Filosofiat: «Ristrutturare tutto»
di Francesco Piccioni
su il manifesto del 02/01/2010
L'attenzione al «tema del giorno» a
volte acceca anche i giornalisti più preparati. E il 22 dicembre - l'incontro a
palazzo Chigi tra la Fiat, il governo e i sindacati - il tema del giorno era il
destino degli stabilimenti di Termini Imerese e Pomigliano. E' passato così
quasi inosservato il cuore del ragionamento svolto da Sergio Marchionne,
amministratore delegato del Lingotto: «adesso ci sono tutti i presupposti per
rimuovere le debolezze strutturali che ci portiamo avanti da decenni, tra cui la
sovracapacità produttiva». E' l'annuncio della più grande ristrutturazione
industriale mai tentata dal gruppo torinese, tale da far impallidire il ricordo
di quella di fine anni '70, che portò al licenziamento di 23.000 dipendenti e
alla «restaurazione» degli anni '80. Una ristrutturazione concepita su scala
globale, perché la Fiat - specie ora che si è «alleata» con Chrysler - lotta
per sopravvivere in un mercato in crisi, tenuto fin qui in vita solo dalle
politiche pubbliche («incentivi, nuove linee di credito, garanzie statali sui
prestiti», ecc).
Il problema è posto con molta nettezza, senza cortine fumogene: bisogna ridurre
il numero degli impianti e aumentare il numero di vetture prodotte per unità
lavorativa. «I cinque stabilimenti italiani producono 650.000 vetture l'anno e
occupano quasi 22.000 persone; in Polonia un unico stabilimento produce circa
gli stessi volumi con un terzo degli addetti; in Brasile, un solo impianto
arriva a produrre 730.000 vetture con 9.400 persone». Inutile interrogarsi
sulle diversità di questi paesi, la logica della produzione non può tenerne
conto (se non come un problema da risolvere). In fondo - è questo il vero
esempio di riferimento - negli Usa c'è «un cambiamento strutturale e
coraggioso che ha chiamato a raccolta il governo, le aziende, i sindacati, le
istituzioni finanziarie». Che ha determinato «un'azione significativa per
razionalizzare gli impianti, un ripensamento del sistema in chiave ecologica una
nuova base su cui ricostruire il settore» automobilistico, ovvero la
produzione-pilota di tutta l'industria nel dopoguerra. Chrysler ha ridotto gli
stabilimenti da 20 a 13 (dieci anni fa erano 29), messo fuori 17.000 lavoratori
in soli 12 mesi e il 40% in cinque anni.
In Europa, invece, ogni paese ha cercato di tutelare in primo luogo
l'occupazione nazionale, foraggiando in vari modi le aziende ma senza «intervenire
alla radice del problema»: che è sempre quell'eccesso di «capacità
produttiva». E' vero, il Lingotto annuncia nuovi modelli e vari restyling,
mostra di voler privilegiare la produzione in Italia (rispetto alla Spagna, però;
oltre che in Polonia, la produzione europea si allargherà infatti alla Serbia,
per le nuove city car con motori a due cilindri). Ma in una strategia globale,
l'importanza del paese-madre diventa relativa. Specie se la Ue - con due diverse
iniziative - di fatto «penalizza» i costruttori d'auto del continente: il «regolamento
sulle emissioni di Co2 dei veicoli commerciali leggeri a partire dal 2014» (i
cui progetti sono ormai definiti e in via di attuazione) e «l'accordo di libero
scambio con la Corea del Sud» (cui la Ue riconosce la possibilità di esportare
qui merci con «contenuto locale» inferiore al 60%).
Il testo di Marchionne illumina però anche lo stato di altri settori
dell'economia reale, al di là delle sole automobili (per cui prevede comunque
un calo di immatricolazioni in Europa, nel 2010, dagli attuali 13,5 milioni a
soli 12).
La riduzione del commercio al dettaglio è dimostrata dalla contrazione delle
vendite di veicoli commerciali leggeri (-30% nel 2009, in Europa occidentale),
senza prospettive di ripresa. Situazione simile per i veicoli industriali, dove
il marchio perde nel 2009 il 20% di fatturato (nella Ue va anche peggio: -40).
Ma la catastrofe si vede nelle macchine per le costruzioni, che segnano «un
vero record storico, in negativo, superiore al 50%» e, anche qui, con
prospettive stagnanti sugli attuali infimi livelli. Ne sa qualcosa la Cnh, con
l'impianto di Imola che vanta una «capacità installata per 20.000 mezzi l'anno»,
ma che è riuscita a piazzare, nel 2009, soltanto 450 esemplari. Neanche le
macchine agricole se la cavano - la contrazione per l'anno in corso è
nell'ordine del 10-15%, con ulteriori cali nel 2010.
Sono tutti settori in cui Fiat ha una presenza importante, tanto da farne un «indice
di riferimento» delle crisi altrui. E dovrebbero tremare a molti le vene e i
polsi al pensiero che anche in questi altri settori si sta probabilmente
affermando la stessa logica esposta da Marchionne: fabbricare più pezzi
possibile, in un mercato in calo, ma con molta meno gente in produzione. Resta
l'impressione di un mostro che si morde la coda: se saremo di meno a lavorare,
chi si potrà permettere di comprare quel che verrà prodotto?
Quanto conta l'uomo nell'organizzazione aziendale luglio 09
NON POSSIAMO ASPETTARE
CHE CI PIOVA IN TESTA!
http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979
lotta alla PlASTIC COMPONENTS - _MELFI giugno 09
giudizio cub- pdf
FIAT
Operai sul piede di guerra a Termini Imerese e rinnovo rsu
Al via la mobilitazione in Sicilia. A Mirafiori, la Fiom si
conferma il primo sindacato
A Termini Imerese gli operai Fiat annunciano battaglia. Dal 2012, nello
stabilimento siciliano (che conta 1400 dipendenti, 2200 con l'indotto), non si
faranno più auto, ha annunciato Marchionne due giorni fa. Come sarà possibile
assicurare gli stessi volumi occupazionali installando a Termini Imerese
un'altra attività produttiva? Marchionne a questo non ha risposto, perciò
lavoratori e sindacati - che con una dura mobilitazione scongiurarono la
chiusura dello stabilimento nel 2002 - mandano a dire che non staranno a
guardare. Assemblee e scioperi unitari partiranno lunedì, sia nello
stabilimento Fiat che nelle fabbriche dell'indotto. Per martedì è stato
convocato un tavolo di confronto in regione, che dovrebbe varare un documento
alternativo (rispetto alle previsioni del Lingotto) da presentare all'azienda.
I sindacati lo dicono chiaramente: «Su questo piano non è possibile alcuna
mediazione». «Fiat ha costruito questa fabbrica con soldi pubblici - dice
Roberto Mastrosimone (Fiom) - La nostra lotta sarà durissima».
Il confronto tra Fiat e sindacati sulla ristrutturazione del gruppo prende avvio
martedì a Torino. Ordine del giorno: gli esuberi alla Cnh, l'azienda del gruppo
che produce macchine per le costruzioni e per l'agricoltura. Poi si aprirà il
capitolo Termini Imerese. Ma non solo perchè, dice Giorgio Airaudo, segretario
Fiom a Torino, «quello di Marchionne è stato un antipasto mediatico, un piatto
salato servito in un guanto di velluto». Continua Airaudo: «Per quanto diluita
nel tempo, Marchionne propone la chiusura di uno degli stabilimenti dell'auto,
lunga cassa integrazione per Pomigliano e la continuazione di vecchi prodotti
per Mirafiori. Non capisco come si possa dare un giudizio positivo
sull'incontro, serve un negoziato».
A Torino, nello stabilimento Powertrain, si annuncia intanto altra cassa
integrazione: 1575 lavoratori si fermeranno dal 20 luglio al 15 agosto, altri
1077 dal 20 luglio al 1 agosto.
Infine, le elezioni delle rappresentanze sindacali a Mirafiori, dove la Fiom si
conferma il primo sindacato. In termini percentuali i metalmeccanici Cgil
ottengono il 26,3% delle preferenze (+0,2% rispetto al 2006), la Fim il 22,6%
(-2,1%), il Fismic il 21,8% (-1,4%), la Uilm il 14,6% (+0,1%), l'Ugl il 7,9%
(+1,3%) e i Cobas il 2% (+2%).
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Fiat-Chrysler,
dopo il sì dei giudici Fiat-Chrysler, arriva lo stop La Corte ferma Obama - 9 giugno 2009 Confronto Paolo Ferrero-Niki Vendola 3 maggio 2009
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2009- La Fiat torna in Usa e rileva il 35% della Chrysler, una quota che in futuro potrà salire. Nasce un gruppo con circa 240.000 occupati (185.000 nel gruppo Fiat e 55.000 in Chrysler) che, globalmente, nei 208 impianti industriali (30 Chrysler e 178 Fiat) costruisce oltre 4 milioni di auto. La borsa per la FIAT chiude in perdita dell'1,34%, il titolo e' ai minimi storici. Chrysler continua a perdere in america e nel mondo Due zoppi non fanno un sano. Gli operai pagheranno le spese del matrimonio
di Loris Campetti
Le aziende in crisi in provincia di Torino man mano evidenziano
la difficoltà in modo più evidente, è il caso della Motorola come di diverse
altre in cui ciò che si era concordato spesso viene ridiscusso.
http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm
pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979
la Fiat è ripartita -htm Il
lancio della nuova500- link video Fiat auto dell'est -pdf- venerdì repubblica- 2007 la cinquecento-guido viale -link La fabbrica del benessere - loris campetti 5/12/07 pdf la paga dei padroni - il caso Fiat - Youtube link al giornale web di operai contro
l'unica foto in cui appare 'la città' di Agnelli - ai suoi funerali - dal libro della Stampa 2008 (assente ogni foto della storia operaia) Una brutta sorpresa, nell’era Marchionne» di L.V. su l'Unità del 13/01/2008 Intervista a Luciano Gallino: «Anche nelle migliori aziende è in atto una pressione verso il basso» Professor Luciano Gallino,
esperto in sociologia del lavoro, che cosa sta succedendo allo
stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco?
La
Sata-Fiat, con buona pace del “democratico” Marchionne, licenzia il delegato
Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco e l’operaio Donato Auria iscritto alla
Flmuniti-Cub. Licenziamenti
giustificati solo dalla volontà di impedire l’azione del sindacato di base. I fatti:
·
In seguito a un decreto di
perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza Sata-Fiat, quando
la notizia era nota solo agli indagati, ha immediatamente sospeso dal lavoro e
poi licenziato l’operaio Donato Auria l’iscritto alla Flmuniti-Cub. L’iniziativa della Procura della Repubblica di Potenza solleva pesanti interrogativi sugli effettivi obiettivi. Sembra di capire che si punti a indagare sul materiale sindacale prodotto a sostegno della lotta dei 21 giorni; se fosse cosi, attaccando la libertà di espressione, si rischierebbe di far fare ai diritti dei lavoratori un salto indietro di parecchi decenni. ·
contemporaneamente Fiat Sata
ha sospeso e poi licenziato il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino
Francesco. Ferrentino
è stata licenziato per avere distribuito un volantino a firma Flmuniti-Cub nel
quale è stato contestato
al responsabile del Montaggio tale Marchetta di essere “arrivato quasi allo
scontro fisico con chi rappresenta i lavoratori. Non è la prima volta”. L’azione
del Marchetta è avvenuta mentre era in corso uno sciopero al montaggio contro
il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. Una vera e propria montatura:
Sata contrasta con ogni mezzo la presenza di Flmuniti-Cub per impedire che si
sviluppi una efficace azione di tutela dei lavoratori e su questo obiettivo ha
costruito una vera e propria montatura per arrivare ai licenziamenti. FlmunitiUniti-Cub è fortemente
determinata a contrastare i licenziamenti arbitrari e illegittimi decisi da Fiat
Sata che attentano alle fondamentali libertà sindacali. Lo sciopero generale del 9 novembre indetto dal sindacalismo di base sarà fortemente caratterizzato in Basilicata contro i licenziamenti attuati da Fiat-Sata. Per info. Amendola
3474299081- Milano
24-10-07 CUB
(Del 24/11/2007 la stampa VANNI CORNERO
Auto:la strage quotidiana - link valorizziamo la lotta di Melfi /dossier LE LOTTE DEGLI OPERAI FIAT Pratola Serra, Mirafiori, Rivalta, Cassino, Iveco Torino e Brescia, Pomigliano dArco, Termoli, New Holland Modena, Melfi. In ordine sparso, senza una strategia complessiva, senza capi, anzi spesso boicottati da coloro che dovrebbero organizzare una difesa complessiva contro la strategia Fiat, i lavoratori ha dimostrato che comunque la lotta in difesa del salario e delle condizioni di lavoro e di vita è insopprimibile. Da novembre dello scorso anno a oggi, nei vari comparti sul territorio nazionale, gli operai Fiat hanno messo sulla bilancia diverse giornate di sciopero. Anziani alle soglie della pensione e giovani tute blu ventenni con contratti di formazione lavoro o "terziarizzati" TNT o giovani "interinali" con contratti daffitto da parte di una miriade di agenzie del lavoro, hanno tutti comunque vissuto lesperienza di questi mesi di lotta. I motivi vanno dallintegrativo ai turni ai ritmi. Le condizioni di lavoro sono diverse e non si è più nella condizione degli anni 60 almeno nelle prospettive. Gli anziani non hanno più davanti a sé la realtà "mitica" della vecchia Fiat e, privi ormai del vecchio potere della fabbrica-città, contano gli anni o i mesi che li separano dalla pensione. I giovani, per lo più non sindacalizzati, con forte senso della precarietà addosso, del ricatto padronale, vedono la prospettiva di una permanenza transitoria in Fiat. Eppure, il fenomeno peculiare emerso dalle lotte di questi mesi, è la spontanea reazione e la più massiccia adesione quando entra in gioco la solidarietà con i compagni licenziati. A Pratola Serra raddoppiano le ore di astensione quando la direzione licenzia due delegati combattivi della UILM e le adesioni si fanno totali (100%) con cortei e manifestazioni. A Torino, gli scioperi partono spontanei per solidarietà con i 137 giovani interinali lasciati a casa e soprattutto vedono uniti delegati e operai combattivi di diversa appartenenza sindacale e contro le manovre divisorie dei funzionari sindacali. Dal canto suo, la direzione non ha lesinato colpi, licenziando, applicando la serrata, denunciando, come a Cassino, 216 operai per danni alla produzione (in realtà, gli operai lottavano contro laumento dei ritmi del 20%). Se da queste lotte si salverà questo barlume di coscienza della necessaria unità di classe, si dovrà capire prima o poi che alla strategia Fiat General Motor gli operai dovranno contrapporre unità di intenti e di organizzazione. (dal 'bollettino nazionale delle lotte - n.1-giugno 2001) inoltre vedi in questo sito dossier fiat . la vera storia della Fiat storia dell'Alfa Romeo link http://alfa156selespeed.altervista.org/storia/pagina2.htm
LINK http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/agnelli.html SPIONAGGIO FIAT http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20030620154256 ART.18 DELLO STATUTO http://pdpace.interfree.it/s1_tanzarella-8.pdf#search=%22LO%20SPIONAGGIO%20FIAT%22 dossier fiat su sito cub http://www.cub.it/article/?c=dossier-fiat GLI AFFARI DI AGNELLI E GUARINO FIAT '98-2006 articoli di Renato Strumia da U.N. pdf Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli Fiat 1980 immagini e documenti di una lotta operaia /a- /b- mp3 la marcia dei 40mila- video- link la fine di mirafiori- Marco Revelli- 1993-htm melfi.htmldi Operai Contro e immaginate una fabbrica(da quinterna) e TORINO DOPO LA FIAT Loris Campetti e LA FABBRICA TERZIARIZZATA Mimmo Garetti Vittorio Rieser Luigi Sartirano e sciopero spontaneo Fiat 2/02/01 de il manifesto e lettera del S.inCobas a liberazione e solidarietà con la lotta degli operai Fiat e operai
anziani in esubero 6/4/01 e il
contratto 5/4/01 e dopo undici mesi di quasi silenzio e Pratola Serra - da Operaicontro trattativa Fiat in stallo 2 NOTIZIE VARIE: http://web.tiscalinet.it/operaicontro e Sida
DUE INTERVENTI SULLA FIAT - e una visita di studenti medi OPERAI DELLA FIAT AllFma di Pratola Serra abbiamo dato ad Agnelli un colpo secco. Uno sciopero al 100% non si era mai visto. Lo sciopero segue quelli sulle linee a Mirafiori e a Rivalta ed è un segnale chiaro: alla FIAT qualcosa fra le nuove leve operaie sta cambiando ed è una forza incontrollabile. Per anni ricatti, repressioni, sindacati e sindacalisti consenzienti ci hanno piegato alla galera FIAT, ma il meccanismo si è inceppato. E si è inceppato su un semplice problema: come si può accettare che gli operai FIAT vengano divisi in operai di serie A e operai di serie B, con salari diversi, turni peggiori, pur facendo lo stesso lavoro nelle stesse, se non più pesanti, condizioni produttive. Gli operai vogliono risalire, sono stanchi di scendere verso il basso, finalmente la strada è stata imboccata. Basta con i contratti di programma con cui sindacalisti venduti hanno sottoscritto condizioni salariali e normative peggiori di quelle applicate nelle stesse fabbriche del gruppo. Tutti operai FIAT, per tutti le stesse condizioni! Il padrone ha risposto allo sciopero della Fma vigliaccamente. Ha colpito quelli che ritiene i promotori della lotta. Vuol far fuori loro per costringere gli operai a piegare la testa. Ha sfruttato il contrasto tra gli operai stabili e gli interinali per colpire i delegati. Un esempio lampante di tattica padronale: frantumare gli operai, metterli gli uni contro gli altri per schiacciare gli uni e gli altri. Colpa è anche del sindacato che ha sostenuto il lavoro in affitto, il lavoro a termine, i contratti di formazione. Gli operai, se vogliono resistere alla FIAT, devono capirsi, sostenersi a vicenda. Agli operai della fabbrica tutta la solidarietà quando vogliono conquistare le stesse condizioni degli operai FIAT, agli operai interinali, il doppio di solidarietà quando vogliono superare la loro condizione precaria per diventare stabilmente operai FIAT. Doppia solidarietà perché per loro è molto difficile organizzarsi e far valere le loro ragioni. Certo che chi col crumiraggio rompe questo patto paga le conseguenze di aver voluto frantumare la solidarietà operaia e rovinare i propri compagni di lavoro. Bisogna assolutamente non cedere di un passo. Alla repressione dei delegati si risponde con scioperi compatti. Se la questione passa nelle mani della magistratura non rientreranno più in fabbrica. Agnelli è troppo potente fra i suoi giudici e fra le sue leggi. La lotta per superare le moderne gabbie salariali del gruppo FIAT non si può fermare. E necessario un segnale anche da Melfi, anche a Torino sono in atto fermate sulle linee. Il sindacato compromesso farà di tutto per fare rifluire il movimento, per mettere fine alle agitazioni, bisogna impedirgli di salvare ancora la FIAT. Gli operai FIAT sono in movimento, travolgeranno tutti i grandi e piccoli frenatori. Associazione per la Liberazione degli Operai Per contatti scrivere: Via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (MI) ftp. 14/11/2000 http://web.tiscalinet.it/aslo_operaicontro http://web.tiscalinet.it/operaicontro e-mail: pp10023@cybernet.itoperai.contro@tin.it
Buone notizie sulla Fiat: sciopero
Il primo sciopero generale del gruppo Fiat dal
1980 è riuscito e ha finalmente scacciato da Mirafiori il
fantasma della sconfitta. Insieme allo sciopero sono ricomparsi i
cortei interni alle officine e agli stabilimenti del nord e del
sud, guidati dai giovani assunti. I ragazzi e le ragazze in
contratto di formazione lavoro e quelli a tempo determinato, i
più esposti ai ricatti aziendali e dei superiori, hanno trainato
la riuscita della giornata di lotta. Così è andata a Mirafiori
e a Rivalta, ma anche negli stabilimenti meridionali di Pratola
Serra e di Melfi, dove le ore di sciopero da due sono diventate
otto, e di Lecce. A Brescia i lavoratori sono usciti dalla
fabbrica (Iveco) e in corteo hanno attraversato la città fino a
piazza della Loggia, dove una loro delegazione è stata ricevuta
dal sindaco. I bresciani hanno mostrato al primo cittadino le
loro buste paga, il modo più diretto per spiegare le ragioni di
un contratto integrativo che si fonda su una proposta economica
tutt'altro che massimalista (2.200.000 lire all'anno, in due
anni).
Tutti in Fiat- Franco Milanesi "Le passo subito la signorina Cinzia". Attesa di otto secondi. "Deve comunicarmi data e luogo di nascita dei ragazzi e degli accompagnatori. Indichi poi tre giorni possibili per la visita e attenda la nostra risposta. Le telefonerò al più presto". Cortesia formale e freddina, efficienza, cura di particolari apparentemente irrilevanti (cosa gliene frega del luogo di nascita?). Insomma, azienda, azienda, azienda. Ho deciso di portare la classe quinta a visitare la Fiat. Dal fordismo al postfordismo, e poi new economy, e just in time, e finanziarizzazione e globalizzazione. Insomma, ho cercato di ripercorrere i luoghi canonici delle trasformazioni del lavoro, dell'impresa, del mercato. E credo che una visita a Mirafiori possa essere utile. C'è molta emozione. In me. E come andare in America dopo aver digerito decine di western. Immaginario e realtà. Dai libri con gli schemini del reparto presse, vogliamo tutto, Agnelli e Pirelli, pagine e pagine su cosa caspita pensano dicono e fanno gli operai a quella fabbrica che oggi, forse, neppure un operaio sa bene cosa sia. Ma comunque è lì, Mirafiori, la Fiat. In pullman gli studenti sentono le cuffiette e si raccontano beatamente i fatti loro. Sembra che siano loro ad accompagnare me. Arriviamo dieci minuti prima delle 10.30 e aspettiamo 9 minuti e trenta secondi in corso Agnelli, piantati come piloni davanti all'ingresso degli impiegati. Riprendo un po' di storia, ma gli studenti sono già scomparsi nel bar dall'altra parte della strada. Inflessibile sull'anticipo credo che il ritardo, anche il nostro, non sarebbe perdonato dall'azienda, quindi richiamo gli studenti all'ordine. Finalmente si entra. Una graziosa signorina illustra con dati molto essenziali i caratteri della costruzione. Tutto molto destoricizzato. Non una data, un elemento di storia sociale o politica, sembra che la fabbrica sia venuta su da sola, così, e si sia messa a fare automobili. Si sale sul piccolo trenino elettrico e si percorre, due volte qualche corridoio della lastroferratura. Tutti con le cuffiette, ma i dati che arrivano sono ovvi e scarni e i ragazzi cominciano a distrarsi. Guardano i grandi convogliatori in alto, le scintille che sprizzano dai saldatori. Alcuni operaie e operai ci fanno cenni di saluto, sembrano rilassati. "Ehi pro, (neppure prof, gli studenti economizzano al massimo le energie) ma non c'è tanto casino" "Qui no -dico- ma in altri reparti il rumore e molto peggio. Guardate le dimensioni". Vedo moti giovani, pochi operai oltre i cinquanta, e mi piacerebbe fermarli, farli salire sul trenino, gente che magari è qui da trent'anni e farci raccontare qualcosa. Ci spostiamo di corridoio e Lucia, la gentile accompagnatrice, prosegue imperterrita a dire esattamente ciò che vediamo: qui si mettono i vetri, qui si sistema una parte dell'interno, il cruscotto, qui i sedili. Non si abbandona certo ad astrazioni, la signorina Lucia. Descrive ciò che vediamo. A me capita di camminare nel centro di Torino e fare invece gioco di astrazione dal qui e ora e pensarmi nella piccola capitale sabauda, come doveva essere via Roma prima del fascismo o la zona di Piazza Vittorio due secoli fa. Forse chi insegna storia finisce per vivere un po' troppo dentro questa distorsione di prospettiva, ha la testa rivolta più al passato che al futuro, "sente" le forme trascorse non come qualcosa che non è più ma come uno scenario di possibilità, alcune perse, altre in atto, altre ancora, forse, da tentare di riagguantare. Ogni prof vorrebbe che la stessa sensibilità appartenesse agli studenti e questo è un motivo perenne di attrito, lontani come sono i giovani dal gusto della storicizzazione, inevitabilmente proiettati nell'indefinitezza creativa dell'attesa di vita. Ora, annoiato dalla descrizione in tempo reale della signorina Lucia, mi lascio scivolare dentro la fantasia, la sovrapposizione tra le immagini di adesso e le letture o i racconti che amici e compagni mi hanno fatto. Cerco di pensare a questi corridoi che sto percorrendo nelle trasformazioni che li hanno segnati, penso alla Fiat vallettiana a cosa doveva essere qua dentro cinquant'anni fa, e poi a questi stessi corridoi "spazzati" da un corteo interno, il casino dei "tamburi di Mirafiori", i cancelli e la vita di idee, di lavoro, di cambiamento che bolliva qua attorno. "A destra vedete due addetti che montano il parabrezza anteriore, poco dopo altri addetti al montaggio delle componenti isolanti". Addetti. Faccio notare allo studente seduto vicino a me che la signorina Lucia non ha mai parlato di operai. Solo di addetti a qualcosa. Lui scuote la testa in segno di assenso. Chissà cosa frulla nella testa dei miei studenti. Per molti di loro la Fiat non è altro che la fabbrica da cui è uscita l'automobile dei genitori. Ma durante le ore trascorse in classe a riassumere un po' si storia della fabbrica sono stati particolarmente attenti. Hanno fatto domande pertinenti. Li ho lasciati parlare, raccontare, e sono venute fuori tante storie, vicende di fabbriche e di posti di lavoro, e poi si è discusso di stipendi (con l'immancabile battuta sulle 18 ore settimanali dei professori, che ormai incasso come segno di una raggiunta confidenza con le classi) e di quanto prende un calciatore e se ha senso un calmiere e il libero mercato ecc. ecc. Facevo da moderatore solo per smorzare i toni, ogni tanto decisamente accesi, e le troppe voci accavallate. Mi gustavo questo grezzo gomitolo di idee che si srotolava davanti a me, in modo caotico e casuale, contento di non insegnare matematica e di avere l'opportunità di osservare questi ragazzi nel loro confronto con la storia, che sia vicinissima o lontanissima, perché dopo un po' capiscono che gli uomini, in fondo hanno voluto, potuto e dovuto fare le stesse cose, dai Sumeri a oggi e solo l'hanno fatto in maniera un po' diversa. E proprio a questo pensavo mentre il nostro silenzioso trenino andava avanti, tra addetti di qui e addetti di là, dentro la pancia della Fiat, io coi i miei ricordi e le mie emozioni libresche, da ex studentello operaista, di una fabbrica che non c'è più, loro, chissà. Il giorno dopo in aula chiedo pareri, impressioni, cerco di forzare un commento. Bocche cucite. "Ma insomma, interessante no?" Assenso muto. Osservo Marco & Marco, vicini di banco, dopo tre anni di frequentazione dentro e fuori dalle aule, ormai in condizioni simbiotica, legati da quelle amicizie assolute che solo a quella età si possono avere. Abituati a commentare tutto con disegnini che poi circolano suscitando ilarità per la classe. Vedo che scarabocchiano e, come sempre lascio perdere, non indago. Prima di uscire chiedo se è possibile vedere il loro nuovo capolavoro. "Spero che diventiate almeno come Disegni e Caviglia" dico accondiscendente, mentre con sguardo complice mi danno il foglietto. Il consiglio di classe, più il Preside, è ritratto dietro una catena di montaggio ad avvitare teste di studenti (riconoscibili dai vistosi piercing) su busti di marionetta. Bravi ragazzi, questa è la scuola del futuro.
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