ogni giorno è l'8 marzo
Venerdì 7 marzo direttivo alp sulla difesa delle donne nei luoghi di lavoro
speciale 8 marzo - il manifesto-pdf

Provincia Torino- pari Opportunità - link
Ricerca donne e lavoro-pdf
Donne immigrate e lavoro nel miracolo economico. Il caso torinese
Il Convegno è promosso da:
Archivio delle Donne in Piemonte, Archivio donne protestanti ‘Miriam
Castiglione’, Federazione femminile evangelica valdese e metodista, Gruppo
Donne Valpellice
Archivio Diocesano di Pinerolo, Biblioteca civica “Carlo Levi”di Torre
Pellice,
Comunità montana Val Pellice, Comunità montana Valli Chisone e Germanasca,
Comuni di Angrogna, Perosa Argentina, Torre Pellice e Villar Pellice,
Fondazione centro culturale valdese, Società di studi valdesi, Regione
Piemonte, Provincia di Torino.
E’ prevista una seconda sessione il 4 ottobre 2008 a Perosa Argentina.
Chi non avesse a disposizione un mezzo per gli spostamenti in Valle è
pregato di segnalarlo alla segreteria entro il 26 marzo
Per il pranzo e il buffet, offerti dall’ organizzazione, è obbligatoria la
prenotazione presso la segreteria entro il 2 aprile
Per informazioni e prenotazioni:
Comunità montana Val Pellice
Laura Dani
tel. 0121 9524 212 (h. 9:00-13:00)
e-mail: ldani@valpellice.to.it

La repressione di comportamenti illegali non può tradursi in persecuzione del disagio sociale. Accanto a una giusta attività di repressione, che deve però svolgersi nel rispetto dell'art. 3 della nostra Costituzione e prevedendo le giuste garanzie per le persone più deboli, va messa in campo una attività diffusa e radicata, di mediazione sociale e accompagnamento per la risoluzione dei conflitti, che impedisca la crescita di razzismo e frammentazione sociale.


INVITO A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22 NOVEMBRE

Rassegna donne -htm

(
(...) tratto da:
Le quote donna 50/50 nella riflessione della rivista Via Dogana (n.82) - estratto pdf

* INVITO A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22/11/07 -pdf, Audio Relazioni 63 Mb ,
audio Dibattito 66 Mb Manifestazione di Roma pdf
*Alida Vitale (avvocato alpcub) Consigliera regionale per le pari opportunità,
ha presentato il libro 'Su la testa, giù le mani' contro le molestie e il mobbing
audio mp3 relazione 48' 44 Mb : dibattito 48' 44 Mb
Donne e lavoro, un binomio che funziona ancora male
di Silvano Cappuccio
su Liberazione del 14/03/2008
Oggi, come dieci anni fa...
Un miliardo e duecento milioni di
donne lavorano oggi nel mondo, 200 milioni in più - ovvero il 18,4% - di
dieci anni fa. Ma ancora adesso il loro lavoro è pagato meno, molto meno di
quello degli uomini. Il dato globale è di una differenza media del 16,5%, più
accentuata in Africa e in Asia, meno in Europa, Oceania e in America Latina.
In coincidenza con la giornata internazionale della donna 2008, la
confederazione sindacale internazionale (Csi) ha redatto un rapporto per
marcare le discriminazioni di genere nelle retribuzioni. Il dato va
considerato con cautela, perché si basa sull'analisi delle fonti ufficiali,
che rappresentano una realtà parziale. Di conseguenza non rappresentano le
condizioni più diffuse delle donne in grandi aree del mondo come l'Africa, il
Medio Oriente, l'Asia meridionale e l'America latina.
In Asia esistono i divari retributivi tra uomini e donne maggiori che nel
resto del mondo: più pronunciati nelle economie in via di transizione come
l'Armenia, la Georgia e il Kazakhistan e laddove le donne sono state
tradizionalmente sottorappresentate nel mercato del lavoro, come in Giappone e
in Corea. Dappertutto il gap va restringendosi, in termini di tendenza.
Ci sono comunque dei settori, come il manifatturiero, dove nel contesto
globalizzato addirittura le distanze si sono accentuate, ad esempio nelle
numerosissime fabbriche di abbigliamento in India, dove le lavoratrici hanno
scarso potere contrattuale, incontrano grandi difficoltà ad ottenere degli
aumenti salariali, sono esposte a frequenti situazioni ricattatorie, umilianti
e di sfruttamento. In questi settori, dove sono forti le pressioni a ridurre i
costi, la liberalizzazione del commercio ha avuto un impatto nettamente
negativo, accentuando la femminilizzazione delle povertà e le disuguaglianze.
Negli Stati Uniti e in Canada, secondo i sindacati, permane un gap
rispettivamente del 23 e del 27,5%, seppure con forti differenze secondo la
natura dell'attività svolta. L'America latina presenta uno scenario
diversificato, a tinte più fosche in paesi come la Colombia, il Paraguay e il
Salvador. La politica liberal-conservatrice degli ultimi anni in Australia ha
prodotto un ampliamento nelle differenze di retribuzione tra uomini e donne
restringendo i diritti sindacali e riducendo le tutele collettive, soprattutto
verso le donne. Pure in Europa, dove le tutele normative e contrattuali del
lavoro sono le più forti, rimane comunque un gap del 14,5%, per lo più
dovuto a sistemi di segregazione sia nei settori di attività che nei sistemi
di inquadramento professionale. Le discriminazioni sono più marcate nel
privato che nel pubblico e più evidenti negli ambienti di lavoro ad alta
occupazione femminile come la sanità, la scuola e i servizi sociali, dove le
posizioni dirigenziali sono comunque ricoperte da uomini e le donne sono
spesso addette a mansioni più basse e a part-time. Paradossalmente la
maggiore istruzione delle donne non si accompagna ad una riduzione del gap,
anzi in alcuni casi come nel Regno Unito e in Olanda questo è maggiore per le
lavoratrici maggiormente scolarizzate. La ricerca del sindacato
internazionale, infine, sottolinea che le più gravi discriminazioni di genere
si registrano nei paesi in cui il sindacato è debole e dove l'esercizio della
libertà di organizzazione viene represso.