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E'
una rivista redatta da un gruppo di studenti e di intellettuali dell'area
della contestazione giovanile e del dissenso cattolico. L'iniziativa della
pubblicazione nasce all'interno del mondo cattolico tra la fine del '66 e
i primi mesi del '67, tant'è vero che il giornale viene originariamente
stampato a cura della tipografia Vescovile dei Padri Giuseppini che ne
patrocina l'uscita. Dai temi trattati nei primi numeri ( il malessere
giovanile, la musica beat come liberazione e rottura) si arriva ben presto
all'antimilitarismo, alla denuncia del carattere imperialistico della
guerra in Vietnam, alla critica del consumismo e alla condanna delle
condizioni di vita nei quartieri-ghetto del centro storico di Pinerolo. La
ricerca sociale e la tensione ideale del gruppo si esprime poi nella
rivendicazione sempre più radicale di un cristianesimo militante a fianco
dei deboli e contro le ipocrisie della Chiesa Ufficiale. Quando alla
scoperta di Martin Luther King segue la diffusione del pensiero e
dell'opera di Camilo Torres, di Che Guevara e di Mao-Tse-Thung, la rottura
con la Chiesa locale diviene insanabile e aperta. Già pubblicato fin dal
novembre 1967 con periodicità irregolare con la qualifica di 'periodico
degli studenti Pinerolesi', il giornale viene stampato presso la
tipografia "Mondograf" di Torino. Così, dal marzo del 1968, le
pagine della rivista ospitano gli interventi del movimento studentesco,
dibattiti sul rapporto fra il marxismo, la rivoluzione e il cristianesimo,
inchieste provocatorie e documentate sui rapporti fra la Chiesa e il
potere locale. Nel maggio '68 inizia una articolata serie di servizi su
"Capitale e classe operaia nel pinerolese" che porterà i
giovani redattori della rivista a contatto diretto con il mondo sindacale
e operaio. Sulle pagine di "Venticinquesima ora" trovano posto
interviste a operai e documentazioni inedite e stimolanti sulla Riv, la
Beloit, la Mazzonis e la Talco e Grafite. L'incontro fra la radicalità
studentesca e le ali più avanzate del sindacalismo militante produrrà il
travagliato e assai fecondo rinnovamento che romperà positivamente
l'immobilità della sinistra sindacale e politica. La relativa sensibilità
del mondo cattolico, l'apertura del dialogo e del cammino ecumenico con la
Chiesa Valdese, la stessa vivacità attuale della nuova sinistra in quelle
zone, trova le sue radici nei dibattiti e nelle elaborazioni comparse su
questa rivista tra la fine del '66 e il gennaio del 1979, data della fine
delle pubblicazioni. Fra
i redattori c'erano Gianni Balcet, Paolo Baral, Piero Bassani, Claudio
Bertolotto, Isa Demaria, Claudio Foti, Sandro Giraudo, Fulvio Gottero,
Silvio Mondino, Giorgio Piacentino, Piero Sacchetto, Ico Vallillo, Aurelia
Priotto, Salvatore Ameduri, Piero Baral, Vincenzo Baraldi, Miki Negro,
Elio Salvai, Claudio Canal, Amos Pigntelli, Grado Merlo. Mario Dellacqua
<<Il
giornale di Pinerolo e valli>> ( I
serie1969-77, II-1968-70)
Il
GPV è stato pubblicato con periodicità quindicinale dal 23.11.69 al
18.12.77. Abitualmente
era "confezionato'' in quattro pagine di formato simil-tabloid.
Alcuni numeri in relazione ad argomenti giudicati di particolare
rilievo-avevano sei pagine. A partire dal n. 11 del 1977, per difficoltà
finanziarie, uscirono soltanto due pagine. Nel
momento in cui alla fine del '77 si annunciava la fine del Giornale (''Si
chiude un ciclo" n. 23/7/77), si comunicava altresì che un gruppo di
operai dell'Indesit e della Fiat Rivalta intendeva continuare
l'esperienza. Tale gruppo in effetti pubblicò 14 numeri del GPV seconda
serie fino al 16 luglio '78, dopodichè scelse altri strumenti di
comunicazione e di dibattito (ciclostilati, volantini, ecc. La
veste'' del GPV rimase sempre molto povera ed essenziale: impagìnazione
artigianale, assenza quasi completa di fotografie per l'insostenibilità
dei costi dei cliches, rinuncia volontaria alla pubblicità commerciale ed
ai possibili introiti ricavabìli per tale via. Perche
Il Giornale dI Pinerolo e Valli? La
scelta del nome della testata risponde ad una precisa intenzionalità: la
redazione sottolineava la volontà di fare informazione locale, di
raccogliere e ritrasmettere esperienze; il ''registro" volutamente
basso significava il rifiuto di farsi propagatori di una scelta ideologica
unica e definitiva e/o di una qualche " linea giusta" . ln
altri termini il GPV era certo intenzionato a dare le battaglie che
credeva importanti, ma non voleva essere il "giornale di
battaglia" di un gruppo che si ritensse portatore di una linea
complessiva. La
redazione. Il
gruppo redazionale non è rimasto stabile negli otto anni dell'esperienza. Ripercorrendo
le manchettes, infatti, si ritrova in tutto una ventina di nomi, nonchè
la dizione "un gruppo di operai" (ragioni di prudenza
sconsigliavano di esporsi troppo, anche in una " repubblica
democratica fondata sul lavoro"). Tra
i redattori non operai prevalgono gli insegnanti, ma sono presenti anche
studenti ed alcuni professionisti (un tecnico esperto di agricoltura ed un
medico nella prima fase, un, architetto nell'ultima). Successivamente
attorno al 1971-72 la redazione si modifica con l'ingresso di un nutrito
gruppo proveniente dall'esperienza del Movimento Studenti Cattolici"
, del movimetlto studentesco, della rivista Venticinquesima Ora. scheda
tratta da La beidana n.15, sett,1991
Firmavano
il primo numero: Gianni Balcet, Alberto Barbero, Luisella Fornero, Grado
Merlo, Renato Pazè, Bartolo Pautasso, Mario Polastro, Corinna Ravera,
Elio Salvai; Bartolo Viroglio e un gruppo di operai. Si aggiunsero
Vincenzo Baraldi, Carlo Badariotti, Fulvio Gottero, Sergio Pasetto, Mauro
Ughetto, Piero Bassani, Giulio Blanc. Direttori
responsabili,
prima Ettore De Giorgis e poi Angelo D'Orsi. La
raccolta del giornale è alla Biblioteca di Pinerolo. PERCHE’
UN NUOVO GIORNALE?-
presentazione del primo numero 23-11-69 Le
risposte ad una tale domanda possono essere svariate; ma la più immediata
e, forse, la più sincera ed esatta è questa: nel Pinerolese manca uno
strumento di formazione che tenti un'analisi seria e concreta dei problemi
generali e particolari (politici, sociali, economici, religiosi ecc) e sia
libero da precisi e identificabili centri di “potere” e di
organizzazione del “consenso”. Manca cioè un giornale che si ponga
nella prospettiva delle nuove esigenze e di nuovi problemi, che di
giorno in giorno assumono dimensioni sempre più importanti e per i quali
è necessario cercare insieme deIle soluzioni non prefabbricate e
definitive. “
Il giornale “ perciò non si presenta e non è l'organo di un partito o
di un sindacato, non è uno strumento di propaganda (più o meno velata),
non è un giornale << scandalistico” (anche se gli argomenti non
mancherebbero!) e, a maggior ragione, neanche un mezzo per fare del “
pettegolezzo>> cittadino. “
Il giornale ” è uno strumento di informazione, di formazione e di
collegamento. Si propone quindi di fornire delle notizie ed i mezzi per
interpretarle senza aver pretesa
però di possedere la “ verità ” e la “ imparzialità: sarà un
giornale “ parziale” nella misura in cui la nostra società è “
parziale ”! Sarà anche strumento di collegamento, perché le varie
esperienze, condotte in diversi settori (fabbrica, scuola, quartiere ecc.)
non rimangano episodi isolati (e isolabili), ma possano essere colti in
una visione complessiva e acquistino perciò maggiore efficacia e
chiarezza. DA
CHI È REDATTO? Il
giornale” è materialmente redatto da un gruppo di operai e di
intellettuali; ma proprio per lo spirito Che lo anima, è l'espressione di
una realtà ben più vasta, costituita da gruppi operai, dai gruppi di
quartiere, dai gruppi di paese politicamente attivi e da gruppi di
Chiesa. La redazione è sì composta da un certo gruppo di persone, ma
esse non pretendono di imporre “ linee politiche” o di proporsi come
“ gruppo guida >>, saccente e chiuso. Il nostro compito sarà
quello, semmai, di essere molto attenti alla realtà che ci circonda e
nella quale siamo e vogliamo essere attivamente inseriti, con l'impegno di
stimolare l'intervento di coloro (singoli o gruppi) che vivono e portano
avanti esperienze (politiche, sociali, religiose ecc.) nuove e valide:
un compito di servizio, soprattutto. La presenza nel gruppo redazionale di
componenti di diversa condizione sociale (operai, contadini, insegnanti,
studenti) e di diversa “ fede” (credenti e non credenti) potrebbe
costituire una notevole difficoltà di lavoro (ed il problema è da noi
sentito con sufficiente attenzione), ma è da un lato una ricchezza in
discutibile e dall'altro una novità, anche nell'affrontare problemi più
squisitamente religiosi. È finito il tempo delle chiusure, delle
scomuniche reciproche, dei “ ghetti>> sociali, culturali o
sacrali. Oggi è il momento di un incontro serio e virile, di un
confronto libero per eliminare barriere prodotte dall'egoismo culturale
o politico o religioso, per trasformare insieme, credenti e non
credenti, una realtà fondata sull'ingiustizia e sullo sfruttamento. A
CHI SI RIVOLGE? Non
si rivolge a chi sa già tutto, a chi ha privilegi da difendere o da
conseguire, a chi rifiuta di rimettere in discussione se stesso e le sue
certezze, a chi rifiuta di aprire gli occhi sulle realtà del nostro tempo
ecc. Il giornale” si rivolge a tutti coloro che lottano per un mondo
diverso e giusto e per un uomo nuovo. DI
CHE COSA SI OCCUPA? Il
giornale” si articola in varie sezioni, che toccano gli aspetti più
significativi della società. Predominante sarà l'analisi del .mondo del
lavoro sia a livello locale (situazione operaia nelle varie fabbriche del
Pinerolese) sia a livello più generale [dinamica dei sindacati,
rapporto capitale (e capitalisti), forza lavoro (“ i rusconi”),
immigrazione ecc., collegata ai problemi della campagna," della
scuola: in una parola “ Il giornale” si incentrerà sul rapporto
fabbrica-società. Non
mancherà una parte dedicata alle notizie di carattere religioso: in
questo campo tenteremo di fornire un servizio che possa far maturare la
comunità locale. Ovviamente
non tralasceremo i problemi del cosiddetto Terzo-Mondo, dello spettacolo,
del tempo libero. DA
CHI È FINANZIATO E SOSTENUTO? “
Il giornale”, che avrà inizialmente periodicità quindicinale, vive e
si sostiene per il contributo di parecchi amici e, speriamo, per l'aiuto
che i lettori vorranno darci. Verrà anzi, ogni quattro o cinque numeri,
data esplicita notizia della situazione finanziaria ed amministrativa,
perché vogliamo che i nostri lettori non debbano venire esclusi neanche_
da questo che può apparire a prima vista un particolare di secondaria
importanza. Noi
riteniamo che “ Il giornale” ,abbia la sua ragion d'essere proprio
nella collaborazione critica e costruttiva dei lettori. “ Il giornale ” nasce come “ voce libera” (abbiamo perciò rinunciato ad ogni forma di pubblicità e quindi di relativi introiti!) e potrà mantenersi tale solo con l'aiuto di chi crede nella sua utilità e nella sua funzione di servizio. IL
GIORNALE DI PINEROLO E VALLI (1969-1977)
di
Fulvio Gottero e Elio Salvai -
su <<la beidana>> n.15 settembre 1991 Confessiamo
di avere qualche difficoltà a presentare Il
Giornale di Pinerolo e Valli (GPV) ed a tentare di svolgerne una
analisi critica. Avendo
fatto parte della redazione del periodico, uno praticamente per tutta la
durata dell' esperienza, l'altro per oltre sei anni, ci troviamo nella
posizione privilegiata di chi conosce notizie, informazioni , dibattiti
che stanno dietro a quanto sul GPV è apparso; d'altro lato però il GPV
suscita in noi anche risonanze emotive, nel ricordo di un lavoro che è
stato certamente faticoso, difficile, talora frustrante, ma che ha
costituito un'esperienza sicuramente importante ed arricchente per il
collettivo che l'ha vissuta. A distanza di 15 anni si vedono le cose con
un certo distacco e, speriamo, senza enfasi e con maggiore capacità di
riconoscere limiti ed errori; ciò non toglie che restiamo anzitutto dei
testimoni. Che
cosa è stato il Giornale di Pinerolo e Valli. Il
GPV è stato pubblicato con periodicità quindicinale dal 23.11.69 al
18.12.77. Abitualmente era ''confezionato'' in quattro pagine di formato
simil tabloid Alcuni numeri in relazione ad argomenti giudicati di
particolare rilievo avevano sei pagine. A partire dal n. 11 del 1977 , per
difficoltà finanziarie, uscirono soltanto due pagine. Nel momento in cui
alla fine del '77 si annunciava la fine del Giornale (''Si chiude un
ciclo" n. 23/77), si comunicava altresì che un gruppo di operai
dell'Indesit e della Fiat Rivalta intendeva continuare l'esperienza. Tale
gruppo in effetti pubblicò 14 numeri del GPV seconda serie fino al 16
luglio '78, dopodiché scelse altri strumenti di comunicazione e di
dibattito (ciclostilati, volantini, ecc.). La
"veste" del GPV rimase sempre molto povera ed essenziale:
impaginazione artigianale, assenza quasi completa di fotografie per
l'insostenibilità dei costi dei clichés, rinuncia volontaria alla
pubblicità commerciale ed ai possibili introiti ricavabili per tale via. Perché
Il Giornale di Pinerolo e Valli? La
scelta del nome della testata risponde ad una precisa intenzionalità: la
redazione sottolineava la volontà di fare informazione locale , di
raccogliere e ritrasmettere esperienze ; il " registro"
volutamente basso significava il rifiuto di farsi propagatori di una
scelta ideologica unica e definitiva e/o di una qualche "linea
giusta" . In altri termini il GPV era certo intenzionato a fare le
battaglie che credeva importanti, ma non voleva essere il "giornale
di battaglia" di un gruppo che si ritenesse portatore di una linea
complessiva. 3)
La redazione. Il
gruppo redazionale non è rimasto stabile negli otto anni dell'esperienza. Ripercorrendo
le manchettes, infatti, si ritrova in tutto una ventina di nomi, nonché
la dizione "un gruppo di operai" (ragioni di prudenza
sconsigliavano di esporsi troppo, anche in una "repubblica
democratica fondata sul lavoro").Tra i redattori non operai
prevalgono gli insegnanti, ma sono presenti anche studenti ed alcuni
professionisti (un tecnico esperto di agricoltura ed un medico nella prima
fase, un architetto nell'ultima).Inizialmente la composizione della
redazione rimanda di più per ragioni anagrafiche e di esperienze
pregresse ad un gruppo di cattolici democratici che avevano operato a
Pinerolo già prima del '68 (nelle associazioni cattoliche, attorno alla
rivista La fornace, ecc.) con l’apporto di alcune figure di
intellettuali più isolati (ad es. il compianto Bartolo Viroglio, studioso
e pedagogista di Vigone). Successivamente (attorno al 1971-72) la
redazione si modifica con l'ingresso di un nutrito gruppo proveniente
dall’esperienza del Movimento Studenti Cattolici" , del movimento
studentesco, della rivista Venticinquesima Ora (che aveva cessato le
pubblicazioni nel 1970). Venticinquesima
ora " la prima del domani" come dice l’editoriale del primo
numero, era nato come giornale studentesco nel 1966 e, dopo alcuni numeri
senza periodicità fissa, era stato pubblicato con regolarità nel 1968,
quando aveva svolto una serie di analisi puntuali sulla scuola, sul mondo
cattolico, sulla <<teologia della rivoluzione>>, su
<<capitale e classe operaia nel Pinerolese >> - 4 numeri su
Riv,Tessili,Beloit, Talco e Grafite. All’inizio del ‘69 e ‘70 erano
usciti gli ultimi numeri su <<il potere nella Chiesa locale>>,
con l’analisi delle strutture ecclesiastiche della diocesi e della
predicazione. Nel
contempo, per ragioni varie (dissenso sulla linea del giornale, scelte
personali, allontanamento dal Pinerolese) una parte dei redattori iniziali
lascia la redazione. A partire dagli ultimi mesi del 1972 in modo fisso
l'ultima pagina assume il nome de Il Giornale di Piossasco. Gli articoli
che si caratterizzano per l'analisi molto minuta, puntuale, talora anche
aspramente polemica della situazione del paese e del funzionamento del
comune sono curati da una redazione locale che usa il foglio come
strumento di battaglia politica ed ottiene un notevole successo di
diffusione. Alcuni membri del gruppo saranno eletti in consiglio comunale
nel 1975 nella lista PCI e gruppo di base. Gli
articoli su GPV sono sempre usciti senza firma. La manchette ricordava che
la responsabilità era redazionale. Il
fatto è da interpretarsi non soltanto nel senso che ogni redattore si
sentiva partecipe di una impresa" collettiva, ma derivava soprattutto
dal modo di lavorare : impostazione del numero il lunedì non di "uscita''
, lettura e discussione degli articoli più ampi il lunedi successivo,
"chiusura'' il mercoledi con un altro incontro della redazione. La
legge sulla stampa imponeva però di avere un direttore responsabile ;
poiché nessuno del gruppo redazionale poteva giuridicamente ricoprire
tale ruolo, fu richiesta la collaborazione di pubblicisti democratici di
Torino. diressero il GPV dalla nascita al n. 10/72 Ettore De Giorgis,
insegnante e cultore del pensiero di Monnier e dal numero successio Angelo
D'Orsi, docente presso l'Università di Torino ed autore di pregevoli
studi storici sull' esercito Erano
tempi in cui facilmente si finiva sul banco degli imputati per "
reati a mezzo stampa". De Giorgis fu processato nella primavera del
'72 per diffusione di notizie false e tendenziose in relazione ad un
articolo di interpretazione dello scoppio di una bomba di fronte alla
caserma del Nizza Cavalleria di Pinerolo e per apologia di reato per il
modo in cui in un altro articolo erano stati presentati i fatti di una
manifestazione a Torino e condannato a 20.000 lire di ammenda per il primo
reato. De Giorgis fu poi assolto in appello a Torino nel dicembre '75.
D'Orsi fu denunciato nel '74 per diffusione di notizie tendenziose ed
istigazione di militari a disobbedire alle leggi in relazione ad un
articolo sulla funzione di repressione interna dell'esercito. Processato
nel '77 in Corte d'assise a Torino fu assolto con formula piena. Al
di là della redazione ''ufficiale" esisteva inoltre un gruppo, che
non è mai diventato stabile , di collaboratori, i quali occasionalmente
proponevano interventi su temi rilevanti o notizie da realtà specifiche
(es. paesi, quartieri, amministrazioni pubbliche, ecc.). Appare
degno di nota infine il rapporto instaurato tra i redattori che curavano
anche la parte tecnica (impaginazione, correzione bozze, ritiro copie e
distribuzione) ed i lavoratori della Cooperativa Tipografica Subalpina di
Torre Pellice presso cui il GPV si stampava. Sull'ultimo numero del '77 la
redazione scrive : " A tutti i lavoratori della Cooperativa
Tipografica Subalpina, con i quali si è realizzata una solidarietà
davvero eccezionale, una stretta di mano : il loro tenace lavoro, i loro
sacrifici, la loro critica attenzione a quanto andavamo scrivendo , i loro
stimoli, non si dimenticano" Dati
sulla diffusione e modalità di finanziamento. Il
GPV si è retto dal punto di vista finanziario su tre basi: gli
abbonamenti, la diffusione militante, le sottoscrizioni di redattori ed
amici. Assai poco significativa invece la vendita attraverso la via
normale delle edicole: meno di 100 copie a Pinerolo anche nei momenti
migliori, poche unità nei paesi. Delle altre tre modalità di diffusione
la principale erano gli abbonamenti che non raggiunsero mai il migliaio
pur non discostandosene molto: 877 nel '73 (GPV n.16/73), 954 nel '76 GPV
n.20/76), 850 nel '77 ( GPV n.23/77) Il
30% circa degli abbonati erano a Pinerolo città, un 15% ciascuno in val
Chisone ed a Piossasco, un 10% ciascuno in VaI Pellice, nei paesi della
pianura, a Torino città, in zone della provincia non appartenenti al
Pinerolese La
diffusione militante avveniva, oltre che a Piossasco come sopra ricordato,
davanti alla RIV di Villar (80-100 copie) e alla Beloit, nonchè in sedi
riferibili al cosidetto "'movimento" (riunioni di quartiere,
Centro di Medicina della Donna, ecc.). L'
autotassazione dei redattori e la sottoscrizione sono stati un modo
costante di sostegno, ma sono stati attivati con particolare forza nel
primo momento di crisi (primavera '75, quando in meno di un mese si
raccolse un milione e mezzo) - Per capirci una copia costava allora 100
lire e l’abbonamento annuo 200lire. L
'idea-forza Nel
primo numero del GPV, in edicola il 23 Novembre del 1969, l'editoriale,
intitolato "Perché un nuovo giornale>>riporta le motivazioni
che stanno alla base dell'esperienza. Occorre
un nuovo giornale prece nel "Pinerolese manca uno strumento di in
formazione che tenti un'analisi seria e concreta dei problemi generali e
particolari (politici, sociali, economici, religiosi ecc.) e sia libero da
precisi e identificabili centri di " potere" e di organizzazione
del consenso" . Il
giornale non è quindi l'organo di un partito o di un sindacato nè uno
strumento di propaganda, ma è "uno strumento di informazione, di
formazione e di collegamento" .Il riferimento è ovviamente al
"movimento" , "perché le varie esperienze, condotte in
diversi settori (fabbrica, scuola, quartiere ecc.) non rimangano episodi
isolati (e isolabili), ma possano essere colti in una visione complessiva
ed acquistare perciò maggior efficacia e chiarezza". E
il giornale, "materialmente redatto da un gruppo di operai e
intellettuali>> vuole essere espressione di una realtà più vasta,
gruppi operai, gruppi di quartiere e di paese, gruppi di Chiesa. Ma il GPV
è anche uno strumento di confronto e proprio la presenza nel gruppo
redazionale di persone di diversa condizione sociale (operai, contadini,
insegnanti, studenti) e di diversa fede (credenti e non credenti) può
costituire una novità importante.<<È finito il tempo delle
chiusure, delle scomuniche reciproche, dei "ghetti" sociali,
culturali e sacrali. Oggi è il momento di un incontro serio e virile, di
un confronto libero per eliminare barriere prodotte dall’egoismo
culturale o politico o religioso, per trasformare insieme, credenti e non
credenti, una realtà fondata sull'ingiustizia e sullo sfruttamento". Ed
in questa prospettiva Il Giornale si rivolge "a tutti coloro che
lottano per un mondo diverso e giusto e per un uomo nuovo" .Il mondo
del lavoro diventa allora l'oggetto di analisi privilegiato ed il tessuto
sociale viene studiato dal punto di vista del rapporto
capitale-lavoro." . .. in una parola il giornale si incentrerà sul
rapporto fabbrica-società anche se non verranno tralasciati argomenti di
carattere religioso o riguardanti i problemi del terzo Mondo, dello
spettacolo e del tempo libero" . Emergono
da questo editoriale alcuni elementi che, pur con talune modifiche,
costituiranno il "filo rosso" dell'esperienza settennale de Il
Giornale: 1)
la dimensione collettiva: il GPV non è e non vuoI essere una
"rivista di avanguardia" , una palestra di intellettuali di
sinistra, ma si radica nel movimento e si pone come uno strumento per
risolvere " insieme" i problemi. 2)
la scelta del marxismo come strumento di analisi sociale e di lettura
della realtà e non come filosofia della storia o ideologia totalizzante.
Nessun redattore, in nessun momento dell' esperienza, proviene dai partiti
storici della sinistra: la scelta marxista è quindi una scelta
""laica" che lascia spazio, come già detto, alle
caratteristiche dei redattori, peraltro piuttosto diverse tra di loro. 3)
il legame con l'esperienza, con la ""memoria storica" del
movimento operaio. In tutta la vita del giornale costante sarà il
riferimento alle lotte di fabbrica, alla guerra di liberazione e , più in
generale, alla storia del movimento operaio e popolare. 4)
l'attenzione ai problemi religiosi: la contraddizione nelle chiese,
cattolica e valdese, viene individuata come contraddizione importante, non
eludibile, dei rapporti di potere. 5)
Il legame sempre più stretto con il movimento, inteso come l'universo
delle lotte nelle fabbriche, nella scuola, nei quartieri, nell'esercito.
L'ingresso nella redazione, nel 1972, di alcuni redattori che facevano
riferimento all'area della Sinistra extraparlamentare, accentuerà questa
connotazione, anche se il giornale manterrà comunque, sempre, la sua
autonomia. 6)
L' attenzione alla realtà locale: il movimento, la contraddizione nelle
chiese, le istituzioni, sono viste soprattutto nella loro dimensione ''pinerolese''
.Queste ipotesi, queste linee di lettura proviamo a ritrovarle in tre
numeri del giornale scelti soprattutto per la loro collocazione temporale,
all'inizio, a metà ed al termine dell' esperienza: il primo numero,
23/11/69, un numero del 1973 (18 Febbraio) ed un numero, oltretutto
particolarmente interessante come data, del 1976 (25 Aprile). Il
primo numero de Il Giornale di Pinerolo e Valli,
oltre all'editoriale già ampiamente citato, riporta in prima pagina la
cronaca della manifestazione di operai e studenti svoltasi in occasione
dello sciopero nazionale del 19 Novembre. Siamo
in pieno "autunno caldo'': a Pinerolo un corteo di operai e studenti,
al termine di un' assemblea pubblica in Piazza Fontana, si era recato ai
cancelli dello stabilimento RIV alla periferia della città, per
manifestare contro quei dipendenti RIV (soprattutto impiegati) che non
avevano aderito allo sciopero. Il
giornale chiama ''crumiri'' i crumiri e rileva che "davanti ai
cancelli dell' azienda è stato rivolto un invito ai dipendenti crumiri a
sospendere il lavoro [...1 Ad essi non è stato torto nemmeno un capello e
non vi è stato il minimo scontro coi carabinieri" .E più avanti:
"è stato significativo vedere cittadini di ogni condizione sociale
manifestare contro l'autoritarismo della direzione RIV coscienti che non
esistono interessi separati e che perciò la fabbrica rappresenta il luogo
dello sfruttamento non solo per coloro che vi lavorano, ma per tutti gli
individui che da questa traggono i mezzi per la loro vita 1...1 Va
rilevata inoltre la presenza di un buon numero di sacerdoti e di
seminaristi .. .'' . Sempre
in prima pagina l'articolo di spalla intitolato "Acqua santa sui
padroni?" riporta un documento di lavoratori, studenti e sacerdoti,
che stigmatizza in modo netto una presa di posizione del Vescovo Santo
Quadri sul tema dell’impresa, apparsa su l'Eco del Chisone. Il Vescovo
sosteneva che l ‘ impresa moderna si presenta con una struttura
dualistica, da un lato il gruppo manageriale o dirigenziale e dall'altro
il gruppo di coloro che prestano la loro attività: questi due gruppi
devono collaborare nel rispetto dell'autonomia e della responsabilità,
con l'esclusione di ogni forma di violenza. Gli
estensori del documento rispondono in modo articolato, sottolineando tra
l'altro che "il gruppo manageriale (leggi ''padroni'') non è un dato
eterno e immutabile del diritto naturale, ma il prodotto di una situazione
storica di sopraffazione, tra l'altro chiaramente denunciata dagli ultimi
Pontefici,'. E
più oltre: " [...) l'affermazione che in qualsiasi sistema ci devono
essere i due gruppi contrapposti ci pare che urti violentamente contro il
dato rivelato della eguaglianza di tutti i figli di Dio (...) " Per
di più "nell'attuale momento di tensione sociale, di sfruttamento,
di lotta per la giustizia, l'intervento del vescovo rende oggettivamente
un prezioso servizio alla classe dominante fornendo una legittimazione
autorevole al suo dominio" . In
seconda pagina trova posto un articolo sul Sinodo dei vescovi in cui
ritornano domande e considerazioni omogenee a quelle dell'articolo
precedentemente citato. <<Un Sinodo dei Vescovi con il Papa dovrebbe
quindi affrontare questi temi di fondo: siamo vicini al nostro popolo o
viviamo nelle nebbie? che tipo di servizio rendiamo? che tipo di servizio
si attende da noi il popolo di Dio? il popolo ci considera "servitori
dei poveri" o ci vede tra i "potenti" di questa
terra?>> Sempre
in seconda pagina: alcune testimonianze sulle torture subite da oppositori
del regime dei colonnelli in Grecia, un documento della Scuola Romana 725
contro " la scuola di classe" e un articolo fortemente critico
sulle ipotesi di educazione permanente contenute nel "Progetto 80'' ,
programma economico~sociale per il decennio 70-80 predisposto dal Ministro
del Bilancio. La
terza e la quarta pagina sono interamente dedicate agli incontri che il
teologo spagnolo José Maria Gonzalez Ruiz aveva tenuto il 6 e 7 Novembre
a Pinerolo con la popolazione, gli operai e gli studenti. L'articolo
in terza pagina, dal titolo "Il capitalismo è immorale'' riporta la
conferenza tenuta da Gonzalez-Ruiz il 6 Novembre al Teatro Sociale.
Segnaliamo i titoli dei paragrafi: "Chiesa
povera, chiesa critica.>> "Più
potere, meno forza." <<Attribuzioni
indebite.'> "L'atteggiamento
profetico." <<Il
mostro neocapitalista." In
quarta pagina una lunga intervista al teologo ed il testo di una sua
omelia. La quinta e la sesta pagina, infine, sono dedicate alla cronaca
locale: -un
lungo reportage sugli scioperi operai nel pinerolese ; -una
cronaca da Villafranca sulla situazione del paese; -Il
documento inviato da FIOM-FIM-UILM al Comune di Pinerolo, in cui si
chiedono provvedimenti economici a favore degli operai impegnati nella
vertenza contrattuale -la
cronaca dell'inaugurazione della nuova sede dell'Istituto "Buniva''
contestata dagli studenti. -Notizie
dal quartiere Fornaci. -Una
mozione letta dagli operai al termine delle Messe della domenica
precedente. 18
Febbraio 1973 Il
giornale esce ormai da poco più di tre anni, ha circa 1000 abbonati e nel
pinerolese costituisce una voce importante soprattutto nell'area della
sinistra, ma non solo. Il gruppo redazionale è più ampio, anche se
alcuni hanno abbandonato l'esperienza. Gli abbandoni comunque non sono
stati oggetto di dibattito sulle colonne del GPV .Novità importante: dal
Luglio del 1972 il giornale dedica stabilmente una pagina (in genere
l'ultima) alla cronaca da Piossasco. In quella realtà, infatti, si era
costituito un piccolo gruppo redazionale. Il
numero in esame apre con un fondo intitolato "Forza operaia e ricatti
padronali" dedicato alla lotta operaia in corso negli stabilimenti
Beloit di Pinerolo; l'articolo di spalla è dedicato alla situazione
sindacale all'Ospedale Civile di Pinerolo; sempre la prima pagina ospita
un comunicato dei consigli di fabbrica degli stabilimenti RIV di Pinerolo
e Airasca e dell'FLM su "Gravi atti di provocazione della
direzione>> , e un articolo su sei soldati di Pinerolo incarcerati a
Peschiera "accusati di aver distribuito un volantino contro le
condizioni di vita in caserma, sull'uso sempre più frequente
dell'esercito in servizio di ordine pubblico in relazione alle lotte
operaie (...) >>. In
seconda pagina tre articoli: -l'assenteismo
e le sue cause, in cui si dice tra l'altro: " (...) la causa
fondamentale di questi infortuni e malattie e perciò dell'assenteismo non
è la fatalità o le esigenze del progresso tecnologico, ma
l'organizzazione capitalistica della produzione tesa al massimo profitto e
allo sfruttamento più completo della forza lavoro". -800
miliardi per i padroni: un'analisi degli effetti ''antioperai'' dei
provvedimenti di fiscalizzazione degli oneri sociali decisi dal governo. -La
svalutazione del dollaro le della lira): considerazioni sulla crisi
monetaria culminata nella decisione di Nixon di svalutare il dollaro. Da
notare in particolar modo quest'ultimo articolo: da alcuni numeri infatti
il giornale dedica uno spazio specifico all'analisi economica, anche con
l'aiuto di collaboratori esterni. In
terza pagina la rubrica "Asterischi sulla Chiesa locale" , uno
spazio fisso dedicato soprattutto a cronache e analisi sulle Chiese
pinerolesi; nel numero in esame un servizio sui salesiani a Perosa
Argentina. Sempre in terza pagina un fondo sul progetto di riforma
sanitaria del Ministro Gaspari. In ultima pagina, infine, le notizie da
Piossasco, costituite da tre articoli dedicati a polemizzare contro
l’amministrazione comunale " indipendente-liberale'' guidata dal
sindaco Bottari. Il
primo , intitolato "La FIAT non è magnanima" smentisce, in modo
molto documentato, le affermazioni del sindaco in ordine alla disponibilità
della FIAT ad erogare contributi al comune di Piossasco per costruire case
e servizi. Gli altri due trattano del "super-partito" di Calleri
all'interno della DC, e dei "demagogici" tentativi dell’
amministrazione di calmierare i prezzi. 25
aprile 1976 Siamo
ormai nel penultimo anno di vita del Il Giornale, che chiuderà la sua
esperienza nel 1977. Ovvamente,
trattandosi del numero in edicola il 25 Aprile, il fondo è dedicato alla
Resistenza. Il
titolo, significativo, "Dentro e oltre la Resistenza" è
completato dal seguente sottotitolo che riassume il senso
dell'articolo:"Chiarire la carica innovativa della Resistenza
significa riproporre la necessità di istituti di democrazia diretta, di
strumenti di partecipazione dal basso, rimarcare il ruolo centrale della
classe operaia'' . E
ancora, nel corpo dell'articolo "Il 25 Aprile di quest'anno può
avere un significato nuovo, può essere diverso se diventa un momento di
riflessione, di dibattito, di lotta al fine di modificare sul serio
l'attuale quadro politico, di rompere il lungo potere democristiano"
. L'articolo
di spalla è una durissima polemica contro il foglio pinerolese di destra
La Lanterna che aveva riportato alcune notizie farneticanti del tipo
:"Preparato dagli ultra di sinistra un elenco di studenti da
eliminare (...) a Pinerolo paura nelle scuole..." Sempre
in prima pagina: la cronaca di un corteo contro la repressione (cinque
sindacalisti erano stati fermati dai Carabinieri e portati in caserma
durante un picchettaggio alla RIV), una mozione di "Democrazia
Proletaria" e "Lotta Continua" di Pinerolo per una
presentazione unitaria della sinistra di classe alle elezioni ed un
interessante trafiletto, tratto dal settimanale Tempo in cui si ipotizza
l'esistenza di un Servizio Segreto parallelo con una base di addestramento
in Sardegna e numerosi affiliati in tutta Italia (Sarà stata Gladio?). In
seconda pagina un interessante contributo riporta lo Statuto delle prime
camere del Lavoro del Pinerolese: l'articolo si situa all'interno di una
ricerca storica, pubblicata a puntate sul GPV volta a ricostruire le
radici del movimento operaio in zona. Il resto della seconda pagina è
dedicato alla condizione giovanile : -un
articolo "Professione disoccupato" affronta il delicato problema
delle difficoltà di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro; recita
il sottotitolo "In Italia solo un giovane su 10 trova un posto di
lavoro. Le proposte del governo, del PCI, della FLM,, . -Una
lettera aperta, firmata "Un gruppo di amici", a "Attilio,
Luciano, Franco ...e compagni" ragazzi pinerolesi che sarebbero stati
processati di lì a poco per reati contro il patrimonio. Dice, tra
l'altro, la lettera: "ve lo diciamo francamente: la vostra ribellione
è comprensibile, però è troppo individualista; non possiamo cambiare la
sporca società capitalista ricalcando gli stessi schemi. Ribelliamoci
insieme da compagni, in modo organizzato, rifiutando le categorie di
proprietà, di prestigio, di bella figura, di forza, di
prepotenza.>> Le
terza pagina riporta la cronaca locale : -una
vertenza dei sindacati confederali della scuola con il comune di Pinerolo
sul problema delle interscuoliste ; -L'assemblea
del quartiere "Portici Nuovi"; -il
resoconto di una pubblica assemblea promossa dal consiglio di fabbrica
della Beloit; -una
rubrica intitolata i quindici giorni" che riporta notizie
minori" , mozioni, prese di posizione, e che ha sostituito nello
spazio del giornale gli "Asterischi sulla Chiesa locale, -In
ultima pagina, il Giornale di Piossasco riporta una rievocazione storica
del 27 Aprile de 1945, giorno della Liberazione della cittadina. I
contenuti del giornale di Pinerolo e Valli. Si
presenta a questo proposito una tabella che riporta la frequenza
percentuale dei vari argomenti trattati sul totale degli articoli per tre
anni ( l’iniziale- il 1973- il penultimo anno).
Pur
nel carattere parziale della rilevazione, che si riferisce al numero
percentuale degli articoli pubblicati e non alI’ampiezza di ciascun
argomento trattato (ciò spiega, ad es., come "Il giornale di
Piossasco" arrivi ad una percentuale del 33%, pur occupando solo il
25% dello spazio), emergono dalle tabelle alcune costanti e varianti
significative : a)
la centralità del settore fabbriche e mondo del lavoro ed accanto ad esso
della scuola (di cui si denunciano i meccanismi di selezione di classe) e
delle lotte sociali in una ipotesi che vede l’allargamento del fronte
dal luogo di lavoro alla ''città'' casa, trasporti, autoriduzione, ecc.); b)
la diminuzione netta degli interventi sui problemi religiosi e sulle
Chiese. I
primi numeri infatti danno un’immagine di giornale di " cattolici
di sinistra" , impegnati nel movimento. Il numero di articoli
dedicato alle Chiese ed al dibattito teologico, l'approccio cristiano ai
problemi del cambiamento legano il periodico alla tradizione di riviste
quali ‘Il momento’ e ‘La fornace’ nel Pinerolese e
‘Testimontanze’ e ‘Quest'ltalia’ a livello nazionale. Negli anni
successivi gioca probabilmente 1’ evoluzione del gruppo redazionale che
nella grande maggioranza dei componenti non partecipa più ad una vita di
Chiesa, anche se rimane attento specialmente alle implicazioni politiche
delle scelte teologiche ed ecclesiastiche (si veda in proposito la rubrica
"Asterischi sulla Chiesa locale). c)
la diminuzione significativa degli articoli sulle questioni italiane è da
una parte voluta (maggiore puntualità di analisi specifica del
Pinerolese) , dall'altra subita (impossibilità per ragioni finanziarie di
andare oltre le quattro pagine). d)
un'attenzione ai problemi internazionali che non è costante, ma risente
di contingenze di quegli anni (golpe in Cile, guerra del Kippur, ecc.),
nonchè negli anni dopo il '73 di una generale caduta della tensione
internazionalista. e)
il fallimento pressochè totale del progetto di creare una rete dai paesi
(fa eccezione Piossasco, la cui pagina è una sorta di giornale nel
giornale, perché si occupa dell’ insieme della vita locale) ; f)
la crescita di attenzione verso le istituzioni. Come larga parte del
movimento, anche il GPV appare in una prima fase maggiormente extra od
anti-istituzionale; soltanto più tardi più attenta l'analisi dei loro
meccanismi (trends elettorali, funzioni dei comprensori, funzionamento del
consiglio comunale, ipotesi di maggioranze diverse) La
conferma di queste ipotesi interpretative pare emergere anche da una
analisi campione sul lessico di frequenza, condotta sui tre numeri del GPV
sopra citati, relativamente a sei termini:
Termini
come "impegno’ e ‘giustizia’ sottolineano la dimensione etica
dell’agire, significativa appare anche la riduzione (nel ‘76) della
parola ‘lotta’; ‘capitalismo’, ‘società capitalistica’,
‘classe, operaia’, riconducono alla scelta del marxismo come strumento
di analisi (vedi par. ‘l’idea-forza’); la presenza in modo massiccio
della parola ‘movimento’ soltanto nel ‘76 è da riferirsi
probabilmente all’adozione di modelli linguistici più omologabili a
quelli della sinistra di classe. Nel
caso del GPV ci sembra corretto parlare, più che di causa" della
chiusura, di una serie di concause che intersecandosi e correlandosi hanno
prodotto l'esito finale (e forse hanno impedito una duratura resurrezione
del GPV II.a serie). Probabilmente
la ragione principale è stato il venir meno delle condizioni di partenza,
l'affievolirsi di un movimento vivace e diffuso che da una parte
utilizzava il giornale come altoparlante per le proprie iniziative e
dall'altra traeva da esso idee e strumenti per operare nelle situazioni
concrete. Nella
seconda metà degli anni '70 , seccamente mutate le condizioni sociali e
politiche che avevano consentito anche nel Pinerolese lo sviluppo di un
forte movimento studentesco, operaio e popolare, non era più sufficiente
far da collettore e da ripropositore di notizie ed informazioni. L'impegno
del gruppo redazionale da solo non poteva più bastare. Ripercorrendo
le annate del GPV , si nota che la redazione avvertì questi problemi, ma
non fu in grado di affrontarli con esito positivo. Sin dal '74 infatti
sottolineava la necessità di "adeguare il linguaggio ed il modo di
affrontare i problemi" di "ampliare la redazione".Sul n. 20
del ‘76 ricordava la necessità di "programmare meglio il lavoro,
operare una scelta più attenta dei materiali, allargare i settori di
intervento, utilizzare un linguaggio meno datato, rivedere la veste del
periodico, cercare rapporti con altri giornali locali, sviluppare una
attività collaterale di promozione culturale, servirsi meglio del
materiale d'archivio accumulato" e, per quanto riguarda gli
operatori/giornalisti, di "svecchiare la redazione, raggiungere
l'obiettivo dell'ingresso di un numero significativo di donne, trovare
collaboratori dai paesi e creare una struttura redazionale diffusa" . Evidentemente
questi obiettivi non furono raggiunti; il gruppo redazionale rimase
sostanzialmente immutato, impossibilitato, incapace di diventare davvero
una equipe di giornalisti e legato per ragioni di esperienze, di
caratteristiche personali, di età ad un certo periodo storico ed a certi
modi di ragionare ed operare. Al
di fuori del GPV poi stava lo sviluppo impetuoso dell'Eco del Chisone,
capace di creare una rete capillare e ramificata, di ''occupare'' nuove
zone (Piossasco ed Orbassano, la pianura verso il Saluzzese) e dotato di
un "taglio" e di una scelta di argomenti (cronaca locale
spicciola, sport, tempo libero) con cui il GPV non aveva voluto in un
primo tempo, potuto e saputo successivamente, misurarsi. Questo
insieme di elementi produce la causa più immediatamente visibile dalla
fine del GPV : la crisi finanziaria. Una copia del GPV costava nel '69- 50
lire, nel '74 -100 lire, nel '77- 150 lire. Nel
frattempo i soli costi tipografici erano quadruplicati e le spese di
spedizione in abbonamento postale erano aumentate di dieci volte. Senza
enfatizzare il discorso, pare di poter cogliere in tutto questo la
realizzazione di un disegno di limitazione della libertà di opinione ,
anche per vie che non passassero attraverso i tribunali. Furono tentati
allora alcuni esperimenti di collegamento con altre realtà di piccoli
giornali locali piemontesi, ma l'esito non fu incoraggiante. Per questo, al di là di slanci personali, era inevitabile prendere atto della situazione |