scuola

<<Nascita della CGIL scuola a Pinerolo>>

 

Dall’anno scolastico 70-71 un gruppo di insegnanti ha cominciato a riunirsi con continuità nei locali del quartiere di S.Lazzaro.

Il gruppo comprendeva insegnanti di provenienza e formazione diverse, e divergenti, almeno all’inizio, si prospettavano anche le finalità di coloro che partecipavano agli incontri.

Una parte puntava prevalentemente a un tipo di lavoro didattico-pedagogico e verificava la possibilità di formare una sezione pinerolese del MCE (Movimento cooperazione educativa).

Un’altra parte, in prevalenza delle medie, pur manifestando una insoddisfatta domanda di didattica, cercava di portare avanti un discorso politico sulla scuola, sul rapporto col movimento operaio, sulla strategia del capitale nel settore delle strutture formative.

Il gruppo nel suo insieme ha cercato una omogeneizzazione sulla base delle ricerche che indicavano la scuola come parcheggio di forza-lavoro dopo la ristrutturazione produttiva degli anni ’69; sulla base delle funzioni ideologiche svolte dalla scuola; sul significato e le caratteristiche della selezione; ed infine sull’esame dei libri di testo in uso nel pinerolese.

In questo lavoro si è ricreata poco a poco la divisione tra insegnanti dei vari  ordini di scuola.

Si è così deciso di creare una sezione sindacale CGIL, già presente ma inattiva e politicamente asfittica.

Nel primo volantino- febbraio 72- il gruppo pinerolese della CGIL scuola si proponeva fra l’altro di: portare a conoscenza e dibattere tra gli insegnanti la funzione della scuola e demistificare le false concezioni del proprio ruolo, una difesa sul piano sindacale contro la repressione attraverso una presenza capillare nelle varie situazioni.

Il lavoro sindacale è iniziato con l’esame dei libri di testo, dal momento che si prospettava di rifiutarne l’adozione. In aprile si diffondeva un documento e si sono fatte assemblee. Ci sono stati contatti su questo tema con  il MCE e la CGIL di Torino.

Intanto un gruppo di insegnanti delle superiori si riuniva alle Magistrali per discutere la proposta di legge Biasini. Ci si mobilitava sul caso Cabrini e sulla repressione.

Le critiche principali al lavoro svolto riguardavano la frattura fra prassi nelle scuole ed analisi, la ricreazione di comparti stagni fra i vari ordini di scuola, il mancato collegamento con la classe operaia ( si fece poi un’inchiesta sulla scolarizzazione degli operai nel pinerolese).

Per superare il corporativismo e la sottovalutazione del lavoro interno alla categoria, per il 72-73 si preparò un’inchiesta sulla sindacalizzazione degli insegnanti della zona e la definizione di un programma a lunga scadenza per i rapporti col movimento operaio.

Un bilancio nel 1973 del lavoro svolto, notava che esisteva una maggioranza attiva degli iscritti genericamente antirevisionista. Episodi che testimoniano questo giudizio sono l’adesione politicamente motivata allo sciopero nazionale degli studenti del 21 febbraio, il dibattito all’interno del sindacato zonale con prevalenza della sinistra sindacale, la gestione critica delle assemblee dell’ipotesi di accordo sulla vertenza per la scuola, la denuncia del progressivo svuotamento della piattaforma sulla scuola  e della gestione burocratica e convergente con gli autonomi. Esistono dei problemi nel gruppo: manca un gruppo dirigente, vi è disomogeneità tra gli iscritti, un senso di impotenza per difficoltà di indicare alternative di fronte a scioperi non condivisi, vi sono stati tentativi falliti di chiarificazione politica tra gli iscritti, contatti insufficienti con le altre zone.

Ci si propone di tenere uniti il piano didattico-pedagogico e quello politico, sapendo che non si possono copiare i metodi di lotta delle fabbriche, che una nuova didattica presuppone un cambiamento del rapporto scuola società, che vanno valorizzate le esperienze nate dal rifiuto di riprodurre l’attuale gerarchia dei ruoli sociali ed il consenso, che una pedagogia alternativa significa rifiutare il rapporto autoritario insegnante-studente. Importante l’esperienza delle Scuole Popolari.

Per quanto riguarda gli studenti, questi criticano la mancanza di continuità e di presenza degli insegnanti alle manifestazioni. Da parte loro sono totalmente assenti ad assemblee di fabbrica, incontri coi CDF e nelle commissioni del Consiglio di zona. Con loro si deve trovare un percorso per distruggere la scuola facendone un’altra che serva realmente agli interessi della classe operaia e non sia un modo illuministico e sanvincenziano di ‘servire il popolo’ o il trampolino di lancio di ristrette avanguardie intellettuali.

Con la classe operaia si è ricercato il collegamento, si è tentata un’opera di contro-informazione parzialmente riuscita, si sono impostati alcuni obiettivi sulla scuola, ci sono difficoltà nella Commissione scuola sulla selezione e la gratuità, alcuni volantini vengono modificati o boicottati .

Il rapporto con la classe operaia anche se difficoltoso resta comunque l’unica strada valida, insieme all’uso politico delle 150 ore, per evitare le secche del corporativismo e dell’intellettualismo.

In conclusione si può dire che la sezione di Pinerolo è diventata un punto di riferimento continuativo, con un numero di militanti alto rispetto agli iscritti, un buon segnale sono le assemblee unitarie operai-studenti-insegnanti avvenute in momenti di mobilitazione.

Sintesi della relazione di Mauro Ughetto al campo di Agape-1973

 

<< SCUOLA POPOLARE Pinerolo>> ricordi miei e della S.P. - di C.B.

 

Vado sul filo della memoria e ci sarà qualche riferimento impreciso, ma penso di poter raccontare in modo attendibile la sostanza di avvenimenti già così lontani.

In quegli anni (1966-67) ero impiegato in una piccola fabbrica nella quale mio padre era socio, non mi interessavo se non marginalmente di questioni sociali, e tuttavia vivevo le contraddizioni tipiche di un luogo di produzione, benché nella posizione un po’ ambigua di dipendente figlio di padrone.

Le mie letture spaziavano soprattutto in campo letterario: riscoprivo ammirato i classici snobbati a scuola e leggevo parecchi libri di autori contemporanei nei quali talvolta i grandi problemi sociali facevano da sfondo. Ricordo che in quel periodo lessi tra l’altro la ‘Storia delle idee del diciannovesimo secolo’ del filosofo Bertrand Russell e tutte le opere teatrali del filosofo Jean Paul Sartre. L’interesse per l’opera letteraria di Sartre mi invogliò a leggere qualcosa dei suoi scritti filosofici, così mi cimentai con il capitolo ‘Questioni di metodo’ che è premessa del suo libro ‘Critica della ragione dialettica’. Di qui nacque un fortissimo richiamo intellettuale alla conoscenza e all’approfondimento dell’opera di Marx, sul quale avevo già letto una breve ma interessante biografia nel libro di Bertrand Russell.

Intanto nel mondo dominava l’imperialismo americano. La coscienza critica verso l’imperialismo e contro lo sfruttamento fu risvegliata, negli intellettuali d’America e d’Europa e fra milioni di studenti, soprattutto dalla disastrosa guerra del Viet Nam, condotta dagli Stati Uniti mettendo in moto una spaventosa macchina militare con distruzioni e crudeltà disumane su metà della popolazione di quel piccolo paese, dichiaratamente ‘per la difesa della democrazia e contro il pericolo del comunismo’. Anche Pinerolo fu investita dal vento della contestazione, certamente prima di molte città italiane più importanti, essendo frontiera e crogiolo di confronto fra due culture coesistenti nel territorio: quella cattolica e quella valdese. Qui il movimento studentesco fu immediatamente attivo e politicizzato e condusse, insieme a leader carismatici come Claudio Canal e Elio Salvai, inchieste, lotte per l’affermazione di concezioni politiche nuove e per la trasmissione alla gente di una informazione non narcotizzata sugli avvenimenti mondiali, tentativi di collegamento con il mondo del lavoro sfruttato. Si deve riconoscere a questo movimento (ed anche a un nutrito gruppo di intellettuali che organizzarono in quegli anni vivaci e partecipati dibattiti di informazione e critica sugli avvenimenti più importanti) una parte di assoluto rilievo nello sviluppo di un’estesa sensibilizzazione ai problemi sociali tra la popolazione di Pinerolo.

In quel periodo avevo cominciato a leggere con molto interesse il settimanale ‘Sette giorni’ ispirato dalla sinistra della DC, area Donat-Cattin, mentre a misura locale trovai stimoli nella rivista ‘La Fornace’ che visse per pochi numeri, e nel bel giornale del movimento studentesco ‘Venticinquesima ora’, molto impegnato per una rivoluzione della scuola e contro l’imperialismo e lo sfruttamento. Poco dopo presi a seguire assiduamente le riviste mensili di tiratura nazionale ‘Quaderni Piacentini’ e ‘Monthly Review’ e, per il breve periodo in cui visse, l’ottima rivista ‘Il Manifesto’.

A cavallo tra il 67 e il 68 mi sentivo sempre più coinvolto nei problemi sociali nazionali e planetari, e provavo il bisogno di impegnarmi in modo diretto. Partecipai alla nascita e alla breve ma intensa vita del gruppo spontaneo ‘Nuova proposta’ che faceva opera di sensibilizzazione contro la guerra e lo sfruttamento dei popoli, e contro i residui di ingerenza conservatrice della Chiesa cattolica sulle scelte politiche dei cittadini. Poco a poco il gruppo spontaneo si intorcigliò in faticose discussioni sui princìpi, e sulle possibili strategìe, senza produrre sbocchi concreti in azioni pratiche, e nel corso del 69 si sciolse. Veleggiavo verso i trentanni e mi sentivo piuttosto inutile, perché incapace di partecipare al cambiamento della società nel quale ormai credevo con profonda convinzione.

A quel periodo, o poco prima, risalgono anche le mie letture di don Lorenzo Milani: ‘Esperienze pastorali’ (in particolare la ‘lettera a don Piero’ sullo sfruttamento minorile in fabbrica); la scuola per i poveri e gli sfruttati, che restano tali e sono soggetti a ogni sopruso perché gli manca il dominio della parola, affermata in ‘Lettera a una professoressa’ dai ragazzi della Scuola di Barbiana, nel Mugello, fondata da don Milani; la ‘Lettera ai cappellani militari’ contro la guerra e contro il coinvolgimento della Chiesa nelle istituzioni militari. Un’emozione profonda e duratura mi aveva lasciato soprattutto ‘Lettera a una professoressa’, poiché indicava una strada, lunga, difficile e impegnativa, ma che a me sembrava offrire possibilità di lavoro concreto e sicuramente utile per contribuire in piccola parte al futuro radicale cambiamento della società: la creazione di una scuola popolare per i ‘diseredati’, con insegnamenti alternativi a quelli della scuola statale. Sapevo che erano ancora moltissimi anche nel Pinerolese i lavoratori, occupati o disoccupati, che non possedevano il diploma della scuola dell’obbligo e che ciò costituiva per loro un grave ostacolo nella vita e nelle occasioni di lavoro. Parlandone con mio fratello Claudio venni a sapere che due ragazze, Aurelia e Olga, stavano aiutando dei lavoratori a conseguire il diploma di terza media. Ci trovammo con loro per avere qualche indicazione concreta per una possibile scuola popolare e ci dissero dell’esperimento avanzato condotto dal pastore valdese Giorgio Bouchard a Cinisello Balsamo, nella cintura di Milano. Così telefonammo a Bouchard e partimmo in quattro per Cinisello. Credo fosse una sera del 1970 , e forse era autunno perché trovammo una gran nebbia sull’autostrada. Bouchard ci raccontò le loro esperienze e potemmo assistere ad una lezione della scuola di Cinisello. Tornammo carichi di sacro fuoco e a distanza di pochi giorni uscimmo con un volantino che illustrava le nostre intenzioni e fissava un incontro per discutere sulla fondazione a Pinerolo di una scuola popolare. Vennero davvero in molti, e illustrammo in quella sede il nostro progetto spiegando il tipo di scuola che volevamo creare, il modo non tradizionale di insegnamento e i soggetti ai quali la scuola doveva essere indirizzata. Fummo ascoltati con attenzione e ci fu un giudizio generalmente favorevole, ma all’impegno richiesto di diventare coordinatori solo alcuni poterono rispondere sì, anche perché molti erano già impegnati in altre iniziative nel sociale. Comunque furono disposti ad impegnarsi per la scuola popolare soprattutto i giovani, in prevalenza studenti o laureandi. E scoprimmo in seguito che non erano poi tanto pochi, perché molti altri affluirono nel giro di breve tempo.

La scuola nacque e visse per più di quattro anni, fino a quando divennero realtà funzionante a livello nazionale i corsi delle 150 ore per il conseguimento del diploma della scuola dell’obbligo, ottenuti dai lavoratori con le lotte salariali. Il nostro insegnamento volle essere alternativo al tradizionale insegnamento della scuola dell’obbligo e credo riuscimmo in buona misura nell’intento, ma ciò non fu a discapito del pezzo di carta, poiché sempre i nostri studenti lavoratori seppero superare l’esame di diploma nella scuola pubblica.

Del nostro modo di lavorare, delle discussioni fiume tra i coordinatori e con gli allievi, delle crisi, dei ripensamenti e delle correzioni di rotta, come pure dei collegamenti con altre realtà di lotta sociale di quegli anni, resta traccia in qualche documento elaborato dalla ‘Scuola popolare di Pinerolo’ per portare la nostra esperienza e le nostre idee all’esterno. La nostra scuola e il metodo di lavoro furono abbastanza conosciuti dalle altre scuole popolari italiane, poiché facemmo relazione delle nostre esperienze al Convegno regionale Piemontese e nei due Convegni annuali nazionali di Roma e di Firenze. Sintomatica della ‘visibile‘ consistenza all’interno del movimento delle scuole popolari fu la nostra diretta partecipazione in tutti i convegni alla stesura del documento conclusivo e programmatico. Sull’apprezzamento fuori mura del nostro modo di far scuola ricordo ancora con piacere la sera che vidi in televisione un servizio su una scuola popolare in Puglia a noi sconosciuta e capii, senza possibili dubbi, che stavano lavorando sulla traccia delle nostre schede di scuola. Un certo solletico al nostro orgoglio venne un giorno anche da un articolo pubblicato a nostra insaputa sulla prestigiosa rivista italiana ‘Scuola e Città’, dove si commentava molto favorevolmente il nostro metodo di lavoro nella Scuola popolare di Pinerolo.

Corrado Bertolotto-  X-2002

 

"Appunti sulle nostre esperienze di scuola popolare, sui contenuti e sui metodi di insegnamento.

Non divisione in materie, ma ricerche su argomenti attraverso cui passa la vita di tutti i giorni di ogni lavoratore, argomenti in cui tutti si sentono coinvolti e portatori di esperienza.

Punto di partenza è sempre la realtà degli allievi, quindi la loro realtà di lavoratori e di proletari;

punto di partenza e di ritorno nella ricerca è sempre il momento storico presente, gli attuali e specifici rapporti sociali di produzione dove il singolo fenomeno si chiarisce e meglio si comprende irraggiando la ricerca su altri fenomeni compresenti e all’indietro scavando nei momenti storici passati.

Pluralità di coordinatori sempre; discussione attorno a un tavolo; coinvolgimento di tutti nella discussione e attivazione di tutti ad esprimersi. La forma non viene ripresa (=corretta) se non ad esperienza molto avanzata. Ciononostante non si verifica quasi mai che il significato di qualche frase resti oscuro e abbia bisogno di una riformulazione.

Si tratta di un lavoro (quello della scuola popolare) che cresce lentamente da una fase completamente frammentaria di raccolta di dati e da una scelta non premeditata degli argomenti, attraverso la sistemazione del materiale, il rilievo delle contraddizioni, giudizi di sintesi, la conclusione mai definitiva dei successivi argomenti, fino a un coordinamento più diretto e sistematico degli argomenti affrontati, che si legano come totalità fornendo chiavi per una interpretazione critica delle realtà presenti (ne è un esempio la ricerca che stiamo conducendo quest’anno sui rapporti sociali di produzione: essa assume cioè carattere scientifico riprendendo l’argomento di inizio dell’anno scorso, che era rimasto limitato a giudizi non sistematici).

Il momento totalizzante non è mai gratuito e calato dall’alto. Si tirano le fila tutti insieme, dopo che si è scongiurato il pericolo di un atteggiamento supinamente acritico da parte degli allievi attraverso il lavoro condotto con l’intervento di tutti (apporto di esperienze e di materiale, discussione in comune).

All’interno di un argomento i problemi non sono subito generali; spesso anzi sono pratici e la loro soluzione presenta un’utilità immediata per i lavoratori (ad. Es. il calcolo della busta paga, il calcolo della velocità di una linea, ecc.).

Si procede all’introduzione di singoli strumenti logico-formali (ad es. le proporzioni, le percentuali, l’equazione, una analisi della frase, una regola grammaticale, ecc.) nel momento in cui occorrono per rendere chiaro un punto dell’argomento trattato.

Si fa lettura e discussione critica di brani, scelti per arricchire il materiale di ricerca su un argomento. La stessa cosa si fa con la visione di spettacoli televisivi e cinematografici.

Si fanno temi di ricapitolazione sull’argomento appena abbandonato (oltre che a favorire l’espressione scritta essi servono di verifica su ciò che resta della ricerca comune). Questi temi ci forniscono poi gran parte del materiale per la stesura delle schede. Ora stiamo sperimentando un tema di ricapitolazione condotto in comune alla lavagna dagli allievi, con discussione e autocorrezione, e con intervento minimo dei coordinatori. "

Corrado Bertolotto

 

<< Il ciclostilato >>(1971-76)

 

Il gruppo OPERAI-STUDENTI nasce a Perosa Argentina nel 1970 a ridosso delle lotte studentesche del '68 e delle lotte operaie del '69. E' un gruppo di giovani il cui nucleo si può definire di impegno cristiano, che per meglio arrivare alla gente stampa "il ciclostilato" che inizia le pubblicazioni nel nov. 1971. Diventa nel '72 "il punto interrogativo", diminuiscono gli articoli "ecclesiastici" in favore di una maggiore attenzione ai problemi sociali e il gruppo Operai-studenti diventa Collettivo. Aumentano gli argomenti e si approfondiscono le analisi su fabbriche, comune, scuola popolare e problematiche giovanili a livello locale, l'ingiustizia sociale, l'antifascismo, la religione, la scienza a livello più generale. Non mancano argomenti, per l'epoca, poco usuali, il fumetto, la satira, l'inchiesta sui radioamatori, lotte spontanee contro gli aumenti ENEL, mercatini alternativi e via discorrendo. Riprende la denominazione "il ciclostilato" nel nov.1974 per cessare poi le pubblicazioni nell'estate '76. Il finanziamento era dato dall'autotassazione del Collettivo e il giornale era distribuito gratuitamente nelle buche delle abitazioni di Perosa, delle borgate e di Pomaretto. Informazione territoriale quindi, completa.

Veniva, appunto, ciclostilato in un locale dei "Salesiani". Molti i collaboratori, tra i più assidui: Carlo Rol, Piero Polastro, Lucia Dainese, don Piero Borelli, Gianluigi Faure, Roberto Baral, Edgardo Tron, Franco Bergoin, Patrizia Santoro, Valter Bruno, Giovanni Laurenti, Eliana Bouchard, Giuliano Pastore, Ranieri Gariglio, Elena e Franca Bertocchio, Ugo Palmero, Ezio Guglielmino, Silvano Frecci, Celso Cottino, Enrica Giustetto... e molti altri.

Franco Bergoin

 

documento/Il gruppo di Perosa- Gioventù Evangelica – ottobre 72:

 

Sorge a Perosa Argentina, negli anni '68/'69, un nu­cleo di 6 giovani provenienti dalle esperienze del mo­vimento studentesco e strettamente collegati ai grup­pi di Pinerolo. A Perosa però si effettuano solo interventi sporadici, e in genere su avvenimenti che esu­lano dai problemi locali.

Al culmine delle lotte studentesche, il gruppo al­larga in Perosa la sua area di incidenza. Ciò è reso possibile dall'unico strumento che riunisce effettiva­mente i giovani cioè la catechesi: riunione settimanaIe, in cui assieme ai problemi di carattere religioso vengono pure affrontati e discussi quelli socio-politici emergenti dalla riflessione studentesca. Questi incon­tri portano ad alcune attività pratiche - di sensibiliz­zazione e di impegno - come la raccolta della carta.

Per l'anno scolastico '69/,70, il gruppo si prende l'impegno di un doposcuola in una pluriclasse di una borgata vicina; si tratta di bambini di famiglie nume­rose, che non possono essere seguiti a casa.

     Si organizza pure un cineforum per suscitare il di­battito sui problemi politici e sociali.

     Intanto avvengono alcuni fatti che saranno determinanti per una maturazione del gruppo:

     - agli studenti si affiancano alcuni operai.

     - un contrasto molto acuto si sviluppa nei confronti della chiesa locale, dapprima sul modo d'inten­dere la catechesi (non è accettato il metodo della ' ri­cerca '), quindi sul cineforum... Fondamentalmente so­no due modi di porsi di fronte alla verità evangeli­ca, quello della legge e quello dello spirito. Lo scon­tro finisce in una rottura. Il gruppo ripiega su stesso e viene emarginato.

- l'emarginazione comporta una crisi interna, per l'incertezza di una linea teorica e d'azione ben preci­sa. Manca cioè un elemento totalizzante in cui sia pos­sibile la convergenza delle ideologie politiche e della testimonianza di fede.

Si promuove perciò una serie di dibattiti sulla chiesa locale (rilevante la presa di posizione sul signi­ficato della scelta, a Roma, di don Lutte), da cui emer­ge l'intuizione di una chiesa ' diversa', fortemente in­carnata nella storia locale e al contempo testimone di una presenza trascendente. Di qui sorgono alcuni sotto gruppi, di studio e di impegno, quali il gruppo operaio, il gruppo di studio teologico (lettura e commento di Tillich) , il gruppo del cineforum.

Il gruppo che meglio funziona è quello operaio, in quanto la realtà socio-politica zonale presenta nel '71-'72 alcune situazioni critiche relative al problema operaio nelle fabbriche. Da un lavoro di indagine sor­ge l'esigenza di mettere a conoscenza di un pubblico più vasto momenti particolarmente salienti della lotta operaia alla Nuova Fast di Cumiana, alla Gutermann di Perosa e alla Scot di Dubbione. Il gruppo rivela inoltre gli intrallazzi della politica amministrativa nel comune di Perosa.

Contemporaneamente, in collaborazione col gruppo residente di Agape si lavora per sensibilizzare la popo­lazione sulla situazione del Vietnam e per ottenere dei fondi per la campagna del chinino.

Circa ogni mese, il gruppo si è occupato della ven­dita a Perosa del “Giornale di Pinerolo e valli ”, con una bancarella al mercato.

 

Momento catalizzante e di verifica di tutta l'atti­vità, per la quasi totalità del gruppo, è quello della celebrazione dell'eucarestia la domenica sera: nell'a­scolto della Parola e nel confronto con essa; nello spezzare il pane insieme, segno e tentativo di comunità...

Parallelamente vengono effettuati alcuni incontri con la comunità valdese di Pomaretto (serate di preghiera e scambio di esperienze).

Per l'anno '72-'73, il gruppo si sta ponendo 3 diver­si obiettivi che dovrebbero allargare il raggio d'inci­denza nella zona: una scelta di fede, la ricerca del ricambio di persone, la scuola popolare.

1) Ci pare importante riconsiderare il valore del­la preghiera e dell'eucarestia. Forti dell'esperienza precedente, puntiamo ad una celebrazione domenicale aperta, stimolo per un'intensa vita di testimonianza e di fede.

2) Sta sorgendo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani che già ha lavorato nell'estate per la cam­pagna del chinino, ed ora sta per intraprendere a li­vello di scuola media inferiore e superiore un'attività di controinformazione periodica, locale.

3) Su richiesta di alcuni operai, mancanti della licenza di scuola media, è iniziata il 18 settembre '72 una scuola popolare serale, gratuita. Il gruppo si è as­sunto unanime questo impegno, per vari motivi.

E' parso doveroso mettere a servizio degli altri il nostro privilegio di studiare. Stimolante il motivo po­litico: rendere capace l'operaio di acquisire lo stru­mento della cultura per difendersi dallo sfruttamen­to del padrone. Crediamo pure in uno scambio cul­turale, che cioè l'operaio abbia un'esperienza valida da comunicarci. Infine un motivo pratico: senza la licenza di 3° media si corrono grossi rischi, tra cui il non passaggio di categoria (nelle piccole fabbriche), la difficoltà di trovare lavoro, il licenziamento.

 

-dagli appunti di d.Piero Borelli-2002:

(…)PEROSA ARGENTINA

A settembre 1970, dopo una felice estate saluzzese, l'obbedienza religiosa mi destina a Perosa Argentina, nella Val Chisone. (…)

Il gruppo che c'è già in sé (amici, stesso pullman per Pinerolo, stessi ideali e stessi problemi) si ricompone veloce­mente all'Oratorio Salesiano da cui era uscito, e io sono messo in guardia dai miei confratelli. Inizia l'avventura di Perosa. Scuola al mattino, mentre al pomeriggio e a sera l'inserimento è nell'Oratorio. Mi guardo attorno e poco alla volta mi rendo conto che siamo in una parrocchia che non ama i giovani, li tollera a malapena, e in cui non hanno peso. Soprattutto mi rendo conto che entro in un vicolo (all'inizio, cieco) di scelte politiche e sociali che mi forgeranno e per le quali mi trovo impreparato. La guerra del Vietnam unisce giovani studenti e operai in una protesta antiame­ricana. Li uniscono anche il problema delle fabbriche e dei cotonifici, per lo sfruttamento operaio e per quel poco casto connubio tra padroni e chiesa. Invece di ecumenismo, mondo cattolico e mondo valdese si ignorano. Diffuso ateismo giovanile legato all'ideologia marxista. Conflittualità ecclesiale accentuata dalla presenza a Pinerolo della comunità di San Lazzaro. E poi... violenze verbali e sane pastasciutte, Guccini ed escursioni in montagna, Taizè e Agape di Praly si mescolano con assemblee e volantinaggi. Saremo un gruppo. Mai di chiesa, ma con riferimento specifico all'Oratorio Salesiano.

Il sabato sera iniziamo quasi subito la lettura del Vangelo di Giovanni: il 'teologo' è Carlo Rol. Studenti universi­tari e giovani operai, cattolici, valdesi e agnostici insieme: una fusione ideale, con una grossa volontà, su un tema estremamente impegnativo per come viene affrontato. .

Ci si trova in parecchi alla Messa della domenica. Più avanti celebreremo al pomeriggio, un gruppo ristretto: una liturgia viva. più partecipata. con la possibilità della testimonianza e della riflessione all'omelia.

Cineforum, e incappiamo in uno scontro frontale con la Curia di Pinerolo che vieta la proiezione de 'La dolce vita' di Fellini. Non è solo proiezione. E’ vero dibattito, per ogni film. Ricordarlo oggi vien da sorridere: lo scontro è sulla legge.., che uccide.

La realizzazione indubbiamente più significativa è la Scuola Popolare sorta con l'intento di preparare all'esame di Terza Media quanti. per diversi motivi, non hanno preso la licenza da ragazzi. Una scuola in cui il programma, per quanto è possibile, lo leghiamo alla vita reale e lo fondiamo sulla 'storia' dalla parte dei più deboli con le ingiustizie subite, dal passato al presente. I Salesiani mettono a disposizione le aule e i giovani, universitari e operai, fanno il servizio dell' insegnamento, nello stile di don Milani. Si insegna l'alternativa sociale possibile, almeno idealmente. E' una realizzazione veramente bella.

Con la chiesa valdese, e in particolare con il pastore Gustavo Bouchard, organizziamo momenti di preghiera, incontri pubblici e dibattiti, in un clima di rispetto reciproco. La cosa non piacerà alla chiesa che giudicherà il tutto sconveniente sorvolare un rapporto che, ad alto livello, è ritenuto difficile ( per la verità, in quegli anni, quasi fermo) e siamo tacciati di superficialità. Non ci fermiamo. Un anno, mi pare nel '72, il Giovedì Santo partecipiamo anche alla Santa Cena nella comunità valdese ; per quello che può significare, partecipo allo spezzare il pane e al bere al calice,

Ma il nostro handicap fondamentale è di essere comunisti, per quel giudizio del beghinaggio cattolico per cui tutto quel che non rientra negli schemi di sacrestia è comunista.

(,,,) per la giustizia e per la pace si incontrano fede e politica, senza bisogno di supporti ideologici. Pace e giustizia sono le 2 anime essenziali della Scuola Popolare e dei ciclostilati quasi mensili di controinformazione (ricerche sulla realtà operaia delle fabbriche; sul comune di Perosa ; sulla chiesa...). Per questi obiettivi si partecipa ai volantinaggi a Pinerolo (davanti alla caserma, per l'obiezione di coscienza), si sta nella 'tenda' davanti alla Guter­mann e al Cotonificio Valle Susa si fa la bancarella sulla piazza.

Dal '70 al '73. Tre anni densi. Poi il tutto precipita. I Salesiani chiudono l'Opera Salesiana in un clima di grande po­lemica. Qualcuno è contento e respira; molti sono avviliti. La chiesa nel suo insieme esce sconfitta. I giovani conti­nueranno, ma questa è un'altra storia. lo sono trasferito a Cuneo, e questa è pure un'altra storia.

 

(nota. L'ottica di questo breve excursus perosino non rende giustizia a tutto il vissuto di quegli anni, inseriti in un più universale momento culturale e politico. Tutti i nomi significativi e gli slo­gans passano nel piccolo di Perosa. Dai fratelli Kennedy a M.L. King, da Cohn-Bendit a Rudy il Rosso passando per Lotta Continua, giornale e movimento. Leggiamo la Strage di Stato e la riten­go, dopo le esperienze politiche venute alla ribalta in questi anni '90, un testo reale e, nel suo genere, profetico. Cantiamo Contessa, il Rossini, Chiesa di Giovanna Marini - che ancora oggi vado a risen­tirmi , Joan Baez, Kumbayà, Bob Dylan e ricordo le cantate del sabato sera a mezzanotte e la chitarra di Gian, sotto le stelle, seduti attorno a un immaginario falò. Leggiamo Sulla strada di Kerouac, e le allucinazioni di Ginsberg, il libretto rosso, i libri di Giulio Girardi, gli articoli di La Valle. le poesie di Turoldo e i bollettini dell'Isolotto e di Oregina... Non perdiamo i film come Fragole e san­gue, Easy rider, La Cina è vicina, Sacco e Vanzetti, I cannibali, I pugni in tasca, Lontano dal Viet­nam... Il tentativo di leggere Marcuse finisce presto e però ci abbiamo provato. Qualcuno legge i Quaderni piacentini ecc. Discutiamo anche Reich (La rivoluzione sessuale), anche se il 'fate l'amore ma non la guerra' è solo slogan o magari -come prete - non ne sono al corrente. Credo che siamo tutti fondamentalmente seri, anche in questi luoghi comuni. E comunque tutto questo sottofondo culturale che ci accompagna è proprio la 'fantasia al potere' .) d.Piero Borelli


SCUOLA & GIOVANI-2009
 
 
 

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

"Figlio mio, lascia questo Paese"

di PIER LUIGI CELLI


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

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Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
( 30 novembre 2009 )