la stampa- 13-10-05

DOPO IL 2006 IL FUTURO DELLA PISTA DI BOB A CESANA
Chiampa sogna una Disneyland Saitta provoca: smontiamo tutto




Da una parte il presidente della Provincia la butta giù dura: «O si trova il modo di riutilizzare come si deve l’impianto oppure tanto vale smontarlo». Dall’altra il sindaco di Torino sogna una «Disneyland delle nevi» ad uso turistico lungo la quale vedere sfrecciare famigliole con e senza bambini. Nel mezzo c’è Roberto Serra, sindaco di Cesana, che dopo le Olimpiadi teme di ritrovarsi sulle croste l’ingombrante pista da bob (ma anche skeleton e slittino) completata ai primi dell’anno: un colosso da 70 e rotti milioni di euro, utilizzato a pieno regime nei 10-12 giorni delle gare e poi candidato all’oblio, almeno sul fronte sportivo. Mentre su quello dei costi per la manutenzione minaccia di durare fin troppo a lungo. Il dibattito sulla destinazione post-olimpica degli impianti prende le mosse da quello di Cesana, il convitato di pietra nell’incontro svoltosi ieri davanti agli studenti dell’Istituto tecnico-commerciale «Rosa Luxemburg». Tema: «Le Olimpiadi invernali 2006 di Torino». Con tutto quello che presuppongono: prima, durante e soprattutto dopo; nel capoluogo come nelle valli olimpiche. Gli impianti ci sono. Il problema è che latita la società incaricata di promuoverli e gestirli. Ecco allora che la pista da bob di Cesana - tanto bella quanto sofisticata, sicuramente la più difficile da riconvertire -, diventa l’emblema di un problema con la maiuscola. Si materializza nelle parole di Saitta, il primo a porre la questione. «Quando ho ipotizzato di smontarla volevo fare una provocazione, sottolineare l’urgenza di valutare il riutilizzo post-olimpico degli impianti», precisa al termine dell’incontro. Chiamparino invece ci ha già pensato: «Si potrebbe immaginare una Disneyland invernale ad uso turistico». Invernale ma non solo, con le modifiche del caso. Una per tutte: dotare i bob di rotelle così da sfruttarli anche d’estate. Un sogno ad occhi aperti? Un’ipotesi sulla quale ragionare, risponde Roberto Serra, convinto che l’impianto abbia un futuro solo se inserito in una cittadella turistica con servizi annessi: piste con e senza salti, di pattinaggio, dedicate alle motoslitte... E, perchè no, una discoteca sulla neve: «Investendo un milione, un milione e mezzo di euro, si potrebbe creare un’area ideale per i giovani in un bacino turistico forte di 100 mila potenziali clienti». Invece? «Finora non sono riuscito a parlare seriamente con nessuno - protesta il sindaco di Cesana -. Peccato che i miei concittadini chiedano risposte. Sono preoccupato e incavolato, lo scriva pure». Se gli parli del «bob» diventa un fiume in piena. E c’è da capirlo considerato che il Comune ospita pure l’ex-colonia Italsider trasformata in villaggio-atleti: «Anche di quella bisognerà deciderne cosa farne». Ma è soprattutto la mega-pista a turbare i sonni del sindaco: «Dopo i Giochi ci resterà in eredità un impianto all’avanguardia, più i depositi nei quali sono stoccate le 48 tonnellate di ammoniaca per la ghiacciatura della pista. Il fatto è che in tutto il mondo ci saranno a dir tanto un migliaio di atleti in grado di competere su una struttura di questo livello». Poche occasioni di utilizzo a livello agonistico, insomma. In aggiunta, avverte, è stato stimato che i costi di manutenzione e gestione oscillano fra i 500 mila e gli 800 mila euro l’anno. Conclusione: «Non vorrei che dopo le Olimpiadi mi diano le chiavi e spariscano tutti». Chi glielo va a dire, poi, agli abitanti di Cesana?