l'ennesima volta ha sbagliato mossa.
Che quadro esce dal seminario di Todi?
Il seminario di Todi è stato un seminario in cui ho visto una storia di altri
tempi, come quando si sosteneva che per difendere la scala mobile bisognava
tagliarla. La sostanza è stata una negazione della realtà da parte del gruppo
dirigente della Cgil. La Confindustria punta nella crisi a una sostanziale
regressione sociale. Niente investimenti e conto finale tutto sulle spalle dei
lavoratori. Che progresso c'è in questo? Si prepara l'ennesima truffa per cui
dicono: fate i sacrifici per avere lo sviluppo. I sacrifici ci saranno e lo
sviluppo non ci sarà. Lo sviluppo si fa migliorando la civiltà del lavoro e
del paese. L'accordo di Pomigliano è il succo di una ideologia padronale e
reazionaria: se vuoi lavorare devi rinunciare a tutto. Ti darò l'elemosina, ma
intanto tu rinuncia.
La Cgil dice che il nuovo patto sociale potrebbe cominciare dalla verifica
dell'accordo del 2009.
In ogni caso penso che la Cgil debba definire una propria piattaforma sì, ma
una piattaforma sociale. Questa piattaforma, poi, deve essere sottoposta a una
trasparente consultazione dei lavoratori e degli iscritti. Non voglio neanche
pensare all'ipotesi di una Cgil che improvvisamente accetta la proposta di fare
un tagliando all'accordo del 22 gennaio.
Epifani sostiene che ci sono alcuni contratti positivi da cui partire.
Le categorie che ancora le deroghe non ce le hanno devono prepararsi a lottare
contro per difendersi. Non pensino di cavarsela con quello che hanno firmato.
Veniamo a Fincantieri, con la manifestazione del primo ottobre a Roma. C'entra
qualcosa la privatizzazione che non sono riusciti a fare?
Ancora nell'ultimo incontro ci hanno rimproverato perché ci siamo opposti
all'entrata in borsa. Se fossimo entrati in borsa ci troveremmo come la Francia,
dove i cantieri sono stati comprati dai Coreani e successivamente il governo li
ha dovuti rinazionalizzare perché quelli li stavano chiudendo. O c'è il
disastro sociale o l'intervento pubblico. A Fincantieri abbiamo chiesto perché
chiudevano in Italia e assumevano negli Usa, la risposta è stata che lì
l'assunzione veniva imposta dal governo. Non si fa politica industriale
lasciando tutto alla centralità del mercato facendo ricadere i costi sulle
spalle dei lavoratori.
archivio
Filosofiat: «Ristrutturare tutto»
di Francesco Piccioni
su il manifesto del 02/01/2010
L'attenzione al «tema del giorno» a
volte acceca anche i giornalisti più preparati. E il 22 dicembre - l'incontro a
palazzo Chigi tra la Fiat, il governo e i sindacati - il tema del giorno era il
destino degli stabilimenti di Termini Imerese e Pomigliano. E' passato così
quasi inosservato il cuore del ragionamento svolto da Sergio Marchionne,
amministratore delegato del Lingotto: «adesso ci sono tutti i presupposti per
rimuovere le debolezze strutturali che ci portiamo avanti da decenni, tra cui la
sovracapacità produttiva». E' l'annuncio della più grande ristrutturazione
industriale mai tentata dal gruppo torinese, tale da far impallidire il ricordo
di quella di fine anni '70, che portò al licenziamento di 23.000 dipendenti e
alla «restaurazione» degli anni '80. Una ristrutturazione concepita su scala
globale, perché la Fiat - specie ora che si è «alleata» con Chrysler - lotta
per sopravvivere in un mercato in crisi, tenuto fin qui in vita solo dalle
politiche pubbliche («incentivi, nuove linee di credito, garanzie statali sui
prestiti», ecc).
Il problema è posto con molta nettezza, senza cortine fumogene: bisogna ridurre
il numero degli impianti e aumentare il numero di vetture prodotte per unità
lavorativa. «I cinque stabilimenti italiani producono 650.000 vetture l'anno e
occupano quasi 22.000 persone; in Polonia un unico stabilimento produce circa
gli stessi volumi con un terzo degli addetti; in Brasile, un solo impianto
arriva a produrre 730.000 vetture con 9.400 persone». Inutile interrogarsi
sulle diversità di questi paesi, la logica della produzione non può tenerne
conto (se non come un problema da risolvere). In fondo - è questo il vero
esempio di riferimento - negli Usa c'è «un cambiamento strutturale e
coraggioso che ha chiamato a raccolta il governo, le aziende, i sindacati, le
istituzioni finanziarie». Che ha determinato «un'azione significativa per
razionalizzare gli impianti, un ripensamento del sistema in chiave ecologica una
nuova base su cui ricostruire il settore» automobilistico, ovvero la
produzione-pilota di tutta l'industria nel dopoguerra. Chrysler ha ridotto gli
stabilimenti da 20 a 13 (dieci anni fa erano 29), messo fuori 17.000 lavoratori
in soli 12 mesi e il 40% in cinque anni.
In Europa, invece, ogni paese ha cercato di tutelare in primo luogo
l'occupazione nazionale, foraggiando in vari modi le aziende ma senza «intervenire
alla radice del problema»: che è sempre quell'eccesso di «capacità
produttiva». E' vero, il Lingotto annuncia nuovi modelli e vari restyling,
mostra di voler privilegiare la produzione in Italia (rispetto alla Spagna, però;
oltre che in Polonia, la produzione europea si allargherà infatti alla Serbia,
per le nuove city car con motori a due cilindri). Ma in una strategia globale,
l'importanza del paese-madre diventa relativa. Specie se la Ue - con due diverse
iniziative - di fatto «penalizza» i costruttori d'auto del continente: il «regolamento
sulle emissioni di Co2 dei veicoli commerciali leggeri a partire dal 2014» (i
cui progetti sono ormai definiti e in via di attuazione) e «l'accordo di libero
scambio con la Corea del Sud» (cui la Ue riconosce la possibilità di esportare
qui merci con «contenuto locale» inferiore al 60%).
Il testo di Marchionne illumina però anche lo stato di altri settori
dell'economia reale, al di là delle sole automobili (per cui prevede comunque
un calo di immatricolazioni in Europa, nel 2010, dagli attuali 13,5 milioni a
soli 12).
La riduzione del commercio al dettaglio è dimostrata dalla contrazione delle
vendite di veicoli commerciali leggeri (-30% nel 2009, in Europa occidentale),
senza prospettive di ripresa. Situazione simile per i veicoli industriali, dove
il marchio perde nel 2009 il 20% di fatturato (nella Ue va anche peggio: -40).
Ma la catastrofe si vede nelle macchine per le costruzioni, che segnano «un
vero record storico, in negativo, superiore al 50%» e, anche qui, con
prospettive stagnanti sugli attuali infimi livelli. Ne sa qualcosa la Cnh, con
l'impianto di Imola che vanta una «capacità installata per 20.000 mezzi l'anno»,
ma che è riuscita a piazzare, nel 2009, soltanto 450 esemplari. Neanche le
macchine agricole se la cavano - la contrazione per l'anno in corso è
nell'ordine del 10-15%, con ulteriori cali nel 2010.
Sono tutti settori in cui Fiat ha una presenza importante, tanto da farne un «indice
di riferimento» delle crisi altrui. E dovrebbero tremare a molti le vene e i
polsi al pensiero che anche in questi altri settori si sta probabilmente
affermando la stessa logica esposta da Marchionne: fabbricare più pezzi
possibile, in un mercato in calo, ma con molta meno gente in produzione. Resta
l'impressione di un mostro che si morde la coda: se saremo di meno a lavorare,
chi si potrà permettere di comprare quel che verrà prodotto?
Quanto conta l'uomo nell'organizzazione aziendale luglio 09
NON POSSIAMO ASPETTARE
CHE CI PIOVA IN TESTA!
http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979
lotta alla PlASTIC COMPONENTS - _MELFI giugno 09
giudizio cub- pdf
FIAT
Operai sul piede di guerra a Termini Imerese e rinnovo rsu
Al via la mobilitazione in Sicilia. A Mirafiori, la Fiom si
conferma il primo sindacato
A Termini Imerese gli operai Fiat annunciano battaglia. Dal 2012, nello
stabilimento siciliano (che conta 1400 dipendenti, 2200 con l'indotto), non si
faranno più auto, ha annunciato Marchionne due giorni fa. Come sarà possibile
assicurare gli stessi volumi occupazionali installando a Termini Imerese
un'altra attività produttiva? Marchionne a questo non ha risposto, perciò
lavoratori e sindacati - che con una dura mobilitazione scongiurarono la
chiusura dello stabilimento nel 2002 - mandano a dire che non staranno a
guardare. Assemblee e scioperi unitari partiranno lunedì, sia nello
stabilimento Fiat che nelle fabbriche dell'indotto. Per martedì è stato
convocato un tavolo di confronto in regione, che dovrebbe varare un documento
alternativo (rispetto alle previsioni del Lingotto) da presentare all'azienda.
I sindacati lo dicono chiaramente: «Su questo piano non è possibile alcuna
mediazione». «Fiat ha costruito questa fabbrica con soldi pubblici - dice
Roberto Mastrosimone (Fiom) - La nostra lotta sarà durissima».
Il confronto tra Fiat e sindacati sulla ristrutturazione del gruppo prende avvio
martedì a Torino. Ordine del giorno: gli esuberi alla Cnh, l'azienda del gruppo
che produce macchine per le costruzioni e per l'agricoltura. Poi si aprirà il
capitolo Termini Imerese. Ma non solo perchè, dice Giorgio Airaudo, segretario
Fiom a Torino, «quello di Marchionne è stato un antipasto mediatico, un piatto
salato servito in un guanto di velluto». Continua Airaudo: «Per quanto diluita
nel tempo, Marchionne propone la chiusura di uno degli stabilimenti dell'auto,
lunga cassa integrazione per Pomigliano e la continuazione di vecchi prodotti
per Mirafiori. Non capisco come si possa dare un giudizio positivo
sull'incontro, serve un negoziato».
A Torino, nello stabilimento Powertrain, si annuncia intanto altra cassa
integrazione: 1575 lavoratori si fermeranno dal 20 luglio al 15 agosto, altri
1077 dal 20 luglio al 1 agosto.
Infine, le elezioni delle rappresentanze sindacali a Mirafiori, dove la Fiom si
conferma il primo sindacato. In termini percentuali i metalmeccanici Cgil
ottengono il 26,3% delle preferenze (+0,2% rispetto al 2006), la Fim il 22,6%
(-2,1%), il Fismic il 21,8% (-1,4%), la Uilm il 14,6% (+0,1%), l'Ugl il 7,9%
(+1,3%) e i Cobas il 2% (+2%).
melfi- memoria
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Fiat-Chrysler,
dopo il sì dei giudici Fiat-Chrysler, arriva lo stop La Corte ferma Obama - 9 giugno 2009 Confronto Paolo Ferrero-Niki Vendola 3 maggio 2009
1647 visualizzazioni
2009- La Fiat torna in Usa e rileva il 35% della Chrysler, una quota che in futuro potrà salire. Nasce un gruppo con circa 240.000 occupati (185.000 nel gruppo Fiat e 55.000 in Chrysler) che, globalmente, nei 208 impianti industriali (30 Chrysler e 178 Fiat) costruisce oltre 4 milioni di auto. La borsa per la FIAT chiude in perdita dell'1,34%, il titolo e' ai minimi storici. Chrysler continua a perdere in america e nel mondo Due zoppi non fanno un sano. Gli operai pagheranno le spese del matrimonio
di Loris Campetti
Le aziende in crisi in provincia di Torino man mano evidenziano
la difficoltà in modo più evidente, è il caso della Motorola come di diverse
altre in cui ciò che si era concordato spesso viene ridiscusso.
http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm
pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979
la Fiat è ripartita -htm Il
lancio della nuova500- link video Fiat auto dell'est -pdf- venerdì repubblica- 2007 la cinquecento-guido viale -link La fabbrica del benessere - loris campetti 5/12/07 pdf la paga dei padroni - il caso Fiat - Youtube link al giornale web di operai contro
l'unica foto in cui appare 'la città' di Agnelli - ai suoi funerali - dal libro della Stampa 2008 (assente ogni foto della storia operaia) Una brutta sorpresa, nell’era Marchionne» di L.V. su l'Unità del 13/01/2008 Intervista a Luciano Gallino: «Anche nelle migliori aziende è in atto una pressione verso il basso» Professor Luciano
Gallino,
esperto in sociologia del lavoro, che cosa sta succedendo allo
stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco?
La
Sata-Fiat, con buona pace del “democratico” Marchionne, licenzia il delegato
Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco e l’operaio Donato Auria iscritto alla
Flmuniti-Cub. Licenziamenti
giustificati solo dalla volontà di impedire l’azione del sindacato di base. I fatti:
·
In seguito a un decreto di
perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza Sata-Fiat, quando
la notizia era nota solo agli indagati, ha immediatamente sospeso dal lavoro e
poi licenziato l’operaio Donato Auria l’iscritto alla Flmuniti-Cub. L’iniziativa della Procura della Repubblica di Potenza solleva pesanti interrogativi sugli effettivi obiettivi. Sembra di capire che si punti a indagare sul materiale sindacale prodotto a sostegno della lotta dei 21 giorni; se fosse cosi, attaccando la libertà di espressione, si rischierebbe di far fare ai diritti dei lavoratori un salto indietro di parecchi decenni. ·
contemporaneamente Fiat Sata
ha sospeso e poi licenziato il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino
Francesco. Ferrentino
è stata licenziato per avere distribuito un volantino a firma Flmuniti-Cub nel
quale è stato contestato
al responsabile del Montaggio tale Marchetta di essere “arrivato quasi allo
scontro fisico con chi rappresenta i lavoratori. Non è la prima volta”. L’azione
del Marchetta è avvenuta mentre era in corso uno sciopero al montaggio contro
il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. Una vera e propria montatura:
Sata contrasta con ogni mezzo la presenza di Flmuniti-Cub per impedire che si
sviluppi una efficace azione di tutela dei lavoratori e su questo obiettivo ha
costruito una vera e propria montatura per arrivare ai licenziamenti. FlmunitiUniti-Cub è fortemente
determinata a contrastare i licenziamenti arbitrari e illegittimi decisi da Fiat
Sata che attentano alle fondamentali libertà sindacali. Lo sciopero generale del 9 novembre indetto dal sindacalismo di base sarà fortemente caratterizzato in Basilicata contro i licenziamenti attuati da Fiat-Sata. Per info. Amendola
3474299081- Milano
24-10-07 CUB
(Del 24/11/2007 la stampa VANNI CORNERO
Auto:la strage quotidiana - link valorizziamo la lotta di Melfi /dossier LE LOTTE DEGLI OPERAI FIAT Pratola Serra, Mirafiori, Rivalta, Cassino, Iveco Torino e Brescia, Pomigliano dArco, Termoli, New Holland Modena, Melfi. In ordine sparso, senza una strategia complessiva, senza capi, anzi spesso boicottati da coloro che dovrebbero organizzare una difesa complessiva contro la strategia Fiat, i lavoratori ha dimostrato che comunque la lotta in difesa del salario e delle condizioni di lavoro e di vita è insopprimibile. Da novembre dello scorso anno a oggi, nei vari comparti sul territorio nazionale, gli operai Fiat hanno messo sulla bilancia diverse giornate di sciopero. Anziani alle soglie della pensione e giovani tute blu ventenni con contratti di formazione lavoro o "terziarizzati" TNT o giovani "interinali" con contratti daffitto da parte di una miriade di agenzie del lavoro, hanno tutti comunque vissuto lesperienza di questi mesi di lotta. I motivi vanno dallintegrativo ai turni ai ritmi. Le condizioni di lavoro sono diverse e non si è più nella condizione degli anni 60 almeno nelle prospettive. Gli anziani non hanno più davanti a sé la realtà "mitica" della vecchia Fiat e, privi ormai del vecchio potere della fabbrica-città, contano gli anni o i mesi che li separano dalla pensione. I giovani, per lo più non sindacalizzati, con forte senso della precarietà addosso, del ricatto padronale, vedono la prospettiva di una permanenza transitoria in Fiat. Eppure, il fenomeno peculiare emerso dalle lotte di questi mesi, è la spontanea reazione e la più massiccia adesione quando entra in gioco la solidarietà con i compagni licenziati. A Pratola Serra raddoppiano le ore di astensione quando la direzione licenzia due delegati combattivi della UILM e le adesioni si fanno totali (100%) con cortei e manifestazioni. A Torino, gli scioperi partono spontanei per solidarietà con i 137 giovani interinali lasciati a casa e soprattutto vedono uniti delegati e operai combattivi di diversa appartenenza sindacale e contro le manovre divisorie dei funzionari sindacali. Dal canto suo, la direzione non ha lesinato colpi, licenziando, applicando la serrata, denunciando, come a Cassino, 216 operai per danni alla produzione (in realtà, gli operai lottavano contro laumento dei ritmi del 20%). Se da queste lotte si salverà questo barlume di coscienza della necessaria unità di classe, si dovrà capire prima o poi che alla strategia Fiat General Motor gli operai dovranno contrapporre unità di intenti e di organizzazione. (dal 'bollettino nazionale delle lotte - n.1-giugno 2001) inoltre vedi in questo sito dossier fiat . la vera storia della Fiat storia dell'Alfa Romeo link http://alfa156selespeed.altervista.org/storia/pagina2.htm
LINK http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/agnelli.html SPIONAGGIO FIAT http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20030620154256 ART.18 DELLO STATUTO http://pdpace.interfree.it/s1_tanzarella-8.pdf#search=%22LO%20SPIONAGGIO%20FIAT%22 dossier fiat su sito cub http://www.cub.it/article/?c=dossier-fiat GLI AFFARI DI AGNELLI E GUARINO FIAT '98-2006 articoli di Renato Strumia da U.N. pdf Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli Fiat 1980 immagini e documenti di una lotta operaia /a- /b- mp3 la marcia dei 40mila- video- link la fine di mirafiori- Marco Revelli- 1993-htm melfi.htmldi Operai Contro e immaginate una fabbrica(da quinterna) e TORINO DOPO LA FIAT Loris Campetti e LA FABBRICA TERZIARIZZATA Mimmo Garetti Vittorio Rieser Luigi Sartirano e sciopero spontaneo Fiat 2/02/01 de il manifesto e lettera del S.inCobas a liberazione e solidarietà con la lotta degli operai Fiat e operai
anziani in esubero 6/4/01 e il
contratto 5/4/01 e dopo undici mesi di quasi silenzio e Pratola Serra - da Operaicontro trattativa Fiat in stallo 2 NOTIZIE VARIE: http://web.tiscalinet.it/operaicontro e Sida
DUE INTERVENTI SULLA FIAT - e una visita di studenti medi OPERAI DELLA FIAT AllFma di Pratola Serra abbiamo dato ad Agnelli un colpo secco. Uno sciopero al 100% non si era mai visto. Lo sciopero segue quelli sulle linee a Mirafiori e a Rivalta ed è un segnale chiaro: alla FIAT qualcosa fra le nuove leve operaie sta cambiando ed è una forza incontrollabile. Per anni ricatti, repressioni, sindacati e sindacalisti consenzienti ci hanno piegato alla galera FIAT, ma il meccanismo si è inceppato. E si è inceppato su un semplice problema: come si può accettare che gli operai FIAT vengano divisi in operai di serie A e operai di serie B, con salari diversi, turni peggiori, pur facendo lo stesso lavoro nelle stesse, se non più pesanti, condizioni produttive. Gli operai vogliono risalire, sono stanchi di scendere verso il basso, finalmente la strada è stata imboccata. Basta con i contratti di programma con cui sindacalisti venduti hanno sottoscritto condizioni salariali e normative peggiori di quelle applicate nelle stesse fabbriche del gruppo. Tutti operai FIAT, per tutti le stesse condizioni! Il padrone ha risposto allo sciopero della Fma vigliaccamente. Ha colpito quelli che ritiene i promotori della lotta. Vuol far fuori loro per costringere gli operai a piegare la testa. Ha sfruttato il contrasto tra gli operai stabili e gli interinali per colpire i delegati. Un esempio lampante di tattica padronale: frantumare gli operai, metterli gli uni contro gli altri per schiacciare gli uni e gli altri. Colpa è anche del sindacato che ha sostenuto il lavoro in affitto, il lavoro a termine, i contratti di formazione. Gli operai, se vogliono resistere alla FIAT, devono capirsi, sostenersi a vicenda. Agli operai della fabbrica tutta la solidarietà quando vogliono conquistare le stesse condizioni degli operai FIAT, agli operai interinali, il doppio di solidarietà quando vogliono superare la loro condizione precaria per diventare stabilmente operai FIAT. Doppia solidarietà perché per loro è molto difficile organizzarsi e far valere le loro ragioni. Certo che chi col crumiraggio rompe questo patto paga le conseguenze di aver voluto frantumare la solidarietà operaia e rovinare i propri compagni di lavoro. Bisogna assolutamente non cedere di un passo. Alla repressione dei delegati si risponde con scioperi compatti. Se la questione passa nelle mani della magistratura non rientreranno più in fabbrica. Agnelli è troppo potente fra i suoi giudici e fra le sue leggi. La lotta per superare le moderne gabbie salariali del gruppo FIAT non si può fermare. E necessario un segnale anche da Melfi, anche a Torino sono in atto fermate sulle linee. Il sindacato compromesso farà di tutto per fare rifluire il movimento, per mettere fine alle agitazioni, bisogna impedirgli di salvare ancora la FIAT. Gli operai FIAT sono in movimento, travolgeranno tutti i grandi e piccoli frenatori. Associazione per la Liberazione degli Operai Per contatti scrivere: Via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (MI) ftp. 14/11/2000 http://web.tiscalinet.it/aslo_operaicontro http://web.tiscalinet.it/operaicontro e-mail: pp10023@cybernet.itoperai.contro@tin.it
Buone notizie sulla Fiat: sciopero
Il primo sciopero generale del gruppo Fiat dal
1980 è riuscito e ha finalmente scacciato da Mirafiori il
fantasma della sconfitta. Insieme allo sciopero sono ricomparsi i
cortei interni alle officine e agli stabilimenti del nord e del
sud, guidati dai giovani assunti. I ragazzi e le ragazze in
contratto di formazione lavoro e quelli a tempo determinato, i
più esposti ai ricatti aziendali e dei superiori, hanno trainato
la riuscita della giornata di lotta. Così è andata a Mirafiori
e a Rivalta, ma anche negli stabilimenti meridionali di Pratola
Serra e di Melfi, dove le ore di sciopero da due sono diventate
otto, e di Lecce. A Brescia i lavoratori sono usciti dalla
fabbrica (Iveco) e in corteo hanno attraversato la città fino a
piazza della Loggia, dove una loro delegazione è stata ricevuta
dal sindaco. I bresciani hanno mostrato al primo cittadino le
loro buste paga, il modo più diretto per spiegare le ragioni di
un contratto integrativo che si fonda su una proposta economica
tutt'altro che massimalista (2.200.000 lire all'anno, in due
anni).
Tutti in Fiat- Franco Milanesi "Le passo subito la signorina Cinzia". Attesa di otto secondi. "Deve comunicarmi data e luogo di nascita dei ragazzi e degli accompagnatori. Indichi poi tre giorni possibili per la visita e attenda la nostra risposta. Le telefonerò al più presto". Cortesia formale e freddina, efficienza, cura di particolari apparentemente irrilevanti (cosa gliene frega del luogo di nascita?). Insomma, azienda, azienda, azienda. Ho deciso di portare la classe quinta a visitare la Fiat. Dal fordismo al postfordismo, e poi new economy, e just in time, e finanziarizzazione e globalizzazione. Insomma, ho cercato di ripercorrere i luoghi canonici delle trasformazioni del lavoro, dell'impresa, del mercato. E credo che una visita a Mirafiori possa essere utile. C'è molta emozione. In me. E come andare in America dopo aver digerito decine di western. Immaginario e realtà. Dai libri con gli schemini del reparto presse, vogliamo tutto, Agnelli e Pirelli, pagine e pagine su cosa caspita pensano dicono e fanno gli operai a quella fabbrica che oggi, forse, neppure un operaio sa bene cosa sia. Ma comunque è lì, Mirafiori, la Fiat. In pullman gli studenti sentono le cuffiette e si raccontano beatamente i fatti loro. Sembra che siano loro ad accompagnare me. Arriviamo dieci minuti prima delle 10.30 e aspettiamo 9 minuti e trenta secondi in corso Agnelli, piantati come piloni davanti all'ingresso degli impiegati. Riprendo un po' di storia, ma gli studenti sono già scomparsi nel bar dall'altra parte della strada. Inflessibile sull'anticipo credo che il ritardo, anche il nostro, non sarebbe perdonato dall'azienda, quindi richiamo gli studenti all'ordine. Finalmente si entra. Una graziosa signorina illustra con dati molto essenziali i caratteri della costruzione. Tutto molto destoricizzato. Non una data, un elemento di storia sociale o politica, sembra che la fabbrica sia venuta su da sola, così, e si sia messa a fare automobili. Si sale sul piccolo trenino elettrico e si percorre, due volte qualche corridoio della lastroferratura. Tutti con le cuffiette, ma i dati che arrivano sono ovvi e scarni e i ragazzi cominciano a distrarsi. Guardano i grandi convogliatori in alto, le scintille che sprizzano dai saldatori. Alcuni operaie e operai ci fanno cenni di saluto, sembrano rilassati. "Ehi pro, (neppure prof, gli studenti economizzano al massimo le energie) ma non c'è tanto casino" "Qui no -dico- ma in altri reparti il rumore e molto peggio. Guardate le dimensioni". Vedo moti giovani, pochi operai oltre i cinquanta, e mi piacerebbe fermarli, farli salire sul trenino, gente che magari è qui da trent'anni e farci raccontare qualcosa. Ci spostiamo di corridoio e Lucia, la gentile accompagnatrice, prosegue imperterrita a dire esattamente ciò che vediamo: qui si mettono i vetri, qui si sistema una parte dell'interno, il cruscotto, qui i sedili. Non si abbandona certo ad astrazioni, la signorina Lucia. Descrive ciò che vediamo. A me capita di camminare nel centro di Torino e fare invece gioco di astrazione dal qui e ora e pensarmi nella piccola capitale sabauda, come doveva essere via Roma prima del fascismo o la zona di Piazza Vittorio due secoli fa. Forse chi insegna storia finisce per vivere un po' troppo dentro questa distorsione di prospettiva, ha la testa rivolta più al passato che al futuro, "sente" le forme trascorse non come qualcosa che non è più ma come uno scenario di possibilità, alcune perse, altre in atto, altre ancora, forse, da tentare di riagguantare. Ogni prof vorrebbe che la stessa sensibilità appartenesse agli studenti e questo è un motivo perenne di attrito, lontani come sono i giovani dal gusto della storicizzazione, inevitabilmente proiettati nell'indefinitezza creativa dell'attesa di vita. Ora, annoiato dalla descrizione in tempo reale della signorina Lucia, mi lascio scivolare dentro la fantasia, la sovrapposizione tra le immagini di adesso e le letture o i racconti che amici e compagni mi hanno fatto. Cerco di pensare a questi corridoi che sto percorrendo nelle trasformazioni che li hanno segnati, penso alla Fiat vallettiana a cosa doveva essere qua dentro cinquant'anni fa, e poi a questi stessi corridoi "spazzati" da un corteo interno, il casino dei "tamburi di Mirafiori", i cancelli e la vita di idee, di lavoro, di cambiamento che bolliva qua attorno. "A destra vedete due addetti che montano il parabrezza anteriore, poco dopo altri addetti al montaggio delle componenti isolanti". Addetti. Faccio notare allo studente seduto vicino a me che la signorina Lucia non ha mai parlato di operai. Solo di addetti a qualcosa. Lui scuote la testa in segno di assenso. Chissà cosa frulla nella testa dei miei studenti. Per molti di loro la Fiat non è altro che la fabbrica da cui è uscita l'automobile dei genitori. Ma durante le ore trascorse in classe a riassumere un po' si storia della fabbrica sono stati particolarmente attenti. Hanno fatto domande pertinenti. Li ho lasciati parlare, raccontare, e sono venute fuori tante storie, vicende di fabbriche e di posti di lavoro, e poi si è discusso di stipendi (con l'immancabile battuta sulle 18 ore settimanali dei professori, che ormai incasso come segno di una raggiunta confidenza con le classi) e di quanto prende un calciatore e se ha senso un calmiere e il libero mercato ecc. ecc. Facevo da moderatore solo per smorzare i toni, ogni tanto decisamente accesi, e le troppe voci accavallate. Mi gustavo questo grezzo gomitolo di idee che si srotolava davanti a me, in modo caotico e casuale, contento di non insegnare matematica e di avere l'opportunità di osservare questi ragazzi nel loro confronto con la storia, che sia vicinissima o lontanissima, perché dopo un po' capiscono che gli uomini, in fondo hanno voluto, potuto e dovuto fare le stesse cose, dai Sumeri a oggi e solo l'hanno fatto in maniera un po' diversa. E proprio a questo pensavo mentre il nostro silenzioso trenino andava avanti, tra addetti di qui e addetti di là, dentro la pancia della Fiat, io coi i miei ricordi e le mie emozioni libresche, da ex studentello operaista, di una fabbrica che non c'è più, loro, chissà. Il giorno dopo in aula chiedo pareri, impressioni, cerco di forzare un commento. Bocche cucite. "Ma insomma, interessante no?" Assenso muto. Osservo Marco & Marco, vicini di banco, dopo tre anni di frequentazione dentro e fuori dalle aule, ormai in condizioni simbiotica, legati da quelle amicizie assolute che solo a quella età si possono avere. Abituati a commentare tutto con disegnini che poi circolano suscitando ilarità per la classe. Vedo che scarabocchiano e, come sempre lascio perdere, non indago. Prima di uscire chiedo se è possibile vedere il loro nuovo capolavoro. "Spero che diventiate almeno come Disegni e Caviglia" dico accondiscendente, mentre con sguardo complice mi danno il foglietto. Il consiglio di classe, più il Preside, è ritratto dietro una catena di montaggio ad avvitare teste di studenti (riconoscibili dai vistosi piercing) su busti di marionetta. Bravi ragazzi, questa è la scuola del futuro.
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