ogni giorno è l'8 marzo 

non si è donne: lo si diviene

 

guerra maschile

l'eliminazione 'casalinga' delle donne- Claudio Canal

Teatro del lavoro-Pinerolo- 16.10.2010

 


 

Cub - Confederazione Cobas - SdL intercategoriale

 
 
Comunicato generale
 
 
8 marzo 2009: in Italia come in Europa ancora soprusi, ancora discriminazione ancora resistenza

la Corte di Giustizia europea e il Governo Italiano vogliono pensioni a 65 anni per le lavoratrici del settore pubblico, ma salari e pensioni più basse per tutte le donne!

Sacconi e Brunetta si propongono di ottenere ampie deleghe per modificare ancora il sistema pensionistico, elevando l’età pensionabile delle donne del pubblico impiego a 65 anni, in ossequio a una sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha ritenuto discriminatoria nei confronti delle donne la differenza di età per il diritto alla pensione: 60 anni per le donne, 65 anni per gli uomini. Lo spirito di questa contestazione è da intendersi nella ridotta possibilità per le donne di sviluppare la propria carriera professionale ed il trattamento economico nella stessa misura degli uomini. Il Governo Italiano distorcendo il significato di questo provvedimento sta procedendo ad attuare una riforma peggiorativa per le donne da ogni punto di vista.

Mentre le donne pagano il prezzo più alto in termini di discriminazione salariale, di disoccupazione, di precariato e di qualità della vita, fra tagli di servizi indispensabili (scuola e sanità), aumenti di carichi di lavoro dentro e fuori le mura domestiche ed il dilagare della violenza sul proprio corpo, ipocritamente questo governo, così come la corte di giustizia europea, e in spregio totale delle donne, osano beffardamente sostenere che gli uomini sono discriminati nei nostri confronti.

Non era mai accaduto, ma anche questo è un segno dei tempi.

Oggi l’attacco è diretto alle lavoratrici del pubblico impiego perché qui ancora è rimasto qualche diritto. Se passerà questa riforma, il passo di vederla applicata ed estesa a tutte le altre sarà breve. L’obiettivo è proprio quello di cancellare i diritti ancora esistenti, quindi opporsi all’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici del pubblico impiego vuol dire battersi perché l’attacco del governo non arrivi anche a quelle del privato. È gia pronto un disegno di legge che elimina l’esclusione delle donne in gravidanza dall’obbligo del lavoro notturno!!

Per correggere le vere discriminazioni, si dovrebbe permettere alle donne di andare in pensione prima e con assegni che tengano conto della necessità di sopperire alla mancanza di servizi ed assistenza da parte dello Stato e di poter usufruire dei diritti riconosciuti dalle leggi. Questi diritti oggi sono sempre più sottoposti a interpretazioni distorte ed estemporanee da parte di enti dello stato che spesso intervengono in soccorso delle azienda e degli imprenditori. Non basta assistere alle condizioni già degradanti e discriminanti delle donne del privato, delle nuove schiave delle cooperative sotto il ricatto continuo della perdita del posto di lavoro se solo si permettono di richiedere un qualche diritto sancito e pacifico.

Ne è un esempio la storia Alitalia che indica la strada del futuro: lavoratrici discriminate perché donne, perché madri, madri di figli con handicap grave, madri sole alle quali CAI rifiuta l'astensione dal lavoro notturno, diritto sancito dal Testo Unico 151/2001. Infatti l’apertura della procedura d’infrazione lo scorso gennaio da parte del Commissario Europeo per le pari opportunità Vladimír Spidla ed il distorto recepimento da parte del Ministero del Lavoro, hanno aperto una voragine nelle normative di tutela della maternità fino ad oggi acquisite. Basterebbe soltanto modificare l’organizzazione del lavoro per migliorare le cose, la condizione delle lavoratrici nel trasporto aereo oggi si estrinseca nella solitudine dei bambini lasciati alla cura di altre persone fino a cinque giorni consecutivi. Le lavoratrici separate ed uniche "affidatarie" rischiano per questa ragione di vedersi togliere i figli. Se anche una sola volta tutto ciò si dovesse verificare, il minore interessato subirebbe un danno gravissimo ed irreparabile.

Contemporaneamente arriva anche un accordo (criminale) siglato da CISL, UIL e UGL sui modelli contrattuali che permetterà ai datori di lavoro di retribuire i dipendenti sotto il minimo contrattuale dichiarando lo stato di crisi; arriva insieme ad un attacco selvaggio al diritto costituzionale di sciopero, inizialmente limitato nei trasporti ma che anche non ci stupirebbe che fosse esteso a tutte le categorie per tentare di impedire a lavoratrici e lavoratori di lottare per riconquistare condizioni di vita dignitose.

Si parla tanto di violenza sulle donne, ma cosa si fa in concreto per aiutarle? Si azzerano i loro diritti. Si investe sulle ronde, quando la maggior parte degli abusi avviene tra le mura domestiche. Si aprono nuovi centri antiviolenza comunali a cui la maggior parte delle donne non può accedere perché i servizi non sono gratuiti. L’8 marzo 2009 le donne dicono basta! Giù le mani dai nostri diritti.

8 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA:
RIMANDIAMO AL MITTENTE IL REGALO DELLA PARITA’ AL CONTRARIO

 
 
 

Comunicato iniziativa Brancaccio - Roma

 

8 marzo 2009 è una giornata di lotta: a Roma al Teatro Brancaccio solo una passerella per i vip!
Le donne ancora senza festa, ancora stupida violenza!

 

Ancora oggi per le donne discriminazione, diffidenza e negazione dei diritti. Al Teatro Brancaccio all’incontro cittadino organizzato dal Comune di Roma presenti esponenti delle istituzioni con il Presidente della Camera Gianfranco Fini, del Governo, con la ministra Mara Carfagna, e Giorgia Meloni e con il Sindaco Alemanno, sono drammaticamente emerse le contraddizioni evidenti con il senso di liberazione di questa festa.

Tutte le rappresentanze sindacali delle donne di CUB, Cobas, SdL, le precarie dei Nidi Comunali, le lavoratrici madri, cassaintegrate e precarie di Alitalia Cai, si sono radunate per sottolineare in questa circostanza i provvedimenti che il Governo sta prendendo e che stridono con una reale volontà di tutela del mondo femminile sul lavoro, nella sicurezza personale e nella garanzia del mantenimento del sistema di leggi a sostegno della famiglia.

Ne sono una dimostrazione il tentativo di innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle lavoratrici nel pubblico impiego, della mancata applicazione in alcune aziende tra cui Alitalia Cai della legge Testo Unico della Maternità, della marginalità vissuta nel mondo del lavoro e dei diritti da precarie e migranti, della violenza costante e gratuita subita soprattutto tra le mura domestiche.

Anche oggi proprio le donne che esprimevano tutto il disagio sulle condizioni di disparità sono state protagoniste dell’ennesimo episodio di violenza allorché, volendo essere tra il pubblico della manifestazione, sono state trattenute senza giustificazione dalle forze dell’ordine e minacciate di identificazione.

Il sindaco Alemanno ha parlato di compatibilità tra lavoro e famiglia ma non è con le parole che si realizzano le condizioni ancora evidentemente molto lontane.

Vistosa ed inquietante la scelta di rappresentare le Aziende del Comune di Roma con la presenza di dipendenti in divisa di AMA e TRAMBUS retribuite con il 150 per cento per la disponibilità a partecipare all’iniziativa. In queste aziende infatti continue discriminazioni sono evidenti e le pari opportunità devono essere costruite.

Non è con le ronde che si darà garanzia di sicurezza alle donne di questo paese, ma con cambiamento di mentalità e con una vera politica di aiuto. Non si possono far pagare alle donne gli obiettivi di recupero sulla previdenza, non si può mostrare sotto le luci di una passerella una parità solo apparente.


 

Il mio progetto era diventare donna. Donna. Adulta. Matura. Indipendente. Compagna. Moglie. Madre. Libera. Un progetto non ambizioso. Non sono mai stata ambiziosa. Quello che volevo io era una vita. Quella per cui i miei nonni hanno lottato, quella che i miei genitori hanno rivendicato, quella che a me oggi si nega. Sono un progetto, con una scadenza, un termine. Sono una sigla cacofonica. Sono una prestazione occasionale. Sono part-time. Sono sola. Ce l’ho messa tutta. Non mi sono mai tirata indietro. Spesso ho ingoiato la mia dignità, sono scesa a patti con le mie idee, ho perso di vista i miei diritti, ho sacrificato il mio privato, ho perso di vista me stessa e chi mi stava accanto. Avevo un progetto, ma non potevo progettare niente. Avevo tanti progetti, ma non avevo il futuro. Il futuro mi è stato negato. Ora ho solo il presente. Ho me stessa. Ho voglia di farcela, di conquistare un piccolo spazio per me. Ho voglia di pensare a un domani non troppo lontano, perché i sogni a lungo termine non mi sono concessi. Ho voglia di vivere. Allora riparto da un progetto, un progetto mio, un progetto piccolo, misurato, sobrio, pudico. Voglio essere una persona. Voglio essere donna. Senza un termine. Senza una scadenza. Il termine me lo può dare solo la vita. Tutto quello che sta nel mezzo, è di mia competenza.

Venerdì 7 marzo 2008 direttivo alp sulla difesa delle donne nei luoghi di lavoro

speciale 8 marzo - il manifesto-pdf

«La donna, merce come un’altra» L’antropologo francese Marc Augé: «La prostituzione svela il vero volto dell’utilitarismo capitalista. E l’attuale tratta è figlia della globalizzazione economica» - Sognavo l’Italia, non la schiavitù 21-11-2007 Scarica l'articolo del 3 novembre 2007 dal "IL MANIFESTO" formato pdf

Provincia Torino- pari Opportunità - link

Ricerca donne e lavoro-pdf

Donne immigrate e lavoro nel miracolo economico. Il caso torinese- pdf

storia di Giovanna pdf

libro_sintesi  cgil pdf

Operaie e capitale - pdf  htm

 La condizione femminile in Piemonte- Rapporto IRES -pdf link

Produzione e riproduzione: la donna e la divisione sessuale del lavoro link

abusi sessuali

 

Per la violenza contro le donne aggiungerei solo un “commento”: è una questione anche maschile! La prevenzione passa soprattutto dal cambiamento delle modalità maschili di stare al mondo. Con tutto quel che ne consegue, compreso il fatto che non ci sono cose “più importanti” di cui occuparsi... Se facciamo gerarchie, restiamo nella cultura patriarcale che è responsabile di tutte le violenze, a partire da quella originaria che è la guerra tra i sessi. Beppe

 
 
 
Sabato 5 aprile 2008

Convegno
Memorie disperse, memorie salvate
Donne nelle Valli Pellice, Chisone e Germanasca
1° sessione

Civica Galleria d’Arte Contemporanea “Filippo Scroppo”
Via Roberto D’Azeglio 10, Torre Pellice

 

 

Pacchetto sicurezza-dossier

La repressione di comportamenti illegali non può tradursi in persecuzione del disagio sociale. Accanto a una giusta attività di repressione, che deve però svolgersi nel rispetto dell'art. 3 della nostra Costituzione e prevedendo le giuste garanzie per le persone più deboli, va messa in campo una attività diffusa e radicata, di mediazione sociale e accompagnamento per la risoluzione dei conflitti, che impedisca la crescita di razzismo e frammentazione sociale.

INVITO A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22 NOVEMBRE

Rassegna donne -htm

(

 (...) tratto da:

Le quote donna 50/50 nella riflessione della rivista Via Dogana (n.82)  - estratto pdf

* INVITO A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22/11/07  -pdf,  Audio Relazioni 63 Mb , 

 

audio Dibattito 66 Mb      

 

 

  Manifestazione di Roma pdf

 

*Alida Vitale (avvocato alpcub)  Consigliera regionale per le pari opportunità,

 ha presentato il libro 'Su la testa, giù le mani' contro le molestie e il mobbing

         audio mp3 relazione  48' 44 Mb 

 

 

: dibattito 48' 44 Mb

 

Donne e lavoro, un binomio che funziona ancora male

di Silvano Cappuccio

su Liberazione del 14/03/2008

Oggi, come dieci anni fa...

Un miliardo e duecento milioni di donne lavorano oggi nel mondo, 200 milioni in più - ovvero il 18,4% - di dieci anni fa. Ma ancora adesso il loro lavoro è pagato meno, molto meno di quello degli uomini. Il dato globale è di una differenza media del 16,5%, più accentuata in Africa e in Asia, meno in Europa, Oceania e in America Latina. In coincidenza con la giornata internazionale della donna 2008, la confederazione sindacale internazionale (Csi) ha redatto un rapporto per marcare le discriminazioni di genere nelle retribuzioni. Il dato va considerato con cautela, perché si basa sull'analisi delle fonti ufficiali, che rappresentano una realtà parziale. Di conseguenza non rappresentano le condizioni più diffuse delle donne in grandi aree del mondo come l'Africa, il Medio Oriente, l'Asia meridionale e l'America latina.
In Asia esistono i divari retributivi tra uomini e donne maggiori che nel resto del mondo: più pronunciati nelle economie in via di transizione come l'Armenia, la Georgia e il Kazakhistan e laddove le donne sono state tradizionalmente sottorappresentate nel mercato del lavoro, come in Giappone e in Corea. Dappertutto il gap va restringendosi, in termini di tendenza.
Ci sono comunque dei settori, come il manifatturiero, dove nel contesto globalizzato addirittura le distanze si sono accentuate, ad esempio nelle numerosissime fabbriche di abbigliamento in India, dove le lavoratrici hanno scarso potere contrattuale, incontrano grandi difficoltà ad ottenere degli aumenti salariali, sono esposte a frequenti situazioni ricattatorie, umilianti e di sfruttamento. In questi settori, dove sono forti le pressioni a ridurre i costi, la liberalizzazione del commercio ha avuto un impatto nettamente negativo, accentuando la femminilizzazione delle povertà e le disuguaglianze.
Negli Stati Uniti e in Canada, secondo i sindacati, permane un gap rispettivamente del 23 e del 27,5%, seppure con forti differenze secondo la natura dell'attività svolta. L'America latina presenta uno scenario diversificato, a tinte più fosche in paesi come la Colombia, il Paraguay e il Salvador. La politica liberal-conservatrice degli ultimi anni in Australia ha prodotto un ampliamento nelle differenze di retribuzione tra uomini e donne restringendo i diritti sindacali e riducendo le tutele collettive, soprattutto verso le donne. Pure in Europa, dove le tutele normative e contrattuali del lavoro sono le più forti, rimane comunque un gap del 14,5%, per lo più dovuto a sistemi di segregazione sia nei settori di attività che nei sistemi di inquadramento professionale. Le discriminazioni sono più marcate nel privato che nel pubblico e più evidenti negli ambienti di lavoro ad alta occupazione femminile come la sanità, la scuola e i servizi sociali, dove le posizioni dirigenziali sono comunque ricoperte da uomini e le donne sono spesso addette a mansioni più basse e a part-time. Paradossalmente la maggiore istruzione delle donne non si accompagna ad una riduzione del gap, anzi in alcuni casi come nel Regno Unito e in Olanda questo è maggiore per le lavoratrici maggiormente scolarizzate. La ricerca del sindacato internazionale, infine, sottolinea che le più gravi discriminazioni di genere si registrano nei paesi in cui il sindacato è debole e dove l'esercizio della libertà di organizzazione viene represso.