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gruppi di base |
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<<Comitato operai studenti>> notizie
ricavate da
il giornale di
pinerolo e valli 20
dicembre 1969 L'azione
si muove in due direzioni parallele: da un lato
la pubblicizzazione delle lotte
con l'impegno ad una chiara solidarietà politica. Il Comitato non
vuole trasformarsi nella S. Vincenzo operaia. Per questo sono stati
distribuiti volantini in città, specie dove non era stato possibile
parlare in chiesa. Inoltre si è
cercato di "contattare" gli impiegati, non certo i crumiri
irrecuperabili, ma coloro che non si muovono solo per paura o perchè
sono pochi e divisi: in un volantino si ricorda la condizione
dell'impiegato del tutto privato di potere, ridotto ad un ingranaggio
sempre meno importante nell'azienda, costretto a pagare con la rinuncia
costante alla propria dignità i pochi privilegi che il padrone
concede per dividerlo dall'operaio. Un altro volantino è stato rivolto agli
operai non metalmeccanici, per ricordare che la lotta non è
settoriale, ma investe ormai tutta la società, e con una valutazione
degli attentati di Milano “ ultima risorsa della reazione di fronte
all'unità operaia per seminare confusione e accreditare soluzioni tipo
"colonnelli greci"”. Inoltre si condanna l'atteggiamento di
chi (padroni, uomini politici, leccapiedi dei padroni) mette sullo
stesso piano la violenza dei fascisti e quella degli operai che si difendono
dallo sfruttamento. Infine
un altro volantino è stato dato agli studenti,
per sottolineare l'unità della lotta nella, fabbrica e nella scuola.
A tutti" questi gruppi si è chiesto anche un contributo
che manifesti concretamente la solidarietà. Altri
interventi sono stati fatti al campo sportivo e al, Cineforum. Frattanto
alcune comunità cristiane hanno già raccolto e versato il loro
contributo al comitato, mentre l’impegno di solidarietà continua.
– 4
gennaio 1970 Il
Comitato non cessa certo la sua attività con la firma del contratto
dei metalmeccanici; esso è sorto con lo scopo di pubblicizzare le lotte
ed evitare che queste restino confinate all'interno delle fabbriche e
siano squalificate dai giornali padronali che le presentano invariabilmente
come “agitazioni" spesso “promosse da - sovversivvi”. Contro
queste manovre occorre difenderci e cercare di ricostruire l'unità di
tutti i proletari che il sistema dei padroni sfrutta ed opprime a vari
livelli nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri ed anche inganna in
modo continuato distorcendo i fatti attraverso i cosiddetti “ mezzi
d'informazione ". Su
questi problemi si è svolta sabato 27 una approfondita discussione che
ha portato ad alcune scelte concrete: 1)
sui fatti di Milano che sono
stati usati dai padroni per lanciare una vera" caccia alle
streghe" contro coloro che lottano e che sono stati messi sullo
stesso livello dei terroristi, e sull'attuale
situazione politica' caratterizzata da una violenta campagna di
repressione che utilizza in pieno gli strumenti forniti. dal codice penale
fascista del 1930 tuttora in vigore, si è deciso di distribuire un
volantino per controbattere la campagna di menzogne volte a destare
paura e a far accettare questa situazione come normale. 1)
si prenderanno dei contatti
con gli operai tessili in vista delle lotte per il rinnovo del
contratto nazionale della categoria con particolare attenzione alÌa
situazione dell'ex-CVS di Perosa attorno al quale si è sviluppata la
farsa che ha portato alla vendita degli stabilimenti all'ETI. <<Bollettino del Comitato di base di Cavour>>76-90E'
stata ristampata nel luglio ‘94 la raccolta del bollettino, nato nel
1976, con cui Il Comitato di base si rivolgeva alla popolazione di Cavour.
Il CdB era sorto nel 1974, facendo seguito ad una fase più spontanea di
controinformazione. Il CdB si riuniva il venerdì sera nella Pro Loco di
via Giolitti. Il bollettino usciva alcune volte l'anno come supplemento al
Quotidiano del lavoratori, giornale nazionale di Avanguardia Operaia.
Rispetto al problema amministrativo ci si diceva non interessati alla
partecipazione alle elezioni. Gli argomenti del giornale erano locali e
nazionali, toccavano anche temi religiosi. Fra
i collaboratori Gianni Allasia, Silvio Arena, Giancarlo Avanzi, Paolo
Berardo, G.P. Bessone, Guido Fabbre, Domenico Ghiradotti, Giovanni
Magnano, P.F. Manavella, Adriano Picco, Carlo Degiovanni. Si aggiunsero
poi Marco Bertinetto, Anna Grammatico, Franco Turaglio e altri. Dal
dicembre del 1977 veniva stampato in offset in via Rolando a Torino. Nell'80
il cdb presentò una lista alle elezioni comunali : "Comitato di Base
Indipendenti di sinistra" ottenendo un seggio e collocandosi
all'opposizione. Il giornale intanto usciva come supplemento a "Tempi
di fraternità" e dal maggio '84 a "Cronache del
Pinerolese". Nel novembre 1984 cambiava nome divenendo "Cavour
Notizie", a cura del PCI e del Comitato di base, come primo
terreno di lavoro unitario, in vista di una futura unità d'azione.
Infatti alle elezioni del 1985 la lista è comune: PCI- indipendenti di
sinistra. Il periodico infine esce nel 1989 a cura della sezione PCI di Cavour, supplemento de "Il Pinerolese" ma è ormai giunto alla fine della sua esperienza e buona parte del gruppo si è sciolta. Ultima esperienza la lista "Amministrare insieme" del 1990. Carlo Degiovanni << Il notiziario del Gruppo di Rinnovamento>> A
Bricherasio negli anni '69/'70/'71 un gruppo dell'oratorio pubblicava un
giornalino. Uscirono sulla pubblicazione le prime critiche
all'amministrazione DC. In seguito alcuni entrarono in consiglio comunale
come minoranza. Più tardi ancora si costituì, man mano che ci si
spostava a sinistra, il Gruppo di Rinnovamento, che pubblicò un
"Notiziario del G. di R.". Uscì in varie vesti, dal ciclostile
alla stampa tipografica. La periodicità era legata alla presenza di
problemi e agli interessi locali. Usciva come supplemento a giornali della
sinistra (Cronache, La luna ecc).Veniva inviato per posta e in seguito
consegnato a domicilio in tutte le case. Il Gruppo costituì anche una
Associazione a scopo culturale e ricreativo e tuttora è presente in
amministrazione a Bricherasio come minoranza. E' scritto nella testata del
numero uscito a febbraio dell'89: "L'associazione
si propone di essere partecipe e di rendere partecipe la popolazione alla
vita sociale del territorio in cui opera: quindi contribuire alla crescita
culturale e politica, promuovere l'uso del tempo libero intendendolo come
spazio in cui vivere esperienze aggreganti e come momento che permette un
impegno realizzante consapevole e creativo". Fanno
parte del gruppo fin dall'inizio Mario Garnero, Sergio Fasano,e Giacomo
Marcello, Lilli DiMartino che si è allontanata. In seguito : Claudio
Gerlero, Enzo Ferlenda, Gemma Boaglio, Flavia Scapicchio. La sede in via
Vittorio Emanuele 43. Scorrendo
i vari numeri si nota la massiccia presenza di temi legati a Bricherasio e
il controllo accurato delle attività del Consiglio Comunale; poi rubriche
sulla previdenza, il sindacato, la scuola, il fisco, la droga, l'ambiente,
l'alimentazione. Il
giornale ultimamente è uscito in modo episodico. Gemma
Boaglio << La voce del padrone >>(1971-75) E'
il " bollettino politico interno di documentazione per il confronto,
il dibattito e la lotta" che il "Circolo Operaio" di None
fa uscire a partire dall'autunno '71 fino al giugno del '75. La cadenza
dal 1973 era settimanale e il foglio vedeva la luce su carta ciclostilata.
Titoli e vignette erano disegnati sulla matrice, perchè costavano di meno
di quelle in uso per incisore elettronico, usate solo più avanti e in
rare occasioni. La tiratura si aggirava sulle 150 copie, tutte
prevalentemente distribuite e vendute a cento lire a copia negli
stabilimenti Indesit di None e Orbassano, dove il gruppo interveniva con i
suoi militanti nel dibattito sindacale e politico. Tutto
cominciò con la vertenza aziendale Indesit del '71: i 6 mila e fischia
produttori di lavatrici, televisori, frigoriferi ecc si lanciarono in una
lotta durata tre mesi per ottenere pause nel lavoro di linea, sostituti
assenti, rotazione e qualifiche, superamento del lavoro al sabato. Una
manodopera prevalentemente femminile, di recente formazione e di scarsa
tradizione sindacale, si trovò a misurare il peso politico della sua
partecipazione al lavoro produttivo nella grande industria. Che il lavoro
produttivo c'entrasse con la politica era una cosa mai vista da quelle
parti, o mai saputa, o dimenticata: (ri)vedersela tra i piedi suscitava
uno strano effetto di spaesamento che generava o rifiuto conservativo o
entusiatica adesione. La
ben nota miscela di metalmezzadri, ex braccianti del sud, immigrati dal
Polesine, reduci dalle grandi fabbriche e dalle miniere di Francia e
Germania, a contatto con la curiosità delle avanguardie studentesche
produsse una domanda di informarsi e di trovarsi cui
il circolo diede una sua
risposta. Si partì dallo studio delle voci della busta paga ( il
premio collettivo orario fu l'argomento del primo opuscolo), si fece una
capatina sul problema dei trasporti, poi dei prezzi e dei costi della
scuola (gratuità dei libri di testo).Importante fu l'iniziativa contro la
nocività dell'ambiente di lavoro: in collaborazione con alcuni medici si
rilevò la presenza della trielina nelle urine di operai. Si ottenne la
modifica di impianti e si riuscì a fare visite mediche a gruppi di operai
interessati al problema. Come
era fatale si finì dalle parti del Cile, del VietNam e del comunismo
eretico e ribelle della nuova sinistra. Mentre procedeva la produzione
settimanale del giornalino, alcuni operai e studenti lessero per la prima
volta in gruppo Il manifesto dei
comunisti del 1848, Lavoro salariato e capitale, Salario prezzo e profitto
di Marx. Alle
riunioni che si tenevano in via Stazione 134, partecipavano con regolarità
operai e operaie come Bruno Redoglia (orso), Piero Baral, Luisa Melega,
Giovanna Baffa, Battista Raimondi, Alfredo Crolle, Mauro Sorrentino, poi
una fauna di studenti universitari presto fuori corso come Mario Dellacqua
e Nello Petrossi, insegnanti della media di None come Anna Garelli e
dirigenti torinesi del Collettivo Lenin come Sandro Guiglia. Chiedo scusa
per le dimenticanze. Ottimi i minestroni a casa di Orso e le castagnate in
montagna. I
ritmi troppo serrati della militanza e l'impatto con la Politica ad alto
livello ( il problema del governo delle sinistre, la competizione
elettorale) produsse la pacifica diaspora del gruppo che si sciolse senza
squilli di tromba nel giugno del '75. Le pubblicazioni cessarono proprio
in coincidenza col grande successo comunista del giugno '75. Alcuni
smisero di fare politica, altri si appartarono e si sposarono, altri non
si licenziarono ma furono licenziati dalla Fiat o dall'Indesit o da tutti
e due, altri si lanciarono nella grande politica in partiti grandi e
piccoli. Quasi tutti godono oggi di buona salute. Dagli
articoli pubblicati sul bollettino si ricava una forte attenzione alla
vita nelle officine, nei paesi e anche nelle piccole fabbriche. Ciò non
impediva al gruppo di parlare sempre molto male dei governi di
centrosinistra che pretendevano di pagare molto male gli operai
rifiutandosi per giunta di fare una politica industriale di
diversificazione produttiva e di investimenti al sud. Il gruppo poi,
cercava di spiegare che uno sviluppo economico fondato sull'automobile e
sui consumi privati avrebbe finito per procurarci un sacco di guai. Il
gruppo era extraparlamentare di sinistra, cioè irriducibilmente critico
verso il Pci, accusato di accontentarsi troppo di coltivare deleghe
elettorali e sindacali. Ma il gruppo mantenne rapporti di collaborazione
sempre conflittuale con la gruppetteria varia. Quest'ultima era criticata
perchè attribuiva alla politica maggioritaria di sinistra storica e
sindacati tutti i ritardi del movimento operaio. Il Cicolo Operaio
rifiutava di leggere la storia del movimento operaio come una storia di
tradimenti perpetrati da "vertici" manipolatori e corrotti ai
danni di una "base" presentata come perennemente incompresa e
perennemente immaginata come unita nella disponibilità al conflitto. Il
signor Renzo Del Carria, che scrisse Proletari senza rivoluzione
"dando dignità storiografica" a questa interpretazione, è oggi
in orgasmo per i successi del leghismo. Come volevasi dimostrare. Queste
resistenze alle semplificazioni, questa diffidenza per le rimozioni è
forse quel che resta, se resta, di quell'esperienza. Però ricordo che
quella consapevole lungimiranza che sapeva di non poter scommettere sui
tempi brevi, si traduceva in un atteggiamento pedagogico verso gli operai,
ad ogni pagina sempre un po' moralisticamente sgridati per la loro scarsa
partecipazione alle messe cantate del tempo ( scioperi, manifestazioni
politiche, cortei, assemblee...). Mario
Dellacqua nota.
Oltre ad alcuni compagni del Collettivo Lenin di Torino, presenti nella
fase di mezzo, al circolo operaio di None avevano partecipato,
all’inizio, anche membri di Lotta Comunista, poi il circolo si era reso
autonomo. P.B. << Il ciclostilato >>(1971-76) Il
gruppo OPERAI-STUDENTI nasce a Perosa Argentina nel 1970 a ridosso delle
lotte studentesche del '68 e delle lotte operaie del '69. E' un gruppo di
giovani il cui nucleo si può definire di impegno cristiano, che per
meglio arrivare alla gente stampa "il ciclostilato" che inizia
le pubblicazioni nel nov. 1971. Diventa nel '72 "il punto
interrogativo", diminuiscono gli articoli "ecclesiastici"
in favore di una maggiore attenzione ai problemi sociali e il gruppo
Operai-studenti diventa Collettivo. Aumentano gli argomenti e si
approfondiscono le analisi su fabbriche, comune, scuola popolare e
problematiche giovanili a livello locale, l'ingiustizia sociale,
l'antifascismo, la religione, la scienza a livello più generale. Non
mancano argomenti, per l'epoca, poco usuali, il fumetto, la satira,
l'inchiesta sui radioamatori, lotte spontanee contro gli aumenti ENEL,
mercatini alternativi e via discorrendo. Riprende la denominazione
"il ciclostilato" nel nov.1974 per cessare poi le pubblicazioni
nell'estate '76. Il finanziamento era dato dall'autotassazione del
Collettivo e il giornale era distribuito gratuitamente nelle buche delle
abitazioni di Perosa, delle borgate e di Pomaretto. Informazione
territoriale quindi, completa. Veniva,
appunto, ciclostilato in un locale dei "Salesiani". Molti i
collaboratori, tra i più assidui: Carlo Rol, Piero Polastro, Lucia
Dainese, don Piero Borelli, Gianluigi Faure, Roberto Baral, Edgardo Tron,
Franco Bergoin, Patrizia Santoro, Valter Bruno, Giovanni Laurenti, Eliana
Bouchard, Giuliano Pastore, Ranieri Gariglio, Elena e Franca Bertocchio,
Ugo Palmero, Ezio Guglielmino, Silvano Frecci, Celso Cottino, Enrica
Giustetto... e molti altri. Franco
Bergoin documento/Il
gruppo di Perosa- Gioventù Evangelica – ottobre 72: Sorge
a Perosa Argentina, negli anni '68/'69, un nucleo di 6 giovani
provenienti dalle esperienze del movimento studentesco e strettamente
collegati ai gruppi di Pinerolo. A Perosa però si effettuano solo
interventi sporadici, e in genere su avvenimenti che esulano dai
problemi locali. Al
culmine delle lotte studentesche, il gruppo allarga in Perosa la sua
area di incidenza. Ciò è reso possibile dall'unico strumento che
riunisce effettivamente i giovani cioè la catechesi: riunione
settimanaIe, in cui assieme ai problemi di carattere religioso vengono
pure affrontati e discussi quelli socio-politici emergenti dalla
riflessione studentesca. Questi incontri portano ad alcune attività
pratiche - di sensibilizzazione e di impegno - come la raccolta della
carta. Per
l'anno scolastico '69/,70, il gruppo si prende l'impegno di un doposcuola
in una pluriclasse di una borgata vicina; si tratta di bambini di famiglie
numerose, che non possono essere seguiti a casa.
Si organizza pure un cineforum per suscitare il dibattito sui
problemi politici e sociali.
Intanto avvengono alcuni fatti che saranno determinanti per una
maturazione del gruppo:
- agli studenti si affiancano alcuni operai.
- un contrasto molto acuto si sviluppa nei confronti della chiesa
locale, dapprima sul modo d'intendere la catechesi (non è accettato il
metodo della ' ricerca '), quindi sul cineforum... Fondamentalmente sono
due modi di porsi di fronte alla verità evangelica, quello della legge
e quello dello spirito. Lo scontro finisce in una rottura. Il gruppo
ripiega su stesso e viene emarginato. -
l'emarginazione comporta una crisi interna, per l'incertezza di una linea
teorica e d'azione ben precisa. Manca cioè un elemento totalizzante in
cui sia possibile la convergenza delle ideologie politiche e della
testimonianza di fede. Si
promuove perciò una serie di dibattiti sulla chiesa locale (rilevante la
presa di posizione sul significato della scelta, a Roma, di don Lutte),
da cui emerge l'intuizione di una chiesa ' diversa', fortemente incarnata
nella storia locale e al contempo testimone di una presenza trascendente.
Di qui sorgono alcuni sotto gruppi, di studio e di impegno, quali il
gruppo operaio, il gruppo di studio teologico (lettura e commento di
Tillich) , il gruppo del cineforum. Il
gruppo che meglio funziona è quello operaio, in quanto la realtà
socio-politica zonale presenta nel '71-'72 alcune situazioni critiche
relative al problema operaio nelle fabbriche. Da un lavoro di indagine sorge
l'esigenza di mettere a conoscenza di un pubblico più vasto momenti
particolarmente salienti della lotta operaia alla Nuova Fast di Cumiana,
alla Gutermann di Perosa e alla Scot di Dubbione. Il gruppo rivela inoltre
gli intrallazzi della politica amministrativa nel comune di Perosa. Contemporaneamente,
in collaborazione col gruppo residente di Agape si lavora per
sensibilizzare la popolazione sulla situazione del Vietnam e per
ottenere dei fondi per la campagna del chinino. Circa
ogni mese, il gruppo si è occupato della vendita a Perosa del
“Giornale di Pinerolo e valli ”, con una bancarella al mercato. Momento
catalizzante e di verifica di tutta l'attività, per la quasi totalità
del gruppo, è quello della celebrazione dell'eucarestia la domenica sera:
nell'ascolto della Parola e nel confronto con essa; nello spezzare il
pane insieme, segno e tentativo di comunità... Parallelamente
vengono effettuati alcuni incontri con la comunità valdese di Pomaretto
(serate di preghiera e scambio di esperienze). Per
l'anno '72-'73, il gruppo si sta ponendo 3 diversi obiettivi che
dovrebbero allargare il raggio d'incidenza nella zona: una scelta di
fede, la ricerca del ricambio di persone, la scuola popolare. 1)
Ci pare importante riconsiderare il valore della preghiera e dell'eucarestia.
Forti dell'esperienza precedente, puntiamo ad una celebrazione domenicale
aperta, stimolo per un'intensa vita di testimonianza e di fede. 2)
Sta sorgendo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani che già ha
lavorato nell'estate per la campagna del chinino, ed ora sta per
intraprendere a livello di scuola media inferiore e superiore un'attività
di controinformazione periodica, locale. 3)
Su richiesta di alcuni operai, mancanti della licenza di scuola media, è
iniziata il 18 settembre '72 una scuola popolare serale, gratuita. Il
gruppo si è assunto unanime questo impegno, per vari motivi. E'
parso doveroso mettere a servizio degli altri il nostro privilegio di
studiare. Stimolante il motivo politico: rendere capace l'operaio di
acquisire lo strumento della cultura per difendersi dallo sfruttamento
del padrone. Crediamo pure in uno scambio culturale, che cioè l'operaio
abbia un'esperienza valida da comunicarci. Infine un motivo pratico: senza
la licenza di 3° media si corrono grossi rischi, tra cui il non passaggio
di categoria (nelle piccole fabbriche), la difficoltà di trovare lavoro,
il licenziamento. -dagli
appunti di d.Piero Borelli-2002: (…)PEROSA
ARGENTINA A
settembre 1970, dopo una felice estate saluzzese, l'obbedienza religiosa
mi destina a Perosa Argentina, nella Val Chisone. (…) Il
gruppo che c'è già in sé (amici, stesso pullman per Pinerolo, stessi
ideali e stessi problemi) si ricompone velocemente all'Oratorio
Salesiano da cui era uscito, e io sono messo in guardia dai miei
confratelli. Inizia l'avventura di Perosa. Scuola al mattino, mentre al
pomeriggio e a sera l'inserimento è nell'Oratorio. Mi guardo attorno e
poco alla volta mi rendo conto che siamo in una parrocchia che non ama i
giovani, li tollera a malapena, e in cui non hanno peso. Soprattutto mi
rendo conto che entro in un vicolo (all'inizio, cieco) di scelte politiche
e sociali che mi forgeranno e per le quali mi trovo impreparato. La guerra
del Vietnam unisce giovani studenti e operai in una protesta antiamericana.
Li uniscono anche il problema delle fabbriche e dei cotonifici, per lo
sfruttamento operaio e per quel poco casto connubio tra padroni e chiesa.
Invece di ecumenismo, mondo cattolico e mondo valdese si ignorano. Diffuso
ateismo giovanile legato all'ideologia marxista. Conflittualità
ecclesiale accentuata dalla presenza a Pinerolo della comunità di San
Lazzaro. E poi... violenze verbali e sane pastasciutte, Guccini ed
escursioni in montagna, Taizè e Agape di Praly si mescolano con assemblee
e volantinaggi. Saremo un gruppo. Mai di chiesa, ma con riferimento
specifico all'Oratorio Salesiano. Il
sabato sera iniziamo quasi subito la lettura del Vangelo di Giovanni: il
'teologo' è Carlo Rol. Studenti universitari e giovani operai,
cattolici, valdesi e agnostici insieme: una fusione ideale, con una grossa
volontà, su un tema estremamente impegnativo per come viene affrontato. . Ci
si trova in parecchi alla Messa della domenica. Più avanti celebreremo al
pomeriggio, un gruppo ristretto: una liturgia viva. più partecipata. con
la possibilità della testimonianza e della riflessione all'omelia. Cineforum,
e incappiamo in uno scontro frontale con la Curia di Pinerolo che vieta la
proiezione de 'La dolce vita' di Fellini. Non è solo proiezione. E’
vero dibattito, per ogni film. Ricordarlo oggi vien da sorridere: lo
scontro è sulla legge.., che uccide. La
realizzazione indubbiamente più significativa è la Scuola Popolare sorta
con l'intento di preparare all'esame di Terza Media quanti. per diversi
motivi, non hanno preso la licenza da ragazzi. Una scuola in cui il
programma, per quanto è possibile, lo leghiamo alla vita reale e lo
fondiamo sulla 'storia' dalla parte dei più deboli con le ingiustizie
subite, dal passato al presente. I Salesiani mettono a disposizione le
aule e i giovani, universitari e operai, fanno il servizio dell'
insegnamento, nello stile di don Milani. Si insegna l'alternativa sociale
possibile, almeno idealmente. E' una realizzazione veramente bella. Con
la chiesa valdese, e in particolare con il pastore Gustavo Bouchard,
organizziamo momenti di preghiera, incontri pubblici e dibattiti, in un
clima di rispetto reciproco. La cosa non piacerà alla chiesa che
giudicherà il tutto sconveniente sorvolare un rapporto che, ad alto
livello, è ritenuto difficile ( per la verità, in quegli anni, quasi fermo)
e siamo tacciati di superficialità. Non ci fermiamo. Un anno, mi pare
nel '72, il Giovedì Santo partecipiamo anche alla Santa Cena nella
comunità valdese ; per quello che può significare, partecipo allo
spezzare il pane e al bere al calice, Ma
il nostro handicap fondamentale è di essere comunisti, per quel giudizio
del beghinaggio cattolico per cui tutto quel che non rientra negli schemi
di sacrestia è comunista. (,,,)
per la giustizia e per la pace si incontrano fede e politica, senza
bisogno di supporti ideologici. Pace e giustizia sono le 2 anime
essenziali della Scuola Popolare e dei ciclostilati quasi mensili di
controinformazione (ricerche sulla realtà operaia delle fabbriche; sul
comune di Perosa ; sulla chiesa...). Per questi obiettivi si partecipa ai
volantinaggi a Pinerolo (davanti alla caserma, per l'obiezione di
coscienza), si sta nella 'tenda' davanti alla Gutermann e al Cotonificio
Valle Susa si fa la bancarella sulla piazza. Dal
'70 al '73. Tre anni densi. Poi il tutto precipita. I Salesiani chiudono
l'Opera Salesiana in un clima di grande polemica. Qualcuno è contento e
respira; molti sono avviliti. La chiesa nel suo insieme esce sconfitta. I
giovani continueranno, ma questa è un'altra storia. lo sono trasferito
a Cuneo, e questa è pure un'altra storia. (nota. L'ottica di questo breve excursus perosino non rende giustizia a tutto il vissuto di quegli anni, inseriti in un più universale momento culturale e politico. Tutti i nomi significativi e gli slogans passano nel piccolo di Perosa. Dai fratelli Kennedy a M.L. King, da Cohn-Bendit a Rudy il Rosso passando per Lotta Continua, giornale e movimento. Leggiamo la Strage di Stato e la ritengo, dopo le esperienze politiche venute alla ribalta in questi anni '90, un testo reale e, nel suo genere, profetico. Cantiamo Contessa, il Rossini, Chiesa di Giovanna Marini - che ancora oggi vado a risentirmi , Joan Baez, Kumbayà, Bob Dylan e ricordo le cantate del sabato sera a mezzanotte e la chitarra di Gian, sotto le stelle, seduti attorno a un immaginario falò. Leggiamo Sulla strada di Kerouac, e le allucinazioni di Ginsberg, il libretto rosso, i libri di Giulio Girardi, gli articoli di La Valle. le poesie di Turoldo e i bollettini dell'Isolotto e di Oregina... Non perdiamo i film come Fragole e sangue, Easy rider, La Cina è vicina, Sacco e Vanzetti, I cannibali, I pugni in tasca, Lontano dal Vietnam... Il tentativo di leggere Marcuse finisce presto e però ci abbiamo provato. Qualcuno legge i Quaderni piacentini ecc. Discutiamo anche Reich (La rivoluzione sessuale), anche se il 'fate l'amore ma non la guerra' è solo slogan o magari -come prete - non ne sono al corrente. Credo che siamo tutti fondamentalmente seri, anche in questi luoghi comuni. E comunque tutto questo sottofondo culturale che ci accompagna è proprio la 'fantasia al potere' .) d.Piero Borelli
<<
Il Bollettino – Gruppo controinformazione V.Pellice>>
(1975-77) Nel
1975 , in Val Pellice, un gruppo di studenti, insegnanti e operai facenti
riferimento alla sinistra extraparlamentare e al Pci costituirono il
gruppo di Controinformazione Val Pellice". Si dotò di uno strumento
di informazione : un ciclostilato di circa 8 pagine denominato "Il
bollettino" supplemento a "Il giornale di Pinerolo e
Valli". Nel 1976 il collettivo cambiò denominazione in "Gruppo
di Base val Pellice". Del ciclostilato uscirono 11 numeri e
l'esperienza si concluse alla fine del 1977. Le tematiche affrontate da
"il Bollettino" erano esclusivamente riguardanti problemi di
fabbrica e nelle intenzioni esso doveva servire oltre che per la
controinformazione anche per costruire un collegamento tra i vari Consigli
di fabbrica e tra le varie situazioni di lotta operaia. Il gruppo de
"Il bollettino" organizzò anche incontri per discutere le
vertenze e le piattaforme contrattuali ed ebbe un certo peso nelle lotte
delle maestranze della Turati contro la cassa integrazione. "Il
bollettino" era distribuito gratuitamente con volantinaggio militante
davanti ai cancelli delle fabbriche e alla partenza dei pulman dei
pendolari. Piero
Granero << Sottopadrone >>(1975-76) Il
giornale nasce su iniziativa del Coordinamento operai "piccole
boite" vicino alle posizioni dello PDUP da pochi mesi attivo a
Pinerolo. Si era nel gennaio 1975. Scopo del giornalino: socializzare
esperienze di lotta all'interno delle boite, fornire strumenti conoscitivi
e formativi ai giovani di quelle realtà. Accanto alla divulgazione della
legge 300 ( lo statuto dei lavoratori), temi come l'antimilitarismo, la
scuola, la condizione giovanile ecc)
i problemi del lavoro venivano affrontati in forma di piccole
cronache e chiaccherate con lavoratori di fabbriche piccole e grandi. La
redazione: Enzo Bellei, Franco Bergoin, Enzo Ferlenda, Dario Rossetto,
Valter Chiaraviglio, Claudio Bolla, Fiorangelo Belotti. Gli elementi più
politicizzati del coordinamento cercavano anche di colmare il vuoto
politico lasciato dal PCI che era per un sostegno alla piccola e media
impresa e forse per "non disturbare i manovratori", simile
atteggiamento esisteva anche in area sindacale. In ogni caso le energie
delle grandi organizzazioni erano concentrate sulla grande impresa.
"Sottopadrone" uscì per meno di un anno, all'inizio con una
certa regolarità e poi più di rado essendo mutata la composizione del
gruppo. Il materiale pubblicato nella prima fase era frutto di inchiesta e
sovente steso in forma di dialoghi e critica di alcuni luoghi comuni. Alla
fine assomigliava di più al solito materiale sindacale in circolazione.
La tiratura, 100 copie a ciclostile, in fascicoli variabili da due a sei
pagine. La diffusione avveniva da parte del coordinamento. Fra le
fabbriche toccate: la Scot, la Scat, la Biglia; Thor-Fiap, Ferrero, Scap,
Bianchi Cromat, Murris, e le tipografie Giuseppini e Alzani. Il giornale
era pagato con collette, ciclostilato quà e là , talvolta in Cisl. Enzo Ferlenda -dal
n°1 "Questo
giornalino è fatto da operai del Pinerolese e cerca di essere un po' il
termometro della realtà di fabbrica. In questi mesi stiamo aprendo gli
occhi...e stringendo la cinghia! L'anno appena cominciato non promette
niente di buono: Agnelli che tenta nuova CIG alla Fiat, 192 sospensioni a
zero ore di operaie tessili a Perosa, aumento dei disoccupati e della
repressione, la DC sempre lì a governare per i padroni. Cosa ne pensiamo
noi operai? Questo giornalino serve a provocare la discussione, non è
fatto per chi vuole restare a guardare. Sottopadrone
si sta bene di questi tempi... sono tanti quelli che si contentano di
avere un lavoro! Sottopadrone
si ha anche paura di parlare, di rifiutare i discorsi da ruffiani che i
capi e "la stampa" ci mettono in bocca ogni giorno. Sottopadrone
si dà la colpa delle "cose che non vanno" al sindacato, agli
scioperi ecc... i padroni invece non li tocchiamo: poverini, sono in
difficoltà. Noi
non vogliamo lamentarci. Quanti si sono mai scomodati per andare fino al
sindacato, alle assemblee di quartiere o del paese, in sezione del partito
per mettersi in contatto con altri compagni? Sottopadrone
si è tentati di farsi ognuno i fatti suoi. Questo non ci va: coi piedi
per piantati per terra, nelle boite e nelle fabbriche, vogliamo parlare
dei nostri problemi e dei nostri bisogni. SOTTOPADRONE
NON CI VOGLIAMO RESTARE.... dalle
posizioni dell’esecutivo nazionale dello Pdup-gennaio ‘76 “(…)
La crescita sociale e politica della lotta contro la DC e l’assetto
capitalistico, che la DC , da trent’anni nel nostro paese concretamente
rappresenta, deve esprimersi ormai in una
nuova direzione dello stato sotto l’egemonia del movimento
operaio. Il problema dell’assunzione del governo da parte delle sinistre
è posto e con esso l’inizio di una svolta radicale degli indirizzi e
dei meccanismi di fondo del sistema sociale e politico. (…)
Dopo di aver analizzato la situazione del PCI, del Psi
e del sindacato e presentato un programma di governo, prosegue: (…)”Condizione
di questo programma è che le grandi masse che hanno pagato la crisi e
subito il vuoto di una politica capace di fronteggiarla da sinistra,
gettino tutto il peso del loro movimento; sostengano e controllino, siano
promotori e controparte, battendo l’attuale seprazione tra quadro
politico e scontro sociale.”(…) << Vallecontro >>(1977-80) Era
il periodico del gruppo di Democrazia Proletaria di Villar Perosa. Era un
giornale "artigianale" uscito prima in ciclostile e poi a stampa
tra il '77 e l'80. Molto legato alle questioni locali e amministrative.
Nel gruppo c'erano Dario Storero, Roberto Prinzio, Paolo Ferrero, Enrica
Rochon, Marco Freiria, Frairia Elisabetta e Stefania. Nell'80 Storero è
entrato in consiglio con la minoranza PCI come indipendente e Prinzio
nell'85. All'inizio del giornalino si erano chiesti se non era meglio
collaborare con "il giornale di Pinerolo e valli" e poi avevano
scelto di fare in proprio. Alcuni numeri erano usciti insieme al
Collettivo di Perosa. Alla fine invece era già nato Cronache e avevano
rifiutato di collaborare non avendo ottenuto una pagina in proprio. Il
giornale veniva regalato. Roberto
Prinzio <<Collettivo operaio Fiat Rivalta>>1978-79 Mentre
il Coordinamento autonomo Operaio Fiat dell’area torinese sembra un
organismo stabile e delineato con produzione di documenti ed elaborazione
di temi, che poi si ritrovano all’interno del C.o.Fiat Rivalta, questo
si muove su cose per lo più quotidiane, senza apparente espressione di
linea politica all’interno. Il C.O.Fiat Rivalta raccoglie negli anni
78-79 alcune decine di operai ed ha un certo seguito nelle officine. Avrà
un peso nelle forme di lotta del contratto dei metalmeccanici del 1979,
con il blocco degli straordinari e i blocchi stradali intorno allo
stabilimento. In dissenso su molti punti della piattaforma contrattuale,
ad un certo punto della lotta spingerà per accelerare la conclusione, per
pagare con meno ore di sciopero un risultato ritenuto deludente. Essendo
la Fiat Rivalta il più
grande stabilimento metalmeccanico della cintura torinese, risente della
acutezza dello scontro ed offre terreno specie fra i nuovi assunti per lo
sviluppo delle pratiche dell’autonomia, non attiva nelle altre aziende
del pinerolese anche se diffusa nel sociale.Tre su quattro dei licenziati
delle Presse di Rivalta fra i 61 dell’ottobre 1979 erano membri del
C.o.Fiat Rivalta. Uno attualmente è ancora in Francia rifugiato perché
imputato di reati. (In aprile
e poi in dicembre del 1979 su scala nazionale si attua in Italia
l’attacco repressivo contro Potere operaio e l’Autonomia). Il
C.o.Fiat Rivalta diffonde in
officina anche dei giornali
nazionali, come ‘Behemoth’, I Volsci, Senza Tregua e produce dei suoi
ciclostilati. In un volantino all’inizio del contratto,
intitolato ‘Contro le categorie per unirci contro i padroni’
scrive: “Noi del Collettivo
operaio crediamo che le categorie possono ridursi al massimo a due o tre,
una dove si concentri la stragrande maggioranza degli operai, le altre due
per quei pochi rimasti operai e impiegati professionalizzati”. In un
altro durante le lotte, intitolato
“ Contro gli attacchi della direzione Fiat allarghiamo e induriamo la
lotta operaia nelle officine , la lotta contro l’aumento dei ritmi,
contro l’arroganza dei capi, per i passaggi automatici di categoria”
scrive: “18 lettere di
ammonizione contro operai e delegati: Di fronte a questa ennesima
provocazione della Direzione Fiat nelle giornate del 28 e 29 maggio è
montata in modo crescente l’ondata della lotta operaia. In molti reparti
la forza operaia ha colpito i macchinari e impartito una dura lezione ad
alcuni capi (alle presse 12 giorni di CTO per un capo). I cortei hanno
visto una massiccia presenza operaia.” Un altro volantino dopo il
contratto, a settembre 1979, intitolato ‘Ordine e produttività’
conclude: “- Contro l’aumento
di produttività che vuole dire più sfruttamento e miseria per noi e più
profitti per la Fiat; - contro l’inganno del PCI che agisce in fabbrica
per persuaderci al programma di austerità e a ‘valutare
obiettivamente’ caso per caso la repressione di Agnelli nelle trattative
con la Direzione: per far fuori tutti gli operai scomodi che si ribellano
ai programmi di cogestione;- contro quei sindacalisti e delegati che
sostengono l’imparzialità dello Stato e ci spingono ad avere fiducia
nella magistratura e nella polizia”. Il
9 ottobre la Fiat attacca 61 lavoratori Fiat e poi blocca le assunzioni.
Un volantino firmato FLM-CgilCislUil Torino comincia così: “
Martedì 9 ottobre la Fiat ha mandato a 61 lavoratori le lettere di
sospensione che preludono al licenziamento. Le motivazioni sono generiche:
prestazione non diligente, non corretta e in malafede, comportamenti non
rispondenti ai principi della civile convivenza nei luoghi di lavoro.
Nelle dichiarazioni successive l’azienda spiega che la Fiat è diventata
ingovernabile a causa delle lotte contrattuali, tentando di introdurre un
clima di sospetto attorno alle lotte sindacali in fabbrica in quanto
creano le condizioni sulle quali il terrorismo si inserisce. Le OO.SS.
nazionali e torinesi ritengono inaccettabili come motivi di licenziamento,
a termine di contratto e di legge, le contestazioni della Fiat.(…)proprio
perché rigorosamente impegnate nella lotta contro il terrorismo, ed ogni
forma di violenza, respingono il tentativo della Fiat di confondere le
lotte dei lavoratori con gli atti di terrorismo che hanno colpito la Fiat,
ma anche, è bene ricordarlo, il movimento dei lavoratori rifiuta di
collegare l’azione di massa, singoli episodi di violenza, l’assunzione
di giovani ed i loro comportamenti in fabbrica con il terrorismo stesso(…) I
collettivi operai Fiat rispondono con un volantone che dice fra l’altro:”Chi
è stato colpito. Pochi l’hanno detto, molti fanno finta di ignorarlo.
La Fiat ha colpito attraverso le figure individuali di 61 compagni un
intero settore di classe che ha avuto gran peso nella lotta operaia in
fabbrica. (…)Una storia che rappresenta realmente le condizioni, i
comportamenti e gli obiettivi dell’altro movimento operaio. Che pur
nelle sue mille ombre, nei contradditori atteggiamenti, ha rappresentato
partendo proprio dai reparti Fiat la rottura storica con il revisionismo e
coi partiti(…) All’interno
del collettivo convivono molti simpatizzanti dell’autonomia ma anche
operai di provenienza marxista, come quelli che avevano diffuso
all’inizio del ‘79 un documento di 7 pagine di ‘Critica al
bollettino del coordinamento operaio autonomo Fiat relativo alla ipotesi
di piattaforma dei metalmeccanici’-
da cui è tratto il brano seguente: (…)Cosa
abbiamo voluto mostrare compagni? Abbiamo voluto mostrare che i termini
delle questioni che pongono gli economisti del capitale vogliono
nascondere la verità dei fatti. E i fatti non sono certo
‘l’assistenzialità’ dello stato che ‘brucia’ risorse a favore
degli operai, e per cui oggi c’è la crisi. La crisi, compagni, questa
crisi, di cui voi non parlate mai, di cui non spiegate mai la causa e la
natura, privando così la classe operaia, i vostri compagni di lavoro di
un fondamentale strumento di chiarezza per tutta la classe operaia,
perché è proprio la classe operaia la prima ad avere interesse a capire
questa questione, in quanto la prima ad esserne colpita, e a pagarne le
conseguenze; e su questa questione poi lasciate spazio alle teorie
opportuniste e riformiste per recuperare la istintiva ma insufficiente
ribellione di classe. Di
questa crisi, dicevo, che è e deve essere la base di tutte le questioni
economico politiche della classe operaia, ora vogliamo brevemente parlare. Questa
crisi ha fatto crollare tutti i miti e le illusioni di sviluppo
progressivo del sistema capitalistico e del suo modo di produzione, tanto
sbandierati dai riformisti con ‘le grandi conquiste’ ottenute dalla
classe operaia e, alla fine del sogno, ci ritroviamo con loro al Governo e
ben saldi in posti dell’apparato dello Stato, e noi, come operai, a non
aver garantito neanche il livello minimo di sussistenza. Questa crisi,
come quelle precedenti del mondo capitalista, è prodotta dallo sviluppo
stesso del regime capitalistico ed investe il carattere anarchico e
concorrenziale del suo modo di produzione. E precisamente è l’eccessiva
produzione che il capitale immette progressivamente nel mercato
internazionale, che si è accaparrato nella fase precedente in concorrenza
con gli altri gruppi capitalisti. Questo prodotto in eccedenza, che non si
riesce a vendere per i limiti del mercato, provoca una stagnazione del
mercato, quindi il blocco della produzione, i macchinari si fermano
perché hanno prodotto troppo
rispetto a quanto il mercato poteva assorbire, le prime fabbriche
chiudono, agli operai salariati viene tolto, con il lavoro salariato, ogni
possibilità minima di vita.
(…)” Dopo il 1979 il C.o.Fiat Rivalta si sfalda, condividendo poi la sorte dei 23.000 messi in cassa integrazione a zero ore nel 1980 durante lo sciopero dei 35 giorni (all’inizio la Fiat voleva licenziare 14.469 lavoratori) e grazie anche alla marcia dei capi. La ‘pulizia’ nei reparti, attuata dalla Fiat ottiene due risultati: riportare ‘l’ordine produttivo’ e ridurre la produzione – come imposto dalla crisi di sovrapproduzione. Quella direzione che prima aveva cercato con la maggioranza dei dipendenti di lasciare qualche scappatoia , per conservare con una parte l’immagine del ‘buon padrone’, (mentre via via schedava e emarginava coloro che non si piegavano ) colpiva poi anche i quadri intermedi negli anni Novanta e infine giungerà a smantellare le produzioni di interi stabilimenti. Ma questa è storia di oggi.[2] P.B. << Il collettivo operaio di informazione>> -FiatMVPNato
verso la fine del '79 dall'incontro di alcuni operai, col passare dei mesi
aveva prodotto i primi volantini e organizzato riunioni saltuarie a Perosa
con una ventina di persone. Alcuni erano delegati, finiti poi fuori del
cdf per forzature in trattativa a proposito del lavoro di sabato. A un
certo punto la Fiat mise in CIG a zero ore una trentina di operai col
pretesto della riduzione di produzione della Delta. Fra questi buona parte
degli operai legati al collettivo. Il collettivo restò operante quindi
per una paio d'anni ('80-'81). Il
bilancio dell'intervento in fabbrica riportato di seguito spiega alcuni
dei temi toccati. Fra i membri iniziali Paolo Ferrero, Beppe Capitani,
Bruno Galbiati, Roberto Zago- che disegnava le vignette. Paolo
Ferrero Volantino
del 25/11/81 BILANCIO
E VALUTAZIONI DOPO 2 ANNI Sono
quasi due anni che come Collettivo Operaio di Informazione abbiamo
iniziato a riflettere sui problemi dell'officina e della classe operaia
più in generale, sopratutto su come si fa a contrastare l'attacco che i
padroni, validamente spalleggiati dal governo, stanno facendo alle
conquiste che la classe operaia ha fatto in fabbrica e nella società in
questi 10 anni. I volantini del collettivo segnano un po' i passi di
questa offensiva del padrone, cerchiamo di ricordarli brevemente: il
primo
volantino, fu sui 61 che la Fiat licenziò nell'ottobre 1979. In quel
volantino denunciammo che la manovra della Fiat non aveva nulla a che fare
con la lotta al terrorismo, ma che invece si faceva un attacco tutto
politico al movimento operaio. criticavamo anche le posizioni del
movimento sindacale prese perchè non aveva capito la portata dell'attacco
( che oggi è evidente a tutti) e creava divisioni tra i licenziati. Durante
i 35 giorni
di lotta dell'autunno scorso uscimmo con due volantini, che cercavano, da
una parte di fare un po' di luce sulla crisi dell'auto e, dall'altra,
insistevano sulla necessità di non rimanere "chiusi in
fabbrica", con il rischio di isolarsi. Tant'è vero che questi
volantini, oltre che ai cancelli della Fiat furono distribuiti anche al
mercato di Perosa e agli automobilisti che transitavano sulla statale, la
domenica mattina durante il blocco dei cancelli. Il
quarto
volantino fu fatto in seguito alle 18 denunce che erano arrivate ad
altrettanti compagni della Fiat-MVP. Questo volantino convocava anche
un'assemblea pubblica sul tema della repressione in fabbrica, assemblea
che si svolse a Villar con un buon successo ( più di 60 persone). Il
quinto
volantino fu sui referendum di maggio e aveva lo scopo di far vedere come
la lotta in fabbrica è legata alle battaglie per la democrazia (
ergastolo e legge Cossiga) e alle battaglie portate avanti dal movimento
delle donne (aborto). Gli
ultimi due volantini
sono stati fatti sul grosso attacco che la Fiat sta facendo oggi in
fabbrica, con "i livcenziamenti volontari", l'uso indiscriminato
della CIG ecc,: e cercavano di fare un po' di chiarezza su cosa è
veramente la crisi dell'auto oggi. L'ultimo
volantino cercava di partire da uno dei problemi che abbiamo oggi in
fabbrica, il fatto che la Fiat ha scelto una singolare forma di riduzione
d'orario ( e anche di salario) non lasciando più entrare chi arriva in
ritardo al mattino, per farci sopra qualche considerazione. Questo Collettivo, aperto a tutti, formato da gente di diversa estrazione politica e sindacale ( vi sono rappresentate più posizioni interne alla sinistra e al sindacato) ha come obiettivo quello di far discutere e cercare possibilmente le soluzioni ai problemi della classe operaia. Non è nostro obiettivo creare delle spaccature, non ci vogliamo porre in contrapposizione con sindacato e cdf. <<Bagnolo notizie>>(1985-91)Pubblicazione
a cura della lista di sinistra di Bagnolo. Esce ogni due mesi dall'85 al
'91, in tutto 25 numeri. Il formato : 4 pagine protocollo in fotocopia,
supplemento del quindicinale torinese "Primo piano". Veniva
venduto la domenica nel paese o inviato ad abbonati. Nella redazione :
Luigi Fenoglio, MariaElena Ariaudo, Lino Piccato, Lidia Vottero, Riccardo
Berrone, Roberto Celebrano, Gosso Marco, Adriana Ribotta. Nel
primo numero così si spiegano le ragioni della pubblicazione: "(...)
non sarebbe tempo sprecato rivolgersi ai comunisti per sapere qualche cosa
sui comunisti (...)siamo persone del P.C.I. e di D.P., candidati e
simpatizzanti della lista di sinistra che si presentò a Bagnolo nelle
scorse elezioni; e il nostro progetto è dar vita a un piccolo giornale
nel quale informeremo ( di prima mano, finalmente!) i cittadini di Bagnolo
di cosa pensiamo, di cosa faremo (...) forse troveremo anche qualche
spazio per collegare le notizie e i commenti relativi alla vita politica
del nostro comune con le prospettive più ampie della vita politica
dell'Italia e del mondo." Luigi
Fenoglio dal
n.22- ottobre 1989 La
rivoluzione del 1989- Una
rottura necessaria con il passato, per scegliere il futuro – di Luigi
Fenoglio Per
noi e per la sinistra italiana, che il socialismo realizzato fosse carente
di democrazia, di certo non è una
scoperta di questi tempi in seguito agli sconvolgimenti politici dei paesi
dell’Est. La lotta del ’69 e la primavera di Praga assieme alla
rivoluzione culturale in Cina fece nascere nel nostro paese una nuova
sinistra e un dibattito generale su come superare i limiti del capitalismo
ed ottenere più democrazia. Fu un’esperienza che non risolse molti
problemi ma che lasciò un segno nel comportamento di molti, oggi la
delega. ai partiti è diminuita e molta gente desidera avere la conoscenza
e la possibilità di dire la sua anche su avvenimenti grandiosi come
quelli cui sta assistendo. Perciò pensando di contribuire alla
discussione vorrei fare alcune considerazioni. La
crisi dei paesi dell’Est non è solo, come tutti sanno, una crisi di
democrazia, ma è soprattutto una crisi di un sistema produttivo
farraginoso e burocratico che man mano che ha visto aumentare i consumi ha
mostrato i suoi pesanti limiti. Oggi molti parlano e discutono di questi
avvenimenti, ed il nostro Governo studia come aiutare economicamente
questi paesi, tutto ciò in un insieme che esprime più che altro una
glorificazione conservatrice dell’esistente. Per cui si parla poco dei
profondi squilibri economici determinati dallo sviluppo ineguale tra paesi
a capitalismo avanzato e quelli in via di sviluppo, del sempre più
elevato numero di persone sulla soglia della povertà o dell’alienazione
(droga ecc.). Inoltre quando si parla di democrazia spesso e volentieri ci
si ferma alla sua espressione parlamentare e non si fa cenno che questa si
blocca alle porte dell’impresa privata, permettendo alle grandi
multinazionali di spadroneggiare nei confronti dei governi nazionali. Ciò
credo dimostri che i problemi esistono sia ad Est sia ad Ovest, e che
fintanto che ci sono queste profonde divisioni in classi e in aree
geografiche, la ricerca di socialismo (‘ socializzazione dei
mezzi di produzione e
distribuzione sociale dei beni prodotti’- dal dizionario Devoto-Oli) è
oggi più necessaria che mai considerato anche la gran quantità
d’energia liberatasi nell’Est a seguito della rivoluzionaria
perestroika Gorbacioviana. Per
discutere ci vuole serenità perciò occorre creare un clima adatto
ponendo fine alla guerra fredda in modo definitivo, e accentuare le lotte
per il disarmo unilaterale e totale dell’Italia e per lo scioglimento
della NATO e del Patto di Varsavia. C’è
inoltre bisogno di una profonda discussione per ridurre la dipendenza
e la rapina cui sono sottoposti i paesi in via di sviluppo da parte
dei paesi capitalisticamente più progrediti, così da offrire a tutti la
possibilità di uno sviluppo fondato sui bisogni e sulle libere scelte dei
popoli. Al riguardo della democrazia occorre, ricercare a partire dalle
società con alto livello dei consumi, come delegare le grandi scelte
economiche ai popoli e non alle multinazionali trasferendo i loro poteri
al controllo popolare per mezzo di un sistema pluralistico-parlamentare,
mentre con le nuove tecnologie
informatiche ed il mercato si deve dare ai cittadini la possibilità di
esprimere pareri sulla qualità e quantità dei prodotti necessari, in
sintesi una proprietà privata controllata in modo progressivo al suo
livello di sviluppo. Oggi
non mancano gli stimoli politici, e gli spunti per il
dibattito, di certo questo non è un momento per conservatori, i
cambiamenti nel PCI sono coraggiosi e fanno chiarezza nel panorama
politico italiano tuttavia non hanno ancora attivato la discussione sui
grandi temi, anche perché lo PSI e la DC per il momento risono limitati a
dire ‘avevamo ragione noi’. Oggi
i lavoratori sfruttati e spremuti dal padrone e dal governo, condizionati
nei consumi e nelle idee dal bombardamento continuo dei mass-media guarda
caso concentrati nelle mani di Agnelli e Berlusconi, hanno il
compito di reagire e non lasciare questa discussione nella mani dei
conservatori. Bisogna riempire di contenuti veri la democrazia sbandierata
e chiarire che lo sviluppo
economico occidentale sebbene abbia ottenuto performance migliori di
quelle dei paesi dell’Est, non può essere un modello, ma anzi va
considerato come produttore possibile di gigantesche crisi economiche, e
di profondi danni ambientali al mondo in cui viviamo. In
conclusione mi sembra che è morto un tentativo di realizzazione del
Comunismo, ma non sono cambiate le condizioni che lo hanno generato, perciò
evidenziato che ad Est e ad Ovest si sono fatti grandi errori, non c’è
motivo di vergognarsi di essere comunisti, di fronte a queste
trasformazioni è necessario rompere il continuismo con il passato,
ricercare e capire i cambiamenti, per farvi fronte, e se possibile evitare
i pesanti suggerimenti che pervengono da un potere economico sempre più
monopolistico e potente. <<gruppo di Preparazione Politica (Pre. Pol.)>> La
nascita del gruppo di Preparazione Politica (Pre.
Pol.) nel gennaio 1986 fu
un’intuizione felice, innovativa
e “rivoluzionaria” per quei tempi, di Alberto Bourlot. Intorno
all’idea di costituire un gruppo di amici che avrebbero osservato
dall’esterno (almeno nelle fasi iniziali) la vita della politica si
coagularono 7-10 persone, tutte appartenenti a uno dei gruppi giovani
allora operanti nella Parrocchia Madonna di Fatima di Pinerolo. Si tenga
conto del fatto che, politicamente parlando, erano i tempi del governo
Craxi, in piena epoca pentapartito e sia a livello nazionale, sia a
livello locale le decisioni della politica e la formazione della
“future” classi dirigenti passavano solo e sempre attraverso le
segreteria dei partiti. Solo negli anni successivi si tornò a parlare di
movimenti autonomi dai partiti, liste civiche, di attività prepolitica e
società civile. Si era 7 anni prima di tangentopoli e in piena Prima
Repubblica. Questo spiega la rivoluzionarietà dell’idea di Bourlot (che
si ispirava, tra l’altro, alle riflessioni sul potere e sulle sue
distorsioni ad opera del dissidente e futuro presidente ceco Vaclav Havel):
ci conosciamo e ci prepariamo alla vita politica insieme, come gruppo di
amici evitando le liturgie partitiche dei tempi e la necessità di
schierarsi con uno o contro l’altro. In altre parole, l’essere
autenticamente amici, spesso idealmente divisi e anche schierati per idee
politiche diverse, dava a ciascuno la certezza di avere, grazie al
rapporto di amicizia, un confronto vero, anche duro, ma mai inquinato da
necessità di schieramento o da mille altre distorsioni legate alla
gestione del potere. Con regolarità, gli incontri erano previsti una
volta alla settimana, nei locali della Parrocchia e autogestendosi, queste
persone iniziarono a capire l’importanza dell’impegno politico e
sociale attraverso lo studio e la lettura dei documenti relativi alla
dottrina sociale della Chiesa, alla luce degli scritti di Lazzati, un
cattolico democratico che dell’impegno sociale e politico fece la
traccia della propria vita. Ma, solo lo studio e la riflessione non erano
sufficienti e perciò vennero gli incontri con le associazioni sindacali
del Pinerolese, con tutti i partiti politici dell’epoca (tutti proprio
tutti dal PLI al PCI), l’impegno a verificare l’attività svolta dai
consiglieri comunali in seno al Consiglio Comunale stesso,
l’organizzazione di incontri pubblici informativi per tutti i cittadini
(storici, come partecipazione di pubblico, furono quelli organizzati con
Giampiero Leo, ora assessore alla cultura della Regione Piemonte e quelli
conoscitivi per i Referendum sull’abolizione delle preferenze e
“anti-partitocrazia” del 1991 e 1992), la partecipazione anche con
scritti sul giornale locale (Eco del Chisone) al dibattito politico degli
ultimi anni ottanta e primi anni novanta. L’esperienza
formativa di quegli anni fu importantissima poi per gli impegni politici
successivi di alcuni partecipanti al gruppo. Alberto Bourlot fu presidente
della FUCI (Federazione Universitari Cattolici) negli anni di studio
presso l’Università Cattolica di Milano. Elvio Rostagno, venne eletto
come indipendente nelle liste della DC nel 1991 e fu Assessore ai Servizi
Sociale negli anni 1992-1996. Nel 1996 propose anche la sua candidatura a
Sindaco di Pinerolo come capofila di una lista formata dal PPI (Partito
Popolare Italiano) e da una lista civica nello spirito dell’Ulivo di
Prodi. Gianluca Aimaretti fu il primo segretario cittadino del PPI (dal
1994 al 1996) e con la sua azione spinse il PPI di Pinerolo verso
l’Ulivo e il centrosinistra contrario alla politica pro-Berlusconi
dell’allora segretario Buttiglione.
Oltre
agli aspetti più prettamente politici, di quell’esperienza è rimasta
soprattutto l’esperienza di amicizia e condivisione, che fu la
dimensione centrale della vita del gruppo. Inoltre l’aver condiviso
lavoro, riflessioni ed esperienze hanno accesso in alcuni dei partecipanti
al gruppo la passione per la vita sociale e politica che probabilmente
continuerà a costituire parte importante della vita di ciascuno di noi.
Elvio
Rostagno, Gianluca Aimaretti
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