gruppi di base

<<Comitato operai studenti>>

 

notizie ricavate da il giornale di pinerolo e valli

 

20 dicembre 1969

L'azione si muove in due direzioni parallele: da un lato la pubblicizzazione delle lotte con l'impegno ad una chiara solidarietà politica. Il Comitato non vuole tra­sformarsi nella S. Vincenzo operaia. Per questo sono sta­ti distribuiti volantini in cit­tà, specie dove non era stato possibile parlare in chiesa. Inoltre si è cercato di "con­tattare" gli impiegati, non certo i crumiri irrecupera­bili, ma coloro che non si muovono solo per paura o perchè sono pochi e divisi: in un volantino si ricorda la condizione dell'impiegato del tutto privato di potere, ridotto ad un ingranaggio sempre meno importante nell'azienda, costretto a pa­gare con la rinuncia costan­te alla propria dignità i po­chi privilegi che il padrone concede per dividerlo dall'o­peraio. Un altro volantino è stato rivolto agli operai non me­talmeccanici, per ricordare che la lotta non è settoriale, ma investe ormai tutta la società, e con una valutazio­ne degli attentati di Milano “ ultima risorsa della reazio­ne di fronte all'unità operaia per seminare confusione e accreditare soluzioni tipo "colonnelli greci"”. Inoltre si condanna l'atteggiamento di chi (padroni, uomini poli­tici, leccapiedi dei padroni) mette sullo stesso piano la violenza dei fascisti e quella degli operai che si difendo­no dallo sfruttamento.

Infine un altro volantino è stato dato agli studenti, per sottolineare l'unità della lotta nella, fabbrica e nella scuola.        A tutti" questi gruppi si è chiesto anche un contribu­to che manifesti concreta­mente la solidarietà.

Altri interventi sono stati fatti al campo sportivo e al, Cineforum.

Frattanto alcune comunità cristiane hanno già raccolto e versato il loro contributo al comitato, mentre l’impegno di solidarietà continua. 

 

4 gennaio 1970

Il Comitato non cessa cer­to la sua attività con la fir­ma del contratto dei metal­meccanici; esso è sorto con lo scopo di pubblicizzare le lotte ed evitare che queste restino confinate all'interno delle fabbriche e siano squa­lificate dai giornali padrona­li che le presentano invaria­bilmente come “agitazioni" spesso “promosse da - sov­versivvi”. Contro queste ma­novre occorre difenderci e cercare di ricostruire l'unità di tutti i proletari che il si­stema dei padroni sfrutta ed opprime a vari livelli nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri ed anche in­ganna in modo continuato distorcendo i fatti attraver­so i cosiddetti “ mezzi d'infor­mazione ".

Su questi problemi si è svolta sabato 27 una appro­fondita discussione che ha portato ad alcune scelte con­crete:

1) sui fatti di Milano che sono stati usati dai padroni per lanciare una vera" cac­cia alle streghe" contro co­loro che lottano e che sono stati messi sullo stesso livel­lo dei terroristi, e sull'attua­le situazione politica' carat­terizzata da una violenta campagna di repressione che utilizza in pieno gli strumenti forniti. dal codice penale fascista del 1930 tuttora in vigore, si è deciso di distri­buire un volantino per con­trobattere la campagna di menzogne volte a destare paura e a far accettare que­sta situazione come nor­male.

 

1)     si prenderanno dei contatti con gli operai tes­sili in vista delle lotte per il rinnovo del contratto nazio­nale della categoria con par­ticolare attenzione alÌa situa­zione dell'ex-CVS di Perosa attorno al quale si è svilup­pata la farsa che ha portato alla vendita degli stabili­menti all'ETI.

 

 

<<Bollettino del Comitato di base di Cavour>>76-90

E' stata ristampata nel luglio ‘94 la raccolta del bollettino, nato nel 1976, con cui Il Comitato di base si rivolgeva alla popolazione di Cavour. Il CdB era sorto nel 1974, facendo seguito ad una fase più spontanea di controinformazione. Il CdB si riuniva il venerdì sera nella Pro Loco di via Giolitti. Il bollettino usciva alcune volte l'anno come supplemento al Quotidiano del lavoratori, giornale nazionale di Avanguardia Operaia. Rispetto al problema amministrativo ci si diceva non interessati alla partecipazione alle elezioni. Gli argomenti del giornale erano locali e nazionali, toccavano anche temi religiosi.

Fra i collaboratori Gianni Allasia, Silvio Arena, Giancarlo Avanzi, Paolo Berardo, G.P. Bessone, Guido Fabbre, Domenico Ghiradotti, Giovanni Magnano, P.F. Manavella, Adriano Picco, Carlo Degiovanni. Si aggiunsero poi Marco Bertinetto, Anna Grammatico, Franco Turaglio e altri. Dal dicembre del 1977 veniva stampato in offset in via Rolando a Torino.

Nell'80 il cdb presentò una lista alle elezioni comunali : "Comitato di Base Indipendenti di sinistra" ottenendo un seggio e collocandosi all'opposizione. Il giornale intanto usciva come supplemento a "Tempi di fraternità" e dal maggio '84 a "Cronache del Pinerolese". Nel novembre 1984 cambiava nome divenendo "Cavour Notizie", a cura del PCI e del Comitato di base, come primo terreno di lavoro unitario, in vista di una futura unità d'azione. Infatti alle elezioni del 1985 la lista è comune: PCI- indipendenti di sinistra.

Il periodico infine esce nel 1989 a cura della sezione PCI di Cavour, supplemento de "Il Pinerolese" ma è ormai giunto alla fine della sua esperienza e buona parte del gruppo si è sciolta. Ultima esperienza la lista "Amministrare insieme" del 1990. Carlo Degiovanni

<< Il notiziario del Gruppo  di Rinnovamento>>

 

A Bricherasio negli anni '69/'70/'71 un gruppo dell'oratorio pubblicava un giornalino. Uscirono sulla pubblicazione le prime critiche all'amministrazione DC. In seguito alcuni entrarono in consiglio comunale come minoranza. Più tardi ancora si costituì, man mano che ci si spostava a sinistra, il Gruppo di Rinnovamento, che pubblicò un "Notiziario del G. di R.". Uscì in varie vesti, dal ciclostile alla stampa tipografica. La periodicità era legata alla presenza di problemi e agli interessi locali. Usciva come supplemento a giornali della sinistra (Cronache, La luna ecc).Veniva inviato per posta e in seguito consegnato a domicilio in tutte le case. Il Gruppo costituì anche una Associazione a scopo culturale e ricreativo e tuttora è presente in amministrazione a Bricherasio come minoranza. E' scritto nella testata del numero uscito a febbraio dell'89: "L'associazione si propone di essere partecipe e di rendere partecipe la popolazione alla vita sociale del territorio in cui opera: quindi contribuire alla crescita culturale e politica, promuovere l'uso del tempo libero intendendolo come spazio in cui vivere esperienze aggreganti e come momento che permette un impegno realizzante consapevole e creativo".

Fanno parte del gruppo fin dall'inizio Mario Garnero, Sergio Fasano,e Giacomo Marcello, Lilli DiMartino che si è allontanata. In seguito : Claudio Gerlero, Enzo Ferlenda, Gemma Boaglio, Flavia Scapicchio. La sede in via Vittorio Emanuele 43.

Scorrendo i vari numeri si nota la massiccia presenza di temi legati a Bricherasio e il controllo accurato delle attività del Consiglio Comunale; poi rubriche sulla previdenza, il sindacato, la scuola, il fisco, la droga, l'ambiente, l'alimentazione.

Il giornale ultimamente è uscito in modo episodico.

Gemma Boaglio

<< La voce del padrone >>(1971-75)

 

E' il " bollettino politico interno di documentazione per il confronto, il dibattito e la lotta" che il "Circolo Operaio" di None fa uscire a partire dall'autunno '71 fino al giugno del '75. La cadenza dal 1973 era settimanale e il foglio vedeva la luce su carta ciclostilata. Titoli e vignette erano disegnati sulla matrice, perchè costavano di meno di quelle in uso per incisore elettronico, usate solo più avanti e in rare occasioni. La tiratura si aggirava sulle 150 copie, tutte prevalentemente distribuite e vendute a cento lire a copia negli stabilimenti Indesit di None e Orbassano, dove il gruppo interveniva con i suoi militanti nel dibattito sindacale e politico.

Tutto cominciò con la vertenza aziendale Indesit del '71: i 6 mila e fischia produttori di lavatrici, televisori, frigoriferi ecc si lanciarono in una lotta durata tre mesi per ottenere pause nel lavoro di linea, sostituti assenti, rotazione e qualifiche, superamento del lavoro al sabato. Una manodopera prevalentemente femminile, di recente formazione e di scarsa tradizione sindacale, si trovò a misurare il peso politico della sua partecipazione al lavoro produttivo nella grande industria. Che il lavoro produttivo c'entrasse con la politica era una cosa mai vista da quelle parti, o mai saputa, o dimenticata: (ri)vedersela tra i piedi suscitava uno strano effetto di spaesamento che generava o rifiuto conservativo o entusiatica adesione.

La ben nota miscela di metalmezzadri, ex braccianti del sud, immigrati dal Polesine, reduci dalle grandi fabbriche e dalle miniere di Francia e Germania, a contatto con la curiosità delle avanguardie studentesche produsse una domanda di informarsi e di trovarsi cui il circolo diede una sua risposta. Si partì dallo studio delle voci della busta paga ( il premio collettivo orario fu l'argomento del primo opuscolo), si fece una capatina sul problema dei trasporti, poi dei prezzi e dei costi della scuola (gratuità dei libri di testo).Importante fu l'iniziativa contro la nocività dell'ambiente di lavoro: in collaborazione con alcuni medici si rilevò la presenza della trielina nelle urine di operai. Si ottenne la modifica di impianti e si riuscì a fare visite mediche a gruppi di operai interessati al problema.

Come era fatale si finì dalle parti del Cile, del VietNam e del comunismo eretico e ribelle della nuova sinistra. Mentre procedeva la produzione settimanale del giornalino, alcuni operai e studenti lessero per la prima volta in gruppo Il manifesto dei comunisti del 1848, Lavoro salariato e capitale, Salario prezzo e profitto di Marx.

Alle riunioni che si tenevano in via Stazione 134, partecipavano con regolarità operai e operaie come Bruno Redoglia (orso), Piero Baral, Luisa Melega, Giovanna Baffa, Battista Raimondi, Alfredo Crolle, Mauro Sorrentino, poi una fauna di studenti universitari presto fuori corso come Mario Dellacqua e Nello Petrossi, insegnanti della media di None come Anna Garelli e dirigenti torinesi del Collettivo Lenin come Sandro Guiglia. Chiedo scusa per le dimenticanze. Ottimi i minestroni a casa di Orso e le castagnate in montagna.

I ritmi troppo serrati della militanza e l'impatto con la Politica ad alto livello ( il problema del governo delle sinistre, la competizione elettorale) produsse la pacifica diaspora del gruppo che si sciolse senza squilli di tromba nel giugno del '75. Le pubblicazioni cessarono proprio in coincidenza col grande successo comunista del giugno '75. Alcuni smisero di fare politica, altri si appartarono e si sposarono, altri non si licenziarono ma furono licenziati dalla Fiat o dall'Indesit o da tutti e due, altri si lanciarono nella grande politica in partiti grandi e piccoli. Quasi tutti godono oggi di buona salute.

Dagli articoli pubblicati sul bollettino si ricava una forte attenzione alla vita nelle officine, nei paesi e anche nelle piccole fabbriche. Ciò non impediva al gruppo di parlare sempre molto male dei governi di centrosinistra che pretendevano di pagare molto male gli operai rifiutandosi per giunta di fare una politica industriale di diversificazione produttiva e di investimenti al sud. Il gruppo poi, cercava di spiegare che uno sviluppo economico fondato sull'automobile e sui consumi privati avrebbe finito per procurarci un sacco di guai.

Il gruppo era extraparlamentare di sinistra, cioè irriducibilmente critico verso il Pci, accusato di accontentarsi troppo di coltivare deleghe elettorali e sindacali. Ma il gruppo mantenne rapporti di collaborazione sempre conflittuale con la gruppetteria varia. Quest'ultima era criticata perchè attribuiva alla politica maggioritaria di sinistra storica e sindacati tutti i ritardi del movimento operaio. Il Cicolo Operaio rifiutava di leggere la storia del movimento operaio come una storia di tradimenti perpetrati da "vertici" manipolatori e corrotti ai danni di una "base" presentata come perennemente incompresa e perennemente immaginata come unita nella disponibilità al conflitto. Il signor Renzo Del Carria, che scrisse Proletari senza rivoluzione "dando dignità storiografica" a questa interpretazione, è oggi in orgasmo per i successi del leghismo. Come volevasi dimostrare.

Queste resistenze alle semplificazioni, questa diffidenza per le rimozioni è forse quel che resta, se resta, di quell'esperienza. Però ricordo che quella consapevole lungimiranza che sapeva di non poter scommettere sui tempi brevi, si traduceva in un atteggiamento pedagogico verso gli operai, ad ogni pagina sempre un po' moralisticamente sgridati per la loro scarsa partecipazione alle messe cantate del tempo ( scioperi, manifestazioni politiche, cortei, assemblee...).

Mario Dellacqua

nota. Oltre ad alcuni compagni del Collettivo Lenin di Torino, presenti nella fase di mezzo, al circolo operaio di None avevano partecipato, all’inizio, anche membri di Lotta Comunista, poi il circolo si era reso autonomo. P.B.

<< Il ciclostilato >>(1971-76)

 

Il gruppo OPERAI-STUDENTI nasce a Perosa Argentina nel 1970 a ridosso delle lotte studentesche del '68 e delle lotte operaie del '69. E' un gruppo di giovani il cui nucleo si può definire di impegno cristiano, che per meglio arrivare alla gente stampa "il ciclostilato" che inizia le pubblicazioni nel nov. 1971. Diventa nel '72 "il punto interrogativo", diminuiscono gli articoli "ecclesiastici" in favore di una maggiore attenzione ai problemi sociali e il gruppo Operai-studenti diventa Collettivo. Aumentano gli argomenti e si approfondiscono le analisi su fabbriche, comune, scuola popolare e problematiche giovanili a livello locale, l'ingiustizia sociale, l'antifascismo, la religione, la scienza a livello più generale. Non mancano argomenti, per l'epoca, poco usuali, il fumetto, la satira, l'inchiesta sui radioamatori, lotte spontanee contro gli aumenti ENEL, mercatini alternativi e via discorrendo. Riprende la denominazione "il ciclostilato" nel nov.1974 per cessare poi le pubblicazioni nell'estate '76. Il finanziamento era dato dall'autotassazione del Collettivo e il giornale era distribuito gratuitamente nelle buche delle abitazioni di Perosa, delle borgate e di Pomaretto. Informazione territoriale quindi, completa.

Veniva, appunto, ciclostilato in un locale dei "Salesiani". Molti i collaboratori, tra i più assidui: Carlo Rol, Piero Polastro, Lucia Dainese, don Piero Borelli, Gianluigi Faure, Roberto Baral, Edgardo Tron, Franco Bergoin, Patrizia Santoro, Valter Bruno, Giovanni Laurenti, Eliana Bouchard, Giuliano Pastore, Ranieri Gariglio, Elena e Franca Bertocchio, Ugo Palmero, Ezio Guglielmino, Silvano Frecci, Celso Cottino, Enrica Giustetto... e molti altri.

Franco Bergoin

 

documento/Il gruppo di Perosa- Gioventù Evangelica – ottobre 72:

 

Sorge a Perosa Argentina, negli anni '68/'69, un nu­cleo di 6 giovani provenienti dalle esperienze del mo­vimento studentesco e strettamente collegati ai grup­pi di Pinerolo. A Perosa però si effettuano solo interventi sporadici, e in genere su avvenimenti che esu­lano dai problemi locali.

Al culmine delle lotte studentesche, il gruppo al­larga in Perosa la sua area di incidenza. Ciò è reso possibile dall'unico strumento che riunisce effettiva­mente i giovani cioè la catechesi: riunione settimanaIe, in cui assieme ai problemi di carattere religioso vengono pure affrontati e discussi quelli socio-politici emergenti dalla riflessione studentesca. Questi incon­tri portano ad alcune attività pratiche - di sensibiliz­zazione e di impegno - come la raccolta della carta.

Per l'anno scolastico '69/,70, il gruppo si prende l'impegno di un doposcuola in una pluriclasse di una borgata vicina; si tratta di bambini di famiglie nume­rose, che non possono essere seguiti a casa.

     Si organizza pure un cineforum per suscitare il di­battito sui problemi politici e sociali.

     Intanto avvengono alcuni fatti che saranno determinanti per una maturazione del gruppo:

     - agli studenti si affiancano alcuni operai.

     - un contrasto molto acuto si sviluppa nei confronti della chiesa locale, dapprima sul modo d'inten­dere la catechesi (non è accettato il metodo della ' ri­cerca '), quindi sul cineforum... Fondamentalmente so­no due modi di porsi di fronte alla verità evangeli­ca, quello della legge e quello dello spirito. Lo scon­tro finisce in una rottura. Il gruppo ripiega su stesso e viene emarginato.

- l'emarginazione comporta una crisi interna, per l'incertezza di una linea teorica e d'azione ben preci­sa. Manca cioè un elemento totalizzante in cui sia pos­sibile la convergenza delle ideologie politiche e della testimonianza di fede.

Si promuove perciò una serie di dibattiti sulla chiesa locale (rilevante la presa di posizione sul signi­ficato della scelta, a Roma, di don Lutte), da cui emer­ge l'intuizione di una chiesa ' diversa', fortemente in­carnata nella storia locale e al contempo testimone di una presenza trascendente. Di qui sorgono alcuni sotto gruppi, di studio e di impegno, quali il gruppo operaio, il gruppo di studio teologico (lettura e commento di Tillich) , il gruppo del cineforum.

Il gruppo che meglio funziona è quello operaio, in quanto la realtà socio-politica zonale presenta nel '71-'72 alcune situazioni critiche relative al problema operaio nelle fabbriche. Da un lavoro di indagine sor­ge l'esigenza di mettere a conoscenza di un pubblico più vasto momenti particolarmente salienti della lotta operaia alla Nuova Fast di Cumiana, alla Gutermann di Perosa e alla Scot di Dubbione. Il gruppo rivela inoltre gli intrallazzi della politica amministrativa nel comune di Perosa.

Contemporaneamente, in collaborazione col gruppo residente di Agape si lavora per sensibilizzare la popo­lazione sulla situazione del Vietnam e per ottenere dei fondi per la campagna del chinino.

Circa ogni mese, il gruppo si è occupato della ven­dita a Perosa del “Giornale di Pinerolo e valli ”, con una bancarella al mercato.

 

Momento catalizzante e di verifica di tutta l'atti­vità, per la quasi totalità del gruppo, è quello della celebrazione dell'eucarestia la domenica sera: nell'a­scolto della Parola e nel confronto con essa; nello spezzare il pane insieme, segno e tentativo di comunità...

Parallelamente vengono effettuati alcuni incontri con la comunità valdese di Pomaretto (serate di preghiera e scambio di esperienze).

Per l'anno '72-'73, il gruppo si sta ponendo 3 diver­si obiettivi che dovrebbero allargare il raggio d'inci­denza nella zona: una scelta di fede, la ricerca del ricambio di persone, la scuola popolare.

1) Ci pare importante riconsiderare il valore del­la preghiera e dell'eucarestia. Forti dell'esperienza precedente, puntiamo ad una celebrazione domenicale aperta, stimolo per un'intensa vita di testimonianza e di fede.

2) Sta sorgendo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani che già ha lavorato nell'estate per la cam­pagna del chinino, ed ora sta per intraprendere a li­vello di scuola media inferiore e superiore un'attività di controinformazione periodica, locale.

3) Su richiesta di alcuni operai, mancanti della licenza di scuola media, è iniziata il 18 settembre '72 una scuola popolare serale, gratuita. Il gruppo si è as­sunto unanime questo impegno, per vari motivi.

E' parso doveroso mettere a servizio degli altri il nostro privilegio di studiare. Stimolante il motivo po­litico: rendere capace l'operaio di acquisire lo stru­mento della cultura per difendersi dallo sfruttamen­to del padrone. Crediamo pure in uno scambio cul­turale, che cioè l'operaio abbia un'esperienza valida da comunicarci. Infine un motivo pratico: senza la licenza di 3° media si corrono grossi rischi, tra cui il non passaggio di categoria (nelle piccole fabbriche), la difficoltà di trovare lavoro, il licenziamento.

 

-dagli appunti di d.Piero Borelli-2002:

(…)PEROSA ARGENTINA

A settembre 1970, dopo una felice estate saluzzese, l'obbedienza religiosa mi destina a Perosa Argentina, nella Val Chisone. (…)

Il gruppo che c'è già in sé (amici, stesso pullman per Pinerolo, stessi ideali e stessi problemi) si ricompone veloce­mente all'Oratorio Salesiano da cui era uscito, e io sono messo in guardia dai miei confratelli. Inizia l'avventura di Perosa. Scuola al mattino, mentre al pomeriggio e a sera l'inserimento è nell'Oratorio. Mi guardo attorno e poco alla volta mi rendo conto che siamo in una parrocchia che non ama i giovani, li tollera a malapena, e in cui non hanno peso. Soprattutto mi rendo conto che entro in un vicolo (all'inizio, cieco) di scelte politiche e sociali che mi forgeranno e per le quali mi trovo impreparato. La guerra del Vietnam unisce giovani studenti e operai in una protesta antiame­ricana. Li uniscono anche il problema delle fabbriche e dei cotonifici, per lo sfruttamento operaio e per quel poco casto connubio tra padroni e chiesa. Invece di ecumenismo, mondo cattolico e mondo valdese si ignorano. Diffuso ateismo giovanile legato all'ideologia marxista. Conflittualità ecclesiale accentuata dalla presenza a Pinerolo della comunità di San Lazzaro. E poi... violenze verbali e sane pastasciutte, Guccini ed escursioni in montagna, Taizè e Agape di Praly si mescolano con assemblee e volantinaggi. Saremo un gruppo. Mai di chiesa, ma con riferimento specifico all'Oratorio Salesiano.

Il sabato sera iniziamo quasi subito la lettura del Vangelo di Giovanni: il 'teologo' è Carlo Rol. Studenti universi­tari e giovani operai, cattolici, valdesi e agnostici insieme: una fusione ideale, con una grossa volontà, su un tema estremamente impegnativo per come viene affrontato. .

Ci si trova in parecchi alla Messa della domenica. Più avanti celebreremo al pomeriggio, un gruppo ristretto: una liturgia viva. più partecipata. con la possibilità della testimonianza e della riflessione all'omelia.

Cineforum, e incappiamo in uno scontro frontale con la Curia di Pinerolo che vieta la proiezione de 'La dolce vita' di Fellini. Non è solo proiezione. E’ vero dibattito, per ogni film. Ricordarlo oggi vien da sorridere: lo scontro è sulla legge.., che uccide.

La realizzazione indubbiamente più significativa è la Scuola Popolare sorta con l'intento di preparare all'esame di Terza Media quanti. per diversi motivi, non hanno preso la licenza da ragazzi. Una scuola in cui il programma, per quanto è possibile, lo leghiamo alla vita reale e lo fondiamo sulla 'storia' dalla parte dei più deboli con le ingiustizie subite, dal passato al presente. I Salesiani mettono a disposizione le aule e i giovani, universitari e operai, fanno il servizio dell' insegnamento, nello stile di don Milani. Si insegna l'alternativa sociale possibile, almeno idealmente. E' una realizzazione veramente bella.

Con la chiesa valdese, e in particolare con il pastore Gustavo Bouchard, organizziamo momenti di preghiera, incontri pubblici e dibattiti, in un clima di rispetto reciproco. La cosa non piacerà alla chiesa che giudicherà il tutto sconveniente sorvolare un rapporto che, ad alto livello, è ritenuto difficile ( per la verità, in quegli anni, quasi fermo) e siamo tacciati di superficialità. Non ci fermiamo. Un anno, mi pare nel '72, il Giovedì Santo partecipiamo anche alla Santa Cena nella comunità valdese ; per quello che può significare, partecipo allo spezzare il pane e al bere al calice,

Ma il nostro handicap fondamentale è di essere comunisti, per quel giudizio del beghinaggio cattolico per cui tutto quel che non rientra negli schemi di sacrestia è comunista.

(,,,) per la giustizia e per la pace si incontrano fede e politica, senza bisogno di supporti ideologici. Pace e giustizia sono le 2 anime essenziali della Scuola Popolare e dei ciclostilati quasi mensili di controinformazione (ricerche sulla realtà operaia delle fabbriche; sul comune di Perosa ; sulla chiesa...). Per questi obiettivi si partecipa ai volantinaggi a Pinerolo (davanti alla caserma, per l'obiezione di coscienza), si sta nella 'tenda' davanti alla Guter­mann e al Cotonificio Valle Susa si fa la bancarella sulla piazza.

Dal '70 al '73. Tre anni densi. Poi il tutto precipita. I Salesiani chiudono l'Opera Salesiana in un clima di grande po­lemica. Qualcuno è contento e respira; molti sono avviliti. La chiesa nel suo insieme esce sconfitta. I giovani conti­nueranno, ma questa è un'altra storia. lo sono trasferito a Cuneo, e questa è pure un'altra storia.

 

(nota. L'ottica di questo breve excursus perosino non rende giustizia a tutto il vissuto di quegli anni, inseriti in un più universale momento culturale e politico. Tutti i nomi significativi e gli slo­gans passano nel piccolo di Perosa. Dai fratelli Kennedy a M.L. King, da Cohn-Bendit a Rudy il Rosso passando per Lotta Continua, giornale e movimento. Leggiamo la Strage di Stato e la riten­go, dopo le esperienze politiche venute alla ribalta in questi anni '90, un testo reale e, nel suo genere, profetico. Cantiamo Contessa, il Rossini, Chiesa di Giovanna Marini - che ancora oggi vado a risen­tirmi , Joan Baez, Kumbayà, Bob Dylan e ricordo le cantate del sabato sera a mezzanotte e la chitarra di Gian, sotto le stelle, seduti attorno a un immaginario falò. Leggiamo Sulla strada di Kerouac, e le allucinazioni di Ginsberg, il libretto rosso, i libri di Giulio Girardi, gli articoli di La Valle. le poesie di Turoldo e i bollettini dell'Isolotto e di Oregina... Non perdiamo i film come Fragole e san­gue, Easy rider, La Cina è vicina, Sacco e Vanzetti, I cannibali, I pugni in tasca, Lontano dal Viet­nam... Il tentativo di leggere Marcuse finisce presto e però ci abbiamo provato. Qualcuno legge i Quaderni piacentini ecc. Discutiamo anche Reich (La rivoluzione sessuale), anche se il 'fate l'amore ma non la guerra' è solo slogan o magari -come prete - non ne sono al corrente. Credo che siamo tutti fondamentalmente seri, anche in questi luoghi comuni. E comunque tutto questo sottofondo culturale che ci accompagna è proprio la 'fantasia al potere' .) d.Piero Borelli

  

<<CCP>> Circolo culturale  proletario- 1970 …

 

Gruppo musicale e teatrale, a un certo punto in concorrenza col Collettivo autonomo musicale. Nel CCP: Titti Fornerone, Agnese Honorati, Ico Vallillo, Patrizia Suppo, Mario Sandretto, Davide Albinolo, Claudio Foti, Angelo Laporta, Sandro Conti, Nicola Tavella ecc. Insieme al CAM organizza lo spettacolo  di Dario FO: ‘non si paga non si paga’ al Teatro Primavera.

Fra gli altri spettacoli: la strage di piazza Fontana, canzonieri sulla Resistenza, all’asilo di S.Lazzaro, alla Falchera, sul Cile, sul divorzio,  sulla scuola di classe, contro l’autostrada TO-Pinerolo, intervento di animazione con marionette e canzoniere sulla casa al Centro storico. P.B.

 

<<Proletari in divisa>>

 

L’intervento politico nell’esercito ha le sue origini nel movimento sessantottesco.

            Questa origine è ben sintetizzata in un documento del “collettivo esercito” – movimento studentesco di Pinerolo – del marzo 1970: “ …  perché operai, studenti e braccianti che hanno fatto le lotte in questi anni non devono considerare il militare come una parentesi nella loro vita, ma devono poter continuare a lottare, dentro le caserme, così come hanno lottato a scuola, nelle fabbriche, nelle campagne”.

 

            Concretamente, l’intervento politico nelle caserme è nato per iniziativa di un gruppo di militanti dell’organizzazione “Lotta continua”, che si trovano a fare il servizio militare tra la fine del 1969 e l’inizio del ’70.

Essi, infatti, nel vivere l’esperienza del servizio di leva, da un lato colgono la potenziale disponibilità dei soldati a lottare, dall’altro portano nell’esercito la loro esperienza di movimento studentesco, con tutta la carica antiautoritaria e antistituzionale che esso aveva.

Saranno questi soldati a dare vita al primo nucleo di “Proletari in Divisa”, organizzazione legata a “Lotta Continua”, che realizzerà il più grosso intervento politico tra i soldati a livello nazionale.

 

            L’intervento politico nell’esercito, quindi, ha importanti legami con i contenuti presenti nelle lotte all’interno delle istituzioni (carceri, ospedali psichiatrici …) e nell’analisi di quanto stava accadendo nel movimento dei soldati americano, ma – soprattutto – nasce come estensione e generalizzazione dei contenuti presenti nel movimento studentesco.

 

            Tutta l’analisi sull’esercito è influenzata dalle elaborazioni presenti nel movimento degli studenti; ecco perché  - per esempio – assume grande importanza la funzione “educativa” dell’esercito, visto come scuola di individualismo, di carrierismo, di ubbidienza, cioè gli stessi principi che erano stati bersaglio della contestazione studentesca.

 

            Il programma politico del movimento dei soldati si articola attorno ad alcuni nodi centrali: innanzi tutto la lotta contro la nocività delle condizioni di vita in caserma e contro le gerarchie militari e i loro abusi di potere (sostanzialmente le contraddizioni più sentite dalla maggior parte dei soldati); poi la lotta per alcune fondamentali conquiste materiali, per l’egualitarismo e per la possibilità di fare politica in caserma e di esprimersi liberamente.

Infine, il rifiuto ad essere usati in azioni di “crumiraggio” e di ordine pubblico; questo aspetto, soprattutto in un secondo momento, ha rappresentato il tentativo di politicizzare gli obiettivi del movimento, collegandoli in modo più diretto alle prospettive della lotta di classe in Italia.

 

            I primi tre episodi di ribellione più significativi avvengono a Casale, Udine e Pinerolo. A Pinerolo, il 31 maggio 1970, un alpino muore in un’esercitazione con l’esplosivo. E’ gravissima la responsabilità dell’ufficiale che, per il “gusto” di filmare l’esercitazione, e per renderla più “emozionante”, ha abbondantemente oltrepassato i limiti di sicurezza nell’uso degli esplosivi. Gli alpini, per protesta, sospendono le esercitazioni per la parata del 2 giugno, rifiutandosi di scendere in adunata.

 

            Con molta probabilità già prima del  1969-70 sono scoppiati momenti di ribellione, ma dopo il 1970 è diversa la situazione politica generale ed è presente una volontà di continuità, di generalizzazione e di organizzazione.

In questo senso il ruolo di PID è un ruolo di rottura rispetto ad una certa tradizione di lotta contro l’esercito (quando perlopiù ci si limitava alla denuncia di singoli episodi) e il principale risultato che i PID ritengono di aver raggiunto, in quanto organizzazione, è quello di aver portato la politica nelle caserme. E così ciò che rende “diversi” gli episodi avvenuti dopo i 1970 è proprio la consapevolezza, da parte del movimento dei soldati, che non sono più momenti locali e isolati, bensì l’inizio di una lotta generalizzata nelle caserme.

Si lavora per vere e proprie “campagne nazionali” e verso la fine del 1971 e l’inizio del 1972 l’intervento dei PID si sviluppa e assume nuove dimensioni. Si moltiplicano i nuclei di PID nelle  caserme e si estendono anche nel Sud-Italia; il lavoro acquista una dimensione più ampia e complessiva, con momenti organizzativi sia regionali sia nazionali.

 

            L’esigenza di generalizzare l’intervento nell’esercito è comunque fortemente sentita, e a questo proposito il giornale “Proletari in divisa” è stato forse, pur nella sua vita breve e irregolare (tre numeri nella primavera 1971, due nell’autunno del 1971 e uno nel 1972) lo strumento che è riuscito, almeno parzialmente, a mettere in comunicazione i soldati di diverse caserme, muovendosi così nella direzione indicata dalla proposta delle “campagne nazionali”. Il successo di questo giornale (valutabile dal grande numero di lettere che vi affluiscono e che narrano episodi di lotta, denunciano ufficiali, dichiarano solidarietà e impegno politico) è indubbiamente significativo, anche se in quel momento non c’è la capacità di operare una sintesi politica che permetta di individuare delle proposte unificanti in grado di generalizzare le analisi e le lotte.

Sul piano degli strumenti di controinformazione, poi, ricordiamo – oltre alla notevole proliferazione di materiale locale (bollettini di singole caserme o di raggruppamenti di caserme, anche a livello regionale) – la pagina settimanale su “Lotta Continua” e la pubblicazione del libro “Da quando son partito militare …” (edizioni Lotta Continua – Savelli, Roma 1973).

A Pinerolo si discute di un progetto analogo alle “coffee houses” americane per i soldati … In realtà questo progetto non si realizzerà, mentre si concretizza (dopo il 1972) la proposta di aprire ai soldati la sede locale dell’ANPI per alcune sere alla settimana

            Dopo il 1972 inizia una fase di ripensamento e di autocritica, soprattutto rispetto a ciò che non è stato possibile realizzare e perché.

Negli anni seguenti ci sono avvenimenti indubbiamente rilevanti, che modificano il contesto precedente:

- cambia il rapporto tra PID e LC;

- nel lavoro politico sull’esercito entrano altre organizzazioni della sinistra rivoluzionaria;

- una fase di profondissima crisi investe tutta l’area della “nuova sinistra”.

A partire dal 1973, quindi, una serie di fattori nuovi muta la situazione del movimento dei soldati e, di conseguenza, l’intervento politico praticato.

Vivina Forgia

 

25aprile1975. Alle manifestazioni in Italia per l’anniversario della Liberazione partecipano centinaia di soldati di leva in divisa (allora erano proibiti gli abiti borghesi nella libera uscita) e col volto mascherato (era proibito ai militari partecipare alle manifestazioni), protetti dai servizi d’ordine. Quel giorno i giornali e l’opinione pubblica scoprono le lotte per i diritti dei militari di leva, già iniziate a partire dai primi anni ‘70 e promosse da organizzazioni quali i Proletari in Divisa, i Collettivi Militari Comunisti ed i Collettivi Proletari Antimilitaristi, sostenuti rispettivamente da Lotta continua, Manifesto e Avanguardia operaia. Sulla base del successo delle manifestazioni del 25 aprile viene indetta una assemblea generale del movimento in novembre, cui parteciparono 220 delegati di 133 caserme. L’assemblea indice una giornata di lotta per il 4 dicembre, cui partecipano migliaia di soldati in 74 caserme. Il Pci si schiera nettamente contro e boicotta la lotta del 4 dicembre. Il Pci è favorevole a una riforma della Leva e del regolamento di disciplina, ma la affida al parlamento e non vuole le lotte dei soldati, che li espone alla repressione, pur contribuendo con volantini a informare i soldati dei loro diritti.

 Un volantino firmato invece da sindacati, CDF di fabbriche, Coordinamento studenti e coordinamento quartieri, e dai gruppi extraparlamentari appoggia a Pinerolo la giornata di lotta. Lotta Continua cercherà  senza successo di portare gli studenti in piazza il 4.

 Le richieste del movimento dei soldati riguardano la riforma del regolamento di disciplina, il rifiuto dell’autoritarismo degli ufficiali, il diritto di assemblea, il riconoscimento della libertà di pensiero e di espressione, la tutela della sicurezza e della salute dei soldati dagli infortuni. Già a partire dal ‘76 il movimento declina, sia per il parziale riconoscimento di alcune richieste, sia per la spoliticizzazione delle giovani generazioni che giungono in caserma, sia perché i giovani più politicizzati vengono lasciati a casa con la scusa del sovrannumero. P.B.

Sul movimento ‘Proletari in divisa’ esiste la tesi a Magistero. in Pedagogia, di Vivina Forgia: “Nuovi problemi sociali e istituzionali nelle caserme dal 1968 al 1972. Dalle lotte nelle istituzioni all’intervento politico nell’esercito: il movimento dei soldati e l’organizzazione' ‘Proletari in divisa’”- Relatore prof.Sergio Bova – Anno 79-80.

 

  

<< Rivalta Rossa >> (1970…)

 

Il giornale Rivalta Rossa nasce nel 1970. I primi redattori erano Federico Vittorio, Braì Pantaleo, Gonella Renato, Gaudenti, Sartirano Luigi , Erriu Antonio. Rappresentava il PCI di Rivalta. Ciclostilato in 500 copie, di cinque fogli. mensile. veniva venduto chiedendo un contributo. Così per tre anni. Poi la redazione è cambiata: ogni settore della fabbrica era rappresentato, compresi gli impiegati. C'erano Federico Vittorio, Mimmo Garetti, Sartirano alla redazione, Riccardo Vercelli, Meleddu, Spinelli Alfiero, Caristia. Questa volta era fatto a opuscolo, di 18 pagine, 1500 copie. Col ricavato della vendita dei giornali si è acquistato un offset di seconda mano, e si è fatto il giornale in quadricromia. Si è arrivati a 2500 copie e poi si è passati alla stampa in tipografia presso la "LaRocca" di Orbassano. Se ne vendevano 4000 copie a 150 lire ( 740 abbonamenti). E' durato fino all'80. Questo giornale è poi risorto come "Spray", della Fiom della Fiat.

In un convegno del PCI a Roma, Paietta, sentito che nel '76 "Rivalta Rossa" aveva finanziato con gli utili la campagna elettorale in Rivalta, disse :"Bene, ma il titolo non va, dovrebbe rappresentare un'area più vasta". Per i redattori doveva essere invece la voce dei comunisti rivolta ai compagni di lavoro. Durante la battaglia contro il terrorismo avvenne un episodio legato alla rubrica di critica dei capi più "cattivi". Nel '74 la Verniciatura aveva fatto tre mesi di mandata a casa con molti episodi di scazzatura coi capi. Seguì una difficile trattativa. Avvenne che un dirigente, Fossati - capo officina della Verniciatura - venne gambizzato all'uscita della fabbrica e un giornalista della Stampa collegò l'episodio ( rivendicato da nessuna organizzazione) alla rubrica un po' goliardica di Rivalta Rossa. Così la rubrica venne tolta.

"Rivalta Rossa" era tutta centrata sull'azienda in quanto non si voleva farne solo un amplificatore della stampa nazionale. Si seguiva invece in quel periodo le vicende della Fiat che diventava una multinazionale, la politica doveva avere uno spazio marginale puntando invece alla organizzazione del lavoro. In seguito si puntò molto al problema della qualità, in anticipo sul sindacato e sul padrone. Per la RITMO si preparò un dossier di 170 pagine sui difetti e la direzione abbandonò le trattative sul tema perchè non era disponibile nè preparata in quel momento.

Nell'ultimo periodo del mensile i lavoratori a Rivalta erano 16.000 e gli iscritti al Pci 600.

Vittorio Federico

  

<< Il notiziario del Gruppo  di Rinnovamento>>

 

A Bricherasio negli anni '69/'70/'71 un gruppo dell'oratorio pubblicava un giornalino. Uscirono sulla pubblicazione le prime critiche all'amministrazione DC. In seguito alcuni entrarono in consiglio comunale come minoranza. Più tardi ancora si costituì, man mano che ci si spostava a sinistra, il Gruppo di Rinnovamento, che pubblicò un "Notiziario del G. di R.". Uscì in varie vesti, dal ciclostile alla stampa tipografica. La periodicità era legata alla presenza di problemi e agli interessi locali. Usciva come supplemento a giornali della sinistra (Cronache, La luna ecc).Veniva inviato per posta e in seguito consegnato a domicilio in tutte le case. Il Gruppo costituì anche una Associazione a scopo culturale e ricreativo e tuttora è presente in amministrazione a Bricherasio come minoranza. E' scritto nella testata del numero uscito a febbraio dell'89: "L'associazione si propone di essere partecipe e di rendere partecipe la popolazione alla vita sociale del territorio in cui opera: quindi contribuire alla crescita culturale e politica, promuovere l'uso del tempo libero intendendolo come spazio in cui vivere esperienze aggreganti e come momento che permette un impegno realizzante consapevole e creativo".

Fanno parte del gruppo fin dall'inizio Mario Garnero, Sergio Fasano,e Giacomo Marcello, Lilli DiMartino che si è allontanata. In seguito : Claudio Gerlero, Enzo Ferlenda, Gemma Boaglio, Flavia Scapicchio. La sede in via Vittorio Emanuele 43.

Scorrendo i vari numeri si nota la massiccia presenza di temi legati a Bricherasio e il controllo accurato delle attività del Consiglio Comunale; poi rubriche sulla previdenza, il sindacato, la scuola, il fisco, la droga, l'ambiente, l'alimentazione.

Il giornale ultimamente è uscito in modo episodico.

Gemma Boaglio

 

<< La voce del padrone >>(1971-75)

 

E' il " bollettino politico interno di documentazione per il confronto, il dibattito e la lotta" che il "Circolo Operaio" di None fa uscire a partire dall'autunno '71 fino al giugno del '75. La cadenza dal 1973 era settimanale e il foglio vedeva la luce su carta ciclostilata. Titoli e vignette erano disegnati sulla matrice, perchè costavano di meno di quelle in uso per incisore elettronico, usate solo più avanti e in rare occasioni. La tiratura si aggirava sulle 150 copie, tutte prevalentemente distribuite e vendute a cento lire a copia negli stabilimenti Indesit di None e Orbassano, dove il gruppo interveniva con i suoi militanti nel dibattito sindacale e politico.

Tutto cominciò con la vertenza aziendale Indesit del '71: i 6 mila e fischia produttori di lavatrici, televisori, frigoriferi ecc si lanciarono in una lotta durata tre mesi per ottenere pause nel lavoro di linea, sostituti assenti, rotazione e qualifiche, superamento del lavoro al sabato. Una manodopera prevalentemente femminile, di recente formazione e di scarsa tradizione sindacale, si trovò a misurare il peso politico della sua partecipazione al lavoro produttivo nella grande industria. Che il lavoro produttivo c'entrasse con la politica era una cosa mai vista da quelle parti, o mai saputa, o dimenticata: (ri)vedersela tra i piedi suscitava uno strano effetto di spaesamento che generava o rifiuto conservativo o entusiatica adesione.

La ben nota miscela di metalmezzadri, ex braccianti del sud, immigrati dal Polesine, reduci dalle grandi fabbriche e dalle miniere di Francia e Germania, a contatto con la curiosità delle avanguardie studentesche produsse una domanda di informarsi e di trovarsi cui il circolo diede una sua risposta. Si partì dallo studio delle voci della busta paga ( il premio collettivo orario fu l'argomento del primo opuscolo), si fece una capatina sul problema dei trasporti, poi dei prezzi e dei costi della scuola (gratuità dei libri di testo).Importante fu l'iniziativa contro la nocività dell'ambiente di lavoro: in collaborazione con alcuni medici si rilevò la presenza della trielina nelle urine di operai. Si ottenne la modifica di impianti e si riuscì a fare visite mediche a gruppi di operai interessati al problema.

Come era fatale si finì dalle parti del Cile, del VietNam e del comunismo eretico e ribelle della nuova sinistra. Mentre procedeva la produzione settimanale del giornalino, alcuni operai e studenti lessero per la prima volta in gruppo Il manifesto dei comunisti del 1848, Lavoro salariato e capitale, Salario prezzo e profitto di Marx.

Alle riunioni che si tenevano in via Stazione 134, partecipavano con regolarità operai e operaie come Bruno Redoglia (orso), Piero Baral, Luisa Melega, Giovanna Baffa, Battista Raimondi, Alfredo Crolle, Mauro Sorrentino, poi una fauna di studenti universitari presto fuori corso come Mario Dellacqua e Nello Petrossi, insegnanti della media di None come Anna Garelli e dirigenti torinesi del Collettivo Lenin come Sandro Guiglia. Chiedo scusa per le dimenticanze. Ottimi i minestroni a casa di Orso e le castagnate in montagna.

I ritmi troppo serrati della militanza e l'impatto con la Politica ad alto livello ( il problema del governo delle sinistre, la competizione elettorale) produsse la pacifica diaspora del gruppo che si sciolse senza squilli di tromba nel giugno del '75. Le pubblicazioni cessarono proprio in coincidenza col grande successo comunista del giugno '75. Alcuni smisero di fare politica, altri si appartarono e si sposarono, altri non si licenziarono ma furono licenziati dalla Fiat o dall'Indesit o da tutti e due, altri si lanciarono nella grande politica in partiti grandi e piccoli. Quasi tutti godono oggi di buona salute.

Dagli articoli pubblicati sul bollettino si ricava una forte attenzione alla vita nelle officine, nei paesi e anche nelle piccole fabbriche. Ciò non impediva al gruppo di parlare sempre molto male dei governi di centrosinistra che pretendevano di pagare molto male gli operai rifiutandosi per giunta di fare una politica industriale di diversificazione produttiva e di investimenti al sud. Il gruppo poi, cercava di spiegare che uno sviluppo economico fondato sull'automobile e sui consumi privati avrebbe finito per procurarci un sacco di guai.

Il gruppo era extraparlamentare di sinistra, cioè irriducibilmente critico verso il Pci, accusato di accontentarsi troppo di coltivare deleghe elettorali e sindacali. Ma il gruppo mantenne rapporti di collaborazione sempre conflittuale con la gruppetteria varia. Quest'ultima era criticata perchè attribuiva alla politica maggioritaria di sinistra storica e sindacati tutti i ritardi del movimento operaio. Il Cicolo Operaio rifiutava di leggere la storia del movimento operaio come una storia di tradimenti perpetrati da "vertici" manipolatori e corrotti ai danni di una "base" presentata come perennemente incompresa e perennemente immaginata come unita nella disponibilità al conflitto. Il signor Renzo Del Carria, che scrisse Proletari senza rivoluzione "dando dignità storiografica" a questa interpretazione, è oggi in orgasmo per i successi del leghismo. Come volevasi dimostrare.

Queste resistenze alle semplificazioni, questa diffidenza per le rimozioni è forse quel che resta, se resta, di quell'esperienza. Però ricordo che quella consapevole lungimiranza che sapeva di non poter scommettere sui tempi brevi, si traduceva in un atteggiamento pedagogico verso gli operai, ad ogni pagina sempre un po' moralisticamente sgridati per la loro scarsa partecipazione alle messe cantate del tempo ( scioperi, manifestazioni politiche, cortei, assemblee...).

Mario Dellacqua

nota. Oltre ad alcuni compagni del Collettivo Lenin di Torino, presenti nella fase di mezzo, al circolo operaio di None avevano partecipato, all’inizio, anche membri di Lotta Comunista, poi il circolo si era reso autonomo. P.B.

 

 

<< Il ciclostilato >>(1971-76)

 

Il gruppo OPERAI-STUDENTI nasce a Perosa Argentina nel 1970 a ridosso delle lotte studentesche del '68 e delle lotte operaie del '69. E' un gruppo di giovani il cui nucleo si può definire di impegno cristiano, che per meglio arrivare alla gente stampa "il ciclostilato" che inizia le pubblicazioni nel nov. 1971. Diventa nel '72 "il punto interrogativo", diminuiscono gli articoli "ecclesiastici" in favore di una maggiore attenzione ai problemi sociali e il gruppo Operai-studenti diventa Collettivo. Aumentano gli argomenti e si approfondiscono le analisi su fabbriche, comune, scuola popolare e problematiche giovanili a livello locale, l'ingiustizia sociale, l'antifascismo, la religione, la scienza a livello più generale. Non mancano argomenti, per l'epoca, poco usuali, il fumetto, la satira, l'inchiesta sui radioamatori, lotte spontanee contro gli aumenti ENEL, mercatini alternativi e via discorrendo. Riprende la denominazione "il ciclostilato" nel nov.1974 per cessare poi le pubblicazioni nell'estate '76. Il finanziamento era dato dall'autotassazione del Collettivo e il giornale era distribuito gratuitamente nelle buche delle abitazioni di Perosa, delle borgate e di Pomaretto. Informazione territoriale quindi, completa.

Veniva, appunto, ciclostilato in un locale dei "Salesiani". Molti i collaboratori, tra i più assidui: Carlo Rol, Piero Polastro, Lucia Dainese, don Piero Borelli, Gianluigi Faure, Roberto Baral, Edgardo Tron, Franco Bergoin, Patrizia Santoro, Valter Bruno, Giovanni Laurenti, Eliana Bouchard, Giuliano Pastore, Ranieri Gariglio, Elena e Franca Bertocchio, Ugo Palmero, Ezio Guglielmino, Silvano Frecci, Celso Cottino, Enrica Giustetto... e molti altri.

Franco Bergoin

 

documento/Il gruppo di Perosa- Gioventù Evangelica – ottobre 72:

 

Sorge a Perosa Argentina, negli anni '68/'69, un nu­cleo di 6 giovani provenienti dalle esperienze del mo­vimento studentesco e strettamente collegati ai grup­pi di Pinerolo. A Perosa però si effettuano solo interventi sporadici, e in genere su avvenimenti che esu­lano dai problemi locali.

Al culmine delle lotte studentesche, il gruppo al­larga in Perosa la sua area di incidenza. Ciò è reso possibile dall'unico strumento che riunisce effettiva­mente i giovani cioè la catechesi: riunione settimanaIe, in cui assieme ai problemi di carattere religioso vengono pure affrontati e discussi quelli socio-politici emergenti dalla riflessione studentesca. Questi incon­tri portano ad alcune attività pratiche - di sensibiliz­zazione e di impegno - come la raccolta della carta.

Per l'anno scolastico '69/,70, il gruppo si prende l'impegno di un doposcuola in una pluriclasse di una borgata vicina; si tratta di bambini di famiglie nume­rose, che non possono essere seguiti a casa.

     Si organizza pure un cineforum per suscitare il di­battito sui problemi politici e sociali.

     Intanto avvengono alcuni fatti che saranno determinanti per una maturazione del gruppo:

     - agli studenti si affiancano alcuni operai.

     - un contrasto molto acuto si sviluppa nei confronti della chiesa locale, dapprima sul modo d'inten­dere la catechesi (non è accettato il metodo della ' ri­cerca '), quindi sul cineforum... Fondamentalmente so­no due modi di porsi di fronte alla verità evangeli­ca, quello della legge e quello dello spirito. Lo scon­tro finisce in una rottura. Il gruppo ripiega su stesso e viene emarginato.

- l'emarginazione comporta una crisi interna, per l'incertezza di una linea teorica e d'azione ben preci­sa. Manca cioè un elemento totalizzante in cui sia pos­sibile la convergenza delle ideologie politiche e della testimonianza di fede.

Si promuove perciò una serie di dibattiti sulla chiesa locale (rilevante la presa di posizione sul signi­ficato della scelta, a Roma, di don Lutte), da cui emer­ge l'intuizione di una chiesa ' diversa', fortemente in­carnata nella storia locale e al contempo testimone di una presenza trascendente. Di qui sorgono alcuni sotto gruppi, di studio e di impegno, quali il gruppo operaio, il gruppo di studio teologico (lettura e commento di Tillich) , il gruppo del cineforum.

Il gruppo che meglio funziona è quello operaio, in quanto la realtà socio-politica zonale presenta nel '71-'72 alcune situazioni critiche relative al problema operaio nelle fabbriche. Da un lavoro di indagine sor­ge l'esigenza di mettere a conoscenza di un pubblico più vasto momenti particolarmente salienti della lotta operaia alla Nuova Fast di Cumiana, alla Gutermann di Perosa e alla Scot di Dubbione. Il gruppo rivela inoltre gli intrallazzi della politica amministrativa nel comune di Perosa.

Contemporaneamente, in collaborazione col gruppo residente di Agape si lavora per sensibilizzare la popo­lazione sulla situazione del Vietnam e per ottenere dei fondi per la campagna del chinino.

Circa ogni mese, il gruppo si è occupato della ven­dita a Perosa del “Giornale di Pinerolo e valli ”, con una bancarella al mercato.

 

Momento catalizzante e di verifica di tutta l'atti­vità, per la quasi totalità del gruppo, è quello della celebrazione dell'eucarestia la domenica sera: nell'a­scolto della Parola e nel confronto con essa; nello spezzare il pane insieme, segno e tentativo di comunità...

Parallelamente vengono effettuati alcuni incontri con la comunità valdese di Pomaretto (serate di preghiera e scambio di esperienze).

Per l'anno '72-'73, il gruppo si sta ponendo 3 diver­si obiettivi che dovrebbero allargare il raggio d'inci­denza nella zona: una scelta di fede, la ricerca del ricambio di persone, la scuola popolare.

1) Ci pare importante riconsiderare il valore del­la preghiera e dell'eucarestia. Forti dell'esperienza precedente, puntiamo ad una celebrazione domenicale aperta, stimolo per un'intensa vita di testimonianza e di fede.

2) Sta sorgendo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani che già ha lavorato nell'estate per la cam­pagna del chinino, ed ora sta per intraprendere a li­vello di scuola media inferiore e superiore un'attività di controinformazione periodica, locale.

3) Su richiesta di alcuni operai, mancanti della licenza di scuola media, è iniziata il 18 settembre '72 una scuola popolare serale, gratuita. Il gruppo si è as­sunto unanime questo impegno, per vari motivi.

E' parso doveroso mettere a servizio degli altri il nostro privilegio di studiare. Stimolante il motivo po­litico: rendere capace l'operaio di acquisire lo stru­mento della cultura per difendersi dallo sfruttamen­to del padrone. Crediamo pure in uno scambio cul­turale, che cioè l'operaio abbia un'esperienza valida da comunicarci. Infine un motivo pratico: senza la licenza di 3° media si corrono grossi rischi, tra cui il non passaggio di categoria (nelle piccole fabbriche), la difficoltà di trovare lavoro, il licenziamento.

 

-dagli appunti di d.Piero Borelli-2002:

(…)PEROSA ARGENTINA

A settembre 1970, dopo una felice estate saluzzese, l'obbedienza religiosa mi destina a Perosa Argentina, nella Val Chisone. (…)

Il gruppo che c'è già in sé (amici, stesso pullman per Pinerolo, stessi ideali e stessi problemi) si ricompone veloce­mente all'Oratorio Salesiano da cui era uscito, e io sono messo in guardia dai miei confratelli. Inizia l'avventura di Perosa. Scuola al mattino, mentre al pomeriggio e a sera l'inserimento è nell'Oratorio. Mi guardo attorno e poco alla volta mi rendo conto che siamo in una parrocchia che non ama i giovani, li tollera a malapena, e in cui non hanno peso. Soprattutto mi rendo conto che entro in un vicolo (all'inizio, cieco) di scelte politiche e sociali che mi forgeranno e per le quali mi trovo impreparato. La guerra del Vietnam unisce giovani studenti e operai in una protesta antiame­ricana. Li uniscono anche il problema delle fabbriche e dei cotonifici, per lo sfruttamento operaio e per quel poco casto connubio tra padroni e chiesa. Invece di ecumenismo, mondo cattolico e mondo valdese si ignorano. Diffuso ateismo giovanile legato all'ideologia marxista. Conflittualità ecclesiale accentuata dalla presenza a Pinerolo della comunità di San Lazzaro. E poi... violenze verbali e sane pastasciutte, Guccini ed escursioni in montagna, Taizè e Agape di Praly si mescolano con assemblee e volantinaggi. Saremo un gruppo. Mai di chiesa, ma con riferimento specifico all'Oratorio Salesiano.

Il sabato sera iniziamo quasi subito la lettura del Vangelo di Giovanni: il 'teologo' è Carlo Rol. Studenti universi­tari e giovani operai, cattolici, valdesi e agnostici insieme: una fusione ideale, con una grossa volontà, su un tema estremamente impegnativo per come viene affrontato. .

Ci si trova in parecchi alla Messa della domenica. Più avanti celebreremo al pomeriggio, un gruppo ristretto: una liturgia viva. più partecipata. con la possibilità della testimonianza e della riflessione all'omelia.

Cineforum, e incappiamo in uno scontro frontale con la Curia di Pinerolo che vieta la proiezione de 'La dolce vita' di Fellini. Non è solo proiezione. E’ vero dibattito, per ogni film. Ricordarlo oggi vien da sorridere: lo scontro è sulla legge.., che uccide.

La realizzazione indubbiamente più significativa è la Scuola Popolare sorta con l'intento di preparare all'esame di Terza Media quanti. per diversi motivi, non hanno preso la licenza da ragazzi. Una scuola in cui il programma, per quanto è possibile, lo leghiamo alla vita reale e lo fondiamo sulla 'storia' dalla parte dei più deboli con le ingiustizie subite, dal passato al presente. I Salesiani mettono a disposizione le aule e i giovani, universitari e operai, fanno il servizio dell' insegnamento, nello stile di don Milani. Si insegna l'alternativa sociale possibile, almeno idealmente. E' una realizzazione veramente bella.

Con la chiesa valdese, e in particolare con il pastore Gustavo Bouchard, organizziamo momenti di preghiera, incontri pubblici e dibattiti, in un clima di rispetto reciproco. La cosa non piacerà alla chiesa che giudicherà il tutto sconveniente sorvolare un rapporto che, ad alto livello, è ritenuto difficile ( per la verità, in quegli anni, quasi fermo) e siamo tacciati di superficialità. Non ci fermiamo. Un anno, mi pare nel '72, il Giovedì Santo partecipiamo anche alla Santa Cena nella comunità valdese ; per quello che può significare, partecipo allo spezzare il pane e al bere al calice,

Ma il nostro handicap fondamentale è di essere comunisti, per quel giudizio del beghinaggio cattolico per cui tutto quel che non rientra negli schemi di sacrestia è comunista.

(,,,) per la giustizia e per la pace si incontrano fede e politica, senza bisogno di supporti ideologici. Pace e giustizia sono le 2 anime essenziali della Scuola Popolare e dei ciclostilati quasi mensili di controinformazione (ricerche sulla realtà operaia delle fabbriche; sul comune di Perosa ; sulla chiesa...). Per questi obiettivi si partecipa ai volantinaggi a Pinerolo (davanti alla caserma, per l'obiezione di coscienza), si sta nella 'tenda' davanti alla Guter­mann e al Cotonificio Valle Susa si fa la bancarella sulla piazza.

Dal '70 al '73. Tre anni densi. Poi il tutto precipita. I Salesiani chiudono l'Opera Salesiana in un clima di grande po­lemica. Qualcuno è contento e respira; molti sono avviliti. La chiesa nel suo insieme esce sconfitta. I giovani conti­nueranno, ma questa è un'altra storia. lo sono trasferito a Cuneo, e questa è pure un'altra storia.

 

(nota. L'ottica di questo breve excursus perosino non rende giustizia a tutto il vissuto di quegli anni, inseriti in un più universale momento culturale e politico. Tutti i nomi significativi e gli slo­gans passano nel piccolo di Perosa. Dai fratelli Kennedy a M.L. King, da Cohn-Bendit a Rudy il Rosso passando per Lotta Continua, giornale e movimento. Leggiamo la Strage di Stato e la riten­go, dopo le esperienze politiche venute alla ribalta in questi anni '90, un testo reale e, nel suo genere, profetico. Cantiamo Contessa, il Rossini, Chiesa di Giovanna Marini - che ancora oggi vado a risen­tirmi , Joan Baez, Kumbayà, Bob Dylan e ricordo le cantate del sabato sera a mezzanotte e la chitarra di Gian, sotto le stelle, seduti attorno a un immaginario falò. Leggiamo Sulla strada di Kerouac, e le allucinazioni di Ginsberg, il libretto rosso, i libri di Giulio Girardi, gli articoli di La Valle. le poesie di Turoldo e i bollettini dell'Isolotto e di Oregina... Non perdiamo i film come Fragole e san­gue, Easy rider, La Cina è vicina, Sacco e Vanzetti, I cannibali, I pugni in tasca, Lontano dal Viet­nam... Il tentativo di leggere Marcuse finisce presto e però ci abbiamo provato. Qualcuno legge i Quaderni piacentini ecc. Discutiamo anche Reich (La rivoluzione sessuale), anche se il 'fate l'amore ma non la guerra' è solo slogan o magari -come prete - non ne sono al corrente. Credo che siamo tutti fondamentalmente seri, anche in questi luoghi comuni. E comunque tutto questo sottofondo culturale che ci accompagna è proprio la 'fantasia al potere' .) d.Piero Borelli

 

1972                                     

Elezioni politiche anticipate in Italia: governo Andreotti di “centralità democra­tica”. Berlinguer nuovo segretario del Pci. Nasce la Federazione Cgil-Cisl-Uil. In Francia socialisti e comunisti si accordano su di un programma comune di governo .Ucciso il commissario Calabresi .Legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare.

In Germania federale varato un decreto che proibisce l'assunzione di elementi “radicali” negli impieghi pubblici.

In Egitto Sadat chiede il ritiro di tecnici e consiglieri militari sovietici. Strage di atleti israeliani ad opera di terroristi palestinesi alle Olimpiadi di Mo­naco di Baviera. Normalizzazione dei rapporti tra Cina e Giappone.

Riprendono a Parigi le trattative per la pace in Vietnam; gli Usa completano il ritiro delle truppe impegnate in combattimenti a terra. Visite ufficiali di Nixon in Cina e in Urss. Scoppia lo scandalo Watergate. Sciopero degli autotrasportatori privati in Cile; decretato lo stato d'emergenza. Si svolge a Stoccolma la prima conferenza internazionale di ecologia. Inizia negli Usa la produzione commerciale di microprocessori.

(da ‘Corso di storia’ di   Giardina e Sabbatucci-Vidotto 1998 –Laterza)

 

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<< Bollettino di collegamento del collettivo operaio

di Perosa Argentina>> (1972-73)

 

Il Collettivo Operaio di Perosa A. si costituisce nel 1972. E' frequentato in prevalenza da delegati e operai della Gutermann, ma vede anche la partecipazione di membri del gruppo residente di Agape e di altri operai di varie fabbriche della zona. L'obiettivo del collettivo è quello di contribuire alla costruzione dal basso di un movimento operaio organizzato. La discussione e la riflessione parte dalle condizioni materiali di lavoro degli operai della Gutermann, fabbrica tessile di Perosa gestita in modo patriarcale, per estendersi ai problemi sociali e sindacali della valle. E' un'esperienza che non si rinchiude in un ambito di paese, ma cerca collegamenti con altre realtà operaie (Chieri, Val Susa, Biellese). Il seguito ed il successo che il Collettivo riscontra all'interno della fabbrica, lo pone in conflitto con i sindacati che lo percepiscono quasi come una organizzazione alternativa in grado anche di dichiarare degli scioperi. Importante è stato il lavoro su "nocività e ambiente" della fabbrica che è stato realizzato grazie all'apporto di due medici (Paolo Ribet e Pierangelo Baschera) ela collaborazione con la CGIL di Torino. Rapporto con studenti e insegnanti ( sia della scuola Popolare che della CGIL scuola), contratti, referendum sul divorzio, condizioni di disagio sociale di un'intera vallata : da tutto questo nasce e vive una riflessione e una presa di coscienza di cui abbiamo documentazione nel "bollettino di collegamento", interamente finanziato dai membri del collettivo e dalle offerte dei lettori.

Beniamino Lami

 

 

<< Il Bollettino – Gruppo controinformazione V.Pellice>>

(1975-77)

 

Nel 1975 , in Val Pellice, un gruppo di studenti, insegnanti e operai facenti riferimento alla sinistra extraparlamentare e al Pci costituirono il gruppo di Controinformazione Val Pellice". Si dotò di uno strumento di informazione : un ciclostilato di circa 8 pagine denominato "Il bollettino" supplemento a "Il giornale di Pinerolo e Valli". Nel 1976 il collettivo cambiò denominazione in "Gruppo di Base val Pellice". Del ciclostilato uscirono 11 numeri e l'esperienza si concluse alla fine del 1977. Le tematiche affrontate da "il Bollettino" erano esclusivamente riguardanti problemi di fabbrica e nelle intenzioni esso doveva servire oltre che per la controinformazione anche per costruire un collegamento tra i vari Consigli di fabbrica e tra le varie situazioni di lotta operaia. Il gruppo de "Il bollettino" organizzò anche incontri per discutere le vertenze e le piattaforme contrattuali ed ebbe un certo peso nelle lotte delle maestranze della Turati contro la cassa integrazione.

"Il bollettino" era distribuito gratuitamente con volantinaggio militante davanti ai cancelli delle fabbriche e alla partenza dei pulman dei pendolari.

Piero Granero

<< Sottopadrone >>(1975-76)

 

Il giornale nasce su iniziativa del Coordinamento operai "piccole boite" vicino alle posizioni dello PDUP da pochi mesi attivo a Pinerolo. Si era nel gennaio 1975. Scopo del giornalino: socializzare esperienze di lotta all'interno delle boite, fornire strumenti conoscitivi e formativi ai giovani di quelle realtà. Accanto alla divulgazione della legge 300 ( lo statuto dei lavoratori), temi come l'antimilitarismo, la scuola, la condizione giovanile ecc)  i problemi del lavoro venivano affrontati in forma di piccole cronache e chiaccherate con lavoratori di fabbriche piccole e grandi. La redazione: Enzo Bellei, Franco Bergoin, Enzo Ferlenda, Dario Rossetto, Valter Chiaraviglio, Claudio Bolla, Fiorangelo Belotti. Gli elementi più politicizzati del coordinamento cercavano anche di colmare il vuoto politico lasciato dal PCI che era per un sostegno alla piccola e media impresa e forse per "non disturbare i manovratori", simile atteggiamento esisteva anche in area sindacale. In ogni caso le energie delle grandi organizzazioni erano concentrate sulla grande impresa. "Sottopadrone" uscì per meno di un anno, all'inizio con una certa regolarità e poi più di rado essendo mutata la composizione del gruppo. Il materiale pubblicato nella prima fase era frutto di inchiesta e sovente steso in forma di dialoghi e critica di alcuni luoghi comuni. Alla fine assomigliava di più al solito materiale sindacale in circolazione. La tiratura, 100 copie a ciclostile, in fascicoli variabili da due a sei pagine. La diffusione avveniva da parte del coordinamento. Fra le fabbriche toccate: la Scot, la Scat, la Biglia; Thor-Fiap, Ferrero, Scap, Bianchi Cromat, Murris, e le tipografie Giuseppini e Alzani. Il giornale era pagato con collette, ciclostilato quà e là , talvolta in Cisl.

Enzo Ferlenda

-dal n°1

"Questo giornalino è fatto da operai del Pinerolese e cerca di essere un po' il termometro della realtà di fabbrica. In questi mesi stiamo aprendo gli occhi...e stringendo la cinghia! L'anno appena cominciato non promette niente di buono: Agnelli che tenta nuova CIG alla Fiat, 192 sospensioni a zero ore di operaie tessili a Perosa, aumento dei disoccupati e della repressione, la DC sempre lì a governare per i padroni. Cosa ne pensiamo noi operai? Questo giornalino serve a provocare la discussione, non è fatto per chi vuole restare a guardare. Sottopadrone si sta bene di questi tempi... sono tanti quelli che si contentano di avere un lavoro! Sottopadrone si ha anche paura di parlare, di rifiutare i discorsi da ruffiani che i capi e "la stampa" ci mettono in bocca ogni giorno. Sottopadrone si dà la colpa delle "cose che non vanno" al sindacato, agli scioperi ecc... i padroni invece non li tocchiamo: poverini, sono in difficoltà.

Noi non vogliamo lamentarci. Quanti si sono mai scomodati per andare fino al sindacato, alle assemblee di quartiere o del paese, in sezione del partito per mettersi in contatto con altri compagni?

Sottopadrone si è tentati di farsi ognuno i fatti suoi. Questo non ci va: coi piedi per piantati per terra, nelle boite e nelle fabbriche, vogliamo parlare dei nostri problemi e dei nostri bisogni.

SOTTOPADRONE NON CI VOGLIAMO RESTARE....

 

dalle posizioni dell’esecutivo nazionale dello Pdup-gennaio ‘76

“(…) La crescita sociale e politica della lotta contro la DC e l’assetto capitalistico, che la DC , da trent’anni nel nostro paese concretamente rappresenta, deve esprimersi ormai in una  nuova direzione dello stato sotto l’egemonia del movimento operaio. Il problema dell’assunzione del governo da parte delle sinistre è posto e con esso l’inizio di una svolta radicale degli indirizzi e dei meccanismi di fondo del sistema sociale e politico. (…) Dopo di aver analizzato la situazione del PCI, del Psi  e del sindacato e presentato un programma di governo, prosegue: (…)”Condizione di questo programma è che le grandi masse che hanno pagato la crisi e subito il vuoto di una politica capace di fronteggiarla da sinistra, gettino tutto il peso del loro movimento; sostengano e controllino, siano promotori e controparte, battendo l’attuale seprazione tra quadro politico e scontro sociale.”(…)

<< Vallecontro >>(1977-80)

 

Era il periodico del gruppo di Democrazia Proletaria di Villar Perosa. Era un giornale "artigianale" uscito prima in ciclostile e poi a stampa tra il '77 e l'80. Molto legato alle questioni locali e amministrative. Nel gruppo c'erano Dario Storero, Roberto Prinzio, Paolo Ferrero, Enrica Rochon, Marco Freiria, Frairia Elisabetta e Stefania. Nell'80 Storero è entrato in consiglio con la minoranza PCI come indipendente e Prinzio nell'85. All'inizio del giornalino si erano chiesti se non era meglio collaborare con "il giornale di Pinerolo e valli" e poi avevano scelto di fare in proprio. Alcuni numeri erano usciti insieme al Collettivo di Perosa. Alla fine invece era già nato Cronache e avevano rifiutato di collaborare non avendo ottenuto una pagina in proprio. Il giornale veniva regalato.

Roberto Prinzio

<<Collettivo operaio Fiat Rivalta>>1978-79

 

Mentre il Coordinamento autonomo Operaio Fiat dell’area torinese sembra un organismo stabile e delineato con produzione di documenti ed elaborazione di temi, che poi si ritrovano all’interno del C.o.Fiat Rivalta, questo si muove su cose per lo più quotidiane, senza apparente espressione di linea politica all’interno. Il C.O.Fiat Rivalta raccoglie negli anni 78-79 alcune decine di operai ed ha un certo seguito nelle officine. Avrà un peso nelle forme di lotta del contratto dei metalmeccanici del 1979, con il blocco degli straordinari e i blocchi stradali intorno allo stabilimento. In dissenso su molti punti della piattaforma contrattuale, ad un certo punto della lotta spingerà per accelerare la conclusione, per pagare con meno ore di sciopero un risultato ritenuto deludente. Essendo la Fiat Rivalta  il più grande stabilimento metalmeccanico della cintura torinese, risente della acutezza dello scontro ed offre terreno specie fra i nuovi assunti per lo sviluppo delle pratiche dell’autonomia, non attiva nelle altre aziende del pinerolese anche se diffusa nel sociale.Tre su quattro dei licenziati delle Presse di Rivalta fra i 61 dell’ottobre 1979 erano membri del C.o.Fiat Rivalta. Uno attualmente è ancora in Francia rifugiato perché imputato di reati.  (In aprile e poi in dicembre del 1979 su scala nazionale si attua in Italia l’attacco repressivo contro Potere operaio e l’Autonomia).

Il C.o.Fiat Rivalta  diffonde in officina anche  dei giornali nazionali, come ‘Behemoth’, I Volsci, Senza Tregua e produce dei suoi ciclostilati. In un volantino all’inizio del contratto,  intitolato ‘Contro le categorie per unirci contro i padroni’ scrive: “Noi del Collettivo operaio crediamo che le categorie possono ridursi al massimo a due o tre, una dove si concentri la stragrande maggioranza degli operai, le altre due per quei pochi rimasti operai e impiegati professionalizzati”. In un altro durante le lotte,  intitolato “ Contro gli attacchi della direzione Fiat allarghiamo e induriamo la lotta operaia nelle officine , la lotta contro l’aumento dei ritmi, contro l’arroganza dei capi, per i passaggi automatici di categoria” scrive: “18 lettere di ammonizione contro operai e delegati: Di fronte a questa ennesima provocazione della Direzione Fiat nelle giornate del 28 e 29 maggio è montata in modo crescente l’ondata della lotta operaia. In molti reparti la forza operaia ha colpito i macchinari e impartito una dura lezione ad alcuni capi (alle presse 12 giorni di CTO per un capo). I cortei hanno visto una massiccia presenza operaia.” Un altro volantino dopo il contratto, a settembre 1979, intitolato ‘Ordine e produttività’ conclude: “- Contro l’aumento di produttività che vuole dire più sfruttamento e miseria per noi e più profitti per la Fiat; - contro l’inganno del PCI che agisce in fabbrica per persuaderci al programma di austerità e a ‘valutare obiettivamente’ caso per caso la repressione di Agnelli nelle trattative con la Direzione: per far fuori tutti gli operai scomodi che si ribellano ai programmi di cogestione;- contro quei sindacalisti e delegati che sostengono l’imparzialità dello Stato e ci spingono ad avere fiducia nella magistratura e nella polizia”.

Il 9 ottobre la Fiat attacca 61 lavoratori Fiat e poi blocca le assunzioni. Un volantino firmato FLM-CgilCislUil Torino comincia così: “ Martedì 9 ottobre la Fiat ha mandato a 61 lavoratori le lettere di sospensione che preludono al licenziamento. Le motivazioni sono generiche: prestazione non diligente, non corretta e in malafede, comportamenti non rispondenti ai principi della civile convivenza nei luoghi di lavoro. Nelle dichiarazioni successive l’azienda spiega che la Fiat è diventata ingovernabile a causa delle lotte contrattuali, tentando di introdurre un clima di sospetto attorno alle lotte sindacali in fabbrica in quanto creano le condizioni sulle quali il terrorismo si inserisce. Le OO.SS. nazionali e torinesi ritengono inaccettabili come motivi di licenziamento, a termine di contratto e di legge, le contestazioni della Fiat.(…)proprio perché rigorosamente impegnate nella lotta contro il terrorismo, ed ogni forma di violenza, respingono il tentativo della Fiat di confondere le lotte dei lavoratori con gli atti di terrorismo che hanno colpito la Fiat, ma anche, è bene ricordarlo, il movimento dei lavoratori rifiuta di collegare l’azione di massa, singoli episodi di violenza, l’assunzione di giovani ed i loro comportamenti in fabbrica con il terrorismo stesso(…)

I collettivi operai Fiat rispondono con un volantone che dice fra l’altro:”Chi è stato colpito. Pochi l’hanno detto, molti fanno finta di ignorarlo. La Fiat ha colpito attraverso le figure individuali di 61 compagni un intero settore di classe che ha avuto gran peso nella lotta operaia in fabbrica. (…)Una storia che rappresenta realmente le condizioni, i comportamenti e gli obiettivi dell’altro movimento operaio. Che pur nelle sue mille ombre, nei contradditori atteggiamenti, ha rappresentato partendo proprio dai reparti Fiat la rottura storica con il revisionismo e coi partiti(…)

All’interno del collettivo convivono molti simpatizzanti dell’autonomia ma anche operai di provenienza marxista, come quelli che avevano diffuso all’inizio del ‘79 un documento di 7 pagine di ‘Critica al bollettino del coordinamento operaio autonomo Fiat relativo alla ipotesi di piattaforma dei metalmeccanici’-  da cui è tratto il brano seguente:

(…)Cosa abbiamo voluto mostrare compagni? Abbiamo voluto mostrare che i termini delle questioni che pongono gli economisti del capitale vogliono nascondere la verità dei fatti. E i fatti non sono certo ‘l’assistenzialità’ dello stato che ‘brucia’ risorse a favore degli operai, e per cui oggi c’è la crisi. La crisi, compagni, questa crisi, di cui voi non parlate mai, di cui non spiegate mai la causa e la natura, privando così la classe operaia, i vostri compagni di lavoro di un fondamentale strumento di chiarezza per tutta la classe operaia, perché è proprio la classe operaia la prima ad avere interesse a capire questa questione, in quanto la prima ad esserne colpita, e a pagarne le conseguenze; e su questa questione poi lasciate spazio alle teorie opportuniste e riformiste per recuperare la istintiva ma insufficiente ribellione di classe.

Di questa crisi, dicevo, che è e deve essere la base di tutte le questioni economico politiche della classe operaia, ora vogliamo brevemente parlare.

Questa crisi ha fatto crollare tutti i miti e le illusioni di sviluppo progressivo del sistema capitalistico e del suo modo di produzione, tanto sbandierati dai riformisti con ‘le grandi conquiste’ ottenute dalla classe operaia e, alla fine del sogno, ci ritroviamo con loro al Governo e ben saldi in posti dell’apparato dello Stato, e noi, come operai, a non aver garantito neanche il livello minimo di sussistenza. Questa crisi, come quelle precedenti del mondo capitalista, è prodotta dallo sviluppo stesso del regime capitalistico ed investe il carattere anarchico e concorrenziale del suo modo di produzione. E precisamente è l’eccessiva produzione che il capitale immette progressivamente nel mercato internazionale, che si è accaparrato nella fase precedente in concorrenza con gli altri gruppi capitalisti. Questo prodotto in eccedenza, che non si riesce a vendere per i limiti del mercato, provoca una stagnazione del mercato, quindi il blocco della produzione, i macchinari si fermano perché  hanno prodotto troppo rispetto a quanto il mercato poteva assorbire, le prime fabbriche chiudono, agli operai salariati viene tolto, con il lavoro salariato, ogni possibilità minima di vita. (…)”

 Dopo il 1979 il C.o.Fiat Rivalta si sfalda, condividendo poi la sorte dei 23.000 messi in cassa integrazione a zero ore nel 1980 durante lo sciopero dei 35 giorni (all’inizio la Fiat voleva licenziare 14.469 lavoratori) e grazie anche alla marcia dei capi. La ‘pulizia’ nei reparti, attuata dalla Fiat ottiene due risultati: riportare ‘l’ordine produttivo’ e ridurre la produzione – come imposto dalla crisi di sovrapproduzione. Quella direzione che prima aveva cercato con la maggioranza dei dipendenti di lasciare qualche scappatoia , per conservare con una parte l’immagine del ‘buon padrone’, (mentre via via schedava e emarginava coloro che non si piegavano ) colpiva poi anche i quadri intermedi negli anni Novanta e infine giungerà a smantellare le produzioni  di interi stabilimenti. Ma questa è storia di oggi.[2]    

P.B.

<< Il collettivo operaio di informazione>> -FiatMVP

 

Nato verso la fine del '79 dall'incontro di alcuni operai, col passare dei mesi aveva prodotto i primi volantini e organizzato riunioni saltuarie a Perosa con una ventina di persone. Alcuni erano delegati, finiti poi fuori del cdf per forzature in trattativa a proposito del lavoro di sabato. A un certo punto la Fiat mise in CIG a zero ore una trentina di operai col pretesto della riduzione di produzione della Delta. Fra questi buona parte degli operai legati al collettivo. Il collettivo restò operante quindi per una paio d'anni ('80-'81).

Il bilancio dell'intervento in fabbrica riportato di seguito spiega alcuni dei temi toccati. Fra i membri iniziali Paolo Ferrero, Beppe Capitani, Bruno Galbiati, Roberto Zago- che disegnava le vignette.

Paolo Ferrero

 

Volantino del 25/11/81

BILANCIO E VALUTAZIONI DOPO 2 ANNI

Sono quasi due anni che come Collettivo Operaio di Informazione abbiamo iniziato a riflettere sui problemi dell'officina e della classe operaia più in generale, sopratutto su come si fa a contrastare l'attacco che i padroni, validamente spalleggiati dal governo, stanno facendo alle conquiste che la classe operaia ha fatto in fabbrica e nella società in questi 10 anni. I volantini del collettivo segnano un po' i passi di questa offensiva del padrone, cerchiamo di ricordarli brevemente:

il primo volantino, fu sui 61 che la Fiat licenziò nell'ottobre 1979. In quel volantino denunciammo che la manovra della Fiat non aveva nulla a che fare con la lotta al terrorismo, ma che invece si faceva un attacco tutto politico al movimento operaio. criticavamo anche le posizioni del movimento sindacale prese perchè non aveva capito la portata dell'attacco ( che oggi è evidente a tutti) e creava divisioni tra i licenziati.

Durante i 35 giorni di lotta dell'autunno scorso uscimmo con due volantini, che cercavano, da una parte di fare un po' di luce sulla crisi dell'auto e, dall'altra, insistevano sulla necessità di non rimanere "chiusi in fabbrica", con il rischio di isolarsi. Tant'è vero che questi volantini, oltre che ai cancelli della Fiat furono distribuiti anche al mercato di Perosa e agli automobilisti che transitavano sulla statale, la domenica mattina durante il blocco dei cancelli.

Il quarto volantino fu fatto in seguito alle 18 denunce che erano arrivate ad altrettanti compagni della Fiat-MVP. Questo volantino convocava anche un'assemblea pubblica sul tema della repressione in fabbrica, assemblea che si svolse a Villar con un buon successo ( più di 60 persone).

Il quinto volantino fu sui referendum di maggio e aveva lo scopo di far vedere come la lotta in fabbrica è legata alle battaglie per la democrazia ( ergastolo e legge Cossiga) e alle battaglie portate avanti dal movimento delle donne (aborto).

Gli ultimi due volantini sono stati fatti sul grosso attacco che la Fiat sta facendo oggi in fabbrica, con "i livcenziamenti volontari", l'uso indiscriminato della CIG ecc,: e cercavano di fare un po' di chiarezza su cosa è veramente la crisi dell'auto oggi.

L'ultimo volantino cercava di partire da uno dei problemi che abbiamo oggi in fabbrica, il fatto che la Fiat ha scelto una singolare forma di riduzione d'orario ( e anche di salario) non lasciando più entrare chi arriva in ritardo al mattino, per farci sopra qualche considerazione.

Questo Collettivo, aperto a tutti, formato da gente di diversa estrazione politica e sindacale ( vi sono rappresentate più posizioni interne alla sinistra e al sindacato) ha come obiettivo quello di far discutere e cercare possibilmente le soluzioni ai problemi della classe operaia. Non è nostro obiettivo creare delle spaccature, non ci vogliamo porre in contrapposizione con sindacato e cdf.

<<Bagnolo notizie>>(1985-91)

 

Pubblicazione a cura della lista di sinistra di Bagnolo. Esce ogni due mesi dall'85 al '91, in tutto 25 numeri. Il formato : 4 pagine protocollo in fotocopia, supplemento del quindicinale torinese "Primo piano". Veniva venduto la domenica nel paese o inviato ad abbonati. Nella redazione : Luigi Fenoglio, MariaElena Ariaudo, Lino Piccato, Lidia Vottero, Riccardo Berrone, Roberto Celebrano, Gosso Marco, Adriana Ribotta.

Nel primo numero così si spiegano le ragioni della pubblicazione:

"(...) non sarebbe tempo sprecato rivolgersi ai comunisti per sapere qualche cosa sui comunisti (...)siamo persone del P.C.I. e di D.P., candidati e simpatizzanti della lista di sinistra che si presentò a Bagnolo nelle scorse elezioni; e il nostro progetto è dar vita a un piccolo giornale nel quale informeremo ( di prima mano, finalmente!) i cittadini di Bagnolo di cosa pensiamo, di cosa faremo (...) forse troveremo anche qualche spazio per collegare le notizie e i commenti relativi alla vita politica del nostro comune con le prospettive più ampie della vita politica dell'Italia e del mondo."

Luigi Fenoglio

 

dal n.22- ottobre 1989

La rivoluzione del 1989- Una rottura necessaria con il passato, per scegliere il futuro – di Luigi Fenoglio

 

Per noi e per la sinistra italiana, che il socialismo realizzato fosse carente di democrazia, di certo non è  una scoperta di questi tempi in seguito agli sconvolgimenti politici dei paesi dell’Est. La lotta del ’69 e la primavera di Praga assieme alla rivoluzione culturale in Cina fece nascere nel nostro paese una nuova sinistra e un dibattito generale su come superare i limiti del capitalismo ed ottenere più democrazia. Fu un’esperienza che non risolse molti problemi ma che lasciò un segno nel comportamento di molti, oggi la delega. ai partiti è diminuita e molta gente desidera avere la conoscenza e la possibilità di dire la sua anche su avvenimenti grandiosi come quelli cui sta assistendo. Perciò pensando di contribuire alla discussione vorrei fare alcune considerazioni.

La crisi dei paesi dell’Est non è solo, come tutti sanno, una crisi di democrazia, ma è soprattutto una crisi di un sistema produttivo farraginoso e burocratico che man mano che ha visto aumentare i consumi ha mostrato i suoi pesanti limiti. Oggi molti parlano e discutono di questi avvenimenti, ed il nostro Governo studia come aiutare economicamente questi paesi, tutto ciò in un insieme che esprime più che altro una glorificazione conservatrice dell’esistente. Per cui si parla poco dei profondi squilibri economici determinati dallo sviluppo ineguale tra paesi a capitalismo avanzato e quelli in via di sviluppo, del sempre più elevato numero di persone sulla soglia della povertà o dell’alienazione (droga ecc.). Inoltre quando si parla di democrazia spesso e volentieri ci si ferma alla sua espressione parlamentare e non si fa cenno che questa si blocca alle porte dell’impresa privata, permettendo alle grandi multinazionali di spadroneggiare nei confronti dei governi nazionali. Ciò credo dimostri che i problemi esistono sia ad Est sia ad Ovest, e che fintanto che ci sono queste profonde divisioni in classi e in aree geografiche, la ricerca di socialismo (‘ socializzazione dei  mezzi di produzione  e distribuzione sociale dei beni prodotti’- dal dizionario Devoto-Oli) è oggi più necessaria che mai considerato anche la gran quantità  d’energia liberatasi nell’Est a seguito della rivoluzionaria perestroika Gorbacioviana.

Per discutere ci vuole serenità perciò occorre creare un clima adatto ponendo fine alla guerra fredda in modo definitivo, e accentuare le lotte per il disarmo unilaterale e totale dell’Italia e per lo scioglimento della NATO e del Patto di Varsavia.

C’è inoltre bisogno di una profonda discussione per ridurre la dipendenza  e la rapina cui sono sottoposti i paesi in via di sviluppo da parte dei paesi capitalisticamente più progrediti, così da offrire a tutti la possibilità di uno sviluppo fondato sui bisogni e sulle libere scelte dei popoli. Al riguardo della democrazia occorre, ricercare a partire dalle società con alto livello dei consumi, come delegare le grandi scelte economiche ai popoli e non alle multinazionali trasferendo i loro poteri al controllo popolare per mezzo di un sistema pluralistico-parlamentare, mentre con le nuove  tecnologie informatiche ed il mercato si deve dare ai cittadini la possibilità di esprimere pareri sulla qualità e quantità dei prodotti necessari, in sintesi una proprietà privata controllata in modo progressivo al suo livello di sviluppo.

Oggi non mancano gli stimoli politici, e gli spunti per il  dibattito, di certo questo non è un momento per conservatori, i cambiamenti nel PCI sono coraggiosi e fanno chiarezza nel panorama politico italiano tuttavia non hanno ancora attivato la discussione sui grandi temi, anche perché lo PSI e la DC per il momento risono limitati a dire ‘avevamo ragione noi’.

Oggi i lavoratori sfruttati e spremuti dal padrone e dal governo, condizionati nei consumi e nelle idee dal bombardamento continuo dei mass-media guarda  caso concentrati nelle mani di Agnelli e Berlusconi, hanno il compito di reagire e non lasciare questa discussione nella mani dei conservatori. Bisogna riempire di contenuti veri la democrazia sbandierata e chiarire che lo

sviluppo economico occidentale sebbene abbia ottenuto performance migliori di quelle dei paesi dell’Est, non può essere un modello, ma anzi va considerato come produttore possibile di gigantesche crisi economiche, e di profondi danni ambientali al mondo in cui viviamo.

In conclusione mi sembra che è morto un tentativo di realizzazione del Comunismo, ma non sono cambiate le condizioni che lo hanno generato, perciò evidenziato che ad Est e ad Ovest si sono fatti grandi errori, non c’è motivo di vergognarsi di essere comunisti, di fronte a queste trasformazioni è necessario rompere il continuismo con il passato, ricercare e capire i cambiamenti, per farvi fronte, e se possibile evitare i pesanti suggerimenti che pervengono da un potere economico sempre più monopolistico e potente.

<<gruppo di Preparazione Politica (Pre. Pol.)>>

 

La nascita del gruppo di Preparazione Politica (Pre. Pol.) nel gennaio 1986  fu un’intuizione felice,  innovativa e “rivoluzionaria” per quei tempi, di Alberto Bourlot. Intorno all’idea di costituire un gruppo di amici che avrebbero osservato dall’esterno (almeno nelle fasi iniziali) la vita della politica si coagularono 7-10 persone, tutte appartenenti a uno dei gruppi giovani allora operanti nella Parrocchia Madonna di Fatima di Pinerolo. Si tenga conto del fatto che, politicamente parlando, erano i tempi del governo Craxi, in piena epoca pentapartito e sia a livello nazionale, sia a livello locale le decisioni della politica e la formazione della “future” classi dirigenti passavano solo e sempre attraverso le segreteria dei partiti. Solo negli anni successivi si tornò a parlare di movimenti autonomi dai partiti, liste civiche, di attività prepolitica e società civile. Si era 7 anni prima di tangentopoli e in piena Prima Repubblica. Questo spiega la rivoluzionarietà dell’idea di Bourlot (che si ispirava, tra l’altro, alle riflessioni sul potere e sulle sue distorsioni ad opera del dissidente e futuro presidente ceco Vaclav Havel): ci conosciamo e ci prepariamo alla vita politica insieme, come gruppo di amici evitando le liturgie partitiche dei tempi e la necessità di schierarsi con uno o contro l’altro. In altre parole, l’essere autenticamente amici, spesso idealmente divisi e anche schierati per idee politiche diverse, dava a ciascuno la certezza di avere, grazie al rapporto di amicizia, un confronto vero, anche duro, ma mai inquinato da necessità di schieramento o da mille altre distorsioni legate alla gestione del potere. Con regolarità, gli incontri erano previsti una volta alla settimana, nei locali della Parrocchia e autogestendosi, queste persone iniziarono a capire l’importanza dell’impegno politico e sociale attraverso lo studio e la lettura dei documenti relativi alla dottrina sociale della Chiesa, alla luce degli scritti di Lazzati, un cattolico democratico che dell’impegno sociale e politico fece la traccia della propria vita. Ma, solo lo studio e la riflessione non erano sufficienti e perciò vennero gli incontri con le associazioni sindacali del Pinerolese, con tutti i partiti politici dell’epoca (tutti proprio tutti dal PLI al PCI), l’impegno a verificare l’attività svolta dai consiglieri comunali in seno al Consiglio Comunale stesso, l’organizzazione di incontri pubblici informativi per tutti i cittadini (storici, come partecipazione di pubblico, furono quelli organizzati con Giampiero Leo, ora assessore alla cultura della Regione Piemonte e quelli conoscitivi per i Referendum sull’abolizione delle preferenze e “anti-partitocrazia” del 1991 e 1992), la partecipazione anche con scritti sul giornale locale (Eco del Chisone) al dibattito politico degli ultimi anni ottanta e primi anni novanta.

L’esperienza formativa di quegli anni fu importantissima poi per gli impegni politici successivi di alcuni partecipanti al gruppo. Alberto Bourlot fu presidente della FUCI (Federazione Universitari Cattolici) negli anni di studio presso l’Università Cattolica di Milano. Elvio Rostagno, venne eletto come indipendente nelle liste della DC nel 1991 e fu Assessore ai Servizi Sociale negli anni 1992-1996. Nel 1996 propose anche la sua candidatura a Sindaco di Pinerolo come capofila di una lista formata dal PPI (Partito Popolare Italiano) e da una lista civica nello spirito dell’Ulivo di Prodi. Gianluca Aimaretti fu il primo segretario cittadino del PPI (dal 1994 al 1996) e con la sua azione spinse il PPI di Pinerolo verso l’Ulivo e il centrosinistra contrario alla politica pro-Berlusconi dell’allora segretario Buttiglione.  

Oltre agli aspetti più prettamente politici, di quell’esperienza è rimasta soprattutto l’esperienza di amicizia e condivisione, che fu la dimensione centrale della vita del gruppo. Inoltre l’aver condiviso lavoro, riflessioni ed esperienze hanno accesso in alcuni dei partecipanti al gruppo la passione per la vita sociale e politica che probabilmente continuerà a costituire parte importante della vita di ciascuno di noi.    

Elvio Rostagno, Gianluca Aimaretti