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<<Nascita della CGIL scuola a Pinerolo>> Dall’anno
scolastico 70-71 un gruppo di insegnanti ha cominciato a riunirsi con
continuità nei locali del quartiere di S.Lazzaro. Il
gruppo comprendeva insegnanti di provenienza e formazione diverse, e
divergenti, almeno all’inizio, si prospettavano anche le finalità di
coloro che partecipavano agli incontri. Una
parte puntava prevalentemente a un tipo di lavoro didattico-pedagogico e
verificava la possibilità di formare una sezione pinerolese del MCE
(Movimento cooperazione educativa). Un’altra
parte, in prevalenza delle medie, pur manifestando una insoddisfatta
domanda di didattica, cercava di portare avanti un discorso politico sulla
scuola, sul rapporto col movimento operaio, sulla strategia del capitale
nel settore delle strutture formative. Il
gruppo nel suo insieme ha cercato una omogeneizzazione sulla base delle
ricerche che indicavano la scuola come parcheggio di forza-lavoro dopo la
ristrutturazione produttiva degli anni ’69; sulla base delle funzioni
ideologiche svolte dalla scuola; sul significato e le caratteristiche
della selezione; ed infine sull’esame dei libri di testo in uso nel
pinerolese. In
questo lavoro si è ricreata poco a poco la divisione tra insegnanti dei
vari ordini di scuola. Si
è così deciso di creare una sezione sindacale CGIL, già presente ma
inattiva e politicamente asfittica. Nel
primo volantino- febbraio 72- il gruppo pinerolese della CGIL scuola si
proponeva fra l’altro di: portare a conoscenza e dibattere tra gli
insegnanti la funzione della scuola e demistificare le false concezioni
del proprio ruolo, una difesa sul piano sindacale contro la repressione
attraverso una presenza capillare nelle varie situazioni. Il
lavoro sindacale è iniziato con l’esame dei libri di testo, dal momento
che si prospettava di rifiutarne l’adozione. In aprile si diffondeva un
documento e si sono fatte assemblee. Ci sono stati contatti su questo tema
con il MCE e la CGIL di
Torino. Intanto
un gruppo di insegnanti delle superiori si riuniva alle Magistrali per
discutere la proposta di legge Biasini. Ci si mobilitava sul caso Cabrini
e sulla repressione. Le
critiche principali al lavoro svolto riguardavano la frattura fra prassi
nelle scuole ed analisi, la ricreazione di comparti stagni fra i vari
ordini di scuola, il mancato collegamento con la classe operaia ( si fece
poi un’inchiesta sulla scolarizzazione degli operai nel pinerolese). Per
superare il corporativismo e la sottovalutazione del lavoro interno alla
categoria, per il 72-73 si preparò un’inchiesta sulla sindacalizzazione
degli insegnanti della zona e la definizione di un programma a lunga
scadenza per i rapporti col movimento operaio. Un
bilancio nel 1973 del lavoro svolto, notava che esisteva una maggioranza
attiva degli iscritti genericamente antirevisionista. Episodi che
testimoniano questo giudizio sono l’adesione politicamente motivata allo
sciopero nazionale degli studenti del 21 febbraio, il dibattito
all’interno del sindacato zonale con prevalenza della sinistra
sindacale, la gestione critica delle assemblee dell’ipotesi di accordo
sulla vertenza per la scuola, la denuncia del progressivo svuotamento
della piattaforma sulla scuola e
della gestione burocratica e convergente con gli autonomi. Esistono dei
problemi nel gruppo: manca un gruppo dirigente, vi è disomogeneità tra
gli iscritti, un senso di impotenza per difficoltà di indicare
alternative di fronte a scioperi non condivisi, vi sono stati tentativi
falliti di chiarificazione politica tra gli iscritti, contatti
insufficienti con le altre zone. Ci
si propone di tenere uniti il piano didattico-pedagogico e quello
politico, sapendo che non si possono copiare i metodi di lotta delle
fabbriche, che una nuova didattica presuppone un cambiamento del rapporto
scuola società, che vanno valorizzate le esperienze nate dal rifiuto di
riprodurre l’attuale gerarchia dei ruoli sociali ed il consenso, che una
pedagogia alternativa significa rifiutare il rapporto autoritario
insegnante-studente. Importante l’esperienza delle Scuole Popolari. Per
quanto riguarda gli studenti, questi criticano la mancanza di continuità
e di presenza degli insegnanti alle manifestazioni. Da parte loro sono
totalmente assenti ad assemblee di fabbrica, incontri coi CDF e nelle
commissioni del Consiglio di zona. Con loro si deve trovare un percorso
per distruggere la scuola facendone un’altra che serva realmente agli
interessi della classe operaia e non sia un modo illuministico e
sanvincenziano di ‘servire il popolo’ o il trampolino di lancio di
ristrette avanguardie intellettuali. Con
la classe operaia si è ricercato il collegamento, si è tentata
un’opera di contro-informazione parzialmente riuscita, si sono impostati
alcuni obiettivi sulla scuola, ci sono difficoltà nella Commissione
scuola sulla selezione e la gratuità, alcuni volantini vengono modificati
o boicottati . Il
rapporto con la classe operaia anche se difficoltoso resta comunque
l’unica strada valida, insieme all’uso politico delle 150 ore, per
evitare le secche del corporativismo e dell’intellettualismo. In
conclusione si può dire che la sezione di Pinerolo è diventata un punto
di riferimento continuativo, con un numero di militanti alto rispetto agli
iscritti, un buon segnale sono le assemblee unitarie
operai-studenti-insegnanti avvenute in momenti di mobilitazione. Sintesi
della relazione di Mauro Ughetto al campo di Agape-1973 << SCUOLA POPOLARE Pinerolo>> ricordi miei e della S.P. - di C.B. Vado
sul filo della memoria e ci sarà qualche riferimento impreciso, ma penso
di poter raccontare in modo attendibile la sostanza di avvenimenti già
così lontani. In
quegli anni (1966-67) ero impiegato in una piccola fabbrica nella quale
mio padre era socio, non mi interessavo se non marginalmente di questioni
sociali, e tuttavia vivevo le contraddizioni tipiche di un luogo di
produzione, benché nella posizione un po’ ambigua di dipendente figlio
di padrone. Le
mie letture spaziavano soprattutto in campo letterario: riscoprivo
ammirato i classici snobbati a scuola e leggevo parecchi libri di autori
contemporanei nei quali talvolta i grandi problemi sociali facevano da
sfondo. Ricordo che in quel periodo lessi tra l’altro la ‘Storia delle
idee del diciannovesimo secolo’ del filosofo Bertrand Russell e tutte le
opere teatrali del filosofo Jean Paul Sartre. L’interesse per l’opera
letteraria di Sartre mi invogliò a leggere qualcosa dei suoi scritti
filosofici, così mi cimentai con il capitolo ‘Questioni di metodo’
che è premessa del suo libro ‘Critica della ragione dialettica’. Di
qui nacque un fortissimo richiamo intellettuale alla conoscenza e
all’approfondimento dell’opera di Marx, sul quale avevo già letto una
breve ma interessante biografia nel libro di Bertrand Russell. Intanto
nel mondo dominava l’imperialismo americano. La coscienza critica verso
l’imperialismo e contro lo sfruttamento fu risvegliata, negli
intellettuali d’America e d’Europa e fra milioni di studenti,
soprattutto dalla disastrosa guerra del Viet Nam, condotta dagli Stati
Uniti mettendo in moto una spaventosa macchina militare con distruzioni e
crudeltà disumane su metà della popolazione di quel piccolo paese,
dichiaratamente ‘per la difesa della democrazia e contro il pericolo del
comunismo’. Anche Pinerolo fu investita dal vento della contestazione,
certamente prima di molte città italiane più importanti, essendo
frontiera e crogiolo di confronto fra due culture coesistenti nel
territorio: quella cattolica e quella valdese. Qui il movimento
studentesco fu immediatamente attivo e politicizzato e condusse, insieme a
leader carismatici come Claudio Canal e Elio Salvai, inchieste, lotte per
l’affermazione di concezioni politiche nuove e per la trasmissione alla
gente di una informazione non narcotizzata sugli avvenimenti mondiali,
tentativi di collegamento con il mondo del lavoro sfruttato. Si deve
riconoscere a questo movimento (ed anche a un nutrito gruppo di
intellettuali che organizzarono in quegli anni vivaci e partecipati
dibattiti di informazione e critica sugli avvenimenti più importanti) una
parte di assoluto rilievo nello sviluppo di un’estesa sensibilizzazione
ai problemi sociali tra la popolazione di Pinerolo. In
quel periodo avevo cominciato a leggere con molto interesse il settimanale
‘Sette giorni’ ispirato dalla sinistra della DC, area Donat-Cattin,
mentre a misura locale trovai stimoli nella rivista ‘La Fornace’ che
visse per pochi numeri, e nel bel giornale del movimento studentesco
‘Venticinquesima ora’, molto impegnato per una rivoluzione della
scuola e contro l’imperialismo e lo sfruttamento. Poco dopo presi a
seguire assiduamente le riviste mensili di tiratura nazionale ‘Quaderni
Piacentini’ e ‘Monthly Review’ e, per il breve periodo in cui visse,
l’ottima rivista ‘Il Manifesto’. A
cavallo tra il 67 e il 68 mi sentivo sempre più coinvolto nei problemi
sociali nazionali e planetari, e provavo il bisogno di impegnarmi in modo
diretto. Partecipai alla nascita e alla breve ma intensa vita del gruppo
spontaneo ‘Nuova proposta’ che faceva opera di sensibilizzazione
contro la guerra e lo sfruttamento dei popoli, e contro i residui di
ingerenza conservatrice della Chiesa cattolica sulle scelte politiche dei
cittadini. Poco a poco il gruppo spontaneo si intorcigliò in faticose
discussioni sui princìpi, e sulle possibili strategìe, senza produrre
sbocchi concreti in azioni pratiche, e nel corso del 69 si sciolse.
Veleggiavo verso i trentanni e mi sentivo piuttosto inutile, perché
incapace di partecipare al cambiamento della società nel quale ormai
credevo con profonda convinzione. A
quel periodo, o poco prima, risalgono anche le mie letture di don Lorenzo
Milani: ‘Esperienze pastorali’ (in particolare la ‘lettera a don
Piero’ sullo sfruttamento minorile in fabbrica); la scuola per i poveri
e gli sfruttati, che restano tali e sono soggetti a ogni sopruso perché
gli manca il dominio della parola, affermata in ‘Lettera a una
professoressa’ dai ragazzi della Scuola di Barbiana, nel Mugello,
fondata da don Milani; la ‘Lettera ai cappellani militari’ contro la
guerra e contro il coinvolgimento della Chiesa nelle istituzioni militari.
Un’emozione profonda e duratura mi aveva lasciato soprattutto ‘Lettera
a una professoressa’, poiché indicava una strada, lunga, difficile e
impegnativa, ma che a me sembrava offrire possibilità di lavoro concreto
e sicuramente utile per contribuire in piccola parte al futuro radicale
cambiamento della società: la creazione di una scuola popolare per i ‘diseredati’,
con insegnamenti alternativi a quelli della scuola statale. Sapevo che
erano ancora moltissimi anche nel Pinerolese i lavoratori, occupati o
disoccupati, che non possedevano il diploma della scuola dell’obbligo e
che ciò costituiva per loro un grave ostacolo nella vita e nelle
occasioni di lavoro. Parlandone con mio fratello Claudio venni a sapere
che due ragazze, Aurelia e Olga, stavano aiutando dei lavoratori a
conseguire il diploma di terza media. Ci trovammo con loro per avere
qualche indicazione concreta per una possibile scuola popolare e ci
dissero dell’esperimento avanzato condotto dal pastore valdese Giorgio
Bouchard a Cinisello Balsamo, nella cintura di Milano. Così telefonammo a
Bouchard e partimmo in quattro per Cinisello. Credo fosse una sera del
1970 , e forse era autunno perché trovammo una gran nebbia
sull’autostrada. Bouchard ci raccontò le loro esperienze e potemmo
assistere ad una lezione della scuola di Cinisello. Tornammo carichi di
sacro fuoco e a distanza di pochi giorni uscimmo con un volantino che
illustrava le nostre intenzioni e fissava un incontro per discutere sulla
fondazione a Pinerolo di una scuola popolare. Vennero davvero in molti, e
illustrammo in quella sede il nostro progetto spiegando il tipo di scuola
che volevamo creare, il modo non tradizionale di insegnamento e i soggetti
ai quali la scuola doveva essere indirizzata. Fummo ascoltati con
attenzione e ci fu un giudizio generalmente favorevole, ma all’impegno
richiesto di diventare coordinatori solo alcuni poterono rispondere sì,
anche perché molti erano già impegnati in altre iniziative nel sociale.
Comunque furono disposti ad impegnarsi per la scuola popolare soprattutto
i giovani, in prevalenza studenti o laureandi. E scoprimmo in seguito che
non erano poi tanto pochi, perché molti altri affluirono nel giro di
breve tempo. La
scuola nacque e visse per più di quattro anni, fino a quando divennero
realtà funzionante a livello nazionale i corsi delle 150 ore per il
conseguimento del diploma della scuola dell’obbligo, ottenuti dai
lavoratori con le lotte salariali. Il nostro insegnamento volle essere
alternativo al tradizionale insegnamento della scuola dell’obbligo e
credo riuscimmo in buona misura nell’intento, ma ciò non fu a discapito
del pezzo di carta, poiché sempre i nostri studenti lavoratori seppero
superare l’esame di diploma nella scuola pubblica. Del
nostro modo di lavorare, delle discussioni fiume tra i coordinatori e con
gli allievi, delle crisi, dei ripensamenti e delle correzioni di rotta,
come pure dei collegamenti con altre realtà di lotta sociale di quegli
anni, resta traccia in qualche documento elaborato dalla ‘Scuola
popolare di Pinerolo’ per portare la nostra esperienza e le nostre idee
all’esterno. La nostra scuola e il metodo di lavoro furono abbastanza
conosciuti dalle altre scuole popolari italiane, poiché facemmo relazione
delle nostre esperienze al Convegno regionale Piemontese e nei due
Convegni annuali nazionali di Roma e di Firenze. Sintomatica della
‘visibile‘ consistenza all’interno del movimento delle scuole
popolari fu la nostra diretta partecipazione in tutti i convegni alla
stesura del documento conclusivo e programmatico. Sull’apprezzamento
fuori mura del nostro modo di far scuola ricordo ancora con piacere la
sera che vidi in televisione un servizio su una scuola popolare in Puglia
a noi sconosciuta e capii, senza possibili dubbi, che stavano lavorando
sulla traccia delle nostre schede di scuola. Un certo solletico al nostro
orgoglio venne un giorno anche da un articolo pubblicato a nostra insaputa
sulla prestigiosa rivista italiana ‘Scuola e Città’, dove si
commentava molto favorevolmente il nostro metodo di lavoro nella Scuola
popolare di Pinerolo. Corrado
Bertolotto- X-2002 "Appunti
sulle nostre esperienze di scuola popolare, sui contenuti e sui metodi di
insegnamento. Non
divisione in materie, ma ricerche su argomenti attraverso cui passa la
vita di tutti i giorni di ogni lavoratore, argomenti in cui tutti si
sentono coinvolti e portatori di esperienza. Punto
di partenza è sempre la realtà degli allievi, quindi la loro realtà di
lavoratori e di proletari; punto
di partenza e di ritorno nella ricerca è sempre il momento storico
presente, gli attuali e specifici rapporti sociali di produzione dove il
singolo fenomeno si chiarisce e meglio si comprende irraggiando la ricerca
su altri fenomeni compresenti e all’indietro scavando nei momenti
storici passati. Pluralità
di coordinatori sempre; discussione attorno a un tavolo; coinvolgimento di
tutti nella discussione e attivazione di tutti ad esprimersi. La forma non
viene ripresa (=corretta) se non ad esperienza molto avanzata.
Ciononostante non si verifica quasi mai che il significato di qualche
frase resti oscuro e abbia bisogno di una riformulazione. Si
tratta di un lavoro (quello della scuola popolare) che cresce lentamente
da una fase completamente frammentaria di raccolta di dati e da una scelta
non premeditata degli argomenti, attraverso la sistemazione del materiale,
il rilievo delle contraddizioni, giudizi di sintesi, la conclusione mai
definitiva dei successivi argomenti, fino a un coordinamento più diretto
e sistematico degli argomenti affrontati, che si legano come totalità
fornendo chiavi per una interpretazione critica delle realtà presenti (ne
è un esempio la ricerca che stiamo conducendo quest’anno sui rapporti
sociali di produzione: essa assume cioè carattere scientifico riprendendo
l’argomento di inizio dell’anno scorso, che era rimasto limitato a
giudizi non sistematici). Il
momento totalizzante non è mai gratuito e calato dall’alto. Si tirano
le fila tutti insieme, dopo che si è scongiurato il pericolo di un
atteggiamento supinamente acritico da parte degli allievi attraverso il
lavoro condotto con l’intervento di tutti (apporto di esperienze e di
materiale, discussione in comune). All’interno
di un argomento i problemi non sono subito generali; spesso anzi sono
pratici e la loro soluzione presenta un’utilità immediata per i
lavoratori (ad. Es. il calcolo della busta paga, il calcolo della velocità
di una linea, ecc.). Si
procede all’introduzione di singoli strumenti logico-formali (ad es. le
proporzioni, le percentuali, l’equazione, una analisi della frase, una
regola grammaticale, ecc.) nel momento in cui occorrono per rendere chiaro
un punto dell’argomento trattato. Si
fa lettura e discussione critica di brani, scelti per arricchire il
materiale di ricerca su un argomento. La stessa cosa si fa con la visione
di spettacoli televisivi e cinematografici. Si
fanno temi di ricapitolazione sull’argomento appena abbandonato (oltre
che a favorire l’espressione scritta essi servono di verifica su ciò
che resta della ricerca comune). Questi temi ci forniscono poi gran parte
del materiale per la stesura delle schede. Ora stiamo sperimentando un
tema di ricapitolazione condotto in comune alla lavagna dagli allievi, con
discussione e autocorrezione, e con intervento minimo dei coordinatori.
" Corrado Bertolotto
<< Il ciclostilato >>(1971-76) Il
gruppo OPERAI-STUDENTI nasce a Perosa Argentina nel 1970 a ridosso delle
lotte studentesche del '68 e delle lotte operaie del '69. E' un gruppo di
giovani il cui nucleo si può definire di impegno cristiano, che per
meglio arrivare alla gente stampa "il ciclostilato" che inizia
le pubblicazioni nel nov. 1971. Diventa nel '72 "il punto
interrogativo", diminuiscono gli articoli "ecclesiastici"
in favore di una maggiore attenzione ai problemi sociali e il gruppo
Operai-studenti diventa Collettivo. Aumentano gli argomenti e si
approfondiscono le analisi su fabbriche, comune, scuola popolare e
problematiche giovanili a livello locale, l'ingiustizia sociale,
l'antifascismo, la religione, la scienza a livello più generale. Non
mancano argomenti, per l'epoca, poco usuali, il fumetto, la satira,
l'inchiesta sui radioamatori, lotte spontanee contro gli aumenti ENEL,
mercatini alternativi e via discorrendo. Riprende la denominazione
"il ciclostilato" nel nov.1974 per cessare poi le pubblicazioni
nell'estate '76. Il finanziamento era dato dall'autotassazione del
Collettivo e il giornale era distribuito gratuitamente nelle buche delle
abitazioni di Perosa, delle borgate e di Pomaretto. Informazione
territoriale quindi, completa. Veniva,
appunto, ciclostilato in un locale dei "Salesiani". Molti i
collaboratori, tra i più assidui: Carlo Rol, Piero Polastro, Lucia
Dainese, don Piero Borelli, Gianluigi Faure, Roberto Baral, Edgardo Tron,
Franco Bergoin, Patrizia Santoro, Valter Bruno, Giovanni Laurenti, Eliana
Bouchard, Giuliano Pastore, Ranieri Gariglio, Elena e Franca Bertocchio,
Ugo Palmero, Ezio Guglielmino, Silvano Frecci, Celso Cottino, Enrica
Giustetto... e molti altri. Franco
Bergoin documento/Il
gruppo di Perosa- Gioventù Evangelica – ottobre 72: Sorge
a Perosa Argentina, negli anni '68/'69, un nucleo di 6 giovani
provenienti dalle esperienze del movimento studentesco e strettamente
collegati ai gruppi di Pinerolo. A Perosa però si effettuano solo
interventi sporadici, e in genere su avvenimenti che esulano dai
problemi locali. Al
culmine delle lotte studentesche, il gruppo allarga in Perosa la sua
area di incidenza. Ciò è reso possibile dall'unico strumento che
riunisce effettivamente i giovani cioè la catechesi: riunione
settimanaIe, in cui assieme ai problemi di carattere religioso vengono
pure affrontati e discussi quelli socio-politici emergenti dalla
riflessione studentesca. Questi incontri portano ad alcune attività
pratiche - di sensibilizzazione e di impegno - come la raccolta della
carta. Per
l'anno scolastico '69/,70, il gruppo si prende l'impegno di un doposcuola
in una pluriclasse di una borgata vicina; si tratta di bambini di famiglie
numerose, che non possono essere seguiti a casa.
Si organizza pure un cineforum per suscitare il dibattito sui
problemi politici e sociali.
Intanto avvengono alcuni fatti che saranno determinanti per una
maturazione del gruppo:
- agli studenti si affiancano alcuni operai.
- un contrasto molto acuto si sviluppa nei confronti della chiesa
locale, dapprima sul modo d'intendere la catechesi (non è accettato il
metodo della ' ricerca '), quindi sul cineforum... Fondamentalmente
sono due modi di porsi di fronte alla verità evangelica, quello della
legge e quello dello spirito. Lo scontro finisce in una rottura. Il
gruppo ripiega su stesso e viene emarginato. -
l'emarginazione comporta una crisi interna, per l'incertezza di una linea
teorica e d'azione ben precisa. Manca cioè un elemento totalizzante in
cui sia possibile la convergenza delle ideologie politiche e della
testimonianza di fede. Si
promuove perciò una serie di dibattiti sulla chiesa locale (rilevante la
presa di posizione sul significato della scelta, a Roma, di don Lutte),
da cui emerge l'intuizione di una chiesa ' diversa', fortemente
incarnata nella storia locale e al contempo testimone di una presenza
trascendente. Di qui sorgono alcuni sotto gruppi, di studio e di impegno,
quali il gruppo operaio, il gruppo di studio teologico (lettura e commento
di Tillich) , il gruppo del cineforum. Il
gruppo che meglio funziona è quello operaio, in quanto la realtà
socio-politica zonale presenta nel '71-'72 alcune situazioni critiche
relative al problema operaio nelle fabbriche. Da un lavoro di indagine
sorge l'esigenza di mettere a conoscenza di un pubblico più vasto
momenti particolarmente salienti della lotta operaia alla Nuova Fast di
Cumiana, alla Gutermann di Perosa e alla Scot di Dubbione. Il gruppo
rivela inoltre gli intrallazzi della politica amministrativa nel comune di
Perosa. Contemporaneamente,
in collaborazione col gruppo residente di Agape si lavora per
sensibilizzare la popolazione sulla situazione del Vietnam e per
ottenere dei fondi per la campagna del chinino. Circa
ogni mese, il gruppo si è occupato della vendita a Perosa del
“Giornale di Pinerolo e valli ”, con una bancarella al mercato. Momento
catalizzante e di verifica di tutta l'attività, per la quasi totalità
del gruppo, è quello della celebrazione dell'eucarestia la domenica sera:
nell'ascolto della Parola e nel confronto con essa; nello spezzare il
pane insieme, segno e tentativo di comunità... Parallelamente
vengono effettuati alcuni incontri con la comunità valdese di Pomaretto
(serate di preghiera e scambio di esperienze). Per
l'anno '72-'73, il gruppo si sta ponendo 3 diversi obiettivi che
dovrebbero allargare il raggio d'incidenza nella zona: una scelta di
fede, la ricerca del ricambio di persone, la scuola popolare. 1)
Ci pare importante riconsiderare il valore della preghiera e dell'eucarestia.
Forti dell'esperienza precedente, puntiamo ad una celebrazione domenicale
aperta, stimolo per un'intensa vita di testimonianza e di fede. 2)
Sta sorgendo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani che già ha
lavorato nell'estate per la campagna del chinino, ed ora sta per
intraprendere a livello di scuola media inferiore e superiore
un'attività di controinformazione periodica, locale. 3)
Su richiesta di alcuni operai, mancanti della licenza di scuola media, è
iniziata il 18 settembre '72 una scuola popolare serale, gratuita. Il
gruppo si è assunto unanime questo impegno, per vari motivi. E'
parso doveroso mettere a servizio degli altri il nostro privilegio di
studiare. Stimolante il motivo politico: rendere capace l'operaio di
acquisire lo strumento della cultura per difendersi dallo sfruttamento
del padrone. Crediamo pure in uno scambio culturale, che cioè l'operaio
abbia un'esperienza valida da comunicarci. Infine un motivo pratico: senza
la licenza di 3° media si corrono grossi rischi, tra cui il non passaggio
di categoria (nelle piccole fabbriche), la difficoltà di trovare lavoro,
il licenziamento. -dagli
appunti di d.Piero Borelli-2002: (…)PEROSA
ARGENTINA A
settembre 1970, dopo una felice estate saluzzese, l'obbedienza religiosa
mi destina a Perosa Argentina, nella Val Chisone. (…) Il
gruppo che c'è già in sé (amici, stesso pullman per Pinerolo, stessi
ideali e stessi problemi) si ricompone velocemente all'Oratorio
Salesiano da cui era uscito, e io sono messo in guardia dai miei
confratelli. Inizia l'avventura di Perosa. Scuola al mattino, mentre al
pomeriggio e a sera l'inserimento è nell'Oratorio. Mi guardo attorno e
poco alla volta mi rendo conto che siamo in una parrocchia che non ama i
giovani, li tollera a malapena, e in cui non hanno peso. Soprattutto mi
rendo conto che entro in un vicolo (all'inizio, cieco) di scelte politiche
e sociali che mi forgeranno e per le quali mi trovo impreparato. La guerra
del Vietnam unisce giovani studenti e operai in una protesta
antiamericana. Li uniscono anche il problema delle fabbriche e dei
cotonifici, per lo sfruttamento operaio e per quel poco casto connubio tra
padroni e chiesa. Invece di ecumenismo, mondo cattolico e mondo valdese si
ignorano. Diffuso ateismo giovanile legato all'ideologia marxista.
Conflittualità ecclesiale accentuata dalla presenza a Pinerolo della
comunità di San Lazzaro. E poi... violenze verbali e sane pastasciutte,
Guccini ed escursioni in montagna, Taizè e Agape di Praly si mescolano
con assemblee e volantinaggi. Saremo un gruppo. Mai di chiesa, ma con
riferimento specifico all'Oratorio Salesiano. Il
sabato sera iniziamo quasi subito la lettura del Vangelo di Giovanni: il
'teologo' è Carlo Rol. Studenti universitari e giovani operai,
cattolici, valdesi e agnostici insieme: una fusione ideale, con una grossa
volontà, su un tema estremamente impegnativo per come viene affrontato. . Ci
si trova in parecchi alla Messa della domenica. Più avanti celebreremo al
pomeriggio, un gruppo ristretto: una liturgia viva. più partecipata. con
la possibilità della testimonianza e della riflessione all'omelia. Cineforum,
e incappiamo in uno scontro frontale con la Curia di Pinerolo che vieta la
proiezione de 'La dolce vita' di Fellini. Non è solo proiezione. E’
vero dibattito, per ogni film. Ricordarlo oggi vien da sorridere: lo
scontro è sulla legge.., che uccide. La
realizzazione indubbiamente più significativa è la Scuola Popolare sorta
con l'intento di preparare all'esame di Terza Media quanti. per diversi
motivi, non hanno preso la licenza da ragazzi. Una scuola in cui il
programma, per quanto è possibile, lo leghiamo alla vita reale e lo
fondiamo sulla 'storia' dalla parte dei più deboli con le ingiustizie
subite, dal passato al presente. I Salesiani mettono a disposizione le
aule e i giovani, universitari e operai, fanno il servizio dell'
insegnamento, nello stile di don Milani. Si insegna l'alternativa sociale
possibile, almeno idealmente. E' una realizzazione veramente bella. Con
la chiesa valdese, e in particolare con il pastore Gustavo Bouchard,
organizziamo momenti di preghiera, incontri pubblici e dibattiti, in un
clima di rispetto reciproco. La cosa non piacerà alla chiesa che
giudicherà il tutto sconveniente sorvolare un rapporto che, ad alto
livello, è ritenuto difficile ( per la verità, in quegli anni, quasi fermo)
e siamo tacciati di superficialità. Non ci fermiamo. Un anno, mi pare
nel '72, il Giovedì Santo partecipiamo anche alla Santa Cena nella
comunità valdese ; per quello che può significare, partecipo allo
spezzare il pane e al bere al calice, Ma
il nostro handicap fondamentale è di essere comunisti, per quel giudizio
del beghinaggio cattolico per cui tutto quel che non rientra negli schemi
di sacrestia è comunista. (,,,)
per la giustizia e per la pace si incontrano fede e politica, senza
bisogno di supporti ideologici. Pace e giustizia sono le 2 anime
essenziali della Scuola Popolare e dei ciclostilati quasi mensili di
controinformazione (ricerche sulla realtà operaia delle fabbriche; sul
comune di Perosa ; sulla chiesa...). Per questi obiettivi si partecipa ai
volantinaggi a Pinerolo (davanti alla caserma, per l'obiezione di
coscienza), si sta nella 'tenda' davanti alla Gutermann e al Cotonificio
Valle Susa si fa la bancarella sulla piazza. Dal
'70 al '73. Tre anni densi. Poi il tutto precipita. I Salesiani chiudono
l'Opera Salesiana in un clima di grande polemica. Qualcuno è contento e
respira; molti sono avviliti. La chiesa nel suo insieme esce sconfitta. I
giovani continueranno, ma questa è un'altra storia. lo sono trasferito
a Cuneo, e questa è pure un'altra storia. (nota.
L'ottica di questo breve excursus perosino non rende giustizia a tutto il
vissuto di quegli anni, inseriti in un più universale momento culturale e
politico. Tutti i nomi significativi e gli slogans passano nel piccolo
di Perosa. Dai fratelli Kennedy a M.L. King, da Cohn-Bendit a Rudy il
Rosso passando per Lotta Continua, giornale e movimento. Leggiamo la
Strage di Stato e la ritengo, dopo le esperienze politiche venute alla
ribalta in questi anni '90, un testo reale e, nel suo genere, profetico.
Cantiamo Contessa, il Rossini, Chiesa di Giovanna Marini - che ancora oggi
vado a risentirmi , Joan
Baez, Kumbayà, Bob Dylan e ricordo le cantate del sabato sera a
mezzanotte e la chitarra di Gian, sotto le stelle, seduti attorno a un
immaginario falò. Leggiamo Sulla strada di Kerouac, e le allucinazioni di
Ginsberg, il libretto rosso, i libri di Giulio Girardi, gli articoli di La
Valle. le poesie di Turoldo e i bollettini dell'Isolotto e di Oregina...
Non perdiamo i film come Fragole e sangue, Easy rider, La Cina è
vicina, Sacco e Vanzetti, I cannibali, I pugni in tasca, Lontano dal
Vietnam... Il tentativo di leggere Marcuse finisce presto e però ci
abbiamo provato. Qualcuno legge i Quaderni piacentini ecc. Discutiamo
anche Reich (La rivoluzione sessuale), anche se il 'fate l'amore ma non la
guerra' è solo slogan o magari -come prete - non ne sono al corrente.
Credo che siamo tutti fondamentalmente seri, anche in questi luoghi
comuni. E comunque tutto questo sottofondo culturale che ci accompagna è
proprio la 'fantasia al potere' .) d.Piero
Borelli
LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
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