anziani

<< Comitato di base sulla condizione dell’anziano>>1970-82…

 

Per dieci anni dal 1970 si svolge la vita più vivace del comitato sugli anziani a Pinerolo; otterrà il  riconoscimento istituzionale con la partecipazione alla Commissione congiunta in Comune ( con Gianni Losano,   Pino Morero, Romano Suppo ecc.). Si effettua nel 1972 in Pinerolo una indagine sugli anziani per stabilire la necessità di assistenti domiciliari, Si organizza una mostra in piazza Fontana, con  i cartelli legati agli alberi e le canzoni di  Giorgio Gaber. Quella prima manifestazione porta in piazza anziani che erano chiusi in casa da anni e fermi nell'ideologia che la politica era sporca. C'erano molti cattolici, ma anche comunisti, valdesi, credenti e non credenti. Elio Tesio con Romano Suppo curava, su il Giornale di Pinerolo e Valli,  la rubrica sugli anziani. Molti scivoloni furono fatti dall'amministrazione sulle loro bucce di banana.... Di quel primo evento (manifestazione)  uscì un bellissimo articolo che descriveva ciò che avevano fatto gli anziani.

Nel 1972 viene introddotto il servizio di assistenza domiciliare in via sperimentale nella zona di S.Lazzaro e poi nel centro Storico – dopo una nuova inchiesta curata per il Centro Storico dall’Oratorio S.Domenico ; si studia un progetto di casa per anziani con infermeria e mensa, ma  il comune non concede i soldi per comperare il centro sociale di via Lequio - per risistemarlo. In seguito cominciano a partecipare i gruppi di quartiere: Tabona, Riva, Baudenasca, S.Lazzaro, Centro storico, Portici Nuovi  e le circoscrizioni.  Giunge l’istituzionalizzazione dei quartieri  (1976). Nell’82 è finita  la parte migliore di questo movimento, in parte per  aver ottenuto alcuni risultati. Suppo va ad abitare in Val Susa.  Il lavoro riprende nell’89, dall’impulso di d.Accastelli, si arriva a una assemblea cittadina: ‘Quali servizi per gli anziani?’. E’ poi partito il gruppo di lavoro sulla condizione degli anziani non autosufficienti, una specie di consulta mensile nel ‘90, cui sono invitati gli enti erogatori dei servizi, del comune, sindacati, parrocchie, chiesa valdese. Infine con una nuova   inchiesta sugli anziani curata dalla Caritas nella maggior parte di Pinerolo, coordinata da don Gigi Moine, nel 1998. Si ottenne un servizio domiciliare di assistenza su base volontaria, gestito dall’AVASS che organizza un corso di formazione nel  2000. P.B.

sulla lotta degli anziani esiste la tesi di Silvana Agù:  "INFLUENZA DI UN GRUPPO DI PRESSIONE SUL POTERE LOCALE"- anno accademico 1978/79 - Facolta di Pedagogia - indirizzo sociologico - Relatore Prof. Luciano Gallino

 


da :’Il vecchio che non muore’- Vincenzo Guagliardo- 1991

ed. Libro Libero:

 

(…)Ma chi ha colpito il vecchio? Chi ha organizzato la sua frattura dal mondo? Perché la sua morte è stata così vio­lenta, simile ad un pestaggio durato anni? Chi lo ha pic­chiato? Tutti, cioè nessuno, il caso è risolto.

Ogni Istituzione tende a diventare come la verità della vecchiaia.

Persino per i vecchi questa verità è recente, anche se questi casi non lo sono. Un tempo, varie società doveva­no uccidere o cacciare i vecchi con riti espliciti: buttarli dalla rupe, annegarli, ecc. Ma In genere i vecchi erano più uomini che donne, più agiati che disagiati, a parte trascurabili minoranze.

La vecchiaia sorge quando la tendenza s'inverte: più donne che uomini, più disagiati che agiati. La vecchiaia è la risposta istituzionalizzante ad un problema nuovo.

Perché prima le donne e poi i vecchi sono andati au­mentando nella popolazione? Non si può proprio dire che non sia stato fatto di tutto per impedirlo! Su questo punto la scienza, ‘umana’ o ‘esatta’, oltre a limitarsi a sancire come stanno le cose dopo, tende anche a sorvo­lare e mentire. Si tende per esempio ad attribuire l'au­mento dei vecchi al ‘progresso’ sociale e scientifico, altra versione spesso fumosa del concetto di naturalezza. In particolare si sente dire a volte della capacità raggiun­ta dalla scienza di prolungare la vita del singolo essere umano. In realtà la singola vita umana ha aumentato di poco la sua durata. Un uomo che avesse raggiunto la ma­turità vari decenni fa aveva grosso modo gli stessi anni di sopravvivenza di quelli che gli spettano mediamente adesso. Il fatto è che è aumentato enormemente il nume­ro di persone che superano quella soglia.

 

Chi ha scoperto l'importanza dell'igiene per sopravvi­vere al parto dopo la repressione delle streghe? Una don­na o un medico? Nel ripensarsi dello straordinario O nell'ordinarietà degli esperti è avvenuta la scoperta? E chi ha lottato contro la fatica?

Il mondo oppresso si è difeso, s'è liberato di parte del­la fatica, ha cercato di avere più tempo e più soldi. Que­sto ha fatto sì che, anche se la durata della vita indivi­duale è aumentata di poco (forse molto meno di quanto non consentissero culture ormai sepolte), le vite che du­rano di più, superando la soglia del parto e dell'età la­vorativa, sono aumentate di molto! Per riuscire a mutare la durata della vita individuale in misura significativa, bisogna uscire dalla sua attuale cultura e non solo, com' è giusto, strappare maggiori spazi per il corpo al suo inter­no. Allora la durata della vita tenderebbe ad essere di più il frutto delle proprie scelte, un atto di libertà.

Non esiste morte ‘naturale’, ma - come per l'uomo che vive o muore -la libertà o la schiavitù della vita e del­la morte. Il concetto di morte naturale, come quello di immortalità, è filosofico: è l'altra faccia di quella conce­zione che vede la vita come una finitezza segnata fin dal­la nascita. Se si preferisce, è l'altra faccia della teoria del peccato originale. La teoria della Colpa ha mille facce...

Le conquiste vitali degli oppressi, capacità di vivere del non-rappresentato, hanno determinato una risposta da parte di una cultura fondata sul dominio: il decreto di vecchiaia che affretta la morte dell'uomo-in-più. Il ci­mitero sociale anticipa quello vero e proprio, affretta il suo arrivo, si estende sempre più a nuove figure, oltre i vecchi. (…)


http://www.vitadiocesanapinerolese.it/senza-categoria/la-terza-eta-sui-banchi-di-scuola-tanti-iscritti-ma-poco-spazio